Basta contratti: Brunetta eroga aumenti da solo
di Antonio Sciotto
su Il Manifesto del 24/09/2008
Podda (Cgil): «Autunno caldissimo»
Le provocazioni del ministro Brunetta non sono finite, anzi sembrano appena all'inizio: l'ultima novità è la proposta di cancellare, de facto , la contrattazione collettiva per l'erogazione degli aumenti salariali. Una misura che - appena approvata - varrebbe per gli statali, ma che rappresenterebbe anche un precedente pericoloso per tutto il mondo del lavoro. L'innovazione è contenuta nel disegno di legge Finanziaria approvato ieri dal governo (e sul quale peraltro Berlusconi ha già annunciato di voler mettere la fiducia): prevede la possibilità per il ministro della Pubblica amministrazione di erogare «unilateralmente» un anticipo degli aumenti contrattuali. «Dalla data di entrata in vigore della legge Finanziaria - è scritto - le somme stanziate possono essere erogate anche mediante atti unilaterali con conguaglio all'atto della stipulazione dei contratti. L'importo da erogare non potrà andare oltre il 90% dell'inflazione programmata applicato alla voce stipendio». La risposta del sindacato non si è fatta attendere, e preannuncia un inasprimento delle lotte già programmate per l'autunno: «A questo punto si è distrutto il modello per cui gli aumenti si fanno in base a un indice stabilito centralmente, uguale per tutti - dice Carlo Podda, segretario generale della Funzione pubblica Cgil - Brunetta ha deciso il "libera tutti" e certo noi non ci mettiamo a trattare con lui per uno 0,2% dopo che avrà già erogato unilateralmente in base all'inflazione programmata». Il pallino delle trattative, secondo la nuova legge voluta dal ministro, finirebbe in mano al governo: la norma prevede infatti che «le trattative decorrono dalla data di presentazione del disegno di legge della Finanziaria», e dunque teoricamente si potrebbe già trattare, ma è ovvio che sul sindacato penderebbe sin dall'inizio la spada di Damocle del possibile aumento unilaterale. La pratica degli aumenti unilaterali ha dei precedenti nel mondo dell'impresa: basta ricordare recenti iniziative di Marchionne o Della Valle. «Ma qui si darebbe la stura a un annullamento totale della contrattazione: siamo a destra della Confindustria - dice Podda - E il modello del 23 luglio è disfatto. Come pubblico impiego, andiamo più indietro degli anni Ottanta: allora gli aumenti si decidevano non per contratto, ma per decreto, effettuando prima una consultazione del sindacato. Ma ora ci vorrebbero consultare dopo, e solo per un eventuale conguaglio». L'attacco si svolge anche sul piano dei precari e su un assoluto «inedito»: gli esuberi in massa di impiegati pubblici. «Nella sanità sono dichiarate in esubero almeno 8 mila persone - denuncia Podda - E sempre in Campania, c'è un esubero di 4 mila addetti dell'igiene ambientale». Quanto ai precari, nel 2009 rischiano il posto almeno 57 mila lavoratori: effetto di un emendamento alla Finanziaria in discussione, che annullerebbe la norma di stabilizzazione voluta dall'ex ministro Nicolais; e in più c'è il decreto 112, quello che prevede l'impossibilità di nuovi contratti dopo 3 anni a termine. Così, il 29 settembre Cgil, Cisl e Uil animeranno la protesta «100 città»: assemblee generali davanti ai municipi per chiedere ai sindaci di non sostenere la campagna antipubblici del governo. E il 17 ottobre, l'assemblea dei 5 mila delegati: «In quell'occasione decideremo un calendario intenso di lotte - conclude Podda - Prevedo un autunno caldo».
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