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Francia-Vaticano ambasciatore cercasi
Repubblica — 28 settembre 2008 pagina 15 sezione: POLITICA ESTERA
CITTà DEL VATICANO - Non c' è spazio per farfalloni amorosi nel Cortile di San Damaso dove le limousine nere depositano gli ambasciatori presso la Santa Sede. Soltanto feluche monogame sono ammesse nello lo storico ascensore, che li porterà all' udienza dal Papa. Ne sta facendo spese la Francia, «figlia primogenita della Chiesa» secondo l' antica formula, che da dieci mesi non riesce ad avere il gradimento per i propri candidati all' ambasciata presso il Vaticano. I monsignori tacciono impenetrabili, al Quai d' Orsay si tormentano sfogliando le schede personali dei possibili ambasciatori ed entrambe le parti sperano che il lungo, imbarazzante intervallo finisca presto. La storia comincia con un decesso. Muore il 19 dicembre 2007 - alla vigilia dell' arrivo in Vaticano del neo-presidente Nicolas Sarkozy - l' ambasciatore di Francia Bernard Kesseddjan, un diplomatico amabile e benvoluto. Brutto segno. Sarkozy con il suo discorso in San Giovanni in Laterano (di cui è unico canonico onorario, erede dei re di Francia) ha appena lanciato l' idea di una «laicità positiva» e pensa subito ad un nome di prestigio. Lo storico Max Gallo. Ha un passato di sinistra ma un rapporto di stima con il nuovo inquilino dell' Eliseo. Gallo andrebbe bene al Vaticano, ma l' anziano scrittore declina elegantemente l' offerta. Non se la sente di cambiare vita. Da quel momento inizia per i responsabili della diplomazia francese il gioco della margherita. Quello è divorziato e cade un petalo. Quello è protestante, non se ne parla. Quello è gay, no per l' amor di Dio. Uno stallo completo. Non passa un candidato protestante, divorziato e risposato. Porte chiuse per un ambasciatore felicemente omosessuale al punto da aver aggiunto al proprio cognome anche quello del convivente. L' amor che muove il cielo e le altre stelle nulla può contro il muro di gomma vaticano. Sorrisi, frasi garbate, ma il placet dei sacri palazzi non si ottiene. Anche con un pizzico di ingiustizia, perché non sempre i personaggi che hanno un ruolo nella Curia vaticana sono esenti da umane debolezze. Ma insomma, i no della Santa Sede sono soavi ma inflessibili. Il primo possibile candidato ambasciatore d' Israele in Vaticano fu bocciato per motivi opposti. Troppo religioso! Era il rabbino Rosen, artefice per di più dei negoziati che portarono all' allacciamento dei rapporti tra lo Stato israeliano e la Santa Sede. In Vaticano volevano invece un diplomatico di carriere e non un teologo. E così fu. A Parigi sperano che adesso, dopo il successo del viaggio Oltralpe di Benedetto XVI e la sua dichiarazione d' amore per la Francia, il nodo possa essere sciolto. In pista, per non sbagliare c' è Stephane Chmelewsky (nome di origine polacca, che dovrebbe portare bene), un diplomatico che ha organizzato il viaggio francese del pontefice. Ultima carta, Marc Odendall. La soffiata è del sito di Figaro Magazine. Odendall è un uomo d' affari, amministratore di istituzioni umanitarie, ben introdotto in Vaticano. Business is business. E, per gli amanti del latino, la pecunia a differenza della vita privata «non olet». - MARCO POLITI




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