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    Predefinito Omaggio al Calibano, Piergiorgio Welby

    In omaggio a Piergiorgio, voglio raccogliere qui su POL gli editoriali del Calibano (Piergiorgio Welby) affinché tutti possano leggerli.

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  2. #2
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    Lucy, Ambrogio e le imprese impossibili


    22 luglio 2004
    di Il Calibano

    Povero di apparato sensoriale, privo d’armi, nudo, embrionale in tutto il suo habitus, malsicuro nei suoi istinti, l’uomo è l’essere che dipende esistenzialmente dall’azione. (A. Gehlen, L’uomo nell’era della tecnica).

    La scimmia nuda camminava in posizione eretta e il suo sguardo seguiva la linea monotona dell’orizzonte. Di tanto in tanto, annusava gli odori portati dal vento e tornava a disegnare il confine tra terra e cielo. La montagna era sempre stata, come tutte le montagne, al suo posto, ma la scimmia nuda si accorse improvvisamente della sua esistenza. Era nervosa, un impulso irresistibile la spinse a muoversi; non era fame né sete, era curiosità. Scalò la montagna e, una volta arrivata in vetta, guardò la valle dove era nata e si accorse che esistevano altre valli e altre montagne. Il disco argentato della luna era sempre stato lì, ma un giorno il figlio della scimmia nuda decise che l’avrebbe conquistata, non per fame, non per sete, solo per curiosità: il 20 luglio 1969 calpestò la polvere lunare e guardò il pianeta dove era nato. Questa è la corsa dell’uomo, una corsa che non avrà mai fine perché, come scrive J. P. Sartre in “L’essere e il nulla” -Corriamo verso di noi, e per questo siamo l’essere che non può mai raggiungersi. Siamo nati per correre, per mettere alla prova le nostre capacità, per superare i limiti; non è hybris, non è una pulsione autodistruttiva, è la nostra ragione di vita. Anche quando la sorte ci condanna a vivere, come Prometeo, incatenati alla rupe del handicap non possiamo impedirci di continuare a sognare di scalare montagne, attraversare oceani, affrontare deserti infuocati o lande ghiacciate o di superare gli ostacoli, banali per i normodotati, che le inabilità creano. Ambrogio Fogar, in una intervista pubblicata dal Corriere della Sera parla di come stia vivendo la sua impresa più ardua, quella che lo vede affrontare la tetraplegia che lo ha colpito nel settembre del ’92, quando la sua jeep si ribaltò sulla pista del raid Parigi- Mosca-Pechino, nel deserto del Turkmenistan. -«È la forza della vita che ti insegna a non mollare mai, anche quando sei sul punto di dire basta - spiega -. Ci sono cose che si scelgono e altre che si subiscono. Nell’oceano ero io a scegliere, e la solitudine diventava una compagnia. In questo letto sono costretto a subire, ma ho imparato a gestire le emozioni e non mi faccio più schiacciare dai ricordi. Non mi arrendo, non voglio perdere...». È vero, ci sono cose che si subiscono e proprio quando queste -cose- ci vengono inflitte, non dalla sorte, ma dalla insensibilità o dal disinteresse della –politica-…allora è il momento di non arrendersi. L’intervistatore, Giangiacomo Schiavi, spiega che, quando Fogar legge, non volta mai pagina da solo. Questo è il problema di migliaia di handicappati gravi che non possono utilizzare il cartaceo e non hanno nessuno che possa trascorrere la giornata a voltar pagine, il libro è per loro un oggetto inutile, ostile. I muscoli lesi o i tendini contratti precludono la lettura, le sottolineature, gli appunti. Un dramma senza vie di uscita? No! Basterebbe che le case editrici offrissero, oltre al supporto cartaceo, il supporto digitale: il floppy. La magia del computer rende abili gli inabili…tutto risolto? No! Il copyright impedisce agli handicappati gravi di poter scegliere tra la totalità delle novità letterarie. Ci troviamo di fronte ad un ostacolo insormontabile o è solo una delle tante montagne sulla strada della conoscenza? La legge inglese, che consente alle scuole, alle biblioteche e alle organizzazioni no-profit del Regno Unito di fornire versioni accessibili di materiali stampati alle persone affette da disabilità visive senza dover richiedere il permesso ai detentori dei diritti d'autore, dimostra che l’ostacolo è superabile. L’importante, come dichiara Barbara Stratton, consulente per il copyright presso l'Istituto di Certificazione dei Professionisti dell'Informazione e delle Biblioteche (Chartered Institute of Library and Information Professionals, CILIP) è che : "nessuno dovrà ricavare un profitto dalla creazione di una copia accessibile, ma sarà possibile chiedere un contributo all'utente". Questa è una impresa-impossibile il cui fine è quello, non marginale, di migliorare la qualità della vita dei disabili gravi, ma non ci può essere vita né voglia di vivere senza una speranza, anche minima, che la scienza, moderno Eracle, prima ci liberi dal tormento dell'aquila, poi anche dalla pena dei lacci. Oggi la speranza, come ribadito dal Nobel Dulbecco, è rappresentata dalla ricerca sulle cellule staminali embrionali, una ricerca che la legge sulla procreazione medicalmente assistita rende impossibile. Ecco due imprese-impossibili che potrebbero vedere in prima linea un uomo che girava il mondo in barca a vela e voleva raggiungere il Polo Nord con il cane Armaduk, che è sopravvissuto, per settantaquattro giorni, al naufragio del «Surprise» in cui perse la vita Mauro Mancini. Caro Ambrogio, perdonami la formula amicale, ecco una sfida che non puoi rifiutare: batterti per ridare il piacere della lettura a chi oggi ne è privato e dare/darti una speranza liberando la ricerca scientifica.

    Il Calibano

  3. #3
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    Saran belli gli occhi neri, saran belli gli occhi blu, ma...


    28 luglio 2004
    di Il Calibano

    -Il 12 gennaio 1967 a Los Angeles, California, il primo "paziente" veniva trattato con speciali agenti protettivi e congelato immediatamente dopo la morte, nella speranza che future tecnologie ne permettessero il ritorno in vita ed il ringiovanimento. Tale procedura è la crionica (a volte chiamata ibernazione, ibernazione umana, criopreservazione, biostasi o sospensione crionica). Essa mette in discussione il concetto tradizionale di morte e i limiti "naturali" della vita. Le prospettive su cui si basa (insieme affascinanti ed inquietanti) aprono orizzonti un tempo riservati solo agli dei.-

    Illo tempore questa notizia ebbe vasta e ingiustificata risonanza. Vasta perché, pompata strumentalmente dai media, sembrò liberare l’umanità dalla irreversibilità della morte e offrire un limbo dove i deceduti per patologie incurabili potessero essere parcheggiati in attesa che la scienza scoprisse una terapia risolutrice. Ingiustificata perché essere –resuscitati- dopo cento o mille anni passati in una cella frigorifera, come uno yogurt scaduto, ed aggirarsi come zombie in un mondo incomprensibile tra persone sconosciute è, più che una aspirazione dell’umanità, una perversione di qualche egotista psicotico. I custodi dell’ETICA levarono alti lai, la gente comune, dimostrando maggior realismo, si disinteressò del progetto e, ben sapendo che la vita è un gioco da prendere seriamente, lo fece cadere nel dimenticatoio a far compagnia agli occhiali a raggi X e alla macchina per tagliare il burro.

    Un certo Robert Graham, negli anni ’80, aprì a Escondido, California, il Repository for germinal choice: detta la banca dello sperma dei Nobel perché il seme conservato era quello dei "Premi Nobel" e degli atleti olimpici. I soliti custodi dell’ETICA si stracciarono le vesti e chi li aveva si strappò i capelli. Fu un altro flop. Dopo una iniziale euforia che spinse le madri più insicure e frustrate a sacrificarsi per assicurare al pargoletto un futuro da Einstein, anche questa opportunità fu lasciata cadere nel termovalorizzatore delle stupidaggini. Le solite malelingue attribuiscono il fallimento della banca dello sperma dei Nobel, al timore delle aspiranti mamme di essere fecondate con il seme di Dario Fo.

    Il 21 luglio, in Gran Bretagna, è arrivata la decisione dell'HFEA (l'autorità per l'embriologia e la fecondazione umana) in merito alla normativa che regolamenta lo screening genetico degli embrioni: sarà possibile fare nascere un bambino selezionando gli embrioni in maniera tale che sia compatibile con il fratellino malato per potergli donare le sue cellule staminali. La prima coppia a beneficiare della decisione sono Joe e Julie Fletcher, dell'Irlanda del Nord, il cui bimbo -Joshua- soffre di una rara forma di anemia (Diamond-Blackfan). Naturalmente le autorità si riservano il diritto di valutare, di volta in volta, se permettere o meno questo tipo di intervento. Il dottor Simon Fischel, esperto di fertilità del centro Care in the Park di Nottingham, ha dichiarato: "sempre che non ci sia pericolo per il neonato, è eticamente ingiustificabile non permettere che si realizzi un trattamento di questo tipo". Oh! finalmente una buona notizia e non uno dei soliti –serpenti di mare- utili solo a riempire la prima pagina dei quotidiani! Salvare un neonato condannato da una natura, molto più leopardiana che rousseauniana, ad una vita breve e tribolata e farlo grazie alla nascita di un fratellino sembra un episodio tratto dal libro Cuore o una parabola evangelica. Tutti felici & contenti? Vabbè, vi piacerebbe, ma dimenticate i cerberi dell’Etica: Il professor Jack Scarisbrick, presidente dell'associazione Life, e vari gruppi di antiaboristi hanno tuonato: "è sbagliato creare un bambino come mezzo per realizzare un determinato fine", "per quanto giusto e nobile quel fine possa essere è la violazione di un principio etico". Altri hanno profetizzano un futuro prossimo in cui secondo lo stesso principio sarà possibile "creare bambini biondi con gli occhi azzurri".

    Lungi da me qualsiasi fumus di vis censoria nei riguardi delle opinioni altrui, ma credo sia lecito far notare agli inflessibili cerberi dell’ETICA che accede a queste pratiche solo chi –liberamente- lo decida. Chi le ritiene contrarie ai suoi principi etici o religiosi ha il diritto-dovere di astenersene. Ma il rospo che, nonostante la buona volontà e gli sforzi ripetuti, non riesco a mandar giù è lo spauracchio di un umanità che si strugge dal desiderio di mettere al mondo figli con occhi azzurri e capelli biondi, una umanità imbecillotta e vanesia il cui unico sogno è quello di allevare cloni di Wotan. Questa tesi è diventata la bandiera di tutti quelli che, contrari alla abrogazione della legge sulla procreazione medicalmente assistita, si ostinano a non voler prendere atto che le possibilità offerte dalla diagnosi preimpianto potranno eliminare il rischio di trasmissione di malattie gravi come corea di Huntington, distrofia di Duchenne, anemia falciforme, o quelle legate a una mutazione genetica del cromosoma X, come l'agammaglobulinemia e l'emofilia A. Oltretutto insistere con questa ossessione nel vedere negli occhi azzurri una sorta di –OGM- nasconde il rischio di un razzismo strisciante verso tutti quei bambini che gli occhi blu li hanno avuti da madre natura e che rischiano di venir discriminati per questa banale caratteristica. Bando agli scherzi! Dice un adagio che la mamma dei cretini è sempre incinta, e i figli di tale madre che non desiderino altro che di mettere al mondo neonati biondocriniti e occhiglauchi, non debbono di certo aspettare l’abrogazione della legge sulla procreazione medicalmente assistita. Basta andare sul sito www.genochoice.com. e illudersi di costruirsi un bebè secondo le proprie fantasie. Dico illudersi perché Lee Silver, genetista alla Princeton university, mette in guardia: "Selezionare embrioni in base a statura o altro? Le tecniche diventeranno sempre più sofisticate, ma andare a pescare i geni per il colore di occhi, di capelli, di pelle, l'altezza e perfino la longevità, è complicato. Solo nella forma del naso sono coinvolti centinaia di geni. Non ce n'è uno solo per il colore degli occhi. E' semplicistico pensarlo". Anche questa –novità- finirà nel termovalorizzatore delle stupidaggini. Quello che resta è il legittimo desiderio di ogni genitore di evitare ai propri figli patologie…evitabili.

    Jürgen Habermas nel suo libro “Il futuro della natura umana. I rischi di una genetica liberale, Einaudi, Torino, 2002”, sostiene che un essere umano per conto del quale è stata presa da altri una decisione irreversibile proverà “per tutta la vita un senso di cecità e dipendenza nei confronti del suo manipolatore ed oscillerà fra fatalismo e risentimento”. La scelta più irreversibile che sia stata presa nei nostri confronti è stata quella di metterci al mondo senza interpellarci, ma è molto meglio contestare i responsabili di questa scelta avendo gambe, braccia, testa e tutto il resto funzionanti a dovere che doverlo fare, costretti da una malattia ereditaria, in un letto d’ospedale e intralciati da tubi e cateteri… o no?

    Il Calibano

  4. #4
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    Sogni, segni, soldi


    30 luglio 2004
    di Il Calibano

    Stolto chi nel castel fatato, scosse / dal sonno antico col predetto bacio / e principessa e cavalieri e fanti. (V. Imbriani, Merope IV).

    I sogni e i segni erano importanti, decidevano guerre, persecuzioni, stragi, destini di uomini e città. Ma i sogni e i segni sono sibillini, enigmatici, equivoci, oscuri, fuorvianti, depistanti, illusori come le parole della Pizia a Delfi, come la domanda della Sfinge, come gli exit-poll o i consigli degli agenti di borsa. Nella Roma antica la divinazione era un servizio pubblico offerto, nonostante le proteste dei paleoleghisti, dallo Stato. Gli indovini appartenevano a collegi sacerdotali, il senato controllava i Libri sibillini e le pratiche degli aruspici. In Grecia, l'arte divinatoria era molto simile all’attuale carriera politica: passava di padre in figlio, per questo motivo la leggenda li raggruppò in famiglie, i Melampodidi (Melampo, Anfiarao, Anfiloco), dei Bacidi, dei Giamidi, dei discendenti di Tiresia (Manto, Mopso), o in gruppi legati a un ciclo epico (Eleno, Cassandra, Calcante). Per divinare occorre trovare dei segni: chi cerca trova, e chi trova divina e profetizza. Si divinava un po’ su tutto, e i segni si cercavano nel volo degli uccelli e dal loro numero e canto, nelle viscere degli animali, negli astri, nell'acqua, nel fuoco, nel fumo, nel fulmine o particolari comportamenti di taluni animali. Il non plus ultra delle divinazioni era rappresentato dalla epatoscopia ovvero l’osservazione del fegato dei montoni, una pratica amatissima dagli indovini etruschi…un po’ meno dai montoni. L’evergreen erano la chiromanzia e le sorti, disposizione di pezzi di legno gettati a caso su una tavola contrassegnata. I Druidi usavano predire il futuro lanciando dei bastoncini di faggio (Buchstaben) con incise le rune, e Buchstaben è il nome dato alle odierne lettere dell’alfabeto. Sogni e segni, chiavi di lettura per interpretare un mondo incomprensibile, una realtà deludente, un futuro angosciante. L’angoscia del divenire, la fragilità e la precarietà dell’-essere- incardinati tra il cardo di un sogno e il decumano di un segno da cui trarre predizioni e suggerimenti per alleviare l’ansia. L’ansia, disse qualcuno, è come una sedia a dondolo: sei sempre in movimento, ma non avanzi di un passo. E se i nostri lontani antenati affidavano il loro incerto avanzare agli indovini, noi, illuministi irredenti allattati dalla balia del disincanto dubbioso e svezzati dal razionalismo scettico, procediamo sicuri affidando il nostro incedere a carburanti come gli ansiolitici e ad additivi come gli antidepressivi. Sogni e segni, segni e sogni. Per sognare bisogna dormire: -O sonno, dolce sonno, / tenera nutrice di natura, come ti ho spaventato, / che più non vuoi appesantire le mie palpebre / e affondare i miei sensi nell'oblio?- (Shakespeare, Enrico IV, Parte seconda). È questa la nostra maledizione! Ma, non potendo invocare, come il re shakespeariano, il figlio della Notte e del Sonno, Morfeo, invochiamo i moderni surrogati del dio che –han seggio- non sull’Olimpo ma sugli scaffali delle farmacie. Déi disponibili in compresse, capsule, pasticche, gocce…idoli policromi che vegliano su di noi dall’altare del comodino: Reliberan, Seren Vita, Madar Notte, Aliseum, Ansiolin, Tranquirit, Felison, Valdorm, Valsera, Trepidan, Oniria, Quazium, Ansere. A ciascuno il suo dio, a ciascuno il suo sogno. Sogni e segni. Gli unici –segni- che ci sconvolgono sono quelli che una mano ignota traccia sulla carrozzeria della nostra auto nuova, gli altri e ben più inquietanti segni ci lasciano indifferenti. Crollano le Dolomiti? Le cavallette ci invadono? Le zanzare ci perseguitano? I piccioni ci imbrattano? I temporali imperversano o la siccità incombe? Ebbene, invece di rivolgerci a Calcante o Tiresia, invece di interpellare la Sibilla di Cuma o l’oracolo di Apollo, ascoltiamo i vaticini di geologi, zoologi, ornitologi, meteorologi. Ifigenia con noi non corre rischi…siamo civili!

    Civili? Sì, però solo q.b. Infatti…sembra che -Vanno dal mago almeno una volta l'anno 12 milioni di italiani: donne 60%, uomini 40%, laureati 30%, diplomati 40%, altri 30%. Il 22% degli italiani, oltre 10 milioni, crede, in tutto o in parte, nella magia, cartomanzia e spiritismo. Il 6,5% degli intervistati conosce persone che hanno risolto i problemi con la magia, con l’aiuto di maghi e cartomanti. Tra i quesiti più gettonati con successo ci sono quelli di cuore, salute e lavoro. Nessuno ammette di aver risolto quelli economici-. Chi, al contrario, i problemi economici li ha risolti sono i maghi, ciarlatani, guaritori che creano una dipendenza pari a quella dal gioco d'azzardo, e si intreccia spesso con l'usura. Lo denuncia Telefono Antiplagio. I raggiri sono sempre di più nell'ambito della salute, anche se soldi e problemi d'amore mantengono un'attrattiva elevata. Il truffato medio è donna, 47 anni, di cultura medio bassa, in gravi difficoltà familiari e psicologiche. Telefono antiplagio ha ricevuto 1000 segnalazioni di truffe nel 2003 e segnala 22 mila operatori dell'occulto in Italia. Lo scrittore W. S. Maugham, nel suo libro “Il Mago”, paragona la vita al gioco della roulette in cui gli occultisti puntano sempre sullo zero, mentre le persone –normali- puntano sul rosso o il nero, di conseguenza le previsioni dell’occultista si avverano di rado, ma quando si avverano fanno strabiliare. In realtà, restando nella metafora del gioco, gli occultisti tengono il banco e a perdere sono sempre i giocatori. I giocatori si ostinano a perdere perché le risposte della scienza sono algide, impersonali e umanamente parziali, incomplete, fallibili. Paghiamo per sapere se saremo amati, se saremo felici, se saremo ricchi, se saremo famosi, se se se…vogliamo conoscere il futuro perchè il presente ci sta stretto, come un paio di scarpe nuove, e la teleonomia ci proietta in avanti. Dovremmo, per dirla con Kafka, lasciar dormire il futuro come merita perché, se si sveglia prima del tempo, si ottiene un presente assonnato.


    Il Calibano

  5. #5
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    Il fitness di Onan


    4 agosto 2004
    di Il Calibano

    Se è vero che gli occhi sono lo specchio dell’anima, è altrettanto vero che Internet è lo specchio dei nostri desideri. Sessantamilionisettecentomila pagine web sono disponibili per dirci come e dove dimagrire e duecentodiciannovemilioni pagine web sono disponibili per dirci come e dove fare sesso. A quanto pare, al top della scala dei nostri desideri sesso e aspetto fisico occupano le posizioni di alta classifica. Il sesso è, come Schumacher, inarrivabile, la linea, come Barrichello, non molla. Se fossimo tutti delle Cleopatra sinuose e seducenti e dei Casanova aitanti e infaticabili avremmo risolto, forse, la metà dei nostri guai; saremmo più sereni, più comprensivi, meno nervosi e irritabili, i rapporti interpersonali migliorerebbero, la conflittualità condominiale, causa di ulcere, gastriti, dispepsie, tachicardie e coliti spastiche, sparirebbe e, conseguentemente, il deficit della Sanità si ridurrebbe. Insomma, risolti i problemi di sesso e linea, si schiuderebbero per l’Occidente

    le porte d’accesso ad una mitica Età dell’Oro. Dimagrire, come tristemente sa chi ci ha provato, non è né facile né indolore, una fatica di Sisifo dove il macigno della pancia, spinto verso la vetta della dieta, finisce sempre per franarci addosso e travolgerci. Si può, o si potrebbe, dimagrire sgambettando alla cyclette come un criceto nella ruota, o saltellando come un canguro dopato, o indossando mutande di gomma e correndo come Dustin Hoffman nel Laureato, o mangiando minestrone per un mese, carote per due, patate per tre, lattuga per quattro, banane per cinque, sottoporsi a scosse elettriche, saune, massaggi e alla fine di queste torture scoprire che la sola cosa che desideriamo dalla vita non è una love story con Banderas o la Campbell, ma una Sacher Torte ricoperta di panna. Siamo vittime di una nemesi divina o del contrappasso dantesco? È impossibile coniugare una dieta ferrea con i piaceri del sesso? Sembrerebbe di sì! Ma senza illusioni, l'umanità morirebbe di disperazione e, qualche rara volta, le illusioni diventano realtà. La lieta novella per tutti gli obesi di buona volontà, viene dal paese del Sol Levante. I Giapponesi, dopo aver trascorso i decenni passati a miniaturizzare radio, stereo, videocamere, registratori e tutte le altre invadenti e insostituibili protesi elettroniche che con i loro libretti per le istruzioni in Giapponese, Cinese e Coreano rendono le nostre giornate meno grigie e monotone, hanno scoperto che è possibile miniaturizzare le pance praticando un sano e gratificante autoerotismo. -Un medico giapponese, Hideo Yamanaka, direttore della Toranomon-Hibiya Clinic, propone un nuovo e piacevole metodo per perdere qualche chilo di troppo: la masturbazione, limitandosi però a parlare di quella maschile.
    Yamanaka arriva a definire il suo “metodo” la “dieta della masturbazione”. La tesi proposta dal medico giapponese è che l'eiaculazione attiva il metabolismo di base dei muscoli e ci consente di bruciare calorie, riducendo il grasso sottocutaneo. Se è vero che la masturbazione può essere praticata più frequentemente, non necessitando di una partner, è anche vero che il medico giapponese precisa che non è sufficiente una ordinaria “pratica solitaria”, ma bisogna mettersi un po' più d'impegno per ottenere dei benefici in termini di chili persi: in media occorre che una persona, di giovane età, si dedichi alla masturbazione per almeno 100 volte al mese, una media di ben 3 volte al giorno per godere dell'effetto dimagrante. Non basta: oltre a mantenere questa media invidiabile, non bisogna essere superficiali nel portare a termine questa particolare forma di fitness, definita dal medico con il termine giapponese "Onani-bics", che deriva dalla figura mitica di Onan, che fu distrutta per rovesciare il suo seme sulla terra. Yamanaka precisa, infatti, che la masturbazione deve durare almeno 15 minuti, per raggiungere il giusto livello di sforzo aerobico, in modo da poter sfruttare a pieno i benefici dell'esercizio-. Se questa entusiasmante scoperta fosse stata fatta nel 1800 non sarebbe stata divulgata perché i medici del tempo, con molta ipocrisia e poca onestà intellettuale, attribuivano alla pratica della masturbazione le più svariate patologie quali: cachessia, tabe dorsale, cecità, demenza, impotenza e, per salvaguardare la salute degli adolescenti, non esitavano a ricorrere al –cerchiaggio- del prepuzio o a delle scatoline, munite di sonagli o di punte acuminate, in cui racchiudevano il pene e ,in epoca vittoriana, ad alcune fanciulle fu perfino cauterizzato il clitoride. Fortunatamente la scienza, non essendo un dogma, può sempre fare una palinodia senza perdere la faccia, come dimostra il recente ripensamento di Hawking sulla teoria dei –buchi neri-, da lui stesso elaborata nel 1975, e questo errore non gli è costato il prezzo di una vergognosa abiura o il rogo, ma soltanto il prezzo di un'enciclopedia sul baseball che aveva scommesso con John Preskill, un fisico del Californian Institute of Technology che non la pensava come lui. Oggi nessun medico oserebbe demonizzare la masturbazione anzi, sono concordi nel considerarla una maniera gioiosa di prendere coscienza del proprio corpo. Si rivelerà efficace la terapia snellente consigliata dal dottor Hideo Yamanaka? Nel caso che, alla prova dei fatti, questa autarchica ginnastica erotica dimostrasse i suoi benefici effetti si aprirebbero scenari insospettati. Il ministro Sirchia, nel suo -Quarto rapporto sull'obesità in Italia- denuncia che 20 milioni di italiani hanno problemi di peso e gli effetti collaterali di questa obesità gravano sull’erario pubblico per 23 miliardi di euro. In un futuro, chissà quanto remoto, vedremo le spiagge e le palestre di Rimini, Riccione, Cattolica ospitare i seguaci del metodo Yamanaka che, seguiti da solerti istruttori, mentre riducono la massa grassa migliorano le performance sessuali. Siete affascinati da questa dionisiaca prospettiva ma avete degli scrupoli? Temete di diventare i prossimi destinatari di una gnomica lettera di Joseph Cardinal Ratzinger? Beh, non angustiatevi e ricordate ciò che consiglia Heywood Allen Stewart Konisberg, al secolo Woody Allen: non condannate la masturbazione. È fare del sesso con qualcuno che stimate veramente!

    Il Calibano



  6. #6
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    Serpenti di mare


    9 agosto 2004
    di Il Calibano

    -Astenia, apatia, irritabilità. Ma anche vertigini e 'testa vuota' dovute all'abbassamento della pressione del sangue legato al caldo. Sono alcuni effetti dello 'sbalzo di temperatura' che si verificano soprattutto quando c'è aumento brusco del calore. Queste variazioni, frequenti soprattutto quest'estate, comportano una fase di acclimatazione che in alcune persone può essere lunga- . Fa caldo! Un caldo boia! Il termometro sale, la pressione arteriosa scende, i piedi si gonfiano e il cervello si sgonfia, il sangue trova molto più riposante la discesa alla salita, forse proprio per questo le allucinazioni e gli sproloqui sono direttamente proporzionali all’altezza raggiunta dalla colonnina di mercurio. I dentisti, invece di consigliarci un ottimo dentifricio e uno spazzolino col certificato di garanzia, ci consigliano di fare il tiro al piccione con gli extracomunitari che, come Enea, approdano sui nostri lidi. Grazie al cielo c’è Emma Bonino che, intervistata dalla Stampa, dimostra di avere il cuore al caldo e la testa al fresco: il problema dell’immigrazione non si risolve con il metodo Beccaris. La sindrome della "testa al forno" non miete vittime solo tra i dentisti…anche segretari di partito, ministri e deputati pagano un alto tributo alla canicola imperante. Antonio Gentile (FI) propone, dopo il primo aborto, l'introduzione di un ticket del 50% per le fasce sociali abbienti e per chi è recidivante. L’audace e draconiana proposta colta al volo dall’ineffabile Girolamo Sirchia, ministro della Sanità Creativa: "Il ministro della Salute Girolamo Sirchia ha giudicato positivamente la proposta del senatore Gentile sull'introduzione di un ticket sull'interruzione di gravidanza per frenare il ricorso all'aborto." Gli Italiani non plaudono alla estemporanea iniziativa e temono che in un futuro molto prossimo sarà introdotto un supertiket per la seconda frattura degli sciatori, per la seconda bronchite dei fumatori, per la seconda caduta da cavallo dei fantini, per la seconda diarrea dei viaggiatori, insomma il motto degli ospedali e pronto soccorso non sarà più –qui si sana- ma –alla prima ti perdono, la seconda ti bastono-. Qualcuno, questa notizia sembra che non abbia né padri, né madri…sarà stata clonata in qualche redazione senza aria condizionata, vorrebbe rinchiudere tutti i fumatori di cannabis, occasionali o meno, a San Patrignano. Visto il numero dei fumatori si farebbe prima a cambiare il nome Italia in quello di San Patritalia.
    Che fatica tenere la rotta tra un’alta pressione e un’isobara impazzita, tra un caffè freddo e un pieno di benzina che ti prosciugano il conto in banca. Ne sa qualcosa l’evanescente Fassino colpito da disordini bipolari a causa del referendum sulla procreazione medicalmente assistita. Il suo sguardo, più pollino del solito, sembra voler dire: vorrei ma non posso! E le sue gambe, rutellianamente eterodirette… lo conducono ad un colloquio riparatore (non ancora smentito) con un alto prelato: Fassino va a Canossa senza passare per Anagni…forse per risparmiare la benzina...con quello che costa! Fa caldo, il portolano langue sotto coperta, un refolo di vento ci scompiglia i capelli superstiti e…il naufragar m’è dolce in questo mare. Ecco che un serpentone di mare fa capolino all’orizzonte. È il Foglio di Ferrara a fare l’avvistamento: i neri e i grassi, ai check-in degli aeroporti, devono essere perquisiti accuratamente! E allora, si domandano il ragionier Rossi e la casalinga di Voghera, ai neri grassi bisognerà fare il terzo grado? Speriamo che a Carlo Casini non gli salti in mente di fare il test del DNA a tutti i bambini biondi con gli occhi azzurri. Fa caldo! Il deodorante è alle corde e il body odor già pregusta la vittoria , il climatizzatore arranca come il PIL, ed anche la mia testa si sta svuotando come le tasche dei vacanzieri. Ah, dimenticavo… è strano, quando si attenta alle libertà economiche o si gettano al vento i soldi pubblici, gli Zuavi sparano a palle incatenate...quando si attenta alle libertà individuali: comportamenti, scelte di vita, peccati che leggi proibizioniste e confessionali trasformano in reati...gli Zuavi non sparano: o non hanno le catene o hanno finito ...le palle.

  7. #7
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    Lucilla, Ratzinger e le porte chiuse


    12 agosto 2004
    di Il Calibano

    La vista di un saio francescano ha sulla mia memoria il medesimo effetto della madeleinette intinta nel tè per Marcel Proust.
    Lucilla era una bambina bionda con gli occhi azzurri, nipote di quei Veneti fatti emigrare dal fascismo nell’Agro Pontino, e dai nonni aveva ereditato quella volontà cieca e ostinata grazie alla quale avevano strappato alla palude la terra su cui vivevano. Lucilla, con lo stesso impegno, strappava all’apatia bovina delle consuetudini spazi di libertà. Era la sola femmina del nostro mucchio selvaggio di undicenni, l’avevamo accettata perché sputava meglio di molti maschi, sapeva tirare i sassi sottomano, fischiare con l’indice e il pollice tra le labbra, catturare le lucertole con lo stelo delle graminacee. Lottava come uno di noi e non diceva, quasi mai, mi arrendo, giocava in porta e, senza piagnucolare, fasciava le sbucciature alle ginocchia con il fazzoletto. Quando ci sfidavamo a -chi piscia più lontano- lei faceva l’arbitro. Non si adattava, supinamente, ai nostri giochi ma ci insegnò giochi che senza di lei avremmo evitato perché –da femminucce- come la campana, la corda, palla prigioniera, i quattro cantoni. Grande successo ebbe la sua idea di fare delle collane con le cetonie iridescenti che sorprendevamo sui fiori del sambuco.
    La nostra Via Pal era una lunga strada in salita che terminava davanti alla chiesa del convento dei Cappuccini, e i frati avevano le chiavi del paradiso. Il paradiso aveva le dimensioni di un campo di calcio regolamentare e l’unico modo per entrarci era quello di presentare il biglietto che Fratel Daniele consegnava al termine della messa domenicale. Il lunedì pomeriggio aspettavamo che si aprisse il portone che dava sul cortile davanti alle cucine, e dopo aver evitato il cane alla catena e scippato un frutto di stagione dalle ceste accatastate all’ombra del pergolato, entravamo negli spogliatoi e ne uscivamo, come gladiatori pronti a duellare usque ad effusionem sanguinis. Di sanguis se ne versava parecchio perché il fondo del campo era in ruvida pozzolana battuta, ma le ferite del corpo sono poca cosa se paragonate alle ferite dell’anima e ogni nostra partita era, per Lucilla, una ferita inferta al suo amor proprio, alla sua personalità. Lucilla non poteva entrare nel paradiso calcistico custodito dai frati perché era una –femmina – e alle femmine, donne o bambine non faceva differenza, era proibito l’accesso all’interno del convento. Lei, come al solito, non si arrendeva e tutti i lunedì ci accompagnava, aspettava, insieme a noi, che il portone si aprisse e, quando si richiudeva alle nostre spalle, lo aggrediva a calci e pugni come se volesse abbatterlo.
    Adesso che, per dirla con Buñuel, sono solo in attesa dell'amnesia finale, l'unica che può cancellare una vita intera, i miei ricordi hanno la limpidezza e la fragilità del cristallo. Ricordo il giorno che partii per trasferirmi. Lucilla venne a salutarmi, le regalai il coltellino con l’impugnatura d’osso e le figurine dei giocatori, ero certo che a Roma non mi sarebbe servito né il coltellino né le figurine. Dal lunotto dell’auto la vidi agitare la mano, abbozzare una corsa, fermarsi con sul viso la stessa espressione di quando la lasciavamo davanti al portone. Un’ espressione che ritrovai, anni più tardi, sul volto del Discobolo di Mirone. Lucilla sparì dal mio orizzonte e con lei sparirono le acacie in fiore, i cespugli di sambuco, le more sui rovi polverosi, il profumo dell’erba appena falciata, le lucciole, le averle in amore, il canto dei merli e l’illusione di restare bambino. Non so cosa sia stato di lei, della sua vita, mi piace immaginarla occupata a dar calci alle porte e ai portoni che i primi anni sessanta sbattevano in faccia alle donne. Mi piace immaginarla tutta tesa a tirar calci al portone del matrimonio-galera dove l’ipocrisia dei politici pretendeva di tenere uniti quei coniugi che la vita aveva diviso. Mi piace immaginarla, il 1° dicembre 1970, mentre festeggia la legge Fortuna-Baslini che rendeva possibile, anche in Italia, il divorzio. Mi piace immaginare che, dopo aver letto i libri di De Marchi, abbia preso a calci la porta dell’aborto clandestino che rinchiudeva le donne, specie le più deboli, nella cucina di qualche mammana: un tavolo di marmo ed un ferro da calza e, se andava male, un letto d’ospedale ed un poliziotto dietro la porta e, se andava bene, il processo e la prigione. Mi piace immaginarla mentre festeggia l’entrata in vigore della legge 194 che, abrogando i cosiddetti delitti contro l'integrità e la sanità della stirpe previsti dal codice penale, liberalizzava, oltre all'aborto, anche la sterilizzazione di un uomo o di una donna consenzienti. Non credo che abbia smesso di tirare calci. Sono ancora tante, troppe, le porte chiuse o quelle che alcuni vorrebbero richiudere. Mi piace immaginarla mentre raccoglie le firme per abrogare la legge 40/2004 (procreazione medicalmente assistita) una legge che uccide le speranze di 10.000.000 di malati e di un numero sempre crescente di coppie sterili. Mi piace immaginarla occupata a scardinare il portone che impedisce l’accesso alla RU486, e quello che non lascia passare una capillare e laica campagna sugli anticoncezionali fin dalle scuole, e…basta, anche Lucilla ha diritto ad un meritato riposo. Mi piace immaginare che, mentre si concede un salutare pediluvio coi saltrati, scriva una lettera con questo incipit: -Caro Ratzinger e caro Sirchia, mi chiamo Lucilla, ho 58 anni, i calli e l’unghia dell’alluce incarnita perchè ho passato la vita a tirar calci alle porte che la stupidità o l’insensibilità altrui mi sbattevano in faccia, vorrei che mia nipote trovasse aperte tutte le porte e, se proprio non è possibile…che almeno non si richiudano quelle aperte da me! Inoltre colgo questa occasione per togliermi alcuni sassolini dalle scarpe…


  8. #8
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    Falbala ferragostano


    16 agosto 2004
    di Il Calibano

    "Anche se è onesto, non è mai bene portare cattive notizie" (William Shakespeare)
    Sul mare luccica / l’astro d’argento / placida è l’onda / prospero è il vento. Non è solo il vento ad essere –prospero-, anche il fondoschiena, che la nostra vicina di ombrellone ondeggia, con involontaria e sensuale leggiadria, sotto i nostri occhi di casti cenobiti, è altrettanto prospero e suggerisce arditi e spericolati voli pindarici: cabrate, impennate, cadute a vite, looping ed esaltanti scivolate d’ala. Purtroppo, anche il volatile più corsaro e manovriero indugia nel decollo e, all’azione dannunziana del memento audere semper, preferisce un corroborante riposo del guerriero. Il volo, più o meno pindarico, è sospeso ma non annullato. Si decollerà, si spera, col favore delle tenebre, rivitalizzati da una granita al limone, consumata in piedi, al costo di 2 euro e dalla brezza marina…ancora gratuita, forse per poco.
    Nell’attesa dell’agape dei sensi…si legge il giornale. Scriveva Willy Shakespeare (molto citato dagli opinionisti a corto di idee) -se tutto l'anno ci fosse vacanza, divertirsi sarebbe tedioso come lavorare. Ma dato che tutto l’anno si lavora per tre, i pochi e benedetti giorni di vacanza diventano più preziosi delle monete d’oro per Arpagone, e desidereremmo che niente e nessuno ci guastasse questo effimero piacere. Sotto l’ombrellone vorremmo leggere notizie leggere come un gossip e rassicuranti come una filastrocca, notizie del tipo: -Ottantenne turista milanese addenta il giovane ladro che voleva rubarle l’auto- oppure -L'attrazione fisica si basa su una formula numerica. E' quanto emerge da un calcolo, denominato 'Vhi', compiuto all'Università Politecnico di Honk-Kong. L'autore, Jintu Fan, ritiene che mentre gli occhi di un uomo osservano una donna, la sua mente ne calcola - in modo inconscio ma preciso - il volume corporeo-. o – Il primo ed unico 'gatto da fiuto' russo è stato ucciso: collaborava con le forze dell'ordine contro i contrabbandieri di caviale. Il gatto Ruskin, un randagio di Stavropol (Russia meridionale), era stato addestrato a collaborare con la polizia che combatte il commercio illegale, e spesso sanguinoso, di storione pescato di frodo nel mar Caspio. Questo vorremmo leggere, invece i giornalisti ci ammanniscono piatti e piattini avvelenati. Godono nel farci sapere che le bollette salgono, il rendimento dei BOT scende, le truffe salgono, i giorni di vacanza scendono, il conto al ristorante sale, le porzioni scendono, la benzina sale,…insomma, un su e giù da onda lunga che costringerebbe anche Ricci e Soldini ad ingollare più di una Xamamina.
    Una domanda si impone: i giornalisti sono cinici guastafeste che vogliono rovinare le vacanze a tutti o professionisti ligi al dovere? Karl Kraus risponderebbe che sono delle carogne, noi, più evangelicamente, ci concediamo il beneficio del dubbio. La sola buona notizia che, forse involontariamente, ci hanno dato è quella arrivata dalla terra di Albione, sempre più perfida…a sentir Sirchia. -La Gran Bretagna ha dato per la prima volta via libera ad un'equipe di ricercatori per procedere alla clonazione di embrioni umani. L'Autorità sulla Fecondazione Umana e l'Embriologia britannica ha infatti concesso il permesso agli scienziati della Stem Cell Group, diretta dal professor Miodrag Stojkovic dell'Università di Newcastle. Cosa c’entri la nostra vita, quella dei nostri figli, genitori, parenti, amici con gli esperimenti sulle cellule staminali embrionali umane a scopi terapeutici è presto detto: questa sperimentazione potrebbe sconfiggere alcune patologie inguaribili. Nel mondo le persone affette dal diabete sono 150 milioni, di cui un milione e mezzo in Italia, e il tasso di crescita è del 40% nei paesi industrializzati e del 70% in quelli in via di sviluppo. Per l'Europa Occidentale è stato previsto un aumento dei casi di diabete mellito tipo 2 del 27.5% dal 1994 al 2000 e del 54.9% dal 1994 al 2010, e un aumento dei casi di diabete tipo 1 del 18.3% dal 1994 al 2000 e del 36% dal 1994 al 2010. Il morbo di Alzheimer è una forma di demenza che colpisce prevalentemente le persone anziane. Alla base dell'Alzheimer è una lenta e progressiva degenerazione delle cellule nervose o neuroni. Sulla base di studi condotti in Italia, Giappone, Gran Bretagna e Olanda, si stima che il numero di malati oscilla dal 4,1 all'8,4 % delle persone con più di 65 anni. Secondo la stima accettata negli Stati Uniti, i casi gravi rappresentano il 4 % della popolazione sopra i 65 anni, che tradotto nella realtà italiana significa circa 500.000 casi. Il Parkinson è diffuso nei Paesi occidentali con una prevalenza di circa 360 pazienti ogni 100 mila persone. In Europa l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) stima che ne sia colpito lo 0,5 % della popolazione totale. In Italia i malati sono circa 200 mila, con circa 1.200 nuovi casi l'anno. Si stima, inoltre, un sommerso non diagnosticato del 10-15 %. La ricerca, che ha come oggetto l’embrione, crea problemi di ordine etico-religioso. Come considerare l’embrione prima del 14° giorno? È una persona (per-sé-una) o solo una spes vitae? La comunità scientifica è, come sempre e salutarmente, divisa, ma anche le tre religioni monoteiste non hanno un punto di vista comune sull’inizio della vita che per i Cattolici coincide con il concepimento, per i Mussulmani inizia al 40° giorno e per gli Ebrei al 120°. Se fossimo tutti poeti, potremmo limitarci a contemplare la siepe leopardiana che - tanta parte / dell'ultimo orizzonte il guardo esclude-. Purtroppo o per nostra fortuna, non siamo tutti poeti, e i ricercatori…ricercano, quelli di loro che sono contrari…si astengano. Chi è contrario per motivi religiosi si comporti di conseguenza e rifiuti per sé e per i suoi figli minorenni ogni eventuale terapia con cellule staminali embrionali umane. Di tutte le voci che hanno animato il coro del dibattito sulla ricerca scientifica, vorrei ricordare quella dell’ex Min. Umberto Veronesi: - "Sono preoccupato perché vedo una regressione culturale del mondo, che sembra spesso dimenticare la forza della ragione, a favore di visioni un po’ primordiali. Qualche volta mistiche, qualche volta miracolistiche, qualche volta sciamaniche. Sono preoccupato perché sull’onda di questa regressione si stanno sviluppando dei movimenti antiscientifici. Il rifiuto di accettare le novità della scienza, anche se benefiche, per esempio in agricoltura. Oppure, se parliamo delle cellule staminali, penso la difficoltà che abbiamo ad utilizzare gli embrioni che sono lì, destinati ad essere buttati nel lavandino. Vedo un nuovo oscurantismo. Basta vedere sui giornali le pagine dedicate ai maghi, alle chiromanti, molto più lo spazio dedicato agli oroscopi di quello dedicato alla scienza. C’è un ritorno alle madonne che piangono. Siamo alla riscoperta di Satana. Al dualismo tra la potenza del Male e quella del Bene."

  9. #9
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    Gli olimpionici della vaselina!


    21 agosto 2004
    di Il Calibano

    Di desideri son fatto più avaro
    O ti ho soltanto, mia vita, sognato?
    (Esenin, Non rimpiango, non lacrimo, non chiamo.)
    No, non seguo le Olimpiadi. Perché non le seguo? Beh, a dire il vero, non le seguo perché…le Olimpiadi mi hanno perseguitato! Mi ha perseguitato l’antologia con l’illustrazione di Dorando Pietri al traguardo della Maratona: le gambe flesse, il braccio teso, lo sguardo levato al cielo e il pietoso assistente di gara che lo sosteneva. Mi ha perseguitato il tema sulle Olimpiadi, il riassunto del brano sulla sfortunata gara, la retorica olimpiarda dell’insegnante di educazione fisica, ex olimpionico mancato, a sentir lui, tradito da uno strappo muscolare. Mi ha perseguitato la vicenda umana di questo atleta modenese che, ai giochi olimpici di Londra nel 1908, in vista del traguardo… cadde più volte, per errore deviò su una pista secondaria dello stadio di White City, fu aiutato a raggiungere il traguardo, fu retrocesso al secondo posto. Mi hanno perseguitato Conan Doyle e la regina Vittoria che gli vollero assegnare una coppa in tutto simile a quella del vincitore, John Hayes. Credevo di essermi liberato, per sempre, dell’incubo plurianelluto, quando le Olimpiadi di Roma del ’60 mi aggredirono proditoriamente. Ero salvo, avevo eluso, con astuzia degna di Odisseo, le dirette e le differite TV, le spasmodiche radiocronache, gli editoriali trionfalistici dei quotidiani, i settimanali olimpicamente illustrati, gli amici decoubertiniani, i parenti più sedentari di Nero Wolf che, nel periodo dei giochi, erano preda di parossistici deliri psicomotori e logorrea polisportiva. Ero salvo! Confondevo Livio Berruti con Umberto Bindi, Abebe Bikila, il maratoneta scalzo, con Ava Gardner, la Contessa scalza, ma ero salvo! O meglio, credevo di essere salvo. Fui costretto, manu militari, ad accompagnare (leggi –reggere il moccolo-) mia sorella e il suo fidanzato ai festeggiamenti per la chiusura della XVII Olimpiade: 11 Settembre 1960. Un ricordo che ancora mi perseguita. Ecco perché agli allori olimpici, preferisco Superquark. Assistere ad una puntata di Superquark è come immergersi in una piscina di vaselina tiepida, tutto ci scivola sulla pelle senza lasciare traccia. Un coccodrillo azzanna e trascina in acqua una zebra? Un ghepardo atterra una gazzella e ne fa scempio? Un astore ghermisce una tortora? Niente paura! Il duo alla vaselina, Angela-Mainardi, ci rassicurano: il coccodrillo mangia poche volte l’anno, il ghepardo fallisce la maggior parte degli attacchi, l’astore elimina i soggetti malati. Tranquillizzati da queste dotte riflessioni sorridiamo felici…non sorridono la zebra, la gazzella la tortora che sventola, invano, il suo certificato di sana e robusta costituzione. Uragani, eruzioni, terremoti, inondazioni edulcorati, depurati, distillati dall’eloquio ipnotizzante del nostro comunicatore terapeutico si trasformano in innocui effetti speciali. Angela (nomen omen!) ha superato se stesso quando ha affrontato il tema della demografia. È riuscito lì dove anche il più scafato e ineffabile degli imbonitori avrebbe fallito: ci ha venduto il pianeta Terra come se si trattasse dell’isola deserta di Robinson Crusoe. Non lo ha detto apertis verbis, non poteva eludere l’evidenza schiacciante dei circa 6.261.000.000 di, come direbbe Gozzano, cosi con due gambe, due miliardi dei quali non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena. Nemmeno poteva dimenticare Werner Fornos del Population Institute di Washington che ammoniva: "…la crescita demografica è la causa "della scomparsa delle foreste, dell'erosione del suolo, dell'espansione dei deserti, dell'estinzione delle specie animali e del buco nell'ozono." O ricordarci che Jacques Cousteau, l'oceanografo francese, sognava una Terra-paradiso abitata da non più di 700 milioni di persone. Allora, sapete cosa ha escogitato per mandarci a letto felici e non turbare i nostri sonni? Angela, il temporeggiatore a 24 pollici, ha annegato le nostre ansie e i nostri timori, riversandoci addosso la vaselina dell’inversione-di-tendenza: la popolazione continua ad aumentare ma, udite udite, aumenta meno di quello che sarebbe dovuta aumentare, nel 2025 aumenteremo soltanto del 1,23 %, saremo circa 8.504.000.000! eureka! Stappiamo una bottiglia e speriamo di non sentirci troppo soli. A lui tutto si perdona! Ricordate quando, ospite inatteso, si intrufolò, come una tenia, dentro il nostro corpo? Passò le ferie nelle –nostre- isole di Langherans, scalò la tricuspide, sfidando flatulenze e peristalsi, discese, Alighieri anatomista, negli inferi del crasso e, senza un Virgilio al fianco, sfidò i linfociti per raccontarci come siamo fatti. Se si disputassero le Olimpiadi della Vaselina, Angela e Mainardi vincerebbero, a pari merito, la medaglia d’oro. No, forse il titolo di vasellinomani gli verrebbe insidiato da un’altra coppia famosa che naviga nella placida vaselina del terzo canale. Mirabella, il fine dicitore delle prostate ipertrofiche, coadiuvato dal Dr. Gargiulo, il taumaturgo del Servizio Pubblico, officiano Elisir, un concentrato di vaselina salutista da riversare sui telespettatori ipocondriaci. Emorroidi, alluce valgo, colon irritabile, insonnia, dispepsia, alitosi sono i terreni di caccia preferiti dai due compari. Qualche toccata e fuga sfiora anche patologie che Mirabella, ammiccando a Gargiulo, definisce –severe-, ma nulla di cui preoccuparsi eccessivamente…la filosofia vasellinista insegna che una dieta mediterranea è la panacea per tutti i mali. Su sclerosi amiotrofica, sclerosi multipla, sclerosi tuberosa, Duchenne, corea di Huntington ed altre patologie gravemente invalidanti si sorvola o si vola velocemente. In Rai i disabili si vedono solo se vanno a Lourdes o a Telethon, per il resto dell’anno sono come il poliziotto di quartiere: che ci sia, ciascun lo dice, ove sia, nessun lo sa. Elisir ha fatto suo l’aforisma di William Somerset Maugham: "La morte, è una faccenda molto triste, molto noiosa, e il mio personale consiglio per voi è di non averci niente a che fare."

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    Prometeo: fine pena mai


    25 agosto 2004
    di Il Calibano

    Lieve cosa, a chi cammina fuori dai mali, alzare la voce, criticare chi naviga in acque agitate. Io, io sapevo le cose fino in fondo. Scelsi, scelsi io di peccare, non voglio negarlo. Da me, da me ho creato il mio strazio per proteggere l'uomo. Oh no, non credevo di dover tanto pagare, rigido, riarso agli aerei dirupi: caso fatale, per me, questo morto, spopolato macigno! Oh no, basta lacrime sul mio vivo tormento di oggi; posatevi in terra vicine. Udite anche il mio fatale domani che lento trapela. Saprete fino in fondo le cose. Fate, fate ciò che vi chiedo, stringetevi a me, soffrite il mio strazio. Equa, l'angoscia. Vaga randagia e approda: da te, poi subito via, da un altro.
    (Eschilo, Prometeo incatenato).
    Povero Prometeo! Possibile che non gli vada mai bene niente? Una vita, la sua, tutta dedicata al prossimo, un altruista a cui il presidente Ciampi dovrebbe conferire la medaglia d’oro e un congruo vitalizio, e noi tutti dovremmo ricordare nelle nostre orazioni e onorarlo, appendendo in salotto una riproduzione del quadro che gli dedicò Piero di Cosimo. Dovremmo essergli riconoscenti, è vero...ma, come diceva Leo Longanesi, i debiti di riconoscenza si pagano entro le ventiquattro ore con l'antipatia. Prometeo è antipatico a tutti: dei, uomini e Papi. Zeus prima lo precipitò nel Tartaro, poi lo incatenò a una rupe della Skythia, dove nemmeno i Radicali potevano andare per fargli firmare il referendum per l’abrogazione della legge 40/2004. L’unica visita permessa era quella di un'aquila che gli rodeva di giorno il fegato, che continuamente gli ricresceva di notte. Di quale orrenda colpa si era macchiato? Beh, aveva rubato a Zeus un fiammifero! Il suo non era stato un vero furto, aveva restituito agli uomini il fuoco che il padre degli Dei, irascibile e permaloso come tutti i potenti, aveva sottratto ai mortali. Per dirla in poche parole, il suo non fu un peccato di hybris, fu soltanto un risarcimento per un blackout ingiustificato. Prometeo, condannato a una pena più dura di un 41bis, si lamentava così: - Aaah, io singhiozzo sui dolori che soffro / e su gli altri, pronti all'assalto. / Sarà destino, un tempo, che albeggi / il termine del mio soffrire? (Eschilo, Prometeo incatenato). Eracle fu il sole di quell’agognata alba. Il mitico stacanovista, mosso a compassione, tra una fatica e l’altra, lo fece evadere. La vita del latitante è pronuba di inaspettate soddisfazioni. Prometeo non si mise a scrivere libri, ma il gotha dell’intellighenzia cominciò a scrivere libri su di lui. Si interessarono alla sua travagliata vicenda umana: Esiodo, Platone, Eschilo, Goethe, Schlegel, Byron, Shelley, Gide…Taormina non fu della partita perché stava studiando un’impronta rinvenuta sul coperchio del vaso di Pandora. Di chi era quel frammento di impronta? Era di Epimeteo, il fratello sciocco di Prometeo. Il nome –Prometeo- significa –colui che pensa prima di agire- Epimeteo, al contrario, significa –colui che pensa dopo aver agito-. Le cose, stando alla testimonianza di Esiodo, andarono in questo modo: - Prometeo che, dopo il –paccotto- rifilato a Zeus, temeva la vendetta degli dei dell'Olimpo, accolse con sospetto Pandora, una supermarini, fatua ma a-llettante, inviata da Zeus con un vaso che, da lei scioccamente aperto, lasciò uscire e diffondersi fra gli uomini tutti i mali che vi erano contenuti. Questa è la versione di Esiodo, noto misogino, ma, grazie a Taormina e all’impronta ritrovata, possiamo dire con certezza che la causa di tutti i nostri guai è stato Epimeteo. La fortuna, come argutamente annotava William Shakespeare, guida dentro il porto anche navi senza pilota. La nave dello sventato Epimeteo approdò ad un placido e prolifico matrimonio con Pandora, mentre il vascello del diligente Prometeo incappò in un’altra tempesta, una tempesta vaticana: "Prometeo, che nell'antica mitologia greca era il "mortale" che entrò nell'Olimpo per rubare il "fuoco" agli dei e darlo agli uomini, è ora lo scienziato che si accosta a temi scottanti quali la clonazione umana, l'eutanasia, la ricerca sugli embrioni e la manipolazione genetica. Agli operatori cattolici il Papa chiede di promuovere una "nuova evangelizzazione del dolore" […]". Questa è la linea guida dettata da Giovanni Paolo II all’assemblea plenaria del Pontificio consiglio per la pastorale della salute, tenutasi nel 2002, e ribadita nel messaggio al Vescovo di Rimini, Mons. Mariano De Nicolò, in occasione della XXV edizione del "Meeting per l'amicizia tra i popoli". Come ha reagito il nostro eroe? Beh, non l’ha presa bene…anzi, l’ha presa proprio male ed ha rilasciato questa dichiarazione: - No, no. Se sto muto - credete - non è il mio amore di me, che mi scalda, ostinato. Rifletto, e intanto mi lacero, dentro: vedo me stesso coperto di fango! E sì che io - chi altri? - proprio io distinsi i poteri tra questi giovani dèi. Basta. Sto zitto. Che serve, spiegare a voi che sapete le cose? Sentite invece che dolori in mezzo ai viventi, creature puerili a quei tempi. Io li formai: riflessivi, sovrani del loro intelletto. Narrerò non a umiliare gli esseri umani, ma a svelare fino in fondo l'affetto che mi dettava quei doni. Anche prima di me guardavano, ed era cieco guardare; udivano suoni, e non era sentire; li vedevi, erano forme di sogni, la vita un esistere lento, un impasto opaco senza disegno; non sapevano case - trame di cotti mattoni - inondate di sole, né il mestiere del legno; l'alloggio era un buco sotterra - come formiche sul filo del vento - nel seno di grotte cieche di sole. Mancavano loro i fissi presagi del gelo che viene, della primavera fragrante, fiorita, del tempo caldo dei frutti. Era tutto un darsi da fare senza lume di mente. Finché io insegnai le aurore e i tramonti nella volta stellata: un problema, saperli! Fu mia - e a loro bene - l'idea del calcolo, primizia d'ingegno, e fu mio il sistema di segni tracciati, Memoria del mondo, fertile madre di Muse. Io, inventai l'attacco di bestie selvatiche al giogo, io le domavo sotto cinghie: dovevano essere loro gli eredi dell'uomo nella fatica pesante, che stronca. Io trassi il cavallo alle stanghe del carro, lo feci tutt'uno alle briglie: fregio stupendo del lusso che spicca e trionfa. Fu mia, solo mia, la scoperta di un mezzo marino - vele come ali - per la gente che corre le onde. Io che ho ideato tanti congegni per l'uomo non trovo per me uno scaltro pensiero, sollievo al tormento che ora m'assale. È la mia sofferenza!- (Eschilo, Prometeo incatenato). Insomma, un filantropo, audace e disinteressato, costretto, come gli Ateniesi degli Uccelli di Aristofane, a -cantare per tutta la vita nei tribunali. Sperava, il tapino, che dopo più di 2754 anni, il furto di un fiammifero fosse caduto in prescrizione ma il suo sospetto di fumus persecutionis è ragionevolmente fondato, anche perché trattandosi del furto del fuoco…il fumus non può mancare. Un intellettuale che è stato docente di Filosofia morale presso l'Università Cattolica di Milano, ha tentato di difenderlo: - Prometeo si trasforma da Eroe della téchne in Eroe dell' epistéme non perché un tempo egli sia stato privo dell' epistéme. Egli stesso racconta di aver sconsigliato ai Titani la "violenza (bia), la "forza" (ischys) e la "prepotenza" (karteron) (vv. 204 sgg.) nella lotta contro Zeus e di avere invece consigliato haimylas mechanas, "accorgimenti che seducono" e quindi persuadono, non violenti - mechanai che Prometeo non chiama téchnai, una parola, quest'ultima che in Eschilo tende a indicare soprattutto la potenza separata dall' epistéme, cioè la violenza. Prometeo consiglia ai Titani le haimylai mechanai e il dolos, che non può essere l'inganno e la frode, che sono violenza mascherata (violenza che si nasconde quando è debole, ma che nell'ombra continua ad agire), ma è l'astuzia, l'avvedutezza, la decisione ponderata, che è sommamente ponderata quando è guidata dall' epistéme.- (E. Severino, Dall’Islam a Prometeo. Ed. Rizzoli 2003). Che effetto ha avuto questa dotta e appassionata difesa? Se un intellettuale ti difende…prima scappa, poi leggi cosa ha scritto di te. Prometeo è riparato in Inghilterra, ha ottenuto l’asilo politico e collabora, alla clonazione terapeutica, con il professor Miodrag Stojkovic dell'Università di Newcastle. È un po’ depresso e tutte le domeniche potete incontrarlo all'Angolo degli Oratori, in Hide Park a Londra che arringa ai presenti. I suoi discorsi iniziano sempre con queste parole: - Ostacoli atroci, da punti diversi. Ostico, lottare. Sfacelo m'assale, gonfia fiumana. Oceano cieco, pozzo nero di pena m'accerchia senza spiragli. Non esiste approdo che salva. (Eschilo, Le supplici).


 

 
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