McCain vince ai punti la prima sfida con Obama
di Maurizio Molinari
Nel dibattito Barack ha prevalso sull'economia e il repubblicano sulla politica estera, mostrando però maggiore piglio ed esperienza. Il democratico ha detto spesso "concordo con John"
INVIATO A OXFORD (MISSISSIPPI)
Barack Obama è più efficace sull’economia ma John McCain sale in cattedra sulla politica estera e vince ai punti nel segno della maggiore esperienza. Il primo dibattito fra i candidati presidenziale si è svolto nel campus dell’Università del Mississippi quando in Italia era notte fonda e conferma l’equilibrio di forza rispecchiato dal testa a testa nei sondaggi.
Obama è stato all’offensiva nella prima parte dello scontro moderato da John Lehrer accusando McCain di essere stato «leale per otto anni alle fallite politiche economiche di Bush» e rimproverandogli di pianificare mega sconti fiscali alle grandi corporation. «Se sarai eletto farai scontri ai petrolieri» ha incalzato obama. La risposta di McCain è stata nell’accusare il rivale di voler aumentare le tasse e la spesa pubblica con politiche di «estrema sinistra» ispirate alle «posizioni liberal tenute in passato». Nel botta e risposta sull’economia Obama è apparso più efficace ma il dibattito non è stato mai acceso e il moderatore, alla fine della prima parte, ha ringraziato gli sfidanti per «aver rispettato i tempi» in maniera insolita.
Quando si è arrivati alla politica estera è stato McCain a salire in cattedra: ha accusato Obama di voler parlare con «il leader iraniano Ahmadinejad che persegue un secolo olocausto», gli ha rimproverato di «non riconoscere i successi dei rinforzi in Iraq» e di essere «ingenuo e inesperto» come dimostrato dalla reazione che ebbe alla crisi in Georgia quando disse che «entrambe le parti avevano delle ragioni». «Quando invece io guardo negli occhi di Putin vedo tre lettere: K-G-B» ha incalzato McCain. Obama ha tentato di cambiare terreno di scontro, rimproverando a McCain di ripetere l’errore di Bush nell’ignorare come «il fronte centrale della guerra al terrorismo è in Afghanistan e Pakistan e non in Iraq» e rivendicando come corretta la scelta di «parlare con tutti per evitare di ripetere gli errori commessi con la Nord Corea». A questo punto vi è stato il disaccordo sulle parole attribuite a Henry Kissinger: per Obama è d’accordo nel dialogare «senza precondizioni« con i nemici mentre McCain dice il contrario.
A fine dibattito l’ex Segretario di Stato si fa sentire: «Obama ha stravolto il mio pensiero». Ma Madeleine Albright dà ragione al democratico: «Ero vicino a Kissinger quando giorni fa lo disse». Nel tentativo di spezzare il ritmo di McCain, Obama ha irriso la sua recente gaffe sul premier spagnolo Zapatero - che ha detto di non voler incontrare - ma la risposta è stata altrettanto sarcastica: «Non mi sono mai presentato in pubblico con uno stemma presidenziale». Entrambi i candidati hanno usato toni duri con la Russia, si sono detti contro l’Iran nucleare e si sono impegnati a dare la caccia a Bin Laden ma assai spesso è stato Obama a dire «sono d’accordo con John McCain» dando la chiara impressione che il più esperto sul podio era il repubblicano. Lo stesso è avvenuto sul tema della tortura. E’ stato McCain a introdurlo, assicurando che da presidente non la permetterà e Obama ha ripetuto «concordo».
Nel finale Mccain ha prevalso anche sulle emozioni. Obama ha concluso ricordando il padre kenyota che immigrò negli anni Sessanta in un’America che si apriva al mondo mentre McCain ha ricordato la prigionia in Vietnam, spiegando che fu allora che comprese come «sanare le ferite con il prossimo». L’ultimo affondo è stato, duro, sempre del senatore dell’Arizona: «Io ho l’esperienza per guidare la nazione, Obama è un ingenuo». Senza la prima parte sull’economia sarebbe stata una chiara vittoria del repubblicano. Il quasi pareggio consente a Obama di limitare le perdite nel dibattito che per lui era il più difficile. Torneranno a sfidarsi il 7 ottobre a Nashville mentre il prossimo dibattito, il 2 ottobre a St Louis, sarà fra i vice Joe Biden e Sarah Palin.
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