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    Predefinito Comitato nazionale dei radicali italiani

    Comitato Nazionale di Radicali Italiani: la relazione della Segretaria Antonella Casu venerdì 26 settembre 2008 Da venerdì 26 a domenica 28 settembre, a Roma, presso la sede del Partito Radicale (via di Torre Argentina, 76 - 3° piano) è convocato il Comitato Nazionale di Radicali Italiani. I lavori hann avuto inizio alle ore 16 di venerdì, con le relazioni della Segretaria Nazionale Antonella Casu e del Tesoriere Michele De Lucia, e proseguiranno fino al pomeriggio di domenica. Saranno presenti, tra gli altri, i dirigenti dell'area radicale e i parlamentari della delegazione radicale nel gruppo del Pd.

    Ordine del giorno:

    - Anagrafe pubblica degli eletti: primo bilancio dell'iniziativa avviata e prospettive per il proseguimento;
    - Autofinanziamento: impegno straordinario in relazione alla mobilitazione sul territorio sull'iniziativa dell'Anagrafe pubblica degli eletti e in vista del Congresso;
    - Congresso ordinario annuale: 30 ottobre/2 novembre 2008.
    __________________________________________________ _






    La relazione di Antonella Casu
    (segretaria di Radicali Italiani)

    Care compagne, cari compagni,

    a tre mesi dallo scorso Comitato, sono qui un po' meno emozionata di quel 29 giugno e molto più determinata e cosciente delle responsabilità che mi avete affidato fino al prossimo congresso di Radicali italiani, il VII, che si terrà alla fine dei prossimi 34 giorni.
    Non posso nascondervi che questi tre mesi trascorsi sono stati faticosi e difficili, intensi e ricchi di iniziativa politica: di Radicali italiani e della "galassia radicale" nel suo complesso.

    Questo mi ha permesso di lavorare e conoscere ancora meglio e più a fondo i tanti compagni radicali vecchi e nuovi che stanno collaborando attivamente all'impresa che ci siamo proposti di perseguire nella straordinarietà della fase in cui ci siamo venuti a trovare e per il breve arco temporale di complessivi 120 giorni.

    Un'impresa, un impegno che costituisce una sfida per l'intero movimento. Per questo, in apertura dei lavori di questo Comitato, quei compagni voglio ringraziarli tutti.
    Anagrafe degli eletti
    Tre mesi fa avete dato, eleggendoci nei rispettivi incarichi, a me, a Michele De Lucia e a Bruno Mellano, il mandato specifico di operare per creare le basi di una ramificata iniziativa nazionale, rivolta ad ottenere, attraverso l'istituzione ad ogni livello di quella che abbiamo chiamato "Anagrafe pubblica degli eletti", un significativo salto di qualità nella trasparenza e quindi nella informazione e nella conoscenza da parte dei cittadini, delle attività delle nostre rappresentanze politiche. E' una iniziativa solo apparentemente modesta, ma che si iscrive nella nostra politica rivolta a combattere e a denunciare il "caso Italia" che fa del nostro Paese, tra le democrazie occidentali, quello che unisce al più alto tasso di illegalità il più basso livello di democraticità delle nostre istituzioni. Per il suo alto valore istituzionale, essa si basa su un dialogo a 360 gradi che fa appello al senso di responsabilità delle coalizioni di governo regionali e locali oltre che nazionale, indipendentemente dallo schieramento politico di riferimento e si rivolge a tutti i gruppi politici e a ciascun eletto, senza distinzione di orientamento e di appartenenza. Per ultimo, ma non per questo meno importante, l'ambizione di contribuire a stimolare l'interesse, il gusto alla partecipazione dei cittadini per un riavvicinamento alla politica, fattore indispensabile per riequilibrare il nostro sistema sempre più rappresentativo e sempre meno partecipativo.

    Vi riferirò puntualmente il lavoro di impianto, di organizzazione, di raccolta delle informazioni, di spedizioni e di invii, di richieste e contributi a cui ci siamo dedicati in questi mesi, il lavoro di coordinamento che abbiamo messo in atto con le associazioni radicali, la pubblicità che abbiamo tentato di assicurare all'iniziativa con conferenze stampa di lancio indette in pressoché tutti i capoluoghi di regione, le prime significative risposte di collaborazione, disponibilità e convergenza che abbiamo riscontrato.

    Consentitemi però prima due brevi riflessioni iniziali che gettano una luce certo non positiva sulle condizioni ambientali nelle quali dobbiamo operare.

    Le occasioni rappresentate dalla discussione avvenuta in assemblea dei bilanci interni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica avrebbero potuto e dovuto rappresentare, dopo tanto parlare di casta e di costi della politica, una prima risposta positiva alle richieste di moralizzazione e di trasparenza e un esempio per le altre istituzioni. Questa risposta non c'è stata e, se c'è stata, è stata negativa. La maggioranza dei parlamentari, purtroppo spesso trasversalmente, si è rinchiusa nella difesa dei propri privilegi e dell'uso incontrollato, indiscriminato e opaco che ne viene fatto.

    La maggioranza delle ragionevoli proposte, avanzate alla Camera dai parlamentari radicali, che hanno esercitato ed esercitano un'efficace azione di sindacato sui bilanci delle due Camere, è stata respinta. Personalmente ritengo particolarmente grave che non siano state approvate, né in questa legislatura né in quella precedente, quelle proposte che richiedevano un rendiconto preciso e pubblico delle somme erogate per le spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori, per le quali viene riconosciuta ad ogni parlamentare ogni mese la somma di 4.190 euro per i deputati e poco meno di 4.700 euro per i senatori e di quelle altre somme erogate a titolo forfetario per le quali non è prevista né la rendicontazione, né l'imposizione fiscale. Per non parlare poi, dei privilegi che si continuano ad assicurare ai parlamentari cessati dal mandato.

    Abbiamo inoltre assistito al venir meno dell'attenzione dei media, in particolare della carta stampata, su questi problemi proprio da parte di quei giornali e giornalisti che avevano costruito vere e proprie campagne contro i privilegi della casta e i costi della politica, nell'ultimo scorcio del governo Prodi. Dopo le elezioni e con la costituzione del governo Berlusconi, per quei giornalisti la "casta" sembra essere improvvisamente passata di moda. Senza che in nulla si siano modificati gli usi e i costumi del Palazzo e della nomenclatura. Naturalmente - ma a questo siamo abituati anche se niente affatto rassegnati - la nostra iniziativa, che pure si propone di dare attuazione pratica a quelle richieste di moralizzazione, di onestà e di trasparenza, non ha avuto alcuna attenzione e alcun sostegno da parte dei protagonisti di quelle campagne. Né alcun interesse e sostegno, salvo qualche personale eccezione, abbiamo trovato da parte dei professionisti dell'indignazione.

    Nonostante questo, ritengo di poter tracciare un primo bilancio positivo della nostra iniziativa, da più parti sono arrivati e stanno arrivando segnali di impegno e di consenso, questo sia a livello di singoli cittadini che chiedono come potersi attivare, sia a livello di rappresentanti istituzionali. Da Paolo Fontanelli responsabile degli Enti locali per il Partito Democratico, cha ha partecipato alla conferenza stampa nazionale che abbiamo tenuto con Emma Bonino, a un dichiarato auspicio di collaborazione comune su questo fronte, espresso dal Ministro Brunetta ai microfoni di Radio Radicale, al quale ho replicato sottolineando che l'auspicio è anche il nostro. Da Presidenti di Consigli regionali e di Regioni, a Presidenti di Provincia, da Sindaci a consiglieri regionali, provinciali e comunali, da singoli deputati e senatori, di centro destra e di centro sinistra. Non starò qui a fare l'elenco, nei prossimi giorni pubblicheremo sul sito gli impegni e i messaggi giunti dai diversi rappresentanti istituzionali.

    Dal punto di vista del lavoro di impianto, abbiamo avviato da subito un contatto diretto con le associazioni radicali presenti sul territorio, cui è stato richiesto di convocare una riunione dell'associazione per riflettere sull'iniziativa dell'Anagrafe pubblica degli eletti a partire dalla conoscenza della singola realtà locale, sia in termini di elementi da inserire nelle proposte di delibera, sia sulle modalità da seguire, ovvero iniziative popolari piuttosto che contatti diretti con consiglieri locali, per poi condividere le varie proposte e definire nell'ambito di una riunione con tutti i responsabili delle associazioni, una linea comune nazionale. Ed è stato inviato, sempre alle associazioni, un primo questionario volto, in qualche modo, a costruire una nostra "anagrafe" per meglio comprendere le reali forze e disponibilità su cui poter contare.

    Abbiamo contestualmente predisposto il piano delle attività, che abbiamo preparato come proposta di direzione da seguire dall'inizio del nostro mandato fino al Congresso e che abbiamo sottoposto alla Direzione alla fine di agosto.

    E' da quella data che abbiamo effettivamente iniziato a lavorare più concretamente alla mozione generale e quindi all'obiettivo di incardinare la campagna per l'istituzione dell'Anagrafe pubblica degli eletti. La disponibilità delle Associazioni, ad un pieno coinvolgimento c'è e c'è stata in questa fase.

    L'iniziativa a livello nazionale, è e dovrà essere mirata oltre che a garantire ai cittadini la possibilità di conoscere direttamente, acquisendo agilmente attraverso gli strumenti tecnologici oggi disponibili, tutto ciò che riguarda le attività degli eletti nelle istituzioni pubbliche, anche a perseguire altri obiettivi: quello di rilanciare la tradizionale capacità di mobilitazione dei radicali e quello di rinnovare i nostri indirizzari.

    Da una parte, abbiamo deciso di utilizzare questa iniziativa per promuovere e far conoscere le attività dei radicali, cercando di raggiungere il maggior numero di cittadini, allestendo tavoli in tutti i luoghi dove sarà possibile assicurare la presenza, in particolare la mobilitazione è prevista nei primi 4 fine settimana di ottobre, consentendoci in qualche modo, di mitigare in parte il danno dovuto alla mancanza di informazione; ovviamente, questo potrà consentire di pubblicizzare anche le altre attività del nostro movimento politico e della galassia in generale.

    Dall'altra, dobbiamo sfruttare questa iniziativa anche sul fronte dell'autofinanziamento, sia raccogliendo fondi ad hoc per questa campagna, sia utilizzando - i nuovi indirizzari che riusciremo a costruire con la raccolta firme - nelle successive fasi della campagna.

    E' evidente, che gli interventi necessari per garantire la trasparenza e conoscenza delle attività degli eletti si differenziano a seconda del tipo di Istituzione. Quanto al Parlamento italiano, come dicevo in precedenza, è proseguita l'opera avviata nella scorsa legislatura in occasione delle sessioni di discussione sui Bilanci interni. Insieme a quegli ordini del giorno respinti di cui parlavo prima, ce ne erano altri che sono stati invece accolti e che essenzialmente riguardano la fruibilità delle informazioni sui siti e l'ampliamento della programmazione sui canali satellitari. Occorrerà su questo chiedere nuovamente un incontro al Presidente Fini, dopo quello che avevamo avuto a giugno e un primo incontro al Presidente Schifani, prevedendo eventualmente di depositare una o più proposte di legge per modificare o puntualizzare alcuni elementi normativi già presenti e attivare strumenti volti all'ottenimento di modifiche dei regolamenti per quanto riguarda ad esempio la pubblicizzazione dei lavori di commissione, su cui Rita Bernerdini già nella seduta del 2 luglio scorso ha iniziato ad attivarsi e venerdì scorso, nel corso della seduta della Commissione Giustizia della Camera, intervenendo sulla pubblicità delle sedute ha denunciato che sul sito della Camera dei Deputati, nella sezione dedicata alla Commissione Giustizia non figura neanche un resoconto stenografico. In occasione della stessa seduta, Rita ha compiuto un'azione di disobbedienza civile registrando integralmente i lavori. Registrazione che pochi minuti dopo è stata pubblicata sul sito di Radio Radicale, l'unico vero servizio pubblico a disposizione di tutti i cittadini, consentendo, in particolare per quanto riguarda quella specifica seduta, di conoscere cosa pensa il deputato avvocato Niccolò Ghedini sulle intercettazioni telefoniche e ambientali, anche quelle che riguardano i reati contro la pubblica amministrazione.
    I primi di settembre, abbiamo inviato una lettera con allegata proposta di delibera a tutti i Sindaci, ai Presidenti di Provincia, ai Presidenti di Regione e ai Presidenti dei Consigli regionali. Una lettera di presentazione dell'iniziativa e di richiesta di partecipazione è stata inviata anche a tutti i Parlamentari e ai componenti il Comitato di coordinamento del "dopo Chianciano".


    Analoga richiesta era stata rivolta ai Socialisti e ai Verdi, in occasione del mio intervento fatto ai loro Congressi nella seconda metà di luglio.


    Successivamente, grazie alla disponibilità delle associazioni radicali sul territorio, delle altre associazioni costituenti il Partito Radicale e di militanti, abbiamo ricontattato telefonicamente buona parte delle amministrazioni destinatarie, ma di per se questo, ovviamente, non garantisce la sensibilizzazione di tutte le istituzioni ad attivarsi per garantire queste forme di trasparenza e conoscenza e quindi abbiamo cercato di trovare spazi di comunicazione e informazione per lanciare pubblicamente all'esterno questa nostra iniziativa.


    In particolare, oltre a sollecitare gli organi di informazione locale, abbiamo convocato 18 conferenze stampa regionali per il 20 settembre, precedute da una conferenza stampa nazionale. Le Conferenze stampa regionali si sono tenute ad Aosta, Torino, Genova, Milano, Bolzano, Padova, Trieste, Bologna, Firenze, Perugia, Roma, L'Aquila, Campobasso, Napoli, Bari, Lamezia Terme, Palermo e Cagliari.


    Abbiamo pensato alla data del 20 settembre per il lancio pubblico nazionale, ricorrendo a questa data simbolica per indire in qualche modo, un nuovo 20 settembre, all'insegna del conoscere per deliberare.

    Alle conferenze stampa sono stati presenti alcuni parlamentari radicali e dirigenti nazionali, hanno altresì partecipato rappresentanti istituzionali locali e parlamentari di altri partiti. Delle 18 conferenze stampa 14 hanno visto la presenza - e i relativi servizi andati in onda - del TG3 regionale, devo dire che non ci siamo abituati, spesso non c'è la presenza e ancor peggio, non di rado, pur garantendo la presenza non abbiamo riscontro dei servizi realizzati. In sette, di queste conferenze, c'erano Agenzie di stampa, in alcune erano presenti testate telematiche, radio e TV locali, oltre alle testate di carta stampata. Ha fatto eccezione Roma dove, a parte Radio Radicale, non era presente alcun giornalista.

    Abbiamo predisposto e inviato, oltre alle bandiere con il nuovo logo di Radicali italiani, il materiale informativo: volantini, pagine di giornale, che magari sui siti internet o su quotidiani locali possono trovare spazio o essere strumento base di comunicazione per i compagni sul territorio.

    Inoltre, con Antonio Grippo abbiamo realizzato aggiornamenti e modifiche al sito internet Radicali.it, nei limiti degli interventi possibili senza dover impegnare risorse economiche. E' cambiata la veste grafica, sono stati inseriti tutti i link, per ogni eletto radicale e per ogni dirigente nazionale di Radicali italiani, agli interventi registrati e archiviati sul sito di Radioradicale.it.

    Sono state modificate alcune impostazioni e criteri e organizzate in modo differente le informazioni in home page.

    C'è lo spazio destinato all'Anagrafe pubblica degli eletti dove sono stati inseriti per ora i documenti prodotti, le lettere inviate ai Sindaci e ai Presidenti di Provincia, le lettere ricevute e le risposte inoltrate a coloro che ci hanno contattato in merito a questa iniziativa; a qualche decina di persone ancora devo una risposta, ma ci sarà e saranno pubblicate come le altre.

    Le iniziative per l'Anagrafe degli eletti, che - come era stato espressamente sottolineato dal comitato di Radicali Italiani dovevano costituire l'impegno politico prevalente e specifico degli organi del movimento - sono state sviluppate e sostenute da un pieno di attività politica estiva che ha interessato e coinvolto l'intera galassia radicale e i suoi diversi soggetti.
    Tibet

    Vorrei ricordare innanzitutto la manifestazione dell'8 agosto ad Assisi una manifestazione nel segno della nonviolenza, del dialogo e della democrazia a sostegno della causa tibetana e della libertà in Cina, che si è potuta indire e organizzare ad Assisi l'8 agosto, in significativa coincidenza con l'apertura a Pechino delle Olimpiadi, grazie alla collaborazione e all'impegno con cui il sindaco e il consiglio comunale di quella città hanno corrisposto all'iniziativa del nostro compagno Francesco Pullia. Senza quella manifestazione, che ha dato voce, soprattutto per merito di Bruno Mellano, alle comunità tibetane e alle altre comunità buddiste, e che ha visto la partecipazione di altre associazioni che si battono per i diritti civili, l'apertura dei giochi olimpici sarebbe avvenuta in Italia nel più totale e completo conformismo. L'ubriacatura olimpica avrebbe fatto dimenticare i diritti calpestati non solo in Tibet, ma nell'intera Cina.

    Abbiamo registrato con favore la partecipazione del sindaco di Assisi, delle Province di Terni e di Siena, di molti Comuni presenti con i propri gonfaloni, di esponenti politici sia di opposizione sia dell'attuale coalizione di governo, in primo luogo del senatore Lucio Malan vicepresidente dell'Intergruppo parlamentare per il Tibet, lo stesso comitato di cui Matteo Mecacci è presidente. L'iniziativa è stata supportata anche a livello istituzionale dai nostri parlamentari membri delle Commissioni esteri, che hanno presentato una risoluzione, che è stata approvata, a sostegno dei diritti del popolo tibetano. La risoluzione chiedeva da un lato l'apertura di un'indagine indipendente sotto l'egida dell'ONU in Tibet, dall'altro al Governo italiano di non partecipare alla cerimonia di apertura dei giochi olimpici, in assenza di progressi nel campo dei diritti umani.

    Abbiamo dovuto invece registrare l'assenza e l'ostilità della Tavola per la pace che si è indebitamente appropriata delle iniziative di Aldo Capitini, svilendole in un pacifismo burocratico, generico e conformista. E' ora che si raccolgano senza complessi le bandiere nonviolente di Capitini. Ha ragione Pullia che per il prossimo primo ottobre ha organizzato a Perugia un primo incontro capitiniano, a quaranta anni dalla sua morte.

    Nessuno tocchi Tarek Aziz. Campagna di verità sulle responsabilità di Bush per una guerra che ora sappiamo poteva essere evitata.

    La manifestazione di Assisi ha seguito di circa un mese quella di Spoleto, indetta in coincidenza con il compleanno del Dalai Lama, nel corso della quale Marco Pannella ha annunciato l'inizio dello sciopero della fame per la Moratoria della pena di morte anche per Tareq Aziz, nell'ambito del Grande Satyagraha mondiale per la pace e la democrazia nel mondo. "Nessuno tocchi Tarek Aziz" è stato l'obiettivo di questa iniziativa nonviolenta iniziata quando era annunciato come imminente, rapidissimo e destinato a concludersi con sicura condanna a morte il processo dell'ex ministro degli esteri di Saddam. All'iniziativa hanno aderito 2248 persone di 68 diverse nazioni che hanno firmato l'appello.

    Lo sciopero della fame di Marco, cui si sono aggiunti in 174, è servito per far uscire dal silenzio e dall'indifferenza una vicenda che si sarebbe altrimenti conclusa con la scomparsa di un altro dei protagonisti del regime baathista. Sono stati sensibilizzati Parlamento italiano e Parlamento europeo. L'iniziativa - portata a conoscenza diretta del Presidente dell'Iraq Nuri Al Maliki con una manifestazione in occasione dell'incontro che questi ha avuto con il Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi - si è conclusa il 12 agosto avendo raggiunto l'obiettivo di aver scongiurato il rischio di una condanna lampo per Tareq Aziz.

    Non rivendichiamo alcun merito se non quello di aver rotto l'inerzia e la disattenzione dell'opinione pubblica, delle diplomazie e della stessa Chiesa. Prendiamo solo atto del fatto che Tarek Aziz è stato curato e ricoverato in una clinica e che il processo non è più annunciato come imminente.

    E' nel contesto di questa iniziativa che su sollecitazione di Marco si è iniziato il lavoro di ricerca e di raccolta della documentazione di testimonianze, numerose e concordanti, che dimostrano come le iniziative rivolte ad evitare la guerra con l'esilio di Saddam e l'instaurazione di un governo provvisorio delle Nazioni Unite, avessero concrete possibilità di successo e siano state deliberatamente impedite dalla volontà politica di Bush di invadere l'Iraq ed eliminare Saddam.

    Iraq libero non era, come sostengono alcuni neocon in ritardo difensori a tutti i costi della politica di Bush, una iniziativa irrealistica, impossibile, visionaria, ma al contrario la visione di una alternativa possibile e concreta di pace. La politica, ogni politica ma soprattutto quella internazionale, muore di mancanza di verità. Ed è questa verità che dobbiamo riconquistare non solo per il passato, ma soprattutto per il futuro.

    Ferragosto nelle carceri italiane

    Non spetta a me il compito di parlare dell'attività svolta dalle nostre delegazioni radicali all'interno dei gruppi parlamentari del PD. Nella nostra tradizione e nella nostra prassi, prima ancora che nelle norme statutarie, essi operano nella pienezza della loro autonomia di rappresentanti del Popolo. Ho già citato alcuni dei fronti del loro operato, ma vorrei qui ringraziarli per aver garantito, anche quest'anno, quella che oramai è quasi una consuetudine radicale di dedicare i giorni di ferragosto alle visite nelle carceri, in una situazione che vede gli istituti di pena tornare a riempirsi, in condizioni di invivibilità e di autentica inciviltà e in una legislatura in cui, per far fronte al crimine, si ricorre a forme di militarizzazione della società e al crescente ricorso alle pene detentive. Ferragosto è stata una giornata di mobilitazione all'interno delle carceri italiane che ha visto coinvolti dirigenti, parlamentari e militanti radicali, insieme a deputati e consiglieri regionali del Pd e del PdL. Sono state visitate le carceri di Torino, Alessandria, Cuneo, Cremona, Bolzano, Bologna, Firenze, Perugia, Roma Regina Coeli, Roma Rebibbia, Viterbo, Lecce, Catania Bicocca, Sassari, Napoli, Palermo Pagliarelli, San Gimignano e Milano San Vittore.
    Le visite, integrate da un questionario inviato alle direzioni degli istituti, le cui risposte hanno consentito di ottenere un quadro piuttosto completo e attuale della situazione, hanno fornito ulteriori elementi da cui sono scaturite una serie di interrogazioni parlamentari.
    Allo stesso modo credo che siano di grande importanza per il partito, sia i progetti di riforma in materia di giustizia e di politica penitenziaria, che sono nel solco delle proposte contenute nei nostri referendum, sia il convegno sulla giustizia che si terrà proprio lunedì e martedì prossimi. Così come importante e prezioso è stato l'altro convegno, quello su: Ritorno al nucleare. Conviene? risolve? organizzato in particolare da Emma Bonino che si è tenuto a Roma, l'11 luglio 2008.

    Sempre grazie ai parlamentari è stato possibile, alla stessa stregua delle carceri, estendere le visite e gli interventi anche ai famigerati CPT (centri di permanenza temporanea), oggi CIE (centri di identificazione ed espulsione) e ai campi Rom.

    I due convegni di Bruxelles (Laicità e religioni) e Londra (20 settembre data europea)

    Per quanto riguarda le nostre battaglie laiche, non parlerò del Testamento biologico, sul quale rimando agli ultimi due numeri dell'Agenda Coscioni che hanno espresso compiutamente, a partire dal video di Paolo Ravasin, sia le nostre convinzioni e le nostre posizioni, coincidenti per altro con quelle del progetto di legge firmato da 101 senatori, sia la nostra denuncia della fuga di responsabilità di cui hanno dato prova i gruppi del PD di fronte al conflitto di attribuzione sollevato dalle due Camere contro le sentenze sul caso Englaro, sia infine la nostra preoccupazione che la tardiva conversione della CEI alla opportunità di legiferare in questa materia sia in realtà determinata dalla volontà di servirsi della legge per svuotare definitivamente sia il principio di autodeterminazione dell'individuo sia il principio del consenso informato. E' su questo terreno che dobbiamo prepararci ad affrontare lo scontro, con fermezza e intransigenza, ma anche con attenzione e apertura ad ogni possibilità di dialogo e ad ogni contraddizione.

    Sarebbe stupido infatti, negare o sottovalutare il fatto che ci troviamo di fronte ad un tentativo di riconquista, politica e non religiosa, dell'influenza e del condizionamento della Chiesa sugli schieramenti politici e sul potere legislativo in materia di libertà civili per tornare a controllare e limitare, attraverso la legge, la libertà di coscienza e la stessa libertà religiosa dei cittadini. Proprio per questo, perché dobbiamo attrezzarci ad affrontare una battaglia culturale e di civiltà probabilmente di lunga durata, penso che siano stati assai importanti i due convegni che Marco Pannella ha fermamente voluto e a cui ha lavorato con grande impegno tutta l'estate fra lo scetticismo - devo riconoscere - di molti di noi: il convegno di Bruxelles di fine agosto sul tema "laicità e religioni a confronto con i fondamentalismi", in cui è riuscito a coinvolgere personalità laiche e religiose di diversi paesi, teologi cattolici, protestanti, ebrei, rappresentanti della cultura islamica e di movimenti buddisti europei, associazioni per la libertà religiosa, esperti di diritto ecclesiastico.

    Il convegno che si è svolto a Londra il 20 settembre sul valore storico di questa ricorrenza che ha rappresentato il coronamento non solo del Risorgimento e dell'Unità d'Italia ma di un lungo, secolare processo europeo di laicizzazione della società e dello Stato che ha contribuito a liberare la stessa Chiesa dal temporalismo. Ne è nato un dibattito e una riflessione culturale e storiografica fra studiosi italiani, inglesi, francesi, un confronto che rimane aperto ad altri contributi e approfondimenti e che mi auguro possa conoscere altri appuntamenti.

    Nella stessa data a Roma, nel nostro consueto omaggio a Porta Pia, abbiamo dovuto contrastare non l'indifferenza e il burocratico disinteresse delle amministrazioni di centro sinistra, ma il contrapposto omaggio che l'amministrazione Alemanno ha voluto rendere non a coloro che liberarono la società italiana e la stessa Chiesa dal potere temporale dello Stato pontificio, ma a coloro che combatterono per difenderlo. Non assistiamo a una semplice caricatura clerico fascista. Siamo di fronte alle conseguenze di un revisionismo strisciante che comincia ad aggredire e devastare le fondamenta stesse della nostra convivenza civile.
    La scuola estiva della Associazione Luca Coscioni
    Quasi negli stessi giorni, per iniziativa di giovani universitari della Associazione Luca Coscioni, si è tenuto un esperimento di scuola politica estiva, una formula a cui abbiamo nel passato guardato sempre con scetticismo, ma che ha dato vita a un seminario che ha riscontrato l'interesse degli studenti e che ha avuto al centro del dibattito i temi della laicità, del liberalismo, del libertarismo, dei diritti civili, del rapporto fra etica e libertà con la partecipazione di filosofi, politologi, costituzionalisti oltre che di esponenti radicali: temi che purtroppo hanno segnato la distanza dalla contemporanea summer school , come l'hanno chiamata, che il PD ha negli stessi giorni tenuto a Cortona..

    Una delle organizzatrici, per l'Associazione Coscioni, di questa scuola estiva, Giulia Innocenzi, ha proprio durante lo svolgimento del seminario deciso di candidarsi alle primarie del PD per l'elezione del segretario della sua organizzazione giovanile, decidendo di riproporre anche in questa le questioni che, con la loro candidatura Marco Pannella ed Emma Bonino avevano posto a questo partito: questioni che non possono non riguardare le regole che devono caratterizzare un partito democratico e la sua reale apertura alla società e alle componenti della cultura laica, liberale e libertaria.

    Informazione


    Per parlare di informazione faccio un passo indietro in questa ricostruzione cronologica dei fatti.

    A partire dal 23 luglio è stata intrapresa un'altra azione nonviolenta, questa volta di occupazione della Commissione parlamentare di Vigilanza RAI, dopo l'ennesima votazione per l'elezione del Presidente andata vana per assenza del numero legale.

    L'obiettivo dell'iniziativa era garantire una convocazione ad oltranza, senza interruzioni fino a voto utile, come fu necessario fare nel 2002 quando le Camere non riuscivano ad eleggere due giudici della Corte Costituzionale, obiettivo in quella occasione raggiunto dopo un drammatico sciopero della sete di Marco Pannella cui si era unito Roberto Giachetti.

    A Marco Beltrandi si sono uniti a partire dal 27 luglio quasi tutti gli altri parlamentari radicali e l'iniziativa si è conclusa il 31 luglio dando atto ai Presidenti di Senato e Camera di avere comunque compiuto un passo sensibile nella direzione che noi avevamo dichiarato necessaria. I Presidenti delle Camere infatti, avevano assicurato che avrebbero convocato la Commissione di Vigilanza finalizzandone il lavoro al compimento dell'atto dovuto. Oramai alle convocazioni di settembre ci siamo arrivati, ma il problema Commissione di Vigilanza RAI, così come di un giudice della Corte Costituzionale, la cui elezione manca da un anno e mezzo, persistono e su questo non mancheranno gli aggiornamenti da parte dei parlamentari nel corso del dibattito.
    Se guardiamo a questo insieme di iniziative cui ho accennato solo in parte, dovremmo dire che la galassia radicale produce iniziativa e lotta politica, riesce nonostante tutto ad essere presente e dunque è viva e vitale. Ma una forza politica è viva e vitale solo quando può comunicare le proprie posizioni, le proprie proposte, le proprie azioni politiche, quando ha la possibilità di rivolgersi al Paese, quando gli viene riconosciuto il diritto di esporre le proprie opinioni e le proprie idee in contrapposizione a quelle dei propri avversari.

    Oggi, questa informazione con cui dobbiamo fare i conti, impedisce di fatto il formarsi di una libera opinione sui principali temi che interessano il vissuto della nostra società, perché è un'informazione sempre più incompleta, filtrata, orientata, sleale.
    Autofinanziamento


    Dal punto di vista dell'autofinanziamento interverrà a seguire Michele, però voglio dar conto del fatto che abbiamo voluto dare anche un altro valore alla straordinarietà del nostro incarico e di questa fase, ponendoci come obiettivo oltre a quello fissato dalla mozione sull'iniziativa politica specifica, anche quello di autofinanziare questa fase, questi quattro mesi di gestione e il debito verso terzi ereditato. Siamo molto lontani dal raggiungimento di questo obiettivo, ma manca ancora un mese e come dice spesso Marco quello che non si è fatto in tanto tempo, si può fare in pochi giorni.

    Non arrendiamoci, prendiamo esempio da Sergio Stanzani che nell'arco di 15 giorni, ha contattato una selezione di iscritti a Radicali italiani per il 2007 che non avevano rinnovato per il 2008 e che contattati per tre volte dal call center avevano risposto sempre negativamente, ma che sentendosi chiamare da un dirigente hanno avuto ovviamente una reazione diversa, anche perché hanno avuto modo di parlare e di chiarire quello che gli era poco chiaro o quello che gli era rimasto "indigesto". E qui, siamo tutti dirigenti nazionali, potremmo fare altrettanto, certo non siamo Stanzani e non abbiamo la storia di Sergio, ma possono bastare la stessa convinzione, la stessa motivazione e la stessa determinazione.

    Sono giorni che dico che avremmo dovuto registrarle quelle telefonate, ce ne sono state di bellissime, molto emozionanti.

    La selezione comprendeva 512 nominativi. Sergio è riuscito a parlare con 217 di loro ottenendo l'impegno all'iscrizione da 118 persone cui se ne aggiungono altri 32 che, mediante carta di credito, si sono iscritti contestualmente alla telefonata. Coloro che hanno confermato la risposta negativa sono stati 67, la maggior parte in relazione all'accordo con il Partito Democratico per le scorse elezioni, un'altra parte per ragioni economiche e in parte nettamente inferiore per la scelta della Rosa nel Pugno e il cosiddetto "caso Capezzone".

    Altri tabulati sono stati stampati e distribuiti fra altri dirigenti, selezioni che riguardano anche coloro che almeno una volta si sono iscritti a Radicali italiani, ma sull'esito di questi contatti ancora non abbiamo informazioni.

    Il congresso




    L'altra mozione particolare, che era stata approvata allo scorso Comitato, era volta a fare della conferenza Bar-Camp sulla crisi della democrazia e il caso Italia del 3-5 ottobre a Roma, un appuntamento del dibattito precongressuale di Radicali italiani. Questa tre giorni promossa e sponsorizzata da radioradicale.it si terrà il prossimo fine settimana e inizierà con un convegno su "Partecipazione e cittadinanza nella crisi della (non)democrazia", ma su questo interverrà Diego e gli altri che ci hanno lavorato che ci aggiorneranno sullo stato di avanzamento dell'organizzazione dell'evento e sui partecipanti.

    Inoltre, cogliendo quanto più volte Marco richiama sui radicali ignoti, abbiamo messo in conto di organizzare, in occasione del VII Congresso di Radiali italiani, un evento con i radicali storici, con coloro che hanno permesso, nonostante tutto, al Partito Radicale di esistere e di resistere. Coloro che per tanti anni - anche contro il senso comune, contro l'opinione corrente orientata da una disinformazione costruita a dovere, contro il vero e proprio genocidio culturale che ha, per molti aspetti, travolto l'immagine radicale e dei Radicali - hanno contribuito all'esistenza di quell'unico partito in Italia che, ormai da oltre cinquant'anni, vive garantendo continuità e durata alle sue iniziative. Vogliamo sottolineare il dato straordinario che caratterizza questo nucleo di cittadini che, per anni, hanno preso la tessera di iscrizione annuale, senza in molti casi, manifestarsi in altro modo.
    Molti di questi "Radicali storici" sono infatti anche "Radicali ignoti".

    In questa occasione vogliamo dargli un volto, far emergere la storia del radicale ignoto, dell'azionista dell'impresa radicale, sperando che in molti possano conoscere direttamente queste storie, questi percorsi, questi esempi, fra i Radicali più recenti e non solo.

    Nel ricercare negli archivi i Radicali storici ci siamo scontrati con una serie di problemi oggettivi, almeno per i primi venti/venticinque anni di storia del Partito non esistevano sistemi informatizzati, abbiamo avuto poi una fase in cui la registrazione di questi dati era appaltata all'esterno, insomma l'archiviazione di queste informazioni si è andata affinando nel tempo e pertanto esistono delle lacune.

    Iniziando ad analizzare i dati che emergevano dalle prime analisi, ci si è resi conto di quante informazioni, curiosità, aspetti su cui riflettere, potevano e possono venire fuori.

    Si è trattato di stabilire alcuni criteri della selezione, abbiamo sempre sostenuto che è radicale chi ha la tessera radicale e quindi innanzi tutto siamo voluti partire da coloro che tutt'oggi scelgono di iscriversi al Partito Radicale, quindi chi nel 2008 o almeno nel 2007 risulta iscritto e ha, per così dire, "un'anzianità" di iscrizioni di almeno 25 anni. Con questi parametri, sono un centinaio gli storici, certo mancano, almeno rispetto alla memoria di molti di noi, tanti nomi, vuoi perché negli ultimi anni hanno deciso di non rinnovare l'iscrizione, vuoi perché sono venuti a mancare, vuoi perché per alcuni periodi hanno scelto di non iscriversi.

    A me per esempio dispiace, perché quando abbiamo iniziato a parlare di radicali storici ho avuto subito, come primo riflesso quello di pensare al mio primo incontro/punto di riferimento nella sede del Partito Radicale e non tanto a chi da allora ho continuato a vedere. Era il 1980 ed era in corso la raccolta firme sui 10 referendum. Lei si occupava fra le altre cose di coordinare l'uscita dei tavoli. Fa parte di coloro che poi per un lungo periodo hanno scelto di non iscriversi e anche di coloro che sono prematuramente scomparsi. Ho avuto il piacere di re-incontrarla qualche anno fa, era Donatella Mariani.

    Credo che al di là di realizzare questa bella idea che ha avuto Marco di invitare costoro al Congresso di Radicali italiani, sarebbe importante e interessante realizzare uno studio più approfondito di analisi e di ricostruzione della storia del Partito, attraverso la storia dei suoi iscritti: di coloro che lo hanno scelto per decenni e di coloro che solo una volta, in occasione di una particolare iniziativa vi hanno aderito; di coloro che lo hanno scelto a quindici o venti anni e di coloro che lo hanno scelto a quaranta, sessanta, ottanta anni.

    Bene compagni, siamo a un mese dal Congresso e abbiamo obiettivi ambiziosi da raggiungere, mettiamoci l'impegno che è necessario, quello che è mancato nei tre mesi precedenti o più di quello cha abbiamo assicurato, ma diamoci da fare. Possiamo farcela.

    Buon Comitato a tutti.

    •   Alt 

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  2. #2
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  3. #3
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    Vi tengo d'occhio...

  4. #4
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    Comitato Nazionale di Radicali Italiani: la Mozione Generale approvata
    Il Comitato Nazionale si è svolto a Roma, dal 27 al 29 giugno 2008, presso la sede radicale.

    Roma, 29 giugno 2008

    Il Comitato Nazionale di Radicali italiani, riunito a Roma il 27, 28 e 29 giugno, udite le relazioni della Segretaria Rita Bernardini e della Tesoriera Elisabetta Zamparutti, le approva.



    Il Comitato fa proprie le ragioni che hanno portato la Presidente, la Segretaria e la Tesoriera del Movimento, elette dal Congresso di Radicali italiani del novembre 2007, a rassegnare le dimissioni a seguito della loro elezione alla Camera dei Deputati. Con le ultime elezioni politiche si è determinata una situazione inedita e straordinaria che ha portato interi gruppi dirigenti e partiti ad essere esclusi dalla rappresentanza parlamentare. I radicali, che nonostante umilianti e gravi divieti ad personam, hanno accettato di candidare nove suoi rappresentanti nelle liste del PD, e li ha visti inaspettatamente tutti eletti, costituiscono oggi, con la delegazione nei gruppi parlamentari del PD, l'unica forza laica, libertaria e autenticamente liberale presente in Parlamento. Il risultato elettorale ha confermato inoltre la fondatezza dell'analisi radicale sulla pluriennale mancanza di democrazia nel Paese: una situazione di vero e proprio regime, che si sostanzia nella sistematica negazione del diritto dei cittadini a conoscere per deliberare, che colpisce in particolare ogni iniziativa dei radicali. Secondo i dati del Centro d'Ascolto dell'Informazione Radiotelevisiva, nel periodo dal 15 aprile al 31 maggio 2008 le tre testate Rai hanno dedicato complessivamente agli esponenti radicali 4'25'' su 9h15'43'' di interventi in voce, pari allo 0,79%. Mentre le tre testate Mediaset hanno riservato ai radicali 2' e 23" pari allo 0,51% del totale delle 7h45'53" di tempo di parola.



    Il Comitato fa appello a tutti gli iscritti e militanti radicali per una immediata e straordinaria mobilitazione di opinione pubblica e istituzionale volta a conquistare la grande riforma che faccia della persona candidata ed eletta il soggetto costitutivo di ogni forma di aggregazione e rappresentanza politica in tal modo sottratta all'altrimenti inevitabile degenerazione partitocratica della democrazia. A tal fine afferma la necessità di assicurare quella forma di trasparenza e di partecipazione rappresentata dalla "anagrafe pubblica degli eletti"; uno strumento che, se adottato, potrà rendere conoscibile ai cittadini la documentazione relativa ai comportamenti istituzionali di tutti gli eletti, ad ogni livello: Parlamento, Regioni, Province, Comuni.

    Tale impegno costituisce una sfida per l'intero movimento che comporta, da parte del Comitato, la conseguente decisione di conferire piene funzioni statutarie di Segretario, Tesoriere e Presidente a chi avrà il compito di guidare Radicali italiani, fino alla scadenza congressuale annuale di novembre.



    Il Comitato pertanto delibera che, fino al prossimo Congresso, le funzioni di Segretario, Tesoriere e Presidente del Movimento siano esercitate rispettivamente da Antonella Casu, Michele De Lucia, Bruno Mellano.



    Mozione proposta dalla Direzione e approvata all'unanimità dal Comitato Nazionale di Radicali Italiani con i voti favorevoli di:


    Matteo Angioli, Salvatore Antonaci, Nicolas Ballario, Rocco Berardo, Carlo Loi, Guido Biancardi, Stefano Bilotti, Gian Piero Buscaglia, Michele Capano, Antonietta Caparrotti, Daniele Carcea, Werther Casali, Jolanda Casigliani, Antonio Cerrone, Deborah Cianfanelli, Antonella Spolaor Dentamaro, Valerio Federico, Andrea Furgiuele, Fabrizio Gambarini, Alessandro Gerardi, Michele Lembo, Aldo Martorano, Alessandro Massari, Mattia Panazzolo, Luca Perego, Alessandra Pinna, Luca Placidi, Sergio Ravelli, Alessandro Rosasco, Simone Sapienza, Wilhelmine Schett (Mina Welby), Claudia Sterzi, Donatella Trevisan, Valter Vecellio, Marco Beltrandi, Marco Cappato, Sergio D'Elia, Matteo Mecacci, Bruno Mellano, Marco Pannella, Maurizio Turco, Enzo Cucco, Alberto Garbellotto, Elisabetta Mirra, Corrado Cortese, Norberto Gallo, Giancarlo Scheggi.

  5. #5
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    Comitato Nazionale di Radicali Italiani: la Mozione Generale approvata a maggioranza
    la riunione del Comitato Nazionale si è svolta a Roma - presso la sede radicale - dal 26 al 28 settembre

    Roma, 28 settembre 2008

    Il Comitato nazionale di Radicali italiani, tenutosi a Roma dal 26 al 28 settembre 2008, udite le relazioni della Segretaria e del Tesoriere le approva.



    Il Comitato nazionale di Radicali italiani prende atto con soddisfazione che l’iniziativa rivolta ai diversi livelli della vita pubblica regionale provinciale e comunale oltre che a quello parlamentare per ottenere l’adozione di una Anagrafe pubblica degli eletti e delle istituzioni è stata validamente avviata attraverso l’invio di progetti di delibera ai Presidenti dei diversi Enti e con il coinvolgimento delle forze politiche sia di governo che di opposizione che ha riscontrato le significative prime adesioni di Presidenti di Regione, di Sindaci e di Consiglieri comunali di diverse parti politiche.



    Impegna gli organi del Movimento a proseguire ed intensificare l’iniziativa:



    - in primo luogo attraverso una mobilitazione delle associazioni radicali nei quattro fine settimana che ci separano dal Congresso attraverso la raccolta di firme e un impegno straordinario sul fronte dell’autofinanziamento; in particolare, nel quarto fine settimana di ottobre la concentrazione sarà nei capoluoghi di Regione.


    - Esprime il proprio apprezzamento per l’iniziativa di Rita Bernardini di registrare e diffondere su Radioradicale.it la seduta della Commissione Giustizia della Camera dei deputati, per rompere la prassi che impedisce la conoscenza diretta da parte dei cittadini dei lavori delle Commissioni parlamentari; invita i parlamentari radicali, ed altri che condividessero l’iniziativa, a fare altrettanto nelle rispettive Commissioni della Camera e del Senato di cui fanno parte. Uguale invito rivolge ai cittadini, alle associazioni radicali e agli eletti di altri partiti, che condividono l’obiettivo di questa battaglia, almeno per i dibattiti più significativi dei Consigli regionali, provinciali e comunali in tutti i casi in cui la registrazione dei dibattiti e la messa a disposizione dei cittadini non sia prevista e/o assicurata dalle diverse amministrazioni.

    - Impegna gli organi del Movimento a programmare la richiesta di calendarizzazione delle proposte di delibera dell’Anagrafe pubblica degli eletti in collaborazione con i parlamentari e i consiglieri che hanno già espresso la loro disponibilità e la loro adesione e in particolare ai consiglieri eletti nelle liste della Rosa nel pugno.


    - Invita i leader di maggioranza e di opposizione, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, a prendere in considerazione l’opportunità di far propria questa iniziativa di vera e propria riforma istituzionale per rendere tutti gli eletti conoscibili e valutabili, assicurando trasparenza e possibilità di partecipazione alla vita civile e politica del Paese.

    In questo quadro considera estremamente importanti gli appuntamenti dei prossimi giorni a partire dal convegno internazionale sull’obbligatorietà dell’azione penale che si terrà alla Camera dei deputati il 29 e 30 settembre e la conferenza-Bar Camp “La crisi della (non) democrazia”, che si svolgerà a Roma il 3, 4 e 5 ottobre per iniziativa di Radioradicale.it e che rappresenta un primo esperimento di largo coinvolgimento di Associazioni e Comitati di cittadini impegnati nella ricerca di strumenti di democrazia diretta e di partecipazione democratica.


    Prendendo atto della varietà e dell’interesse dei temi che sono stati proposti alla discussione da una vasta platea di soggetti che hanno annunciato la propria partecipazione, invita gli organi del Movimento a trarre da questo dibattito spunti per la costituzione delle commissioni del prossimo Congresso.



    Approva e sostiene la candidatura di Giulia Innocenzi a segretario dell’organizzazione giovanile del Partito Democratico. In particolare, fa proprie le ragioni della sua battaglia per tentare di trasformare le primarie che si svolgeranno il 17 e 18 ottobre in un evento di vera partecipazione democratica, per affermare i principi di legalità e di libertà di associazione e per poter portare al centro del dibattito dei giovani del Partito Democratico e non solo di essi, le lotte radicali di Luca Coscioni e Piergiorgio Welby, e per evitare il ripetersi di quanto accaduto in occasione delle precedenti primarie che portarono all’estromissione delle candidature di Marco Pannella ed Emma Bonino.


    Il Comitato di Radicali Italiani di fronte all’offensiva clericale sul testamento biologico, che secondo autorevoli esponenti vaticani non deve considerare come cure l’alimentazione, l’idratazione e la ventilazione artificiali, ribadisce la difesa e la tutela della volontà del malato, il suo consenso informato, il suo inalienabile e costituzionalmente garantito diritto alla liberà di scelta.



    Denuncia il persistere di una situazione che impedisce, ormai da mesi, l’elezione del presidente della Commissione di vigilanza sulla RAI e ormai da oltre un anno e mezzo l’elezione di un giudice costituzionale per responsabilità della maggioranza di Governo che sistematicamente e pervicacemente fa mancare il numero legale. Si tratta, ancora una volta, di due gravi vulnus a importanti organi istituzionali e di garanzia; la Commissione infatti è impedita ad esercitare i suoi poteri di indirizzo e di controllo sulle trasmissioni radio-televisive, mentre la mancata elezione di un giudice, che determina il mancato plenum, influisce indebitamente sul formarsi della volontà della Corte Costituzionale. Il Comitato si rivolge al Capo dello Stato affinché levi la sua voce per denunciare questa situazione intollerabile, anche facendo ricorso all’istituto del messaggio presidenziale alle Camere per richiamare il Parlamento ai suoi doveri.

    Il Comitato denuncia altresì come il servizio pubblico radiotelevisivo persista nella scientifica cancellazione dalla comunicazione politica e dai suoi palinsesti di ogni presenza e iniziativa radicale; conferma ulteriore di una sistematica negazione del diritto dei cittadini a conoscere per deliberare così come documentato, senza possibilità di smentita, dal Centro di Ascolto dell’informazione radiotelevisiva.

    Considerato che nel mese di agosto sono state presentate sei mozioni per il Congresso del Partito liberal-democratico e riformatore europeo (ELDR) riguardanti l'internazionalizzazione dell'anagrafe pubblica degli eletti; la valutazione degli effetti delle politiche proibizioniste alle Nazioni unite; la guerra nel Caucaso; "un mondo senza plastica"; gli stati "de facto" e la ratifica del protocollo dell'Organizzazione mondiale del Lavoro relativo ai diritti dei popoli indigeni, delibera la partecipazione di una delegazione radicale al Consiglio generale e al Congresso dell'ELDR che si terranno a Stoccolma dal 30 al 31 ottobre prossimi.



    Decide di fare del VII Congresso di Radicali italiani un’occasione di conoscenza e di valorizzazione delle storie, della militanza e dell’impegno dei Radicali storici, che molto spesso sono anche “Radicali ignoti”.


    Questo evento può rappresentare l’inizio di un approfondimento dell’analisi e della ricostruzione della storia del Partito, attraverso quella dei suoi iscritti: di coloro che lo hanno scelto per decenni e di coloro che solo una volta, in occasione di una particolare iniziativa vi hanno aderito; di coloro che lo hanno scelto a quindici o venti anni e di coloro che lo hanno scelto a quaranta, sessanta, ottanta anni.



    Il Comitato invita tutti gli iscritti e i militanti radicali a far conoscere questa delibera in vista del Congresso che si terrà dal 30 ottobre al 2 novembre 2008.



  6. #6
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    Radicali Italiani: da oggi a domenica, riunione del Comitato Nazionale


    Roma, 9 gennaio 2009

    Da oggi, venerdì 9 gennaio, fino a domenica, a Roma, presso la sede del Partito Radicale (via di Torre Argentina, 76 - 3° piano), si tiene la riunione del Comitato Nazionale di Radicali Italiani.


    I lavori si apriranno alle ore 16, con la relazione della Segretaria Nazionale Antonella Casu e del Tesoriere Michele De Lucia, e proseguiranno fino al pomeriggio di domenica. Interverranno, tra gli altri, il Presidente di Radicali Italiani Bruno Mellano, i parlamentari della delegazione radicale nel gruppo del Partito Democratico e tutti i dirigenti di Radicali Italiani.

  7. #7
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    Radicali Italiani: si sono aperti i lavori del Comitato Nazionale


    Roma, 9 gennaio 2009

    Sono in corso a Roma, presso la sede del Partito Radicale, i lavori della prima giornata del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, che proseguiranno fino al pomeriggio di domenica 11 gennaio.
    E' presente il Senatore Riccardo Villari, Presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai, membro di diritto del Comitato in quanto parlamentare iscritto a Radicali Italiani.
    Sono inoltre presenti, e interverranno nel corso della tre giorni, tutti i dirigenti di Radicali Italiani e i parlamentari della delegazione radicale nel gruppo del Partito Democratico.
    I lavori si sono aperti con l'elezione di Gianfranco Dell'Alba a Presidente del Comitato e con le relazioni della Segretaria Nazionale Antonella Casu e del Tesoriere Michele De Lucia.
    Al centro della relazione di Antonella Casu i numerosi fronti della politica radicale, in particolar modo la campagna per l'istituzione dell'anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati, che Radicali Italiani sta portando avanti dall'autunno scorso. Diversi Comuni, Province e Regioni hanno raccoltola proposta dei radicali, accogliendo ordini del giorno su questa iniziativa o calendarizzando le proposte di delibera ricevute da Radicali Italiani. In molte città, inoltre, è stata completata o è in corso la raccolta firme sulla proposta di delibera di iniziativa popolare per l'istituzione dell'anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati.
    Antonella Casu si è rivolta ad entrambi gli schieramenti politici, affinché, anche a fronte dell'attuale crisi della politica, facciano propria questa campagna con un sostegno non burocratico, ma convinto e deciso per conquistare una concreta e feconda riforma delle istituzioni, e per un rapporto finalmente trasparente tra elettori e classe dirigente del Paese.

  8. #8
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    Radicali Italiani: Gianfranco Dell'Alba eletto Presidente del Comitato Nazionale


    Roma, 9 gennaio 2009

    In apertura dei lavori della prima giornata, Gianfranco Dell'Alba è stato eletto Presidente del Comitato Nazionale di Radicali Italiani.

    Gianfranco Dell'Alba è nato a Livorno il 24 maggio 1955 è sposato ed ha tre figli.

    Segretario Generale dell'Associazione Non c'è Pace senza Giustizia,è stato parlamentare europeo radicale dal 1994 al 2004 e capo di gabinetto del ministro per le Politiche europee Emma Bonino dal 2006 al 2008. Radicale storico ha animato molte delle campagne transnazionali del Partito Radicale. E' stato funzionario delle Nazioni Unite e del Parlamento Europeo, è inoltre membro dell'European Council on Foreign Relations.

  9. #9
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    Comitato Nazionale di Radicali Italiani: la relazione della Segretaria Antonella Casu


    Roma, 9 gennaio 2009

    Care compagne, cari compagni
    questa è la prima riunione del Comitato Nazionale, innanzi tutto voglio dare il benvenuto a coloro che fanno parte per la prima volta del Comitato che sono, quest’anno, un terzo dei componenti eletti.
    Siamo usciti dal nostro ultimo Congresso convinti e consapevoli che la possibilità stessa di continuare ad assicurare quella R/esistenza radicale che ha consentito per oltre mezzo secolo di lotta di conseguire importanti obiettivi di riforma, fosse oggi sempre più messa in discussione dal tentativo di cancellare con la violenza dell’illegalità e della non-democrazia la nostra stessa esistenza.
    E’ da 50 anni che il soggetto Radicale assicura la resistenza nei confronti del regime, e dinanzi alle cose che vengono fuori, rispetto agli altri partiti, sarebbe forse l’ora di comprendere che qualcosa dovrebbe pur significare il fatto che noi siamo oggi il più antico partito del nostro paese. Perché il nostro modo di far politica è altro rispetto ai chiacchiericci vari che vedono accomunati gli altri partiti. Se siamo il più antico partito è perché siamo anche per natura e storia non solo nazionale, ma anche transnazionale, non solo laico, ma anche democratico e nonviolento.
    Questa nuova stagione di Resistenza radicale possiamo assicurarla solo tenendo presente che la priorità profonda, per tutti i soggetti radicali, deve essere quella di essere parte organizzata, partito organizzato in funzione e grazie alla cultura e all’esempio che siamo stati in questi 50 anni, al diverso costume possibile che abbiamo dimostrato poter esserci.
    Parlo in questi termini anche se sto parlando a nome di Radicali Italiani, perché innanzi tutto credo che potremo farcela, ancora una volta, solo se si crea una sorta di riorganizzazione volta a convogliare tutte le energie e le risorse per il rilancio del Partito Radicale e poi perché in qualche modo Radicali Italiani nasce nel 2001 con una propria autonomia e un proprio assetto statutario, per pianificare e incardinare le iniziative sul fronte italiano, ma per essere anche sponda italiana delle iniziative transnazionali per consentire una crescita e un rilancio del Partito Radicale transnazionale, ma su questo tornerò in conclusione della mia relazione, che temo sarà un po’ lunga, ma è il frutto di un lavoro comune che vede il contributo di diversi compagni, della Giunta e non solo, contributo che si sta dimostrando prezioso per Radicali italiani e non solo.
    Dopo questa premessa generale, veniamo ai punti specifici e alla capacità di governo dei Radicali sui diversi fronti. Parto, non a caso, dalle novità di inizio d’anno.
    LAICITA’
    Il 2009 si apre, per quel che riguarda i temi relativi ai rapporti tra stato e chiesa e alla laicità dello stato, con notizie e preavvisi inquietanti. Avete tutti letto la notizia della decisione dello Stato del Vaticano, di sottoporre le leggi della Repubblica italiana ad un vaglio selettivo, facendo cadere il loro recepimento “quasi automatico”, che era la formulazione concordataria della materia. In mancanza di informazione all’altra parte contraente, cioè allo Stato italiano, l’iniziativa vaticana appare un vulnus ai patti lateranesi del 1929, come a quelli del 1984. Quale che possa essere il giudizio complessivo, a partire da quello di Marco Pannella - per il quale l’iniziativa vaticana può significare una sorta di “incriminazione della legislazione delle istituzioni italiane” - l’episodio non deve essere sentito come inaspettato: è quanto ha notato anche il professor Rodotà, quando ha sottolineato l’ambizione “planetaria” di “fare dei princìpi della chiesa l’unico criterio di legittimazione di qualsiasi norma, di qualsiasi forma di regolazione giuridica, in ogni luogo del mondo”, nel richiamo alla sola autorità di san Tommaso e alla “immutabilità” necessaria di “concetti e valori” anche giuridici e legislativi. La chiesa ratzingeriana rinnova, anche attraverso atti come questo, la sua pretesa alla sovranità universale, non solo spirituale ma anche mondana, costantiniana. Non ci troviamo di fronte ad una chiesa preoccupata solo della sua “immagine”, come ha denunciato il ministro Brunetta: sembra piuttosto di essere ritornati all’epoca di Bonifacio VIII, il papa che concepì il disegno di una Chiesa romana al di sopra delle genti e degli Stati, tutti ad essa sottomessi: l’interventismo della chiesa cattolica spazia non solo più in termini pastorali, ma sempre più in termini diplomatici, come rapporto tra Stati: in Europa, contro Zapatero accusato di “statolatria laicista”, contro Sarkozy per la mozione francese all’ONU contraria al perseguimento penale dell’omosessualità ancora in vigore in tanti paesi del mondo, o contro la legislazione inglese in materia di staminali e di libertà di ricerca sulla bioetica; ma anche, larvatamente ma puntualmente, negli USA, contro il nuovo presidente sospettato di volersi allontanare dalle posizioni fondamentaliste del presidente Bush in tema di aborto e sulle questioni etiche.
    La recente iniziativa vaticana attiene alla sfera dei rapporti interstatali, diplomatici. Forse non è la più essenziale, per capire quale sia la portata dei problemi che dobbiamo affrontare. Dobbiamo guardare con preoccupazione all’avvicinarsi di scadenze che si svolgeranno all’interno del nostro parlamento, delle istituzioni italiane. Parliamo delle questioni relative alle libertà civili e ai valori etici, come sono il testamento biologico e le unioni civili. La situazione parlamentare desta più di una preoccupazione. Non solo e non tanto per ciò che riguarda le posizioni dei nostri avversari, quanto per i segnali che vengono da parte di forze che dovrebbero aver qualche cura della questione laicità. Il professor Marino, parlamentare PD, ha recentemente lamentato che il suo partito non abbia preso ancora posizione sul suo disegno di legge sul testamento biologico, un disegno di legge firmato, peraltro, da 101 senatori. Marino ha parlato in vista della riunione dei gruppi parlamentari del PD convocata per il 16 gennaio, ammonendo che se si dovesse verificare un cedimento verso la legge voluta dalla senatrice Paola Binetti e dal sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella si porrebbero i medici di fronte al dilemma se violare la legge o il codice deontologico. E il rischio di cedimenti - o di un ulteriore rinvio delle scelte - nella riunione del 16 prossimo è, a parere del prof. Marino, grandissimo. Per quel che riguarda la legislazione per le coppie di fatto, gay o no, perfino una proposta molto contenuta, come è quella avanzata dal ministro Rotondi, viene respinta, pur nella sotterranea,ormai diffusa consapevolezza che la situazione si è fatta insostenibile: ma proprio in questa consapevolezza si nasconde forse il pericolo di una soluzione inadeguata, messa lì tanto per tacitare i peggiori risentimenti.
    Ma anche fuori del Parlamento si presentano problemi e situazioni per i quali l’opposizione ad ogni ragionevole riforma è fortissima, e minaccia interventi a ripetizione: pensiamo alla questione della RU 486, per la quale era stata annunciata entro il 2008 la delibera dell’Agenzia del Farmaco per la sua introduzione: ebbene, della delibera non si ha più notizia, mentre deputati e senatori di Pdl, Lega, Udc, nonché 40 del Pd (tra i quali la senatrice Binetti) hanno presentato una mozione che impegna il governo ad adottare “gli opportuni provvedimenti” perché l’iter di approvazione della pillola venga sospeso; o anche pensiamo alla “pillola del giorno dopo”, ottenibile attualmente in Italia solo con ricetta medica (diversamente che in tutta Europa e negli USA), una prassi che ha aperto la strada al fenomeno della cosiddetta obiezione di coscienza, che spesso costringe le donne a penose vie crucis negli ospedali, per farsi prescrivere il farmaco.
    Queste vicende richiamano, quando non addirittura si sovrappongono con il dramma di Eluana Englaro. Non sappiamo ancora come esso si risolverà, anche se i tempi sono ormai in scadenza; ma i segni premonitori di un violentissimo scontro, voluto e fomentato da un ampio schieramento di clericali o affini, ci sono tutti. Il fatto più sorprendente e inaccettabile di questi ultimi giorni è stato, non v’è dubbio, l’atto di indirizzo del ministro Sacconi, con il quale si sono minacciate ritorsioni sul piano amministrativo per quelle strutture ospedaliere che osassero dare seguito positivo alle pronunce, compresa quella della Corte di Cassazione, che consentivano il dar corso alle procedure atte a far rispettare la volontà di Eluana. Mi pare si possa tranquillamente dire che l’opinione pubblica italiana, e forse non solo italiana, è drammaticamente colpita dall’ostinazione di quelle forze che si oppongono alla libera scelta di una morte dignitosa, imponendo a tutti i propri convincimenti. E’ un’altra manifestazione di quelle formule feticistiche e irrazionali che Marco Pannella denuncia come presenti e forse dominanti nel mondo clericale e fondamentalista. Credo di esprimere i sentimenti del Comitato inviando alla famiglia di Eluana, e in particolare al signor Beppino Englaro, i sentimenti di una solidarietà partecipe e affettuosa per il coraggio, la dignità e il senso di responsabilità con il quale, in piena autonomia, egli sta conducendo contro questi avversari la sua difficilissima e dolorosa battaglia.
    Colgo l’occasione, anche grazie a Radio Radicale che trasmette in diretta questi nostri lavori, per dare appuntamento a tutti alla FIACCOLATA PER LA LIBERTA' DI ELUANA che si terrà domenica 18 gennaio, a partire dalle ore 17.30 in piazza Diaz, di fronte al Comune, a Lecco.
    I diversi episodi che ho ricordato rientrano tutti nello specifico del problema, storico prima ancor che politico, dei rapporti tra stato e chiesa in Italia. Siamo ben lontani, come tutti possono constatare, dall’auspicio cavourriano del “libera Chiesa in libero Stato”, e non perché la chiesa trovi in Italia una qualche restrizione nella manifestazione pubblica del proprio magistero ma, al contrario, perché di giorno in giorno, sempre più, è lo Stato a cedere visibilmente parte della propria sovranità effettuale alle iniziative della chiesa, dei suoi organi, ma anche solo dei suoi zelanti difensori italiani. Non v’è tema di libertà civili, ormai, sul quale si possa muovere un passo in direzione di riforme laiche in sintonia con quanto avviene in gran parte del mondo.
    L’Italia appare tornata molto indietro, ad un clima sociale e civile che sembrava fosse stato spazzato dalle grandi iniziative laiche promosse da noi, dal partito radicale di Pannella e di Ernesto Rossi, assieme a pochi altri, i Fortuna e i Baslini, i Terracini, che hanno dato al paese le prime leggi laiche dopo Porta Pia. Meritoria, dunque, l’iniziativa assunta da Marco Pannella di celebrare quella data, in chiave europea, a Londra, il 20 settembre scorso. Così come doveroso l’appello di Marco Pannella al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, perché rivolga la massima attenzione a certi episodi, ad iniziative di sapore, quanto meno, anticoncordatario: “l’Italia di Luca Coscioni, di Piergiorgio Welby, di Eluana Englaro – ha osservato Pannella - oltreché del voto sul finanziamento pubblico dei partiti, del voto per le riforme istituzionali americane, questa Italia insomma, è al di fuori della sua nozione di imparzialità, perché per lui non esiste”. Al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, rivolgo il mio e nostro più sincero augurio perché possa svolgere il suo alto compito nello spirito che fu di De Nicola e di Einaudi, serenamente ma doverosamente attento ai valori dello stato laico.
    Noi radicali possiamo rivolgere questo caldo e sincero appello, perché abbiamo la coscienza di interpretare sentimenti, idee e volontà largamente presenti, addirittura maggioritarie, nell’opinione pubblica, quell’opinione pubblica che tutte le statistiche, le inchieste, i sondaggi mostrano come sempre più capace di assumere responsabilità etiche nate da libere scelte, da autodeterminazioni consapevoli, non semplicemente dettate o imposte dall’autorità ecclesiastica. Il nostro anticlericalismo è intriso, peraltro, di spiriti che non esito a definire religiosi, di quella religiosità civile che già mosse i liberali, i cattolici risorgimentali, da Cavour a Manzoni oltreché a Mazzini. E non è casuale che ancora in questi giorni Marco Pannella e il Partito Radicale nonviolento, transnazionale e transpartio si siano impegnati nella difesa dei diritti e della stessa vita delle popolazioni cristiane e cattoliche dei montagnard vietnamiti, come non fu casuale che la battaglia per la fame nel mondo, per il diritto alla vita e la vita del diritto, vedesse i radicali spingersi, con le loro marce di Pasqua, fino a Piazza San Pietro, attenti alle parole di papa Giovanni Paolo II, che su quei temi era sensibile ed aperto.
    Da laici, da credenti laici, respingiamo la pretesa del mondo clericale di essere l’unico depositario della verità e delle verità etiche. La grande complessità del mondo di oggi ha respinto, sul piano politico, l’idea a lungo carezzata, di un mondo unipolare sul piano politico-strategico. Ma il mondo non è unipolare nemmeno per quanto riguarda i valori etici, la morale, i temi della vita. Mi pare giusto ricordare qui ancora una volta l’attenzione mostrata da Pannella per i valori e la moralità del mondo buddista tibetano, espressi dal Dalai Lama anche in occasione del recente incontro avuto a Dharamsala. In questo mondo così complesso, i grandi temi etici non possono essere affrontati civilmente e fruttuosamente se non attraverso un dialogo laico, incardinato in istituzioni democratiche efficienti e rispettose. E in questo senso, diciamolo francamente, l’Italia è molto indietro, insensibile e chiusa.
    Il quadro, come si vede, presenta luci oltreché ombre, ma questo non deve autorizzarci a dismettere la nostra vigilanza, la nostra iniziativa. L’anno che dovremo affrontare sarà, sui temi della laicità, difficilissimo.
    PARTITO DEMOCRATICO
    Il PD è stato investito da un’ondata di inchieste giudiziarie che hanno messo in crisi come in Abruzzo o a dura prova (Calabria, Basilicata, Campania) le Amministrazioni governate dal centro-sinistra. Un terremoto giudiziario che, come avevamo previsto, rischia di trasformarsi e in parte si è già trasformato in terremoto politico. Da allora si è aperto, all’interno del partito, un dibattito sulla cosiddetta “questione morale”. E’ una nuova tangentopoli? E’ un complotto della magistratura? E’ un avvertimento delle procure in vista di un possibile compromesso fra il PD e il centro destra sulla giustizia? Domande inutili e fuorvianti.
    Anche se le nostre analisi sul malfunzionamento della giustizia italiana hanno trovato sempre più precise conferme, noi non abbiamo motivo di modificare l’atteggiamento che abbiamo sempre avuto non solo durante Tangentopoli, ma prima ancora sul caso 7 aprile e perfino sul caso Tortora. Anche oggi, come allora, attendiamo che si posi a terra questo gran polverone per sapere alla fine quali prove resteranno e quali e quanti imputati saranno rinviati a giudizio e quanti, dopo il processo, condannati.
    Ma non abbiamo bisogno di attendere quel momento per sapere che da quel mare di intercettazioni, anche se non emergessero reati, emerge il quadro di un malcostume politico e amministrativo, fatto di occupazione da parte dei partiti delle istituzioni, di annullamento di ogni distinzione fra funzioni politiche di governo e funzioni amministrative, di commistione indecente tra funzioni pubbliche e interessi privati. Sarà pure una questione morale, ma è soprattutto e prima di tutto una questione politica: una questione di regole, di rispetto delle regole e quindi di legalità nella nostra vita pubblica, e una questione di democrazia nelle modalità elettorali di selezione delle classi dirigenti ad ogni livello di rappresentanza istituzionale e nella vita interna dei partiti.
    Su tali questioni i capaci di tutto del centro destra hanno ricette molto semplici. Rendere con un tratto di penna lecito ciò che oggi è o dovrebbe essere illecito, legittimo ciò che è o dovrebbe essere illegittimo e, per quanto riguarda la loro organizzazione politica, continuare ad affidarsi alle logiche padronali di Forza Italia estendendole all’intero Popolo della libertà.
    Ma il PD, ma le altre forze politiche di centro sinistra? Possono continuare ad essere buone a nulla e incapaci di tutto? Ci saremmo attesi, proprio di fronte a questa crisi amministrativa e politica, da Veltroni e dal vertice PD una pronta adesione e una impegnativa iniziativa di tutto il partito e di tutte le sue rappresentanze in favore della nostra iniziativa per l’istituzione dell’Anagrafe pubblica degli Eletti e dei Nominati. Abbiamo invece avuto assicurazioni burocratiche e la solita disattenzione politica. Eppure siamo a un punto che l’identificazione della politica, esclusivamente con il potere, rischia di essere soffocante e suicida. Il PD paga il prezzo di non aver voluto un vero processo costituente che per essere tale doveva essere un vero processo fondativo di una nuova forza politica e di essersi accontentato del “malriuscito amalgama”, per dirla con D’Alema, dei due vecchi apparati della Margherita e dei DS. Oggi è impossibile tornare indietro, ma è anche difficile guardare avanti senza aver prima colmato quel vuoto. Ma chi dovrebbe o potrebbe colmarlo, gli stessi che non lo hanno fatto quando avrebbero dovuto e potuto?
    Pannella ha giustamente fatto osservare al Presidente Napolitano che, quando si invoca un “nuovo costume politico”, si chiede implicitamente una alternativa all’attuale mal-costume. Come potrebbero assicurarla coloro che ne sono i principali responsabili? Noi possiamo con orgoglio rivendicare di esserne estranei e quindi di avere titolo per candidarci ad essere protagonisti di quella alternativa. Lo diciamo innanzitutto a coloro che, pur riconoscendoci meriti, magari avendo anche votato a volte per noi, ci disconoscono la capacità di soggetto politico alternativo, la capacità di forza di governo, come – e molto più di altre – siamo effettivamente stati anche e soprattutto dalla opposizione. E non si rendono conto così facendo che danno una mano a quanti invece proprio per questo motivo tentano di espellerci e di cancellarci. E si comportano come coloro che, con un comprensibile automatismo e una incomprensibile rimozione, quando parlano di episodi di malcostume dicono che “tutti i partiti” ne sono coinvolti ma non perché ci pensino davvero coinvolti, no perché semplicemente non ci riconoscono come soggetto politico, non ci riconoscono come partito. E forse in questo mondo intriso di cultura controriformista, hanno ragione loro. Siamo qualcosa di altro, qualcosa di radicalmente diverso siamo dei riformatori. Ma continuando a cercare le soluzioni solo all’interno di quel mondo, e ad ignorare chi ne è fuori, potranno trovare solo qualche altra mediocre controriforma.
    Il Presidente della Repubblica continua ad invocare il dialogo sulle riforme. Ma dal dialogo fra queste forze politiche può nascere solo o la più sterile delle contrapposizioni o il più mediocre dei compromessi. Il PD si interroga. Stretto fra Di Pietro e i fautori del dialogo, dichiara disponibilità ed erge paletti. Un partito non dico riformatore, anche semplicemente riformista come il PD dichiara di essere, ha un solo modo di affrontare il confronto parlamentare ed è quello di chiarire quale è il suo progetto di riforme.
    Se ci fosse un progetto, dalla chiarezza della sue proposte, si potrebbe affrontare il confronto e, anche, un dialogo costruttivo. Dalla chiarezza della posizioni potrebbero nascere anche compromessi seri. Nessun compromesso serio può nascere da un progetto assente e da posizioni evanescenti. Ma questa è esattamente oggi la situazione del PD. Che ne è del collegio elettorale sia pure a doppio turno che era iscritto nel programma del PD prima delle elezioni? Cosa è rimasto della dichiarazione di volontà dello stesso Veltroni di porre mano alla riforma della obbligatorietà dell’azione penale e del riconoscimento che essa, di palese impossibile realizzazione, lascia un illimitato potere discrezionale alle procure?
    GIUSTIZIA
    La Riforma della Giustizia, grida da tempo Marco Pannella, è la più grande questione istituzionale e sociale del nostro Paese.
    Sembra che se ne siano accorti nel centrodestra e persino nel centrosinistra, ora che parti consistenti del suo gruppo dirigente rischiano di essere spazzate via da vari filoni di indagini giudiziarie. Ma da una parte e dall'altra appaiono poco credibili per la storia breve o lunga che li ha attraversati.
    Nel suo discorso programmatico d'insediamento, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nominò la parola "Giustizia" solo per legarla al problema della sicurezza, cavallo di battaglia vincente della campagna elettorale del Popolo delle Libertà. D'altra parte, quando ne ebbe la possibilità, governando con una solidissima maggioranza per ben 5 anni dal 2001 al 2006, non fece alcunché seppure avesse liquidato i referendum radicali in tema invitando gli elettori a far mancare il quorum perché, tanto, quelle riforme le avrebbe fatte lui. Parlavo di credibilità. E allora parliamo anche del centrosinistra che ha fatto un convegno alla fine di novembre con al banco della Presidenza ben quattro ex Magistrati da tempo prestati alla politica: Anna Finocchiaro, Lanfranco Tenaglia, Felice Casson e Donatella Ferranti. Certo, oggi ascoltiamo Luciano Violante fare aperture sull'invasività delle correnti nel CSM o sull'obbligatorietà dell'azione penale; aperture impensabili a leggere la sua biografia politica fatta di silenzi di decenni sull'arbitrarietà dell'azione penale e sull'intoccabilità dei magistrati; ma se vogliamo parlare di Riforme, la Riforma della Giustizia del PD semplicemente non esiste, al massimo si arriva a prevedere qualche aggiustamento sulla velocizzazione e razionalizzazione dei processi, ma il sistema – secondo le proposte avanzate – deve rimanere quello che è.
    Quando Marco dice che dobbiamo candidarci al Governo, non al potere, ma al Governo, in virtù di quello che la nostra storia dimostra, trova riscontro immediato anche sul fronte della giustizia.
    Sulla Giustizia, se proviamo a mettere in fila solo i referendum promossi dai radicali, viene semplicemente fuori "la Riforma". Ma non quella alla Veltroni di "le riforme non si impongono, si condividono" o quella di Berlusconi "le riforme non si fanno con i colpi d'accetta referendari". Ma quella che presuppone un grande dibattito nel Paese e nelle istituzioni, dove dopo un confronto vero fra idee diverse si arriva al voto, non ai papocchi che già si preannunciano con le condivisioni partitocratiche.
    Tutto questo, la Riforma Americana della Giustizia, è stata proposta dai radicali non astrattamente con operazioni di ingegneria legislativa, ma partendo dal vissuto delle persone, siano state esse gli Enzo Tortora, o l'ultimo detenuto senza voce e senza diritti, ignudo e al freddo (come abbiamo scoperto a San Vittore), ammassato senza aria e senza spazio vitale in una cella per 21 ore al giorno. Dall'inizio di questa legislatura i parlamentari radicali hanno visitato 42 istituti penitenziari, 6 Centri per extracomunitari, 5 campi nomadi. Con l'iniziativa di ferragosto di Radicali Italiani di visita nelle carceri e di richiesta dati attraverso il questionario inviato a tutti gli Istituti Penitenziari, è stato possibile reperire dati certi sull'allarmante sovraffollamento e sull'inaccettabile carenza del personale, sia esso di custodia che di assistenza e aiuto (educatori e psicologi). Quest'iniziativa ha consentito ai parlamentari radicali di presentare documentate interrogazioni e interpellanze. E proprio ieri, in questa sede si è tenuto un importante incontro con i garanti dei diritti dei detenuti regionali e comunali, promosso da RI e dai parlamentari della delegazione radicale nel gruppo del PD, al quale hanno partecipato anche numerosi rappresentanti di associazioni che operano nel settore delle carceri e della giustizia per approfondire, in particolare, gli aspetti riguardanti l’istituzione della figura del garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà.
    Lo stesso Comitato Calamandrei, che proprio in questi giorni prenderà forma statutaria, si è già mosso con iniziative – convegno sui distacchi dei magistrati e convegno sull'obbligatorietà dell'azione penale – che hanno ispirato le proposte di legge radicali depositate in parlamento.
    ECONOMIA
    Da quasi un trentennio i Radicali con grande coerenza, nel denunciare l’aggravarsi dei nodi strutturali che soffocano il paese, conseguenza di un regime partitocratico sempre più invasivo, avanzano proposte concrete di governo delle istituzioni e anche dell’economia. A partire dall’ineludibile questione del risanamento della finanza pubblica – disastrata dalle politiche clientelari del regime – attraverso una forte azione di razionalizzazione e riduzione della spesa corrente, con l’obiettivo di un sicuro e progressivo rientro dal debito la cui inarrestabile esplosione è l’emblema del malgoverno di decenni di sistema partitocratico. Dall’equivalente dei 100 miliardi di euro del 1979 si è ora ad oltre 1.600 miliardi. E’ pesante il “contributo” che ogni cittadino italiano deve pagare ogni anno per onorare il debito di regime: oltre 1.300 euro!
    Il rientro dal debito – come ci ricorda Marco Pannella – è stato al centro delle battaglie radicali dell’ultimo quarto di secolo. E al centro delle articolate proposte di governo riformatore dell’economia che abbiamo avanzato dall’agosto 2007, presentate dai nostri parlamentari già nella precedente legislatura. Oggi, con il nostro enorme debito pubblico, e con gli oltre 80 miliardi di euro che dobbiamo bruciare soltanto per pagare gli interessi passivi dell’anno, ci sono scarsissimi spazi di manovra per politiche di sostegno all’economia e all’occupazione, come invece sarebbero necessarie in questa fase della crisi. Per questo non dobbiamo abbassare la guardia del risanamento e nel contempo aprire una fase di forti riduzioni della spesa corrente con decisi tagli degli sperperi che la caratterizzano. Oggi, il Governo sta affrontando la crisi con misure spesso inadeguate e comunque dispersive e assolutamente non incisive. Ma l’opposizione del Partito Democratico, aldilà delle buone intenzioni, è altrettanto fumosa nelle proposte, che mai affrontano – come noi chiediamo – i nodi strutturali del paese. Un esempio eclatante ci viene dal tragico “non sistema di welfare”. Di fronte allo sfascio di un sistema con una spropositata area di “pensioni di giovinezza” che comporta una scandalosamente scarsa copertura della disoccupazione per il 70% dei lavoratori, la nostra proposta di governo continua ad essere di una linearità assoluta: alzare a livelli europei l’età pensionabile (ed equiparare le donne, come richiesto sempre da Emma Bonino) e, con queste risorse costruire un vasto sistema di sicurezza sociale che possa coprire la stragrande maggioranza dei lavoratori. Quando come Radicali siamo stati – un tempo tra i pochi – a difendere la flessibilità derivante dalla Legge Biagi, eravamo anche i soli a chiedere che la riforma Biagi fosse completata con l’attuazione del Libro Bianco che, appunto, faceva accompagnare la flessibilità alla sicurezza. Le chiusure conservatrici e corporative, sia della sinistra sia della destra, hanno finora bloccato questo processo di riforma. E sono sempre stati i Radicali, unica forza politica, a dire con chiarezza che l’attuale grave crisi è una crisi nel mercato e non del mercato. Questa situazione ha fatto risvegliare gli appetiti nascosti di uno Stato che vuole rientrare nell’economia. Il che significherebbe per l’Italia dei gravissimi pericoli di aggravare lo stato di inefficienza, clientelismo e partitocrazia che ci ha funestato per lunghi decenni. Come sbagliavano le forze che - dietro la facciata di un falso liberismo – eliminavano tutte le “regole e gli strumenti” necessari per il corretto funzionamento del mercato, con le conseguenze della grave crisi finanziaria che ha colpito il mondo, sbagliano coloro (e tra questi annoveriamo anche l’ineffabile Ministro Tremonti) che tentano di affrontare la crisi con dosi massicce di interventismo statale. La posizione di governo dei Radicali non è caduta e non cade in questo falso dilemma: crediamo nel libero mercato ma siamo consapevoli che, affinché esso si dispieghi bene e correttamente, siano necessarie delle chiare, trasparenti regole del gioco. La mancanza di regole è nemica del libero mercato e favorisce solo i furbi e i monopolisti.
    L’attuale grave crisi, con il rilancio di un nuovo “interventismo statale” sembra aver “mandato in soffitta” la necessità di realizzare una completa liberalizzazione dell’economia, con la privatizzazione di tanti pezzi di proprietà pubblica sia statale sia, soprattutto, delle amministrazioni locali. E’ una battaglia che i Radicali hanno sempre condotto e che rilanciano ora – proprio come forza di governo – per rendere più competitiva, efficiente, giusta la nostra struttura economica. Infine, ma è questo il tema fondamentale, proprio di fronte alla crisi bisogna combattere l’arroccamento protezionista. Vi sono troppe incertezze nel mondo e in Italia. Sono troppi coloro che sembrano affascinati dalle sirene del protezionismo. I Radicali, anche in questo, coerentemente si battono per il libero scambio: unica vera alternativa per un rilancio effettivo della crescita. Avendo sempre ben presente che i protezionismi che fiorirono dopo la prima guerra mondiale causarono soltanto miseria, fascismo e guerra.
    ANAGRAFE PUBBLICA DEGLI ELETTI E DEI NOMINATI
    Tutti questi aspetti fino ad ora toccati, la giustizia, l’economia, la necessità di selezionare in altro modo le classi dirigenti, hanno a che vedere con la cosa pubblica e con la nostra iniziativa per l’istituzione di un’Anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati.
    Dopo i due mesi estivi, che ci sono serviti come necessaria preparazione per lanciare al meglio la proposta in tutti i livelli istituzionali, siamo partiti ufficialmente a settembre scorso. Ricorderete le conferenze stampa in tutta Italia e la mobilitazione sul territorio all’insegna di: “Anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati per un nuovo XX settembre, per conquistare una nuova liberazione, questa volta dalla partitocrazia”. Ho già ricordato come le forze politiche e in particolare il PD, a parte l’adesione di singoli, non abbiano scelto finora di impegnarsi su questa iniziativa, cosa che potrebbe consentire di vedere attuata questa grande riforma, concreta, in tempi brevissimi. Oggi, a qualche mese da quella partenza, nelle difficili condizioni che voi tutti conoscete, grazie all’attività promossa sia a livello nazionale, sia a livello locale possiamo finalmente registrare le prime incrinature nel muro di silenzio che sistematicamente cala sulle nostre iniziative. Oltre alle notizie pubblicate sui giornali locali, finalmente, anche alcuni giornali nazionali hanno dimostrato un inizio di attenzione con la pubblicazione di nostri articoli o interviste su Europa e sul Secolo d'Italia, ma soprattutto mi riferisco al Corriere della sera con l'editoriale di Ernesto Galli della Loggia e al Sole 24 Ore con gli articoli di Guido Gentili.
    Dicevo della mobilitazione sul territorio che ha visto i nostri compagni impegnati sia nel coinvolgimento di rappresentanti istituzionali locali, sia - in alcune realtà - con la raccolta firme. Iniziano ad esserci Enti che hanno approvato le delibere, altri dove è stato avviato l’iter dentro le Istituzioni grazie ai contatti e alle disponibilità acquisite, trovate in distribuzione l’elenco delle diverse situazioni di cui abbiamo allo stato notizia e che Bruno Mellano sta monitorando e tenendo costantemente aggiornato. Voglio invece ricordare dove è stato possibile supportare l’iniziativa politica attraverso l’attivazione degli strumenti di democrazia diretta, quindi la raccolta firme su proposte di delibera di iniziativa popolare, petizioni ecc.. che sono i Comuni di Roma, Novara, Perugia, Livorno e Ferrara, nonché la Provincia di Ferrara, in tutti questi casi la raccolta firme è già stata completata e le firme sono state depositate; a questi si aggiungono Torino, Pisa e Siena dove la raccolta è ancora in corso, ma in dirittura d’arrivo.
    Il nostro impegno sull'iniziativa dell'anagrafe pubblica degli eletti deve essere pieno, anche e soprattutto perché riguarda l'anagrafe dei nominatie le condizioni politiche generali possono in qualche modo favorire l’interesse su questa proposta, almeno da parte di chi, di questo malcostume vuole liberarsene. E’ lì, è nelle nomine, nelle facili consulenze, negli appalti, nelle municipalizzate, nei consorzi che prolifera il malaffare, perché tutto avviene nell’oscurità, senza alcuna forma di pubblicità e di trasparenza. Abbiamo detto più volte che questo fronte parte dagli eletti e dai nominati, ma può e deve riguardare il complesso della vita e della spesa pubblica. In questa ottica stiamo lavorando, anche a seguito di quanto emerso nel corso dei lavori congressuali, ad un progetto di Anagrafe del debito pubblico a partire dalla mozione particolare a prima firma Piero Capone e a quello di Anagrafe degli Istituti penitenziari proposto da Irene Testa. L’anagrafe pubblica a tutti i livelli determina una responsabilizzazione dei cittadini; consentendoglidi esercitare il controllo si creano le basi per una democrazia partecipata che esce dai palazzi ed entra nella cultura della gente.
    Occorre ulteriormente rilanciare questa iniziativa trovando spazi di informazione e nuove interlocuzioni. Nei giorni scorsi abbiamo chiesto un incontro al Sindaco di Firenze Leonardo Domenici, al presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, al presidente della provincia di Roma Nicola Zingaretti e al Sindaco di Roma Gianni Alemanno che è tra i firmatari delle proposta di delibera di iniziativa popolare per il Comune di Roma.
    Per potenziare questa iniziativa e le altre priorità che individueremo, per la raccolta di autofinanziamento e non ultimo per affrontare l’appuntamento elettorale, è assolutamente necessario costruire, ricostruire e potenziare le associazioni di iscritti e simpatizzanti radicali, per poter rappresentare il fronte avanzato nel paese della R/esistenza radicale con l’obiettivo di dare visibilità alla proposta di reale alternativa allo sfascismo delle classi dirigenti del nostro paese convinti e consapevoli che gli eventi e gli appuntamenti politici che ci aspettano nelle prossime settimane e mesi ci dovranno vedere protagonisti in prima persona a difesa dei diritti e delle libertà conquistate.
    A questi fini, abbiamo preparato un numero di Notizie Radicali, che è stato inviato a circa 21 mila destinatari e stiamo lavorando all’organizzazione di 9 Assemblee interregionali che si terranno a partire dal prossimo fine settimana alla metà di febbraio. L’assemblea della Regione Lombardia, che era stata prevista a Milano il 18 gennaio è stata rinviata all’8 febbraio per consentire una maggiore concentrazione e partecipazione alla fiaccolata per Eluana Englaro cui accennavo prima.
    Dobbiamo attivarci tutti, ogni dirigente, a qualsiasi livello, nazionale o locale, di Radicali Italiani e degli altri soggetti della galassia per garantire un’ampia partecipazione alle assemblee interregionali, cercando di coinvolgere e far avvicinare persone nuove, per riattivare le associazioni locali e ricostruire una rete sul territorio.
    INFORMAZIONE
    Ma tutte queste proposte dei Radicali, di governo delle situazioni, sono sconosciute ai più per lo stato di disinformazione che c’è in Italia e di informazione distorta, orientata.
    Alla vigilia di Natale il ministro della cultura Sandro Bondi ha rivolto un curioso monito ai direttori dei telegiornali sia pubblici che privati. In sostanza ha detto: “Basta ai TG pieni di violenza, alle troppe notizie catastrofiche, i racconti di sangue proposti senza alcuna cautela né considerazione per chi li guarda”.
    Un monito che riprende quello del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi di qualche mese fa: anche lui si era espresso più o meno negli stessi termini, lamentando una televisione, disse, “troppo ansiogena”.
    Ho parlato non a caso di curiosi moniti. Perché quando era insediato il Governo Prodi, e in occasione delle elezioni politiche, le televisioni Mediaset e quelle pubbliche si sono letteralmente scatenate in una vera e propria campagna allarmistica: tutti i rilevamenti dell’ISTAT e le relazioni dei procuratori generali documentavano che il crimine in Italia non era particolarmente aumentato e anzi in taluni casi era perfino diminuito rispetto ad anni precedenti, le televisioni pubbliche e private erano tuttavia infarcite di servizi, con “tutti i particolari della cronaca”, di notizie su delitti ed emergenze legate alla criminalità. Si è insomma cavalcato l’allarmismo legato all’ordine pubblico, in chiave politica.
    Qualche settimana fa è stata resa nota un'inchiesta condotta da Demos. La Demos ha documentato come si sia fatto un uso politico della paura e come la percezione della centralità del crimine nella vita sociale abbia contribuito a ridefinire i poteri del governo, il ruolo della famiglia e della scuola, la posizione dell'individuo nella società.
    In un seminario proprio qui, nella sede di via di Torre Argentina, Gianni Betto aveva già documentato, nel maggio 2008 con cifre, dati, fatti, come ci sia stato un uso politico della questione “ordine pubblico”. Una denuncia puntuale, caduta nel vuoto, per l’insipienza del centro-sinistra, che non ha saputo e non ha voluto reagire adeguatamente. Con i risultati elettorali che sappiamo. Questa speculazione e questo uso politico certo non sono state l’unica ragione della pesante sconfitta elettorale, ma hanno certamente contribuito affinché si determinasse.
    Non solo. In questi ultimi anni abbiamo assistito non solo a un vero e proprio uso politico della “paura”, ma anche ad un uso selettivo, e certamente non casuale della paura per diffondere una certa “percezione”, per usare un termine del ministro della difesa Ignazio La Russa.
    Ora chi ha giocato questa carta dice basta. La “percezione” che si vuole dare è di segno opposto a quella che fino a poco tempo fa si alimentava.
    E’ un caso che contemporaneamente si sia lasciato morire il Centro d’Ascolto Radicale, l’unica struttura in grado di documentare a modo l'uso politico della paura e dell'ordine pubblico e non solo?
    Voglio dire qualcosa sulla questione Commissione Parlamentare di Vigilanza. Il ruolo, l’impegno dei radicali – e in particolare di Marco Pannella con i digiuni della fame e della sete, dei parlamentari radicali con l’occupazione della commissione di vigilanza – perché si ritornasse nei binari di una legalità anche troppo violata, almeno tra noi e tra gli ascoltatori di “Radio Radicale” sono noti, e dunque non ci torno.
    Ci siamo mossi e continuiamo a muoverci secondo il principio einaudiano “conoscere per deliberare”. Il professor Ilvo Diamanti, tra i più autorevoli studiosi di quel che si agita e percorre la società italiana, nel suo “Perché riesplode la guerra mediatica” su “Repubblica” di qualche settimana fa, a conclusione del suo ragionamento, scriveva: “Il PD, Di Pietro, i radicali e quanti contestano il rapporto mimetico e complice tra media e politica, fra partiti e la RAI, per essere credibili, non dovrebbero spingere alle dimissioni Villari, per mettere qualcun altro al posto suo. Ma semplicemente andarsene dalla “Commissione di Vigilanza”. Organo non di controllo, ma di spartizione”.
    La premessa è che la buona, ottima fede di Diamanti è fuori discussione. Tuttavia, dove avrà potuto apprendere, e da chi, che Marco Pannella e i radicali spingono alle dimissioni Villari? Ma se proprio Pannella, come ho ricordato, era impegnato in uno sciopero della sete e della fame perché la Commissione potesse operare finalmente nella pienezza dei suoi poteri? Se proprio Pannella ha sempre qualificato come “comportamento eversivo” le pressioni su Villari per farlo dimettere dalla presidenza della Commissione?
    Forse il professor Diamanti, non ascolta Radio Radicale e attinge le sue informazioni dai telegiornali e dai giornali; se è così, ecco spiegato come sia potuto cadere in errore. Pannella e i radicali hanno sempre sostenuto che Villari è stato “eletto regolarmente”, ed è in condizione di “svolgere perfettamente le sue funzioni”; e chiedono perché lo si voglia costringere alle dimissioni. “La ragione politica non può prendere il sopravvento sul rispetto delle regole e della Costituzione”.
    Naturalmente la posizione di Pannella e dei radicali è – come ogni cosa – discutibile, può essere apprezzata (come, per esempio, l’ha apprezzata Biagio De Giovanni), oppure non essere condivisa. Ma il requisito fondamentale per essere apprezzata o non condivisa, è che la posizione possa essere conosciuta. Quanti possono dire di aver potuto conoscere le ragioni di Pannella e dei radicali? Quante volte e dove Pannella e i radicali hanno avuto la possibilità di spiegare questa “bizzarria” di sostenere Villari, mentre il resto dell’opposizione preme per le sue dimissioni?
    Siamo stati – lo dico senza nessun compiacimento, anzi con rammarico – l’unica forza politica che con senso di responsabilità e di “governo” abbia detto che “c’è un presidente eletto che va incoraggiato a mettersi immediatamente al lavoro perché ha davanti a sé una serie di urgentissimi atti dovuti da compiere, recuperando mesi di ritardo che comportano costi altissimi”.
    Già: perché non c’è solo un’azienda – la RAI – che da mesi attende un assetto che le consenta di corrispondere alle sfide e agli obblighi che ha come servizio pubblico; non c’è solo un Consiglio di Amministrazione scaduto e da formare. Non c’è, insomma, “solo” da garantire un “governo” all’azienda che da tanto, troppo tempo non viene assicurato. Ci sono anche precisi obblighi istituzionali. Si dovrà votare per il Parlamento Europeo, per importanti elezioni amministrative; per un referendum; occorre approvare regolamenti applicativi sull’accesso per le tribune elettorali che garantiscano – lo so è una parola grossa – un’equa comunicazione politica. E poi c’è una quantità di nomine su cui da tempo c’è letteralmente, mercato, si sta contrattando. E’ un qualcosa cui non sono estranei centro-destra e centro-sinistra, in comune hanno che lo fanno, lo vogliono fare, lo hanno fatto e lo faranno nella clandestinità, di nascosto. I direttori di rete, dei telegiornali, e via a cascata, sono scelti in base alla tessera e alla fedeltà, a prescindere da competenze e meriti. E’ storia antica, ma questo non significa che la si debba supinamente accettare.
    Ho citato Einaudi, mi piace qui citare, e ricordare a me stessa e a tutti voi il primo comma dell’articolo 21 della Costituzione: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.
    L’articolo 21 deve essere la nostra bandiera, e non dobbiamo stancarci di chiedere che sia rispettato, tutelato, garantito; cosa che attualmente non accade. Noi radicali, Marco Pannella, Emma Bonino, l’ “Associazione Coscioni”, “Nessuno Tocchi Caino”, “Non c’è pace senza giustizia”, io e tutti voi, abbiamo il diritto di essere conosciuti e il dovere di chiedere che questo diritto sia riconosciuto. E’ un diritto nostro, di tutti, conoscere cosa diciamo e cosa proponiamo, è la condizione fondamentale perché ci si possa fare quell’opinione da contrapporre alle “opinioni”.
    Dobbiamo riprendere l’iniziativa politica su questo terreno; dobbiamo tornare a incalzare la televisione pubblica perché sul terreno dell’informazione e della comunicazione politica cessi lo scempio quotidiano che si consuma; dobbiamo tornare a lavorare sulla questione della struttura specifica dei diritti civili e umani; dobbiamo chiedere pubblicità sulle “nomine” che ci si accinge a fare, e – anche – non dobbiamo avere timore e pudore nel rivendicare, forti delle nostre competenze e dei nostri “saperi” incarichi di responsabilità che, sono certa, sapremo onorare e corrispondere come sa onorare e corrispondere quello straordinario esempio di informazione pubblica che è da sempre “Radio Radicale”.
    Si tratta di una questione imprescindibile, e su cui credo nei prossimi giorni dovremmo concentrare molta della nostra attenzione e iniziativa politica.
    CONCLUSIONI
    Nel congresso Marco Pannella ha affermato - in una maniera che a molti poteva apparire esagerata e perfino velleitaria - che il movimento radicale nel suo complesso, nonostante le difficoltà nelle quali versa RI e il resto della Galassia, possa costituire oggi “la sola alternativa liberale e riformatrice allo sfascio delle istituzioni e della vita sociale ed economica” e debba perciò candidarsi ad essere “l’elemento di aggregazione di una classe dirigente di governo alternativa a quella responsabile dell’attuale dissesto”.
    Come è possibile darci un obiettivo apparentemente così ambizioso, con quali mezzi, con quali interlocutori, con quali iniziative politiche? Il documento di convocazione del consiglio generale del Partito Radicale nonviolento transnazionale e transpartito – di cui siamo uno dei soggetti costituenti - non da una risposta a questa domanda ma ci indica una premessa, una condizione necessaria anche se non sufficiente per affrontarlo: “la galassia radicale deve continuare a darsi una forma che possa dare di nuovo corpo ai nostri obiettivi, alla nostra organizzazione, nella rivoluzione globale tecnologica e antropologica del nostro tempo. Questo ci impone una ri-forma anche organizzativa, strumentale, un adeguamento ambientale che forse è presente nel nostro DNA politico ma che, per affermarsi, deve ricercare, “inventare”, trovare nuova coscienza del poter e dover essere; cioè la sua nuova forma”. Da Radio Radicale, nei giorni scorsi, Marco ha fatto appello alla galassia radicale perché sappia essere, divenire partito.
    Noi siamo soggetto costituente del Partito Radicale nonviolento, ma siamo anche il Comitato Nazionale in cui sono presenti i responsabili esecutivi e i leader delle altre componenti della galassia radicale. Quindi, abbiamo l’opportunità di un confronto che ci consenta, tutti insieme, di fare un primo salto di qualità nel nostro modo d’essere, nel nostro modo di stare insieme, di coniugare insieme le nostre rispettive autonomie e la nostra comune unità.
    Proverò a formulare qualche riflessione, ad indicare i problemi, a porre interrogativi con l’intenzione di dare un contributo al nostro dibattito e alle decisioni che dobbiamo prendere.
    La prima riflessione è una constatazione. Da venti anni abbiamo un partito radicale nonviolento transnazionale e transpartito che ha un progetto. L’esistenza di questo progetto ha consentito una importante azione politica transnazionale, che nei suoi obiettivi di promozione della democrazia e dei diritti umani, di creazione di istituti sopranazionali e di soluzioni transnazionali e federaliste, si è sviluppata sempre controcorrente, contro le tendenze prevalenti delle politiche di potenza, della realpolitick, del ricorso illusorio alla violenza delle armi, della ripresa e del rilancio dei nazionalismi. A partire da questo progetto, si sono nell’arco di due decenni potuti raggiungere importanti obiettivi trans- e sovra-nazionali come la corte internazionale per i crimini contro l’umanità e la moratoria della pena di morte e siamo divenuti un importante punto di riferimento per le minoranze politiche, etniche, religiose che in tante parti del mondo si battono per i loro diritti. Senza questo partito-cornice e partito- progetto non si sarebbero potute concepire e costituire certamente alcune delle sue componenti costitutive, “Non c’è pace senza giustizia”, “Nessuno tocchi Caino” , l’Associazione Radicale Esperanto e l’Associazione Luca Coscioni, che o non avrebbero potuto essere o sarebbero stati qualcosa di molto diverso, come dimostrano le loro priorità e i loro obiettivi politici.
    Noi ci troviamo di fronte dunque a un apparente paradosso: che abbiamo dei soggetti costituenti del partito radicale che tuttavia fino ad oggi non hanno avuto la forza di costituire il partito, portandolo oltre lo stato di progetto, ma questo progetto ha avuto un valore determinante nella costituzione e nelle scelte dei diversi soggetti della Galassia radicale. E’ come se una Federazione fosse composta solo dagli Stati federati senza riuscire ad essere Stato federale. Potremmo dire che, soprattutto grazie a Marco che ne ha rappresentato oltre che la leadership anche il principale collante, con la Galassia abbiamo realizzato in questi anni un vero e proprio miracolo. Ma mi pare che il miracolo non può ripetersi all’infinito e che dobbiamo riuscire a risolvere positivamente quel paradosso.
    Le nostre autonomie di soggetti della Galassia, quelle dei parlamentari italiani, dei parlamentari europei, la stessa attività di Radio Radicale ci impegnano ogni giorno su un arco vastissimo di iniziative e di obiettivi politici, di fronti di lotta e di polemica politica che, se non giungono - o giungono in maniera parziale e spesso distorta - alla conoscenza dell’opinione pubblica sono tuttavia di per sé una testimonianza della singolarità del movimento radicale e della sua capacità, senza detenere alcuna forma di potere, di produrre politica alternativa. Non è dunque di mancanza di produzione politica che rischiamo di morire, ma caso mai della drammatica scarsità di risorse umane, militanti e intellettuali per assicurarla. Io penso che dovremmo sottrarre qualche energia alla somma delle iniziative e degli obiettivi per destinarle a un obiettivo comune che possa per tutti essere un moltiplicatore. Su quale debbano essere l’obiettivo e le priorità è aperto il dibattito. E’ il terreno su cui dobbiamo esercitare tutti insieme il nostro sforzo creativo.
    E’ il motivo per il quale tutti insieme abbiamo deciso di lanciare le iscrizioni “a pacchetto”, le cui risorse sono riservate al partito, e perciò alle strutture comuni, anche a costo di ridurre nell’immediato l’autofinanziamento di ciascuno dei soggetti, come vi dirà Michele. Io credo che dovremmo in questa direzione esercitare uno sforzo in più dandoci anche alcuni ulteriori strumenti di lavoro comuni, che consentano di evitare o di diminuire il rischio di duplicazioni e di dispersione di lavoro e di assicurare una migliore utilizzazione delle risorse di tutti: penso innanzi tutto alla comunicazione verso l’esterno e verso l’interno. Notizie Radicali, va mantenuta e rafforzata, come agenzia quotidiana non solo di R.I., ma dell’intera galassia e dei parlamentari italiani ed europei. Allo stesso modo va data importanza al lavoro che si sta compiendo per mettere in comunicazione fra loro, i diversi siti dell’area radicale per consentire di aprirsi almeno potenzialmente a una più vasta platea di utenti. Come per la galassia non si tratta di unificare i siti, ma di renderli facilmente interconnessi e, contemporaneamente, alle esperienze che si stanno sviluppando nella rete. Ma su questo i compagni che più se ne sono occupati interverranno nel dibattito per fornire maggiori elementi.
    Mi appare evidente che il salto di qualità debba diventare anche un salto di quantità di energie e disponibilità, storie e sensibilità affini ma anche diverse: che sia legato a “quella capacità di aggregazione” di cui parla la mozione congressuale. Come questo possa verificarsi è difficile oggi intravederne le condizioni e le possibilità. Ma è in vista di questo che dobbiamo insieme attrezzarci ed è importante cominciare a parlarne.
    L’augurio di questo inizio d’anno radicale è che si possa presto giungere a un vero congresso costituente, che il nostro progetto possa presto trasformarsi in un vero soggetto politico alternativo e nonviolento, transnazionale e transpartito e divenire il punto di convergenza in cui possano riconoscersi in tanti, anche diversi, magari fino ad oggi estranei e lontani da noi intorno alle idee di legalità, libertà, laicità, giustizia, in Italia e nel mondo.

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    Radicali Italiani. Domani alle 11.30 l'intervento di Marco Pannella al Comitato Nazionale


    Roma, 10 gennaio 2009


    Domani, domenica 11 Gennaio, alle 11.30, Marco Pannella interverrà nell'ambito dei lavori del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, in corso presso la sede del Partito Radicale (via di Torre Argentina, 76 – Roma).

 

 
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