Alitalia e particolarismi all'italiana
Veltroni da Vespa ha fatto quello che
gli riesce meglio: raccontare bugie
- <LI class="first taxonomy_term_3356">Economia <LI class=taxonomy_term_212>alitalia <LI class=taxonomy_term_7757>cai
- sindacati
- <LI class="first comment_count">3 commenti <LI class=comment_add>Aggiungi un commento
- Condividi
di
Marco Taradash
26 Settembre 2008
Qualche giorno fa, in provincia di Torino, un uomo uccide la figlia di 8 anni con un colpo alla nuca, ne chiude il corpo nel bagagliaio della sua auto, chiama la moglie, appena arriva le spara al petto ferendola gravemente, infine tenta il suicidio con un colpo alla testa. I genitori sopravvivono. Quattro giorni dopo si celebra il funerale della bambina. Nel manifesto funebre che esprime il cordoglio dei familiari compare anche la firma del padre. Questa notizia, apparsa solo nella cronaca locale della Stampa, e che quindi non è ritenuta avere alcun interesse per il pubblico, mi ha colpito. Dà l’idea di un Italia che certo soffre della crisi dei valori tradizionali ma dove sono invece radicatissimi tutti i connessi disvalori. La famiglia non regge all’urto della modernità, ma il familismo sopravvive persino all’assassinio di una bambina di otto anni.
Dalla tragedia familiare alla commedia sociale il quadro non cambia. L’Italia dei particolarismi è indistruttibile, e chi la incarna ottiene la parte del buono. Chi ha assistito ieri alla conferenza stampa dei quattro sindacati confederali che ha posto quasi fine alla soap-story Alitalia (mancava soltanto l’atto di contrizione e la redenzione finale dei belli e dannati, piloti e hostess) ha avvertito quanta ostilità divida i leader delle tre sigle principali. Ha notato l’assenza di Bonanni al tavolo, ha ascoltato l’autocelebrazione di Epifani, ha apprezzato l’humor britannico e l’understatement della replica di Angeletti. Epifani ha fatto l’elenco delle concessioni strappate alla Cai dalla Resistenza (della Cgil), Angeletti non gli ha concesso neppure le briciole (era tutto già nel conto..). Ma Epifani parlava chiaro, Angeletti era costretto in nome della pax sindacale a farsi capire soltanto dagli addetti ai lavori. Il sindacato è morto, viva il sindacalismo, era alla fine il messaggio.
Se la partita societaria dell’Alitalia si è finalmente conclusa, quella politica e sindacale è appena iniziata, ed è dall’esito di quest’ultima che dipenderà la capacità di rimettere in moto la nostra economia.
Chi ha vinto alla fine? Berlusconi che si affidò a Letta o Veltroni che si affidò a Vespa? La Cgil che non firmò o gli altri che sottoscrissero? I successi di immagine della politica sono così effimeri che forse non serve sciogliere il primo enigma. Ma certo gli argomenti che ha usato Veltroni di ritorno dagli Usa (presentazione dell’edizione americana di un suo romanzo, inaugurazione a Manhattan della casa acquistata alla figlia con le royalties del romanzo) sono di una fragilità sconcertante. Partono da una premessa falsa che rende patetico il consequenziale argomento. Berlusconi ha fatto fallire la soluzione che il Governo Prodi aveva trovato con Air France, ha spiegato Veltroni. Ora, come tutti sanno, la trattativa con Air France è fallita perché il governo Prodi non è riuscito a convincere i sindacati autonomi e confederali, a partire dalla Cgil, della necessità dell’accordo e sulle prospettive per i dipendenti. Berlusconi aveva detto no alla cessione, vero, ma dall’opposizione, e quindi con una capacità di influenzare la trattativa simile a quella che ha avuto Veltroni oggi, vale a dire prossima allo zero.
La seconda accusa di Veltroni è consequenzialmente falsa: il Governo non sa trattare coi sindacati, mo’ ce penso io. Fu il Centrosinistra a scontrarsi col sindacato, tutto. Berlusconi è riuscito a isolare la Cgil, e l’ha costretta a una veloce retromarcia. Il Pd non gliel’ha impedito. La partecipazione di Veltroni al successo della trattativa è insomma equivalente a quella di chi si ferma a fumare sul limitare di un bosco e non getta la cicca a terra.
Il massimo riconoscimento che Veltroni può insomma ottenere è il pat-pat ironico di Fedele Confalonieri: “Poi, in un Paese in cui tutti salgono sul carro del vincitore, riconosciamo comunque a Walter Veltroni di aver contribuito a risolvere il problema”..
Non è detto invece che sul piano sindacale la Cgil ne esca con le ossa rotte, anzi. Mi sbaglierò ma la mia impressione è che nella partita a tre fra le sigle sindacali maggiori abbia vinto la Cgil. Chi ha cercato, nel sindacato e nel governo, di farne emergere l’irresponsabilità accusandola anche di essere telecomandata dal Pd, non c’è riuscito. La ragion di stato glielo ha impedito, ma ora la Cgil è più forte.
Faceva specie vederli insieme, ieri sera al Tg1, Epifani e Sacconi. Non si guardavano né parlavano, ma Sacconi era come se avesse il bavaglio, doveva trasmettere l’idea del successo politico, di conseguenza far buon viso al cattivo e rude gioco del sindacalista che elencava i meriti risolutivi della sua parte. E intanto Veltroni a Porta a Porta vomitava contro Sacconi gli insulti che da sempre la parte comunista della sinistra ha rovesciato sulla parte socialista, in ogni tempo dal 1921 a oggi e in ogni geografia politica (tant’è che i socialisti, come altri, hanno dovuto chiedere asilo politico fuori dai confini della sinistra).
E’ stato Epifani a chiudere la partita, e lo ha fatto rivendicando una tenuta in difesa dei lavoratori che le altre sigle sindacali non avrebbero avuto. Sarà falso, ma da oggi in avanti isolare la Cgil sarà per tutti più difficile.
http: loccidentale.it




Rispondi Citando