Ok, a grande richiesta, sono pronto.
Fate un elenco di argomenti e tematiche che volete spiegate in modo semplice, e io vedo quello che posso fare.
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Ok, a grande richiesta, sono pronto.
Fate un elenco di argomenti e tematiche che volete spiegate in modo semplice, e io vedo quello che posso fare.
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1) Tutto.
Grazie![]()


Giuro, non so da dove cominciare![]()


Dovresti partire dalle basi... io un'infarinatura ce l'ho, ma magari gli altri no, e poi è comunque bene cominciare dal principio sempre.




mi verrebbe in mente: da cosa sono determinati i cicli dell'economia, i boom e le recessioni? da cosa è determinata la crisi attuale?




Direi da cosa c'è di attuale nel cosiddetto "federalismo fiscale".
PEr cominciare, vi propino un mio pezzo (fa ca'à, lo so...) che sto per mettere qui
ICI & LEGA
Dalla strada dell’ICI e delle imposte Comunali passano i nuovi discorsi dell’economia. E’ quanto sembra emergere da questi ultimi giorni di cronaca politica. Mondando le notizie dalla scorza di retorica, ne esce quanto previsto da molte personalità “di sinistra” negli ultimi tempi: l’economia “globale” stenta a mantenersi in piedi, e già il capitale corre ai ripari appellandosi a dazi Nazionali e poteri locali. La Lega Nord ha colto in pieno (grazie a Tremonti, non certo a strateghi tipo Borghezio o Bossi…) questo cambiamento tattico dell’economia. Molti sono i fattori che giocano a favore di una tale mossa; prima di tutto, c’è la flessione della produttività e dunque dell’economia “occidentale”, causata dai pantani produttivi, dalla scarsità delle materie prime e dal crollo dei mercati finanziari. Il fumo dei soldi astratti annebbia la strada dell’economia europea.. Occorre dunque spezzettarla nei vari Paesi-Nazioni, anche a livello mondiale, così da controllare in modo differenziato i prezzi, il costo del lavoro e la produzione; e soprattutto, per poter frenare la concorrenzialità dei Paesi fin’a oggi sfruttati (India e Cina in primis). Lo smantellamento della centralità del “pubblico” sugli affari economici (svendendo gli apparati gestionali) permette di salvare la macchina-Stato dalla recessione (..per quanto?).
Il secondo punto fondamentale su cui gioca la Lega è la politica “di sinistra” (si, si, potete ridere), l’appoggio dei piccolo-medi imprenditori, della popolazione italiana impaurita dalle merci e dai prezzi stranieri (dell’est). Si gioca sull’orgoglio nazionale (la palla è portata da chi vuole spezzettare il Paese..mah!) e sul malessere diffuso, ma anche sulla voglia dei politichetti locali, sindaci ed affaristi vari, Gruppi Finanziari e banchine, municipalizzate privatizzate di gestione di rifiuti, acque, gas eccetera, di godere di maggiore potere e controllo. Il fascismo riuscì ad accontentare molti potenti locali, creando le gerarchie famose, i podestà, eccetera. Oggi si vuole suddividere i poteri fiscali e di ordine civile in modo da aumentare la differenza tra le zone ricche e le zone povere, e garantire agli industriali (d’ogni tipo) il potere che desiderano. Eppoi si parla tanto di eliminare province, comunità montane e enti inutili, per risparmiare un po’, ma sul personale amministrativo, non sugli amministratori.
I soldi non arriveranno dall’ICI (che forse andava fatta pagare molto ma molto di più a chi ha molte case…), ma da tasse ad hoc per supportare i Comuni; ognuno prenderà quanto può e vuole…e a farsi fottere la parità di diritti che era garantita da uno Stato sovrano ed unito.
Il gioco della Lega sembra cozzare contro i voleri più centralisti del PdL, e a volte dello stesso Tremonti; ma non è così. Con questa demagogica lotta interna sul dare più o meno poteri alle autorità locali (anche di pseudo centrosinistra, come il PD – vedi il plauso di Domenici a Bossi), la Lega strappa voti da “sinistra” e solidifica il potere dell’attuale governo-oligarchia. Che non crollerà dall’interno, almeno per molto tempo.
Che la politica della Lega sia illusoriamente a favore dei cittadini e dei lavoratori, lo si vede dalle notizie “a latere” che escono sui giornali. Quelle che rimangono in trafiletti a lato, o in basso, piccoli, spesso non letti o a cui si dà poca importanza. Infatti, si chiede una più forte detassazione delle “spese sul lavoro”, ossia un alleggerimento del cuneo fiscale e di tutte le imposte che le aziende devono versare a favore dei loro lavoratori. Questa è la pezza per coprire, tappare, il buco della nostra economia, che, facendo acqua sul piano della produzione e su quello dei consumi, non può assolutamente perdere colpi sul piano del lavoro. Il lavoro deve continuare, o il sistema si blocca; le medie industrie devono essere supportate, per garantire “voti” e far girare l’economia nazionale. I lavoratori, di ogni tipologia, e qualifica, ne risentiranno sullo stipendio, sulla pensione e sul potere d’acquisto: questa è la verità. Chi ha soldi ne avrà di più, chi lavora sempre meno.
Altro sintomo nascosto di questa mossa è la prossima già annunciata sanatoria sui lavoratori stranieri: la Lega e il PdL ci sputano sopra, li disegnano come bestie, ma ha bisogno di schiavi a basso costo per mantenere alti i profitti delle aziende. I lavoratori italiani sono spinti a lavorare di più, con un misero contributo per gli straordinari, pensione sempre più lontana e “moratoria” per le collaboratrici familiari per gli anziani, così possiamo lavorare 10 ore tranquilli e dimenticarci a casa parenti & memoria.
E dunque eccoci al punto: non si può parlare di politica a favore dei cittadini e dei lavoratori se si considera un mero (ed errato) federalismo fiscale e contemporaneamente si continua a far girare la ruota di un’economia che non funziona più e ci rende succubi del lavoro. Pensiamo che ci sia una strada da prendere, quella della suddivisione dell’enorme macchina economica azionata dalle multinazionali, in direzione, principalmente, dell’accorciamento delle filiere produttive. In parole povere, istituire piccoli mercati di locali, che abbrevino i trasporti delle merci e favoriscano i piccoli produttori.
Questo favorirà, ad esempio, le piccole realtà contadine, artigiane e di cooperativa, mettendole sempre più nelle condizioni economiche per supportare produzioni leggere e coltivazioni biologiche, uso di mini impianti per energie alternative e condizioni di lavoro meno massacranti (meno ore e lavoro per più persone, per esempio, senza la fretta assassina).
Serve, cioè, una redistribuzione del potere economico su tutta la popolazione lavoratrice. Non la chiusura degli introiti in piccoli distretti (federalismo fiscale) a favore solo di chi ha già la sua bella e fiorente azienda, ma a favore di tutti i lavoratori.
Mi sorge però una domanda, logica (penso): chi comprerà tutti i prodotti delle Nostre Aziende se i consumatori stessi sono, per forza di cose, gli stessi lavoratori sottopagati? La paura tremenda (e parziale certezza) è che accada come altre volte è avvenuto nella storia recente, cioè che si trovi un modo per distruggere (= consumare) il frutto di una parte della produzione industriale. George Orwell, che ricordava bene motivi e metodi di Prima e Seconda Guerra Mondiale, scriveva in “1984” che la guerra perenne, continua, avrebbe mantenuto il popolo in costante paura, apprensione e disponibilità affinché il governo attuasse tutte le misure, anche le più repressive, e sarebbe stata un ottimo mezzo per distruggere materialmente i prodotti della grande industria. In modo da mantenerla sempre necessariamente attiva.
Odio pensare a tutto questo come un possibile futuro, ma va preso atto che è già il nostro presente da molti anni. Così sarà se ci lasciamo abbindolare, sempre, da falsi politici che usano le nostre paure per i propri profitti.
e.s.

