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Il cristianesimo genocida: buddisti e sikh indiani denunciano violenze cristiane
Mentre Benedetto XVI si accoda al coro del cosiddetto "anti-razzismo", etichetta che nasconde, oggi, il progetto di azzeramento di ogni volontà identitaria genuina, per imporre i diktat dell'ideologia globalista, è forse il caso, almeno per una volta, di vedere cosa realmente faccia il cristianesimo (soprattutto protestante) in altre aree del pianeta.
Già abbiamo notato, in seno alla Chiesa Cattolica italiana, personaggi e settori vicino allo spirito genocida del globalismo [articolo del 28 gennaio 2008], con effetti deleteri rispetto agli autoctoni nostrani. Forse è istruttivo comporre il quadro in maniera più vasta, collegando le false accuse di razzismo di queste ultime settimane in Italia alle violenze contro i cristiani in India e come vengono presentate, il tutto rispetto ad un problema più generale riguardante la libertà religiosa, ma anche al diritto d'esistenza delle identità.
Benedetto XVI chiede che sia riconosciuta la libertà religiosa e il rispetto del "diverso". In generale ciò viene richiesto anche dalle altre chiese e sette cristiane. Le recenti violenze in India contro i cristiani sono state presentate in una maniera per cui costoro sono solo vittime.
Prima di andare oltre, facciamo una premessa: ha importanza il comportamento di allogeni di fede cristiana in nazioni straniere per gli scopi di questo blog? Indirettamente sì, perchè lo stesso processo e la stessa ipocrisia ideologici presenti da noi sono presenti altrove, disegnando un panorama mondiale di livellamento dei popoli, delle identità e dei diversi sentire.
Quelle che stiamo per inserire, e che cadono molto opportunamente in questi giorni di lamentele "politicamente corrette", sono due lettere, inviate da esponenti del mondo buddista, tribale e sikh, all'indirizzo della Commissione indiana per le minoranze e alla Commissione nazionale per le realtà tribali, entrambe a Nuova Delhi. Le lettere, datate 23 settembre 2008, accusano alcune organizzazioni e comunità cristiane (come l'organizzazione New Life Christian o il National Liberation Front di Tripura, legato alla locale Chiesa Battista), presenti negli Stati indiani del Nord-Est, di violenze, persecuzioni e vero e proprio acquisto di conversioni nei confronti di appartenenti alle religioni non-monoteiste.
Come sapete, la stampa occidentale denuncia le violenze contro i cristiani affermando che gli induisti tendano a reagire alle conversioni soprattutto degli appartenenti alla non-casta degli "intoccabili". Ma la contro-denuncia di buddisti e sikh getta una luce diversa sull'orizzonte complessivo dei rapporti tra le religioni autoctone indiane e quelle aliene, come islamismo e cristianesimo. Sikhismo e buddismo non sono suddivise in caste, nè ci sono particolari denunce di violenze da loro compiute. Va quindi presa in considerazione la denuncia da essi fatta alle due Commissioni citate, come sintomo di un identico problema di disgregazione identitaria, ma operata secondo modalità differenti.
Il cristianesimo attuale (protestante o cattolico), così come la gran parte del mondo maomettano (sunnita in particolare), così come il grosso delle comunità ebraiche presenti in Occidente, costituiscono realtà tendenti, direttamente o meno, a promuovere stili di vita e di pensiero sempre più indifferenziato e anonimo.
Di fronte a tutto questo, di fronte ad un panorama mondiale di distruzione sistematica, ha senso piangere per qualche cristiano ammazzato in India? Ha senso accodarsi al circo dell'anti-razzismo, qui in Europa o altrove?
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