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  1. #1
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    Brevi note sul PRC - C. Preve

    Abbiamo appena pubblicato le valutazioni di Costanzo Preve sul PRC (in generale) e sull'ultimo congresso (in particolare). Ovviamente, chi volesse leggere l'articolo (è di agosto, ma solo oggi siamo riusciti a digitalizzarlo, ce ne scusiamo), deve collegarsi al solito sito (www.comunitarismo.it), nella sezione Novità o nella sezione Articoli in rete, che trovate nella colonna di destra, nell'home page. Buona lettura e speriamo che si avvii un dibattito.


    BREVI NOTE SUL PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA

    di COSTANZO PREVE

    L’inaspettata vittoria politica di Paolo Ferrero nel recente congresso nel luglio 2008 si presta ad alcuni commenti introduttivi. Dividerò questi commenti in due paragrafi successivi, rispettivamente intitolati una buona notizia da salutare con favore ed infine è necessario evitare illusioni eccessive. Prima però tre ordini di osservazioni preliminari.
    In primo luogo, conosco personalmente molti dei protagonisti politici di questo congresso decisivo. All’inizio degli anni novanta del novecento ho deciso lucidamente di “staccare” da qualsiasi impegno politico-partitico organizzato di “estrema sinistra” perché mi sono reso progressivamente conto che per una radicale riformulazione di un anticapitalismo moderno dell’epoca della fine del comunismo storico novecentesco e del nuovo ipercapitalismo globalizzato ha direzione militare USA era necessario prima staccarsi dal mondo settario ed identitario dell’estrema sinistra.

    Continua...

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  2. #2
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    Ho letto l'articolo di Preve e mi ci ritrovo pienamente. E'giusto salutare la vittoria dell'ala di Ferrero come un evento posistivo, ma è errato farsi illusioni sul soggetto rifondazione comunista. Le ragioni per me sono molteplici e mi è capitato di enuclearle in altre occasioni.
    Sentiamo ora che ne pensano gli altri.

  3. #3
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    OMNIA SUNT COMMUNIA

    Nel forum di rc Palvesario scriveva
    "Non concordo sul passaggio completo da classe a comunità, se siamo in un momento di transizione si può costruire un impianto ibrido di passaggio per non rimanere fermi". Concordo con lui, credo che occorra un "impianto ibrido", come dice Palve, ma non riesco a capire come si possa costruire tale impianto in mancanza di Comunità e coscienza di Classe, lui propone il Partito Sociale, io lo vedo, leggero, poco comunitario e per niente di classe.
    Chi ha qualche idea la tiri fuori!

    ARDITI NON GENDARMI

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Muntzer Visualizza Messaggio
    OMNIA SUNT COMMUNIA

    Nel forum di rc Palvesario scriveva
    "Non concordo sul passaggio completo da classe a comunità, se siamo in un momento di transizione si può costruire un impianto ibrido di passaggio per non rimanere fermi". Concordo con lui, credo che occorra un "impianto ibrido", come dice Palve, ma non riesco a capire come si possa costruire tale impianto in mancanza di Comunità e coscienza di Classe, lui propone il Partito Sociale, io lo vedo, leggero, poco comunitario e per niente di classe.
    Chi ha qualche idea la tiri fuori!

    ARDITI NON GENDARMI
    Penso come palvesario che al momento non esistano altri contenitori, caratterizzati da tendenza ideologica sinostroide, entro i quali intraprendere un'azione politica pragmatica al di fuori del partito sociale,specie se si intende generare un impianto ibrido lotta di classe/strutturalismo comunitario.Per quanto mi riguarda,più che preoccuparmi il carattere del suddetto soggetto politico, infatti penso sia possibile modificarlo mediante un lavoro interno specifico, volto alla conquista egemoniaca,mi preoccupa la natura stessa del partito sociale.
    Più che un impiato ibrido ,di transizione ,lo definirei uno strumento di conquista egemoniaca nelle mani di rifondazione,quindi che mira all'autoconservazione del partito a cui fa riferimento.Penso si cada in contraddizione credendo che il partito sociale possa rappresentare un veicolo temporaneo, di passaggio, quando per sua natura non è altro che un mezzo di difesa del modello politico da superare.

    Il problema è che non c'è attualmente un "soggetto" realmente capace di trapassare il partito sociale quindi rifondazione, c'è il nulla.

    Penso esistano solo due possibili vie, la realizzazione di una rete alternativa,autonoma ed indipendente di associazioni caratterizzate da una precisa strutturazione materiale ed ideologica,oppure l'adesione al P.S, cercando di spostare gli equilibri interni al partito per un suo superamento.

    Soluzioni entrambe velleitarie.

  5. #5
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    Scusate se intervengo ora in questa discussione (avevo deciso di aspettare ancora qualche intervento prima di dire la mia o meglio di fare un compendio su un argomento che più volte come Terraeamore ho sviscerato) ma mi interesserebbe sapere se secondo voi la sparizione mediatica e istituzionale (sarebbe interessante parlare di sparizione istituzional-mediatica) e quindi di percezione nazionale del partito non influenzerà l'attività politica di quest'ultimo portandolo magari a concentrarsi sul locale e sul territorio in cerca di una visibilità non mediatica. Se la risposta fosse sì credo sarebbe un interessante argomento complementare alla discussione da approfondire perchè comunque sappiamo tutti molto bene che in un modo o nell'altro le scelte politiche di PRC influenzano di conseguenza l'agire di tutta l'area.

  6. #6
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    Intanto Prc e PdCI scenderanno in piazza l'11 ottobre per affermare la propria esistenza, come il 20 ottobre dell'anno scorso...ecco un manifesto del PdCI che spiega qual è la piattaforma per cui loro scendono in piazza...


  7. #7
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    Da leggere:
    Domenica 2 Novembre 2008

    di Paolo Ferrero

    da paoloferrero.it


    Perché ci diciamo comunisti

    (pubblicato da Liberazione)

    Da un po di tempo Liberazione pubblica con grande rilievo articoli che chiedono di abbandonare il nome comunista. Al fondo la tesi riproposta in varie salse è che la parola comunismo è inutilizzabile perché l’esperienza storica concreta ne ha stravolto il significato. Tra chi propone di abbandonare il nome comunista vi è chi si pronuncia a favore del nome sinistra, chi a favore del socialismo, chi non propone nulla. Tutto questo si intreccia con un altro filone di dibattito che propone di andare oltre il Partito della Rifondazione Comunista, per fare un altro partito, per fare un’altra cosa che non sia un partito, etc. Le argomentazioni portate mi pare ripropongano un po’ stancamente quanto già sostenuto da Occhetto e dai suoi sostenitori dopo l’89 ma tant’è, come si sa la prima volta la storia si presenta come tragedia, la seconda come farsa. Per quanto mi riguarda io la penso così: Il concetto di comunismo ha una storia che travalica le vicende del secolo breve. Non voglio qui affrontarlo. Mi pare invece utile sottolineare come in Italia il gruppo dirigente comunista alle origini si è formato nella vicenda dell’occupazione delle fabbriche e valorizzando la costruzione dei consigli di fabbrica. Nel corso della guerra ha saputo dar vita ad un movimento di resistenza antifascista unitario e democratico che ha contribuito a liberare l’Italia e a dare al nostro paese un assetto democratico strutturato attorno ad una carta costituzionale assai avanzata. Successivamente i comunisti hanno variamente lottato e con una certa efficacia contro lo sfruttamento e per la giustizia sociale.

    Un terzo degli elettori italiani è arrivato a dare fiducia ad un partito che si chiamava comunista e che poneva la questione morale come punto non secondario della riforma della politica. Rifondazione comunista nel suo piccolo è stata presente nei vari conflitti che hanno percorso il paese ed è stata in grado di collocarsi positivamente nella grande stagione nel movimento no global. Il tutto cercando di intrecciare le lotte per i diritti sociali con quelle per i diritti civili, lotte operaie e lotte ambientali, lotte per la redistribuzione del reddito con le lotte contro la mercificazione delle persone, dell’ambiente, delle relazioni sociali. In altri temini la parola comunismo in Italia è legata alle battaglie per la giustizia e la libertà. Dopo l’era craxiana non mi pare si possa dire lo stesso per la parola socialismo. La parola sinistra ha storicamente un significato positivo nel nostro paese. Ha a mio parere un difetto e cioè che si tratta di una coperta che copre molte cose. Ad esempio vi all’interno del partito democratico vi sono persone e posizioni che si definiscono di sinistra che sono però anche variamente confindustriali e per nulla anticapitaliste. La parola sinistra cioè da sola non definisce una posizione chiara dal punto di vista della divisione di classe della società ne dal punto di vista della volontà di superare il capitalismo; tant’è che negli anni scorsi abbiamo giustamente detto che esistevano due sinistre, quella moderata e quella radicale o alternativa o antagonista. Da questo punto di vista il definirsi di sinistra e comunisti mi pare rappresenti un modo chiaro per dire da che parte si sta. Siamo di sinistra ma siamo anche Comunisti, cioè lottiamo contro lo sfruttamento, quando serve anche contro il Vaticano e ci battiamo per il superamento del capitalismo. Dirsi comunisti è quindi una risorsa per qualificare il nostro essere di sinistra. Porre il tema del comunismo siginifica porre il nodo della rivoluzione, del cambiamento radicale dello stato di cose presenti. Tant’è che quando taluni esponenti del centrosinistra affermano di non voler mai più fare accordi con liste che contengano la falce e il martello lo dicono non certo per la nostra storia ma perché siamo concretamente, politicamente, qui ed ora, anticapitalisti.

    Questo per quanto riguarda l’Italia. I comunisti però, in particolare quando hanno preso il potere, hanno anche fatto grandi disastri. Lo stalinismo ha contraddetto radicalmente le aspirazioni di giustizia e libertà del movimento comunista. Per questo ci siamo chiamati Rifondazione Comunista. Non solo il nome di un partito ma un progetto politico: rifondare il comunismo avendo fatto fino in fondo i conti con lo stalismo. Riconosciamo che la storia dei comunisti e delle comuniste è la nostra storia, ne abbiamo analizzato gli errori e gli orrori al fine di non ripeterli. Rifondazione e Comunista sono quindi due termini che si qualificano a vicenda, ci parlano della persistenza ma anche della discontinuità, ci parlano della contraddittorietà del nostro tentativo di andare oltre il capitalismo nel nostro essere fino in fondo uomini e donne di questo tempo. La rifondazione del comunismo è quindi il progetto politico che abbiamo scelto quando Achille Occhetto ha sentenziato che il comunismo era solo un cumulo di macerie. Nulla vieta che altri oggi la pensino come Occhetto ma a me francamente pare che i guai che abbiamo avuto negli anni scorsi non siano derivati dal nostro nome ma piuttosto dai nostri errori politici, in primo luogo la scelta di andare al governo. Io penso quindi che oggi sia più necessario di ieri dirsi comunisti, di rifondazione comunista. E’ il nome che meglio di qualunque altro definisce qui ed ora il nostro anticapitalismo e la nostra autonomia da un ceto politico che si definisce di sinistra ma con le cui prospettive politiche abbiamo poco a che spartire. E’ evidente che si potrebbe continuare ad argomentare a lungo ma voglio utilizzare lo spazio che mi resta per sollevare un paio di quesiti. In primo luogo è evidente che la discussione dovrebbe cominciare da qui, cioè dalla rifondazione comunista. Si tratterebbe di aprire una discussione non a negativo ma a positivo. Si tratterebbe di ragionare su come rendere al meglio oggi la prospettiva comunista.

    Di come la nostra azione non si possa situare solo al livello politico della rappresentanza. Di come si ridefinisca la politica comunista in relazione ai movimenti, alle mille vertenzialità, alle forme di mutualismo. Di come si intreccino oggi i diversi conflitti e come possono interagire in una prospettiva di superamento del capitalismo. Di come si possa affrontare la crisi capitalistica poponendo il tema del controllo sociale dell’economia ed evitando la guerra tra i poveri. Di come si intrecci la lotta per il salario con quella per il reddito sociale con la lotta contro la mercificazione di ogni ambito sociale, e così via. Il dibattito di cui avremo bisogno non riguarda la ripetizione dell’occhettismo ma l’approfondimento della prospettiva della rifondazione comunista. Purtroppo però Liberazione non si cimenta sul terreno della rifondazione comunista ma su quello del suo superamento. In secondo luogo è bizzarro che il giornale del partito della rifondazione comunista metta in prima pagina il dibattito sul superamento del comunismo e a pagina 19 gli articoli in cui alcuni dirigenti del partito avanzano proposte politiche e cercano di far avanzare il progetto di rifondazione comunista.

  8. #8
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    Che dire. Buoni propositi ( ne ho sentiti molti...troppi), ma perlomeno pare che capisca di quello che sta parlando.
    Un discorso non intrinso di misticismo/romanticismo/nullismo di bertinottiana memoria, che però nel suo interno forse sottovaluta un po' troppo i movimenti no global nelle loro potenzialità (ex).

    Boh, non mi interessa più chi fa cosa, basta che se fa!
    Se c'è un partito parlamentare ( ma anche no) che "pompa" bene..meglio!

    Vedremo quello che succederà soprattutto dal suo interno.
    Ottima la critica a Liberazione, sansonetti è proprio un coglione!

  9. #9
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    Addio Rifondazione. Vendola fonda la Sinistra e chiede metà patrimonio

    di Alessandro de Angelis
    tratto da "il Riformista" del 5 novembre 2008
    http://spogli.blogspot.com/2008_11_01_archive.html


    SCISSIONE. Venerdì l'annuncio, a dicembre il battesimo della nuova formazione, che punta all'alleanza con gli ex Ds. È guerra con Ferrero su soldi e sedi: «Se non ce le danno le occupiamo».

    DIVISIONI. Nichi Vendola va via dal partito, ma non lo dice

    Forse nessuno dirà, come Bordiga a Livorno: «Porteremo con noi l'onore del vostro passato». Ma la scissione, dentro Rifondazione, ci sarà, eccome. Dopo mesi di guerra fredda, l'area di Nichi Vendola ieri ha ufficialmente messo in moto le pratiche. E venerdì - nel giorno dell'anniversario della presa del Palazzo d'Inverno - mentre Ferrero sarà a un dibattito sulla rivoluzione d'Ottobre il governatore della Puglia e il leader di Sd Claudio Fava presenteranno l'associazione «Per la sinistra»: praticamente l'embrione del nuovo partito (che verrà) a sinistra del Pd. Pronta una carta d'intenti firmata da intellettuali. Pronta anche la campagna per il tesseramento sul territorio, anzi in molte parti - Puglia Toscana, Liguria - è già iniziata. E, soprattutto, è pronto il battesimo solenne: il 13 dicembre nascerà «La sinistra», il nuovo soggetto della sinistra «senza aggettivi» che raccoglierà un pezzo di Rifondazione, gli ex diessini di Fava e «chi ci sta» dei Verdi e del Pdci. Il Goodbye Lenin dei bertinottiani è garantito: nel simbolo nessun riferimento al comunismo e alla falce e martello.

    Prima però di dire «ce ne andiamo» i vendoliani hanno chiamato l'ultimo giro di valzer. L'ex capogruppo del Prc alla Camera Gennaro Migliore in un'intervista al manifesto ha proposto ciò che Ferrero vede come fumo negli occhi: liste unitarie, alle europee, di tutti quelli che stanno a sinistra del Pd. Quanto basta per far scattare l'allarme rosso a via del Policlinico. Ieri si è svolta una lunga segreteria per vedere il da farsi. Per ora il leader del Prc vuole evitare di gettare benzina sul fuoco ma respinge al mittente al proposta. Dice Ferrero al Riformista: «Noi al congresso abbiamo deciso di andare con le nostre liste, magari aperte a esponenti della sinistra. Il punto è che Migliore non vuole una lista ma un nuovo soggetto politico con solo una parte delle forze che hanno fatto la Sinistra arcobaleno. Al di là del fatto che la discussione è prematura, Migliore propone, in modo politicista, che il Prc svolti a destra e abbandoni il comunismo in nome del rapporto col Pd. E, invece di parlare di come si fa opposizione a Berlusconi, propone come punto di arrivo una forza moderata. Non è la linea del congresso».

    Gli uomini macchina si preparano a gestire la scissione. Dice il potente responsabile dell'organizzazione del Prc Claudio Grassi, vicino a Ferrero: «Nel momento in cui verranno formalizzate le cose dette da Migliore si avvia un processo scissionistico. È evidente che una parte del partito non accetta l'esito del congresso. Ma sono convinto che una parte di loro non li seguirà». È guerra, soprattutto di nervi. I vendoliani fanno di tutto per muoversi come un partito autonomo. Alzando sempre di più il tiro. Nei prossimi giorni sono state programmate anche una serie di interviste per aprire al Pd. Domani, alla vigilia dell'happening con Fava, Vendola lo farà su Repubblica, e non è un caso. Franco Giordano spiega al Riformista i capitoli della discordia. Lista alle europee: «Di fronte alla crisi che ci sta piombando addosso è ridicolo presentarsi alle europee con un polverizzazione di microformazioni». Rapporto col Pd: «Dopo le manifestazioni - prosegue Giordano - e di fronte alla ripresa del conflitto sulla scuola e sui contratti dobbiamo sfidare il Pd sui programmi e sulla base di questo fare una manifestazione unitaria che costruisca l'alternativa a Berlusconi. Non basta sventolare i vessilli». Democrazia interna: «Perché non scegliamo i candidati alle europee con le primarie?».

    Lo scontro al calor bianco è su soldi e immobili. Rifondazione ha il finanziamento pubblico fino al 2011. Dice un bertinottiano di rango: «Rappresentiamo il 47 per cento del partito. Vogliamo il 47 per cento delle risorse». Un'ipotesi che non viene presa nemmeno in considerazione dell'attuale gruppo dirigente del partito: «Il Prc c'era, c'è e ci sarà. Chi se ne va, va via a mani vuote» afferma Grassi. Non solo. Rifondazione dispone di un patrimonio consistente di sedi, appartamenti, foresterie: «Se non ce le danno le occupiamo» dicono i vendoliani che pensano di attuare il «metodo Cossutta». Nel '98 - ai tempi della scissione che diede vita al Pdci - i cossuttiani si presero manu militari le federazioni dove avevano la maggioranza. Ora Vendola controlla tutto il Sud ma al quartier generale di Ferrero non vogliono mollare. E da ieri è partita la moral suasion sui territori. Che suona più o meno così: «Che garanzie dà la prospettiva di fare un partitino con Sd, per poi andare nel Pd?». Ma la carta più forte che i seguaci di Ferrero si giocheranno sul territorio è l'orgoglio di partito. Nei giorni scorsi il segretario ha già bollato come «occhettiani» quelli che vogliono abbandonare la falce e martello. Un'accusa che gli uomini di Vendola considerano «rozza». Ma la battaglia riguarderà anche l'«onore del passato».

  10. #10
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    La prospettiva del palloncino
    redazione rifondazioneperlasinistra.it
    http://rifondazioneperlasinistra.it/...sk=view&id=168


    Si avvicina una studentessa, una delle tante, con un palloncino colorato.
    Ma chi siete? Siamo la sinistra.
    Si ma quale partito? Non siamo un partito.

    Difficile spiegarlo, si capisce dagli sguardi poco convinti di chi sente le nostre risposte. Sono centinaia. Migliaia. Ballano al ritmo della nostra musica, attorno al camioncino di Rifondazione per la Sinistra e le sue belle bandiere multicolori. Si scatenano, alzano i pugni, cantano le canzoni di lotta e intonano slogan. Ma chi siete? E se fossi stato io a chiedervelo? Nemmeno voi avreste saputo dare risposta certa

    Siamo tutti in cerca di identità, noi come voi siamo attori impegnati in uno spettacolo dai ruoli precari. Vedo facce e stili diversi, vestiti di diversa matrice culturale, simboli strani e mai uguali tra loro ma soprattutto vedo tanta, tantissima voglia di partecipare. Una straordinaria voglia di esprimere impegno, di prendere parte, di rifuggire l’indifferenza. Non ci sono bandiere, simboli, magliette stampate in serie: ci sono distinzioni e creatività. Ci sono cartelloni, cartellini, migliaia di scritte diverse e centinaia di palloncini colorati

    Non sappiamo chi siamo (noi e loro) ma abbiamo un pezzo di strada da fare insieme. E insieme ci muoviamo, verso piazza del Popolo, e assieme con noi centinaia di migliaia di insegnanti, docenti, ricercatori, genitori, studenti. Quello sceso in piazza oggi è un movimento inedito anche per questa sua capacità immediata di arrivare a tutti gli attori del mondo della formazione. Oggi si è intravista quella saldatura tra diversi, quel senso comune d’appartenenza ad una stessa cosa, che sta alla base dei grandi movimenti.
    Ma oggi in piazza si è notata anche un’altra cosa: l’assenza della politica. Di quel pezzo cioè capace di trasformare le rivendicazioni sociali in proposta generale, le lotte del movimento in conflitto organizzato, le idee di una scuola diversa in un tassello all’interno di una idea complessiva e alternativa di società. Ma la politica non c’era non perché mancassero i singoli partiti: la politica è oggi separata da questo pezzo di società perché gli attori della protesta contro l’attacco alla scuola pubblica non riconoscono a nessun partito esistente la possibilità di avvicinarsi alle loro azioni di lotta.

    Oggi la scena italiana che si oppone a Berlusconi manca totalmente di uno spazio o un soggetto capace di opporre al disegno neoliberista delle destre un’altrettanto chiara e nitida idea di società. E non è un caso che oggi gli stessi studenti ci abbiano riconosciuti, attraverso i nostri volti più noti, ci abbiano abbracciati e trascinati in mezzo a loro per tutto il corteo.

    Ora è il momento del coraggio, è arrivato il qui e ora. È giunta la fase della decisione e della recisione. Come quel palloncino colorato in mano a quella studentessa curiosa della nostra identità, è il tempo di tagliare il filo, di liberarsi dalla corda che ci impedisce di raggiungere la nostra quota, più in alto degli altri palloncini, più in alto dei palazzi, più in alto degli elicotteri che tentano in vano di contarci. E da lì, dall’alto, dalla nostra nuova prospettiva elevata, perdendo di vista le differenze particolari e guardandoci invadere Roma insieme, finalmente rispondere al chi siamo: la sinistra.

 

 
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