Nonostante la crisi della A. Merloni, dell'Elics e quella ormai endemica del Piceno, le Marche si confermano una Regione con pochi disoccupati.
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Nel secondo trimestre cresconodel 4,4% le persone senza lavoro La media nazionale è del 6,7%
Le Marche fra le regioni con maggior tenuta. Superate anche Toscana, Umbria e Piemonte
Accenni di crisi ma l’occupazione resiste


ANCONA - Occupazione, le Marche tengono testa. Cresce il numero di persone in cerca di lavoro ma meno che nel resto d’Italia. E sale al + 4,4% secondo i dati del secondo trimestre 2008 diffusi ieri dall’Istat. Più dello scorso anno, + 3,9% nello stesso periodo, ma meno del 2006 (+ 5,4%). Meno della media italiana ( + 6,7%), meglio di Abruzzo (+ 7,1%), Lazio (+ 8%) o Sardegna (+ 11,3%). Insomma, le Marche perdono punti ma non se la passano poi così male. La regione del giusto mezzo è fra quelle a maggiore tenuta, a pari passo con il prodigioso nord-est: Friuli Venezia Giulia ugualmente al 4,4%, il Veneto (a + 3,7%) di un solo punto di percentuale in meno. Marche a capo basso nonostante le difficoltà congiunturali nazionali e internazionali surclassano il Piemonte (4,6%), la Liguria (5,1%), la Toscana (%,2%) e l’Umbria (5,4%). Ce n’è abbastanza per gridare al miracolo perché il sistema, nonostante le nubi fosche che si addensano all’orizzonte, non mostra troppi segni di cedimento. In termini numerici le persone in cerca di occupazione sono 30 mila, tremila in più rispetto allo stesso periodo del 2007 (erano 27.000), ovvero il + 11%. Numeri di un certo rilievo che però rappresentano sempre la metà della media nazionale (+ 20%). E 656 mila sono gli occupati, duemila unità in più rispetto al 2007 (erano 654 mila), in percentuale il 64,7% della popolazione con un tasso, anche qui, migliore della media nazionale che si attesta al 59,2%. Dati che darebbero una conferma alla solidità strutturale del sistema economico marchigiano. Il quale, pur di fronte a pesanti difficoltà congiunturali e internazionali, dimostra una notevole capacità di tenuta e risposta. Sì perché le Marche registrano un tasso di disoccupazione sostanzialmente in linea con il 2007 e con un trend in diminuzione rispetto al I trimestre 2008 (4,6%). E rispetto allo stesso periodo del I trimestre 2007 si registra un incremento (+ 0,5%), ma che è pari alla metà della crescita registrata a livello nazionale (+1%). Segno, anche questo, di una maggiore capacità di tenuta del sistema marchigiano rispetto alla crisi congiunturale nazionale e internazionale. Le Marche, insomma, puntano i piedi e permangono nel gruppo delle regioni con il più basso tasso di disoccupazione in Italia. Rispetto allo stesso periodo del 2007 gli occupati sono aumentati di 2.000 unità. E mentre in Italia le persone in cerca di occupazione salgono del 20%, nelle Marche il dato è giusto della metà: l’11%. Da sottolineare, infine, il tasso di occupazione (64,7%), ben superiore alla media nazionale (59,2%).

I sindacati però tirano il freno. Dati confortanti ma, avvertono, l’aria che tira non è favorevole. Aspettiamoci tutt’altra musica quando i nodi del Fabrianese e del calzaturiero verranno al pettine. “Il secondo trimestre del 2008 sarà peggiore - dice Gianni Venturi segretario regionale della Cgil -, le Marche stanno attraversando una fase di trasformazione intensa per gli aspetti strutturali del suo modello di sviluppo. C’è ancora una tenuta ma gli effetti di una perdita di competitività nei settori tradizionali della nostra specializzazione produttiva influenzeranno i dati a lungo termine”.

Quelli diffusi dall’Istat sono dati “che non rappresentano la situazione in prospettiva” è anche il parere di Graziano Fioretti segretario regionale della Uil. “Ci sono situazioni che stanno esplodendo, vedi quella del Fabrianese. Occorre attivare politiche tese a mantenere gli investimenti e il reddito di coloro che vengono espulsi dalle attività lavorative”.

“In tutte le situazioni di crisi come quella attuale le ricadute sull’occupazione sono ritardate - dice anche Stefano Mastrovincenzo segretario regionale della Cisl -. Il dato, purtroppo, è destinato a peggiorare. Vero è che le Marche sono fra le regioni a maggiore tenuta, ma per la prima volta in due-tre anni registrano un aumento significativo della disoccupazione. La recessione si farà sentire anche qui, a partire dalle crisi del Fabrianese e del calzaturiero”.

PIA BACCHIELLI,