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Censura contro bambolotti! Come venir arrestati per una "golly-doll" alla finestra...
L'immagine che vedete sopra è quella di una Golly-Doll, un vecchio bambolotto ormai pezzo d'antiquariato e, allo stesso tempo, causa di guai giudiziari in Gran Bretagna. La Golly-Doll venne eliminata dal mercato alcuni anni fa, assieme ad altri prodotti con effige simile, perchè considerata, da alcuni, come razzisticamente offensiva.
L'anno scorso, un negoziante di Wrightington ha dovuto pagare circa 1000 sterline per aver provato a vendere vecchi bambolotti e portachiavi Golly.
Tutto ciò, già di per sè assurdo, è niente se confrontato a quanto successo ad una signora di Stockport, Amanda Schofield, di 39 anni. La figlia minore, Eboni (notata l'ironia?), trova una Golly in un vecchio baule e la mette tra i suoi giocattoli, in vista su una finestra della sua camera.
Risultato? Parte una denuncia da un vicino e la madre viene arrestata; il suo DNA viene rilevato e così le sue impronte!
Certo, viene poi rilasciata, senza niente a carico, ma rimane l'assurdità di un intervento per un bambolotto alla finestra. Ma come detto più volte, questo è il delirio dell'anti-razzismo, del multietnicismo e del multiculturalismo, ossia di puri e semplici prodotti artificiali e ideologie a cui, in realtà, non importa molto delle persone (ossia degli esseri umani con le loro identità, anche etno-culturali), ma solo di alcune parole d'ordine.
Grave, inoltre, che forze dell'ordine accorrano, come pecore, ipotizzando "gravi offese di stampo razzistico" solo per un bambolotto fuori-mercato e solo perchè il vicino accusatore, per giustificarsi, ha affermato essere stato vittima di non ben identificati precedenti incidenti. La prossima volta si indaghi piuttosto su chi grida "al razzismo! Al razzismo!".
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