Come si disse già allora, sarà importante sopratutto il dopo-Chianciano.
Cosa è successo da allora?
Partiamo dall'inizio...


Come si disse già allora, sarà importante sopratutto il dopo-Chianciano.
Cosa è successo da allora?
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Assemblea dei Mille: la relazione di apertura di Mauro Del Bue
Del Bue
Chianciano Terme, 3 maggio 2008
di Mauro Del Bue
Quando Marco Pannella mi propose di promuovere insieme a lui questo garibaldino incontro dei Mille il diluvio del 13-14 aprile ancora non s’era manifestato. La spedizione immaginata era dunque un’esigenza a priori, alla stregua delle idee di Kant. Un’istintiva previsione di quel che sarebbe potuto avvenire. D’altronde, come diceva un vecchia pubblicità: “Chianciano fegato sano” e il fegato oggi in tanti devono averlo in subbuglio. Marco Pannella mi fa oggi l’onore d’essere generale come lui in questo scoglio di Quarto da cui vorremmo partire insieme non già per conquistare terre lontane, ma per ragionare e riflettere. E se possibile per iniziare a rilanciare un progetto, facendo, in primis, del pensiero il nostro unico timoniere. Perché Pannella e io qui insieme come promotori dell’incontro dei mille? Perché la mia storia, quella forse meno conosciuta dai più, Pannella non ha certo bisogno di presentazioni, è strettamente legata alla sua. Sono un socialista e un radicale da quando avevo i calzoni corti. Al Psi mi sono iscritto perché Loris Fortuna faceva della battaglia sui diritti e le libertà individuali la sua bandiera e per me questa era la ragione della diversità, allora così labile, eravamo negli anni settanta, tra socialisti e comunisti. E da allora sono stato dentro le grandi battaglie di libertà, di umanità, di vita, dei radicali, dei laici, dei liberali e dei socialisti. Quattro aggettivi che per me hanno ancora un senso anche se per molti sono solo richiami d’un passato che il diluvio ha sommerso definitivamente e che non ritornerà.
Non abbiamo tuttavia immaginato questo appuntamento come un incontro ideologico e di parte. Come una nuova costituente, come l’avvio di un processo che deve necessariamente portare ad un nuovo partito. E’ evidente che Marco ed io siamo uomini di parte. Ma credo sarebbe stato sbagliato, dopo l’aprile, evitare di partire a maggio da una riflessione a tutto campo. Anzi diciamo subito che il nostro intento è stato quello di promuovere un incontro a più largo raggio possibile. Perché il pensiero oggi non può e non deve avere confini convenzionali. Quel che è accaduto e sta accadendo porta ad allargare e non a restringere il campo di riflessione e di azione. Per questo tra gli invitati compaiono personalità di diverso orientamento le cui disponibilità sono tutte ugualmente apprezzate, e la prima esigenza da cui abbiamo deciso di partire è proprio quella di capire utilizzando tutte le intelligenze disponibili. Capire perché si è scatenato il diluvio, se si possono rianimare forze politiche con i tradizionali punti di riferimento ideali, se tali riferimenti bisogna ritenerli definitivamente superati, se il bipartitismo con apparentamenti e sparentamenti è un sistema stabile a cui bisogna definitivamente adeguarsi, proponendo anche grandi temi, che qui verranno dibattuti, quali quello della politica oggi senza effettiva democrazia, dell’ambientalismo senza i suoi referenti politici tradizionali, l’ambientalismo del dopo Napoli e del dopo rivolte anti-Tav, clamorosamente affogate anche queste dal diluvio dell’aprile, la crisi del pianeta che non si arresta e si unisce oggi alla sua crisi alimentare (Emma ha proposto il tema della mancanza di grano e la necessità di ripensare agli Ogm), i temi della giustizia ingiusta e dell’economia con le sue esigenze di maggiore liberalizzazione, ma anche di maggiore protezione (come non prendere atto del dramma dei 1.200 morti all’anno sul lavoro, una strage che giustamente è stata posta al centro della festa del primo maggio e anche delle diverse impostazioni sul tema della globalizzazione, tra protezionisti e liberisti, ad esempio tra Tremonti, col suo contributo di idee nuove, e Martino, che s’è recentemente augurato in un articolo sul Corriere che lo stesso Tremonti non fosse il nuovo ministro dell’Economia, augurio che non credo proprio verrà ascoltato. Quante certezze che apparivano tali vengono oggi messe clamorosamente in discussione, quante alternative appaiono a volte puramente formali (non ho mai partecipato al tentativo di sciogliere l’angoscioso nodo su chi sia più di sinistra, ma vedo che questo dilemma continua ad appassionare molti, ad esempio a Roma tra Rutelli e Alemanno ed è davvero tutto dire) Di questo e di altro noi qui discuteremo. E per quanto mi riguarda vorrei incominciare aprendo il sipario con qualche breve annotazione sull’esito del voto d’aprile. Non intendo dilungarmi sulle questioni che hanno determinato quel malessere italiano che da anni porta l’opposizione a vincere le elezioni. Mino Fuccillo ha parlato di un Paese arrabbiato e impaurito. Certo potremmo capovolgere il vecchio detto di Andreotti “Il potere logora chi non ce l’ha”. No, dal 1994 in Italia il potere logora chi ce l’ha. Non è stato così ovunque, anche se la difficoltà del governare è presente ovunque. In Spagna ad esempio Zapatero ha trionfato dopo avere governato e dopo avere assunto posizioni avanzate e coraggiose in politica estera, in politica economica e, come si sa, soprattutto sul tema della laicità. Veltroni, pare gliel’abbia rimproverato D’Alema, è passato da una interpretazione del voto, come conseguenza del cattivo governo precedente, all’idea d’un Paese che va a inesorabilmente a destra. Certo sui temi della sicurezza e del fisco ci sono nel centro destra forze più credibili o almeno che sono state ritenute tali. E per ciò che riguarda il basso sviluppo e i bassi salari e pensioni è inevitabile che la insoddisfazione si sposti sul governo in carica. Mi ha tuttavia impressionato che il Partito democratico non abbia mai parlato del governo del quale pure era tanta parte, durante la campagna elettorale. Io non sono mai stato un sostenitore di quel governo, anche se ho personalmente sempre apprezzato Romano Prodi, tuttavia in nessuna democrazia politica si può vincere le elezioni se non si parla di quel che il governo del quale si è stati parte ha fatto. In campagna elettorale questo era divenuto un governo senza padri. E questo è stato senza dubbio un elemento di debolezza. Poi ci sono certo tutti gli elementi di contraddizione, di litigiosità e di inazione di una maggioranza composita e spesso conflittuale. Al Partito democratico non ha poi certo giovato la sua teoria dell’autosufficienza, che gli ha permesso di prelevare molto sangue agli ex alleati, ma di non prelevare un solo voto agli avversari. Tanto che oggi in quel partito pare si sia affacciata una nuova contrapposizione tra gli autosufficienti e coloro che invece vogliono riprendere la politica delle alleanze. C’è ancora spazio per le identità politiche nel sistema italiano, fondato su un bipolarismo che da maxi è diventato mini con esame di ammissione per l’aspirante all’apparentamento? Lo dico certo alla luce della scomparsa di quattro identità storiche italiane dal Parlamento che pure sono presenti nel resto d’Europa. Parlo di quella socialista, che più d’ogni altra mi sta a cuore, parlo di quella comunista, di quella ambientalista, di quella democratico-cristiana. Sì, anche quest’ultima almeno nelle forme di rappresentazione di massa e di funzione politica originale, giacchè Casini ha ottenuto poco più del 5%, ed è oggi senza funzione che non sia quella di un’opposizione più moderata di quelle del Pd, vedremo fino a quando. Si dice: queste tradizioni ormai possono vivere solo in contenitori più ampi. Ma allora cosa sono questi contenitori ampi dove devono convivere più identità? Sono davvero la soluzione del male italiano? E poi, come una corrente identitaria oggi può vivere la vita all’interno di un partito più o meno contenitore multi-identitario? Pannella sta tentando di farlo, proponendo un patto federativo col gruppo parlamentare del Pd. Vedremo se riuscirà a convincere Veltroni dopo che già Di Pietro dopo aver solennemente sancito il suo organico ingresso nel gruppo del Pd e l’inizio di un percorso, questo è stato detto in Tv da Veltroni e da D’Alema, che lo avrebbe dovuto portare all’interno del partito, ha invece, con uno sberleffo da commedia napoletana, formato i suoi gruppi sia alla Camera sia al Senato consolidando l’esistenza del suo partito. Esiste dunque, in questa fase, anche un problema di rapporto tra quel che si dice e quel che si fa che diventa sempre più evidente. Una volta si diceva “coerenza”, era virtù molto richiesta, oggi purtroppo in disuso.
Le domande che mi sono rivolto e che vi ho rivolto credo meritino adeguato approfondimento. A proposito del rapporto tra identità e partiti parto da un interrogativo questo sì retorico. Vi è mai capitato oggi di parlare di un partito che fonda la sua ragione su un pensiero? Quando oggi si può parlare di quel che un tempo si definiva teoria politica? E nei testi di storia ai quali mi è capitato di imbattermi spesso, alla facoltà di Storia delle dottrine politiche della mia Università, che cosa mai si dirà domani dei partiti politici di oggi, dei loro referenti culturali, appunto delle loro teorie politiche? Si dirà che il passato è stato definitivamente spazzato via, che i vecchi punti di riferimento sono stati azzerati. D’accordo, ma sostituendoli con chi e con che cosa. La mia risposta è: solo con l’interesse elettorale che ha fatto nascere contenitori senza identità. Si dirà che anche il partito radicale lo è stato, anzi se c’è un partito che ha fatto della politica della cose, attraverso singole battaglie, la sua identità, questo è proprio il Partito radicale. Ma ci si dimentica che questo partito ha avuto ed ha ancora punti di riferimento culturali e teorie della politica assolutamente chiari. Da Ernesto Rossi, a Pannunzio a Pannella si sa che cosa è la cultura della laicità e della libertà per i radicali e più in generale per i liberalsocialisti, da cui sono discese mille battaglie la più recente, quella sulla moratoria della pena di morte, vinta, e
dovremmo dire grazie, innanzitutto proprio a Sergio D’Elia. O quella del drammatico caso Welby, contro la soppressione della volontà e contro la libertà dell’uomo a scegliere di non essere umiliato da una morte atroce. E perchè quella decisione della Chiesa di non procedere ad un funerale religioso che mi ha ricordato una della prime canzoni di Fabrizio De Andrè: “La ballata del Michè”, quando egli cantava quel verso “Domani alle tre nella terra bagnata sarà senza il prete e la messa perchè d’un suicida non hanno pietà”.
Si potrà aggiungere che sono gli italiani oggi a scegliere non più in base a queste idee di fondo, agli orizzonti culturali, alle teorie della politica, ma solo in base ad interessi specifici. Ma la politica forse in Italia è entrata in crisi già prima di questa fase iniziata dopo il 1994, perché le identità politiche non corrispondevano più agli interessi specifici degli italiani. Erano scollate dalla realtà, si autoriproducevano spesso per eredità familiare, a volte per interesse, stancamente e senza nerbo, soprattutto dopo il 1989, quando la Lega cominciò a divenire un’alternativa ad un sistema politico ancora bloccato. Il rifiuto di quella politica ha portato a questa politica. Non mi piace la denominazione di prima e seconda repubblica. Ma oggi bisogna capire che il rifiuto anche di questa politica è diventato assai forte. Allora si contestavano i partiti identitari, oggi si contestano i partiti senz’anima e la politica senza democrazia. Certo la crisi del sistema di oggi può anche essere mascherata da un’ampia partecipazione al voto anche se minore rispetto alle penultime elezioni. Tuttavia è evidente che occorra promuovere una profonda riforma della politica che la rilanci, la elevi facendola uscire dal fango in cui è impantanata. Le identità vanno rinnovate a mio parere, ma una politica senza identità, caso solo italiano nell’Europa di oggi, è cieca, pericolosa, perfino dannosa. I contenitori multi-identitari vincono le elezioni, ma difficilmente, per la loro eterogeneità, riescono a costruire un futuro per il Paese. Un po’ quel che avveniva per le coalizioni, riuscivano a vincere, poi non governavano. Poi, il contenitore che perde, e questo è il caso del Partito democratico oggi, rischia di dividersi. Se ciò che unisce è più un’esigenza elettorale che non una comune visione del mondo, è facile che ciò avvenga. Per capire bene il flusso del voto in una moderna democrazia bisogna capire il meccanismo elettorale. E qui entriamo nel merito di un argomento che vorrei sinteticamente affrontare. Il meccanismo elettorale nelle moderne democrazie non si limita a registrare le tendenze del voto, ma le produce a sua volta.
L’anomalia del sistema politico italiano è in massima parte il risultato di meccanismi elettorali unici al mondo. In nessun paese infatti si abbina uno sbarramento elettorale ad un premio di maggioranza. Entrambi sono funzionali allo stesso obiettivo: togliere ai piccoli per dare ai grandi. E per di più il premio di maggioranza produce un orientamento di stampo americano teso alla riduzione a due dei contendenti. Tutto il resto risulta inutile e fuorviante. E per i piccoli partiti alla certezza del “voto inutile” ai fini del governo del Paese si aggiunge quello dell’alta probabilità del “voto perso” ai fini della rappresentanza parlamentare. Le forze non apparentate devono infatti superare uno sbarramento doppio rispetto a quello delle forze apparentate. Non è un caso che in occasione delle penultime elezioni si siano presentate due coalizioni di partiti che ambivano al premio di maggioranza, senza terzi incomodi. In esse i partiti minori non incarnavano nessuno dei due rischi prima richiamati. Stavolta la riforma “de facto” Berlusconi-Veltroni (quella di diritto non è riuscita per la crisi di Mastella e la fine anticipata della legislatura) ha stravolto lo spirito della legge. Ha surrettiziamente introdotto per la prima volta l’istituto del rifiuto dell’apparentamento (istituto mai sperimentato in passato) così da concepire un’autorità col compito di porre sugli altari o nella cenere le altre forze politiche. Quelle che hanno ottenuto il cartellino verde hanno così evitato il duplice rischio (pericolo del voto inutile e pericolo del voto perso) e sono risultate le vere trionfatrici della battaglia elettorale (Lega e Di Pietro). Probabilmente la Lega non avrebbe corso ugualmente il pericolo del voto perso, ma certamente sarebbe stata portatrice di voto inutile, mentre Di Pietro sarebbe stato con ogni probabilità oggetto di entrambe le prerogative. Oggi ha 40 parlamentari, senza apparentamento non ne avrebbe ottenuto alcuno. Così, a fronte dell’abuso dell’istituzione del candidato premier, che non esiste né sotto la forma dell’elezione diretta, né sotto quella della semplice indicazione, nella Costituzione italiana (tanto che tutte le liste sono costrette a scrivere il nome del leader nel simbolo elettorale) si è aggiunta questa assurda e discriminatoria questione dell’esame d’ammissione all’apparentamento da parte del partito più forte, stravolgendo lo spirito della legge elettorale che invece era proiettata a incoraggiare gli apparentamenti, tanto da agevolarli con i diversi e più vantaggiosi sbarramenti elettorali per i partiti coalizzati. Sia le vittime sia i carnefici, sia i salvatori sia i miracolati devono oggi trovare il modo, in questo Parlamento, di superare questo assurdo e incongruente sistema politico elettorale e di disegnare un nuovo modello di democrazia politica. Il sistema elettorale è peraltro frutto di un nuovo modello di partito politico, e ad esso inevitabilmente intrecciato, fondato sulla cooptazione dei gruppi dirigenti e dunque dei parlamentari, sulla eliminazione delle sedi di confronto e di dissenso: fine delle sezioni, degli apparati, forse, tra un po’, anche degli iscritti, forme plebiscitarie per la scelta del capo, rifiuto delle primarie per la selezione dei gruppi dirigenti e dei candidati. Il partito del Principe. E’ in questa situazione che ha buon gioco la cosiddetta anti-politica. Mai nella storia democratica d’Italia s’è avvertita così poca incidenza del cittadino nelle scelte delle persone da eleggere nelle istituzioni (pensiamo anche agli assessori scelti personalmente dai sindaci, e dai presidenti di provincia e di regioni, alle nomine negli enti di secondo grado sottratte ai Consigli). La democrazia non è in crisi, per molti versi non c’è. E nostro obiettivo primario è promuovere una nuova sensibilità all’argomento e la nascita di un grande progetto di riforma democratica della politica che metta insieme: la riforma della Costituzione, una nuova legge elettorale, nuove forme di democrazia politica nei partiti. Con coerenza, non in modo subdolo, dopo un’ampia consultazione dei cittadini, non in modo oligarchico da parte delle vecchie e nuove nomenclature politiche. Si scelga un modello e i modelli oggi di fronte a noi si possono sostanzialmente ridurre a due: quello presidenziale, con variabile americana e francese, o quello parlamentare, compresa la forma del cancellierato tedesco. Col primo sistema si vota il governo e dunque è giusto il voto con sistema maggioritario e uninominale a un turno come in America o a due turni come in Francia. Con l’altro si vota il Parlamento e allora bisogna pensare a un modello proporzionale di tipo tedesco o spagnolo, magari con sbarramento, ma senza premio di maggioranza, perchè le maggioranze si formano appunto dopo il voto nelle sedi competenti. In Italia abbiano una legge proporzionale, sia con sbarramento che con premio di maggioranza, ma con liste bloccate e formate dai capi partito, una subdola indicazione anticostituzionale del premier, una forma di apparentamento che la legge agevola e che i due grandi partiti, fondati non sulla democrazia politica, ma sulla logica plebiscitaria (che si tratti di predellini e o di gazebo poco importa) invece negano o concedono a piacimento e dopo esame di ammissione. Il massimo delle contraddizioni nel più assurdo e antidemocratico dei modelli.
Penso che sul rapporto tra identità e partiti oggi in Italia e sui temi della riforma della politica sulla quale mi sono intrattenuto, così come sugli altri che saranno oggetto di dibattito e che Marco poi introdurrà, discuteremo in un’utile tre giorni, la prima che si svolge dopo l’esito delle elezioni, originalità che riteniamo ci debba essere riconosciuta. Nel largo spettro di questa discussione c’è anche un più piccolo spettro che riguarda più da vicino alcuni come me e come altri che da Chianciano si aspettano anche qualche parola di fiducia per il progetto al quale sono rimasti fedeli una vita, dopo il diluvio che li ha sommersi. C’era una volta la Rosa nel pugno, oggi le rose sono tutte appassite. Non basta annaffiarle, ognuno nel proprio orticello e forse non basta neppure annaffiarle insieme, ma da qui da Chianciano può iniziare un percorso di utile discussione per delineare un futuro per tutti coloro che ancora credono in quei quattro aggettivi oggi in disuso, ma anche senza parenti prossimi e senza eredi attendibili. Socialista, radicale, laico e liberale, parole, solo parole se non corroborate da lotte comuni, da obiettivi comuni, da quel rapporto stabile tra valori e azioni, tra progetti e programmi, tra pronunciamenti e comportamenti. Riscoprendo il vecchio valore della coerenza, che è oggi uno scoraggiante difetto
Non il caso di percorrere il passato, gli anni settanta, la laicità, e raccordarlo al presente, alla decisione del ministro Turco, apprezzabile, circa la possibilità della analisi pre impianto dell’embrione, né è il caso di affermare che nelle cose ci siamo stati: dalla battaglia legislativa per la separazione delle carriere dei magistrati al referendum sulla fecondazione assistita. Ci siamo ancora qui e forse anche per merito di quanti hanno deciso di restare apparentemente nascosti e di non sguainare la scimitarra per una battaglia elettorale impossibile. La presenza dei radicali in Parlamento e la voglia di battersi assieme a tutti coloro che intendono contribuire a tante battaglie giuste è un aggancio che nel diluvio appare alla stregua di una piccola imbarcazione alla quale aggrapparsi. Quella parte del convegno che è sensibile a questo argomento lo sa e per questo è qui, dai giovani socialisti ai dirigenti e militanti che altro non hanno se non la voglia di voler lottare ancora. Diamogli una speranza anche col contributo e l’attenzione di tanti ospiti, alcuni interessati al progetto, altri interessati a discutere con noi. Dal diluvio ci si può salvare. Se i mille hanno fatto l’Italia possono anche fare qualcosa di ben più modesto: capire l’Italia e rilanciare un progetto politico che parli al presente e al futuro.


Qui potete trovare oltre agli scritti anche gli audio/video (su realplayer)
http://www.radicali.it/view.php?id=121747


Assemblea dei Mille: la relazione della prima commissione "AMBIENTE-DEMOGRAFIA"
Chianciano Terme, 4 maggio 2008
Commissione ambiente/demografia
Sintesi dei lavori
Chianciano, 2-4 maggio 2008
a cura di Antonella Spolaor Dentamaro
Introduzione: Emma Bonino
Relazioni di: Aldo Loris Rossi, Roberto De Fez, Luca Pardi, Andrea Furcht
Interventi:
Francesco PULLIA
Claudio MORI
Diego MENEGON
Igor BONI
Carlo TRIARICO
Silvio VIALE
Mario STADERINI
Piero PAVIA
Marco MARCHESI
Marco SERVENTI
Elisabetta MIRRA
Giovanni LO SURDO
Gabriella BIANCO
Maria LUISA COHEN
Guido BIANCARDI
Maurizio BARUFFI
Cristina MOLINARI
Camillo PIAZZA
Paolo RONCI
Guido FERRETTI
Sintesi generale dei lavori di commissione.
I lavori, aperti da Emma Bonino con una relazione che ha posto alcune domande su quale debba o possa essere la nostra iniziativa politica in materia di ambiente, sovrappopolazione e crisi energetica ed alimentare, hanno affrontato nella sostanza i due grandi paradigmi del nostro tempo. Si parla di paradigmi e si mettono sul tappeto il percorso di una prassi di cambiamento di paradigma quando si vogliono affrontare i problemi legati alle politiche di gestione dell’ambiente. Il tentativo è quello di affrontare scenari che spazzano via definitivamente qualsiasi fraintendimento rispetto al fatto che affrontare la questione ambientale significa doversi occupare di popolazione, di densità, di urbanizzazione, di crisi energetica e di governo di tutti questi aspetti legati tra di loro.
Il primo paradigma è quello dell’energia, ovvero quello dei modelli di sviluppo che la politica sceglie per garantire un’adeguata qualità della vita ai cittadini.
Il modello di sviluppo che ha la prevalenza, quello che ci hanno insegnato all’università, quello che viene perseguito dalle politiche economiche delle maggiori potenze mondiali è un modello di sviluppo che semplicemente non si accorda più con la realtà del pianeta, con le potenzialità e le risorse che fino a qualche decennio fa ritenevamo tutti disponibili in abbondante quantità.
Cambiamenti climatici, inquinamento, deperimento delle aree naturali, deforestazione, carenza delle risorse primarie: questi sono dati su cui si può concordare perché sono a disposizione di tutti e su cui ognuno di noi, in misura diversa, ne sperimenta quotidianamente gli effetti.
Le conseguenze politiche di questo paradigma dello sviluppo, si riflettono in modo sordo sulla politica estera, sul modo di concepire i rapporti con le altre superpotenze mondiali. In effetti il prevalere di questo modello dello sviluppo postindustriale prevale su praticamente qualsiasi altra politica di cooperazione internazionale, compresa quella della promozione dei diritti umani, civili e politici.
Il problema dell’approvvigionamento energetico è l’argomento su cui si incentra la discussione internazionale: come garantirsi sufficiente energia per il futuro?
Evidentemente alcune domande hanno già delle risposte: sufficiente per cosa e per quanti individui? Quando diciamo “Garantirsi”, intendiamo chi e per quanto?
Se in Bangladesh il reddito medio pro-capite è di un dollaro al giorno e il petrolio costa al barile 120 dollari, quanti bangladeshi potranno permettersi di scaldarsi o di usare mezzi di trasporto? Ma anche quanti europei riusciranno a sostenere la crescita inarrestabile dei costi dell’approvvigionamento energetico, a maggior ragione se si optasse per la scelta nucleare?
E’preoccupante questo orientamento dell’industria di investire nella produzione di biocarburanti, una strategia non risolutiva della crisi di combustibile liquido ed anzi molto dannosa a causa dell’invadenza di tale tecnica nel delicato equilibrio agricolo mondiale.
Il secondo paradigma è quello della sovrappopolazione, delle politiche demografiche e dell’ecologia sostenibile.
Oggi ogni anno vi sono circa 80 milioni di persone in più nel mondo, il 90% nascono nei paesi in via di sviluppo. Ognuna di queste persone ha bisogno di nutrirsi, di respirare, vorrà studiare, lavorare, amare, vivere una vita degna di questo nome.
Eppure oggi 850 milioni di persone soffrono la fame.
Negli anni ’60 e ’70, a seguito di specifiche politiche in favore della pianificazione familiare da parte di diversi paesi, si è assistito nei paesi industrializzati a un calo progressivo delle nascite. Oggi invece quegli stessi Paesi si stanno orientando nel sostenere modelli di sviluppo che favoriscono la natalità. A fronte di un calo della natalità, il modello di “famiglia” tradizionale viene proposto come unica, socialmente accettabile formula di convivenza e di amore. E’ un modello che rientra e combacia con il paradigma dello sviluppo in cui viviamo. Il progressivo invecchiamento della popolazione non consente di programmare la sostenibilità dell’attuale paradigma economico.
In Italia parlare di controllo demografico è un tabù: ma nel resto del mondo lo studio e la discussione sull’interdipendenza tra aumento della popolazione e cambiamenti climatici prosegue e gli esperti non smettono di interrogarsi sulle possibili soluzioni. Le politiche di controllo demografico sono state abbandonate nei paesi industrializzati. Nei paesi in via di sviluppo che le perseguono, cozzano spesso con lo stato di democrazia interna e con le condizioni di vita delle popolazioni.
Secondo le stime e le statistiche, non bastano politiche di prevenzione della gravidanze indesiderate per arrivare al tasso di sostituzione entro il 1050 e quindi ad una stabilizzazione della popolazione. D’altronde gli individui non sono numeri, non sono statistiche. Però se già si potesse contare su strategie che possano garantire quantomeno il drastico calo delle gravidanze indesiderate, otterremo fin da subito dei primi, importanti risultati. Quando è possibile perché vi è libero accesso all’informazione e ai servizi sanitari appositi, la pianificazione familiare viene largamente scelta e seguita dalle coppie. Corrisponde alle esigenze di donne e uomini.
La crisi alimentare sempre più acuta, porta noi tutti a fare delle riflessioni sulla questione degli OGM e delle politiche agricole. Gli interventi in commissione hanno portato alla luce come le posizioni al nostro interno siano ancora diverse. Da una parte è chiara la necessità di non poter rinunciare all’intervento della scienza nel campo della ricerca, dall’altro i problemi che potremmo incontrare sia dal punto di vista della brevettabilità dei semi OMG, sia per il dato di non certezza dei risultati di tali coltivazioni ci porta ad essere cauti.
Sintesi degli interventi
Emma Bonino
Il senso della mia relazione è quello di porre delle domande. La battaglia contro lo sterminio per fame è una battaglia antica, anche se ora torna con una complessità molto diversa, ma l’analisi resta quella di allora.
Torna oggi spinta da cause diverse su cui è utile riflettere, governare le complessità non significa negare le complessità.
Nel dibattito di questi giorni sulla stampa internazionale e nazionale vengono offerti spezzoni di risposte come è giusto che sia. Solo una politica complessa può dare delle risposte, ma deve tuttavia darsi anche delle priorità.
E’ stato ricordato il famoso Manifesto del Club di Roma.
Ecco alcuni dati, che vale la pena riprendere oggi. All’inizio del ‘900 eravamo un miliardo e mezzo e oggi siamo quasi sette miliardi. La denuncia dell’UNICEF è sempre uguale, bambini che muoiono ogni giorno di malattie che nel nostro mondo sono curabili ma non nel loro.
Ogni giorno il mondo cresce di 230 mila persone, ogni anno di oltre 80 milioni di persone. Vuol dire che ogni anno nascono più di due Spagne. Nel 2050 saremo tra i 9 e 10 miliardi. Si tratta di una crescita geometrica esponenziale e io penso che se non teniamo presente quest’elemento tutto il resto rischia di essere vano. Possono esserci tentativi di risposta, ma il punto reale è che in realtà il punto di deflagrazione è la bomba demografica, che però dal punto di vista politico è anche un grande tabù.
Nessuno di noi predica soluzioni coercitive, ma stiamo dicendo che se non si affronta come si può affrontare in “società aperte” che sono quelle in cui crediamo, con elementi che riguardano l’emancipazione femminile, i pari diritti, l’accesso all’informazione da parte delle donne il problema, non si riuscirà a capire che bisogna abbinare il dato dello sviluppo economico e quello umano: la liberta di scegliere, il family planning, diffondere l’informazione sullo stato del pianeta. Noi abbiamo un’analisi che parte dal Manifesto Peccei che dice che la crescita esponenziale della popolazione è uno degli elementi di crisi in cui ci troviamo.
La crescita che osserviamo è quella degli esseri umani, non quella degli animali. Noi vorremmo gli esseri umani sempre più umani, e la povertà li rende sempre meno umani. Vi è la negazione di qualunque intervento di emancipazione femminile.
Esiste un’alleanza automatica di tutte le fedi religiose, ne da atto la Conferenza del Cairo, la conferenza di Pechino. Anche nelle riunioni delle Nazioni Unite questi aspetti non si affrontano con decisione. Per esempio la negazione dei fondi all’UNFPA è stata una decisione degli Stati Uniti.
Sul Financial Times troviamo un articolo di Wolf "una proposta modesta per prevenire lo sterminio per fame", ma nei nostri giornali a parte le mie interviste si trova poco o niente. Viviamo in un paese natalista, dove la classe politica ci chiede di fare più figli italiani. Se questo è un tabù vero, una forza come la nostra sa che andrà allo scontro con le gerarchie ecclesiastiche e che saremo in solitudine.
Gli economisti italiani si strappano i capelli perché non abbiamo abbastanza crescita di italiani (dei non italiani non ci importa).
Prima domanda: Siamo d'accordo a tornare a parlare quindi sterminio per fame e di sovrappopolazione? Quali iniziative di partito transnazionale pensiamo di dover avviare?
Seconda questione: oggi la crisi esplode per un combinato disposto di vari elementi, la crisi economica mondiale, il petrolio, le materie prime. La goccia che fa traboccare il vaso e la questione dei biofuel. Io penso sia eccessivo demonizzare solo le coltivazioni biofuel, non è l'unico elemento scatenante. Non mi soddisfa troppo l'idea di trovare nuovi prodotti per biofuel. Non mi soddisfa perchè resta una concorrenza di aree coltivabili in condizioni difficili, in cui un contadino in base ai sussidi deve decidere se quello che coltiva deve venderlo al supermercato o gli conviene venderlo per trasformarlo in benzina. Alla fine ho l'impressione che uno degli elementi in gioco è l'estensione del terreno coltivabile.
Altro elemento è quello dell'energia. Io resto convinta che una delle maggiori fonti di energia nel nostro paese e il risparmio energetico. Del 20%- 20%- 20% imposto dall’Unione Europea (rinnovabili, riduzione di CO2, efficienza) questo resta uno degli elementi non vincolanti. Non capisco perché poi. Da questo punto di vista da una parte la globalizzazione ha permesso di far uscire dalla povertà milioni di persone. Stiamo meglio adesso, e questo si contrappone alla filosofia di Tremonti “stavamo meglio noi, quando stavano peggio loro”. Insomma ora milioni di persone stanno meglio. Restano centinaia di milioni di persone che stanno male, ma 300 milioni hanno superato una soglia critica, mentre 850 soffrono ancora la fame. Le persone che stanno meglio hanno l'esigenza che abbiamo noi: mangiare meglio, vivere meglio. I cinesi che stanno meglio vogliono mangiare carne e pesce. Così gli indiani. E’ evidente che mangiare carne costa di più in termini di energia.
L'altro elemento che vale la pena di aprire, è la ricerca e l'utilizzo degli ogm. Di fronte ad una vastità di problemi come questi è bene non procedere in modo ideologico. Non sono una fanatica degli ogm, né penso sia un cibo frankestein. Ritengo che sia inagibile dire a chi muore di fame che non devono coltivare ogm. Tant'e che glielo abbiamo detto e loro lo fanno lo stesso. Vi sono diversi Paesi che stanno in bilico da un punto di vista economico finanziario. Alcuni paesi vivono di sussidi e di capitali esteri. L'Egitto per esempio, che cresce del 2% l'anno. E’ un Paese che ha posto il veto all'esportazione, come l'India o il Canada. Questo per panico. L'Australia anche, nonostante la crisi della siccità. Sul mercato si trova meno cibo. Chi soffrirà di questo saranno i paesi più poveri, Sudan, Etiopia, Eritrea. Abbiamo un mondo che rischia - non avendo noi chiuso nessuna crisi - di affacciarsi ad una nuova crisi con effetti di destabilizzazione politica. Ad Haiti si aveva un governo eletto per esempio e le tre rivolte del pane hanno fatto saltare il governo. Può avvenire nelle Filippine per non parlare di altre zone.
Saremo soli a parlare di bomba demografica, dobbiamo pensare a quali iniziative fare come aiuti di emergenza nell'immediato, bisogna cercare di metter in atto delle politiche che rendano tutto questo sostenibile.
Dobbiamo premere perchè l'Europa promuova una moratoria di stop alla produzione di biofuel.
Un'altra apertura e quella sull’efficienza energetica e le fonti rinnovabili, terzo una politica più rispettosa della ricerca sulle biotecnologie verdi. Abbiamo scienziati ed esperti, dobbiamo stabilire una strategia. Per esempio bloccare l'Europa su un 10% di produzione di biofuel.
Aldo Loris Rossi
Voglio trarre conclusioni dai dati di Emma, in termini di espansione urbana. Quest'anno per la prima volta la popolazione urbana ha superato quella rurale. Il terziario è esploso in maniera incontenibile. Negli Stati Uniti il 77% delle persone sono addette al terziario. L'esplosione delle metropoli danno dei dati raccapriccianti. In Europa le città si sono quadruplicate. L'Italia nel 1945 aveva 345.000 auto, oggi sono 40 milioni. Nel 1942 la rete stradale era di 470 km lunga, in 15 anni passa a 4000 km. Finora questi parametri sono stati considerati naturali, invece abbiamo assistito alla più grande espansione demografica e urbana della storia, dal 1945 ad oggi. E’ una cosa incontenibile e abbiamo perduto la percezione di questa incontenibilità. Viviamo nel mito della riproduzione infinita senza conseguenze. I limiti dello sviluppo documentano che questo organismo – la Terra - invece non può essere sovraccaricato. C’e bisogno che il Papa o qualcuno invece dica che bisogna fermarsi. Tremonti riscopre con trent'anni di ritardo tutte le battaglie sui limiti dello sviluppo. Ma la formula risolutiva che pongono è il rilancio delle radici giudaico cristiane, l'unica soluzione che contrasta la modernità. La verità è che sono proprio i principi di autorità che non tengono conto di questa micidiale trasformazione. Il paradigma meccanicista seziona e analizza un problema, il paradigma olistico vede le reti, vede le relazioni. e il paradigma che prende in analisi i sistemi complessi. Se noi abbiamo percezione del passaggio paradigmatico, noi dobbiamo lanciarci verso un epoca postindustriale e postconsumista. "Non possiamo risolvere i problemi se non abbandoniamo il modo di pensare che li ha creati" diceva Einstein. Dobbiamo arrivare alla scoperta della natura come un ecosistema vivente che deve essere guardato come un organismo a crescita limitata. Accettare i problemi terrificanti e attrezzarsi per una rivoluzione culturale che parte dalla scuola e dalle culture locali, dalla percezione collettiva. ALTRIMENTI QUESTA MINACCIA E' INARRESTABILE. la politica se ne deve occupare. Il PIL non dice nulla della qualità della vita. I parametri sono parziali e insignificanti, economisti come Georgescu Regen parlano di bioeconomia, dobbiamo rifondare l'economia. Le conseguenze della bomba demografica sono quelle della espansione delle megalopoli. Faccio sempre l'esempio della balena, che è l'animale più grande concepito dalla natura. Invece l'uomo ha concepito le megalopoli, che crescono senza fine. Oggi Città del Messico e Tokio si avviano ad avere 27 milioni di abitanti. A Torino si discuterà di questa al convegno mondiale dell’Unione internazionale architetti.
Non sono problemi che possono essere minimizzati o trascurati.
Roberto de Fez
Aggiungo solo qualche numero alla perfetta relazione di Emma.
Prima che fosse inventata l'agricoltura eravamo 5 milioni, poi siamo diventati 50 milioni. La Cina ha un problema tecnico, ha il 22% solo di terreno disponibile per l’agricoltura. I cinesi hanno decuplicato il consumo di carne. La futura bomba alimentare sono gli indiani, che diventeranno il primo popolo per numerosità. Ora consumano solo 4 kg di carne l’anno a testa. In questo scenario non possiamo dimenticare cosa stiamo producendo adesso. A me non piacciono gli ogm, ma non possiamo permetterci più di rinunciarvi. Sono una necessita amara ma indispensabile. C'era un ministro del pd, De Castro, che ha presentato dei protocolli per la ricerca sugli ogm che poi sono stati bocciati dal ministro per l'ambiente. Bisogna riprenderli e sperare che il nuovo governa gestisca questo aspetto. Sono invece d'accordo con il blocco sui biocarburanti. Guardate che in Puglia gli agricoltori stanno ricoprendo il territorio di pannelli fotovoltaici. Noi stiamo convertendo anche quei campi in energia. Consentire la libertà agli agricoltori di coltivare quel mais ogm (tutti i paesi europei, in Brasile etc) che altri Paesi gia coltivano, evitando cosi l'uso dei pesticidi. Attenzione a non considerare l'uomo un oggetto innaturale. L’uomo e' parte della natura. Tirarcelo fuori e' un modo di attribuirgli doti divine. Lo lascerei dov'e', con tutte le conseguenze. Fare piante resistenti alla siccità per contrastare gli effetti climatici. Non stiamo solo ad ascoltare l'ecologia del no.
Luca Pardi
Io venni per la prima volta al congresso del Partito Radicale proprio quando avevo preso coscienza del picco globale della produzione petrolifera, e volevo impegnarmi politicamente come potevo. Sono d'accordo nel non considerare l'uomo un animale come gli altri. Dal punto di vista della bomba demografica, se prendete la biomassa di tutto il mondo animale, il 2% e costituito dagli animali selvatici il 98% e' umana, il 2% da animali domestici. Dobbiamo noi mangiare meno carne. Io non sono vegetariano, ma mangiare meno carne non fa male a nessuno. La complessità del sistema è anche nella complessità della dinamica dei processi. Quando si parla di crisi alimentare ed energetica, si parla di problemi che si presentano insieme e devono essere risolti in pochi anni. Il picco del petrolio si raggiungerà nel 2010, poi le quantità diminuiranno. La risposta demografica dolce, è una risposta che si sviluppa nei secoli. Se si riuscisse ad utilizzare la psicologia motivazionale con tutte le donne della terra, come dice De Marchi, forse di raggiungerebbe subito un risultato: ma poiché è difficile che ci si riuscirà, la popolazione continuerà a crescere e dovremo affrontare il problema dell'energia e degli alimenti. Ci sono intere popolazioni che non possono permettersi il petrolio a 120 dollari al barile. Una politica di moderazione demografica senza una strategia che affronti il problema dell'energia e del cibo e' una fatica di Sisifo. Il tabù e' quello, ma quest’esplosione e' avvenuta con l'uso dei combustibili fossili, moltiplicando la produzione di cibo. Io credo che non sia sufficiente la questione degli ogm. Quello che ci manca non e' energia in generale, quanto i combustibili liquidi. Si tratta di cambiare quindi un paradigma. Siamo andati avanti per decenni con il motore a scoppio, ora bisogna intervenire per non mandare il sistema al collasso. La produzione attraverso rinnovabili deve aumentare. Noi promuoviamo il Kitegen come Associazione Rientrodolce. C'e' un prototipo che funziona, un sistema di energia rinnovabile che promette una produzione di energia in quantità pari a quella che verrà a mancare, senza modificare la rete elettrica.
Francesco Pullia
Mi ha colpito l'intervento di Emma e si può sintetizzare nel "Governare e non negare la complessità". Accolgo l'invito di Aldo Loris Rossi di fare grandi scelte culturali. Il Satyagraha non è un proporsi, ma un essere alternativi. Se dobbiamo spegnere focolai devastanti, è chiaro che dobbiamo affrontare i nessi strutturali. Dobbiamo analizzare l'interdipendenza con gli altri esseri senzienti. Ritorna la sfida di vent'anni fa contro il flagello della fame nel mondo. Vediamo ora come era necessaria e non utopistica.
Ora abbiamo anche il problema della carenza idrica. Abbiamo la privatizzazione dell'acqua. Il mondo sommerso da questi flagelli sarà sempre meno tollerante, sempre meno aperto. Significa promuovere focolai, rivolte, esodi di massa. Il consumo di carne: da vent'anni da quando sono buddista ho fatto una scelta vegetariana per rispetto di tutti gli esseri senzienti. Non posso imporre questa cosa a tutti, ma dobbiamo ricordare cosa significano gli allevamenti intensivi. Dobbiamo anche noi occidentali riflettere sulle responsabilità che abbiamo anche con la nostra alimentazione. Una seria politica ambientale non può essere solo quella dei parcheggi e architettonica, deve affronate la politica attraverso diverse angolazioni. Politica olistica, demografica, federalista, culturale. Dobbiamo uscire dall'antropocentrismo delle religioni monoteistiche.
Claudio Mori
Non e' un caso che siamo in tanti qui oggi, siamo interessati all'ambiente. Da quando sono radicale si e sempre lavorato sull'ambiente. Oggi ci siamo ancora noi ed e' bene che ci siamo. Sulla bomba demografica: non ci sono soluzioni immediate. Ci saranno nel momento in cui la gente morirà. Dobbiamo lanciare l'anno senza bambini, in tutto il mondo. Se nessuno facesse bambini per un anno, può essere più accettabile dal resto del mondo. Anche noi italiani stiamo comunque crescendo, anche qui dovremmo smettere di fare figli per un anno. Il cibo totale disponibile non e' più sufficiente, non ce lo possiamo permettere e in altri paesi andranno incontro a una morte terribile. L’ONU deve chiedere l'anno senza bambini. Ogm: credo sia una cosa saggia se creata da scienziati saggi. Oggi noi mangiamo grano creso, un ogm creato dal CNEM nel 1975, in campo aperto a Bracciano. Una barretta di cesio in mezzo al campo, guardando cosa succedeva. Tutte le piante sono morte ed e' sopravvissuto questo grano creso. Poiche’ io e mia moglie siamo celiaci, e l'abbiamo scoperto tardi, e' strano che oggi sono in molti ad avere questa malattia della celiachia.
Tor: cos'e' il tor? Il modello tedesco sui rifiuti utilizza la tecnologia tor, che è una tecnologia italiana che non può essere utilizzata in Italia. Il tor micronizza i rifiuti e li trasforma in sostanze riutilizzabili. Queste strutture non possono essere utilizzate in Italia, per un vincolo tra piani regionali e comunali. Marco Perduca: Sugli ogm terrei in considerazione la questione della proprietà intellettuale. Questa è la cosa che mi preoccupa maggiormente, si rischia il protezionismo e il conservatorismo.
Diego Menegon
Parlo da laico, non sono iscritto a nessun partito, ma ritengo questa la sede più adatta ad affrontare queste tematiche. Sottoscrivo le parole di Emma Bonino, non so di preciso dare cifre sul boom demografica ma so che è un problema serio che va affrontato con urgenza. Il clericalismo propone il natalismo. Però non condivido le politiche demografiche restrittive. E' un problema che va affrontato sul piano culturale. L’ambientalismo del non fare produce effetti contrari. Non si può proseguire con le politiche del non-sviluppo, che impediscono la ricerca sugli ogm. Errori dello statalismo: i problemi burocratici dello stato rallentano un pronto adeguamento del mercato e delle infrastrutture. I biocarburanti ci costringono ad affrontare la questione alimentare e la questione energetica insieme. Chi vuole sfruttare le fonti rinnovabili chiede meno sovvenzioni ma tempi più rapidi. Normativa Via: qui si trova lo stato dei progetti in materia di energia in Italia. Ci sono progetti validi che non vengono approvati dal 2002. Speriamo si passi davvero “all'ambientalismo del fare”.
Igor Boni
Intuizione radicale di pannella per la politica transnazionale. I problemi vanno affrontati a livello transnazionale. Oggi sembra una banalità, nel 1989 il nostro era l'unico partito che propose questa strategia. Anche i problemi ambientali, economici, agricoli, vanno affrontati a livello transnazionale. Io credo che al nostro interno viaggiamo con una certa ambiguità sul tema demografico. E' un elemento antico, che ha un effetto a cascata. Più difficile è capire come intervenire. Io a sentire parlare di family planning rabbrividisco. Non sono a favore del sentire parlare di fare figli ma non voglio sentire parlare di dire di non fare figli. Credo nella maternità e paternità consapevole. Che alla fine conducono alla diminuzione demografica ed è questa la politica che dobbiamo fare. Qualche proposta: parliamo ancora di politica agraria. Questa deve divenire una delle priorità radicali, dire che l'Europa sta conducendo una politica folle in ambito agrario. Incentivi alla produzione: creano blocchi in altri paesi che potrebbero avere un mercato, ma l'Europa li lascia isolati distribuendo incentivi ad altri. Ci sono paesi non europei che possono aumentare le superfici coltivabili. Dobbiamo aumentare queste aree per ridurre il divario della produzione agricola in alcune zone.- protezione del suolo: con Mellano nella scorsa legislatura sono state fatte cose importanti. In Italia vi è uno sviluppo urbanistico folle, che non tiene conto del valore di quei suoli. Dobbiamo riprendere il progetto di legge sulla protezione del suolo.- risparmio idrico: questione centrale anche nel nostro paese. Ci sono tecnologie che possono garantirci risparmio idrico gigantesco. Abbiamo proposte legislative anche su questo. Come radicali dobbiamo riuscire a declinare i progetti politici tutti insieme, considerando il filo olistico che lega tutti i problemi insieme.
Carlo Triarico
Noi abbiamo avuto una politica agricola comune che si è scontrata con l'iperproduzione: dall'altro lato la scienza tendeva a produrre strategie di iperproduzione. La politica ha voluto contenere le iper produzioni ed adesso ne siamo in scarsità. I semi che vengono prodotti non sono in grado di soddisfare le nostre esigenze. I cereali mancano, la distribuzione è scarsa. Vi e' un disordine delle produzioni agricole. Non so se esiste la favola degli ogm che risolvono tutti i problemi. Credo sia una tecnologia che si sta abbandonando, ma in termini di ricerca mi interessa conoscere. La cultura ogm rischia di essere totalizzante, rischia di obbligarmi ad utilizzare ogm anche se non voglio. In Italia abbiamo una grande biodiversità, sarebbe pericoloso che la nostra economia guardasse solo agli ogm. Io faccio parte di una organizzazione che si occupa della ricerca sulle coltivazioni biologiche e biodinamiche. So che possiamo avere più prodotto, pero bisogna valutare quanto costa. In Egitto c'e' una tecnica che riesce a produrre nel deserto prodotti in grado di sfamare migliaia di famiglie. I prodotti ogm sono anche molto sciatti rispetto a quelli dei prodotti biologici. Dobbiamo stare attenti a quanto ci costa pagare le royalties di quei sementi ogm. Significa rischiare di distruggere intere economie.
Silvio Viale
E' chiaro che “demografia e ambiente” è un titolo incompleto senza aggiungerci economia e società. E’ facile dire che in casa radicale si dice tutto, se non ci si scontra. Le nostre scelte devono avere la dimensione temporale. Pensare che la politica possa programmare qualcosa per i prossimi secoli e' folle. Io sono certo che moriremo e sono certo che la terra finirà. Che ci sono risorse limitate lo sanno tutti. L'evoluzione della società è più veloce di quelle che proponiamo noi. Ogni volta che sento parlare dei vari picchi delle risorse, mi chiedo sempre a qual fine. Demografia: oggi avendo la fortuna di avere il paese con il tasso di crescita più basso, minor numero di aborti, la ricetta qual e'? Dovrebbe essere la nostra politica, dovrebbe essere questa la ricetta. La Francia ha il 40% di aborti in più rispetto a noi. Picco energetico: se spegnessimo le luci sarebbe già un passo avanti. La fuga dalle campagne e' qualcosa che e sempre accaduto, chi vive in città sta meglio di chi vive in campagna. In Cina o in India dovrebbero avere lo stesso diritto di avere le cose che ho io qui, un figlio, una macchina etc. Sento parlare di “approccio culturale” e invece io sono convinto non ci debbano essere imposizioni autoritarie. I discorsi fatti oggi starebbero bene in qualunque assemblea leghista. Quello che fa la differenza è capire che noi abbiamo questo stile di vita a scapito del Terzo Mondo, che funziona ancora come delle colonie. Dobbiamo favorire lo sviluppo dei Paesi del Terzo Mondo. Tutte le statistiche sui dati demografici sono state tutti smentite. La nostra proposta sia quella di agevolare lo sviluppo scientifico e lo sviluppo economico che porterà alla diminuzione del dato demografico. Come ha detto Emma tutti noi vogliamo vivere come vogliamo, dove lo sviluppo economico arriva vi e' calo demografico.
Mario Staderini
La questione ambiente è molto seguita e mi fa molto piacere. La sconfitta elettorale della sinistra arcobaleno e dei verdi ci devono spingere ad agire più in profondità per l'ambiente. Abbiamo dovuto occuparci dello stato di diritto in Italia. Siamo stati sollecitati ad occuparci di ambiente da De Pascalis, da Rientrodolce, dalla Segreteria di Radicali Italiani. Abbiamo il dovere di occuparci di ambiente perché per otto anni all'opinione pubblica è stato imposto di vedere Pecoraro Scanio e Bertinottti che erano contro ogni tipo di modernizzazione del paese. La visione sulla demografia è un punto centrale. All'epoca della fame nel mondo siamo riusciti a porre una questione importante all'attenzione pubblica. Occuparsi di demografia è una questione di qualità della vita. Il professor Rossi parla delle megalopoli. Stanzani e Bandinelli a Faenza parlavano nel 1966 del traffico e delle scelte di vita. Non so se si potrà uscire dalle megalopoli. Il 22,5% delle case comprate a Roma sono state comprate da immigrati. I piccoli agricoltori sono rimasti schiacciati dalla costruzione dei centri commerciali. Che fare? Pretendere studi urbanistici sulle città, tornare a chiedere il piano energetico nazionale, imporre questioni di metodo su Tav e infrastrutture, sul natalismo c'e la follia del quoziente familiare riconvertendo la tassa sul reddito delle persone fisiche in base ai figli.
Piero Pavia
Trovare le soluzioni, Ci sono problemi di sviluppo, cose che si sono fatte e di cui non si sono previsti gli effetti. Gli effetti della globalizzazione sono anche questi della crisi alimentare. Faccio il confronto tra sistemi economici democratici e sistemi economici oligarchici. Sono problemi di carattere ideologico che andrebbero affrontati. Il profitto oggi è insufficiente, ma abbiamo bisogno anche di benessere e sicurezza. Bisogna trovare la soluzione per trasformare poi il profitto in benessere e sicurezza.
Sull’energia, chiedo perché non usiamo maggiormente il discorso delle energie geotermiche, che sfruttano il calore dei vulcani. In Italia abbiamo molto spazio per usarla. Ma non possiamo aumentare semplicemente l’energia perché la popolazione è troppa.
Nell’ambito di un sistema liberista si arriva ad un punto in cui le società si fermano da sole dal punto di vista demografico. Questo è giusto, non possiamo imporre delle scelte. Dobbiamo trovare metodi dolci per portare ad un cambiamento del comportamento. Portare quindi i buoni esempi di democrazia nei paesi non democratici. Dobbiamo convertire il sistema economico in modo da mettere gli obiettivi del benessere e della sicurezza prioritari rispetti al profitto.
Geotermico: ci sono impianti che usano le onde termiche che stanno dando ottimi risultati. Eolico d’alta quota: anche questo è un aspetto da portare avanti.
Marco Marchesi
Biocarburanti: valutazioni.
Va fatta distinzione tra bioetanolo e biodiesel. Bioetanolo è estratto dai cereali ed è quello che sta creando i problemi della scarsità del grano, è costoso energeticamente produrlo. Il biodiesel viene prodotto con la colza, olio vegetale. Ha un impatto ambientale in termini di co2 nullo. Può poi il residuo essere utilizzato come fertilizzante. Ma se domani finisse la benzina con il bioetanolo potremmo risolvere solo in parte il nostro fabbisogno.
L’errore storico è stato puntare tutto sui combustibili fossili, sul petrolio. Quindi oggi non esiste un’unica soluzione che possa far fronte alla soluzione.
Ci vogliono soluzioni integrate. In Italia non abbiamo sufficiente terreno coltivabile per produrre colza per tutte le auto che abbiamo. Dobbiamo governare le dinamiche agricole anche. Dobbiamo anche cercare di sviluppare le nuove tecnologie come il motore ad aria compressa. È una realtà che può risolvere il problema dei carburanti e dell’inquinamento nelle grandi città.
Nell’agriturismo di Jacopo Fo c’è la Libera Università di Alcatraz sulle biotecnologie. Abbiamo bisogno di un vero panel di lavoro sull’ambiente e sulla demografia, non possiamo ridurci ad un documento di pochi punti. Dobbiamo produrre informazioni per avanzare delle proposte.
Marco Serventi
1983. In un convegno del Partito Radicale del Lazio, in anteprima si parlava di fame nel mondo e dei riflessi che la tecnologia poteva avere nell’intercettare i problemi connessi. Si poteva già allora parlare di miti dell’agricoltura industriale.
La questione dell’aratro che rivolta la terra: ci volevano dieci cavalli, quindi poi si passò alla macchina a vapore nei primi del ‘900. Nel 1920 si trova la soluzione chimica con fosfati e nitrati. 1950, dopo la guerra, con spinta americana si riaffermano i concimi. 1970 nascono gli F1 ibridi del mais. 2000 necessità degli OGM. La questione agricola trova sempre soluzioni esterne. La classe contadina è scomparsa, abbiamo operai che applicano le soluzioni esterne.
Come posso ripristinare le cose dette per tutto il ‘900, che la pianta ha bisogno di quelle sostanze minerali del suolo così come sono in natura, che la pianta è capace di gestire queste risorse?
Ora ci troviamo di fronte ad un deserto, ad una desertificazione dei terreni.
Come facciamo le cose determina cosa succederà nel futuro. In India i contadini si sono ritrovati con la proposta vantaggiosa dei semi ogm, ma non è mai arrivato a termine una pianta che può andare avanti senza pesticidi. Nel campo dell’agricoltura dobbiamo ragionare sul medio e lungo termine.
Il terreno si impoverisce di sostanza organica, quindi questo sistema di coltivazione è piuttosto antieconomico e pericoloso.
Quindi sugli OGM parliamo di ricerca e di qualcosa che ancora non c’è.
Elisabetta Mirra
Noi possiamo ritornare protagonisti da radicali della lotta per l’uomo.
Ambientalisti siamo tutti, forse dobbiamo chiederci che ecologisti saremmo noi. Quindi dovrebbe nascere da qui un “Manifesto sull’ecologia radicale”.
Due fatti sono incontestabili: stiamo distruggendo il pianeta e non ci sono azioni a marginare questi danni. Cosa non ha funzionato dall’ambientalismo politico?
Diversa è la cultura ecologista che ha prodotto molte analisi.
I radicali individuano nella moltiplicazione incosciente della specie il problema principale. Sono problemi non nuovi, ma è ora che si presentano sulla scena internazionale. Convincere sei miliardi di persone a cambiare comportamento è difficile. Il miglioramento dello status femminile non mi sembra di per sé risolutivo. Ma bisogna ammettere che avere figli è bello e se si è emancipate è meglio ancora.
E’ il modello di relazione con il Pianeta che ci porta ad una situazione distruttiva.
La causa prima dei comportamenti distruttivi dell’uomo è l’arroganza dell’uomo, l’antropocentrismo. L’idea che l’uomo domini il mondo e che genera un senso di estraneità in noi.
Ambientalismo non antropocentrico significa dire ecologismo laico.
Le tre religioni monoteistiche hanno spinto all’estremo questo antropocentrismo.
L’ecologismo politico finora ha detto “tutela, conservazione e protezione”. In modo paternalistico l’uomo si cura della natura. Dobbiamo rifondare la nostra relazione con il pianeta. La soluzione arriva dalla scienza e dalla filosofia.
Dobbiamo proporre un modello di relazione uomo/natura in una relazione non gerarchica. Questo è un ambientalismo vero. Ricondurre la popolazione mondiale ad un numero accettabile offre un vantaggio competitivo politico.
Il problema della tecnoscienza: rifondare l’etica laica con i valori della nonviolenza. Metto a disposizione un documento su questi temi e sul ruolo delle donne in quest’ambito.
Andrea Furcht
Essere qui per me è un balsamo dell’anima. Qui le cose si possono chiamare con il loro nome, invece in altri convegni la questione demografia è una specie di fantasma che aleggia, che viene considerato con imbarazzo. Associare la sovrappopolazione alla povertà sembra come biasimare la vittima, come faceva Malthus alla fine dell’ottocento (se siete così poveri come mai tanti figli?).
La questione è complessa. Ci sono alcuni problemi, la povertà, la scarsità di risorse energetiche, l’inflazione, i rincari, il degrado ambientale.
Aggiungo le tensioni geopolitiche per gli approvvigionamenti.
Poi c’è l’elemento che le popolazioni giovani sono anche quello più aggressive.
La situazione demografica oggi è inaudita. Il livello non è mai stato così alto quasi da sempre. Collegatevi al sito www.neodemos.it e vedrete com’è il trend di crescita della popolazione.
Il mondo cresce ad un tasso dell’1,2% ad oggi. Ci si raddoppia ogni settant’anni con questo tasso. Questo aumento sta diminuendo rispetto agli anni 70, ma comunque si cresce. C’è il meccanismo dell’inerzia demografica: una popolazione che ha avuto tante nascite in passato, significa che ha fatto tanti potenziali genitori per il futuro.
Io vedo un pericolo potenziale di squilibri sulla composizione percentuale del mondo. Differenza tra paesi ricchi che avranno meno crescita e paesi poveri che avranno tutta la crescita.
La questione è: siamo troppi o siamo troppo pochi?
Io appartengo ai restrizionisti. La torta da dividere non è sufficiente. Siamo troppi.
Cosa dicono quelli dell’altra parte?
Più popolazione equivale a più importanza, più potere geopolitico. Fattori religiosi avversi alla modernità.
C’è il popolazionismo del welfare, del benessere: preoccupati per il welfare (saremo tutti vecchi, chi ci pagherà le pensioni?). C’è una logica in queste preoccupazioni. Ma sembra più un’obiezione di apparato che di interesse vero per l’individuo.
C’è un popolazionismo di tipo liberale, che dice che la popolazione è un elemento fondamentale dell’economia, perché la popolazione è domanda commerciale e produzione.
Molti popolazionisti hanno fiducia nel potere della tecnologia. È un po’ azzardato, bisogna investire in tecnologia ma non farvi fideismi. La tecnologia è a doppio uso, può limitare il bisogno di immigrazione per esempio. Perché può sostituirsi al lavoro.
Non bisogna essere dogmatici: ma il mondo messo così com’è in pericolo.
E’ vero anche che nelle società ricche come Giappone, Italia, Germania, la prospettiva dell’invecchiamento della popolazione è molto vicina e qualcosa si dovrà fare.
Non credo che l’immigrazione sia una buona soluzione: ha costi e pericoli, specie laddove agisca l’incentivo di riunirsi per gruppi e per clan.
- Non sottovalutate l’invecchiamento in alcuni paesi.
- possiamo scordarci di tornare ad essere due miliardi, anche per via dell’inerzia demografica. Le nascite saranno molte per i prossimi decenni
- fame nel mondo: quando la popolazione aumenta aumentano anche le cose brutte oltre a quelle belle.
- Starei attento a disprezzare lo sviluppo economico e la tecnologia. La gente si incazza se deve ridiventare povera.
Giovanni Lo Surdo
Risorse energetiche: informazione, efficienza e ricerca.
Dobbiamo andare oltre le risposte radical chic, dobbiamo investire molti milioni di dollari per i prossimi decenni. L’esaurimento del petrolio non è per domani, il carbone nemmeno, c’è tanto gas, Putin permettendo.
Le fonti rinnovabili dovrebbero sostituire in parte gli idrocarburi per la produzione di energia, ma non i combustibili per i trasporti.
La politica dovrebbe disincentivare le auto di grossa cilindrata o dei suv.
Il trasporto aereo è uno dei grandi produttori di CO2. I voli law-cost producono co2 ma i nostri ragazzi hanno così la possibilità di girare il mondo. È difficile rinunciare a questo. La politica e la scienza devono dare risposte selettive.
C’è bisogno che le persone capiscano che l’energia pulita non esiste, non esiste quella ad impatto ambientale zero. Speravamo nel vento ma le torri non ci piacciono, il solare è bello ma non ci piacciono i pannelli. Non esiste nulla che non abbia impatto ambientale. La più preziosa fonte alternativa è l’efficienza energetica. Incentivi sul risparmio vanno bene. Ma anche per l’efficienza servono investimenti forti e questo è un lusso.
Le nostre migliori speranze devono essere riposte nel solare.
L’Italia è indietro nella ricerca. Abbiamo bisogno di un Progetto Manhattan per le rinnovabili. Molte decine di istituzioni lavorano su queste ricerche. L’Italia non riesce a rinnovare nemmeno le sue università.
Roberto De Fez
Vorrei rispondere a Triarico e a Marco Serventi, che hanno parlato di biodinamica. Ebbene, biodinamiche e ogm lavorano dalla stessa parte. Loro dovrebbero fare la loro ricerca e dovrebbero avere i fondi, così come noi dovremmo fare ricerca sugli ogm. In Italia non si possono mettere in campo ogm, è l’unico paese al mondo in cui non si può. In Italia io non ho il diritto di scegliere di comprare ogm. Questione dei brevetti: questo è il problema centrale, bisogna stare molto attenti. Ma ci sono casi e casi. In India le superfici coltivabili per il cotone sono aumentate di cento volte, per il cotone transgenico. Siccome per il cotone non vale il giochino dei semi ibridi, i semi vengono esportati attraverso il Pakistan. Gli americani hanno una legislazione che li favorisce sui brevetti. Noi dobbiamo avere i brevetti europei e i finanziamenti UE che vanno ai laboratori di ricerca non devono chiedere l’autorizzazione alla industria.
Marco Perduca
Credo dobbiamo proprio fare un secondo convegno sull’energia, che comprenda la discussione sugli ogm. Vi è anche una questione culturale sulla scelta o la sostituzione di alcune colture, indipendentemente dal fatto che siano omg o no.
Di cultura si deve parlare per esempio, anche per quanto riguarda la natalità, in Italia ad esempio, dove siamo bombardati sotto tutti i fronti con un natalismo spinto.
Gabriella Bianco
Sono una funzionaria ONU e una giornalista.
Io vivo all’estero, e penso che voi qui siate davvero eurocentrici.
Lavoro con un gruppo che si occupa di emergenza umanitaria, che non si occupa solo di intervenire immediatamente ma consentire anche lo sviluppo.
A mio avviso ci sono cose che non possono essere privatizzate, che sono proprietà dei popoli, come l’acqua o il gas. La questione della proprietà intellettuale: siamo con le spalle al muro, perché ci sono gli Stati Uniti con Monsanto e poi tra un po’ arriverà il brevetto europeo, così gli africani resteranno schiacciati tra due muri.
Brasile e Argentina: nel nord dell’Argentina che è il granaio del mondo, gli amici americani ed europei hanno comprato grandi territori, piantano la soia che desertifica e i contadini non hanno alcuna possibilità di scelta.
Demografia: in Italia i cittadini hanno pochi figli perché l’economia è terribile. In India sono andati comunità per comunità a discutere di family planning, avendo buoni risultati, ma è difficile farlo in Africa perché il grado di scolarizzazione è troppo basso.
Invece di rapinare i Paesi del Terzo Mondo delle loro ricchezze, diamogli know-how e joint venture. Dobbiamo decidere se vogliamo essere ancora noi europei i rapaci del mondo oppure no.
Marco Perduca
Dobbiamo tenere conto che gli Stati Uniti finanziano programmi internazionali per l’astinenza sessuale, come family planning. Speriamo la tendenza cambi.
Marisa Cohen
Risposta alla signora Gabriella che ha parlato ora. La faccenda della soya argentina non coinvolge l’America o l’Europa, bensì la Cina. L’Argentina vende i terreni alla Cina.
Comunicazione: sulla sovrappopolazione vi è grande silenzio dell’informazione, quando non disinformazione.
Aldous Huxley diceva che la responsabilità di molte cose stava nella figura dello scienziato che a un certo punto dimentica di essere un uomo e diventa uno specialista. Nel 1963 il Science Summit on World Population avevano proposto uno zero population growth per tutto il corso della vita dei loro figli.
Le grandi istituzioni come la FAO, che per ora è riuscita a nutrire bene i suoi impiegati, poi c’è il WHO, poi l’UNICEF, la Banca Mondiale: tutti hanno la loro agenda. Ma il Segretario Generale del 1969 disse “abbiamo dieci anni per affrontare il problema della esplosione demografica”. Ma non si è poi fatto niente.
Giornalisti e star musicali hanno fatto di questo problema una moda, cavalcando la questione del global warming e distogliendo l’attenzione dalla questione sovrappoplazione.
Guido Biancardi
Abbiamo due problemi: il primo è la lettera aperta ad Emma Bonino che ho scritto io, come persona di governo. Trattavo delle grandi opere.
Le grandi opere sono diventate una verità assiomatica. Un fenomeno che si autogoverna. La questione grandi opere va rivista e rivalutata, non solo dal punto di vista economico ma anche culturale, turistico, territoriale. L’argomento va ripreso con maggior osservazione critica. Puzza troppo questa operazione.
I grandi imprenditori pensano alle infrastrutture in modo primario, ma non si capisce bene quali siano i loro interessi.
Immigrazione: noi per poter governare questo fenomeno dovremmo avere dati certi. Invece ora ci affidiamo alla Caritas. Dobbiamo poter effettuare dei controlli. Non può essere trattato solo nella sfera della solidarietà, altrimenti si lascia tutto nell’illegalità.
Maurizio Baruffi
Sono emozionato di tornare in una assemblea radicale dopo 15 anni. Ho iniziato al Partito Radicale, ho proseguito con i Verdi. Mi interesso di qualità della vita nelle città. Se vogliamo ricostruire un pensiero ambientalista ecologista nel nostro paese, non possiamo prescindere all’ambientalismo scientifico, interpretandone bene le conseguenze. L’approccio locale a volte deforma la visuale delle questioni. La sfida politica che parte da quest’assemblea è quella di ripartire a costruire un pensiero che si traduce nell’azione quotidiana di ciascuno.
Emma sottolineava la questione del risparmio energetico. A Milano propongono un premio volumetrico per chi costruisce a risparmio energetico (invece bisognerebbe fare multe a chi non lo fa).
Esistono i limiti dello sviluppo anche per le città. Dovremmo reintrodurre bene il concetto di uso dello spazio pubblico, o dei beni pubblici inalienabili, o degli OGM. La catena economica che si sviluppa va al di là del fatto che attraverso l’uso degli ogm si possa dare risposta alla fame mondiale.
Concetti cardine:
- ricostruire presenza ecologista ambientalista, al di la dei verdi
- verdi e radicali possono ricostruire quel pensiero all’interno del centro sinistra
- EXPO 2015: nutrire il pianeta, energia per la vita, non può essere un evento commerciale. Il comitato scientifico di expo 2015 dovrebbe essere una sede di dibattito politico vero su questi temi.
Cristina Molinari
Mi hanno colpito due fatti. Nonostante il convegno si sia aperto con l’intervento di Emma sulla sovrappopolazione, dopo non si è quasi mai parlato di donne. Vero che solitamente non contano, ma in fatto di riproduzione qualche cosa da dire loro ce l’hanno. Le donne sono sempre le più povere tra i poveri.
Mi ha colpito un dato: nel mondo ogni minuto muore una donna per parto. Se 800. 000 donne muoiono per il parto, significa che le donne non vengono intercettate quando partoriscono e non possono conoscere poi la contraccezione. Le organizzazioni che si occupano di pianificazione familiare sono state massacrate in questi anni, mentre sono state sostenute le adozioni a distanza.
Mi permetto di ricordare questo fatto. Mi viene in mente che qualche anno fa è stata lanciata la campagna StopFGM, affinché sollecitasse i governi a collaborare con le ONG per contrastare queste pratiche. Forse una campagna contro la “strage delle madri” potrebbe avere come effetto secondario un effetto demografico. Significherebbe premere sui governi affinché stendano una rete per la salute riproduttiva, che intercetti le donne e le aiuti a vivere meglio.
Aldo Loris Rossi
Noi non abbiamo la nuova legge sullo stato del territorio, dal 1942.
Bisogna assolutamente risolvere questo problema legislativo.
Camillo Piazza
Scopro che le mie sensibilità trovano più spazio in questo luogo che altrove.
Nei verdi occorre cambiare pagina. A volte si rischia che la politica dei verdi si arrocchi su posizioni vecchie. Voi potete dare in effetto un futuro diverso ai verdi. Essendo anche un direttore generale degli Amici della Terra, credo che buon governo e ambientalismo debbano andare nella stessa direzione. Chi sarà in commissione ambiente potrebbe lavorare su questi temi:
- questione energetica.
In Italia si produce molta co2. Per ridurre, oltre all’investimento sulle rinnovabili, occorre sostituire il combustibile fossile. Siccome per tanti motivi siamo tutti contro al nucleare (non è economico). Occorre che vengano sostituiti con materiale rinnovabile. Il carbone deve essere sostituito.
- mobilità
Il 30% dell’energia viene consumato dalla mobilità. Se non c’è un piano mobilità non si andrà avanti.
- burocrazia
In Italia abbiamo 27. 000 leggi ambientali, su cui mafia e camorra stravincono per effetto della burocrazia. Dobbiamo fare leggi quadro e ridurre questo monte di decreti.
Paolo Ronci
Sono convinto che c’è un errore di fondo. Siamo convinti che l’economia sia la “struttura”. Io credo che l’economia non possa essere struttura perché è geodipendente, dipende dalle risorse che la terra mette a disposizione.
Questo pianeta è un miracolo di equilibrio. La visione deve essere altra, dobbiamo mettere l’economia dove deve stare, come sovrastruttura.
Le caratteristiche della città: è il motore più potente dell’economia. Dove la ricchezza viene da altre fonti, l’attività costruttiva è comunque frenetica.
Da un punto di vista economico l’attività costruttiva ha sempre una valenza strutturale. L’architettura è ciò che rimane dell’uomo. Così è per l’architettura politico-economica. L’architettura deve essere responsabile della vita dell’uomo. La nostra riflessione sulle crisi alimentari ci deve far capire che non è importante cosa si mangia, ma che dobbiamo mangiare. Forse va rivisto il concetto dell’uomo è ciò che mangia. Forse l’uomo è ciò che costruisce, combacia di più.
Problema energetico: abbiamo sviluppato le ricerche e le tecnologie. L’architettura si sta adeguando al risparmio energetico. È nata per risolvere problemi ambientali.
Guido Ferretti
OGM: mi pare che questo sviluppo tecnologico sia iniziato nel neolitico. Abbiamo sempre creato tecnologie che risolvevano problemi creati da altre tecnologie. Ora che siamo 7 miliardi dobbiamo introdurre questa tecnologia amara degli OGM, come diceva De Fez. . Non possiamo pensare di poter influire sulla natura continuamente cambiando i genomi delle piante.
La stessa cosa è successa con il petrolio e i biofuels. Gli scienziati e i politici hanno causato questi danni.
Igor Boni dice che la demografia non è un problema, dobbiamo dare diritti alle donne e poi avremo come effetto secondario il calo demografico.
Noi invece dobbiamo pensare prioritariamente al futuro del pianeta.


Chianciano Terme, 4 maggio 2008
Terza commissione (forma-partito e modelli istituzionali).
Sistema continentale-proporzionalistico vs sistema anglosassone-maggioritario-presidenziale. Modelli esistenti e esistenze modello. Partiti laici vs partiti confessionali. Nuovi partiti del lavoro. Democrazia diretta e partecipativa. Possono esistere tuttora destini separati di socialisti, liberali, laici e radicali? Questione Rosa nel pugno.
RELAZIONE
a cura di Alessandro Massari
I lavori della III commissione sono stati caratterizzati da un’ampia partecipazione e da un approfondito dibattito.
Ciò è dimostrato anche dal fatto che vi sono stati oltre 30 interventi, rendendo necessario un contingentamento dei tempi per rimanere nel limite delle 4 ore disponibili.
Tutto ciò ha richiesto un notevole sforzo di sintesi da parte dei relatori, ma ne ha beneficiato l'analisi complessiva poiché tutti sono andati direttamente al cuore del problema, rendendo di più facile comprensione le proposte svolte in commissione.
I lavori sono stati aperti dal presidente il quale ha impostato il dibattito richiamando il proprio intervento in plenaria:
1) TEMA: COLLEGAMENTO FUNZIONALE TRA FORMA DI PARTITO, DI GOVERNO E DI STATO
La democrazia di massa e lo studio della forma partito ha mosso i primi passi in Francia alla fine del XIX secolo. Hugo fu accusato dai suoi concittadini di "parlamentarismo".
A quel tempo in Gran Bretagna esisteva di già un sistema politico bipartitico. Napoleone riporta la Francia al PLEBISCITARISMO.
Ancora oggi questi sono i temi al centro dell'analisi politologica.
L'Italia è, tra i paesi occidentali, quello col sistema dei partiti più pesante.
Ultima evoluzione: il partito-cartello finanziato dallo Stato
versus il partito-azienda ed i partiti personali.
Entrambi i modelli tendono all'esclusione della partecipazione diretta dei cittadini alla vita politica e di partito.
La conferma della tesi è data dall'assottigliamento degli iscritti di tutti i partiti.
FENOMENO LEGA:
Se la Lega ha un numero elevato di iscritti ciò è dovuto ad un rapporto diretto col suo leader.
E', di fatto, un partito bonapartistico o cesaristico.
Le altre formazioni tendono ad escludere gli iscritti, perché inceppano il meccanismo basato su forme di scelte verticistiche.
Se ciò è comprensibile per l’ex FI ora PDL, non si capisce qual’ è il vantaggio che ne ricava il PD.
INOLTRE E' NATA UNA NUOVA FORMA PARTITO: IL PARTITO PARLAMENTARE.
Ciò spiega la scelta della legge elettorale, che premia la cooptazione del ceto politico invece che la partecipazione in grado di fare la selezione dei migliori.
Si è assistito alla scomparsa e la trasformazione dei vecchi partiti
Attualmente il PD premia più la mobilitazione che la partecipazione. Il PDL premia solo il proprio leader, che ne è l'artefice unico.
PROPOSTA: adozione del modello radicale, molteplice e flessibile nelle sue strutture, per superare la distanza tra rappresentati e rappresentanti.
FULCO LANCHESTER


Non vorrei riportare troppi documenti. Per ora limitiamoci all'analisi dell'introduzione di Del Bue e della parte dei lavori su demografia e ambiente. Ho però riportato un primo frammento (con l'intervento di Lancaster) dei lavori della commissione sulla forma-partito, che è quella più stimolante.


2) TEMA: STRUMENTI TELEMATICI PER L’ESERCIZIO DI FORME DI DEMOCRAZIA DIRETTA.
Si individua un nuovo strumento per realizzare antiche ambizioni radicali: il voto telematico, strumento capace di facilitare le operazioni di voto. Si pensi, ad es., al caso dei malati che non possono raggiungere il seggio.
I partiti sono un gruppo di potere oligarchico che opprime la maggioranza della popolazione-
I partiti sono ormai frammentati, per ricompattarsi hanno bisogno di TEMI.
Il compito della galassia radicale è quello di proseguire ad indicare vie e temi politici alternativi a quelli proposti dalla c.d. partitocrazia.
PROPOSTA: partito di servizio, anche per gli altri da noi, utilizzando al meglio la tecnologia per sviluppare la democrazia.
MONTOI
3) TEMA: ELEZIONI E DISAGIO POPOLARE
Il disagio è diviso in due categorie: quello passivizzante, emblematicamente rappresentato dal voto dato alla Lega, indotto dal timore e dalla ricerca di una maggiore protezione per beni e persone e quello attivizzante, cioè il disagio incarnato dai comitati locali che difendono il territorio, l’ambiente e lo sviluppo della città.
La scomparsa della Sinistra Arcobaleno è dovuta ad una loro interpretazione, tutta formale, dei bisogni attribuiti ai lavoratori.
La galassia radicale deve intercettare questo disagio provando a dargli soluzione.
Cita l’esempio di Roma, ove è nata una spontanea collaborazione tra radioradicale.it, l’associazione radicale RadicaliRoma e numerose associazioni locali che, tutte assieme, si sono attivate per chiedere agli amministratori cittadini il rispetto delle regole. Questo è solo un piccolo esempio virtuoso di come possano utilmente attivarsi istituti di democrazia diretta per rendere maggiormente “democratica” la democrazia rappresentativa.
PROPOSTA: partito inteso come strumento per le associazioni locali, capace di garantire la tutela, lo sviluppo della città ed una sana partecipazione dal basso.
BILLAU
4) TEMA: LA NUOVA FORMA DI GOVERNO NASCONDE UNA SITUAZIONE DI REGIME EDULCORATO.
Così come un tempo la violenza fisica era la cifra dei regimi illiberali, attualmente esiste una violenza solo apparentemente più leggera. Ogni forma di opposizione intellettuale viene censurata.
La funzione originaria dei partiti, essere mediatori tra le istanze dei singoli e le istituzioni, non esiste più.
Gli spazi democratici sono erosi dall'enorme massa di risorse finanziarie destinate alla partitocrazia.
La degenerazione dei partiti equivale alla degenerazione delle assemblee rappresentative.
PROPOSTA: eliminare i finanziamenti pubblici
SANTI
5) TEMA: FORMA PARTITO COME RETE LEGGERA
In Italia assistiamo a quello che noi chiamiamo "occupazione partitocratica delle istituzioni", un modo elegante per descrivere un colpo di Stato.
La burocrazia partitica ha un costo notevole per la collettività. E' la più grande industria produttrice, ma del nulla.
Cosa può fare la galassia radicale?
Se il Pd ha bisogno di un cambio generazionale, ci si deve rifare all’intuizione di Pannella: partito leggero che operi per temi in grado di proporre alternative.
La scelta della doppia tessera è l’emblema della laicità che meglio rappresenta la realtà
PROPOSTA: Un partito radicale che proponga il governo del Paese e non la gestione del potere.
Siamo alternativi in quanto responsabili, a differenza di chi mobilita le masse per ottenere un potere di governo funzionale alle oligarchie dominanti, cioè ad essi stessi.
BANDINELLI
6) TEMA: TORNARE ALLO STATUTO
Apre l’intervento ricordando l’importanza del convegno svolto a Faenza nel 1966 che ha contribuito allo statuto redatto l’anno successivo (documento di ingresso in commissione).
Come accadeva in passato, ancora oggi ritiene utile pubblicare e divulgare, per ogni congresso radicale, mozioni, proposte. Lo stesso statuto del 1967 è quasi sconosciuto ai non radicali.
Ora che il modello di partito tradizionale è al tramonto, l’unico modello alternativo è quello radicale.
Dalla lista arcobaleno ai compagni socialisti, molte sono state le vittime dello tsunami elettorale.
E’ il momento di rilanciare i temi della RNP ed il trittico Blair, Zapatero, Fortuna, potenziando il valore della tessera radicale, che è la migliore e primaria forma di partecipazione politica.
Proposta: Recupero dei 40 anni di dibattito radicale per rilanciare proposte ancora attuali
VECELLIO
7) MODELLO DI PARTITO APERTO-AMERICANO
Veltroni si è ispirato ad un modello che imita quello statunitense, un partito aperto. Ma la realtà statunitense è complessa perché libera: ad esempio un democratico di Dallas, cattolico e magari favorevole alla pena di morte convive con un democratico di Boston , nonviolento e contrario alla pena di morte.
Tutto ciò è basato sull’assunto che non esistono uno o più temi laici bensì un “metodo” laico.
Contrario all’unione delle forze laiche, ma favorevole all’unione laica delle forze.
In Italia il dibattito politico è ancora fermo alla contrapposizione Binetti-Bonino.
Veltroni ha rappresentato delle liste zeppe di figure simboliche, l’impreditore del nord-est, l’operaio thyssen-krupp, il precario. In pratica un presepe.
C’è poi il ritorno al passato con il “manifesto dei valori”, inutile se si vuole governare per obiettivi-
L’emblema del nostro metodo è incarnato nel manifesto della sinagoga che, da Firenze, ha “lanciato” il grande Satyagraha mondiale per la pace.
PROPOSTAoinvolgere i cittadini passando anche per il vissuto delle loro persone. L’esempio tipico è il referendum , ma la teoria della prassi politica ci ha portato “dal corpo dei malati al cuore della politica”. Ci dobbiamo far carico delle sigenze dei malati, dei detenuti, degli ultimi
D’ELIA
8) PARTECIPAZIONE POLITICA: LA DEMOCRAZIA E’ APPLICATA?
Per verificare ciò si è iscritto ad otto partiti, trovando conferma del fatto che, in nessuno di essi, lo Statuto è rispettato.
La legge imperante è quella dell’ipocrisia e della malafede.
I partiti ed i sindacati sono gruppi che pensano all’interesse egoistico dei componenti e non al bene pubblico.
Cita l’es. del partito dei Comunisti italiani dove vige la massima distanza tra la regola scritta e la pratica applicazione.
Non esiste un giudice competente a cui rivolgersi in caso di mancato rispetto delle regole interne, neanche nel caso di violazione dei più elementari principi democratici
PROPOSTA : Aumentare il peso delle assemblee locali per ridare vita ai consessi di base (sezioni) prevedendo una regola per la convocazione automatica degli iscritti non legata alle scelte del segretario di partito.
MENABENE
9) FINE DELLA FORMA PARTITO NOVECENTESCA
Oggi, per vivere, la politica ha bisogno dello scenario mediatico televisivo, perché al di fuori di esso non si esiste.
L’unica eccezione è rappresentata dalla Lega nord, grazie al suo particolare rapporto con l’elettore ed al forte radicamento sul territorio.
Il PDL è un’operazione nata a tavolino in poche ore, il PD è il frutto di primarie solo formali, senza possibilità di scelte reali.
Il modello radicale è una sintesi del meglio dei due modelli esposti.
Come nel 2005, e dopo l’esperienza della RNP, l’ingresso attuale dei radicali nel PD è da considerare una sorta di variante dell’esperienza dell’ospitalità.
Siamo sopravvissuti a 50 anni di partitocrazia anche grazie all’eclettismo delle forme utilizzate per agire politicamente.
Guarda con attenzione ai referendum Grillo, anche se si deve rivedere l’istituto del quorum che sterilizza il referendum stesso.
La democrazia diretta deve essere uno strumento complementare alla democrazia rappresentativa, come accade in Usa e Svizzera. In questo modo si recupera il rapporto col cittadino, col territorio, divenendo antenna di ricezione dei bisogni e dei disagi reali.
PROPOSTA: Radicali come partito di servizio per realizzare le istanze degli esclusi, degli ultimi, sottraendo forze di protesta da trasformare in forza di proposta, nel rispetto della legalità.
GALLI
10) FINANZIAMENTO PUBBLICO DELLA POLITICA
Il meccanismo del rimborso elettorale prevede un costo di 10 € ad elettore: 43 mln di elettori per 430 milioni di € in 5 anni.
Non si può continuare a finanziare a forfait ma si deve esigere la rendicontazione delle spese effettivamente sostenute, altrimenti il rimborso elettorale rimarrà sempre un finanziamento pubblico camuffato.
E’ poi necessario ridurre gli enti pubblici, ad es. le province. In Gran Bretagna, sin dagli anni ’60 si è analizzato quale deve essere la dimensione ottimale dell’ente locale.
Contrariamente a D’Elia, ritiene che la democrazia non sia una battaglia su temi e campagne precisamente individuate , ma che sia la proposizione e la realizzazione di programmi predefiniti e ben individuati.
PROPOSTA: Riorganizzare la forma del finanziamento pubblico ai partiti per avere un obiettivo di governo e non di mera gestione del potere.
NANNICINI


11)L’ESPERIENZA DEL PARTITO RADICALE NEL PANORAMA POLITICO NAZIONALE
La RNP ha evidenziato una differenza di fondo:
da una parte Turci col suo modello di partito centralista, verticista, burocratizzato, dall’altra la nostra proposta di organizzazione sotto forma di “galassia” con centri di iniziativa politica tra loro autonomi ma interdipendenti.
Già nello statuto radicale del 1967 si è individuata la teoria della prassi dell’organizzazione versus il modello centralista, favorendo forme di mobilitazione spontanea.
Dobbiamo essere partito di servizio con un rapporto forte e stretto tra iscritti e dirigenza.
I 200.000 iscritti sono la dimensione necessaria a crescere in qualità e non solo in quantità.
Come nelle spa, iscrivendosi ad uno dei soggetti della galassia radicale, si acquista una parte della quota azionaria di iniziativa politica.
PROPOSTA: nessuna disciplina a cui doversi uniformare, elezione diretta delle cariche di vertice fatta dagli iscritti autofinanziamento e pubblicità dei bilanci (statuto del 1967), trasparenza che garantisce durata nel tempo perché si è credibili.
ZAMPARUTTI
12) CRISI DEI PARTITI E DELLA LORO CAPACITA’ DI RAPPRESENTANZA
Da 30 anni si dibatte della crisi dei partiti.
Attualmente essi sono più un peso che un volano per la democrazia perché hanno ridotto la dialettica al loro interno , portando la rappresentanza alla soglia minima.
10 oligarchi decidono chi ci rappresenterà in Parlamento.
Già nel ’92 i radicali denunciavano il rischio di una società atomizzata. Una politica fatta da mestieranti che non colgono il senso profondo dell’esistenza di ciascuno di noi.
Pannella aveva previsto non lo tsunami ma la sicura necessità di dibattere l’esito di queste elezioni dai risultati imprevisti.
La doppia tessera consente una risposta non ideologica, riducendo a sintesi le complessità della vita.
Il centro destra non ha consapevolezza di ciò, il csx ha dato prove culturali abiette, ad es. le false primarie.
PROPOSTA: Recuperare lo Statuto del 1967 per affrontare le difficoltà molteplici che si presentano attraverso il paradigma delle doppie tessere, recuperando così la cittadinanza ad una attiva partecipazione democratica.
RIPPA
13) COME UNA LEGGE ELETTORALE POSSA TRAVOLGERE I PARTITI
L’attuale legge e le scelte duopolistiche di Veltroni-Berlusconi hanno premiato alcuni, ad es Di Pietro e Lega, consentendo loro l’apparentamento, spazzando via tutti gli altri.
La nostra informazione spaccia per reali delle informazioni false: ad es. l’elezione diretta del premier.
C’è poi l’anomalia delle leggi elettorali, otto leggi diverse per l’elezione di otto consessi assembleari, nessuna uguale all’altra. Se si permane in questa situazione di assoluta eterogeneità si dovrà tornare alla categoria togliattiana dei “partiti astuti” che sceglieranno di correre soli o apparentati, a seconda del tipo di legge elettorale utilizzata.
Se nel dopoguerra e nel 68 ci fu una forte attrazione di giovani verso la politica, oggi si verifica il fenomeno inverso. Il partito non è più un luogo di aggregazione sociale, è il partito del principe, la sua funzione di mediazione è sterilizzata.
Ad es., il dibattito per riunire PSDI e Psi durò 10 anni, mentre la fusione FI e An ha richiesta 2 sole ore.
PROPOSTA: aderire al referendum Grillo per ripristinare la preferenza.
Istituzionalizzare la doppia tessera per aumentare l’autonomia Radicale e della RNP per accogliervi tutti i socialisti, laici, radicali, liberali.
DEL BUE
14)TEMA: DEMOCRAZIA INTERNA AI PARTITI
Non ha senso parlare di forma partito se si opera in condizione di regime, di assenza di legalità e democrazia. Non basta cambiare la legge elettorale. Rischiamo di divenire un OGM della politica se non si rende legittimità ed effettività alla legge scritta che favorisca la partecipazione dei cittadini, invece che la legge materiale che vige ed esclude.
Se lo statuto del 1967 ci ha fatto giungere ancora politicamente vivi all’appuntamento col PD, non per questo si può dire che si sia raggiunto l’obiettivo all’interno di un sistema democratico.
E’ necessaria l’attuazione dell’articolo 49 della Costituzione per garantire un metodo democratico, anche nelle organizzazioni partitiche.
PROPOSTA: Ritornare alla Costituzione formale (accantonando quella materiale) per attuare finalmente l’art 49 Cost., per sottrarre i bilanci dei partiti al controllo delle Camere e per impedire ai segretari il potere assoluto su ogni scelta.
Il cittadino deve poter ricorrere al magistrato se ritiene violato un suo diritto all’interno di un partito.
TURCO
15)CONCLUSIONI DELLA I GIORNATA DI LAVORI
Si è analizzata la presenza di una contrapposizione di modelli: quello radicale versus il modello classico.
Burke: Partiti definiti come associazione di individui uniti da una seria di fini.
Weber aggiungerà, in seguito, che l’unione è anche sulla comune visione del mondo.
Negli Usa la democrazia di massa fa si che i partiti siano considerati associazioni costituite per presentare dei candidati a cariche elettive pubbliche, riuscendo a farli eleggere.
Modello classico: partiti verticistici, oligarchici, senza iscritti o con pochi iscritti, con dirigenze oligarchiche basati sull’appropriazione di fondi pubblici.
Modello radicale: soggetto frantumato in grado di ricomporsi grazie alla molteplicità delle tessere.
Doppia o tripla tessera come collante contro la frantumazione della società e soggetto capace di attraversare la società orizzontalmente. Purtroppo questo è un modello elitario, che difficilmente può essere portato a conoscenza delle masse.
La forma di partito è collegata alla forma di Stato e di Governo.
La visione Turciana è in tutto centralista, quella radicale è in tutto federalista.
Un partito classico deve gestire il potere per poter avere potere-
Il partito radicale è trasversale. Quindi è un contropotere, STIMOLO E SALE DELLA TERRA, riproponendo i temi cari al partito d’azione ed al modello USA che vede un forte potere centrale controbilanciato da un forte potere periferico-federale.
LANCHESTER
RIPRESA DEI LAVORI NELLA II GIORNATA
16)TEMA : PER UNA NUOVA DEFINIZIONE DI PARTITO
A partire dalle definizioni di partito fornite dal prof. Lanchester si propone una sintesi che rappresenta i partiti come “organizzazioni di persone che riescono a far eleggere candidati portatori di una propria storia già pubblica e conosciuta dagli elettori”.
L’elettore è stato indotto a valutare la persona candidata, tralasciando ogni analisi programmatica.
L’esempio emblematico è rappresentato da Roma dove c’è stata una bocciatura di Rutelli più che un premio ad Alemanno.
Ancor oggi, nonostante la serie di ostacoli frapposti, è presente una genuina volontà di partecipazione.
PROPOSTA: utilizzare la sovraesposizione mediatica dei vertici di partito per svelare le inesattezze o le falsità spacciate per verità, come ad esempio nel falso caso di elezione diretta del premier.
LEMBO
17)TEMA: CRISI DELLA DEMOCRAZIE CONTINENTALI E ANGLOSASSONI
L’effetto tendenzialmente bipartitico del nostro sistema è dovuto non tanto alla legge elettorale, quanto il frutto della violazione sistematica della legge sulla par condicio.
Un tempo i regimi democratici crescevano in numero ed in ricchezza (Amartya Sen), attualmente la crescita è inferiore e la distanza tra paesi ricchi e poveri è in continuo aumento, mentre la crescita dei paesi che assumono un regime democratico è decisamente rallentata.
La crisi si è estesa dai paesi con democrazia di stampo continentale a quelli con democrazia di stampo anglosassone.
PROPOSTA: Come coniugare democrazia ed informazione nel processo decisionale collettivo?
Facendo si che l’attenzione non si concentri sul solo momento elettorale ma garantendo l’intero procedimento che porterà alle consultazioni, in ogni sua fase.
Facendo si che la stabilità che hanno raggiunto le autonomie locali possano benevolmente influenzare anche le dinamiche che informano i rapporti tra Parlamento e Governo.
Garantendo una corretta informazione anche ai soli fruitori della tv generalista, mettendoli in grado di avere le medesime informazioni di chi attinge informazioni da più fonti, quali internet.
Con questo strumento la galassia radicale ha scoperto e dato voce a due leader politici come Coscioni e Welby.
RANA
18)TEMA: ELOGIO DELL’ATEISMO
L’area radicale e socialista dovrebbe farsi portatrice delle istanze degli atei, degli agnostici, dei non credenti.
La Lega ha costruito il suo successo grazie al radicamento sul territorio, Grillo lo ha costruito grazie al radicamento sul web.
Roma ha visto uno scontro tra palazzinari pro Rutelli versus i tassisti pro Alemanno.
In Italia i non credenti nel loro totale sono pari al 18% della popolazione.
Si deve laicizzare il PD, debinettizzandolo ed, al contempo svelare la natura di ramo d’azienda del Vaticano del PDL.
PROPOSTA: Riproporre il modello radicale socialista della RNP per garantire una convivenza laica tra credenti e non credenti per evitare ogni forma di prevaricazione degli uni sugli altri.
VALLOCCHIA
19)TEMA: LA CRISI IRREVERSIBILE DELLA POLITICA
Dopo il superamento delle ideologie e la globalizzazione, i partiti hanno perso ogni contatto con il territorio.
Una leadership carismatica non necessita di apparati intermedi poiché si appella direttamente al popolo.
Un cittadino, in mancanza di riferimenti territoriali, di sezioni locali, si allontana dalla politica.
Le riforme elettorali “all’italiana” hanno garantito solo ingovernabilità, programmi identici tra i due schieramenti che non si attueranno mai, ad es. il federalismo fiscale.
Il patto veltrusconiano ha ucciso i piccoli partiti, ed il PD non è riuscito ad attrarre i voti laici.
PROPOSTA: Caldeggiare una forma partito più ampia e plasmabile possibile, per rispondere alle complessità attuali, riconoscendo come Pannella sia l’unico politico libertario dell’intera sinistra.
BRANCATI
20)TEMA: L’ATTUALITA’ CONCRETA DEL MODELLO RADICALE
Il partito radicale, il metodo proposto, quanto realizzato nel concreto, scardina gli assetti di potere perché si fonda su obiettivi, passioni , convinzioni, mai convenienze.
Portando la sua esperienza personale di consigliera di Pavullo nel Frignano, ed essendo stata eletta nelle liste RNP, ha conquistato un seggio in maggioranza.
L’ordine, per tutti i consiglieri, era di non parlare poiché erano sufficienti gli interventi del solo sindaco. La causa di ciò risiede nel fatto che se parla un consigliere si ha poi un effetto imitativo che deve essere assolutamente scongiurato.
Questo comportamento eccentrico rispetto al burocratico ordine di partito le ha consentito un’interlocuzione politica con l’opposizione, tanto da farla uscire dal suo gruppo, entrare nel misto, adottando come simbolo la bandiera del Tibet, mai esposta dalla maggioranza.
PROPOSTA: Garantire in ogni comune la registrazione delle sedute delle commissioni e dei consigli comunali
GRAZIANI
21)TEMA: STRUMENTO PARTITO COME BUSSOLA DELL’AZIONE POLITICA
Ha richiamato l’intervento in plenaria di Pannella, dichiarando che Marco ha implicitamente condiviso le tesi di Mieli pubblicate sull’Osservatore romano.
Pannella è convinto che non sarà fagocitato dal PD e che la legge fisica in base alla quale il corpo più grande attrae quello più piccolo sarà smentita.
L’autonomia radicale nel PD sarà garantita dalla sua intelligenza politica in grado di sconvolgerà le alchimie tattiche degli ex pci e dc.
L’oratore ritiene errata la previsione pannelliana.
PROPOSTA: citando un vecchio contadino ci informa che “sotto la quercia non cresce nessuna pianta”.
E’ necessario smarcarsi dal PD perché negli anni 70 si diceva “meglio rosso che morto”, oggi si dovrebbe attualizzare il detto, ricordando il percorso socialista, in “meglio morto libero che schiavo rosso”.
SARDELLI
22)TEMA: I RADICALI NON SARANNO FAGOCITATI PERCHE’ INDIGESTI
Il deficit democratico è la cifra che racchiude il c.d. “caso italia”.
Ogni norma è stravolta, comprese quelle costituzionali. La sovranità reale risiede nelle mani di pochi oligarchi, segretari di partito. E’ giunta l’ora di riscrivere la Costituzione.
Ma vi sono anche paesi che vogliono e scelgono governi illiberali e autoritari, ad es. in Kazachistan, ove il presidente, ex dirigente comunista del PCUS, grazie ai brogli elettorali ottiene il 90% dei consensi, ma senza di essi raggiungerebbe comunque la percentuale notevole del 70%. In alcuni Stati si pretende libertà solo nell’ambito privato, disinteressandosi delle libertà pubbliche.
PROPOSTA: poiché il concetto di classe è superato si deve proporre un modello di partito basato non più su interessi bensì su idealità.
STANGO


23)TEMA:PERMEARE LE ISTITUZIONI DI CONTENUTI POLITICI
Entrambi gli schieramenti non hanno proposto contenuti.
Non c’è alcuna procedura che garantisca la partecipazione dei militanti alla formazione delle scelte.
I partiti non hanno più alcuna forza decisionale e ciò è imputabile non solo alla pessima legge elettorale, ma anche al fatto che essi hanno perso le vecchie identità e culture senza averne trovate di nuove.
Lo stesso sistema istituzionale è inefficiente: ad es. il meccanismo della doppia lettura tra Camera e Senato per l’approvazione delle leggi rende faticoso l’iter legislativo, mentre il premier ha assunto sempre maggior potere, pur in assenza di leggi che formalmente ne abbiano ampliato i poteri.
PROPOSTA: Dobbiamo tentare di esportare il nostro modello di partito liquido nel PD, per osmosi, vivificando il corpo del partito con il nostro metodo sinceramente democratico.
MAZZARELLI
24)TEMA: LA DEMOCRAZIA INDIFESA
Il Parlamento è ormai un’istituzione succube d’una oligarchia che, tecnicamente, ha realizzato un colpo di stato.
Tutte le dittature hanno sempre avuto anche una base di consenso popolare, da Mussolini ad Hitler passando per le varie dittature comuniste.
Il PdR non ha difeso la Costituzione rinviando alla Camera la legge elettorale per palese incostituzionalità, né ha informato di ciò il Paese a reti unificate.
La stessa Corte costituzionale è rimasta silente.
PROPOSTA: Come in ogni caso di dittatura, il Partito Radicale ha resistito e svelato la realtà al popolo, segregato nell’ignoranza sullo stato di violazione della Costituzione. Si augura che la conoscenza di ciò genererà una reazione liberale.
BELELLI
25)TEMA: ECCLESIOLOGIA COME PUNTO DI RIFERIMENTO DELLA POLITOLOGIA
L’ecclesiologia deve essere il punto di riferimento della politologia.
Così come la Chiesa ha avuto il bisogno, per potersi espandere, di costituire un tessuto connettivo nella società, per essere credibile ha poi dovuto razionalizzare la propria struttura e organizzazione.
Egli ritiene la destra permeata del pessimismo esistenziale proprio di S. Agostino, mentre la sinistra è influenzata dall’ottimismo esistenziale di Pelagio.
Siamo innanzi ad un dualismo: da una parte, la fondazione degli ordini religiosi, riconducibile al pessimismo di S. Agostino, dall’altra la contrapposizione dell’ottimismo esistenziale della sinistra che coincide, ecclesiologicamente, con l’eresia.
I benedettini, primo ordine monastico, hanno gettato i germi della democrazia europea, adottando un sistema uninominale maggioritario per l’elezione del proprio priore.
Ciò spiega la volontà di attribuire all’Europa delle radici cristiane.
In seguito la Chiesa riconobbe la necessità di poter contare su una pluralità di figure carismatiche, di conseguenza moltiplicò gli ordini religiosi e le congregazioni.
PROPOSTA: Proporre in chiave ecclesiologica il modello di partito “a galassia”, badando bene a non divenire più papisti del papa
DI LEO
26)TEMA: NUOVE FORME DI AGGREGAZIONE IN UNA SOCIETA’ IN PERENNE EVOLUZIONE
Come indicò Toqueville nel suo “Ancien regime e la rivoluzione” ancor oggi c’è il pericolo che l’ordine antico sia finito, mentre quello nuovo ancora non ci sia.
Anche se indietro non si torna, ogni mutamento conserva residui del vecchio regime ma non ci lascia intendere facilmente quale sarà il futuro.
Al pensiero politico attuale manca una capacità di sintesi.
Non sappiamo se si otterrà con le reti, con i movimenti o ancora con i partiti poiché ciò sarà chiaro solo dopo aver superato le attuali turbolenze.
C’è una necessità di eticizzare i rapporti sociali, immaginare nuovi modelli di aggregazione, trasformare il pensiero in azione.
In Italia, Veltroni e Berlusconi hanno un tratto comune: appartengono alla società dello spettacolo, al mondo dell’immagine.
Se i partiti si baseranno solo sulle apparenze, come i propri leader, rischiano di divenire dei “trompe d’oil”.
Innanzi alla migrazione di massa si può scegliere la chiusura (non esistenza) o l’apertura (esistenza).
PROPOSTA: Fare del Parlamento lo specchio della società che riflette sé stessa. A noi mancano soggetti in grado di farci specchiare, perché viviamo nella mediocrità politica. Solo superando la mediocrità governeremo la complessità e, finalmente, ci specchieremo.
ALLAM
27)TEMA: TRASVERSALITA’, UNA OPPORTUNA NECESSITA’
La nostra società ha due problemi: il primo è quello di trovare un punto di equilibrio tra un Governo forte ed un Parlamento forte.
I meccanismi della II Repubblica, basati su di una feroce disciplina di partito, hanno annullato ogni potere del parlamentare e del Parlamento.
E’ essenziale riconquistare la tipica trasversalità radicale, perché ogni questione importante taglia trasversalmente gli schieramenti.
Il compito storico, ed attuale, della compagine parlamentare radicale deve essere questo: proporre soluzioni basate sulla trasversalità.
Il secondo problema è dato dal fatto che i modelli astratti funzionano bene solo in un determinato periodo storico ed in un determinato contesto culturale. Noi radicali abbiamo sempre sostenuto la necessità di adottare un sistema elettorale maggioritario, uninominale, a turno unico. Il rapporto tra parlamentare e territorio, tipico di questo sistema, non si è prodotto, poiché la scelta di chi candidare ed in quale collegio è rimasta in mano alle oligarchie di partito, le stesse che oggi stilano liste bloccate col sistema proporzionale.
PROPOSTA: Far si che l’elettore possa votare il candidato e non il partito.
STRIK LIEVERS
28) TEMA: LA DEMOCRATIZZAZIONE DEL SISTEMA ITALIANO
Nel 1966, al convegno di Faenza, Stanzani sosteneva che l’inadeguatezza dei partiti dipendeva dalla mancata democratizzazione della società italiana. Dopo 40 anni questa realtà è, purtroppo, ancora attuale.
La nostra classe dirigente (politici, imprenditori, sindacalisti) ha fallito nel suo complesso.
Noi dobbiamo fare due cose: rivolgerci alle forze politiche che perseguono il bene comune per riappropriarci culturalmente dei concetti e delle pratiche di democrazia e libertà; essere un partito del popolo. Per fare questo il migliore interlocutore è la Chiesa cattolica.
Con essa si condivide quasi tutto, tranne l’ambito delle libertà individuali.
PROPOSTA: Dobbiamo avere la Chiesa degli ultimi al nostro fianco, lasciando la Chiesa del potere al suo destino, aggregando il popolo che vuole interloquire col potere sano.
SILVESTRI
29) TEMA: L’ANOMALIA ITALIANA, LA SCOMPARSA DEL PARTITO SOCIALISTA
I radicali, nel 1994, ebbero 7 eletti nelle fila del Polo del Buon Governo, conquistando ognuno il proprio seggio in collegi difficili e incerti. Il collegio uninominale rappresentò una novità nel rapporto elettore-candidato.
Vi furono sorprese: a Roma Bordon sconfisse Gasparri.
L’attuale sistema elettorale deve garantire maggiore rappresentanza.
In Europa la sinistra radicale è ovunque minoritaria e quasi sempre esclusa dalle assemblee elettive, come ora in Italia.
Però ovunque vi è un forte partito socialista, mentre vi è una enorme anomalia italiana, la scomparsa del partito socialista.
PROPOSTA: Rivitalizzare la galassia laica, radicale, socialista, liberale
MENDORLA
30) TEMA:ESSERE RADICALI, MOLTI IMPEGNI, POCHI VANTAGGI
Essere radicali significa auspicare un mondo migliore, senza discriminazioni, senza disuguaglianze, donare molti denari, partecipare a molte battaglie.
Nel Pd ciò è possibile.
PROPOSTA: Trasferire nel PD il metodo nonviolento e ritenere che il cambiamento epocale è migliore di una eterna stasi. Solo per questa via si riporterà l’elettore dalla periferia al centro della vita politica.
MAZZOLA
31) TEMA: LA DEMOCRAZIA NEL MONDO
Le relazioni umane sono il collante del mondo, poiché oggi queste sono difficili, a causa di una crisi mondiale.
I rapporti umani sono bloccati ad uno stadio infantile, ove non esiste uguaglianza e parità.
Siamo innanzi a rapporti umani basati sulla dicotomia Dio/servo oppure padre/figlio, entrambi evocatori di violenza ed esclusione, poiché uno dei due soggetti deve rimanere in condizione di minoranza perennemente.
Un rapporto democratico, invece, deve basarsi su un mutuo riconoscimento, senza volontà di prevaricazione
PROPOSTA: Fare del Grande Satyagraha mondiale un’occasione per pacificare e democratizzare il mondo.
GRANDE
32) IL VALORE DELL’IDENTITA’
A differenza di D’Elia, ritiene che il partito di programmi, e non di valori, produca poi programmi identici o quasi, come quelli del binomio Veltroni-Berlusconi.
La destra non ha vinto per il programma, quasi del tutto simile all’altro, ma per i valori di cui è portatrice-
Quando la sinistra si mette a fare le ronde come la Lega non è credibile, perché queste azioni non rientrano nei valori in cui storicamente l’elettore di sinistra si riconosce: inclusione, solidarietà, accoglienza.
PROPOSTA: Adottare il modello Zapatero il quale, senza rivoluzionare la Spagna, ne ha saputo cogliere, in chiave moderna, i bisogni attualizzando le tradizioni delle forze di sinistra.
PISANO
33) AZIONE POLITICA COME AZIONE SUL TERRITORIO
A partire dalla narrazione di alcuni casi politici concretamente accaduti, che hanno visto per protagonista l’oratore, egli ne fa discendere la convinzione che solo una concreta difesa dei diritti e degli interessi della povera gente può riavvicinare queste fasce sociali ad una vita democraticamente attiva.
Anche il più banale dei problemi deve essere affrontato e risolto, in questo modo la gente comprende, dialoga, partecipa alle battaglie di Coscioni e Welby, perché l’autorità di chi li informa è, ai loro occhi, elevata.
PROPOSTA: Concordare con le forze politiche locali un sostegno politico radicale in “cambio” dell’anagrafe pubblica degli eletti e la trasparenza delle delibere comunali.
VETTONE
34)CRISI DELLA DIRIGENZA POLITICA, NON CRISI DEI PARTITI
L’esperienza maturata nel PD con le primarie le indica una realtà diversa da quella che sembra emergere dal dibattito in Commissione.
Molte associazioni e singoli hanno volontà e bisogno di partecipazione politica, c’è una forte carica di energia e di speranza tra coloro i quali cercano nella politica la risposta alle proprie esigenze.
La delusione successiva alle primarie ha spinto molti non ad astenersi ma a far verbalizzare al seggio la volontà di non voler votare. Una protesta formalizzata, non una semplice gita al mare al posto di un voto al seggio elettorale
PROPOSTA: intercettare la vocazione e la voglia di politica del popolo delle primarie per rimettere forza ed energia nel PD.
SOLDANO
23)TEMA:PERMEARE LE ISTITUZIONI DI CONTENUTI POLITICI
Entrambi gli schieramenti non hanno proposto contenuti.
Non c’è alcuna procedura che garantisca la partecipazione dei militanti alla formazione delle scelte.
I partiti non hanno più alcuna forza decisionale e ciò è imputabile non solo alla pessima legge elettorale, ma anche al fatto che essi hanno perso le vecchie identità e culture senza averne trovate di nuove.
Lo stesso sistema istituzionale è inefficiente: ad es. il meccanismo della doppia lettura tra Camera e Senato per l’approvazione delle leggi rende faticoso l’iter legislativo, mentre il premier ha assunto sempre maggior potere, pur in assenza di leggi che formalmente ne abbiano ampliato i poteri.
PROPOSTA: Dobbiamo tentare di esportare il nostro modello di partito liquido nel PD, per osmosi, vivificando il corpo del partito con il nostro metodo sinceramente democratico.
MAZZARELLI
24)TEMA: LA DEMOCRAZIA INDIFESA
Il Parlamento è ormai un’istituzione succube d’una oligarchia che, tecnicamente, ha realizzato un colpo di stato.
Tutte le dittature hanno sempre avuto anche una base di consenso popolare, da Mussolini ad Hitler passando per le varie dittature comuniste.
Il PdR non ha difeso la Costituzione rinviando alla Camera la legge elettorale per palese incostituzionalità, né ha informato di ciò il Paese a reti unificate.
La stessa Corte costituzionale è rimasta silente.
PROPOSTA: Come in ogni caso di dittatura, il Partito Radicale ha resistito e svelato la realtà al popolo, segregato nell’ignoranza sullo stato di violazione della Costituzione. Si augura che la conoscenza di ciò genererà una reazione liberale.
BELELLI
25)TEMA: ECCLESIOLOGIA COME PUNTO DI RIFERIMENTO DELLA POLITOLOGIA
L’ecclesiologia deve essere il punto di riferimento della politologia.
Così come la Chiesa ha avuto il bisogno, per potersi espandere, di costituire un tessuto connettivo nella società, per essere credibile ha poi dovuto razionalizzare la propria struttura e organizzazione.
Egli ritiene la destra permeata del pessimismo esistenziale proprio di S. Agostino, mentre la sinistra è influenzata dall’ottimismo esistenziale di Pelagio.
Siamo innanzi ad un dualismo: da una parte, la fondazione degli ordini religiosi, riconducibile al pessimismo di S. Agostino, dall’altra la contrapposizione dell’ottimismo esistenziale della sinistra che coincide, ecclesiologicamente, con l’eresia.
I benedettini, primo ordine monastico, hanno gettato i germi della democrazia europea, adottando un sistema uninominale maggioritario per l’elezione del proprio priore.
Ciò spiega la volontà di attribuire all’Europa delle radici cristiane.
In seguito la Chiesa riconobbe la necessità di poter contare su una pluralità di figure carismatiche, di conseguenza moltiplicò gli ordini religiosi e le congregazioni.
PROPOSTA: Proporre in chiave ecclesiologica il modello di partito “a galassia”, badando bene a non divenire più papisti del papa
DI LEO
26)TEMA: NUOVE FORME DI AGGREGAZIONE IN UNA SOCIETA’ IN PERENNE EVOLUZIONE
Come indicò Toqueville nel suo “Ancien regime e la rivoluzione” ancor oggi c’è il pericolo che l’ordine antico sia finito, mentre quello nuovo ancora non ci sia.
Anche se indietro non si torna, ogni mutamento conserva residui del vecchio regime ma non ci lascia intendere facilmente quale sarà il futuro.
Al pensiero politico attuale manca una capacità di sintesi.
Non sappiamo se si otterrà con le reti, con i movimenti o ancora con i partiti poiché ciò sarà chiaro solo dopo aver superato le attuali turbolenze.
C’è una necessità di eticizzare i rapporti sociali, immaginare nuovi modelli di aggregazione, trasformare il pensiero in azione.
In Italia, Veltroni e Berlusconi hanno un tratto comune: appartengono alla società dello spettacolo, al mondo dell’immagine.
Se i partiti si baseranno solo sulle apparenze, come i propri leader, rischiano di divenire dei “trompe d’oil”.
Innanzi alla migrazione di massa si può scegliere la chiusura (non esistenza) o l’apertura (esistenza).
PROPOSTA: Fare del Parlamento lo specchio della società che riflette sé stessa. A noi mancano soggetti in grado di farci specchiare, perché viviamo nella mediocrità politica. Solo superando la mediocrità governeremo la complessità e, finalmente, ci specchieremo.
ALLAM
27)TEMA: TRASVERSALITA’, UNA OPPORTUNA NECESSITA’
La nostra società ha due problemi: il primo è quello di trovare un punto di equilibrio tra un Governo forte ed un Parlamento forte.
I meccanismi della II Repubblica, basati su di una feroce disciplina di partito, hanno annullato ogni potere del parlamentare e del Parlamento.
E’ essenziale riconquistare la tipica trasversalità radicale, perché ogni questione importante taglia trasversalmente gli schieramenti.
Il compito storico, ed attuale, della compagine parlamentare radicale deve essere questo: proporre soluzioni basate sulla trasversalità.
Il secondo problema è dato dal fatto che i modelli astratti funzionano bene solo in un determinato periodo storico ed in un determinato contesto culturale. Noi radicali abbiamo sempre sostenuto la necessità di adottare un sistema elettorale maggioritario, uninominale, a turno unico. Il rapporto tra parlamentare e territorio, tipico di questo sistema, non si è prodotto, poiché la scelta di chi candidare ed in quale collegio è rimasta in mano alle oligarchie di partito, le stesse che oggi stilano liste bloccate col sistema proporzionale.
PROPOSTA: Far si che l’elettore possa votare il candidato e non il partito.
STRIK LIEVERS
28) TEMA: LA DEMOCRATIZZAZIONE DEL SISTEMA ITALIANO
Nel 1966, al convegno di Faenza, Stanzani sosteneva che l’inadeguatezza dei partiti dipendeva dalla mancata democratizzazione della società italiana. Dopo 40 anni questa realtà è, purtroppo, ancora attuale.
La nostra classe dirigente (politici, imprenditori, sindacalisti) ha fallito nel suo complesso.
Noi dobbiamo fare due cose: rivolgerci alle forze politiche che perseguono il bene comune per riappropriarci culturalmente dei concetti e delle pratiche di democrazia e libertà; essere un partito del popolo. Per fare questo il migliore interlocutore è la Chiesa cattolica.
Con essa si condivide quasi tutto, tranne l’ambito delle libertà individuali.
PROPOSTA: Dobbiamo avere la Chiesa degli ultimi al nostro fianco, lasciando la Chiesa del potere al suo destino, aggregando il popolo che vuole interloquire col potere sano.
SILVESTRI
29) TEMA: L’ANOMALIA ITALIANA, LA SCOMPARSA DEL PARTITO SOCIALISTA
I radicali, nel 1994, ebbero 7 eletti nelle fila del Polo del Buon Governo, conquistando ognuno il proprio seggio in collegi difficili e incerti. Il collegio uninominale rappresentò una novità nel rapporto elettore-candidato.
Vi furono sorprese: a Roma Bordon sconfisse Gasparri.
L’attuale sistema elettorale deve garantire maggiore rappresentanza.
In Europa la sinistra radicale è ovunque minoritaria e quasi sempre esclusa dalle assemblee elettive, come ora in Italia.
Però ovunque vi è un forte partito socialista, mentre vi è una enorme anomalia italiana, la scomparsa del partito socialista.
PROPOSTA: Rivitalizzare la galassia laica, radicale, socialista, liberale
MENDORLA
30) TEMA:ESSERE RADICALI, MOLTI IMPEGNI, POCHI VANTAGGI
Essere radicali significa auspicare un mondo migliore, senza discriminazioni, senza disuguaglianze, donare molti denari, partecipare a molte battaglie.
Nel Pd ciò è possibile.
PROPOSTA: Trasferire nel PD il metodo nonviolento e ritenere che il cambiamento epocale è migliore di una eterna stasi. Solo per questa via si riporterà l’elettore dalla periferia al centro della vita politica.
MAZZOLA
31) TEMA: LA DEMOCRAZIA NEL MONDO
Le relazioni umane sono il collante del mondo, poiché oggi queste sono difficili, a causa di una crisi mondiale.
I rapporti umani sono bloccati ad uno stadio infantile, ove non esiste uguaglianza e parità.
Siamo innanzi a rapporti umani basati sulla dicotomia Dio/servo oppure padre/figlio, entrambi evocatori di violenza ed esclusione, poiché uno dei due soggetti deve rimanere in condizione di minoranza perennemente.
Un rapporto democratico, invece, deve basarsi su un mutuo riconoscimento, senza volontà di prevaricazione
PROPOSTA: Fare del Grande Satyagraha mondiale un’occasione per pacificare e democratizzare il mondo.
GRANDE
32) IL VALORE DELL’IDENTITA’
A differenza di D’Elia, ritiene che il partito di programmi, e non di valori, produca poi programmi identici o quasi, come quelli del binomio Veltroni-Berlusconi.
La destra non ha vinto per il programma, quasi del tutto simile all’altro, ma per i valori di cui è portatrice-
Quando la sinistra si mette a fare le ronde come la Lega non è credibile, perché queste azioni non rientrano nei valori in cui storicamente l’elettore di sinistra si riconosce: inclusione, solidarietà, accoglienza.
PROPOSTA: Adottare il modello Zapatero il quale, senza rivoluzionare la Spagna, ne ha saputo cogliere, in chiave moderna, i bisogni attualizzando le tradizioni delle forze di sinistra.
PISANO
33) AZIONE POLITICA COME AZIONE SUL TERRITORIO
A partire dalla narrazione di alcuni casi politici concretamente accaduti, che hanno visto per protagonista l’oratore, egli ne fa discendere la convinzione che solo una concreta difesa dei diritti e degli interessi della povera gente può riavvicinare queste fasce sociali ad una vita democraticamente attiva.
Anche il più banale dei problemi deve essere affrontato e risolto, in questo modo la gente comprende, dialoga, partecipa alle battaglie di Coscioni e Welby, perché l’autorità di chi li informa è, ai loro occhi, elevata.
PROPOSTA: Concordare con le forze politiche locali un sostegno politico radicale in “cambio” dell’anagrafe pubblica degli eletti e la trasparenza delle delibere comunali.
VETTONE
34)CRISI DELLA DIRIGENZA POLITICA, NON CRISI DEI PARTITI
L’esperienza maturata nel PD con le primarie le indica una realtà diversa da quella che sembra emergere dal dibattito in Commissione.
Molte associazioni e singoli hanno volontà e bisogno di partecipazione politica, c’è una forte carica di energia e di speranza tra coloro i quali cercano nella politica la risposta alle proprie esigenze.
La delusione successiva alle primarie ha spinto molti non ad astenersi ma a far verbalizzare al seggio la volontà di non voler votare. Una protesta formalizzata, non una semplice gita al mare al posto di un voto al seggio elettorale
PROPOSTA: intercettare la vocazione e la voglia di politica del popolo delle primarie per rimettere forza ed energia nel PD.
SOLDANO


Assemblea dei Mille, commissione Giustizia: un documento di Gian Domenico Caiazza
I lavori si sono svolti a Chianciano Terme, dal 2 al 4 maggio 2008, presso il Centro congressi Excelsior
PER UNA POLITICA LIBERALE DELLA GIUSTIZIA: UN PROCESSO PENALE GIUSTO E RAPIDO; LA CERTEZZA DELLA PENA NEL NOME DI CESARE BECCARIA; LA PENA NON E’ SOLO CARCERE[/font]
Documento dell’Avv. Gian Domenico Caiazza scritto al termine dei lavori svoltisi nell’ambito della II Commissione “legalizzare la giustizia: la riforma urgente di un sistema che produce arbitrio, impunità e condanne internazionali” dell’Assemblea dei Mille di Chianciano (2-4 maggio 2008).Il documento è stato fatto proprio dal Gruppo Radicale Piero Calamandrei
Il Gruppo Radicale Piero Calamandrei
- denuncia l’inammissibile confusione, strumentalmente agitata da forze politiche e mezzi di comunicazione di massa, tra politica della sicurezza e politica della giustizia;
- ripudia l’idea del processo penale come strumento di governo dei conflitti e delle emergenze sociali, a cominciare dal problema della sicurezza dei cittadini, e riafferma l’idea, liberale e costituzionale, del processo penale come luogo di verifica della responsabilità penale degli individui per gli specifici fatti di reato loro contestati;
- afferma la urgente necessità di una riforma del processo penale che sappia restituire ad esso il requisito essenziale della rapidità, della concentrazione e della efficacia, senza che a tal fine siano sacrificati o anche solo compressi i diritti e le garanzie dell’imputato e della sua difesa;
- individua a tal fine, come riforme pregiudiziali ed irrinunciabili: 1) la abrogazione del principio della obbligatorietà della azione penale, causa principale della paralisi e della conseguente ingestibilità del processo penale; 2) la separazione delle carriere tra Giudici e Magistrati del Pubblico Ministero, condizione indispensabile per dare finalmente effettività al principio costituzionale del giusto processo; 3) la riforma delle norme dell’ordinamento giudiziario sui distacchi dei Magistrati presso l’esecutivo, in modo da restituire risorse alla giurisdizione preservando al tempo stesso il principio della separazione dei poteri; 4) la riforma radicale del sistema delle notifiche, statisticamente individuato come causa principale degli infiniti ritardi del dibattimento penale; 5) la informatizzazione degli uffici giudiziari, dell’esercizio della giurisdizione e del processo civile;
- ripudia l’idea del carcere quale unico strumento e luogo di esecuzione della pena; riafferma la difesa del principio costituzionale della finalità rieducativa della pena, e dunque innanzitutto la difesa ed il potenziamento della legge Gozzini, individuata dallo stesso D.A.P. del Ministero della Giustizia come principale strumento di deflazione della recidiva penale; individua la necessità di una seria depenalizzazione dei reati, e di una drastica riforma del sistema sanzionatorio del codice penale, mediante una robusta introduzione di sanzioni alternative alla detenzione.