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    Predefinito Articolo di Pagliarini sul "Federalismo fiscale"

    Articolo di Pagliarini pubblicato da l'Ordine (nuovo quotidiano di Como diretto da Alessandro Sallusti).


    Il cosidetto "Federalismo fiscale"

    Prima della fine di questa settimana il consiglio dei ministri dovrebbe approvare in via definitiva la proposta di legge per recepire, finalmente e con un ritardo di sette anni, l’articolo 119 della Costituzione.

    Si tratta del cosiddetto “federalismo fiscale”. In realtà il federalismo è tutta un’altra cosa. Il federalismo questo progetto di legge lo ha solamente nel nome. Ve lo immaginate un federalismo con i prefetti e con tutte le altre istituzioni e burocrazie del vecchio centralismo napoleonico che ci opprimono, che ci succhiano letteralmente il sangue e impediscono alle nostre aziende, con la pressino fiscale necessaria per mantenerle, di investire in ricerca, sviluppo, nuove tecnologie e nuovi prodotti. Ecco perché siamo sempre meno competitivi, e sempre più poveri. Ecco perché la gente non arriva alla fine del mese.

    E’ importante che la gente possa seguire i lavori per l’approvazione di questa legge. E’ importante che i signori della “Casta” si sentano controllati. Se qualcuno vorrà farà delle domande all’Ordine sarò ben contento di rispondere.

    Ecco una brevissima storia del cosiddetto “federalismo fiscale”

    8 marzo 2001. Il Parlamento approva la riforma del titolo V della Costituzione. Uno degli articoli più importanti è il numero 119, che prevede: “I Comuni- le Province, le Città metropolitane e/e Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa ..... hanno risorse autonome .... Dispongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio” (Gazzetta Ufficiale n 59 del 12 Marzo 2001)

    Ottobre 2001: con uno sciagurato referendum il centro destra prova a cancellare questa riforma. Mah…. nel 2001 l’articolo 119 era una schifezza. Adesso la sua attuazione è diventata una delle cose più importanti del mondo. Misteri della politica. Per fortuna il referendum popolare del 7 Ottobre ha confermato la riforma

    Dicembre 2002: la legge finanziaria fa "nascere" l'Alta Commissione di studio per il federalismo fiscale. Devo confessare che nella circostanza. la mia reazione era stata questa: "Per me è un imbroglio. Vedrete che non succederà niente." Purtroppo avevo visto giusto.

    Fino al 2006 il Parlamento ha lavorato solo al progetto di riforma della Costituzione (cd "devolution"). In quel progetto non si parlava in nessun articolo di soldi o di tasse. Veniva tutto rinviato a tempi migliori e l'ultimo articolo di quella legge, il numero 57, intitolato "Federalismo fiscale e finanza statale", prevedeva che "Entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale, le leggi dello Stato assicurano l'attuazione dell'articolo 119 della Costituzione .... “ Dunque una legge costituzionale chiedeva di non rispettare da subito un articolo delle Costituzione approvato anni prima, nel 2001, ma di aspettare altri 3 anni. Il fatto è che il 119 tocca "i soldi e il potere dello Stato di gestire i soldi" e la verità è che questo argomento per la Casta è un argomento “tabù”.

    Nel Dicembre 2006 un gruppo di lavoro coordinato dal prof Giarda prepara un documento di grandi principi sul cosiddetto “federalismo fiscale” . Il ministero dell’Economia (Padoa Schioppa) lo fa proprio e lo rende pubblico il 22 Dicembre. Finalmente si comincia a discutere dell’attuazione dell’articolo 119.

    Da allora il ministero dell’economia ha cominciato a discutere con le Regioni e con gli enti locali la bozza di una legge delega che dopo numerose modifiche è stata approvata dal Consiglio dei Ministri Giovedì 28 giugno (con due astensioni: Pecoraro Scanio e Ferrero). Era stato dichiarato un testo “aperto” a modifiche: una base per iniziare le discussioni.

    In precedenza le Regioni avevano raggiunto tra loro (ma non con ANCI e UPI) un sudatissimo accordo di massima che prevedeva, in particolare, un sistema di perequazione "verticale", cioè finanziato dallo Stato, come richiesto dalle Regione Campania e dalle bozze di Calderoli (vedi dopo), ma non dalla logica e dal buon senso.

    Il 19 Giugno lo Regione Lombardia ha approvato a tempo di record (il testo era stato depositato il 12 Marzo) lo proposta di legge al Parlamento N 0040 intitolata "Nuove norme per l'attuazione dell'articolo 119 della Costituzione". Il testo era stato presentato dalla Lega Nord. L'opposizione non ha votato a favore, ma si è astenuta e con l'astensione, di fatto ha acconsentito che la legge venisse approvata, dato che al momento del voto in aula mancava il numero legale. Evidentemente non tutti quelli di FI o di AN erano d’accordo.

    Il dibattito nella conferenza delle Regioni è stato particolarmente interessante ed acceso. Un esempio: il 27 Marzo 07 il presidente del Molise Michele Iorio dichiarava che ''si è voluto ricominciare da capo, partendo decisamente con il piede sbagliato. E' d'altronde un dato inconfutabile che la bozza presentata dall'esecutivo Prodi ha fatto irritare pesantemente tutte le Regioni del sud che hanno ribadito una decisa contrarietà a scelte che non tengano nel giusto conto, in un contesto di federalismo solidale, le peculiarità territoriali, demografiche ed economiche di ciascuna regione del mezzogiorno d'Italia”. In altre parole: assistenzialismo al cubo!

    Alla riunione della conferenza delle Regioni del 3 di Maggio Marco Di Lello, assessore della Regione Campania al Turismo, dichiarava testualmente che ''Lo Stato deve essere federale e solidale; il federalismo è dello Stato. E' lo Stato che deve prelevare per ripartire nei territori". Questo è comunismo bello e buono. Alla faccia del federalismo. Andate a raccontare questa cose in Svizzera!

    Il 16 Maggio Isaia Sales, consulente economico del presidente della Campania Antonio Bassolino, proponeva di finanziare integralmente le funzioni attribuite alle Regioni indipendentemente delle tasse che venivano pagate e che non era accettabile il principio che le Regioni più ricche cedano una parte del loro reddito alle altre, perché a suo giudizio non esiste un reddito delle Regioni:”Le tasse non sono a dimensione regionale ma nazionale ed è lo Stato che si occupa di perequare tra le regioni più ricche e quelle meno”. Ecco perché dovremmo cambiare nome. Ecco perché la Repubblica italiana dovrebbe chiamarsi “Repubblica sovietica italiana”.


    Con la nuova legislatura il ministro Calderoli ha preparato delle bozze e le ha discusse con santa pazienza praticamente con tutti. L’ultima bozza è stata presentata l’11 di Febbraio al consiglio dei ministri che, dopo averla modificata, l’ha approvata “in via provvisoria”. In settimana il testo sarà discussa con la conferenza regioni e poi il CDM dovrebbe approvarla in via definitiva. I testi di Calderoli trasudano buona volontà ma non sono nemmeno lontani parenti della proposta di legge al Parlamento N 0040 approvata dalla Regione Lombardia.

    E la proposta di legge al Parlamento della Regione Lombardia che fine ha fatto? Piacerebbe saperlo anche a me. Quel testo era molto buono. Berlusconi e il PDL lo avevano fatto proprio, immagino dopo averlo attentamente studiato e valutato, altrimenti sarebbe grave: che io sappia sono gente seria, non sono dei meri “cacciatori di voti”. Durante la campagna elettorale per le ultime elezioni politiche Berlusconi aveva riempito tutte le piazze con gazebo e banchetti dove veniva distribuito un documento con l’elenco di sette missioni. Lo vedete qui di fianco. La sesta missione era “il federalismo”, e la cosa mi aveva riempito di gioia. Il dettaglio della “sesta missione” era descritto facendo preciso riferimento alla legge depositata alla Camera e al Senato dalla Regione Lombardia. Anche questo testo lo vedete qui di fianco e anche questo mi aveva riempito di gioia.

    In campagna elettorale dunque Berlusconi ha promesso di attuare l’articolo 119 della Costituzione facendo approvare, a Roma, dalla Camera e dal Senato la proposta di legge “nuove norme per l’attuazione dell’articolo 119 della Costituzione” adottata dal consiglio regionale della Lombardia il 19 Giugno 2007. Per quanto riguarda le tasse quella legge prevede a) l’istituzione di una compartecipazione regionale all’IVA, in misura non inferiore all’80 per cento, commisurata al gettito riscosso riferibile al territorio di ciascuna regione, b) l’assegnazione alle regioni del gettito delle accise, dell’imposta sui tabacchi e di quella sui giochi, riferibile al territorio di ciascuna regione.

    Non è il federalismo ma si comincia a ragionare. Ovvio che non si può fare di botto: questo comunque era il punto di arrivo promesso da Berlusconi, ovviamente dopo i tempi tecnici necessari per realizzare il progetto.

    Oltre alle tasse la legge della Regione Lombardia contiene molti altri principi validi, come quello che prevede che gli aiuti per integrare i soldi a disposizione degli enti più poveri devono “tenere conto del costo della vita in ciascuna regione e dell’evasione fiscale”. Questi sono due punti che ho predicato fino alla noia. Con 1.200 euro a Crotone una famiglia è povera ma ha comunque un potere d’acquisto superiore a quello di una famiglia milanese che incassa 1.400 Euro. Quindi tutti i ragionamenti devono essere fatti sulla base del potere d’acquisto. E adesso pensate a tre persone: la prima guadagna 1.500 e dichiara 1.500. La seconda guadagna 1.300 e dichiara 1.300. La seconda è più povera della prima, d’accordo? La terza guadagna 3.000 e dichiara 800. La terza ufficialmente è più povera delle prime due ma la verità è che non è più povera. La verità è che evade di più. Ecco, se dobbiamo identificare delle regole condivise questi due semplici ragionamenti devono essere considerati nella legge, non vi pare? Speriamo che nel testo che sarà approvato dal CDM se ne tenga conto, come suggerito dalla Regione Lombardia e come promesso per scritto da Berlusconi in campagna elettorale.

    Però resta il mistero: perché Calderoli non ho portato avanti la legge proposta dalla Regione Lombardia, sconfessando in questo modo il programma elettorale di Berlusconi? Perché Berlusconi e il PDL non rispettano le cose che hanno detto e scritto durante la campagna elettorale? Fin’ora l’unico che ha protestato è stato il ministro Maroni. Su La Stampa del 21 Giugno si poteva leggere: “Sul federalismo Silvio rispetti i patti. Lo vogliamo alla Lombarda. Adesso il PDL ingoi un rospo: il federalismo alla lombarda”. Ma era il 21 Giugno. Poi il silenzio. Misteri della politica e della Casta. W la Svizzera!

    Giancarlo Pagliarini

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  2. #2
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    Diamo atto a Pagliarini di aver espresso questi "dubbi" anche in tempi non sospetti, i tempi dell'entusiasmante corsa alla "devolution", rimettendoci la poltrona di parlamentare, in quanto "ribelle".

    Perdoniamogli anche l'incomprensibile tentativo di convertire al federalismo il vecchio ciarpame ideologico dei nostalgici di Storace e di er Pecora, inutile anche dal punto di vista dell'opportunismo politico (mai avrebbe potuto tornare in Parlamento con quelle cifre) ma che è bastato a gettare i delusi della Lega in un abisso di sconforto ancora più profondo.

    Penso che oggi gente come Pagliarini debba riorganizzarsi pensando a nuove forme di attività politica. Basta con sezioni, congressi, tessere, finanziamenti pubblici, giornali, uffici stampa e segretarie: guardiamo agli ottimi esempi organizzativi del blog di Grillo e dei suoi Meet-up territoriali.

    Siamo nel terzo millennio, insistere con gli strumenti ottocenteschi dei partiti tradizionali impedisce la nascita di nuove formazioni autonomiste competitive, che se per miracolo avessero successo si troverebbero all'interno già i germi della corruzione da casta che hanno colpito la Lega, trasformandola pian piano nella parodia di quel movimento straordinario che è stato fino a 10 anni fa. Tanti voti (di destra) e niente arrosto.

    C'è lo spazio politico autonomista da riempire, ma va riempito con nuovi strumenti che ci liberino dalla necessità di finanziare sedi e dipendenti con contributi pubblici, fidejussioni di alleati danarosi, regalìe di lobbies varie e magari tangenti.

    Affidiamoci alla rete, tutto può succedere.

    Vecchio Paglia, se ci sei batti un colpo.
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    C'è lo spazio politico autonomista da riempire, ma va riempito con nuovi strumenti che ci liberino dalla necessità di finanziare sedi e dipendenti con contributi pubblici, fidejussioni di alleati danarosi, regalìe di lobbies varie e magari tangenti.

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    Condivido assolutamente.

  4. #4
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    Ottobre 2001: con uno sciagurato referendum il centro destra prova a cancellare questa riforma. Mah…. nel 2001 l’articolo 119 era una schifezza. Adesso la sua attuazione è diventata una delle cose più importanti del mondo. Misteri della politica. Per fortuna il referendum popolare del 7 Ottobre ha confermato la riforma
    Il partito di Pagliarini era il piu' acceso sostenitore dell'abolizione di quella riforma... vogliamo citare qualche articolo sulla Padania di quei giorni? (vedi sotto). Non ho trovato nessun intervento di Pagliarini in dissenso rispetto a quelle posizioni. Non mi risulta abbia dichiarato di votare in dissenso rispetto al suo gruppo e al suo capo (se lo avesse fatto sarebbe stato espulso).

    ----------
    Dalle pagine de “La Padania” Bossi spiega, con un semplice esempio, perché
    bisogna votare NO al referendum proposto dall’Ulivo: “Modificando, come la sinistra
    vorrebbe, l’art. 117 della Costituzione potrà accadere che sarà sufficiente l’accordo di un
    qualsiasi sottosegretario con il governo del Burundi per impedire l’importazione delle banane su tutto il territorio nazionale, senza che né il Parlamento né le Regioni possano discutere tale decisione. Sarebbe il massimo della globalizzazione, non solo come valore economico ma anche politico. La fine della democrazia quindi. A questo pericoloso progetto bisogna opporsi e l’unico modo per farlo è andare a votare NO al referendum del 7 ottobre. In questo modo il disegno mondialista e distruttore non passerà”
    (LP 1 settembre 2001)

    La sinistra la smetta di barare sul federalismo. È l’invito rivolto da Roberto Maroni al termine del vertice della Casa delle libertà svoltosi ieri a Roma.
    «Chiederemo agli elettori di pronunciarsi direttamente su questa finta riforma dell’Ulivo - ha spiegato Maroni in una conferenza stampa -. Presenteremo un referendum abrogativo di quel disegno di legge costituzionale che con il federalismo non ha assolutamente nulla da spartire»....
    Insomma, è il pensiero di Maroni, l’Ulivo non prenda per i fondelli i cittadini.
    La falsa riforma “federalista” in salsa comunista. «Indubbiamente l’idea di indire un referendum abrogativo di quel ddl è stato il momento più importante del vertice della Cdl - ha spiegato l’esponente leghista -. Noi crediamo infatti che sia necessario sottoporre questo provvedimento al referendum, chiedendo ai cittadini di bocciare questa falsa riforma». ..
    Su come voterebbero i cittadini Maroni non ha dubbi: «Crediamo che la stragrande maggioranza dei cittadini italiani la pensi come noi, per questo ci affidiamo alla loro saggezza».
    (LP 7/3)

    Questa mattina il capogruppo della Lega Nord al Senato, Roberto Castelli, si recherà alla Corte di Cassazione per depositare le firme di 102 senatori richiedenti il referendum abrogativo della falsa riforma federalista voluta dall’Ulivo. «Abbiamo raccolto le firme necessarie, ne bastavano 65 per legge - racconta Castelli -, ma i senatori della Casa delle libertà hanno risposto immediatamente al nostro appello. Così possiamo presentare il nostro referendum che servirà per dire no al disegno di legge costituzionale sulla finta riforma federale in salsa sovietica».
    (LP 13/3)

    Roma - I quattro capogruppo al Senato della Casa delle Libertà hanno depositato ieri mattina in Cassazione 102 firme di Senatori per presentare in Cassazione il quesito referendario che chiede agli elettori di non approvare la riforma del federalismo appena approvata dal Parlamento. «È la prima volta che si presenta un referendum approvativo - ha detto Enrico la Loggia, capogruppo dei senatori di Forza Italia - e sono molto soddisfatto per aver raccolto in tempi così brevi le firme necessarie. L’Ulivo invece è parecchio indietro e questo la dice lunga sulla volontà di difendere la legge sul federalismo fatta a colpi di maggioranza». Insieme a La Loggia c’erano Alfredo Mantica di An, Roberto Castelli della Lega e Francesco D’Onofrio del Ccd. Le firme raccolte appartengono a 102 senatori tutti del Polo.
    (LP 14/3)

    «Per sconfiggere la vergogna di questa legge antifederalista, serve la mobilitazione di tutti, dei parlamentari come dei cittadini». Il senatore Piergiorgio Stiffoni fa il punto della situazione sul referendum abrogativo del titolo V della Costituzione, della riforma cioè che la sinistra insiste nello spacciare come “federalismo”. «Ma che è l’esatto opposto - precisa Stiffoni - è appunto “anti federalismo”, oltretutto grave ostacolo alla devolution come la intende la Lega».
    Intanto, mentre il Carroccio ha mobilitato i consigli regionali del Nord e si appresta entro un mese a dar via alla raccolta di firme di cittadini, il gruppo leghista a Palazzo Madama ha già lasciato la sua impronta. Le firme di 102 senatori sono infatti già state raccolte e depositate: a muoversi non solo la Lega, ma tutta la Casa delle libertà.
    (LP 18/3)

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da aussiebloke Visualizza Messaggio
    Il partito di Pagliarini era il piu' acceso sostenitore dell'abolizione di quella riforma... vogliamo citare qualche articolo sulla Padania di quei giorni? (vedi sotto). Non ho trovato nessun intervento di Pagliarini in dissenso rispetto a quelle posizioni. Non mi risulta abbia dichiarato di votare in dissenso rispetto al suo gruppo e al suo capo (se lo avesse fatto sarebbe stato espulso).

    E' un fatto che Pagliarini, da pupillo di Bossi (ministro del Bilancio, candidato premier per la Lega, capogruppo alla Camera, presidente del Parlamento del Nord) si è ritrovato ad essere, proprio in quegli anni "ruggenti" di neo-berlusconismo, messo ai margini della dirigenza leghista, fino alla sua "espulsione" dalla rosa dei candidati al parlamento, lui così compentente ed efficiente, per far posto magari all'ennesimo leccaculo yesmen ignorante come una capra ma spietato nell'eseguire gli ordini del segretario.

    La spiegazione è palese, dài...
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  6. #6
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    O.T.

    e mo Pagliarini andra' con la Santanche' o rimarra' con Storace?
    Il problema non è Berlusconi , il problema sono gli italiani!

    DISSIDENTE POLITICO IN REGIME DA OPERETTA!
    OH CINCILLA' ... OH CINCILLA'!

  7. #7
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    O.T.

    e mo Pagliarini andra' con la Santanche' o rimarra' con Storace?
    Non credo si sia mai iscritto alla Destra, si è candidato come indipendente.

    Se non lo ha ancora fatto, gli consiglio di darsela a gambe levate, prima che i vecchi camerati gliele suonino di santa ragione per quelle sue strambe idee sul federalismo...

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Cato censor Visualizza Messaggio
    Diamo atto a Pagliarini di aver espresso questi "dubbi" anche in tempi non sospetti, i tempi dell'entusiasmante corsa alla "devolution", rimettendoci la poltrona di parlamentare, in quanto "ribelle".

    Penso che oggi gente come Pagliarini debba riorganizzarsi pensando a nuove forme di attività politica. Basta con sezioni, congressi, tessere, finanziamenti pubblici, giornali, uffici stampa e segretarie: guardiamo agli ottimi esempi organizzativi del blog di Grillo e dei suoi Meet-up territoriali.

    Siamo nel terzo millennio, insistere con gli strumenti ottocenteschi dei partiti tradizionali impedisce la nascita di nuove formazioni autonomiste competitive, che se per miracolo avessero successo si troverebbero all'interno già i germi della corruzione da casta che hanno colpito la Lega, trasformandola pian piano nella parodia di quel movimento straordinario che è stato fino a 10 anni fa. Tanti voti (di destra) e niente arrosto.

    C'è lo spazio politico autonomista da riempire, ma va riempito con nuovi strumenti che ci liberino dalla necessità di finanziare sedi e dipendenti con contributi pubblici, fidejussioni di alleati danarosi, regalìe di lobbies varie e magari tangenti.

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    Vecchio Paglia, se ci sei batti un colpo.
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    Assolutamente d'accordo.

  9. #9
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    Vecchio Paglia, se ci sei batti un colpo.
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    Qualcuno può dare una voce al Vecchio Paglia?

    Mi interessa il suo parere...

  10. #10
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