OMNIA SUNT COMMUNIA

Bugie comuniste e gli zorro della storia
di Angelo d'Orsi *
Su Antonio Gramsci di solito gli scoop (pretesi) li fa il Corriere della Sera questa volta è stato bruciato dal grande concorrente milanese il Sole 24 ore guidato peraltro dall'ex direttore di Via SolferinoFerruccio De Bortoli. Autore della nuova importante acquisizione storiografica è un ex comunista Piero Melograni. Dopo l'esperienza evidentemente poco esaltante politico-parlamentare sotto le insegne di Forza Italia si è impegnato nella produzione di libri e articoli di chiacchiericcio pseudostorico con un chiodo fisso quello dell'ex: la denigrazione della sua parte. Ossia il comunismo in genere il Pci in specie. Il «fondatore del Partito»Antonio Gramsci da sempre è un oscuro oggetto del desiderio: in tanti hanno provato a possederlo adattandolo alle loro strategie più o meno nobilmente politiche più o meno bassamente clientelari e si presta magnificamente nella triangolazione con Stalin e Togliatti a essere usato come arnese per togliere il coperchio al pozzo nero delle nefandezze comuniste. Di solito però gli scoop si fondano su documenti magari male interpretati magari decontestualizzati magari manipolati (chi non ricorda il caso Andreucci e la lettera di Togliatti da Mosca?).
Ma il Melograni sull'ultimo domenicale del Sole ritiene di poter prescindere dalle fonti. Che sarà mai un documento? Quello che conta è esprimere un giudiziodire un'opinionesentenziare. Ed ecco lo storico farsi «rovescista»e imbastirenon solo senza documenti (ce lo aspettiamoquesto)ma senza uno straccio di argomentoil suo filo riparatore della storia.
«Ritengo che la morte di Antonio Gramsci sia avvenuta nel 1937perché ucciso dai sovietici o per suicidio». Questo lo scoop. Non ci sono documenti pietosi «argomenti»non un filo di ragionamento accettabile sul piano della logica. Ma c'è la notizia che come insegnano i «grandi direttori» di quotidiani può prescindere assolutamente dal fatto. E qui il fatto manca mentre la notiziasebbene passata sotto silenzio invece c'è. Ed è doppia: il lettore scelga la soluzione del giallo che più gli aggrada. Preferisce la A)per palati forti: un picconatore nascosto in uno sgabuzzino della clinica Quisisana (dove Antonio Gramsci spirò nella notte del 27 aprile 1937) colpisce Nino alla testa fingendo poi trattarsi di «commozione cerebrale» ovvero introduce stile assassinio di Pisciotta o Gelli arsenico nel caffè...oppure soluzione B) per signore e stomaci delicati: il povero Nino quando riceve il decreto di libertà temendo chissà che i paparazzi non si sarebbero occupati di lui e che il suo destino era... «l'Isola dei famosi»beve la cicuta come Socrate che così volle sottrarsi alle angherie della moglie Santippe (prossimo scoop di Melograni lo avvertiamo che ci pensò già Panzini).
Ma le motivazioni? Facili. Omicidio ordinato da Stalin: «Gramsci non voleva tornare in Russia perché lì sarebbe stato processato e condannato a morte ... Meglio la più tranquilla Sardegna di Mussolini: un affronto che il tiranno sovietico non poteva tollerare». ElementareWatson.
Più in difficoltà sulle motivazioni del suicidio il nostro studioso ma si sa che ognuno di noi ha una buona ragione per morire. E Gramsci ne aveva più d'una: il Partito la moglie il fascismo Stalin...Il romanziere Melograni ci lascia il beneficio del dubbio: condensato in un articolo di giornale è un esempio perfetto di «opera aperta». Il lettore è invitato a scegliere il finale e scendendo nel dettaglio precisare come fu ucciso Gramsci o si uccise e nel secondo caso inventarsi una ragione vagamente plausibile. Quella che più lo convince.
Che fonti orali e scritte e gli studici mostrino tutt'altro quadro interessa poco l'ex storico che ora racconta storie. Del resto perché stupirsi? Melograni ha al suo attivo un libello intitolato «Le bugie della Storia»campionario di scoop di questo livello (vi si scopre ad esempio che la Luxemburg fu fatta assassinare da Lenin)con un filo sotteso: la maledetta «egemonia» dei comunistiche hanno prima compiuto crimini e poi hanno assoldato storici bugiardi. Meno male che ci sono gli Zorro della Storiografia a ristabilire la verità.

* Docente di storia all'Università di Torino

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