Crisi americana, rischi italiani



La lunga notte di Wall Street: una crisi che non si vedeva dal '29…



I mercati finanziari mondiali stanno affrontando da mesi una crisi gravissima. Per rendersi conto delle dimensioni di questa catastrofe finanziaria basta evidenziare che essa supera per effetti quella dell’11 settembre del 2001. Bisogna tornare infatti alla Grande Depressione statunitense del 1929 per ritrovare qualcosa di simile. Una catena di eventi hanno generato questa tempesta perfetta dei mercati.

Prima la crisi dei mutui ad alto rischio ha colpito profondamente i bilanci delle banche e delle compagnie di assicurazione americane. Una sequenza di insolvenze ha ridotto a carta straccia tutti i prodotti finanziari derivati da questi mutui e venduti in giro per il pianeta: da prodotti di finanziari complessi costruiti e impacchettati su questi mutui si è così generata una crisi del sistema finanziario globale.

Un’ondata di svalutazioni e di perdite ha colpito i bilanci dei più grandi gruppi finanziari del mondo e messo in ginocchio Wall Street. Nel giro di meno di un anno banche d’affari storiche come Bear Stearns e Lehman Brothers sono finite in bancarotta, mentre colossi fino a poco tempo fa indistruttibili come Goldman Sachs, JP Morgan, Merrill Lynch o la svizzera Ubs hanno cominciato a varare aumenti straordinari di capitale e a dichiarare svalutazioni da capogiro. Intanto le borse hanno cominciato a colare a picco riducendo indirettamente molti operatori finanziari sul lastrico.

Ad aggravare la crisi finanziaria concorreva il rincaro vertiginoso dei prezzi del petrolio e delle altre materie prime. Un rincaro che impediva alle banche di abbassare a cuor leggero i tassi d’interesse per promuovere il rilancio dell’economia. Gli Stati Uniti, anche in virtù di un’economia reale relativamente solida e poco incline al rischio dell’inflazione, hann