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  1. #1
    Sardista po s'Indipendentzia
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    Post XX° Congresso. Porto Torres, 1981.

    Mitico, storico Congresso che ha segnato l’identità e gli obiettivi del PSd’Az in modo indelebile, nella continuità ideale del Sardismo, senza rinnegare il proprio passato.
    In questa circostanza, ripropongo alcuni dei documenti che hanno caratterizzato quell’evento, carico di aspettative disattese nel tempo, ma che da quel momento contrassegnano il passaggio dall’autonomismo alla consapevolezza del progetto indipendentista in Sardegna.

    Ho vissuto intensamente quel Congresso, così come tutti coloro che vi parteciparono, da delegati o semplici iscritti. Da allora sono trascorsi 27 anni, e ripensare al clima di quei giorni e rileggere quelle tesi non può che destare qualche nostalgia.
    Mi auguro che quello “spirito” unitario sia ancora presente nel Partito.

    Schematicamente, ecco la sequenza di “reperti” trovati tra le mie carte in ordine sparso (ma da qualche parte devo aver conservato un fascicolo), che cerco di riportare:

    • Il numero di FORTZA PARIS! Cagliari, 5-6 Dicembre 1981. Anno 2° - N. 12; contenente la relazione politica dell'on. Carlo Sanna (19° Congresso) e le Mozioni del 20° Congresso Nazionale del P.Sd'Az., pubblicate in edizione ridotta.
    • Gli articoli di “Sa Republica Sarda”, Anno III. N. 9/12 – Dicembre 1981 dedicati al Congresso.
    • La Mozione conclusiva approvata all’unanimità.
    • Alcuni “cimeli cartacei”.
    • Un articolo sul Congresso de “Il Messaggero sardo”, Anno XIII – Dicembre 1981.
    • Due ciclostilati presentati a Porto Torres: la Mozione indipendentista di alcune Sezioni (Capoterra prima firmataria), ed un interessante documento della Sezione di Ghilarza.

    Man mano, presenterò il contenuto dei vari post.

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  2. #2
    Sardista po s'Indipendentzia
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    Dopo l’immagine sottostante della prima pagina, inserisco i testi delle Mozioni congressuali, pubblicate in edizione ridotta per esigenze di spazio nel N. 12 di FORTZA PARIS! del Dicembre 1981.
    Mentre la relazione politica dell'on. Carlo Sanna al XIX° Congresso, è già stata inserita nell’apposito tema.





    In particolare, ecco l’elenco delle 6 Mozioni a seguire:

    Il P. S. d'Az. é partito di lotta per la trasformazione della Sardegna.
    Mozione presentata da Bachisio Morittu, Silvio Bertocchi. Efisio Pilleri, Tonino Utzeri, Carlo Desogus, Walter Perseu - Sezioni di Pirri, Pabilionis, Alghero, Senorbì, Saniuri, Villarnar, Ouartu
    S. Elena, Muravera - San Vito, Suelli, Quartucciu.

    Progetto di costruzione della società social-sardista.
    Mozione congressuale Sulcis.

    Attraverso quali vie il P. S. d'Az. deve muoversi.
    Mozione sezione di Arzachena.

    Si deper ponne manu a unu progettu ki tocchet tottus so sardos.
    Mozione «Indipendentzia» della federazione di Oristano.

    Riaffermare la vitalità della Nazione Sarda.
    Mozione della sezione di Nuoro.

    Centu concas e una berritta sola: indipendenzia sarda.
    Mozione indipendentista di liberazione nazionale e sociale -
    Paolo Biancu, Oreste Pili, Giovanni Contu.

  3. #3
    Sardista po s'Indipendentzia
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    Il P. S. d'Az. é partito di lotta
    per la trasformazione
    della Sardegna


    Mozione presentata da Bachisio Morittu, Silvio Bertocchi. Efi-
    sio Pilleri, Tonino Utzeri, Carlo Desogus, Walter Perseu - Sezio-
    ni di Pirri, Pabilionis, Alghero, Senorbì, Saniuri, Villarnar, Ouartu
    S. Elena, Muravera - San Vito, Suelli, Quartucclu


    Ad Oristano è stato denunciato al mondo intero il continuo sfruttamento coloniale della Sardegna, l'ormai palese disegno dello Stato italiano di liquidare l'identità nazionale del popolo sardo con l'intento di amministrarne le genti con la mortificazione economica, con la disoccupazione, la cassa integrazione, l'emigrazione forzata per arrivare a fare ella nostra isola una deserta piattaforma geografica per armi, per armati, per la guerra.
    Ancora oggi niente e cambiato: ministri italiani prepotenti e tracotanti continuano imperterriti a «violentarci» come sardi e come cittadini del mondo; militari sempre più aggressivi ci bombardano, ci rapinano territori e mari col beneplacito del governo italiano, ancor più nemico e ostile, tutto teso a fare della Sardegna un'isola portaerei, tanto armata quanto disgraziatamente immobile e quindi miseramente «affondabile».
    L'assistenzialismo mortificante, la divisione alla base dei sardi, causata dalla politica del «divide et impera» delle centrali romane dei partiti italiani, attraverso le loro sub-agenzie in Sardegna, la pastoia delle ideologie che hanno come sola conseguenza la «spartizione in voti» dei sardi, lottizzandoseli e dividendoseli per meglio poterli dominare, «impastoiare» mantenere «un ruolo perdente», sono una continua costante che tende a crescere in modo proporzionale alla continua disgregazione.
    Il P.S.d'Az. è partito di lotta per la trasformazione della Sardegna. Partito di idee e di proposte che hanno anelito universale di libertà, di riscatto dall'oppressione, di conquista della vera identità, della cultura, della dignità.
    Il P.S.d'Az. non è né lo è mai stato, partito di «mediazione» come qualche disattento pseudo-critico del sardismo, lo ha definito.

    Ecco perché «col popolo sardo per l'alternativa sardista». Questo deve essere il mezzo, lo strumento, la! condizione essenziale per raggiungere «l'obiettivo costante, permanente dell'indipendenza della Sardegna» che ci siamo proposto: UNA ALTERNATIVA DI GOVERNO COL POPOLO SARDO. Un'alternativa quindi a tutto il mucchio dei partiti italiani presenti nell'isola, che sono elemento divisore e di lotta fra i sardi.
    Sempre e qualsiasi iniziativa politica, operativa o di altra natura deve essere improntata per raggiungere «l'obiettivo permanente»: la Repubblica Indipendente dei Sardi.
    Il P.S.d'Az. non può accettare che l'unità autonomistica debba essere interpretata come una sorta di «compromesso storico» di «solidarietà nazionale» all'italiana. Riconosce, perché l'ha sempre denunciata ed evidenziata, mai ascoltato, la grave crisi totale della Sardegna, ed è responsabilmente convinto che la si può affrontare, nell'immediato, soltanto con una, unità di emergenza. Ma a condizioni ben precise e chiare.
    Non deve essere cioè una ammucchiata sterile flebilmente protestataria, deve invece rappresentare un'unità nazionalitaria del popolo sardo, che governa la Sardegna e si pone all'opposizione rispetto al governo di Roma e delle segreterie dei partiti italiani.
    Un governo popolare sardo che veda, ancor prima degli altri, i bisogni, le necessità le disgrazie del popolo sardo, che rifiuti i sistemi coloniali romani, che rappresenti la fierezza, la forza morale il coraggio dei sardi.
    In questo caso sarebbe un fatto storico. Una Sardegna unita per il suo riscatto morale e civile, senza condizionamenti esterni, senza fotocopie politiche ed economiche romane.
    Va quindi difesa, sostenuta e perché no, imposta a Roma la legge sul bilinguismo, perché noi sinceramente ci crediamo; lo dimostrino subito nel parlamento romano che ci credono anche quei partiti italiani che in Sardegna urlano di crederci! Aspettiamo fatti concreti.

    * * *

    LEGGE SULLA ZONA
    FRANCA IN SARDEGNA

    * * *

    RISORSE LOCALI

    Carbone, alluminio, argento, caolino, marmi, graniti, prodotti agricoli e della pastorizia, artigianato, pesca etc., restituiti ai sardi, eliminando mediatori e speculatori, creando strutture verticalizzate dalla produzione alla commercializzazione dei prodotti.
    Il PS.d'Az., comunque, in questo gravissimo momento, non vuole ripudiare la monocultura chimica, perché oggi significherebbe il naufragio, ma il difendere quei posti di lavoro non significa che il P.S.d'Az. resterà prigioniero di chi vuole perseverare solo ed unicamente nella chimica a tutti i costi, perché questo comporterebbe un ripetersi, in proporzioni diverse da quelle attuali, di pericoli che metterebbero quest'isola in condizioni di colare a picco.

    * * *

    Un rinnovamento nella continuità, senza scosse rovinose,una riconversione graduale che restituisca al popolo sardo un ambiente di vita e di lavoro non artificiosamente forzato, ma spontaneo e umano e quindi fattore di uno sviluppo armonioso ed equilibrato del suo organismo in tutti i suoi organi e tessuti, titolare delle sue risorse (umane, culturali, economiche, geomorfologiche) che non possono essere più sacrificate sull'altare del «più alto interesse nazionale».
    Il P.SA'Az. non rimpiange l'era delle caverne e dei nuraghi, ma si apre all'apporto di culture esterne che possano contribuire ad arricchirne l'ideologia e l'azione rivolte ad esaltare la libertà e l'autogoverno dei popoli.

    * * *

    Il P.S.d'Az. vuole elevare il popolo sardo ad essere protagonista di se stesso nel confronto aperto con tutti i Popoli.
    Grande importanza assume il problema delle fonti di energia. Per una società qualitativamente socializzata nel pieno rispetto della libertà di tutte le sue componenti non si può non essere per l'utilizzazione delle risorse locali di energia.
    Il carbone, l'acqua il vento e il sole debbono essere elementi primari di produzione di energia in Sardegna per uno sviluppo indirizzato allo sfruttamento delle nostre risorse, che debbono avere come obiettivo la creazione nell'isola di quel tessuto di produzione e trasformazione, a livello di piccole e medie industrie, essenziale per uno sviluppo omogeneo, razionalizzato e complessivo.
    Orientato in questa direzione il P.S.d'Az. rifiuta decisamente il nucleare, che porterebbe ad una ulteriore industrializzazione selvaggia e irrazionale, al di fuori della cultura dei sardi, e sarebbe elemento sicuramente destabilizzante per l'unità del popolo sardo.
    Vanno subito bloccate le spinte in questa deleteria direzione, che mirano anche esse a confondere i sardi e a servirsi della Sardegna come terra di ulteriore conquista. Perciò ancora NO al nucleare e SI alle nostre fonti di energia.
    Non si possono trascurare, né il P.S.d'Az. lo potrebbe, le basi militari in Sardegna. Il sardismo è messaggio di pace e quindi contrario alla guerra e alle armi, abbiano esse più stelle bianche o una sola rossa.

    * * *

    Il P.S.d'Az. è ben consapevole del ruolo importantissimo che è chiamato a svolgere per il riscatto dei sardi e se ne assume in pieno la responsabilità, ma chiarendo subito e affermando con forza, anche per sgombrare il campo da qualsiasi equivoco, che ha creduto nella lotta democratica. ha creduto e crede fermamente nella democrazia, e condanna, come strumento aberrante di lotta, ogni forma di violenza, di terrorismo, di guerra e considera debole, ottuso, provocatore e traditore chiunque dei suoi aderenti sostenga l'impiego delle armi in difesa della aspirazione nazionalitaria del popolo sardo.

  4. #4
    Sardista po s'Indipendentzia
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    Progetto di costruzione
    della società social-sardista


    Mozione congressuale Sulcis


    1. PREMESSA

    La fine degli anni '70 e l'inizio di quelli '80 segnano, indubbiamente, la nuova fase del P.S.d'Az.
    Il diffondersi, il penetrare della cultura sardista, cultura intesa nel più ampio dei sensi, è da ascrivere a quanto di determinante ha saputo dire il 19° Congresso celebratosi in Oristano il 3-4 febbraio 1979. Quel Congresso, che possiamo definire «della ripresa», deve trovare nel 20° la sua continuità per avviare il discorso necessario a dare contenuto e corpo, in modo da rafforzarla, alla presenza del partito in tutti i consessi politico - amministrativi: questo dovrà essere, pertanto, il Congresso della «conferma» sardista, delle sue esperienze, del suo sviluppo, della sua nuova e più forte azione.
    Il rilancio e la conferma solenne dell'art. 1 dello Statuto. che concludeva il 19° Congresso, sono tutt'ora validi: da quella conferma, secondo noi, i sardi hanno capito che la volontà sardista è quella di dare «definitiva e storica» soluzione alla questione sarda con il perseguimento della fondazione dello «Stato Repubblicano Sardo». Questo è il motivo che fa del P.Sd'Az. non un partito di classe, ma un partito di popolo, quindi di Patria.

    2. I TEMPI STORICI

    I trent'anni di autonomia speciale poco hanno avuto da dire alle molte speranze che i sardi in essa avevano riposto; troppo, invece; hanno dimostrato attorno alla illusorietà del «potere decisionale» conferito ai sardi. E' ormai tempo di dare corpo all'ipotesi «Repubblicana Sarda», incominciando a disegnarne le istituzioni. I tempi storici, appaiono ormai maturi per porre la questione.

    3. I TEMPI MEDI

    a) La riforma
    Questi tempi storici trentennali, crediamo siano sufficientemente abbondanti per verificare, almeno, la necessità di profonda modifica dello Statuto. Verso questa direzione deve incanalarsi l'azione del partito perché solleciti, assumendole per primo, tutte le iniziative politiche tendenti ad aprire la «vertenza» per la riforma dello Statuto.
    b) Le servitù militari
    Il perseguimento della totale smilitarizzazione del territorio ha, forse, necessità di tempi storici: tuttavia la linea del partito deve essere a ciò rivolta.
    Occorre un impegno massiccio per la riduzione delle servitù militari, limitanti le libere iniziative in gran parte del territorio della Sardegna che viene penalizzato in modo grave con rilevante danno economico-sociale.
    c) La zona franca
    d) Le relazioni esterne
    E' inderogabile una politica di tessitura delle relazioni esterne al fine di dare sbocco ai prodotti verso mercati interessati che possono individuarsi all'interno dei paesi mediterranei.
    e) Le forze sociali
    Il perseguimento di un nuovo sviluppo ha necessita, di una intensa azione che veda contemporaneamente presenti, impegnate, le istituzioni politico-amministrative, quelle economiche e quelle sociali.
    In questa azione riteniamo importantissima la funzione dell'organizzazione sindacale. Riteniamo anche che l'organizzazione sindacale deve assumere una connotazione speciale perché speciali sono le lotte che tutto il movimento operaio sardo è chiamato a sostenere.
    f) Il mondo giovanile
    Cura ed attenzione particolare devono essere poste nel rivolgersi al mondo giovanile.

    4. I TEMPI BREVI

    a) La grande industria di e base
    Sarebbe utopistico chiederne lo smantellamento, con danno maggiore del rimedio poiché, in qualche misura può contribuire a determinare un certo sviluppo economico. Essa, però, è fine a se stessa così come è stata introdotta in Sardegna: non è stata capace di innescare altri processi produttivi derivati. Non se ne chiede lo smantellamento, pur dovendo dare un giudizio totalmente negativo su tutto il comparto della chimica, né se ne chiede, però, il potenziamento.
    b) Le fonti energetiche
    Chi oggi pone, anche se per gli anni '90, come necessaria l'alternativa nucleare, non può certamente meritare la stima dei sardi. Chi vuole barattare potere politico e sindacale sulla testa, e sulla pelle dei sardi non può chiedere consenso alle forze sardiste. Questo deve bastare perché gli altri sappiano che la nostra linea di rifiuto del nucleare non viene, né verrà meno. Il partito deve impegnarsi perché il fronte del rifiuto si allarghi. Il partito deve proporre, perché solo quella può proporre, l'alternativa dell'energia ricavabile dalle fonti locali. Siamo d'accordo per l'energia pulita, ma non siamo contrari al carbone: di esso de. ve anche approfondirsi la verifica delle possibilità di «verticalizzarlo» in quanto riteniamo falsa e strumentale l'affermazione del possibile utilizzo solo come fonte energetica.
    c) Le attività economiche diverse
    L’ipotesi di verticalizzare il carbone Sulcis, così come quella di sola combustione per fini energetici, possono i rappresentare un grosso rilancio del settore minerario. In questo settore è compreso anche quello relativo a piombo e zinco.
    Altre attività economiche vanno, però, sviluppate con attenzione ma con decisa politica di rilancio. Turismo, Agricoltura, Pesca, Artigianato.
    Non va dimenticata la necessità di sostenere tutta la fascia produttiva rappresentata dalla piccola imprenditoria sarda.

    5. I TEMPI IMMEDIATI

    a) Le autonomie territoriali
    L'attuazione della «Regione delle autonomie» la proponiamo perché consapevoli che la democrazia effettiva si raggiunge e si esalta riconoscendo il ruolo fondamentale delle autonomie territoriali.
    b) I trasporti
    Le analisi che da più parti si fanno attorno al problema trasporti, per giustificare l'assenza secolare di interventi radicali, non ci convincono. Nessuna crisi o recessione economica può consentire l'isolamento territoriale di un popolo: esso è problema assolutamente prioritario e nessuna programmazione cosiddetta nazionale, ancor meno quelle definite regionali, può permettersi di farlo costantemente «scivolare». Su questo il partito deve essere intransigente e contemporaneamente agli esterni deve indicare sue soluzioni per i trasporti interni.

    6. IL CONTESTO INTERNAZIONALE: ARMI E FAME
    Il partito deve darsi, e dare, una linea di comportamento che si ritiene debba essere quella dell'equidistanza.
    Il partito sardo che è, per eccellenza, il partito delle autonomie non può certamente schierarsi con coloro che, pur con diversi sistemi, annullano le identità dei popoli in nome di una protezione che non riesce a mascherare la colonizzazione di fatto.
    Pace significa soprattutto eliminazione delle immense aree dì miseria. Questo presupposto deve impegnare il partito perché tutte le spese per gli armamenti vengano convertite in interventi per eliminare la fame nel mondo.

    7. IL PROGETTO
    Questa mozione articolata, gli interventi, l'apporto di altre mozioni dovranno consentire di proporre, da parte del partito, ai sardi un proprio «PROGETTO DI COSTRUZIONE DELLA SOCIETA' SOCIAL-SARDISTA».

  5. #5
    Sardista po s'Indipendentzia
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    Attraverso quali vie il P. S. d'Az. deve muoversi

    Mozione sezione di Arzachena


    La sezione di Arzachena si presenta a questo 20o congresso del P.S.d'Az. con una propria mozione.
    Ultimamente il nostro partito è stato caratterizzato da due fatti molto importanti:
    1°) La sua crescita in termini di consensi elettorali e di adesione dì forze militanti nuove;
    2°) La sua presenza sia in giunta regionale che in numerosi consigli comunali.
    Per quanto riguarda il primo punto: siamo convinti che la crescita abbia messo in crisi la struttura organizzativa e interna del partito e la sua gestione.
    Per noi queste nuove situazioni rendono inevitabile e indispensabile la soluzione del problema riorganizzativo sia a livello distrettuale che di comitato centrale, sulla base di una maggiore rappresentatività della base in seno a questi organismi.
    Se non diamo al partito, e di riflesso a chi vive o a chi si avvicina ad esso, strutture direttive, informative e organizzative più efficienti, più aperte ai problemi e alle esigenze dei militanti di base, noi rischiamo ancora una volta di spegnere questa felice fase di crescita e di perdere un'altra occasione storica.
    Per queste esigenze, sul piano organizzativo proponiamo:
    - Rinnovamento degli organismi distrettuali e del comitato centrale, con criteri di democraticità e in base a effettivi criteri di rappresentatività per favorire contatti e collegamenti tra tutti gli organismi preposti e per rendere effettiva la delega degli iscritti al rappresentanti in seno ai suddetti organismi;
    - Proponiamo che al comitato centrale venga affiancato un Organismo educativo-formativo,
    con un centro studi e documentazione, che abbia la funzione di proporre ed elaborare temi specifici e che funzioni da vera e propria scuola di partito. Non proponiamo una sua composizione, ma riteniamo che di esso debbano far parte, tutti i dirigenti di base i membri eletti nel settore amministrativo ( comuni, province , regione), i delegati della segreteria, delle federazioni provinciali, del comitato centrale, oltre a tecnici qualificati e esperti;
    -La realizzazione di un bollettino del partito. da inviare a tutte le sezioni, che informi sulle attività del comitato centrale, delle federazioni, delle sezioni, sulle proposte di legge e sulle attività dei consiglieri regionali;
    - All'interno degli organismi riteniamo debba essere costituita una commissione di coordinamento che tenga contatti con le minoranze etniche europee e mediterranee, per informazioni dirette su problemi reciproci e in vista di una federazione internazionale delle etnie che operano con finalità politiche di indipendenza, autodeterminazione e parità di diritti con le maggioranze riconosciute;
    - La creazione di un organismo sindacale a indirizzo sardista;
    - Una Particolare attenzione deve essere dedicata a momenti aggreganti che di volta in volta si creano nelle varie realtà: emigrazione, leghe antimilitariste e per la pace, movimenti ecologici movimento di liberazione della donna.
    Il secondo punto caratterizzante è il nodo della presenza sardista nell'attuale giunta regionale, in diverse giunte provinciali e comunali. L'aspetto poco chiaro che rileviamo in questa nostra Presenza politica a vari livelli è il criterio con il quale Si scelgono le alleanze e si concordano i programmi delle giunte.
    Criterio che sembra quello di non averne alcuno, cioè del decidere in modo slegato e spesso contraddittorio, secondo valutazioni di opportunità o di convenienza che nascono da gruppi assai ristretti.
    Questo modo di fare potrebbe anche rappresentare una scelta tattica proponibile, ma il nostro timore ì che corrisponda a una precisa linea strategica che si fa forte e sfrutta nodi ideologici non ancora risolti e che proprio per questo dobbiamo definire per procedere in modo più chiaro e possibilmente più uniforme.
    Noi crediamo che questo congresso debba riflettere e ancora una volta esprimersi sulla domanda di fondo che assilla la base:
    - dove vogliamo che il P.S.d'Az. vada e attraverso quali vie Politiche si debba muovere nel prossimo futuro.
    Non crediamo sia più accettabile continuare a proporre obiettivi statutari validi che vengano poi o avviliti nella scelta delle alleanze politiche o trascurati nei programmi politico-amministrativi concordati col rischio di trasformarci in un partito con il ruolo, per vocazione, di tappabuchi: strumentalizzato ora a sinistra ora al centro e di perdere insieme all'identità dì sardi anche quella di sardisti.
    Pertanto a livello politico affermiamo la necessità di ribadire:
    1) la natura socialista e rivoluzionaria del P.S.d'Az
    2) il suo ruolo guida nella lotta per l'indipendenza e l'autogoverno nella forza anche federativa;
    3) che le alleanze a livello politico avvengano sempre vincolate e condizionate alla realizzazione di obiettivi di vero rilievo statutario o di grave urgenza socio-economica;
    4) che il partito acquisti un carattere e un'organizzazione che unisca alle qualità di una presenza efficiente partitica a livello politico amministrativo un'altrettanta efficiente struttura di movimento.
    5) un impegno preciso a seguire e sostenere tutti quei movimenti di opinione che servano di stimolo all'intero movimento e che contribuiscano a caratterizzare sempre più la nostra matrice sardista e nel contempo permettano l'attuazione degli obiettivi di fondo del partito.
    In questo contesto dovrebbe essere portata avanti una analisi e un intervento approfondito sui seguenti settori:
    1) riforma della scuola dell'obbligo incentrata sul diritto dei sardi a darsi programmi aderenti alla loro identità culturale;
    2) un recupero e un rafforzamento della cultura, della lingua e del teatro Sardo;
    3) un esame approfondito e puntuale della realtà socio-economica sarda per attuare scelte prioritarie, in particolar modo nel settore agro-pastorale e dell'emigrazione.
    Per ultimo riteniamo che qualsiasi proposta di revisione dello Statuto Sardo debba presupporre, da parte nostra, la volontà di rimettere in discussione e abolire l'attuale sudditanza politico-amministrativa con lo stato italiano.

  6. #6
    Sardista po s'Indipendentzia
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    Si deper ponne manu
    a unu progettu ki tocchet
    tottus so sardos


    Mozione «Indipendentzia» della federazione di Oristano

    PREMITTIU

    ki in sos arresonos e cuntzettos fundamentales su 20° Cungressu sighit s'istrada maistra de su 19° Cungressu de Aristanis, massimamente in sas paraulas inue enit nau ki sa Sardinnia «Est vittima de unu istfruttamentu meda antigu su cale como falat dac s'istadu italianu», ki «su partidu sardu dae sa naskida cun sos cumbattentes de su 15-18, gherrat po sa liberatzione natzionale de su populu sardu e po su dirittu a tennere autonomu guvernu», ki «solu cun s'Indipendentzia», ma in dunu sistema politicu federalisticu s'at a poder biere s'accabu de sos problemas ki jughent nomene de «Questione Sarda», ki «su sardismu est ideologia non solu natzionale ma sotziale», e po tantu gherrat contra a sos colonizadores non solu de sa Sardinnia ma de tottu su mundu, poite tenet in contu ki sa liberatzione natzionale e sotziale de donzi populu, sa trasformatzione in sensu federalisticu de donzi istadu modernu, est garantzia po sa libera creskida de tottus sos omines,

    PESAT OGHE


    in custos tempos ki bient sos istados dominantes correre s'unu prus in presse de s'ateru a fraigare istrumentos de morte segura po s’umanidade, sos istados europeos gasi tottus a una liga cun issos e contra a sos populos insoro po arregollere bruvura e missiles, isperdinde inare e rikesa ki iat a podere bastare po sos poberittos e famios de su mundu, «po ki in Sardinnia, in Italia, in s'Europa e in su mundu intreu totter mere una politica de paghe, po ki dea sa nostra natzione enzant 'ogadas sas bases militares de su Istadu itallanu e sas bases de sa Nato», po ki su partidu sardu fatzat propostas politicas po ki essire dae sas politicas de sos bloccos, intrare in su cuntessu de sos populos non allineaos, isvuluppante sentimentos de amicitzia cun tottus sos populos, incumentzande dae sos populos mediterraneos;

    AMMUSTRAT


    s'istrada de su sotzialismu ki tenet arreighinas mannas in s'istoria de su partidu sardu, comente 'e istrada dei seberare po sa menzus zustitzia sotziale inue su proletariatu economicu de sos operaios, politicu da sas natziones colonizadas, culturale de sas minorias etnicas e limbisticas, geograficu de su sud de su Mediterraneu, de sessu, de edade, de istudiu, de iscientzia, de religione e de sartu potzat tennere arresone: Progettu ki depet essere pacificu coment'est in s'istoria de su partidu sardu firmu in sas istitutziones democraticas e in sas regulas ki cunsentit de aere podere dae su cunsensu de sos omines, tenet in cunsideru ki sos problemas economicos de sa Sardinnia in tempus de oe sunt gravissimos e abisonzant de manna valentia e de s'azudu de tottus sos sardos po ddos arrisolvere; ki tocat a ponnere tottu su suore e s'impinniu po su dramma de sos kentumiza e prus disoccupaos, po sos operaios in cassa integratzione e de sartu potzat tennere ballu, sos massaios, sos pastores e sos piscadores in povertade, sos istudentes sena prospettiva 'e occupatzione, sos 400.000 emigraos sena possibilidade de torrare in sa natzione insoro, ki in particulare si depet ponner manu a unu progettu mannu ki tocket tottus sos settores de s'economia ponindeke in privilegiu s'isfruttamentu de sas risorsas de su logu e poninde in controllu sas intrapresas inorganicas de su tempus colau.

    Po custu. su 20° Cungressu

    KERET S'IMPINNIU


    de su partidu po ki benzat posta e isviluppada s'industria ki andat de accordiu, cun sa sotziedade, s'economia, sa cultura de sos diversos e varios logos de sa Sardinnia po ki benzat torra isviluppada s'agricoltura; po ki torrent a s'isplendore de su tempus colau sas minas de crabone, de prumu, de ferru e de arramene, etz.; po ki in tempus de oe, comente istan sas cosas, sos sardos potzant andare e bennere po kelu e po mare cun pagu inari e sena tribulia; po ki su parlamentu sardu oghet a pizu unu testu unicu de leze turistica po faere usu legittimu de sos sartos, de sos buscos, de sas costeras e de sos crastos poninde frenu e impedinde sa bardania e sa speculatzione furestera e no; po ki apustis de tantu tempus de timoria mellenaria, sos sardos torrent seguros a su mare e a sa pisca cun dunu progettu natzionale sardu de isfruttamentu de sa rikesa de su mare; po ki i sos sardos apant torra in podere insoro sa politica de s'energia cun s'isfruttamentu massimu de su ki tenimos in abbundantzia: 'entu, sole e crabone, cun s'esclusione de s'energia nucleare; po ki andet innantis su progettu economicu ki tenet nomene «zona franca», ki toket tottu sa Sardinnia, cun s'attentzione massima ki a nde essere meres siant sos traballadores sardos e sos imprendidores sardos non isfruttadores; po ki sos postos de traballu, como gasi pagos in s'isula de s'amministratzione pubblica e no, de calesisiat impinniu e gradu, andent a sos sardos e a sos ki bivent in Sardinnia assumancu deghe annos; po ki paris cun su progettu economicu depat andare su progettu culturale cun sa formatzione de su ministeriu sardu de s'istrutzione, ministeriu ki depet essere su fundamentale e su primu de tennere in contu in sa «revisione» de s'Istatutu Sardu, po ki sos sardos potzant istudiare s'istoria insoro, mantennere sa menzua traditzione, fraigare sa limba nazionale, istruire e imparare mannos e pitzinnos in duna iscola sarda ki tenzat ogos a su mundu, teninde però cambas in sa realtade de sos sardos, po ki sa cultura sarda iscritta, in donzi campu, de sa poesia e de sa prosa, pozat pigare 'olu sena 'e trobeas e kikiros de culturas anzenas.

    Su 20° Cungressu narat:
    ki su momentu politicu ki biet su partidu sardu paris cun sos partidos italianos, in sa zunta rezonale, depet essere cunsiderau unu momentu ebbia de s'istrada ki su partidu sardu depet faere po su traguardu de s'indipendenzia de sos sardos, momentu ki at permittiu po como s'allontanamentu dae su guvernu de sos politicos de su partidu ki difenden sa classe isfruttadora de sa Sardinnia e s'istranza, una minore viltade in sa gherra contra a su guvemu de s'istadu italianu, unu istudiu prus attentu in sa programmatzione, s'approvatzione de sa proposta de leze po su bilinguismu, una prus attentzione politica po s'ecologia...

  7. #7
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    Riaffermare la vitalità della
    Nazione Sarda


    Mozione della sezione di Nuoro



    Il Congresso Nazionale del Partito Sardo d'Azione, sulla base dei principi e dell'esperienza del partito, riafferma la vitalità della Nazione Sarda e il diritto del nostro popolo all'indipendenza.
    Solo con l'indipendenza può realizzarsi il progetto dei padri del sardismo teso alla costituzione di una superiore entità federale fondata sul consenso e la partecipazione di tutti i popoli liberati dagli attuali nazionalismi egemonici ed imperialisti.
    Solo l'indipendenza e l'autogoverno potranno risolvere i gravi problemi politici, economici, culturali della Sardegna, trasformandola da Isola colonizzata, rapinata, dilaniata dalla disoccupazione e dall'emigrazione, sottosviluppata ed occupata militarmente, in una Isola di pace e cooperazione internazionale.
    Il Congresso riconferma la lotta del P.SA'Az. per il recupero della identità e sovranità nazionale, impedito dal capitale multinazionale attraverso la struttura centralista e colonialista italiana.
    Il Congresso si rivolge a tutti i sardisti perché s'impegnino a costruire il partito sardo degli anni ottanta unendo tutte le forze che si richiamano ai principi di libertà e di giustizia sociale propri del nostro popolo e della nostra specificità nazionale.
    Il Congresso, nella attuale situazione di crisi ideale, politica, culturale ed economica, chiama le forze politiche e sociali democratiche ad una azione unitaria per ricontrattare il rapporto istituzionale con lo Stato italiano, per raggiungere l'autonomia integrale, modificando l'attuale inadeguato statuto autonomistico.

    Punti essenziali vengono indicati:
    - applicazione del bilinguismo;

    - competenza integrale in materia di programmazione e legislazione in tutti i settori dell'economia e dell'amministrazione che interessino la Sardegna;

    - competenza integrale sui trasporti che interessino la Sardegna con applicazione della continuità territoriale;

    - revisione delle servitù militari secondo l'esclusivo interesse dei sardi e della pace nel Mediterraneo;

    - realizzazione della Zona Franca;

    - difesa e sviluppo delle risorse naturali e paesaggistiche della Sardegna;

    - riconversione dell'attuale economia coloniale con sviluppo dell'agricoltura, dell'allevamento, dell'industria legata alle risorse e ai bisogni del popolo sardo;

    - competenza su tutto il settore educativo, formativo e dell'informazione;

    - creazione dell'università sarda;

    - realizzazione da parte della Regione ad autonomia integrale di una sua politica estera.

  8. #8
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    Centu concas e una berritta sola:
    indipendenzia sarda


    Mozione indipendentista di liberazione nazionale e sociale -
    Paolo Biancu, Oreste Pili, Giovanni Contu


    Innanzitutto viene rivolto un caloroso saluto di solidarietà a tutti i lavoratori sardi che lottano per il mantenimento o la conquista di un posto di lavoro nella loro terra,

    PREMESSO
    che la Sardegna, ultima colonia d'oltremare dello Stato Italiano, è un mercato di consumo a vantaggio esclusivo di produttori italiani ed europei,

    PREMESSO ancora
    che il P.S.d'Az. oggi più che mai, è l'unico partito in grado di indicare al popolo sardo la via da seguire per il raggiungimento del traguardo di indipendenza politica, sociale, economica, culturale

    CONSTATATA
    la nuova realtà che ci mostra:
    a) la crisi delle potenze mondiali, di qualunque matrice politica esse siano;
    b) la crisi dello stato plurinazionale italiano;
    c) l'espansione nel mondo intero, delle lotte di liberazione nazionali;
    d) l'espansione del P.S. d'Az. e di tutta l'area sardista-indipendentistica.

    INDIVIDUA
    nella lotta di liberazione nazionale e sociale varie fasi il Congresso Nazionale, organo sovrano del P.S.d'Az

    INDIVIDUA ancora
    la necessità e la priorità irrinunciabile che il partito si dia, in una prima fase, una struttura organizzativa, efficiente, capillare, combattiva.

    AFFERMA
    che il P.S.d'Az. non debba più farsi trainare né subire la politica di annientamento di massa praticata dagli altri partiti, ma al contrario farsi portavoce e realizzare, con metodi democratici, una politica inequivocabilmente sarda che si contrapponga alla politica italianista.

    CONFERMATO quindi

    che per sostenere la controffensiva non sia più possibile né improvvisare politica né accentrare cariche nelle mani di pochi né sperare negli errori degli altri.

    RICORDA

    che l'art. 8 dello Statuto modificato dal 19° Congresso recita: «Il Partito Sardo d'Azione, prima di allearsi e federarsi, stringere patti e alleanze, anche momentanee, con gruppi politici, associazioni sindacali, culturali ecc., deve chiedere alla base, (riunita in Congresso Straordinario), il parere.

    DECIDE

    che si dia immediato inizio alla progressiva democratizzazione delle strutture del partito, rispettando le risultanze e i deliberati congressuali nonché lo Statuto nella lettera e nello spirito; che si aprano sezioni e nuclei organizzati in tutti i centri della Sardegna; che la sezione, la federazione distrettuale e il comitato direttivo centrale siano strutturati secondo lo schema allegato che costituisce parte integrante e sostanziale della presente mozione.

    DA' MANDATO

    agli organi direttivi del partito di portare la «Questione nazionale sarda» all'attenzione delle organizzazioni internazionali, affinché venga riconosciuto il diritto all'autodeterminazione del popolo sardo.

    IL CONGRESSO Infine

    nella prospettiva dell'irrinunciabile traguardo della liberazione nazionale della Sardegna

    SI PRONUNCIA

    1) a favore di una politica per i settori economici primari (agricoltura, pesca e pastorizia) che sia a misura delle esigenze dei lavoratori del settore, che la esprimono in quanto base e la propongono in forma di legge;
    2) contro quegli insediamenti industriali e contro quegli esperimenti che causino modifiche territoriali ed ambientali permanenti e le cui conseguenze disgreghino il tessuto socio-economico preesistente;
    3) a favore della realizzazione di attività di trasformazione dei prodotti, nei settori dell'agricoltura, della pastorizia e del sottosuolo in modo che il valore aggiunto venga interamente
    acquisito all'interno del sistema economico della Sardegna;
    4) contro la permanenza di ogni genere di installazione militare in Sardegna
    5) a favore della difesa del prodotto sardo, qualificandone l'immagine, la distribuzione e l'offerta, con l'uso dei moderni strumenti di acquisizione dei mercati quali politiche di marketing e con l'ausilio dei più moderni mezzi di informazione;
    6) contro l'installazione di centrali nucleari e per una politica energetica che veda l'utilizzo delle risorse sarde;
    7) a favore di una politica ambientale che si prefigga il controllo su ogni tipo di inquinamento e il recupero alla produttività delle acque interne e costiere;
    8) a favore di un piano nazionale di intervento operativo per la lotta alle malattie sociali;
    9) a favore di un ruolo attivo della Sardegna nel contesto del Mediterraneo, sottolineando la propria neutralità e o13erando per la pace in quest'area;
    10) per il riconoscimento della lingua sarda. in regime bilingue, come lingua ufficiale, la cui conoscenza deve essere presupposto indispensabile per ricoprire incarichi pubblici e privati di ogni ordine e grado;
    11) per la zona franca;
    12) per l'equiparazione tariffaria marittima con quella ferroviaria;
    13) per la ristrutturazione e il completamento della rete ferroviaria sarda.

    CONCLUDE

    rifiutando l'intesa colonialistica tra l'ENI e l'Occidental Petroleum Corporation dando mandato agli organi direttivi del partito di studiare un piano che contrasti con forza sempre maggiore gli effetti perversi di codesto accordo.

  9. #9
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    Nei successivi post, le immagini delle prime tre pagine di “Sa Republica Sarda”, Anno III. N. 9/12 – Dicembre 1981 dedicati al Congresso.
    Quindi, i testi degli articoli e interventi ad esso relativi, tra i quali un’intervista a “Doddore” Meloni.

    • Col popolo sardo per l'alternativa sardista
    La via sarda al socialismo
    di GIANFRANCO PINNA

    • Sessant'anni di sardismo
    di ANTONIO LEPORI

    • Appunti per il Congresso
    di BATTISTA COLUMBU

    Alla vigilia del Congresso PSdAz a tu per tu con l’indipendentista Meloni
    • S'ora de s'indipendentzia est arribada: fortza paris!
    di PIETRO JOTTA

    • Scerai!...scerai chena timoria
    di ADRIANU PUTZOLU

    • Una scelta convinta
    di GIOVANNI DEMONTIS

  10. #10
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