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  1. #1
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    Arrow Mostra Correggio, Parma - 20 set. '08 / 25 gen. '09

    Galleria Nazionale - Camera di San Paolo - Chiesa di San Giovanno - Cattedrale

    http://www.mostracorreggioparma.it/index.php



    Deve essere una cosa favolosa, obbligatorio andarci.

  2. #2
    Mulino Bianco
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    Predefinito Madonne e dee della tenerezza

    Parma restituisce al mondo un gigante del Rinascimento


    di CLAUDIO SPADONI

    — PARMA —

    RESTITUIRE
    Correggio al mondo: è questo un fondato obiettivo della mostra davvero straordinaria aperta ieri negli spazi labirintici e bellissimi della Pilotta (fino al 25 gennaio).
    Certo Antonio Allegri, detto Correggio dalla città che gli diede i natali verosimilmente nel 1489, è artista notissimo, ma non assurto a quei vertici assoluti cui corrispondono i nomi di Leonardo, Michelangelo, Raffaello e Tiziano, giganti del Rinascimento tra i più celebrati di tutta la storia dell’arte.
    Che tra questi dovesse trovare posto anche Correggio l’aveva implicitamente sostenuto anche Roberto Longhi in un memorabile saggio sulla giovinezza dell’artista, riprendendo il giudizio del Mengs che considerava la decorazione della cupola del duomo di Parma, «la più bella di tutte che siensi dipinte prima e dopo di lui».
    Ed ecco che anche per questo si può comprendere come una mostra davvero esaustiva dedicata all’Allegri non possa aver luogo che a Parma, la città che lo tenne inchiodato ai lavori più impegnativi della sua non lunga vita (morì nel 1534 sui quarantacinque anni); dalla decorazione della ‘Camera di San Paolo’ commissionata dalla badessa umanista Giovanna da Piacenza , tra il 1518 e il ’20, la decorazione della cupola di San Giovanni Evangelista e quella ultima, appunto, ‘la più bella di tutte’, e invece poco apprezzata dai fabbricieri della cattedrale che la definirono «un bel guazzetto di rane».
    Salvo ricredersi quando Tiziano — secondo un notissimo aneddoto — al seguito nientemeno che dell’imperatore Carlo V, disse che se avessero rovesciata la cupola e riempita d’oro «né ancora sarà pagata a dovere». E di compensi e di pittura Tiziano s’intendeva.

    NATURALMENTE questa mostra, curata con intelligenza e passione da Lucia Fornari Schianchi, conta anche sulle tele fondamentali dell’artista, cosicché non vi sono zone d’ombra nel percorso conosciuto del pittore.
    Pur se restano ancora in sospeso alcuni interrogativi, non solo sui suoi primi passi, anche a dare per certo quel viaggio a Roma ipotizzato acutamente prima dal Mengs e poi sostenuto da Longhi, anche in totale assenza di testi documentari, su documenti probanti come le opere.
    E smentendo anche in questo caso chi, come il Vasari, che pur definiva Correggio «eccellente e bellissimo ingegno», escludeva l’ipotesi del viaggio affermando che «se l’ingegno di Antonio fosse uscito di Lombardia e stato a Roma, avrebbe fatto miracoli e dato delle fatiche a molti che nel suo tempo furon tenuti grandi».
    In poche parole il Vasari pur lodando le straordinarie qualità coloristiche del pittore tirava in ballo un mancato contatto con la ‘modernità’ tosco- romana rappresentata da Raffaello e Michelangelo. Ma se le opere giovanili dell’Allegri confermano riferimenti diretti alla pittura lombardo-veneta, dai ferraresi Costa, Dosso, Garofalo, a Cima da Conegliano e magari Giovanni Bellini e Giorgione; e s’intende, dai bolognesi Francia e Aspertini, al Lotto dei tempi bergamaschi, ma anche, per il tramite del conterraneo Anselmi, il senese Beccafumi, e, non ultimo, Leonardo, di cui forse aveva visto a Mantova i dipinti di Isabella d’Este — autori tutti opportunamente rappresentati in mostra — la «nuovissima grecità», per dirla con Longhi, della Camera di San Paolo non si potrebbe spiegare senza un ripensamento del Mantegna, ma trasfuso in un nuovo pensiero del classico.

    L’IMPATTO romano con le Stanze di Raffaello e soprattutto la Sistina michelangiolesca, i più maestosi capolavori della «maniera moderna», significava per Correggio misurare la propria radice ‘lombarda’, portata alla ‘verità’ delle cose ma addolcita in quella sua rara sensibilità coloristica, coi modelli più impegnativi.
    Quello michelangiolesco in primo luogo. Ancora il Longhi non aveva tutti i torti, parafrasando Picasso che si riferiva a Braque , nell’affermare che il Buonarroti avrebbe potuto dire «Correggio c’est ma femme».
    E non in senso riduttivo. Quel che in Michelangelo era gigantismo drammatico, rovello morale spinto alla dimensione eroica, in Correggio era piuttosto affabile naturalità, tenerezza, umanissima narrazione sciolta da modelli formali vincolanti.
    A lui si deve l’invenzione dei vertiginosi spazi illusori delle cupole, che la stagione barocca avrebbe portato, tanto tempo dopo, al più virtuosistico trionfo.
    Queste immaginose narrazioni sono visibili ora a Parma dai ponteggi — un’emozione rara — fin quasi a poterli toccare con mano, dopo aver ammirato alla Pilotta tele notissime come ‘Il commiato di Cristo’ e ‘L’educazione di Cupido’ della londinese National Gallery, ‘L’adorazione dei magi’ di Brera, il ‘Matrimonio mistico di S.Caterina’ e ‘Venere e Cupido dormienti’ del Louvre, l’‘Adorazione dei pastori’ di Dresda, ‘Il giorno’ della Galleria Nazionale di Parma, e quel sensualissimo mitico amplesso di ‘Giove e Io’, fatto di vapori e di aria che avvolgono un corpo femminile.
    Dove Correggio, scrive Eugenio Riccomini, «dipinge, si direbbe, ciò che è indipingibile».


    da: Il Resto del Carlino - ed. Nazionale - 21 settembre 2008

  3. #3
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    Predefinito

    l'altra notte a Porta a Porta c'è stato un collegamenteo bellissimo con Sgarbi che, dalla cappella del correggio, ha dato lezione di storia dell'arte in modo veramente impeccabile.
    Io a Sgarbi spesso gli sputerei in bocca, ma l'altra sera è stato davvero stupefacente. diamo a cesare quel che è di cesare.

  4. #4
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    Purtroppo non ho visto la trasmissione, ma se Sgarbi parla del suo argomento è bravo.

    Spero di riuscire ad andare a vedere la mostra entro novembre.

 

 

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