ha preso posizione sul comunicato neo-indipendentista di Maninchedda. Non puoi onestamente pretendere che possiamo attribuire credibilità e sincerità a parole in buona parte scopiazzate dal programma politico di iRS e pronunciate da una forza politica che è stata a lungo, e in momenti drammaticamente decisivi, il principale ostacolo all'apertura di una vertenza di autodeterminazione dei sardi con lo stato italiano. Tanto più quando tali personalità politiche, nello stesso momento, lavorano ad un'alleanza, obiettivamente ingiustificabile, con partiti italiani centralisti e di destra. Sono cose vere o no, queste qui? Come si fa a dichiararsi indipendentisti e contemporaneamente federalisti e intanto allearsi con gente del calibro di Roberto Capelli o con i berlusconiani? Non c'è una lampante contraddizione in tutto ciò? Se si vuole perseguire l'indipendenza della Sardegna, a quello bisogna dedicarsi, non a tessere trame bizantine e a mirare all'alleanza elettorale più conveniente per mantenere la poltrona. Poltrona che Maninchedda ha già sotto le sue auguste terga, senza che ne approfitti per condurre sin d'ora e dentro le istituzioni quella battaglia indipendentista così abilmente sbandierata a parole.
Le prime vittime di tutte queste manovre siete voi che le avvallate e le giustificate in buona fede. Negli ultimi vent'anni il PSdAz e tutto il movimento sardista hanno avuto dei dirigenti, consentimi di esprimere un giudizio personale, assolutamente non all'altezza del ruolo, lontani dalle dinamiche profonde che animano la Sardegna e senza una reale e credibile prospettiva per il futuro. Questo è un dato storico. Bisogna liberarsi di questa zavorra, pensare al futuro, a quello che lasceremo ai nostri figli e ai nostri nipoti, lavorando sin da subito alla costruzione di una Sardegna libera, emancipata, soggetto attivo della propria storia. Ti pare che tale prospettiva possa essere realizzata da vecchi arnesi della bassa politica o da furbi in cerca di un nuovo padrone potente cui affidarsi?