Sono le richieste del pm al processo per le presunte irregolarità
della Gea, società che ha gestito le procure di numerosi calciatori
Processo Gea, parola all'accusa
"Sei anni per Moggi, 5 per il figlio"
Per i magistrati si trattava di un'associazione per delinquere
finalizzata all'illecita concorrenza tramite minaccia e violenza
di CORRADO ZUNINO
http://www.repubblica.it/2008/10/sez...ta-accusa.html
ROMA - Era un'associazione a delinquere, la Gea World. Intimidiva e mandava avvertimenti in stile mafioso nel mondo del calcio. E per questo - per la violenza privata realizzata e le minacce fatte ai fini della distorsione del calciomercato - il sostituto procuratore Luca Palamara, dopo cinque ore di requisitoria, ha chiesto una pena dura per il "padre della Gea", Luciano Moggi: sei anni, senza attenuanti per il pessimo comportamento tenuto in aula.
Sono dodici i giocatori chiamati in causa, al processo Gea. Cinque i procuratori venuti a testimoniare lo scippo dei loro calciatori. E un dirigente - Franco Baldini, ex ds della Roma - è diventato il testimone centrale di un'accusa che ha sostenuto come la Gea abbia prodotto "un inquinamento nel mondo del calcio dall'ottobre 2001, quando è nata, all'estate 2006, quando è implosa trascinandosi dietro un sistema".
Pesante la richiesta del pm anche per Alessandro Moggi, il figlio che presiedeva la Gea World spa e che nell'ultima dichiarazione spontanea aveva detto di aver sempre cercato un'autonomia dal padre: cinque anni per lui, oggi incensurato. Se papà Luciano è stato l'ispiratore dell'associazione che aveva voluto far salire il mondo dei procuratori "ai livelli dell'impresa e della politica", il figlio Alessandro è colui che ne ha tratto benefici: "I guadagni di un procuratore sono impensabili per un dirigente sportivo".
Per Francesco Zavaglia, amministratore della Gea World spa, "il mio secondo padre" seguendo le parole di Moggi junior, la richiesta del pm è stata di tre anni. A lui la finanza ha trovato sulla scrivania una lettera in cui consigliava i collaboratori di non minacciare nessuno. Per Francesco Ceravolo, dirigente delle giovanili della Juventus utilizzato come ariete Gea per l'acquisizione di talenti in erba, la richiesta di pena è stata di due anni e quattro mesi.
Questi quattro imputati - Moggi padre e figlio, Zavaglia e Ceravolo - sono considerati gli ideatori dell'associazione a delinquere. Il procuratore Pasquale Gallo e Davide Lippi, figlio del ct della nazionale, sono stati considerati dall'accusa dei meri esecutori: per loro è caduta, quindi, l'accusa di associazione. Per Pasquale Gallo la richiesta del pm è stata di otto mesi. Per Davide Lippi, un anno e quattro mesi.
"In questi quattro anni c'è stato un gruppo di agenti del calcio e dirigenti sportivi che ha tratto profitto ingiusto con l'altrui danno", ha detto Palamara, "e questo utilizzando vari tipi di intimidazione". Ancora, "in questa struttura sportiva, per la quale non si può parlare certo di mafia, si scorgono parallelismi di comportamento con quelli mafiosi. Quello di Moggi non è un mondo mafioso, ma è un mondo che manda avvertimenti". In aula sono rimbalzate le frasi del "gruppo Moggi" intercettate dai carabinieri di Roma: "Se non dai la procura a mio figlio non torni alla Juve". E poi: "Se vuoi fare carriera deve darci la procura". Si è ricordato come l'ex dg della Juve abbia così minacciato Baldini: "Un anno si lavora da una parte, un anno si lavora da un'altra, un anno non si lavora per niente". Ha chiuso il pm: "Siamo di fronte a una struttura che nel calcio è stata capace di imporsi con la forza e che ha fatto fare carriera o l'ha negata a giocatori a seconda che avessero dato la procura alla Gea".
Luciano Moggi, dopo aver assistito alla prima parte della requistoria, dopo pranzo si è allontanato. Gli avvocati in aula sono rimasti colpiti dall'entità delle pene e hanno chiesto più tempo per preparare le difese sui quindici punti contestati. La sentenza del processo di primo grado sulla Gea arriverà l'8 o il 13 gennaio 2009.
(11 novembre 2008)




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