OMNIA SUNT COMMUNIA
Campioni che sanno "leggere" lo sport e viceversa. Se poi ci metti la politica
Un giorno o l'altro vorrei...
Ballardini allenatore dell'Inter
Il tecnico del Palermo Davide BallardiniDarwin Pastorin
Davide Ballardini, lui sì, è un grande allenatore. Uno da campo, preparato tatticamente, che sa "leggere" la partita, che non guadagna miliardi, che non si dà arie da professorino, che non insulta e non perde mai la calma. L'anno scorso ha salvato un Cagliari ormai disperato; in questa stagione, ha preso il posto di Colantuono dando al Palermo un gioco divertente, imprevedibile, recuperando Miccoli ai massimi livelli di estro e fantasia. Un giorno, un giorno qualunque, mi piacerebbe vedere Ballardini sulla panchina dell'Inter o del Milan, del Real Madrid o del Chelsea e tanti "scienziati" lottare per non retrocedere, fare i conti senza Ronaldinho e Kakà, Ibrahimovic e Adriano, Van Nistelrooy e Van der Vaart, Lampard e Ballack. Ecco, questo mi piacerebbe. Dare per una volta, una volta soltanto, a Ballardini quello che gli spetta da tempo: l'Occasione.
Così come mi ha preso il cuore e la testa leggere l'ultimo romanzo di Roberto Cotroneo, Il vento dell'odio (Mondadori): attraverso le storie, le rivelazioni, i turbamenti dei due protagonisti, Giulia Moresco e Cristiano Costantini, ripercorriamo la stagione del terrorismo, dei servizi deviati, delle famiglie divise, di un'Italia allo sbando sotto il profilo morale e ultimo tassello di una più alta, sottile, violenta "strategia della tensione". Pagina dopo pagina, torniamo a quegli anni di sangue e di bugie, di misteri e di mistificazioni, per arrivare ai tempi di oggi, altrettanto bui. Cotroneo costruisce una trama intensa, dove letteratura, giallo e politica si combinano alla perfezione.
L'incipit: «Era di martedì, qualche minuto prima delle nove di sera. Martedì, 4 luglio. Piazza Mattei, a Roma, era deserta. I pochi passanti correvano tutti a casa per la partita dei campionati mondiali: la nazionale italiana contro la Germania. Stavo seduto in un ristorante, all'aperto, senza che i camerieri mi degnassero di uno sguardo. Erano tutti dentro a guardare un televisore sulle immagini del Westfalenstadion di Dortmund. Davanti a me i tavoli erano vuoti. Mentre aspettavo sentii dei passi e la voce di un uomo che chiedeva se si potesse cenare. Il cameriere acconsentì malvolentieri. La donna parlava a bassa voce e sembrava ridesse. Li fecero sedere a un tavolo a pochi metri da me. Guardai lui, e fui sicuro di riconoscerlo: era Cristiano Costantini, l'ex terrorista. Lei mi voltava le spalle ma anche se non potevo vederla in faccia ero sicuro che si trattasse di Giulia Moresco. Non potevo sbagliarmi, avevo visto decine di loro fotografie nel mio ultimo anno di lavoro. Avevo letto pagine e pagine, e lettere, e documenti di ogni genere».
Gianni D'Elia è un poeta che stimo, da sempre, dalle sue prime raccolte poetiche. Lo sport, ogni tanto, entra nei suoi versi, come in Trovatori (Giulio Einaudi Editore). Un omaggio a Marco Pantani e a Franco Bertini. Per il ciclista: «Spettacolo d'Italia, amore e orrore.../ E' tutta un'onda in pianto la Riviera.../ Nel Paese dei Balocchi è notte nera.../ Marco, vola sulla bici leggera.../ "L'ultima tappa è quella anche più vera.../ Tu te ne vai dal falso di quest'era.../ MARCO, VOLA SULLA BICI LEGGERA!»; per il cestista: «Franco Bertini?... Sì, un play da sballo, / che vidi in quelle sere, lì, giocando/ da ragazzino, al palasport, sognando.../ Basket di poesia, lo stesso che giocare/ sarà il nostro cantare il parlar franco?.../ Al basket franco, sì, e al cantar franco!...».
Ciclismo, ancora. Per un piccolo, prezioso libro, edito da Sedizioni: Volate d'inchiostro», esperimento di scrittura per Varese 2008 , di Alberto Brambilla. Scrive l'autore: «Queste piccole storie sono nate in bicicletta sulla strada per me più bella del mondo, da Luino verso Zenna. Notarelle, raccontini, scorciatoie, cronachette, nostalgie. Non lo so bene. Testi appunto di confine, tra Svizzera e Italia, e non solo. Sono germogliate dai libri letti per lavoro e soprattutto per passione. Sono cresciute al ritmo ora largo ora serrato ora stanco delle pedalate: lago di fianco (bellezze mozzafiato) e fantasie in libertà. Mi hanno tenuto un poco compagnia, ma la salita della Grantola - scusa Bartali - proprio non riesco a farla. Non hai più l'età, dice mia moglie, e mi prende in giro. Allora io scrivo. Meglio che lavorare, dico. E lei scuote la testa».
05/10/2008 Liberazione
ARDITI NON GENDARMI




Rispondi Citando