Feltri: Scajola chiarisca o si dimetta
Porro: non credo a cio' che mi ha detto
Visto che molti si sono dichiarati schifati per il comportamento di questo giornale, aggiungendo che si tratta di un giornalaccio totalmente nelle mani del padrone Berlusconi pronto ad attaccare a testa bassa chi da fastidio al padrone, volevo mettere in evidenza come fin dall'arrivo della notizia del presunto (e probabile) illecito del ministro Scaloja Il Giornale si sia immediatamente scagliato contro di lui che è sostenuto da tutto il governo ed è un fedelissimo berlusconiano, senza guardare in faccia nè all'appartenenza poltitica del ministro stesso
MILANO — «Scajola, chiarisci o dimettiti». Stamattina, in testa all’editoriale del direttore, i lettori del Giornale leggeranno questo titolo. Ieri Vittorio Feltri l’ha mandato in stampa e poi si è concesso una serata a teatro, spiegando — un attimo prima di entrare in sala — che «al ministro per lo Sviluppo economico non ci crede nessuno».
Dalla prima pagina del suo quotidiano, Feltri indirizza una lettera aperta all’interessato che al Corriere sintetizza così: «Caro ministro, fai bene a indignarti per essere stato messo alla sbarra senza neanche risultare indagato. Nessuno può darti torto per questo. Ma nelle tue risposte sul caso ci sono punti di un’evidenza spiazzante che andrebbero chiariti. Numero uno: il prezzo di questo tuo appartamento al Colosseo non è di mercato, e se tu ne avessi denunciato solo il valore catastale faresti bene a dirlo. Numero due: questi assegni circolari ci sono, vogliamo spiegare la questione? Numero tre: come la mettiamo con le testimonianze delle due proprietarie dell’immobile e con quella dell’architetto Zampolini?». La conclusione non può che essere una sola: «O chiarisci questi punti importanti che hanno lasciato perplessa l’opinione pubblica o rassegnati all’evidenza e, visto che ci sei, rassegna anche le tue dimissioni».
Ad essere giudicate insufficienti sono state proprio le risposte che lo stesso ministro aveva rilasciato al Giornale. Del resto, il vicedirettore Nicola Porro, che sabato primo maggio aveva firmato l’intervista, già domenica pomeriggio postava sul suo blog un commento dal titolo eloquente — «Non credo a Scajola» — stigmatizzando l’evolversi del caso: «Di questi assegni si sa che esistono davvero, sono stati in effetti incassati dalle signore, sono di taglio piccolo e dunque sotto la soglia della segnalazione alla Banca d’Italia». Porro si concentra sul prezzo dell’appartamento: «Dico subito che non credo al ministro che ho intervistato —scrive —. Non dico che debba andare in galera. Non dico che debba essere indagato. Dico una cosa banale: 610 mila euro per 180 metri quadri nel centro di Roma non sono il prezzo di mercato. Ho forse delle prove? Nessuna. Ma il punto è che il ministro continua a dire che il prezzo giusto di quell’appartamento è quello ridicolmente fissato a 3.400 euro a metro quadro. È un insulto alla nostra intelligenza. Poi, se avesse detto "L’ho pagata 610 mila euro e il resto li ho dati in nero", sarebbe stato ammettere un’evasione fiscale che in molti fanno. Non un bel gesto da parte di un ministro della Repubblica. Ma prenderci per i fondelli è peggio». Queste argomentazioni — sostiene adesso il vicedirettore — sono state anche espresse nelle successive riunioni di redazione dove hanno trovato coincidenza con la linea del giornale. In più, ai lettori che sul blog gli chiedevano come mai non le avesse riportate direttamente a Scajola, Porro ha risposto secco: «Un’intervista è un’intervista. Un’opinione è un’opinione, espressa, tra l’altro, dal fondo che quel giorno il direttore ha pubblicato accanto al mio pezzo».
Se il primo maggio Feltri scriveva di non essere ancora in grado di giudicare, oggi qualche elemento in più sostiene di averlo: «Il ministro non ha chiarito in modo persuasivo. Tra l’altro, so che si trova in Tunisia. Ecco, forse gli conviene restare ad Hammamet».
Il Giornale, l’intervista e la presa di distanza - Corriere della Sera
Ecco ora mi aspetto perlomeno qualche riconoscimento da parte chi ha sempre considerato questo giornale meno della carta igienica




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