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  1. #1
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    Predefinito maninchedda:L’indipendenza della Sardegna e Lussu

    L’indipendenza della Sardegna e Lussu

    6 Ottobre, 2008

    di Paolo Maninchedda
    Sto leggendo e rileggendo Lussu per una prossima pubblicazione. Egli era profondamente convinto della velleitarietà di ogni percorso indipendentista. Scriveva nel 1951: “È che ci sentiamo d’essere una nazione mancata, senza ancora avere la piena coscienza o senza voler riconoscere che così doveva essere né poteva essere diversamente, che un’ isola così piccola, rispetto alle grandi isole degli altri mari, con questa sua posizione nel Mediterraneo, non poteva in nessun secolo vivere indipendente e sovrana”. L’orizzonte giusto, concreto, secondo lui era l’autonomismo dialettico con lo Stato (”La Sardegna risorgerà, e saremo noi sardi gli artefici del nostro avvenire. Ma senza la solidarietà dello Stato nazionale, sono fantasticherie sognare rapide rinascite. E tale solidarietà è vano mendicarla. Né può essere spontanea. Non può essere che una conquista della lotta politica, inscindibile da quella del resto dell’Italia. E, come ogni conquista, imporrà lunghi e duri sacrifici)”. Eppure, subito dopo queste parole, taccia come coloniale l’industrializzazione della Sardegna (sul tragico e inefficace uso della retorica e dell’ideologia marxista anticolonialista degli anni Cinquanta e Sessanta, che sopravvive ancora oggi, tornerò nei prossimi giorni), industrializzazione che era proprio il frutto più maturo dell’autonomismo. Lussu fu anche colui che ritenne conclusa l’esperienza del Psd’az negli anni successivi alla Prima Guerra mondiale; lui vide nel fascismo e nelle repressioni che lo caratterizzarono la fine dell’esperienza sardista. Aveva un’idea chiara dell’originalità ideologica del Psd’az e della sua assoluta differenza dal marxismo e dalle altri correnti ideologiche europee, ma giunse a ritenere questa forza, una debolezza (”Esso non fu ispirato né direttamente dal marxismo né dai movimenti culturali sorti in, Italia nel dopoguerra, ivi compresa Rivoluzione Liberale di Gobetti, che nel suo Manifesto pone i contadini del P. S. d’A. tra le forze che trasformeranno lo Stato nazionale. Neppure da Gramsci, che pure vedeva nel P. S. d’A. una concreta realtà socialista. Esso attingeva vita ideale dalla conoscenza del popolo sardo, essenzialmente, e a questa sua limitata esperienza è dovuto certo il suo tramonto”). In realtà, il tramonto del partito, fu dovuto proprio all’ opzione autonomista. In fin dei conti, il programma di autonomismo competitivo di Lussu, che richiamava lo Stato ai suoi doveri di solidarietà, da chi venne realizzato? Dalla Dc e dal Pci, Lussu fu largamente il loro ideologo occulto. I cattolici lo digerirono attraverso alcune mediazioni prevalentemente sassaresi e nuoresi (quella dell’autonomismo liberale di Sturzo non incise un bel nulla sul pensiero e sulla prassi di Del Rio, di Soddu, di Dettori, di Carta), nate anche per reazione alla Dc più filoatlantica (alla Segni) e unitarista. I marxisti ne subirono il fascino e il prestigio, ma ne trasferirono il pensiero nella logica della lotta di classe, che, alla fine, a Lussu non sembrava poi così sbagliata. Il dato sottovalutato da Lussu fu che l’autonomismo come scopo e non come strumento del percorso verso l’indipendenza, produce uomini politici con una gerarchia di valori inversa rispetto a quella utile alla Sardegna, perché li porta a usare la Sardegna per la loro competizione personale e di gruppo a Roma, dove essi sentono che c’è il potere vero; li porta a strutturare i partiti sardi come gestori delle risorse erogate da Roma, non come interpreti degli interessi giusti, anche se non autorizzati, della Sardegna. Non è questo il percorso dei Segni, dei Cossiga, ma anche di recenti e recentissimi parlamentari? La rinascita di una matura idea di indipendenza (liberata da suggestioni estetiche e storiciste che hanno nascosta una sana dose di dogmatismo e di autoritarismo, siano esse leaderiste o movimentiste) è l’unica strada per perimetrare un percorso di democrazia e di sviluppo vincendo la malattia oligarchica della Sardegna, cioè quella malattia endemica che la Sardegna si porta dietro dal ‘600 e che induce le sue classi dirigenti ad agognare una rendita da qualcuno più potente di loro piuttosto che produrre uno sviluppo diffuso col proprio lavoro e con la propria responsabilità. Ma su questo tornerò.

    http://www.sardegnaeliberta.it/?p=1266

  2. #2
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    mi pare un'altra presa di posizione interessante di Maninchedda.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da akuardenti Visualizza Messaggio
    L’indipendenza della Sardegna e Lussu

    6 Ottobre, 2008

    di Paolo Maninchedda
    Sto leggendo e rileggendo Lussu per una prossima pubblicazione. Egli era profondamente convinto della velleitarietà di ogni percorso indipendentista. Scriveva nel 1951: “È che ci sentiamo d’essere una nazione mancata, senza ancora avere la piena coscienza o senza voler riconoscere che così doveva essere né poteva essere diversamente, che un’ isola così piccola, rispetto alle grandi isole degli altri mari, con questa sua posizione nel Mediterraneo, non poteva in nessun secolo vivere indipendente e sovrana”. L’orizzonte giusto, concreto, secondo lui era l’autonomismo dialettico con lo Stato (”La Sardegna risorgerà, e saremo noi sardi gli artefici del nostro avvenire. Ma senza la solidarietà dello Stato nazionale, sono fantasticherie sognare rapide rinascite. E tale solidarietà è vano mendicarla. Né può essere spontanea. Non può essere che una conquista della lotta politica, inscindibile da quella del resto dell’Italia. E, come ogni conquista, imporrà lunghi e duri sacrifici)”. Eppure, subito dopo queste parole, taccia come coloniale l’industrializzazione della Sardegna (sul tragico e inefficace uso della retorica e dell’ideologia marxista anticolonialista degli anni Cinquanta e Sessanta, che sopravvive ancora oggi, tornerò nei prossimi giorni), industrializzazione che era proprio il frutto più maturo dell’autonomismo. Lussu fu anche colui che ritenne conclusa l’esperienza del Psd’az negli anni successivi alla Prima Guerra mondiale; lui vide nel fascismo e nelle repressioni che lo caratterizzarono la fine dell’esperienza sardista. Aveva un’idea chiara dell’originalità ideologica del Psd’az e della sua assoluta differenza dal marxismo e dalle altri correnti ideologiche europee, ma giunse a ritenere questa forza, una debolezza (”Esso non fu ispirato né direttamente dal marxismo né dai movimenti culturali sorti in, Italia nel dopoguerra, ivi compresa Rivoluzione Liberale di Gobetti, che nel suo Manifesto pone i contadini del P. S. d’A. tra le forze che trasformeranno lo Stato nazionale. Neppure da Gramsci, che pure vedeva nel P. S. d’A. una concreta realtà socialista. Esso attingeva vita ideale dalla conoscenza del popolo sardo, essenzialmente, e a questa sua limitata esperienza è dovuto certo il suo tramonto”). In realtà, il tramonto del partito, fu dovuto proprio all’ opzione autonomista. In fin dei conti, il programma di autonomismo competitivo di Lussu, che richiamava lo Stato ai suoi doveri di solidarietà, da chi venne realizzato? Dalla Dc e dal Pci, Lussu fu largamente il loro ideologo occulto. I cattolici lo digerirono attraverso alcune mediazioni prevalentemente sassaresi e nuoresi (quella dell’autonomismo liberale di Sturzo non incise un bel nulla sul pensiero e sulla prassi di Del Rio, di Soddu, di Dettori, di Carta), nate anche per reazione alla Dc più filoatlantica (alla Segni) e unitarista. I marxisti ne subirono il fascino e il prestigio, ma ne trasferirono il pensiero nella logica della lotta di classe, che, alla fine, a Lussu non sembrava poi così sbagliata. Il dato sottovalutato da Lussu fu che l’autonomismo come scopo e non come strumento del percorso verso l’indipendenza, produce uomini politici con una gerarchia di valori inversa rispetto a quella utile alla Sardegna, perché li porta a usare la Sardegna per la loro competizione personale e di gruppo a Roma, dove essi sentono che c’è il potere vero; li porta a strutturare i partiti sardi come gestori delle risorse erogate da Roma, non come interpreti degli interessi giusti, anche se non autorizzati, della Sardegna. Non è questo il percorso dei Segni, dei Cossiga, ma anche di recenti e recentissimi parlamentari? La rinascita di una matura idea di indipendenza (liberata da suggestioni estetiche e storiciste che hanno nascosta una sana dose di dogmatismo e di autoritarismo, siano esse leaderiste o movimentiste) è l’unica strada per perimetrare un percorso di democrazia e di sviluppo vincendo la malattia oligarchica della Sardegna, cioè quella malattia endemica che la Sardegna si porta dietro dal ‘600 e che induce le sue classi dirigenti ad agognare una rendita da qualcuno più potente di loro piuttosto che produrre uno sviluppo diffuso col proprio lavoro e con la propria responsabilità. Ma su questo tornerò.

    http://www.sardegnaeliberta.it/?p=1266

    E ora che anche il nuovo leader del Psdaz ha compiuto la rituale, doverosa direi, macellazione di un personaggio vissuto in un altro secolo e in un altro "mondo" (in fondo in fondo salta sempre fuori che era un sovversivo "soviettista" eh eh eh), possiamo dormire sonni tranquilli.
    Attendo, con ansia, una severa e pedagogica (colpirne uno per educarne 100) critica al Giovanni Maria Angioy sull'uso dei tricolori "francesi" da parte dei repubblicani sardi (sicuramente anch'essi indegni della nuova sarditade, magari "confusi", o "schizofrenici" come Simon Mossa).
    Ahhh! Che bello farsi fighi così!
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  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Shardana Ruju Visualizza Messaggio
    E ora che anche il nuovo leader del Psdaz ha compiuto la rituale, doverosa direi, macellazione di un personaggio vissuto in un altro secolo e in un altro "mondo" (in fondo in fondo salta sempre fuori che era un sovversivo "soviettista" eh eh eh), possiamo dormire sonni tranquilli.
    Attendo, con ansia, una severa e pedagogica (colpirne uno per educarne 100) critica al Giovanni Maria Angioy sull'uso dei tricolori "francesi" da parte dei repubblicani sardi (sicuramente anch'essi indegni della nuova sarditade, magari "confusi", o "schizofrenici" come Simon Mossa).
    Ahhh! Che bello farsi fighi così!
    io avrei qualcosa da dire sulla sardità di lionora...posso?

    certo che questo guardare costantemente ai personaggi passati è davvero utile...

  5. #5
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    a me sembra un'analisi politica che va ben oltre i giudizi di valore sulla persona...dunque abbastanza accettabile,certo è vero che non si sentiva il bisogno di un ennesimo processo a Lussu...

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da akuardenti Visualizza Messaggio
    L’indipendenza della Sardegna e Lussu

    6 Ottobre, 2008

    di Paolo Maninchedda
    Retorica post-democristiana in chiave pseudo-idipendentista che si ferma all’immediato dopoguerra, ignorando volutamente gli ultimi 50 anni di Sardismo. Auto-analisi che nel Partito è stata archiviata già negli anni ’60. In due parole: aria fritta.

  7. #7
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    processo, macellazione, guardare al passato... bah!

    capisco che sulla figura di lussu sia stato detto di tutto e di più, anche troppo, e quindi venga forse spontaneo assumerne le difese..
    Il tentativo di analizzare criticamente il pensiero e l'azione politica di un personaggio storico, anche alla luce degli eventi, perchè di storia si tratta, e, da che mondo è mondo, l'essere contemporanei spesso non è un vantaggio in queste operazioni, è cosa utile perchè consente di riflettere sui successi, i fallimenti, il percorso di una classe politica, capire noi stessi, programamre il futuro.
    La cosa certo va fatta con onestà intellettuale, spirito critico, contestualizzando storicamente gli avvenimenti ma senza timore di far emergere luci o ombre. Poi si può sbagliare valutazione, certamente, ma intanto se ne parla, si stimola il dibattito interno. Parlo sempre del piano politico, ovviamente, perchè non si tratta di sottoporre a linciaggio una persona certamente di alto valore umano e meriti anche politici.
    Cosa è meglio invece?
    E' da avversare l'atteggiamento di chi vorrebbe elevare a miti intoccabili, sui quali sarebbe controproducente sollevare dibattiti che ne potrebbero incrinare l'incondizionata venerazione, quei personaggi che pur giustamente ciascun partito individua come riferimenti ideologici o morali

  8. #8
    ghost dog
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    Citazione Originariamente Scritto da akuardenti Visualizza Messaggio
    processo, macellazione, guardare al passato... bah!

    capisco che sulla figura di lussu sia stato detto di tutto e di più, anche troppo, e quindi venga forse spontaneo assumerne le difese..
    Il tentativo di analizzare criticamente il pensiero e l'azione politica di un personaggio storico, anche alla luce degli eventi, perchè di storia si tratta, e, da che mondo è mondo, l'essere contemporanei spesso non è un vantaggio in queste operazioni, è cosa utile perchè consente di riflettere sui successi, i fallimenti, il percorso di una classe politica, capire noi stessi, programamre il futuro.
    La cosa certo va fatta con onestà intellettuale, spirito critico, contestualizzando storicamente gli avvenimenti ma senza timore di far emergere luci o ombre. Poi si può sbagliare valutazione, certamente, ma intanto se ne parla, si stimola il dibattito interno. Parlo sempre del piano politico, ovviamente, perchè non si tratta di sottoporre a linciaggio una persona certamente di alto valore umano e meriti anche politici.
    Cosa è meglio invece?
    E' da avversare l'atteggiamento di chi vorrebbe elevare a miti intoccabili, sui quali sarebbe controproducente sollevare dibattiti che ne potrebbero incrinare l'incondizionata venerazione, quei personaggi che pur giustamente ciascun partito individua come riferimenti ideologici o morali
    Una risposta pacata e razionale la tua. Vorrei dirti brevemente cosa intendevo (per quello che può valere la mia opinione).

    Nessuno vuole eleggere Lussu a "mito". Al contrario: le demonizzazioni e i "miti" appartengono alla stessa classe dicotomica, quella della preferenza emotiva.
    La preferenza emotiva è giusta, doverosa, umana: ma non può essere presentata come "verità" in senso scientifico. Semmai come "verità" (accettata o meno, condivisa o meno) di tipo assiologico.

    Il Sardismo: la mia lettura non ne fa nè il "bene", nè il "male" della Sardegna.
    Si è trattato di un fenomeno moderno, difficilmente incastonabile nelle categorie dell'ideologia sistematica, della dottrina.
    Il sardismo ha rappresentato un'area culturale, e metapolitica prima ancora che politica, nella quale sulla base di alcuni comuni concetti sono maturate idee e propositi affatto diversi tra di loro: e questo è ben comprensibile visto che il sardismo è stato per tutto il novecento l'unico spazio dialettico nel quale la questione sarda avesse dimora.
    E' all'interno di questa area tematica che è maturata l'esigenza di dare sbocco politico alla "alterità" , identitaria prima, nazionale poi, della Sardegna.
    In questa area politica nascono, prima grezze e spontanee, poi via via sempre più raffinate e differenziate a seconda dei diversi approcci intellettuali, quelle categorie che ancora oggi sono usualmente "masticate" da chi parli di temi inerenti alla questione sarda.

    Lussu: non ho mai detto, mi pare, che Lussu fosse un "indipendentista" (tanto più nel senso che questo termine ha acquisito, o non ha acquisito, oggi).
    Lussu è stato un uomo che ha vissuto nel suo tempo: le guerre mondiali, la violenza del fronte, la riscoperta "moderna" (sia pure se istintiva) della propria comunità, il fascismo, la lotta; e ancora il disastro e lo sconvolgimento dopo la seconda guerra mondiale, quando si fa finta di dimenticare cosa era l'europa, il mondo: miseria, miseria nera, ignoranza, povertà, scontro titanico, violento, totalizzante, geopolitico e ideologico tra "est" e "ovest" ("guerra fredda").
    Parlare è facile, anche troppo: vivere quella realtà, e come la ha vissuta Lussu, da combattente, doveva essere ben altra cosa.
    Lussu non risolve il sardismo, non sta al Psdaz come Marx ad un partito comunista: tanto è vero che esce dal Psdaz nel 1947, in favore di una scelta di campo ben precisa.
    Opinabile? Debrepacabile?
    Ogni giudizio a riguardo è nulla più di una opinione.
    E' facile esumare una salma, e farne l'origine metastorica dei mali odierni. Ma è un gioco che non mi piace, e che finisce col coprire la realtà di una seconda metà del novecento nella quale la Sardegna è stata (sottolineo il passato) trattata veramente alla stregua di una colonia. E non certo solo per la sussistenza del Psdaz (sul quale si possono avere tutte le opinioni negative di questo mondo: non mi riguarda).
    Lussu non fu indipendentista; fu anche antindipendentista (ammesso che sia lecito usare queste categorie di oggi nel 1945/47, ed io non credo proprio). Quindi, semplicemente, non dovrebbe far parte del bagaglio di chi tale oggi si definisce, se non nella misura in cui si fa tesoro di ciò che ogni uomo, o donna, ha dato alla propria comunità in relazione al proprio tempo ed alle proprie opinioni.
    Non difendo dunque la prospettiva ideologica di Lussu, che pure non sento il bisogno di andare a negare come se comprovassi l'errore nella premessa di una teoria, proprio perchè inquadro l'uomo nel momento storico e nella fase culturale.
    Mi dispiace questo: che Lussu è stato un combattente, un uomo. E nella mia cultura, anche se si appartiene a ipotetici schieramenti "diversi", agli uomini che hanno dimostrato coraggio e spirito di sacrificio, soprattutto quando questi sono morti da decenni, si porta quantomeno rispetto.
    La critica poi, dura, serrata e anche decostruttiva è sempre giusta e doverosa.
    Ma non il trasformare un uomo coraggioso, uno scrittore, un pensatore sardo nel "regista occulto", nella metastorica, fideistica, irrazionale e isterica origine di tutti i mali dei sardi.
    Spero di avere espresso il mio personale (e in quanto tale opinabile) punto di vista.

    ciao
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  9. #9
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    Predefinito Per Akuardenti e Shardana Ruju

    Citazione Originariamente Scritto da Su Componidori Visualizza Messaggio
    Retorica post-democristiana in chiave pseudo-idipendentista che si ferma all’immediato dopoguerra, ignorando volutamente gli ultimi 50 anni di Sardismo. Auto-analisi che nel Partito è stata archiviata già negli anni ’60. In due parole: aria fritta.
    Ecco a cosa serve una presa di posizione su Lussu nel 2008 interna al PSD'AZ. Purtroppo su Componidori, nel sardismo si saranno pure fatte le analisi negli anni 60, ma negli ultimi decenni Lussu continua a stare sulla bocca di molti azionisti a differenza magari di Simon Mossa.

    Adesso che si è ricordato il passato, si accusa il presente di "trame democristiane", ma difficilmente così facendo costruiremo il futuro.

    Probabilmente "l'auto-analisi" sardista è stata inefficace e certi miti, unitariamente ai costumi che hanno creato, non si sono mai spenti. Condivido quindi l'opinione di Akuardenti. Una parte consistente del sardismo non ha ancora metabolizzato la realtà e le chiare scelte di campo di Lussu. Ci sono personaggi (metaforicamente parlando) i quali sembrano accanirsi terapeuticamente su un personaggio spirato da tempo, lasciamolo andare con gli onori della storia senza trattenerlo sugli altarini.

 

 

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