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    Predefinito Non un centesimo in aiuto dovrà essere + dato al Sud America che torna al socialismo

    Il socialismo è rinato. In Sud America. Ma Marx e il Che sono morti e sepolti
    Sabato 04.10.2008 15:15


    L’ha detto anche Chomsky all'Università di El Salvador: in America Latina “i tempi stanno cambiando”! Una rivoluzione è in corso ma non è quella marxista-leninista che vorrebbero tanto i nostalgici europei del Che e di Fidel. Certo, il Sudamerica è l’unico posto al mondo dove qualcuno prova ancora a riesumare repubbliche socialiste alla cubana sotto il sole dei Caraibi. Capofila di quelli che a tutti i costi vogliono tentare l’esperimento è il Venezuela di Chàvez che ha deciso di aprire un conflitto permanente con il capitalismo e con la democrazia parlamentare in stile occidentale. Il machissimo idolo delle folle e delle donne (a suo dire) c’era quasi riuscito a vincere la guerra ideologica con il suo referendum per rendere praticamente a vita la (sua) carica di presidente trasformando il Venezuela in una dittatura personal-marxista alla cubana. Ma proprio quelli che avrebbero dovuto appoggiarlo – militari e studenti – gli si sono rivoltati contro apprezzando pure le sue iniziative ma non l’idea di averlo tra i piedi tutta la vita.



    Lula, Chàvez, Correa, Morales

    A prendere il testimone della rivoluzione quasi socialista ci ha pensato la Bolivia. Il presidente e mangiatore di coca Evo Morales ha fatto approvare con referendum una nuova Costituzione che restituisce potere agli indigeni contro gli eredi del colonialismo spagnolo che continuano a costituire la classe dominante e borghese del paese. Ma soprattutto ha nazionalizzato le risorse energetiche del sottosuolo provocando la reazione delle aree più ricche della Bolivia che hanno indetto un referendum per iniziare le “pratiche” per la secessione da La Paz. Lo scontro è ancora in corso ma Marx non è dietro l’angolo. Anche l’Ecuador del neo eletto Rafael Correa ha imboccato la strada del quasi socialismo facendo approvare a stragrande maggioranza il referendum popolare per la nuova Costituzione.

    Ma anche lui diffida di Marx: il testo prevede sì il controllo statale della banca centrale e la possibilità di espropriare i latifondi improduttivi per darli ai contadini poveri. Ma non c’è in vista nessuna nazionalizzazione delle risorse energetiche: il governo e il popolo si accontenteranno di aumentare la pressione fiscale sui proventi che ne ricavano le grandi multinazionali. Così alla fine, con i suoi riferimenti al riconoscimento civile delle coppie di fatto (indipendentemente dal sesso degli accoppiati) e al diritto all’aborto per le donne, la sua rivoluzione più che comunista è stata soprattutto socialdemocratica. Che è poi l’ideologia dominante, con sfumature più o meno liberali, che si sta affermando nel continente sudamericano grazie ai suoi due nuovi leader più significativi e di successo: il presidente del Cile Bachelet e, soprattutto, il presidente del Brasile Lula.

    Ma la vera rivoluzione non è tanto la direzione ideologica che il continente sta prendendo quanto il tentativo che i paesi sudamericani stanno facendo per emanciparsi dall’ingombrante vicino yankee cercando di risolvere in casa i propri problemi. A questo serve l’Unasur, una specie di Unione Europea in salsa sudamericana che ha fatto sentire la sua voce al recente vertice straordinario indetto dalla presidente di turno Bachelet per affrontare la crisi Boliviana.

    Ci si aspettavano i fuochi d’artificio al grido rievocato di “el pueblo unido jamás será vencido” e invece con gran scorno di Chàvez ne è venuta fuori un’equilibrata dichiarazione che chiede a Morales di continuare il dialogo con le province separatiste, richiamando all’ordine chiunque intenda interferire (Chàvez compreso) ma senza lanciare nessuna invettiva contro gli americani. A dettare le regole e le parole è stato il Brasile di Lula, la nuova potenza emergente globale che ha deciso di prendere in mano le sorti del Continente facendo sentire tutto il proprio peso di gigante economico e molto presto militare.

    Il presidente brasiliano ha infatti un piano ambizioso in mente per il Sudamerica: non andare contro nessuno ed essere amico di tutti. L’obiettivo è infatti riuscire a inserirsi nel commercio mondiale e diventare una voce ascoltata della politica internazionale, magari ottenendo un seggio permanente all’ONU. Così si spiegano gli investimenti brasiliani nell’estrazione di idrocarburi in tutto il Sud-America (che deve restare tranquillo e non troppo socialista affinché fruttino), gli accordi commerciali con Cina e Russia, i buoni rapporti con la Francia e l’Europa, e il dialogo politico non caloroso ma permanente con gli Stati Uniti. Così si spiega l’irritazione brasiliana alle sparate di Chàvez, l’avversione alla presenza di navi militari russe al largo dei Caraibi per fare manovre congiunte con il Venezuela, ma anche le critiche alla presenza della IV flotta americana nei mari del sud. Se il presidente Lula continua così, il piano potrebbe perfino riuscire e il mondo conoscere dei nuovi protagonisti della storia.
    http://www.affaritaliani.it/politica...argentina.html


    Tempo qualche anno e questi pezzenti che ora alzano la cresta torneranno nella merda dove ci sguazzano da sempre e invece di farsi un'analisi di coscienza sela prenderanno al solito col complotto dell'FMI,della Banca Mondiale ecc...ordito ai loro danni.
    Prevenire è meglio che curare: l'FMI o la Banca Mondiale devono rifutarsi di dare un centesimo in aiuto a questi disegraziati circa i loro futuri e sicuri disastri finanziari che creeranno.
    Lula almeno pare quello con + cervello pur non approvando la sua politica.

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da Dragonball Visualizza Messaggio
    Il socialismo è rinato. In Sud America. Ma Marx e il Che sono morti e sepolti
    Sabato 04.10.2008 15:15


    L’ha detto anche Chomsky all'Università di El Salvador: in America Latina “i tempi stanno cambiando”! Una rivoluzione è in corso ma non è quella marxista-leninista che vorrebbero tanto i nostalgici europei del Che e di Fidel. Certo, il Sudamerica è l’unico posto al mondo dove qualcuno prova ancora a riesumare repubbliche socialiste alla cubana sotto il sole dei Caraibi. Capofila di quelli che a tutti i costi vogliono tentare l’esperimento è il Venezuela di Chàvez che ha deciso di aprire un conflitto permanente con il capitalismo e con la democrazia parlamentare in stile occidentale. Il machissimo idolo delle folle e delle donne (a suo dire) c’era quasi riuscito a vincere la guerra ideologica con il suo referendum per rendere praticamente a vita la (sua) carica di presidente trasformando il Venezuela in una dittatura personal-marxista alla cubana. Ma proprio quelli che avrebbero dovuto appoggiarlo – militari e studenti – gli si sono rivoltati contro apprezzando pure le sue iniziative ma non l’idea di averlo tra i piedi tutta la vita.



    Lula, Chàvez, Correa, Morales

    A prendere il testimone della rivoluzione quasi socialista ci ha pensato la Bolivia. Il presidente e mangiatore di coca Evo Morales ha fatto approvare con referendum una nuova Costituzione che restituisce potere agli indigeni contro gli eredi del colonialismo spagnolo che continuano a costituire la classe dominante e borghese del paese. Ma soprattutto ha nazionalizzato le risorse energetiche del sottosuolo provocando la reazione delle aree più ricche della Bolivia che hanno indetto un referendum per iniziare le “pratiche” per la secessione da La Paz. Lo scontro è ancora in corso ma Marx non è dietro l’angolo. Anche l’Ecuador del neo eletto Rafael Correa ha imboccato la strada del quasi socialismo facendo approvare a stragrande maggioranza il referendum popolare per la nuova Costituzione.

    Ma anche lui diffida di Marx: il testo prevede sì il controllo statale della banca centrale e la possibilità di espropriare i latifondi improduttivi per darli ai contadini poveri. Ma non c’è in vista nessuna nazionalizzazione delle risorse energetiche: il governo e il popolo si accontenteranno di aumentare la pressione fiscale sui proventi che ne ricavano le grandi multinazionali. Così alla fine, con i suoi riferimenti al riconoscimento civile delle coppie di fatto (indipendentemente dal sesso degli accoppiati) e al diritto all’aborto per le donne, la sua rivoluzione più che comunista è stata soprattutto socialdemocratica. Che è poi l’ideologia dominante, con sfumature più o meno liberali, che si sta affermando nel continente sudamericano grazie ai suoi due nuovi leader più significativi e di successo: il presidente del Cile Bachelet e, soprattutto, il presidente del Brasile Lula.

    Ma la vera rivoluzione non è tanto la direzione ideologica che il continente sta prendendo quanto il tentativo che i paesi sudamericani stanno facendo per emanciparsi dall’ingombrante vicino yankee cercando di risolvere in casa i propri problemi. A questo serve l’Unasur, una specie di Unione Europea in salsa sudamericana che ha fatto sentire la sua voce al recente vertice straordinario indetto dalla presidente di turno Bachelet per affrontare la crisi Boliviana.

    Ci si aspettavano i fuochi d’artificio al grido rievocato di “el pueblo unido jamás será vencido” e invece con gran scorno di Chàvez ne è venuta fuori un’equilibrata dichiarazione che chiede a Morales di continuare il dialogo con le province separatiste, richiamando all’ordine chiunque intenda interferire (Chàvez compreso) ma senza lanciare nessuna invettiva contro gli americani. A dettare le regole e le parole è stato il Brasile di Lula, la nuova potenza emergente globale che ha deciso di prendere in mano le sorti del Continente facendo sentire tutto il proprio peso di gigante economico e molto presto militare.

    Il presidente brasiliano ha infatti un piano ambizioso in mente per il Sudamerica: non andare contro nessuno ed essere amico di tutti. L’obiettivo è infatti riuscire a inserirsi nel commercio mondiale e diventare una voce ascoltata della politica internazionale, magari ottenendo un seggio permanente all’ONU. Così si spiegano gli investimenti brasiliani nell’estrazione di idrocarburi in tutto il Sud-America (che deve restare tranquillo e non troppo socialista affinché fruttino), gli accordi commerciali con Cina e Russia, i buoni rapporti con la Francia e l’Europa, e il dialogo politico non caloroso ma permanente con gli Stati Uniti. Così si spiega l’irritazione brasiliana alle sparate di Chàvez, l’avversione alla presenza di navi militari russe al largo dei Caraibi per fare manovre congiunte con il Venezuela, ma anche le critiche alla presenza della IV flotta americana nei mari del sud. Se il presidente Lula continua così, il piano potrebbe perfino riuscire e il mondo conoscere dei nuovi protagonisti della storia.
    http://www.affaritaliani.it/politica...argentina.html


    Tempo qualche anno e questi pezzenti che ora alzano la cresta torneranno nella merda dove ci sguazzano da sempre e invece di farsi un'analisi di coscienza sela prenderanno al solito col complotto dell'FMI,della Banca Mondiale ecc...ordito ai loro danni.
    Prevenire è meglio che curare: l'FMI o la Banca Mondiale devono rifutarsi di dare un centesimo in aiuto a questi disegraziati circa i loro futuri e sicuri disastri finanziari che creeranno.
    Lula almeno pare quello con + cervello pur non approvando la sua politica.
    Non credo vorranno mai i merdosi soldi dei mafionarcotrafficanti di FMI e banca mondiale, considerando comunque il fatto se dopo la recessione del mondo occidentale a queste due associazioni a delinquere ne resteranno di soldi.

  3. #3
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    Che vuoi che ti dica, gattaccio? Forse il Sud America ha bisogno di socialismo, o forse hanno esagerato con la loro voracità ed il loro cinismo i ricchissimi proprietari terrieri e gli yankees rapaci, calati come sparvieri sulle loro risorse naturali?

    Io sono di quelli che ritengono che il territorio sia del popolo che lo abita e che la storia reagisca sempre riportando equilibrio in un sistema squilibrato.

    Ed aspetto che qualcuno mi sostenga che il Sud America rappresenti un sistema equilibrato.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Dragonball Visualizza Messaggio
    Tempo qualche anno e questi pezzenti che ora alzano la cresta torneranno nella merda dove ci sguazzano da sempre e invece di farsi un'analisi di coscienza sela prenderanno al solito col complotto dell'FMI,della Banca Mondiale ecc...ordito ai loro danni.
    Prevenire è meglio che curare: l'FMI o la Banca Mondiale devono rifutarsi di dare un centesimo in aiuto a questi disegraziati circa i loro futuri e sicuri disastri finanziari che creeranno.
    Lula almeno pare quello con + cervello pur non approvando la sua politica.
    In liberismo in america latina non c'è mai stato, tranne sporadicamente, non sorprende il socialismo imperante.

  5. #5
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    Non credo che in questo momento ti convenga parlare di crisi finanziarie del socialismo. Il liberismo è quello che in un paese come gli stati uniti genera il paese più ricco del mondo con la percentuale di poveri più alta tra i paesi industrializzati
    ..Perchè i giudici invece di applicare la legge la interpretano

  6. #6
    Sovranità al Cittadino.
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    Citazione Originariamente Scritto da Eyes Only Visualizza Messaggio
    Non credo che in questo momento ti convenga parlare di crisi finanziarie del socialismo. Il liberismo è quello che in un paese come gli stati uniti genera il paese più ricco del mondo con la percentuale di poveri più alta tra i paesi industrializzati

    Dati inventati o presi da fonte attendibile? Io ero convinto che fosse l'Italia ad avere questo primato, da quando sono stati dichiarati ufficialmente poveri i cittadini italiani che percepiscono fino a € 1.000,00 e che, se non ricordo male, sono oltre il 30%.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Valerio2 Visualizza Messaggio
    Dati inventati o presi da fonte attendibile? Io ero convinto che fosse l'Italia ad avere questo primato, da quando sono stati dichiarati ufficialmente poveri i cittadini italiani che percepiscono fino a € 1.000,00 e che, se non ricordo male, sono oltre il 30%.

    Appunto.
    Parlano tutti di come vadano male gli USA senza rendersi conto di quale sia il livello dei nostri stipendi soprattutto rapportati con un costo della vita molto + alto di quello americano.

    P.S.
    Ma sapete che in America con 200 mila Dollari prendete la villetta con giardino?
    Qui invece?Un buco di 70 mq?

  8. #8
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    se e' solamente per quello ..... perche' dare un centesimo a chiunque? quelli sono centesimi nostri

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Europecountry Visualizza Messaggio
    se e' solamente per quello ..... perche' dare un centesimo a chiunque? quelli sono centesimi nostri



    Appunto!!!!!

  10. #10
    Mai l'altra guancia
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    Ma perché... ancora li fanno i centesimi, Ciccio?

    Ma vai a lavorare, barbone.

 

 
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