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  1. #1
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Geronzi, Tanzi, Cragnotti: il decreto su Alitalia li salverebbe

    Sorpresa nel decreto Alitalia: reati non perseguibili se non c'è il fallimento
    Ad accorgersene per prima Milena Gabanelli, l'autrice della trasmissione Report


    Il governo salva Geronzi
    Tanzi e Cragnotti


    di LIANA MILELLA

    http://www.repubblica.it/2008/10/sez...aprocessi.html

    ROMA - Un'altra? Sì, un'altra. E per chi stavolta? Ma per Cesare Geronzi, il presidente di Mediobanca negli impicci giudiziari per via dei crac Parmalat e Cirio. La fabbrica permanente delle leggi ad personam, col marchio di fedeltà del governo Berlusconi, ne produce un'altra, infilata nelle pieghe della legge di conversione del decreto Alitalia. Non se ne accorge nessuno, dell'opposizione s'intende, quando il 2 ottobre passa al Senato. Eppure, come già si scrivono i magistrati nelle maling list, si tratta d'una "bomba atomica" destinata a far saltare per aria a ripetizione non solo i vecchi processi per bancarotta fraudolenta, ma a bloccare quelli futuri.

    Con un semplice, e in vero anche mal scritto, articolo 7bis che modifica la legge Marzano sui salvataggi delle grandi imprese e quella sul diritto fallimentare del 1942. L'emendamento dice che per essere perseguiti penalmente per una mala gestione aziendale è necessario che l'impresa si trovi in stato di fallimento.

    Se invece è guidata da un commissario, e magari va anche bene come nel caso della Parmalat, nessun pubblico ministero potrà mettere sotto processo chi ha determinato la crisi. Se finora lo stato d'insolvenza era equiparato all'amministrazione controllata e al fallimento, in futuro, se la legge dovesse passare com'è uscita dal Senato, non sarà più così. I cattivi manager, contro cui tutti tuonano, verranno salvati se l'impresa non sarà definitivamente fallita.

    Addio ai processi Parmalat e Cirio. In salvo Tanzi e Cragnotti. Salvacondotto per l'ex presidente di Capitalia Geronzi. Colpo di spugna anche per scandali di minore portata come quello di Giacomelli, della Eldo, di Postalmarket. Tutto grazie ad Alitalia e al decreto del 28 agosto fatto apposta per evitarne il fallimento. Firmato da Berlusconi, Tremonti, Scajola, Sacconi, Matteoli. Emendato dai due relatori al Senato, entrambi Pdl, Cicolani e Paravia. Pronto per essere discusso e approvato martedì prossimo dalla Camera senza che l'opposizione batta un colpo.

    Ma ecco che una giornalista se ne accorge. È Milena Gabanelli, l'autrice di Report, la trasmissione d'inchieste in onda la domenica sera su Rai3. Lavora su Alitalia, ricostruisce dieci mesi di trattative, intervista con Giovanna Boursier il commissario Augusto Fantozzi, gli chiede se è riuscito a garantirsi "una manleva", un salvacondotto per eventuali inchieste giudiziarie. Lui risponde sicuro: "No, io non ho nessuna manleva".

    Ma quel 7bis dimostra il contrario. Report ascolta magistrati autorevoli, specializzati in inchieste economiche. Come Giuseppe Cascini, segretario dell'Anm e pm romano dei casi Ricucci, Coppola, Bnl. Il suo giudizio è senza scampo. Eccolo: "Se la norma verrà approvata non saranno più perseguibili i reati di bancarotta commessi da tutti i precedenti amministratori di Alitalia, ma neppure quelli compiuti da altri manager di società per cui c'è stata la dichiarazione d'insolvenza non seguita dal fallimento".

    Cascini cita i casi: "Per i crac Cirio e Parmalat c'è stata la dichiarazione d'insolvenza, ma senza il fallimento. Il risultato è l'abrogazione dei reati fallimentari commessi da Tanzi, Cagnotti, dai correi". Non basta. "Subito dovrà essere pronunciata sentenza di assoluzione perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato per tutti gli imputati, inclusi i rappresentanti delle banche".

    Siamo arrivati a Geronzi. Chiede la Gabanelli a Cascini: "Ma la norma vale anche per lui?". Lapidaria la risposta: "Ovviamente sì". Le toghe s'allarmano, i timori serpeggiano nelle mailing-list. Come in quella dei civilisti, Civil-net, dove Pasquale Liccardo scrive: "Ho letto la nuova Marzano. Aspetto notizie sulla nuova condizione di punibilità che inciderà non solo sui processi futuri ma anche su quelli in corso". Nessun dubbio sulla portata generale della norma. Per certo non riguarderà la sola Alitalia, ma tutte le imprese.

    Vediamolo questo 7bis, così titolato: "Applicabilità delle disposizioni penali della legge fallimentare". Stabilisce: "Le dichiarazioni dello stato di insolvenza sono equiparate alla dichiarazione di fallimento solo nell'ipotesi in cui intervenga una conversione dell'amministrazione straordinaria in fallimento, in corso o al termine della procedura, ovvero nell'ipotesi di accertata falsità dei documenti posti a base dell'ammissione alla procedura".

    La scrittura è cattiva, ma l'obiettivo chiaro: finora i manager delle grandi imprese finivano sotto processo per bancarotta a partire dalla sola dichiarazione d'insolvenza. Invece, se il 7bis passa, l'azione penale resterà sospesa fino a un futuro, e del tutto incerto, fallimento definitivo. Commentano le toghe: "Una moratoria sine die, un nuovo colpo di spugna, una mano di biacca sulle responsabilità dei grandi manager le cui imprese sono state salvate solo grazie alla mano pubblica". Con un assurdo plateale, come per Parmalat. S'interromperà solo perché il commissario Bondi evita il fallimento.

    Ma che la salva Geronzi sia costituzionale è tutto da vedere. Gli esperti già vedono violati il principio d'uguaglianza e quello di ragionevolezza. Il primo perché la norma determina un'evidente disparità di trattamento tra i poveri Cristi che non accedono alla Marzano, falliscono, e finiscono sotto processo, e i grandi amministratori. Il secondo perché l'esercizio dell'azione penale dipende solo dalla capacità del commissario di gestire l'azienda in crisi. Se la salva, salva pure l'ex amministratore; se fallisce, parte il processo. Vedremo se Berlusconi andrà avanti sfidando ancora la Consulta.

    (9 ottobre 2008)

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  2. #2
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Dopo essere stati beccati con le mani nella marmellata, i dilettanti allo sbaraglio cercano di correre ai ripari...


    Alitalia, aut aut di Tremonti
    E il "salva-manager" viene eliminato


    http://www.corriere.it/economia/08_o...4f02aabc.shtml

    ROMA - L'emendamento 'salva-manager' inserito nel decreto Alitalia in Senato sarà eliminato alla Camera. Lo affermano fonti di Governo dopo l'intervento del ministro Giulio Tremonti a Palazzo madama. Durante l'informativa al Parlamento sulla situazione venutasi a creare dopo la cosiddetta crisi dei mutui e i fallimenti di alcune grandi istituzioni finanziarie mondiali il ministro dell'economia aveva annunciato che il governo è pronto ad affiancare gli istituti di credito qualora questi si trovassero in difficoltà a causa delle ripercussioni della crisi finanziaria, sottolineando tuttavia che l'intervento sarà finalizzato a tutelare i risparmiatori, non i dirigenti che hanno sbagliato.

    L'AUT AUT DI TREMONTI - Lo stesso concetto era stato poi espresso al Senato, a margine del dibattito, a proposito dell'emendamento «salva-manager» inserito a sorpresa nel decreto Alitalia: «Se si immagina che la linea del governo sia quella prevista da un emendamento che prevede una riduzione della soglia penale per alcune attività di amministratori, si sbaglia - ha detto il ministro -. È un emendamento fuori dalla logica di questo governo. O va via l’emendamento o va via il ministro dell’Economia».

  3. #3
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    Questo e' il BelPaese: tutto e' delegato a Striscia la Notizia o Report.
    Complimenti alla Gabanelli, bravissima come sempre



    INDIPENDENZA

  4. #4
    Mé rèste ü bergamàsch
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    L'emendamento salva-manager contestato più che scomparire verrà riscritto
    Il presidente di Mediobanca rivendica il ruolo di Fazio: "Merito suo le banche solide"


    E l'attacco plateale di Tremonti
    frena l'asse premier, Letta, Geronzi


    di CLAUDIO TITO

    http://www.repubblica.it/2008/10/sez...-plateale.html

    ROMA - "Se il nostro sistema bancario è solido, lo dobbiamo soprattutto ad Antonio Fazio". L'altro ieri mattina Cesare Geronzi l'ha buttata là. Facendo finta di niente e lasciando ammutolito il padrone di casa, ossia Giulio Tremonti. Il ministro dell'Economia aveva convocato banchieri e imprenditori al Tesoro per concordare il decreto anti-crisi finanziaria e proprio non si aspettava una citazione del genere. Quasi un salto nel passato. A tre-quattro anni fa, quando lo scontro con l'allora Governatore della Banca d'Italia era durissimo. Una battaglia alla fine vinta con il siluramento di Fazio dopo gli scandali Cirio, Parmalat e quello dei "furbetti del quartierino".

    In quel momento il sospetto che quel "mondo" possa ricompattarsi definitivamente con una parte dell'esecutivo si è improvvisamente materializzato. Un "dejavu'" che l'inquilino di Via XX Settembre vorrebbe allontanare per sempre. E non è un caso che da quando è nato il nuovo governo Berlusconi, la sfida quotidiana tra Tremonti e Gianni Letta si è intensificata.

    Quella frase, quindi, ha avuto un peso non indifferente sulla giornata di ieri. Sul "no" all'emendamento "salva-manager" inserito nel decreto Alitalia.
    "Chi nelle aziende sbaglia - è stato il concetto ripetuto da Tremonti a tutti i suoi interlocutori fino alla partenza per Washington - deve pagare. E non è possibile che qui non si paghi mai: sia quando il dirigente non si dimostra all'altezza e sia quando va sotto processo".

    Un ragionamento esplicitato nei contatti con Silvio Berlusconi e anche, appunto, con il sottosegretario alla presidenza del consiglio. E anche stavolta lo stop, sancito nell'aula di Montecitorio, sembra rivolto in primo luogo al braccio destro del Cavaliere. O meglio all'asse che da tempo mette in connessione il presidente di Mediobanca, il sottosegretario e il premier. Lo stesso Berlusconi non nasconde in tutti i suoi contatti di aver ricomposto "l'amicizia con Cesare". Di fronte alle polemiche, però, ha cercato di minimizzare: "E' stato solo un disguido", ha assicurato in riferimento al "lodo" che blinda i vertici delle aziende. Eppure i senatori che l'hanno presentato spiegavano ai colleghi del gruppo Pdl di aver ricevuto il via libera di Palazzo Chigi.

    Sta di fatto che già mercoledì scorso Tremonti aveva puntato l'indice contro i manager che sbagliano. Nel modo felpato e indiretto che si addice a questo tipo di incontri, aveva invitato Geronzi (socio di Unicredit) a criticare pubblicamente le mosse di Alessandro Profumo, a partire dalla recente ricapitalizzazione. Un'esortazione non recepita dal numero uno di Piazzetta Cuccia. Un elemento che ha irritato ancor di più il ministro costretto ad accettare un decreto in cui le "colpe" dei banchieri non emergevano anche dinanzi all'aiuto di Stato.

    E alla prima occasione ha fatto in modo di far emergere il suo disappunto. A cominciare dalla norma salva-manager. "Chi sbaglia - ripetevano al Tesoro - deve pagare". In questo caso si tratta in primo luogo dei vertici di Cirio e Parmalat. Procedimenti che vedono il coinvolgimento anche di Geronzi. Gli uomini di Mediobanca, però, rifanno presente che il ruolo del loro presidente in quelle inchieste è assolutamente secondario: "non abbiamo bisogno di quell'emendamento e soprattutto ne eravamo all'oscuro".

    Sta di fatto che ieri mattina Tremonti ha fatto di tutto per render plateale il suo "no" a quell'emendamento. Persino applaudendo il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini. Ora, intanto, anche Palazzo Chigi non vuol più sentire parlare di quel "salvagente". "E' un disguido", garantisce il Cavaliere. Che ha dato ordine di correggere l'articolo del decreto provando a limitare il "salvacondotto" solo ai manager, come Augusto Fantozzi, che stanno gestendo l'Alitalia (in particolare la bad company) in questa fase.

    L'emendamento insomma, più che scomparire, verrà riscritto. Negli ultimi due giorni, però, il Cavaliere ha fatto poco per occultare le sue punture di spillo nei confronti del ministro. Ha pubblicamente contestato il paragone citato ad ogni piè sospinto da Tremonti. "Questa crisi - ha sottolineato il Cavaliere - non è affatto come quella del '29".

    Eppoi, dopo aver riferito che il decreto non è esattamente come quello richiesto dal suo ministro, ha puntualizzato: "E' proprio quello che volevo io". Del resto, non è solo Letta a privilegiare il rapporto con Geronzi. Quello tra il leader di Forza Italia e il presidente di Mediobanca è un'intesa che va via via rafforzandosi. Perché come osservò Berlusconi in una cena poco prima che cadesse il governo Prodi, "tutti devono fare i conti con Geronzi". E dopo la vittoria del Pdl alle elezioni, "tutti devono fare i conti anche con me".

    (10 ottobre 2008)

  5. #5
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    Tra salva banche e salva manager sento un bel dildo ruvido di 3 mt. che mi si infila dietro...

  6. #6
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    Geronzi chi, quello che si sta cosi' bene occupando (per conto di chi lo vedremo fra poco) di banche (unicredit, ops)?



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  7. #7
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    In materia di imprenditori delinquenti volevo segnalare questo video di Leonardo Facco che esprime un opinione che condivido.


  8. #8
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    qual'è stata la posizione della lega romana sulla questione?
    Hanno denunciato la porcata o hanno fatto finta di niente mantenendo la posizione a 90??
    La cosa è gravissima ma è un ulteriore anello di una catena messa al collo della gente onesta.
    I patrioti salvatori di aliroma stanno dando spettacolo ;
    ovviamente lo spettacolo continua....
    TIOCH FAID AR LA'

  9. #9
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  10. #10
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    Notare che se non fosse stato per l'ottima Gabanelli, probabilmente questa porcheria sarebbe passata come nulla fosse, col benestare sia del governo che dell'opposizione, e che il buon giulietto tVemonti ha fatto il circo solo DOPO... dicendo di non sapere. Il ministro dell'economia che non sa cosa contiene quel papiro che, mi pare, abbia firmato. Pazzesco.

 

 
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