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  1. #1
    Beffo la morte e ghigno
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    Immigrati: Maroni, Funziona Il Modello Italiano Di Integrazione

    IMMIGRATI: MARONI, FUNZIONA IL MODELLO ITALIANO DI INTEGRAZIONE

    (ASCA) - Roma, 9 ott - ''Il modello di integrazione italiano funziona'' ed esiste, ormai riconosciuto a livello internazionale, ''un modello italiano di integrazione che si basa su tre elementi peculiari: famiglia, piccola impresa e centri urbani di piccole dimensioni''. Lo ha detto alla Camera il ministro dell'Interno, Roberto Maroni nel corso dell'informativa urgente del governo dopo gli ultimi episodi di xenofobia ed intolleranza.

    Quello italiano e' stato definito ''un modello di integrazione morbida che, pero', non si puo' applicare alle periferie dei grandi centri urbani e nelle regioni con una presenza forte della criminalita' organizzata'' dove il governo e' gia' intervenuto e vuole continuare a farlo.



    Attendo commenti!


    alla faccia del programma elettorale...

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  2. #2
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    Perfetto, ora però bisogna mettere a punto bene quello di disintegrazione.

    Libertà.

  3. #3
    naufrago
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    Secessione. In primis dai legaioli.

  4. #4
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    Istat: sono quasi tre milioni e mezzo gli immigrati residenti nel nostro Paese, +16,8%
    rispetto all'anno precedente. La metà proviene da Romania, Albania, Marocco, Cina e Ucraina
    Stranieri in Italia, aumento record
    in testa la comunità dei romeni




    ROMA - I cittadini stranieri residenti in Italia al primo gennaio 2008 sono 3 milioni 432 mila 651, 493.729 in più rispetto all'anno precedente (+16,8%). Lo rende noto l'Istat nel rapporto "La popolazione straniera residente in Italia". L'istituto di statistica sottolinea che "si tratta dell'incremento più elevato mai registrato nel corso della storia dell'immigrazione nel nostro Paese, da imputare al forte aumento degli immigrati di cittadinanza romena che sono cresciuti nell'ultimo anno di 283.078 unità (+82,7%)".

    La graduatoria per nazionalità. In un solo anno (2006-2007) i romeni in Italia sono passati da 342.200 unità a 625.278 (+82,7%), scalzando così il primato dell'Albania (da 375.947 a 401.949) che al momento si colloca al secondo posto. Al terzo posto c'è il Marocco con 365.908 unità (erano 343.228). I primi cinque paesi della graduatoria - Romania, Albania, Marocco, Cina e Ucraina - rappresentano circa la metà di tutti gli immigrati residenti, con 1.682.000 unità, pari al 49% del totale.

    Andamento in linea con Europa. La popolazione straniera residente nel nostro paese corrisponde al 5,8% (un anno prima era il 5%) sul totale della popolazione complessiva. Un andamento del tutto in linea con i grandi paesi europei come Francia e Regno Unito. L'incremento registrato in Italia è analogo a quello spagnolo, anche se in questo paese gli stranieri sono l'11,3%.

    Il flusso dall'Est. Quasi la metà degli stranieri (47,1%) in Italia proviene dai paesi dell'Est europeo. Il 5,6% delle famiglie in Italia (1.366.835) ha per capo famiglia uno straniero. I dati dell'Istat confermano inoltre che l'aumento della popolazione italiana (da 59.131.287 a 59.619.290) è dovuto alla presenza di stranieri: il saldo naturale della popolazione straniera (+60.379) compensa quasi per intero il saldo naturale negativo di quella italiana (-67.247).

    La "seconda generazione". Circa 457mila residenti di cittadinanza straniera sono nati in Italia, 64.049 nel solo anno 2007 (+10,9%), pari all'11,4% del totale dei nati. Questi costituiscono il 13,3% del totale dei residenti e rappresentano un segmento di popolazione in costante crescita: in occasione del censimento del 2001 erano circa 160mila. Sono una "seconda generazione", poiché non sono immigrati: la cittadinanza straniera, infatti, è dovuta unicamente al fatto di essere figli di genitori stranieri.


    Stranieri e cittadinanza. Sono aumentati anche gli stranieri diventati italiani attraverso l'acquisizione della cittadinanza. Secondo i dati forniti dal ministero dell'Interno si stima che siano stati 261 mila gli stranieri diventati italiani, molti a seguito di matrimoni. Un numero importante - osserva l'Istat - visto che, ad esempio, in Francia nei soli anni 2005 e 2006 sono state concesse complessivamente 303 mila cittadinanze.

    La distribuzione sul territorio. L'insediamento dei residenti stranieri mostra, per la prima volta, una lieve ridistribuzione a favore delle regioni meridionali, a causa della presenza romena che in queste regioni è cresciuta più intensamente che altrove. Tuttavia, ciò non muta sostanzialmente la geografia del fenomeno: il 62,5% degli immigrati risiede nelle regioni del Nord, il 25% in quelle del Centro e il restante 12,5% in quelle del Mezzogiorno.
    (9 ottobre 2008)


    http://www.repubblica.it/2008/05/sez...immigrati.html

  5. #5
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    Decreto espulsioni... vero Bobo?

  6. #6
    naufrago
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    La me car Legnàn
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    L'ultima sanatoria "intensiva" non ricordo proprio chi l'ha fatta...

  7. #7
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    E su Radio Padania va in onda la fronda contro Maroni
    Daniele Sensi

    Radio Padania Libera

    Non è proprio piaciuta, a buona parte della base leghista, l'informativa urgente del governo sui recenti episodi d'intolleranza di matrice xenofoba e razzista tenuta da Roberto Maroni, giovedì scorso, alla Camera. In particolare, agli ascoltatori di Radio Padania Libera -che ha trasmesso la relazione in diretta - sono suonate come una beffa le parole del ministro dell'Interno che descrivevano l'Italia di Berlusconi come il migliore dei mondi in cui un immigrato possa vivere, e che elogiavano un «incremento esponenziale nel conferimento della cittadinanza e nell'accoglimento delle istanze d'asilo che collocano il nostro paese ai primi posti in Europa in quanto a politiche dell'accoglienza». E a farne le spese sono, nelle ultime ore, i conduttori dell'emittente leghista. Che si parli di federalismo, di scuola , di tradizioni locali o che l'ospite sia Renato Pozzetto, appena vengono aperte le linee telefoniche per dare spazio alla voce dei simpatizzanti, puntuali giungono manifestazioni di disappunto. Certo, ci sono i militanti che non cedono al risentimento e che preferiscono prendersela con Berlusconi, magari perché non capiscono «come possa fidarsi del primo ministro romeno, Calin Tariceanu , un rom, figlio di rom, e cosa si aspetta, Berlusconi, da uno zingaro?». Così come ci sono quelli che se la prendono con l'opposizione, nello specifico con «quel baluba nero che vorrebbe insegnare a Maroni come si fa il ministro dell'Interno», ovvero con il deputato democratico Jean-Léonard Touadi, originario del Congo, doppia laurea (Filosofia e Scienze politiche), docente universitario e giornalista. E poi ci sono i sostenitori che provano giusto un po' di amarezza «nel vedere il nostro ministro parlare così, e farsi la figura del solito fesso italiano di fronte agli altri paesi europei».

    Ma i più non si sono di certo dimenticati delle promesse elettorali di quel manifesto, "Padano non fare l'Indiano", affisso in ogni angolo del Nord Italia, che era un invito a dare il proprio voto ad una Lega che avrebbe rimpatriato tutti gli irregolari ed impedito nuovi sbarchi. Ed è alla Lega che ora qualcuno comincia a chieder conto. Come Elisa, ad esempio, che avverte: «È ora di finirla con tutto questo parlare di accoglienza. Ma non lo vede Maroni che siamo in troppi? Decida lui, poi però ci penseremo noi militanti a rompergli i coglioni». Moniti giungono pure da Lodi («Questo governo non è partito con il piede giusto. Stiamo prendendo le cose sottogamba e ne pagheremo le conseguenze»), da Lecco («Dobbiamo stare ad aspettare ancora a lungo? C'è un limite alla pazienza: perché non schierate la marina militare?») e da Milano («Le nostre montagne sono invase da terra, mare e cielo e nemmeno la Lega fa più nulla. Mi volete dare spiegazioni o non devo più votarvi?»). Qualcuno, con voce quasi malinconica, s'interroga su che fine abbia fatto «la vecchia, dura ed inflessibile Lega. Una donna, che nemmeno dà tempo al conduttore di domandarle il nome, con tono esausto chiede lumi: «Che devo fare? Me ne devo andare io? Ditemi però dove!». Pure Roberto da Como esprime perplessità sul ministro leghista: «La sua analisi è piena di lacune. Perché accogliere tutta questa gente che non è stata invitata?».

    Ad alcuni che tengono il conto degli sbarchi («Ieri ne sono arrivati più di mille, mi aspettavo che venissero respinti subito, e non che prima li dovessimo accogliere»), Alessandro Morelli, animatore del primo pomeriggio di Radio Padania, replica invitando a pazientare, poiché «è solo sei mesi che siamo al governo, nessuno ha la bacchetta magica, ed è il diritto internazionale ad imporci di soccorrere le carrette del mare». Ma ci pensa subito un ascoltatore della Brianza a contestarlo: «Nessuno ci costringe ad accoglierli: quella del governo è una scelta politica». Non gli va meglio quando, tentando di rassicurare lo scetticismo di Laura da Torino («ogni giorno ne vedo arrivare, arrivare, arrivare, però non vedo mai andar via nessuno»), prova a ricordare i voli charter che partono dall'Italia carichi di irregolari, Maurizio, dalla Lombardia, immediatamente lo fredda: «Sì, ma quanto ci costano questi voli?».

    Pare sbrigarsela meglio, invece, Renata Galanti, responsabile della rubrica dedicata al Gruppo femminile padano. All'ascoltatrice che si domanda se non ci siano interessi economici dietro gli sbarchi, le basta passar la palla all'onorevole Carolina Lussana che, in collegamento telefonico da Roma, conferma: «La tratta degli immigrati è un business, che coinvolge la Caritas, però». La stessa carta se la gioca Leo Siegel durante il suo seguitissimo Filo diretto: «Il problema è l'industria del buonismo, il problema sono quelli che dovrebbero trovarsi un nuovo lavoro se gli invasori smettessero di arrivare». Ma è soprattutto sul Premier che Siegel cerca di scaricare il malcontento, esortando un'ascoltatrice, che s'interroga se abbia ancora senso votare una Lega «che anziché eliminare un po' di gente parla di solidarietà», a non dubitare di Maroni, «il miglior ministro in assoluto», poiché il problema «è invece Berlusconi, quel Berlusconi che un giorno dovrà render conto al paese di cosa è andato a fare in Libia». Tuttavia, inarrestabile, il malumore della base leghista continua a riversarsi in Radio, tanto da spingere il conduttore ad un ardito richiamo: «Non si vota la Lega solo per il problema dell'immigrazione clandestina. Esistono altri temi che dovrebbero coinvolgerci». Ma una telefonata, da Milano, taglia corto: «Ho ascoltato il discorso di Maroni, e mi pareva di sentire un deputato di Rifondazione Comunista».

    Pubblicato il: 11.10.08
    Modificato il: 11.10.08 alle ore 16.42


    http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=79858

  8. #8
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    eh bè sisi certo...funziona benissimo il modello di integrazione itagliano.............


    Padova emergenza sicurezza : carabinieri rischiano il linciaggio a Borgomagno





    Ieri sera tre carabinieri se la sono vista brutta nella zona del cavalcavia Borgomagno. Dopo aver bloccato un nigeriano per un controllo, sono stati accerchiati da una ventina di connazionali dell’uomo e c’è mancato poco che la situazione diventasse molto critica. Ma per fortuna i tre carabinieri non hanno perso il sangue freddo e sono riusciti a chiamare i rinforzi.

    Il bilancio di questa nottata è di un carabiniere con una mano gonfia, che guarirà in cinque giorni. Una vera fortuna perchè la situazione, iera sera si era fatta veramente pericolosa per gli uomini dell’Arma. Verso la mezzanotte di ieri la pattuglia dei carabinieri aveva notato un nigeriano che camminava in via Da Bassano e gli avevano chiesto di fermarsi per un controllo. Il giovane Bob King Nwakanwo 20 anni, ha ignorato l’ordine e ha proseguito per la sua strada.

    A questo punto dalla pattuglia è sceso un carabiniere che ha cercato di bloccare il giovane, il quale si è ribellato aggredendo il militare, storcendogli un braccio e atterrandolo. Immediatamente sono scesi anche gli altri due carabinieri che hanno bloccato il nigeriano, che ha iniziato a gridare chiedendo l’aiuto dei suoi compagni. E improvvisamente sono spuntati una trentina di nigeriani che rapidamente hanno accerchiato la pattuglia cercando di far fuggire il ragazzo e minacciando i tre carabinieri, intimandogli di andarsene dal “loro” territorio

    I tre carabinieri però non hanno perso la testa e dopo aver ammanettato il ragazzo hanno immediatamente chiamato i rinforzi, provocando un fuggi fuggi generale da parte degli extracomunitari. All’arrivo dei rinforzi la situazione si era già tranquillizzata. Il ragazzo è stato portato in questura ed è stato rilasciato la mattina dopo.

  9. #9
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    Maroni ha copiato in modo evidente le tesi del sociologo De Rita del Censis esposte in un articolo sul Corriere della Sera di pochi giorni fa.
    Il plagio è evidente: scriveva De Rita
    "Noi facciamo integrazione utilizzando anche inconsciamente le tre grandi componenti del modello italiano: facciamo integrazione nella piccola e piccolissima impresa dove gli immigrati trovano un clima relativamente sereno e parametri di responsabilizzazione personale tanto che non a caso, imitandoci, corrono anche l'avventura imprenditoriale; facciamo integrazione nelle famiglie, dove milioni di collaboratori domestici e di badanti entrano lentamente nella dinamica sociale quotidiana; facciamo integrazione nelle piccole città, nei paesi, nei borghi, dove milioni di immigrati trovano un alto tasso di socializzazione collettiva e sperimentano un adeguato tasso di controllo sociale.

    Qualcuno ha parlato in proposito di integrazione «morbida» certo un po' esagerando specialmente se si ricorda che dai tre processi sopra citati restano fuori due inquietanti realtà: quella delle grandi città e delle loro periferie nella cui anomia senza socializzazione si intrecciano pericolosamente la devianza degli immigrati e l'aggressività di bulli e teppisti indigeni; e quella delle zone di forte criminalità organizzata dove la vulnerabilità sociale è più alta e dove possono intrecciarsi devianze di diversa origine e potenza.".

    A me sembra che le osservazioni di De Rita (e di Maroni che lo ha copiato...) siano sostanzialmente condivisibili.
    Gli immigrati regolari si sono ben integrati nelle famiglie (badanti, colf, etc.), nell'impresa (sono tantissimi gli operai soprattutto in Emilia, Lombardia, Veneto) e nei piccoli centri.
    E' condivisibile anche l'osservazione secondo cui i luoghi dove l'immigrazione è un problema, a causa della mancata integrazione, sono le grandi città e i luoghi dove c'è criminalità organizzata.
    Effettivanmente il caso di cronaca citato da Celtic Pride è accaduto in una grande città come Padova, i casi più eclatanti degli ultimi tempi sono accaduti a Roma, a Milano e soprattutto la sparatoria di Caserta, dove la camorra domina.

    Per chi vuole leggere l'articolo di de Rita, Corriere della Sera del 6.10.2008 (o lo si trova sulla Rassegna Stampa del sito web del PD: http://www.partitodemocratico.it/gw/...x?id_doc=60665

  10. #10
    Juv
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    Citazione Originariamente Scritto da Henry Ey Visualizza Messaggio
    IMMIGRATI: MARONI, FUNZIONA IL MODELLO ITALIANO DI INTEGRAZIONE

    (ASCA) - Roma, 9 ott - ''Il modello di integrazione italiano funziona'' ed esiste, ormai riconosciuto a livello internazionale, ''un modello italiano di integrazione che si basa su tre elementi peculiari: famiglia, piccola impresa e centri urbani di piccole dimensioni''. Lo ha detto alla Camera il ministro dell'Interno, Roberto Maroni nel corso dell'informativa urgente del governo dopo gli ultimi episodi di xenofobia ed intolleranza.

    Quello italiano e' stato definito ''un modello di integrazione morbida che, pero', non si puo' applicare alle periferie dei grandi centri urbani e nelle regioni con una presenza forte della criminalita' organizzata'' dove il governo e' gia' intervenuto e vuole continuare a farlo.



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    alla faccia del programma elettorale...

    Maroni si sente accerchiato dal fuoco di sbarramento del Vaticano e dell'UE pronte a gridare al razzismo alla prima sciocchezza.

    Poi è inegabbile. Nei piccoli centri l'immigrato si integra meglio ed entra prima a far parte del tessuto sociale. Vive, lavora e manda a scuola i figli insieme ai suoi vicini di casa padani.
    Ma è anche giusto così. Bisogna separare l'integrazione di chi c'è (ed è in regola) dal limitare l'accesso dei nuovi. Sono due problemi diversi.

 

 
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