Alcune riflessioni in ordine sparso, sulla base di quello che mi è parso di capire dall'intervento di Florian.
1. Perchè Edmund Burke, con la sua visione dello Stato, può stare nel pantheon di un qualsiasi movimento liberale.Ci può stare perchè il liberalismo, sia inteso nella variante austriaca o in quella neoclassica (distinzione che si avvicina sia pure se non rende pienamente alla realtà), nondimeno è un movimento politico che ha un obbiettivo ideale differente dall'attuale realtà. Entrambe le versioni del liberalismo, liberali minarchici ed anarchici, puntano a una riduzione dello Stato. Che questa riduzione sia parziale o totale è un problema che viene in luce più avanti sul percorso, e trattandosi di un percorso lungo sarebbe stupido marciare divisi e meno forti quando lo si può fare per la sua gran parte.
2. Perchè Edmund Burke può coesistere con la visione razionalistica della realtà che si vale di un pensiero teorico astratto e di una pratica rivoluzionaria.
Una critica oramai divenuta stereotipo nei confronti della scuola del liberalismo puro e totale, anche nota come libertarismo, è quella che l'insieme delle deduzioni razionali poste a suo fondamento (giusnaturalismo, scuola austriaca dell'economia) sarebbero al pari delle visioni socialiste una purissima utopia, non fondata su dati di esperienza e soprattutto portatrice di conseguenze logiche aberranti-in-quanto-rivoluzionarie perchè in pratica implicherebbero la cessazione del 90% delle attività che invece di senso comune sono considerate legittime, giuste e soprattutto utili da parte dei pubblici poteri. E' una critica che tende insomma a rappresentare i liberali puri come una sorta di marxisti del liberalismo, persone con l'idea di cambiare il mondo e anarchici pericolosi e potenzialmente orientati a metter bombe e far moti di piazza. Questa critica è fondata a seconda delle occazioni sull'ignoranza o sulla stupidità o su entrambe. Anzitutto è platealmente falso che la costruzione teorica di persone come Burke sia fondata sull'esperienza in un senso diverso da quanto sia fondata sull'esperienza l'idea di un qualsiasi libertario di tendenza anarchica, giacchè sia burke che rothbard condividono una visione del tutto antimoderna e lontanissima da un qualsiasi dato percettibile di esperienza (uguaglianza dell'esito concreto) e soprattutto la fondano su una lettura di dati reali (uguaglianza del presupposto) che è per entrambi pesantemente vincolata da un sistema dogmatico astratto che per loro non è meno razionalista di quanto lo fossero le conseguenze del contratto sociale di Rousseau per la Francia della rivoluzione. Tanto Burke che i libertari sono gente fuori dal mondo, e il bue che da del cornuto all'asino assume i connotati del ridicolo. Il modo di percepire la realtà come dato di esperienza non può fare a meno di concetti primi posti e non trovati, concetti primi postulati e non dimostrati, concetti primi autoevidenti. Nessuna scienza può farne a meno, e tutto quel che non è scienza non è definibile neppure dato di esperienza oggettiva, ma solamente soggettiva, come lo può essere l'arte, il sogno e simili cose... Non essendo possibile negare delle basi di analisi ci si trova a dover realizzare che se Burke ignorava la Scuola Austriaca al suo tempo non certo oggi avrebbe detto le stesse cose conoscendola, e che la sua critica valida nei confronti del nuovismo violento della rivoluzione francese (e anche lì solo in parte) non può essere considerata valida nei confronti di qualcosa che è sì astratto in teoria e rivoluzionario nella pratica, però è anche -a differenza dei concetti della rivoluzione francese- logicamente sostenibile e valido, e integra un modo di percepire il reale come dato di esperienza che ha un suo senso. Inoltre, e qui è il punto più forte della critica, le implicazioni del pensiero Austriaco inteso come prasseologia sono totalmente opposte a ciò che Burke combatteva, cioè anzitutto la violenza rivoluzionaria, giacchè qualsiasi rivoluzione fondata sull'assioma di non aggressione (cardine del libertarismo) e sui principi del laissez faire austriaco non avrebbe alcun possibile esito "violento" essendo essa stessa la contraddizione della violenza. Affermare che il liberalismo sia una sorta di marxismo, fare una specie di equiparazione sulla base dell'odio per tutto ciò che non è tradizionale è qualcosa che potrebbe fare solo una persona stupida o ignorante. Ecco perchè Burke è pienamente compatibile con il mondo moderno e con le idee "libertarie", basta saperne prendere la parte che ci piace e lasciare ciò che è frutto di pregiudizi ed errori a se stesso, come si dovrebbe fare nei confronti di qualsiasi pensatore, e sempre.
Prima di immaginare dicotomie tra Burke e il liberalismo di tipo libertario sarebbe bene riflettere che un punto di contatto è esistito anche in forma di persona, un tale Friedrich Hayek non certamente un Carneade qualsiasi, che si definiva Old Wigh tanto quanto Burke era un Old Whig.