Non è il 1929 ma stiamo commettendo gli stessi errori di allora.
Non è il 1929 ma a qualcuno fa comodo che tutti pensino che lo sia.
E’ un po’ complicato, e la redazione da tempo sfora i tempi in riunione per discutere del crollo delle Borse, del rialzo, della banca del migliore amico di Hillary Clinton, dell’errore dei repubblicani, che “si sono suicidati approvando il piano Paulson e hanno regalato la vittoria a Barack Obama”.
Questo è quasi certo, tutto il resto è un’interpretazione della realtà su cui si discute volentieri, perché “prima del piano Paulson la Borsa non cadeva e, come ha scritto oggi il NYT, l’effetto del piano è stato un negative feedback. Non: salveremo tutto. Ma: panico assoluto”.
Ci si appassiona e ci si accapiglia. Poi a noi nessuna banca ci salverà, quindi pare che non dobbiamo salvare nessuna banca (sottotitoli: è una battuta).
Si fa il giornale (un’eroina è tornata al lavoro agli esteri anche se per niente guarita, altri si sono appena ammalati, altri forse guariranno) e si loda l’epocale svolta di Cofferati, uomo moderno, che rinuncia al potere per il figlio piccolo.
Mara Carfagna l’altra sera aveva gli occhi ancora più spalancati e sembrava cattiva.
La piazza del Pd, se ci sarà, come sarà?
Cosa diranno?
Mariarosa Mancuso farà una nuova MERAVIGLIOSA rubrica letteraria, evviva.
di Annalena Benini www.ilfoglio.it
saluti




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