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Discussione: I crimini palestinesi.

  1. #1
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    Predefinito I crimini palestinesi.

    E' oggi opinione diffusa (fra gli antisionisti) che i palestinesi non siano quei biechi assassini che ben conosciamo, ma che anzi siano povere vittime del cattivo Stato di Israele, che pur non avendo alcun diritto ad esistere, viene paragonato dai più squinternati ad uno stato nazista ed oppressore.

    E dal momento che si è fatto un gran parlare delle atrocità commesse nei campi profughi palestinesi di Sabra e Chatila, atrocità di cui si vorrebbero fare partecipi i soldati israeliani, vorrei riportare alcuni fatti, sconosciuti alla grande maggioranza dei forummisti di POL, che riguardano la storia recente dei miliziani di Arafat, e dei loro mercenari libici, dopo l'espulsione dei palestinesi dal regno di Giordania.

    Ecco come i palestinesi, fallito il colpo di stato in Giordania, ripeterono in Libano l'operazione.


    Damour - Quando l'uomo diventa bestia

    Il massacro di Damour (9-13 gennaio 1976), in Libano, un episodio che è stato rapidamente dimenticato - e un motivo c'è: a commettere questo atto di barbarie, infatti, furono in massima parte i palestinesi (per giunta con l'avallo di Arafat) e i palestinesi, si sa, sono i "buoni" per definizione, quindi...

    In quella occasione, i "buoni" massacrarono, violentarono, smembrarono i corpi dei "nemici" (inermi cittadini, fra loro molti bambini: Beslan non è stata certo una "prima" assoluta, sotto questo aspetto), disseppellirono e sparsero sul terreno persino le ossa dei morti.

    In tutto, 582 persone morirono nell'assalto a Damour. Don Labaky tornò con la Croce Rossa per seppellirli. Molti dei cadaveri erano stati smembrati e dovettero contare le teste per stabilire il numero delle vittime.


    I Palestinesi attaccano Damour, villaggio cristiano maronita - 1976

    La strage di Damour è la più feroce e ignobile fra le molte commesse dai palestino-comunisti. Questo villaggio si trova a 25 km a sud dalla capitale, a metà strada tra Beirut e la principale città del sud, Sidone. I suoi abitanti, fra cui si potevano contare numerosi progressisti, erano fieri di coesistere con i vicini musulmani (drusi, sciiti e sanniti). Ma ciò non bastò a placare la rabbia omicida dei palestinesi, che attaccarono il villaggio il 13 gennaio 1976, assediandolo con più di 10.000 uomini, armati dalle diverse organizzazioni palestinesi, in particolar modo dalla Saika, pro-siriana, e appoggiati da musulmani e progressisti.

    Gli sforzi diplomatici tesi a togliere l’assedio non raggiunsero lo scopo. Un intenso bombardamento con mortai e cannoni da 120 e 132 mm precedette l’ingresso nel villaggio dei guerriglieri, assetati di sangue e di bottino. La popolazione di Damour, composta esclusivamente da civili non addestrati al combattimento, non potè opporre che una tenue, seppur eroica, resistenza. La carneficina durò tre giorni e tre notti consecutive, al termine delle quali i pochi abitanti superstiti riuscirono a raggiungere il palazzo dell’ex-presidente Chamoun, a Saadyat, in riva al mare. Da qui vennero evacuati, con elicotteri e barche da pesca, a Jounieh, nella zona cristiana, dove trovarono rifugio nei monasteri e conventi dei monaci maroniti. Nel frattempo, la furia dei palestinesi non si fermò neppure davanti alle chiese che, con le case e i negozi di Damour, furono saccheggiate e quindi fatte saltare in aria.

    Agli abitanti di questo villaggio è stato vietato ritornare nella terra natia, in quanto le loro case sono occupate dai profughi palestinesi di Tall Zaatar: fra le tante sorprese che questa guerra mostruosamente riserva, c’è anche quella di vedere popolazioni costrette all’esodo e all’emigrazione nella terra d’origine, per far posto a esuli e profughi stranieri!

    (Militanti del'OLP circondano una famiglia dopo avergli bruciato la casa.
    Damour, Gennaio 1976.)


    (La stessa famiglia sequestrata e portata al destino fatale.
    Damour, Gennaio1976.)


    (Il padre venne giustiziato davanti alla sua famiglia.
    Damour, Gennaio 1976.)



    (Residenti anziani di Damour prima di essere giustiziati da un mercenario libico. Damour, Gennaio 1976.
    La foto è stata scattata e venduta a 'Stern magazine' da un'altro mercenario libico.)

    LIBANO: Anniversario del massacro di Damour

    Citazione Originariamente Scritto da Mons. Mansour Labaky
    “Mi ricordo qualcosa che ancora mi fa rabbrividire. Un'intera famiglia, la Famiglia Can'an, quattro bambini tutti morti, e la madre, il padre, e il nonno. La madre stava ancora abbracciando uno dei bambini. Era incinta. Gli occhi dei bambini erano stati cavati e i loro arti amputati. Erano senza gambe e senza braccia. Li abbiamo portati via in un Apecar. E chi m'aiutava a portare via i cadaveri? L'unico sopravissuto, lo zio dei bimbi. Si chiamava Samir Can'an. Egli portava con me i resti del suo fratello, del suo padre, della sua cognata e dei poveri bambini. Neonati e bambini morirono di disidratazione. L'attacco cominciò dalle montagne. Era un'apocalisse. Vennero in migliaia, urlando a squarciagola 'Allahu akbar! Iddio è grande! Attacchiamoli in nome degli arabi, offriamo un olocaust o a Maometto'. E massacrarono chiunque li si metteva sul cammino, uomini, donne e bambini.

    Intere famiglie sono state uccise nelle loro case. Molte donne furono violentate in gruppo, alcune di loro furono lasciate vive. Una donna salvò la sua figlia adolescente dalla violenza sessuale spalmando la sua faccia con dell'indaco per farla apparire ripugnante. Mentre le atrocità continuavano, gli invasori si scattavano delle foto e le offrirono, più tardi, per soldi ai giornali europei. Alcuni sopravissuti testimoniarono l'accaduto. Una ragazza sedicenne, Soumaya Ghanimeh, testimoniò la fucilazione del padre e del fratello da parte di due degli invasori, e vide la propria casa, assieme alle case dei vicini, saccheggiata e bruciata. Ella disse:
    ‘Di fronte alle case erano parcheggiati dieci camion nei quali erano stipati i bottini. Mi ricordo quanto ero spaventata dal fuoco. Stavo urlando. E per molti mesi non riuscii a sopportare che qualcuno accendesse un fiammifero accanto a me. Non ne sopportavo l’odore."

  2. #2
    Vis et Honor
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    Predefinito

    Ora i sionisti talmudici sono diventate le vittime?!? Non si sa proprio come giustificare i 60 anni di esistenza dello stato abusivo di Juda....

  3. #3
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    Predefinito La Strage Di Damour

    Il 13 gennaio 1976 terminava una strage di cui nessuno parla.

    Damour era una cittadina accanto all'autostrada Beirut-Sidon, circa 20 kilometri a sud di Beirut, nell'area pedemontana del massiccio libanese. Sull'altro lato dell'autostrada, al di là di una striscia ianeggiante di terra, c'era il mediterraneo. Era una città di 25.000 abitanti con 5 chiese, tre cappelle, sette scuole tra pubbliche e private ed un ospedale, ove, a spese del comune, vennero curati, assieme ai cristiani, anche i mussulmani dei paesini circostanti.

    Il 9 di gennaio 1976, tre giorni dopo la Befana, il parroco di Damour, Don Mansour Labaky, stava praticando il rito maronita della benedizione delle case con acqua santa. Quando stava di fronte a una casa vicina all'adiacente villaggio mussulmano di Harat a'ami, una pallottola fischiò accanto al suo orecchio e colpi la casa. Poi udì delle raffiche di mitra. Si rifugiò all'interno della casa e apprese presto che la città era stata presa d'assedio. Poco dopo seppe da chi: le truppe di Sa'iqa (terroristi dell'OLP affiliati alla Siria), 16.000 terroristi tra palestinesi, siriani, unità di Mourabitoun, rafforzati da mercenari provenienti dall'Iran, dall'Afghanistan, dal Pakistan e dalla Libia.

    Don Labaky chiamò subito lo sceicco mussulmano del distretto e li chiese, a mo di collega spirituale, cosa poteva fare per venire in aiuto della popolazione. "Non ci posso fare nulla", li fu detto, "vogliono distruggervi. Sono i palestinesi. Non posso fermarli."

    Mentre le raffiche di mitra e i colpi di mortai continuarono per tutta la giornata, Don Labaky chiamò una lunga lista di politici sia della destra sia della sinistra, chiedendo aiuto. Tutti risposero, con scuse e rimpianti, che non potevano farci nulla. Poi chiamò Jamal Giumblat, rappresentante parlamentare druso del distretto di Damour. "Padre", disse Giumblat, "non ci posso fare nulla, perché tutto dipende da Yassir Arafat." E diede il numero personale di Yassir Arafat al sacerdote.

    Quando Labaky chiamò il numero in questione, gli fu risposto da un aiutante di Arafat e non potendo raggiungere lo stesso Arafat, Labaky li disse, "i palestinesi stanno sparando colpi di mortaio e raffiche di mitra contro la mia città. Posso assicurarvi come esponente religioso che non vogliamo la guerra e che non crediamo nella violenza." E aggiunse che quasi la metà degli abitanti di Damour aveva votato per Kamal Giumblat, un uomo che stava vicino all'OLP. "Padre, non si preoccupi. Non vogliamo farvi del male. Se vi stiamo distruggendo, lo facciamo solo per pure ragioni strategiche."

    Don Labaky non pensava che non ci fosse da preoccuparsi, anche se la distruzione era "solo per pure ragioni strategiche" e insistette nel chiedere ad Arafat di richiamare i suoi combattenti. Alla fine, l'aiutante disse che loro, il quartiere generale dell'OLP, avrebbero detto loro "di cessare il fuoco".

    Erano già le undici di notte, e il fuoco non aveva cessato, quando Don Labaky chiamò di nuovo Kamal Giumblat per dirgli cosa aveva detto l'aiutante d'Arafat. Il consiglio che Giumblat diede al sacerdote era di continuare a chiamare Arafat e altri amici suoi, perché", disse, "non mi fido di lui".

    Mezz'ora più tardi furono tagliate le linee telefoniche, l'acqua e l'elettricità. La prima ondata d'invasione avvenne mezz'ora dopo la mezzanotte, dal lato della città da cui è stato sparato al sacerdote prima. Gli uomini di Sa'iqa assalirono le case e massacrarono quella notte una cinquantina di civili. Don Labaky udì le grida e scese nella strada. Donne in camicie da notte stavano correndo verso di lui "strappandosi i capelli e urlando 'Ci stanno massacrando!' I sopravissuti, evacuando quella parte della città, si rifugiarono nella chiesa più vicina. All'alba, gli invasori avevano già preso il quartiere. Don Labaky descrisse la scena come segue:

    "La mattina riuscii, nonostante i colpi di mortaio, ad arrivare all'unica casa non occupata per recuperare i cadaveri. E mi ricordo qualcosa che ancora mi fa rabbrividire. Un'intera famiglia, la Famiglia Can'an, quattro bambini tutti morti, e la madre, il padre, e il nonno. La madre stava ancora abbracciando uno dei bambini. Era incinta. Gli occhi dei bambini erano stati cavati e i loro arti amputati. Erano senza gambe e senza braccia. Li abbiamo portati via in un Apecar. E chi m'aiutava a portare via i cadaveri? L'unico sopravissuto, lo zio dei bimbi. Si chiamava Samir Can'an. Egli portava con me i resti del suo fratello, del suo padre, della sua cognata e dei poveri bambini.
    Li abbiamo sepolti nel cimitero, sotto i colpi di mortaio dell'OLP. E mentre li seppellivamo, trovammo altri corpi ancora nelle strade."

    La città cominciava a difendersi. Duecentoventicinque giovani, la più parte di loro sedicenni, armati di fucili da caccia e senza addestramento militare, resistettero per dodici giorni. La popolazione si nascose nelle cantine con sacchi di sabbia davanti alle porte e alle finestre dei pianterreni. Don Labaky fece spola tra nascondiglio e nascondiglio per visitare le famiglie e portare loro latte e pane. Spesso incoraggiò i giovani a difendere la città. L'assedio senza sosta alla città causò gravi danni. Dal 9 di gennaio 1976, i palestinesi avevano tagliato l'acqua e qualsiasi rifornimento di viveri e rifiutavano alla Croce Rossa di evacuare i feriti. Neonati e bambini morirono di disidratazione. Solo tre altri cittadini caddero sotto il fuoco dell'OLP tra il primo e l'ultimo giorno dell'assedio che terminò il 23 gennaio del 1976. Però, quel giorno, quando avvenne il massacro finale, centinaia di cristiani furono ammazzati, come racconta Don Labaky:

    "L'attacco cominciò dalle montagne. Era un'apocalisse. Vennero in migliaia, urlando a squarciagola 'Allahu akbar! Iddio è grande! Attacchiamoli in nome degli arabi, offriamo un olocausto a Maometto'. E massacrarono chiunque li si metteva sul cammino, uomini, donne e bambini".

    "Intere famiglie sono state uccise nelle loro case. Molte donne furono violentate in gruppo, alcune di loro furono lasciate vive. Una donna salvò la sua figlia adolescente dalla violenza sessuale spalmando la sua faccia con dell'indaco per farla apparire ripugnante.
    Mentre le atrocità continuavano, gli invasori si scattavano delle foto e le offrirono, più tardi, per soldi ai giornali europei."

    "Alcuni sopravissuti testimoniarono l'accaduto. Una ragazza sedicenne, Soumaya Ghanimeh, testimoniò la fucilazione del padre e del fratello da parte di due degli invasori, e vide la propria casa, assieme alle case dei vicini, saccheggiata e bruciata. Ella disse:

    'Quando mi stavano portando in strada, tutte le case intorno a me stavano bruciando. Di fronte alle case erano parcheggiati dieci camion nei quali erano stipati i bottini. Mi ricordo quanto ero spaventata dal fuoco. Stavo urlando. E per molti mesi non riuscii a sopportare che qualcuno accendesse un fiammifero accanto a me. Non ne sopportavo il puzzo.'

    "Lei e sua madre, Mariam, assieme alla sorella più piccola e al fratellino neonato, sono stati risparmiati dall'essere fucilati in casa quando si nascose dietro a un palestinese cercando protezione da un fucile puntato contro di lei. Urlò: 'Non permettergli d'ucciderci!' e l'uomo accettò il ruolo di protettore che la ragazza gli aveva inaspettatamente assegnato. 'Se li ammazzi, devi ammazzare anche me, disse al suo commilitone. Così vennero risparmiati, radunati con altri nelle strade e caricati sui camion che li portarono al campo palestinese di Sabra a Beirut, ove vennero imprigionati in una prigione sovraffollata. 'Dovevamo dormire per terra, e faceva un freddo cane.'"

    Quando Don Labaky trovò i corpi carbonizzati del padre e del fratello in casa Ghanimeh non poteva neppure distinguerne il sesso. Nella frenesia di voler, a tutti costi, infliggere il massimo dell'umiliazione alle loro vittime, come se neppure i limiti assoluti della natura umana potevano fermarli, gli invasori devastarono le tombe e sparsero le ossa dei defunti nelle strade. Chi era riuscito a scappare dal primo attacco continuava a scappare con ogni mezzo, con le macchine, con i carri, con le bici e con le moto. Alcuni si rifugiarono sulla spiaggia sperando di poter scappare con le barche a remi. Ma il mare era in tempesta e l'attesa della salvezza era troppo lunga, erano consapevoli dell'eventualità che i loro nemici potevano accanirsi contro di loro a qualunque momento.

    Circa cinquecento persone si radunarono nella chiesa di Sant'Elia. Don Labaky arrivò lì alle sei del mattino quando i tumulti dell'attacco l'avevano svegliato. Predicò un sermone sul significato del massacro d'innocenti. E quando non sapeva che consigliarli li disse: "Se vi dicessi di rifugiarvi sulla spiaggia, so che vi ammazzeranno. Se vi dicessi di rimanere qui, so che vi ammazzeranno".

    Un vecchietto suggerì di esporre una bandiera bianca. "Forse ci risparmieranno se ci arrendiamo." Don Labaky gli diede il suo benestare e mise una bandiera bianca sulla croce processionale che stava davanti alla chiesa. Dieci minuti tardi sentirono bussare alla porta, tre colpi in successione rapida, poi altre tre volte tre colpi in successione rapida. Rimasero impietriti. Don Labaky disse che andava lui a vedere chi ci fosse. Se era il nemico, magari li risparmiavano. 'Ma, se ci ammazzano, perlomeno moriremo tutti insieme e avremo una bella parrocchia in cielo di 500 persone senza posti di blocco che ci separano". Risero e il sacerdote aprì la porta.

    Non era il nemico, ma due cittadini di Damour che erano riusciti a scappare e che avevano visto la bandiera bianca dalla spiaggia. Erano venuti per metterli in guardia sul fatto che la bandiera bianca non sarebbe stata di nessun aiuto. 'Anche noi abbiamo issato una bandiera bianca davanti a Nostra Signora e ci hanno sparato addosso.'

    Di nuovo discussero quello che c'era da fare. Labaky li disse che una sola cosa sarebbe rimasta a fare, anche se era 'impossibile': pregare affinché Iddio perdonasse coloro che stavano per venire a ucciderli. Mentre che pregavano, due dei giovanissimi difensori della città che, a loro volta, avevano visto la bandiera bianca entrarono e dissero 'Correte verso la spiaggia adesso, vi copriremo.'

    I due giovani stavano davanti al portale della chiesa e spararono nella direzione dalla quale proveniva il fuoco dei fedayin. Ci vollero dieci minuti finché tutte le persone presenti nella chiesa poterono lasciare la città. Tutti e cinquecento sono riusciti, meno un vecchietto che non poteva camminare e che avrebbe preferito morire davanti alla propria casa. Non è stato ucciso. Don Labaky lo trovò settimane più tardi in una prigione dell'OLP e sentì quello che è successo dopo che lui era scappato.

    Un paio di minuti dopo che erano scappati, 'venne l'OLP e bombardò la chiesa senza entrarvi. Buttarono giù la porta e gettarono le granate. Sarebbero rimasti tutti uccisi se non fossero scappati.

    Don Labaky aveva condotto la sua congregazione lungo la spiaggia di Camille Chamoun. Quando arrivarono lì, videro che era stata già saccheggiata e parzialmente bruciata. Trovarono, comunque, protezione in un palazzo di un mussulmano che 'non era d'accordo con i palestinesi', e successivamente riuscirono a prendere il mare in piccole imbarcazioni, nelle quali salparono verso Jounieh. 'Una povera donna doveva partorire in una piccola barca nel mare invernale in tempesta'.

    In tutto, 582 persone morirono nell'assalto a Damour. Don Labaky tornò con la Croce Rossa per seppellirli. Molti dei cadaveri erano stati smembrati e dovettero contare le teste per stabilire il numero delle vittime. Tre delle vittime maschili furono trovati con i loro genitali amputati, messili nel cavo orale. (pratica mussulmana d'umiliazione postmortem assai nota dalla guerra d'Algeri in poi, NdT).

    Ma l'orrore non finì lì, anche il vecchio cimitero cristiano venne profanato, i sarcofaghi aperti, i morti spogliati dei loro vestiti, le cassette delle elemosina saccheggiate, e le ossa e gli scheletri sparsi sul campo sacro. Dopo Damour fu trasformata in un baluardo di Al-Fatah e del PFLP (Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina). Le rovine di Damour divennero uno dei maggiori centri dell'OLP per la promozione del terrorismo internazionale. La chiesa di Sant'Elia è stata trasformata in un autorimessa atta alla riparazione dei veicoli dell'OLP, così come in un poligono di tiro con i bersagli dipinti sul muro orientale della navata.

    Il comandante delle forze terroristiche che si accanirono, il 23 gennaio del 1976 era Zuhayr Muhsin, capo di al-Sa'iqa, noto d'allora alla popolazione cristiana libanese come il 'macellaio di Damour'. Fu assassinato il 15 luglio del 1979 a Cannes, nel sud della Francia.

    Tradotto dall'Inglese da Motty Levi

  4. #4
    vae victis
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    Sbaglio od ho letto una data .. 1976?? ..

    ...

  5. #5
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    In guerra le nefandezze non sono l'esclusiva di una sola delle parti in conflitto. Se poi le parti coinvolte sono molte e molto frammentate, come fu il caso in Libano, vi è sempre il pericolo di sbavature (leggasi violazioni dei dirritti dell'uomo) anche gravi. Da questo punto di vista il Libano fu esemplare : tutte le numerosi parti in conflitto erano composte da gruppi e gruppuscoli che a volte o spesso si muovevano al di fuori da ogni controllo e diritto.
    In Libano tutti commisero atrocità ma il peccato originale è la pulizia etnica in Palestina che ha obbligato centinaia di migliaia di Palestinesi a rifugiarsi in Libano sconvolgendone l'assetto socio-politico con conseguente confronto armato. Le mene di Israele tendenti a eliminare la resistenza palestinese, a contrastare l'influenza siriana e a seminare zizzania nonchè l'intervento armato di Israele non hanno fatto che gettare benzina sul fuoco e rendere il Libano un vero pantano-mucchio di macerie.
    In ogni caso non c'è paragone tra le enormi atrocità e distruzioni compiute da Israele in Libano e quelle compiute dagli altri attori in campo. L'invasione israeliana in Libano nel 1982-1985 ha provocato circa 15-20'000 morti oltre a danni incalcolabili. Stesso discorso per l'invasione del 2006.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da kingzorc Visualizza Messaggio
    Sbaglio od ho letto una data .. 1976?? ..

    ...
    Certamente. E quella data è significativa, inserita nel contesto della guerra civile libanese, che come riporta anche Wikipedia, per citare una fonte facilmente reperibile, ma ve ne sono altre:

    La guerra civile libanese
    La guerra civile libanese (1975-1990) influì anche sul conflitto palestinese: infatti Israele sostenne militarmente con armi e addestramenti speciali la comunità cristiana dei maroniti e l'Esercito del Sud-Libano (cristiano-maronita) di Sa'd Haddad contro l'OLP e le forze armate siriane
    Si capisce chiaramente l'origine ed il contesto di questa guerra. I palestinesi.

    Siccome tutti ne parlate come di povere vittime, e ne giustificate qualunque nefandezza in quanto profughi dalla palestina, ho deciso di raccogliere fatti che vi smentiscano.

    Siccome questi fatti sono ormai lontani, si tende a dimenticarli, al contrario di Sabra e Chatila (16-18 settembre 1982), dato che non tornano comodi.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Volpone Visualizza Messaggio
    In guerra le nefandezze non sono l'esclusiva di una sola delle parti in conflitto.
    ...
    In Libano tutti commisero atrocità ma il peccato originale è la pulizia etnica in Palestina che ha obbligato centinaia di migliaia di Palestinesi a rifugiarsi in Libano sconvolgendone l'assetto socio-politico con conseguente confronto armato.
    Non conosci i fatti di cui parli.

    In Libano i palestinesi ci andarono dopo essere stati scacciati dalla Giordania in seguito al fallito tentativo di rovesciare la monarchia ashemita di Husseyn.

    Tra la metà del 1968 e la fine del 1969, si ebbero non meno di cinquecento scontri violenti fra la guerriglia palestinese e le forze di sicurezza giordane.

    Falliti diversi tentativi di uccidere il re, il 16 settembre 1970 Re Husseyn dichiarò la legge marziale. Il giorno successivo, i carri armati giordani della 60a brigata corazzata attaccarono i quartieri generali delle organizzazioni palestinesi ad Amman; l'esercito attaccò anche i campi di Irbīd, al-Ṣalt, Sweyleh e Zarqāʾ, senza fare distinzioni tra civili e guerriglieri.

    Il 18 settembre la Siria, attraverso l'Esercito di Liberazione della Palestina (il cui quartier generale, molto vicino al regime siriano, era situato a Damasco), cercò d'intervenire in favore della guerriglia palestinese. L'ELP come dimensioni era equivalente a una divisione, e venne fronteggiato dalla 40a brigata corazzata dell'esercito giordano.

    Il re giordano chiese l'aiuto statunitense per prevenire l'attacco appoggiato dai siriani, che poteva in ultima analisi risultare in una vittoria dei palestinesi e nella fine del suo governo filo-occidentale. Allo scopo di proteggere il vitale alleato arabo, il governo statunitense chiese l'aiuto israeliano. L'Aeronautica Militare israeliana eseguì voli a bassa quota sui carri armati dell'ELP in segno di avvertimento. Presto l'ELP iniziò a ritirarsi. Israele era intervenuta con successo in un conflitto interno arabo, in rappresentanza degli USA, tramite la sola minaccia della violenza.

    Il numero di vittime di quella che somigliò molto a una guerra civile viene stimato in decine di migliaia, ed entrambe le parti furono coinvolte nell'uccisione volontaria di civili. Si trattò di un punto di svolta per l'identità della Giordania, e il Regno s'impegnò da allora in un programma di "giordanizzazione" della società.

    I militanti palestinesi vennero scacciati in Libano, come risultato degli Accordi del Cairo.

    Ecco l'origine dell'organizzazione terroristica palestinese, fondata da Arafat, chiamata Settembre Nero, che ben conosciamo.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Valerio2 Visualizza Messaggio
    ...I militanti palestinesi vennero scacciati in Libano, come risultato degli Accordi del Cairo. Ecco l'origine dell'organizzazione terroristica palestinese, fondata da Arafat, chiamata Settembre Nero, che ben conosciamo.
    Non perdi occasione per gettare fango sui palestinesi, vero?
    In seguito alla pulizia etnica della Paletsina da parte dei sionisti centinaia di migliaia di palestinesi si rifugiarono in Libano, in Siria, in Giordania, ecc. (ora sono oltre 4 milioni). Neghi anche questo? Sì, tra il 1969 e il 1970 alcune migliaia di palestinesi militanti furono scacciati dalla Giordania (circa 15'000 furono uccisi) e si trasferirono nel Libano. E allora? Anche loro si trovavano in Giordania perchè furono scacciati dalla loro terra dai sionisti. Però in Giordania sono rimasti ancora centinaia di migliaia di rifugiati palestinesi, però tendenziosamente tu fai di tutta l'erba un fascio.
    Arafat e i suoi rappresentano la resistenza palestinese che lotta per la liberazione della propria patria. Ne hanno il sacrosanto diritto. Poi le forme con cui questa lotta viene portata avanti è un altro capitolo. Comunque non si possono semplicemente qualificare tutti i palestinesi o tutta un'organizzazione come terrorista. Con questo metro (basandoci sule statistiche dei morti, dei feriti, delle distruzioni, ecc.) tutti gli israeliani sono terroristi.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Volpone Visualizza Messaggio
    Non perdi occasione per gettare fango sui palestinesi, vero?
    In seguito alla pulizia etnica della Paletsina da parte dei sionisti centinaia di migliaia di palestinesi si rifugiarono in Libano, in Siria, in Giordania, ecc. (ora sono oltre 4 milioni). Neghi anche questo? Sì, tra il 1969 e il 1970 alcune migliaia di palestinesi militanti furono scacciati dalla Giordania (circa 15'000 furono uccisi) e si trasferirono nel Libano. E allora? Anche loro si trovavano in Giordania perchè furono scacciati dalla loro terra dai sionisti. Però in Giordania sono rimasti ancora centinaia di migliaia di rifugiati palestinesi, però tendenziosamente tu fai di tutta l'erba un fascio.
    Arafat e i suoi rappresentano la resistenza palestinese che lotta per la liberazione della propria patria. Ne hanno il sacrosanto diritto. Poi le forme con cui questa lotta viene portata avanti è un altro capitolo. Comunque non si possono semplicemente qualificare tutti i palestinesi o tutta un'organizzazione come terrorista. Con questo metro (basandoci sule statistiche dei morti, dei feriti, delle distruzioni, ecc.) tutti gli israeliani sono terroristi.
    Il fango se lo gettano addosso da soli.

    Perchè tenti di nascondere il motivo per cui furono scacciati dalla Giordania?

    E perchè vorresti stendere un velo sui crimini da loro compiuti in Libano? E ne ho postato solo uno, per ora!

    Arafat ed i suoi rappresentano solo dei terroristi assassini, non il popolo palestinese. E non hanno mai avuto una patria: erano solo arabi che occupavano un territorio turco.

    E come furono scacciati loro da Israele, altrettanti ebrei (anche di più) furono scacciati dai paesi vicini verso Israele. Conto pari.

    Ma la storia dei crimini palestinesi continua ...

  10. #10
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    e noi attendiamo le prossime puntate,mi sa che ci sarà parecchio da ridere.....

 

 
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