che schifo di comportamento, tutto il mio affetto al bimbo e alla sua mamma!
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che schifo di comportamento, tutto il mio affetto al bimbo e alla sua mamma!
vergognoso...
Se ero lì, ammazzavo di botte il fotografo.
Sono l'unico a non vedere la discriminazione?
discriminazione era se palesemente il bimbo appariva malato, quindi in questo caso non c'è? Possibile, sta di fatto che io ci vedo tanta tanta arroganza, tanta tanta cattiveria e tanta tanta imbecillità. Il fatto poi che il bambino avesse il limite di non potere scattare sull'attenti come un soldatino forse dovrebbe fare riflettere un po' chi è lì apposta per loro, invece di dare la stura a frasi e comportamenti come quelli citati nel 3d. Osservare gli altri prima di sputare frasi ad effetto potrebbe essere buona cosa.
Se non ho pazienza non faccio un lavoro che mi porta a contatto con i bambini, se sono pagato per fare fotografie ad una festa cerco di farlo nel migliore dei modi mettendoci un po' di allegria, se sono una testa di rapa e ritengo che indossare una maglietta del Carrefour mi dia il diritto di trattare gli altri a pesci in faccia devo aspettarmi di potere essere preso a calci in culo da chi si sente offeso dal mio comportamento. Tutta la mia solidarietà alla mamma e al bimbo di cui si parla, vediamo se come dichiarato dalla Carrefour saranno presi provvedimenti in merito.
L'inflazione copisce non solo i soldi, ma anche le parole. Se ad ogni cosa si grida al razzismo e alla discriminazione si fa sì che queste parole si svalutino talmente tanto da non significare nulla e da non avere più alcun peso. Nel caso specifico, sarebbe stata discriminazione solo se al bambino fosse stata negata la foto perchè autistico, cosa che invece non è avvenuta. Sarebbe stato un comportamento volgare ed offensivo se il bambino fosse stato insultato perchè autistico, ma se il massimo della offesa - come si evince dalla mail e dal video della madre che ho visto in rete - è stata "Vattene biondino, non abbiamo tempo da perdere", allora il massimo che si può fare è parlare di comportamento scortese e poco consono alla situazione del fotografo. Ma, poichè il bambino è autistico, si parla di discriminazione (se fosse stato negro di razzismo, se fosse stato "normale" invece non se ne sarebbe parlato proprio)
Poi c'è ovviamente la libertà, quella vera, non quella delle X ogni quattro anni, di prendere il bambino e andarsene e segnalare la cosa alla direzione senza fare tanto bordello per nulla.
Infatti non mi sembra che si possa parlare di discriminazione, almeno non fino a che la mamma ha segnalato le condizioni del piccolo. Poi date le circostanze, per questa mamma credo sia stato molto più difficile glissare. Non riesco a immedesimarmi nella realtà quotidiana della mamma, che ovviamente e giustamente vede le possibili reazioni del figlio a quello che è e resta un comportamento riprovevole, ma ho due amici con figli autistici ora grandi, e so bene non è per nulla facile avere un figlio con questo tipo di handicap, come ovviamente non è facile mai quando c'è un handicap (scusami, non riesco a dire una diversa abilità, mi pare ipocrita).
Tutto questo comunque non diminuisce di una sola virgola il valore della legittima pubblica denuncia, e la solidarietà resta comunque.
Il segnalare o meno non c'entra nulla con la discriminazione, visto che il bambino non è stato rimproverato/discriminato per il suo autismo. Meno male che non ha segnalato nulla, dal mio punto di vista avrebbe solo esposto il fotografo e l'aiutante ad un inutile ricatto morale. Il bambino è stato semplicemente rimproverato, accade migliaia di volte al giorno negli asili, nelle scuole elementari, nelle famiglie o nei parchi giochi, eppure nessuno si scandalizza o apre post contro il luogo in cui sarebbe secondo loro avvenuta la "discriminazione".
Purtroppo alcune categorie di persone credono che tutto ciò che gli accade di storto dipende dalla loro particolare condizione e vorrebbero che gli altri si comportassero nei loro confronti in modo più "comprensivo" o - per usare parole più consone - "diverso" rispetto al modo con cui si comportano con le altre persone, de facto, sono loro che discriminano.