TUTTI IN PIAZZA !
E’ di sicuro un mio punto sensibile, si potrebbe anche dire “ una fissa”, non me ne turbo, ma di sicuro la cosa che più di ogni altra risveglia i miei istinti bellicosi è l’uso selvaggiamente disinvolto che si fa del linguaggio e il suo conseguente imbarbarimento.
Purtroppo, e certo non me ne felicito, sempre di più ciò che accade ogni giorno tende a darmi ragione: prendiamo la finanza creativa, se non ci fosse stato un frainteso linguistico, se non ci fosse stato malinteso sull’aggettivo e gli si fosse attribuito quello pertinente cioè IRRESPONSABILE, ho idea che le cose sarebbero andate diversamente. Questo è di sicuro il risultato di due tendenze combinate di cui la prima ha la responsabilità di avere fatto tracimare la seconda quando la prima è l’inarrestabile impoverimento e banalizzazione del linguaggio che inevitabilmente svuota e immiserisce i contenuti e la seconda che conseguentemente alla perdita delle dovute sfumature, delle differenze, delle specificità tende a riversare gli umani bisogni su un unico recettore di tendenza.
Quindi non avendo i mezzi adeguati per attribuire l’unico aggettivo possibile a quel modo di gestire la finanza cioè irresponsabile, al quale si contrappone quello di responsabile che non si differenzia solo con l’assenza di un prefisso ma altresì si sostanzia con modalità di comportamento e scelte naturalmente contrappositive, se ne usa uno totalmente a sproposito, ma che rivela l’insopprimibile esperienza della creatività che, fraintendendo, si crede di poter esperire attraverso le modalità che egemonizzano la vita di questo nostro tempo, da queste parti almeno… quindi ecco il mercato creativo, la finanza creativa e così via proseguendo con male interpretazioni proposte da coloro che per primi le determinano a meno che non si voglia attribuire solo alla follia il primato creativo.
In questi ultimi decenni, indiscutibilmente, si è cercato la risposta là dove si propone la domanda e non in uno spazio “ altro” integrando…, si è cercato la risposta più a portata di mano, quella che la constatazione del presente contribuiva a suscitare, niente a che vedere con la creatività che invece si impegna nella costruzione di una visione che si proietti lontano su un orizzonte coraggiosamente diverso. Ma quando per decodificare la complessità del reale si hanno pochi e banalizzati vocaboli, che l’uso e l’abuso, usura e stravolge si incorre facilmente nella costruzione di nessi che non solo non sono creativi ma invece risultano pericolosi per la giusta interpretazione e conseguente redenzione della realtà da correggere o cambiare: può servire da esempio il tema di uno studente del primo anno di un istituto tecnico di Milano che “brillantemente” deduce che il costruttore del Colosseo non possa che essere Giotto che come si sa era particolarmente bravo a fare i cerchi…
Sarà frutto del federalismo culturale per cui l’istruzione lombarda vuole lasciare fuori della propria orbita di conoscenza la storia di “Roma ladrona” o forse perché in un istituto tecnico si preferisce indirizzare gli studi a materie che più direttamente preparino al lavoro?
Purtroppo si tratta di ipotesi grottescamente ottimistiche perché la grossolanità di certe testimonianze ci fa indulgere nel pensiero che si tratti di realtà episodiche e marginali ma invece il “ il grande progetto educativo” del Ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini troverà questo tipo di difficoltà in tutti gli istituti scolastici, licei classici compresi. Certo questo è solo un aspetto ma per me il più importante in quanto determinante , di cui prendere atto fino in fondo, senza falsi infingimenti per poter aspirare ad una necessaria indispensabile risalita virtuosa. Al decreto Gelmini non si deve dire solo no, creando sospetti di difese meramente corporative e si usi l’esperienza del passato che a volte si tutela e altre si considera oltraggioso il suo ritorno, come punto di partenza di una riforma che non consideri la sua riproposizione o l’affrancamento da esso
la propria cifra contraddistintiva
Utilizziamo quella che è una delle più imbarazzanti prerogative italiche e cioè il provincialismo: siamo o no la più fedele provincia dell’impero? Allora guardiamo all’America che come valido mezzo di interpretazione del mistero del nuovo, con numeri sempre più esponenzialmente massicci ricorre allo studio del latino, quell’America che impensabilmente ha un candidato nero per la Casa Bianca e qui da noi si tenta di riproporre malcelate misure che non troppo velatamente ripropongono modalità prossime all’apartheid!
Quindi guardiamo la ferita senza distoglier lo sguardo, non fustighiamo la nostra visione del futuro con presunte assunzioni di responsabilità, “le pezze” sono pause moralizzanti e scendiamo in piazza con proposte, e non solo risposte, coraggiose, impopolari, magari oltranziste ma che propongano la svolta vera come unica e sola possibilità non solo per ridisegnare un’identità sempre più latitante, rifondandoci, ma soprattutto per offrirci un domani possibile.
ANTONELLA SENSI
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