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Discussione: Il ragno e la tela

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    Il ragno e la tela




    La cronaca recente registra episodi di scontro fisico tra giovani neofascisti e giovani antifascisti: Tor Vergata e Ostiense, Roma. Per il 7 maggio è prevista una manifestazione del Blocco studentesco per la quale si sta attivizzando “il movimento antifascista romano e nazionale per impedire che il Blocco studentesco sfili con le proprie camicie nere offendendo [...]


    Il ragno e la tela - Comunismo e Comunità

  2. #2
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    Predefinito Rif: Il ragno e la tela

    "Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engels

    I costituenti ci hanno insegnato che l’antifascismo non può supplire alla carenza d’identità politica.



    di Angela Azzaro, Giorgio Cappozzo, Andrea Colombo, Nanni Riccobono, Piero Sansonetti, Davide Varì

    Sul “manifesto” del 7 maggio Valerio Evangelisti ha commentato severamente il comunicato, firmato anche da molti redattori e collaboratori del nostro settimanale, contrario alla richiesta di vietare la manifestazione romana del Blocco studentesco, organizzazione legata a CasaPound. Pur molto critico, Evangelisti non scade mai nell’insulto triviale, nella calunnia o nella demonizzazione integralista. Coi tempi che corrono già di questo bisogna ringraziarlo.

    Sul nostro sito, poi, sono intervenuti sulla vicenda molti lettori, esprimendo pareri diversi. Ma anche in questo caso, fatte salve poche eccezioni, i toni si sono mantenuti pacati e anche fra i più critici le argomentazioni hanno prevalso sugli anatemi. E’ un buon segno.

    Nel suo articolo Evangelisti elenca le numerose aberrazioni cui quotidianamente assistiamo, dalle violenze contro gli immigrati all’omofobia dilagante. Sacrosanto, figurarsi: solo che quelle pulsioni razziste e intolleranti vanno molto al di là del bacino, tutto sommato esiguo, della destra estrema, coinvolgono ampie fasce di popolazione che non si sentono e neppure sono “fasciste”. Ridurre il problema a una questione di antifascismo non è solo sbagliato: è del tutto fuorviante.

    Ma questo sarebbe il meno. Che se ne renda conto o meno, Evangelisti si confronta con un nodo fondamentale della democrazia, con il quesito postosi inevitabilmente dopo la vittoria del fascismo in Italia e del nazismo in Germania, e cioè se la democrazia debba garantire libertà di propaganda anche ai suoi nemici o non debba al contrario riconoscere diritti e libertà solo a chi ne condivide i principi, esercitando così, di fatto, una sorta di “dittatura democratica”. E’ una questione a dir poco complessa e ovviamente ognuno è libero di offrire la risposta che gli pare più giusta, magari però senza trattare da traditori quelli che ne danno una diversa. Noi riteniamo che garantire libertà e diritti politici anche ai suoi nemici possa certamente rivelarsi una debolezza della democrazia sui tempi brevi, ma ne costituisca l’immensa forza su quelli lunghi, e sia all’origine della vittoria sinora ottenuta, certo mai in via definitiva definitivamente e anzi sempre minacciata, dalla democrazia sui vari totalitarismi del secolo scorso.

    Arrivato alla fine dell’articolo e del lungo elenco di misfatti, il padre dell’inquisitore Emmerich scrive: “Ciò non ha nulla a che vedere con il Blocco studentesco o con CasaPound? D’accordo. Però la cultura è la stessa”. Una frase, sia detto senza polemica, di cui si stenta a comprendere il significato: o il Blocco studentesco ha a che fare con le aberrazioni di cui sopra, e anzi è massimamente responsabile essendo l’unica organizzazione cui si chiede di non manifestare, oppure no. E non è che ci se la possa cavare sbrigativamente con un “ma tanto la cultura è la stessa”. Per essere più chiari: si può essere contenti se un’organizzazione di estrema destra si schiera contro l’omofobia e addirittura segnalare uno slittamento culturale di qualche interesse o così facendo si pecca di collaborazionismo, essendo molto più rassicurante per tutti se l’estrema destra si limita a fare la sua parte gridando “a morte i froci”?

    Negli interventi dei nostri lettori campeggiano due argomenti diversi da quelli adoperati da Evangelisti: il primo sottolinea le aggressioni di cui i neofascisti si sono resi responsabili negli ultimi mesi. Non mettiamo in dubbio, però che c’entra? Qualcuno pensa forse che vietare una manifestazione possa contribuire a svelenire il clima e rendere meno violenti i rapporti tra ragazzi di estrema destra ed estrema sinistra?

    Molto più diffusa la seconda argomentazione, che si appella addirittura alla Costituzione e al quella sua norma, transitoria, che vieta la ricostituzione del partito fascista. Possibile che a tutti questi austeri guardiani della Carta sfugga che i medesimi costituenti, dopo aver sancito la norma, si guardarono bene dal mettere fuori legge il partito fondato dall’ex vicesegretario del partito fascista, Pino Romualdi, e che già nel nome, Msi, si richiamava direttamente all’eredità della repubblica sociale? Sapevano bene che quella norma aveva un immenso valore politico e ideale, ma sapevano anche che, non essendo possibile impedire per legge a un certo numero di persone di pensarla come volevano e magari di essere fasciste, mettere fuori legge il loro partito sarebbe stato solo controproducente. Ma non lo fecero anche perché potevano contare su una salda identità politica che gli permetteva, pur essendo certamente antifascisti, di non doversi affidare all’antifascismo per supplire alla carenza di identità. Cosa che invece non può dirsi della sinistra attuale, in nessuna delle sue innumerevoli incarnazioni.

    Infine, è fortemente dubbio che la manifestazione del Blocco studentesco, esecranda quanto si vuole, possa essere tacciata di apologia di fascismo. Uno dei nostri lettori, che si firma un ex amico, ci chiede se abbiamo visto le foto scattate in piazza Esedra. Non sappiamo a quale foto alluda, però a vedere cosa succedeva a piazza Esedra ci siamo stati e ci sentiamo di escludere che si sia trattato di una manifestazione apertamente fascista o apologetica. Sarà stato per astuzia, sarà stato un travestimento propagandistico, però sta di fatto che di richiami al fascismo o di incitamenti anche solo dissimulati alla violenza o all’intolleranza non ce ne sono stati.

    Con tante scuse a quanti, in questa nuda osservazione giornalistica, riscontreranno gli estremi di una colpevole connivenza col fascismo.
    Muntzer il Sopravvissuto

  3. #3
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    Predefinito Rif: Il ragno e la tela

    "Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engels

    Valerio Evangelisti



    Compagni che sbagliano


    «Il diritto di manifestare liberamente e pacificamente è una pietra angolare della democrazia: deve essere difeso e garantito sempre, indipendentemente dal giudizio che si dà sui contenuti o sui promotori delle singole manifestazioni». Bella frase, in apparenza, quella che apre l'appello di un po' di radicali e di gente di sinistra a favore di un corteo ora vietato. Peccato che si riferisca a una manifestazione del Blocco studentesco, emanazione di Casa Pound. E che il divieto sia intervenuto dopo che sindacati, associazioni antifasciste, partiti e singoli cittadini lo avevano invocato in rappresentanza di una Roma democratica. Dopo la mobilitazione degli studenti di sinistra dell'Università di Roma, dopo l'uscita di un video che denuncia che cos'è realmente la "Giovinezza al potere" (la parola d'ordine dell'iniziativa dei giovani neonazi italiani). E dopo un appello sottoscritto da Alberto Asor Rosa, Erri De Luca, Marco Tullio Giordana, Margherita Hack e altri 250 tra docenti, ricercatori, registi, giornalisti e scrittori.
    Dove vivono, gli appartenenti alla sparuta pattuglia dei sostenitori del diritto a manifestare del Blocco studentesco? Non sanno che l'Italia è ormai ai primi posti, in Europa, per la frequenza e la gravità degli agguati xenofobi? Non leggono le cronache? Non hanno visto il filmato in cui i giovani neonazi del Blocco aggrediscono a cinghiate (la loro arte marziale si chiama "cinghiamattanza") un corteo di studenti medi, salvo prenderle all'"arrivano i nostri" dei centri sociali, per poi trovare riparo dietro i cordoni della polizia?
    Esiste in questo paese un'emergenza neofascista, cresciuta sotto la protezione del "partito dell'amore". Si è affermata la libertà totale di insultare l'extracomunitario, il gay, l'ebreo, il "diverso". Ogni settimana vanno a fuoco negozi di bengalesi, sudamericani, stranieri in genere (spesso con il permesso di residenza, o con la cittadinanza italiana). I giornali filogovernativi riciclano firme di fascisti e nazisti notori, tranquillamente ammessi in un contesto che si pretenderebbe "liberale". Da Ciarrapico in giù, la melma nera dilaga. Se dal piano delle idee si passa all'attività pratica, troviamo in primo piano proprio i promotori della manifestazione che era prevista per oggi. Innocenti "teorici"? Basta ascoltare le canzoni di cui si dilettano: puri incitamenti al razzismo e alla violenza cieca contro il più debole - contro chi, per povertà e condizione di sfruttato, non può e non sa difendersi. La fedina penale di alcuni di questi "teorici" è lunga quanto un verbale condominiale, e comprende solo crimini abietti.
    Non è un problema solo italiano. Su Internet sono reperibili filmati girati nei paesi in cui il dilagare della melma nera non è stata bloccata per tempo, come in Russia o in altri paesi dell'Est. A parte bastonature e accoltellamenti di immigrati e di ebrei, esecuzioni di giudici e giornalisti, ecco l'impiccagione tra le betulle di due poveracci dalla pelle scura, l'assassinio a freddo di un gay a coltellate. Ciò non ha nulla a che vedere con il Blocco studentesco o con Casa Pound? D'accordo. Però la cultura è la stessa. Ciascuno a casa propria, preserviamo l'identità nazionale, non lasciamoci "invadere", difendiamo le nostre città dalla sporcizia umana. Più qualche invettiva di rito contro il Fondo monetario internazionale e il "signoraggio bancario". Se questa visione del mondo dovesse prosperare, anche qui conosceremmo tragedie e delitti.
    Le anime belle che difendono il diritto dei neonazi a manifestare, quasi si trattasse di una placida congrega di semplici ideologi, paiono ignorare questa realtà. Ignorando che la libertà di manifestare non può essere anteposta e contrapposta ad un principio fondante della nostra democrazia come l'antifascismo.
    Manifesto 7 maggio 2010
    Muntzer il Sopravvissuto

  4. #4
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    Predefinito Rif: Il ragno e la tela

    Sansonetti, che figuro miserabile...

  5. #5
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    Predefinito Rif: Il ragno e la tela

    Il discorso si può semplificare così: è credibile chi, per contrastare quest’area neofascistoide, fa appello a forze non solo istituzionali ma addirittura del tutto complici delle politiche antisociali degli ultimi anni? Inoltre, ha senso un antifascismo del tutto incapace di misurarsi sul tema delle contraddizioni sociali? Questi antifascisti alla sedicesima alla fin dei conti sono solo truppe cammellate del centrosinistra.

    Mi piacerebbe poter leggere dei commenti al nostro editoriale (Il ragno e la tela).

 

 

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