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  1. #1
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    Predefinito Scanzano Jonico alla luce del Disastro Campano

    Per un Ambientalismo Consapevole...

    Anche quella volta decisioni impopolari ma utili per il Paese furono bloccate per una errata interpretazione del valore dell'Ambientalismo.Per non commettere lo stesso errore,bisogna dotare finalmente l'Italia di un Sito per lo stoccaggio dei rifiuti tossici e radioattivi.



    Alcuni anni fa la decisione del Governo Berlusconi di dotare l'Italia di un Sito Unico Nazionale per lo stoccaggio delle scorie Nucleari e Radioattive fu bloccata da una grande protesta popolare capeggiata oltre che dalle Istituzioni Locali,in gran parte di Centro Sinistra,anche dalle solite Legambiente,WWf,Verdi,Sindacati ed associazioni varie.
    Oggi la Campania affoga nei rifiuti e tutto il mondo politico sta chiedendosi dove e chi ha sbagliato nell'impedire la costruzione di Termovalorizzatori,Inceneritori e Discariche.
    Si impone il problema di riaprire immediatamente la questione di Scanzano Jonico con la consapevolazza che inseguire il facile consenso locale,cavalcando ed ingigantendo la protesta (a volte legittima ma non per questo giusta) dei cittadini impauriti per avere facile consenso elettorale è una vittoria effimera che spesso causa gravi danni a quelle stesse comunità che si credeva di difendere oltre che a tutto il Paese.
    L'Italia è l'unico dei grandi Paesi che ad oggi non è dotata di uno o più siti per lo stoccaggio delle scorie radioattive e nucleari.E' giusto che queste sostanze rimangano senza custodia,spesso a cielo aperto o peggio vengano smaltite illegalmente in discariche abusive?
    Le analogie con il Disastro Ambientale campano sono fin troppo evidenti.
    Da Lucano ho spesso denunciato l'ipocrisia che si respira nella mia terra dove si è fatto presto a scendere in Piazza contro la costruzione di una discarica Legale e Controllata ma dove nulla si fa o si dice rispetto allo scandalo delle Discariche Abusive che ogni tanto spuntano fuori come i Tartufi neri.Ed in questo le responsabilità delle Istituzioni Locali (Regione,Province,Comuni,Comunità Montane,Organizzazioni Ambientaliste,Forestale,ecc.ecc.ecc.) sono fin troppo evidenti.
    Alla luce degli ultimi avvenimenti non è troppo tardi per chiedere uno scatto di orgoglio al profondo Sud,non per forza considerando solo il sito di Scanzano Jonico.Magari chiedendo ulteriori garanzie e chiedendo che l'onere sia diviso tra più regioni magari con l'individuazione di più di un Sito utile.
    Ma continuare in nome dell'Ambiente ad inquinare l'Italia è uno scempio politico,culturale ed una riprova di scarsa lungimiranza che una classe dirigente non può più tollerare.

    Mantide


  2. #2
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    Sul Problema dei Rifiuti radioattivi non vedo,ovviamente e pecoraroristicamente,nessun passo in avanti...spero che i noti Statisti del CDX sappiano ri-dire qualcosa su quest'argomento...

  3. #3
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    Già allora era evidente che era una follia lasciare rifiuti radioattivi all'aperto ... non mi fate dire cosa penso di tutte quelle persone e trasmissioni che facevano le finte moraliste... (tra cui anche striscia la notizia) ...perchè diciamocelo chiaro... DI RIFIUTI RADIOATTIVI NE PRODUCIAMO ANCORA... perchè ogno volta che facciamo i raggi X e ogni volta che abbiamo bisogno di macchine che usano componenti radioattivi poi ci sono degli scarti radioattivi che finiscono immagazzinati in bidoni all'aperto...

    ...non era meglio stoccarli in un posto dove l'ultimo terremoto è di 300.000 anni fa? SICURAMENTE NO...

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da famedoro Visualizza Messaggio
    Già allora era evidente che era una follia lasciare rifiuti radioattivi all'aperto ... non mi fate dire cosa penso di tutte quelle persone e trasmissioni che facevano le finte moraliste... (tra cui anche striscia la notizia) ...perchè diciamocelo chiaro... DI RIFIUTI RADIOATTIVI NE PRODUCIAMO ANCORA... perchè ogno volta che facciamo i raggi X e ogni volta che abbiamo bisogno di macchine che usano componenti radioattivi poi ci sono degli scarti radioattivi che finiscono immagazzinati in bidoni all'aperto...

    ...non era meglio stoccarli in un posto dove l'ultimo terremoto è di 300.000 anni fa? SICURAMENTE NO...
    Scanzano è a mio modo di vedere uno dei principali errori del governo del Cav: cedere lì ha dato la stura a tutti quei comitati no-tutto che stanno paralizzando l'Italia

  5. #5
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    Oggi,alla luce del Disastro campano del PD di Bassolino e di Pecoraro Scanio,bisognerebbe,con coraggio rivedere anche questo dilemma...

  6. #6
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    più che rivedere il dilemma,si deve rivedere la strategia....si discuta e si presenti l'idea alle popolazioni,se ne sentano le ragioni e se possibile le si accolgano,ma una volta che si è presa la decisione si vada avanti senza farsi fermare dal primo gruppetto che si para sulla strada,altrimenti l'Italia,come stato,dovrà dichiarare la sua inutilità

  7. #7
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    Scanzano Jonico va semplicemente imposto con la forza. La questione non è dunque "scanzano" ma "l'uso della forza". E così andrebbe impostata.
    _
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  8. #8
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    Alluvione in Piemonte


    SOS MALTEMPO IN PIEMONTE
    Travolte dalla frana a Villar Pellice

    IL SITO NUCLEARE DI SALUGGIA

    I dirigenti della Sogin, che in Italia gestisce il residuo nucleare, comunicano che sono infondate le preoccupazioni sulla possibilita' che la Dora Baltea possa sommergere il sito Eurex di Saluggia (Vercelli), dove c'è un deposito di scorie radioattive.

    ''A seguito dell'alluvione del 2000 - si legge nel comunicato della Sogin - tutto il sito saluggese e' stato circondato con una difesa palificata alta cinque metri dal suolo: un vero muro di cinta, in grado di resistere a eventi di piena addirittura catastrofici, vale a dire al di la' di ogni immaginazione''.


    Il sindaco ha comunque proclamato lo stato di emergenza.

    http://qn.quotidiano.net/2008/05/30/...to_frana.shtml

  9. #9
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    Serve sempre di più un sito o più siti nazionali sicuri,moderni e controllati per lo stoccaggio sicuro delle scorie radioattive...altro problema rimandato da 20 anni...

  10. #10
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    Nel resto d’Europa hanno già provveduto a creare siti altamente sicuri

    Scorie nucleari, l’Italia continua a tergiversare

    di Orazio Mainieri

    I rifiuti radioattivi sono classificati in tre categorie in relazione alle caratteristiche e alle concentrazioni dei radioisotopi contenuti. A ciascuna categoria corrispondono diverse modalità di gestione ed, in particolare, diverse soluzioni di smaltimento. Ricordiamo che esiste un progetto di direttiva della Ce che spinge tutti i paesi dell’Unione a dotarsi di un deposito definitivo per i rifiuti radioattivi di prima e seconda categoria entro il 2013 e di un deposito definitivo per la terza categoria entro il 2018. In questa esposizione farò riferimento, ripeto, solo alle prime due categorie rinviando la trattazione dei rifiuti di terza categoria (5% del totale in Italia). Sono classificati in prima categoria i rifiuti radioattivi che richiedono tempi dell’ordine di mesi, sino ad un tempo massimo di alcuni anni, per decadere (33% del totale in Italia). Sono classificati,invece, in seconda categoria i rifiuti che richiedono tempi variabili da qualche decina fino ad alcune centinaia di anni per decadere (62% del totale in Italia). In questa categoria rientrano in gran parte i rifiuti provenienti da particolari cicli di produzione degli impianti nucleari e soprattutto dalle centrali a uranio di potenza, nonché da alcuni particolari impieghi medici, industriali e di ricerca scientifica. Vi rientrano, inoltre, anche alcune parti e componenti di impianto derivanti dalle operazioni di “decommissioning” degli impianti nucleari. Per queste due categorie sono previsti depositi superficiali di tipo modulare.

    Fra i “custodi” dei rifiuti radioattivi abbiamo la Sogin (Società Gestione Impianti Nucleari nata il primo novembre 1999 come società del Gruppo Enel), Enea (Ente per le Nuove Tecnologie, l’Energia e l’Ambiente), Fiat Avio e Altri. La maggioranza dei rifiuti radioattivi italiani si trovano in 20 siti (120 depositi temporanei), distribuiti sul territorio di 11 regioni. In sintesi, abbiamo circa 60mila metri cubi di rifiuti radioattivi per i quali l’Italia dovrà trovare una sistemazione, con il 5% di terza categoria, più o meno il volume di una casa; ad essi vanno aggiunte 230 tonnellate di combustibile irraggiato non riprocessato. Per il resto, si tratta di rifiuti che decadono in tempi massimi di alcune centinaia di anni, un periodo ampiamente commisurabile con quelli di cui si conserva la memoria storica e sui quali si possono quindi compiere attendibili estrapolazioni. Ripetiamo pure che questi rifiuti sono quantità irrisorie se confrontati a quelli urbani (in Italia siamo a 31 milioni di tonnellate all’anno di rifiuti urbani). Per una centrale a uranio di 1.600 MWe si tratta di poche centinaia di metri cubi all’anno. Allora facciamo il punto della situazione: la quantità di rifiuti radioattivi da sistemare, al momento, sono irrisorie. Quelle che scaturiranno da un futuro programma nucleare staranno su un 1.000÷1.500 t/a per dieci reattori a uranio. Tutti gli altri Paesi europei hanno già depositi definitivi per le prime due categorie. Depositi realizzati senza che le popolazioni vicine si preoccupassero più di tanto. In Italia... si cavilla!

    Ricordiamo che la Convenzione di Londra del 1993 è stata decisiva per eliminare la pratica dell’affondamento in mare di tutti i tipi di rifiuti radioattivi. Quindi, è chiaro, che i depositi vanno predisposti sulla terra ferma. Dall’esperienza a livello comunitario e mondiale risulta che le formazioni idonee al deposito dei rifiuti radioattivi, in particolare per quelli di terza categoria, sono: i sedimenti argillosi; i massicci granitici; i depositi salini. Uno dei principi generali di sicurezza e radioprotezione da applicare ad un deposito definitivo di rifiuti radioattivi è il seguente: “La generazione che ha usufruito dei benefici delle attività che hanno prodotto i rifiuti radioattivi deve risolvere la problematica del deposito definitivo di tali rifiuti con i più elevati standard di sicurezza disponibili, in modo che nessun carico indebito debba essere trasferito alle future generazioni”. Un principio bellissimo che sottoscrivo subito, ma vale anche per l’amianto, per il benzene, ecc...? Per curiosità diamo uno sguardo ad un modulo di deposito tipo per I e II categoria. Il modulo da impiegare come contenitore finale da inserire nel deposito deve possedere doti di resistenza meccanica, confinamento e durabilità, nelle specifiche condizioni del deposito. Il modulo di deposito è costituito da una struttura scatolare parallelepipeda, chiusa da un coperchio, sigillato, avente dimensioni interne tali da poter ospitare diverse tipologie di manufatti condizionati in malta cementizia. Moduli di questo tipo (Cbf-K) sono stati progettati dalla società francese Sogefibre che li ha realizzati impiegando uno speciale fibrocemento. I suddetti moduli sono stati successivamente qualificati per garantire il contenimento e le proprietà meccaniche in depositi di tipo superficiale per una durata di 300 anni. La Francia è la Francia, infatti, a La Manche e L’Aube, ha già due depositi definitivi. E in Italia? Si... almanacca!

    Ci sono leggi che trattano l’argomento. Il problema del sito doveva essere risolto dalla legge del 24 Dicembre 2003, n. 368, recante disposizioni urgenti per la raccolta, lo smaltimento e lo stoccaggio, in condizioni di massima sicurezza, dei rifiuti radioattivi, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 6 del 9 gennaio 2004. Da numerosi e approfonditi studi era venuto fuori il sito di Scanzano Jonico in provincia di Matera. Questo sito, identificato nel territorio di Scanzano Jonico, presenterebbe, per tutti gli aspetti citati sopra, caratteristiche di massima idoneità. La scelta era stata fatta per il deposito superficiale per i rifiuti di I e II categoria e, in prospettiva, attraverso un laboratorio sotterraneo di ricerca, per il deposito di rifiuti di III categoria. Questo deposito sotterraneo che doveva essere realizzato nel sito in questione era indicato insensibile al rischio idraulico in quanto completamente isolato rispetto alla circolazione idraulica superficiale e di falda. Le ridotte dimensioni delle infrastrutture di superficie richieste dalla tipologia di deposito prescelto erano tali da impattare al minimo, anche, su una situazione territoriale assoggettata a vincoli ambientali e di particolare pregio. Tale impatto poteva essere ulteriormente ridotto con l’adozione degli opportuni accorgimenti in fase progettuale ed esecutiva. Quindi, rischi quasi nulli, mentre le opportunità di sviluppo per la zona erano notevoli. Ci sarebbe stata una pioggia di investimenti. Questo in teoria. In pratica una rivolta popolare atipica bloccò tutto. Diceva mio nonno, saggio contadino: “se tutti gli uccelli conoscessero il grano non avremmo più pane”. Cosa voleva dire? Mah…lascio il quesito alla gente del sito di sopra.

    Venne, anche, il decreto del Ministero dello Sviluppo del 25 febbraio 2008 dove si costituiva un Gruppo di Lavoro di esperti nazionali e locali, in riferimento alla scelta del sito nazionale di deposito dei rifiuti radioattivi. L’art.2 punto b) recita: “le caratteristiche del sito e la procedura tecnico-amministrativa del percorso decisionale e di selezione (autocandidatura, concertazione, gare, procedure negoziate) che porti alla individuazione del sito attraverso un coinvolgimento partecipativo e trasparente delle amministrazioni e comunità locali e che definisca i vari soggetti coinvolti e le loro responsabilità al fine di garantire un percorso certo di decisione finale per l’individuazione di un sito per la realizzazione del Centro servizi”. Autocandidatura: incredibile. Ma figuriamoci se, in Italia, qualche “territorio” si autocandida ad ospitare rifiuti radioattivi. Siamo seri. Comunque un miracolo è sempre possibile. I materiali e i rifiuti radioattivi esistenti in Italia si trovano da decenni in una situazione di provvisorietà, e talora di precarietà, che rende sempre più complesso e oneroso il mantenimento di adeguate condizioni di sicurezza. La perdurante mancanza di un deposito nazionale centralizzato definitivo per i rifiuti radioattivi determina una situazione di grave pericolo latente. Resto dell’idea, per i rifiuti di I e II categoria, che occorre eliminare i numerosi depositi provvisori con un deposito, per il momento, anch’esso temporaneo, ma centralizzato, in modo da avere una gestione unica e controllata. E’ una questione di sicurezza nazionale. Del resto questo si fa già in Belgio ed Olanda dove viene adottato lo stoccaggio temporaneo in siti centralizzati, così come avviene anche in altri stati membri senza programmi d’energia nucleare. Essendo un deposito superficiale ingegneristico si potrà utilizzare, per esempio, un sito su un’isola del Mar Tirreno con pochi abitanti che potranno lavorare nella gestione del deposito, traendone, quindi, gratificazione oppure ricorrere ad uno dei quattro siti, già studiati dall’Enea, del Demanio Militare. Fatto questo primo passo sarà possibile, con calma, trovare e predisporre un sito definitivo, sia per i rifiuti di I e II categoria che per quelli di III, sperando che la gente del luogo interpreti bene, nel frattempo, il citato detto del Nonno.

    *docente Università della Calabria

    Fareambiente Calabria damain@tiscali.it
    http://www.opinione.it/pages.php?dir...t=8218&aa=2008

 

 
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