Amianto, l’Inps congela le pensioni
04 ottobre 2008| Graziano Cetara HOME > GENOVA
Almeno 30mila pensioni sono a rischio dopo l’inchiesta sull’amianto
«Ho masticato amianto dall’età di sedici anni e ora, a pochi mesi dalla pensione, non so ancora se potrò sfruttare i benefici contributivi oppure no». Nicola Filippone, 51 anni, residente con la moglie e due figli a Bolzaneto, “calderaio” (carpentiere) alle Riparazioni navali di Sestri ponente, ha lavorato a bordo dell’”Andrea Doria”, della “Enrico Costa”, dell’”Italia Prima”, «quando le guarnizioni ignifughe erano tutte fatte con quella maledetta fibra metallica».
Filippone, così come migliaia e migliaia di altri lavoratori liguri (le domande in sospeso sono oltre 30 mila), non sa se e come potrà andare in pensione pur avendo maturato il diritto. Su di lui, come su tutti gli altri, grava e graverà per sempre la minaccia del cancro ai polmoni (il famigerato mesotelioma pleurico, ndr), per effetto delle condizioni di lavoro nelle quali è stato fatto operare. Questo non basta, evidentemente, a concedergli il meritato (e pagato) riposo.
L’Inps ha congelato tutto, da quando l’inchiesta sull’amianto della Procura di Genova ha messo in crisi l’intero sistema. La sede centrale dell’ente di previdenza, di fronte alle notizie sulle presunte irregolarità nella concessione dei benefici contributivi, ha chiesto spiegazioni all’Inail, l’ente assicurativo che certifica l’esposizione all’amianto dei singoli lavoratori, su un numero impressionante ma al momento indefinito di pratiche. E l’Inail, finito al centro delle due inchieste parallele della magistratura penale e di quella contabile, ha di fatto bloccato ogni nuovo pronunciamento. Sulle comunicazioni dell’Inps c’è scritto: «Non si è provveduto all’accredito dei periodi di esposizione all’amianto in quanto l’Inail ha comunicato che l’efficacia dei provvedimenti certificativi viene sospesa fino alla conclusione del procedimento di riesame e fino alla definitiva conferma o annullamento delle precedenti certificazioni»
È la chiusura del cerchio: l’Inps ha dichiarato «provvisorie» le pensioni sospette che vengono erogate ogni mese, con una lettera-choc inviata a un migliaio di ex lavoratori, e ora ha bloccato di fatto il riconoscimento di altre pensioni con lo scivolo assicurato dalla legge sull’amianto.
È la paralisi che si è generata in questi ultimi mesi, per effetto delle indagini sui presunti episodi di corruzione, abuso, truffa e falso contestati dai sostituti procuratori genovesi Luca Scorza Azzarà e Vittorio Ranieri Miniati, a un primo nucleo di venti indagati su un migliaio di pratiche sospette riguardanti le aziende Ansaldo Energia e Ansaldo Trasporti. Ma il domino rischia di essere molto più esteso mano a mano che gli accertamenti dei poliziotti del commissariato genovese di San Fruttuoso e della guardia di finanza proseguiranno allargandosi ad altre grandi aziende. E il domino, mentre il lavoro degli inquirenti e di un paio di super periti prosegue a ritmo incessante, è già partito all’interno dei due enti pubblici, Inail e Inps. Una commissione tecnica interna ai due istituti ha già iniziato a passare in rassegna le pratiche che potrebbero risultare irregolari: si parla di oltre 4.000 pratiche. Elenco destinato successivamente a passare sul tavolo della Procura, ma che di fatto ha già prodotto i primi effetti. Centinaia e centinaia di istruttorie per la conferma dei benefici di legge relativi all’esposizione all’amianto sono partite in senso inverso: dall’Inps (l’ente erogatore solitamente disposto al termine della catena che porta al pagamento della pensione) verso l’Inail, che riconosce i requisiti, e dall’Inail alle aziende che dichiarano di aver operato in presenza di amianto. Il tutto sta avvenendo in mezzo a difficoltà enormi: le situazioni da accertare risalgono ad anni, in qualche caso, a decenni fa, quando le singole aziende avevano sedi e assetti diversi. I testimoni che potrebbero confermare la presenza dell’amianto potrebbero essere irreperibili se non già morti. «La paralisi rischia di durare mesi forse anni, se l’emergenza non sarà affrontata a livello centrale», ammettono fonti sindacali. Un’emergenza che riguarda migliaia di famiglie.
L’inchiesta non riguarda solo le pensioni percepite indebitamente, perché assicurate a persone che non hanno mai lavorato in ambienti contaminati. Ma anche aziende che non hanno mai dichiarato la presenza del rischio amianto nei propri stabilimenti. Per pagare premi assicurativi inferiori all’Inail, si tratta di milioni e milioni di euro, ma anche per non dover affrontare l’obbligo del risarcimento del danno biologico ai lavoratori che dovessero ammalarsi di patologie legate al rischio professionale: la legge impone all’Inail il pagamento di una percentuale del danno biologico. La restante parte spetta alle imprese.
http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/g...pensioni.shtml






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