Dopo aver beccato con le intercettazioni telefoniche un esponente del PD ed uno di AN, mentre si scambiavano indicazioni su come pilotare le proteste antidiscarica di Chiaiano e mentre al parlamento si parlava dell'irresponsabilità dei comunisti e degli ambientalisti, ora c'è anche questa. Naturalmente dopo aver parlato della chiara ed evidente complicità dei comunisti nei confronti della mafia.
Ndrangheta: arrestati i sindaci di Gioia Tauro e Rosarno insieme a due Piromalli
di Francesco Condoluci 3 ottobre 2008
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GIOIA TAURO (RC) – Cinque arresti e un colpo di mannaia ai legami tra ‘ndrangheta e pubblica amministrazione nella Piana di Gioia Tauro, l'area del porto più grande del Mediterraneo ma anche delle cosche più potenti della Calabria.E' la coda finale dell'operazione giudiziaria "Cent'anni di Storia" con cui già a luglio scorso la Dda di Reggio Calabria aveva mandato alla sbarra i vertici dei clan Alvaro e Piromalli-Molè, anche per scongiurare sanguinose appendici della "rottura" tra queste ultime due famiglie – un tempo storicamente alleate – che ad inizio anno ha portato prima all'eliminazione del boss Rocco Molè e poi all'attentato a mezzo autobomba in cui ha perso la vita l'imprenditore Nino Princi, in pieno centro a Gioia Tauro. Dopo le indagini sulle mire e i tentativi di scalata dei clan nel grande business del Porto, che nemmeno tre mesi fa avevano portato all'esecuzione di 24 fermi, con quest'ultimo filone d'inchiesta i giudici antimafia hanno sollevato il coperchio sulle pesanti ingerenze mafiose nei palazzi comunali. A finire in carcere infatti assieme ad altri due esponenti di spicco del potentissimo casato dei Piromalli, stavolta sono stati tre amministratori pubblici accusati di «concorso esterno in associazione mafiosa». Si tratta dell'ex sindaco e vicesindaco di Gioia Tauro,
Giorgio Dal Torrione e Rosario Schiavone (già decaduti dalla carica ad aprile scorso perché colpiti dal decreto di scioglimento «per infiltrazione mafiosa» del consiglio comunale) e Carlo Martelli, primo cittadino in carica di Rosarno, grosso centro distante pochi chilometri dalla città del porto. Le ordinanze di custodia cautelari richieste dai pm della Dda reggina Salvatore Boemi, Roberto di Palma, Roberto Pennisi e Maria Luisa Miranda e firmate dal gip Kate Tassone, hanno raggiunto anche il vecchio boss Gioacchino Piromalli, ritenuto uno degli attuali reggenti della famiglia, e il nipote 39enne di questi, suo omonimo. Proprio la figura di quest'ultimo, un avvocato radiato dall'albo a seguito della condanna per mafia riportata nell'ambito del processo «Porto» ai primi anni '90, si è rivelata determinante per consentire ai giudici della distrettuale reggina di poter dimostrare come la ‘ndrangheta riesce ad allungare, anche nei modi più impensati, i suoi tentacoli all'interno delle amministrazioni comunali. L'accusa nei confronti dei tre amministratori, tutti di centrodestra, è infatti quella di aver tentato di favorire il reinserimento professionale di Gioacchino Piromalli, l'ex legale e rampollo dell'omonima ‘ndrina che, ai fini della sua riabilitazione aveva fatto richiesta, al Tribunale di Sorveglianza di Reggio Calabria, di poter risarcire, con delle prestazioni lavorative «di fatto», il danno, pari a 10 milioni di euro, cui era stato condannato dal Tribunale di Palmi nei confronti dei tre comuni di Gioia Tauro, Rosarno e San Ferdinando, che nel processo Porto si erano costituiti parte civile. La procedura, avviata nel dicembre 2006 aveva indotto il Tribunale di Sorveglianza a chiedere ai tre comuni, con tanto di suo «beneplacito», la disponibilità, che, un anno dopo, era puntualmente arrivata, facendo scattare però immediatamente i sospetti e le indagini dei magistrati della Dda. I quali, anche sulla base di altri elementi di valutazione – venuti fuori dalla relazione della commissione d'accesso che prima dello scioglimento per mafia dell'aprile scorso, aveva spulciato per mesi tra le carte del comune di Gioia Tauro e dalle rivelazioni di un pentito sui condizionamenti mafiosi nell'ultima campagna elettorale per le comunali di Rosarno – hanno stabilito che Dal Torrione (eletto nelle fila all'Udc), Schiavone (AN) e Martelli (FI), con il loro atteggiamento accondiscendente, in realtà «avrebbero concorso proprio al perseguimento delle finalità della 'ndrina dei Piromalli». Nessun provvedimento restrittivo è stato spiccato invece, almeno per il momento nei confronti del sindaco di San Ferdinando, Francesco Barbieri, che resta comunque anch'egli indagato nell'ambito del caso della riabilitazione di Piromalli. Nelle 370 pagine dell'ordinanza, per gli ex amministratori comunali di Gioia Tauro, gli addebiti non si esauriscono però solo in questa vicenda, ma investono direttamente le scelte da loro compiute, in particolare sulla modifica del progetto dello svincolo cittadino dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria e su una variante ai lavori della Strada Statale 111, che sempre secondo i giudici, sarebbero state indirizzate «ad agevolare e sposare gli interessi della cosca Piromalli». I cinque arrestati si trovano attualmente a Reggio Calabria, nella disponibilità dell'autorità giudiziaria che ha giustificato le misure cautelari come necessarie vista «la pericolosità sociale dei reati in oggetto».
Per la cronaca il sindaco di Gioia Tauro è dell'UDC, il vicesindaco è di AN, mentre il sindaco di Locarno è di Forza Italia.
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleO...lesView=Libero
http://www.repubblica.it/2008/06/sez...malli.html?rss
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=297806









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