PROTOCOLLO I
Parleremo apertamente, discuteremo il significato di ogni riflessione e, per mezzo di paragoni e
deduzioni, arriveremo a dare una spiegazione completa esponendo così il concetto della nostra
politica e di quella dei Goys (parola ebraica per definire tutti i Gentili). Si deve anzitutto notare
che gl'individui corrotti sono assai più numerosi di coloro che hanno nobili istinti, perciò nel
governare il mondo i migliori risultati sono ottenuti colla violenza e l'intimidazione, anziché con le
discussioni accademiche. Ogni uomo mira al potere, ognuno vorrebbe essere un dittatore e sono,
in vero, assai rari coloro che non sono pronti a sacrificare il benessere altrui pur di raggiungere le
proprie finalità. Che cosa ha frenato quelle belve che chiamiamo uomini? Che cosa li ha
governati? Nei primordi della civiltà si sono sottomessi alla forza cieca e brutale, poi alla legge la
quale - in realtà - è la stessa forza, ma mascherata. Da ciò debbo dedurre che, secondo la legge
della natura, il diritto sta nella forza. La libertà politica non è un fatto, ma una idea.
Si deve sapere come applicare questa idea quando necessita, allo scopo di servirsene come di
un'esca per attirare la forza della plebe al proprio partito, se detto partito ha deciso di usurpare il
potere di un rivale. Il problema viene semplificato, se questo rivale diventa infetto da idee di
"libertà" - dal cosiddetto liberalismo - e se per questo ideale cede una parte del suo potere. In
queste circostanze trionfa il nostro concetto. Una nuova mano afferra le abbandonate redini del
Governo, secondo vuole la legge vitale, perché la forza cieca del popolo non può esistere per un
solo giorno senza un Capo che la guidi, ed il nuovo Governo non fa che sostituire il vecchio
indebolito dal suo liberalismo.
Oggi giorno la potenza dell'oro ha sopraffatto i regimi liberali. Vi fu un tempo in cui la religione
governava. Il concetto della libertà non è realizzabile perché nessuno sa adoperarla con
discrezione. Basta dare l'autonomia di governo ad un popolo, per un periodo brevissimo, perché
esso diventi una ciurmaglia disorganizzata. Da quel momento stesso cominceranno i dissidi, i
quali presto si trasformano in guerre civili, l'incendio si appicca ovunque e gli Stati cessano
virtualmente di esistere. Lo stato, sia che si esaurisca in convulsioni interne, sia che la guerra
civile lo dia in mano a un nemico esterno - può considerarsi definitivamente e totalmente distrutto
e sarà in nostro potere. Il dispotismo capitalista, che è interamente nelle nostre mani, gli tenderà un
fuscello al quale lo Stato dovrà inevitabilmente aggrapparsi per evitare di cadere inesorabilmente
nell'abisso.
Se qualcuno per motivo di liberalismo asserisce che simili discussioni sono immorali farò una
domanda: perché non è immorale per uno Stato che ha due nemici, uno esterno e l'altro interno, il
servirsi contro l'uno di mezzi difensivi diversi da quelli che usa contro l'altro, formando cioè piani
segreti di difesa, e di attacco di notte o con forze superiori? Dunque, perché dovrebbe essere
immorale per lo Stato di servirsi di questi medesimi mezzi contro ciò che rovina le sue fondamenta
ed il benessere della sua stessa esistenza? Può una mente sana e logica sperare di governare una
massa con successo per mezzo di argomenti e ragionamenti, quando sussiste la possibilità che essi
siano contraddetti da altri i quali, anche se assurdi e ridicoli, vengano presentati in guisa attraente a
quella parte della plebe, che non è capace di ragionare o di approfondire, guidata come è
interamente da piccole passioni e convenzioni, o da teorie sentimentali?
Il grosso della plebe, non iniziata ed ignorante, assieme a coloro che sono sorti e saliti da essa,
vengono avviluppati in dissensi di partito, che rendono impossibile qualsiasi accordo anche sulla
base di argomenti sani e convincenti. Ogni decisione della massa dipende da una maggioranza
casuale o predisposta la quale, nella sua totale ignoranza dei misteri politici, approva risoluzioni
assurde, seminando in questo modo i germi dell'anarchia. La politica non ha niente di comune con
la morale; un sovrano che si lascia guidare dalla morale non è un accorto politico,
conseguentemente non è sicuramente assiso sul trono. Chi vuol regnare deve ricorrere all'astuzia
ed all'ipocrisia. L'onestà e la sincerità, grandi qualità umane, diventano vizi in politica. Esse fanno
perdere il trono più certamente che non il più acerrimo nemico. Queste qualità devono essere gli
attributi delle nazioni Gentili, ma noi non siamo affatto costretti a lasciarci andare da esse. Il
nostro diritto sta nella forza. La parola "diritto" rappresenta un'idea astratta senza base alcuna, e
significa né più né meno che: "datemi quello che voglio perché io possa dimostrarvi in
conseguenza che io son più forte di voi".
Dove principia il diritto e dove termina? In uno Stato dove il potere è male organizzato, ove le
leggi e le personalità del regnante sono resi inefficaci dal continuo liberalismo invadente, io mi
servo di una nuova forma di attacco usando del diritto della forza per distruggere i canoni e i
regolamenti già esistenti, impadronirmi delle leggi, riorganizzare tutte le istituzioni, e diventare
così il dittatore di coloro i quali hanno spontaneamente rinunciato al loro potere conferendolo a
noi. La nostra forza, nelle attuali traballanti condizioni dell'autorità civile, sarà maggiore di
qualsiasi altra, perché sarà invisibile, sino al momento che saremo diventati tanto forti da non
temere più nessun attacco per quanto astutamente preparato. Dal male temporaneo, al quale siamo
obbligati a ricorrere, emergerà il benefizio in un regime incrollabile che reintegrerà il
funzionamento dell'esistenza naturale, distrutto dal liberalismo.
Il fine giustifica i mezzi.
Nel formulare i nostri piani, dobbiamo fare attenzione non tanto a ciò che è buono e morale,
quanto a ciò che è necessario e vantaggioso.
Abbiamo davanti un piano dove è tracciata una linea strategica dalla quale non dobbiamo deviare,
altrimenti distruggeremo il lavoro di secoli. Per stabilire uno schema d'azione adeguato, dobbiamo
tener presente la meschinità, l'incostanza e la mancanza di equilibrio morale della folla, nonché
l'incapacità sua di comprendere e di rispettare le condizioni stesse del suo benessere e della sua
esistenza. Si deve comprendere, che la forza della folla è cieca e senza acume; che porge ascolto
ora a destra ora a sinistra. Se il cieco guida il cieco, ambedue cadranno nella fossa.
Conseguentemente quei membri della folla che sono venuti su da essa, non possono, anche
essendo degli uomini d'ingegno, guidare le masse senza rovinare la Nazione. Solamente chi è stato
educato alla sovranità autocratica può leggere le parole formate con l'alfabeto politico. Il popolo
abbandonato a sé stesso, cioè in balìa di individui saliti su dalla plebe, viene rovinato dai dissensi
di partito che hanno origine dall'avidità di potere e dalla bramosia di onori, generatrici di
agitazioni e disordini.
È forse possibile che le masse possano giungere tranquillamente ed amministrare senza gelosia gli
affari di Stato che non devono confondere con i loro interessi personali? Possono le masse
organizzare la difesa contro il nemico esterno? Ciò è assolutamente impossibile, perché un piano
suddiviso in tante parti quante sono le menti della massa, perde il suo valore e quindi diventa
inintelligibile ed ineseguibile. Soltanto un autocrate può concepire piani vasti, assegnando la sua
parte a ciascun ente del meccanismo della macchina statale. Quindi concludiamo essere utile per il
benessere del paese, che il governo del medesimo sia nelle mani di un solo individuo responsabile.
Senza il dispotismo assoluto la civiltà non può esistere, perché la civiltà può essere promossa
solamente sotto la protezione del regnante, chiunque egli sia, e non dalla massa.
La folla è barbara, ed agisce barbaramente in ogni occasione. La turba, appena acquista la libertà,
rapidamente la trasforma in anarchia, la quale è per sé stessa la massima delle barbarie. Date uno
sguardo a quei bruti alcoolizzati ridotti all'imbecillità dalle bevande il cui consumo illimitato è
tollerato dalla libertà! Dovremo noi permettere a noi stessi ed ai nostri simili di fare altrettanto? I
popoli della Cristianità sono fuorviati dall'alcool; la loro gioventù è resa folle dalle orgie classiche
e premature alle quali l'hanno istigata i nostri agenti - e cioè i precettori, i domestici, le istitutrici,
gli impiegati, i commessi e via dicendo -; dalle nostre donne nei loro luoghi di divertimento; ed a
queste ultime aggiungo anche le cosiddette "Signore della Società" - loro spontanee seguaci nella
corruzione e nella lussuria.
Il nostro motto deve essere: "Qualunque mezzo di forza ed ipocrisia!".
In politica vince soltanto la forza schietta, specialmente se essa si nasconde nell'ingegno
indispensabile per un uomo di Stato. La violenza deve essere il principio; l'astuzia e l'ipocrisia
debbono essere la regola di quei governi che non desiderano di deporre la loro corona ai piedi
degli agenti di una potenza nuova. Il male è l'unico mezzo per raggiungere il bene. Pertanto non
dobbiamo arrestarci dinanzi alla corruzione, all'inganno e al tradimento, se questi mezzi debbono
servire al successo della nostra causa.
In politica dobbiamo saper confiscare le proprietà senza alcuna esitazione, se con ciò possiamo
ottenere l'assoggettamento altrui e il potere per noi. Il nostro Stato, seguendo la via della conquista
pacifica, ha il diritto di sostituire agli orrori della guerra le esecuzioni, meno appariscenti e più
utili, che sono i mezzi necessari per mantenere il terrore, producendo una sottomissione cieca. La
severità giusta ed implacabile è il fattore principale della potenza dello Stato. Non solo perché è
vantaggioso, ma altresì per dovere e per la vittoria, dobbiamo attenerci al programma della
violenza e dell'ipocrisia. I nostri principi sono altrettanto potenti quanto i mezzi coi quali li
mettiamo in atto. Questo è il motivo per cui non solo con questi mezzi medesimi ma anche con la
severità delle nostre dottrine, trionferemo ed assoggetteremo tutti i Governi al nostro Super-
Governo. Basta che si sappia che siamo implacabili per prevenire ogni recalcitranza. Anche nel
passato noi fummo i primi a gettare al popolo le parole d'ordine: "Libertà, uguaglianza,
fratellanza". Parole così spesso ripetute, da quel tempo in poi, da pappagalli ignoranti accorrenti in
folla da ogni dove intorno a quest'insegna. Costoro, ripetendole, tolsero al mondo la prosperità ed
all'individuo la vera libertà personale, che prima era stata così bene salvaguardata, impedendo alla
plebaglia di soffocarla.
I Gentili sedicenti dotti e gli intelligenti, non percepirono quanto fossero astratte le parole che
pronunciavano e non si accorsero che queste parole non solo non si accordavano, ma si
contraddicevano addirittura.
Essi non seppero vedere che l'eguaglianza non esiste nella natura, la quale crea calibri diversi e
disuguali di mente, carattere e capacità. Così è d'uopo assoggettarsi alle leggi della natura. Questi
sapientoni non seppero intuire che la massa è una potenza cieca e che coloro i quali, emergendo da
essa, vengono chiamati al governo, sono ugualmente ciechi in fatto di politica; che un uomo
destinato a regnare può governare, anche se sia uno sciocco, ma che un uomo il quale non è stato
preparato a tale compito, non comprenderebbe nulla di politica anche se fosse un genio. I Gentili
hanno messo da parte tutto ciò, mentre è su questa base, che fu fondato il governo dinastico.
Il padre soleva istruire il figlio nel significato e nello svolgimento delle evoluzioni politiche in
maniera tale che nessuno, fuorché i membri della dinastia, potesse averne conoscenza e che
pertanto nessuno potesse svelarne i segreti al popolo governato. Col tempo il significato dei veri
insegnamenti politici, quali erano trasmessi nelle dinastie da una generazione all'altra, andò
perduto, e questa perdita contribuì al successo della nostra causa. Il nostro appello di: "libertà,
uguaglianza, fratellanza", attirò intiere legioni nelle nostre file dai quattro canti del mondo
attraverso i nostri inconsci agenti, e queste legioni portarono i nostri stendardi estaticamente. Nel
frattempo queste parole rodevano, come altrettanti vermi, il benessere dei Cristiani e
distruggevano la loro pace, la loro costanza, la loro unione, rovinando così le fondamenta degli
Stati. Come vedremo in seguito, questa azione determinò il nostro trionfo. Esso ci dette, fra l'altro,
la possibilità di giocare l'asso di briscola, vale a dire di ottenere l'abolizione di privilegi; ossia, in
altre parole, l'abolizione dell'aristocrazia dei Gentili, la quale era l'unica difesa che le Nazioni ed i
paesi possedevano contro di noi. Sopra le rovine di una aristocrazia naturale ed ereditaria,
costruimmo un'aristocrazia nostra a base plutocratica. Fondammo questa nuova aristocrazia sulla
ricchezza, che noi controllavamo, e sulla scienza promossa dai nostri dotti. Il nostro trionfo fu
facilitato dal fatto, che noi, mediante le nostre relazioni con persone che erano indispensabili,
abbiamo sempre agito sulla parte suscettibile della mente umana; cioè sfruttando l'avidità di
guadagno delle nostre vittime, la loro ingordigia, la loro instabilità, nonché profittando delle
esigenze naturali dell'uomo, poiché ognuna di queste debolezze, presa da sé, è capace di
distruggere l'iniziativa, ponendo così la potenza volitiva del popolo in balìa di coloro che
vorrebbero privarlo di tutto il suo potere di iniziativa. Il significato astratto della parola libertà rese
possibile di convincere le turbe che il Governo non è altro che un gerente rappresentante il
possessore - vale a dire la Nazione -; e pertanto può essere messo da parte come un paio di guanti
usati. Il fatto che i rappresentanti della Nazione possono essere destituiti li diede in nostro potere e
fece sì che la loro nomina è praticamente nelle nostre mani.
PROTOCOLLO II
Per il nostro scopo è indispensabile che le guerre non producano modificazioni territoriali. In tal
modo, senza alterazioni territoriali, la guerra verrebbe trasferita sopra una base economica. Allora
le nazioni dovranno riconoscere la nostra superiorità per l'assistenza che sapremo dare ad esse, e
questo stato di cose metterà entrambe le parti alla mercè dei nostri intermediarii internazionali
dagli occhi di lince, i quali hanno inoltre mezzi assolutamente illimitati. Allora i nostri diritti
internazionali cancelleranno le leggi del mondo e noi governeremo i paesi nello stesso modo che i
singoli governi governano i loro sudditi.
Sceglieremo fra il pubblico amministratori che abbiano tendenze servili. Essi non avranno
esperienza dell'arte di governare, e perciò saranno facilmente trasformati in altrettante pedine del
nostro giuoco; pedine che saranno nelle mani dei nostri astuti ed eruditi consiglieri, specialmente
educati fino dall'infanzia nell'arte di governare il mondo. Come già sapete, questi uomini hanno
studiato la scienza del governo dai nostri piani politici, dall'esperienza dataci dalla storia e dalla
osservazione degli avvenimenti che si susseguono. I Gentili non traggono profitto da costanti
osservazioni storiche, ma seguono una
routine teorica senza considerare quali possano esserne le
conseguenze, quindi non occorre prenderli in considerazione. Lasciamo che si divertano finché
l'ora suonerà, oppure lasciamoli vivere nella speranza di nuovi divertimenti, o nel ricordo di
godimenti che furono. Lasciamoli nella convinzione che le leggi teoriche, che abbiamo ispirato
loro, siano per essi di suprema importanza. Con questa mèta in vista e coll'aiuto della nostra
stampa, aumentiamo continuamente la loro cieca fiducia in queste leggi. Le classi istruite dei
Gentili si vanteranno della propria erudizione e metteranno in pratica, senza verificarle, le
cognizioni ottenute dalla scienza che i nostri agenti scodellarono loro allo scopo prefisso di
educarne le menti secondo le nostre direttive. Non crediate che le nostre asserzioni siano parole
vane: notate il successo di Darwin, di Marx e di Nietsche, che fu intieramente preparato da noi.
L'azione demoralizzatrice di queste scienze sulle menti dei Gentili dovrebbe certamente esserci
evidente. Per evitare di commettere errori nella nostra politica e nel nostro lavoro di
amministrazione, è per noi essenziale di studiare e di tener presente l'attuale andamento del
pensiero, le caratteristiche e le tendenze delle nazioni.
Il successo del nostro piano consiste nella sua adattabilità al temperamento delle nazioni colle
quali veniamo a contatto. Esso non può riuscire se la sua applicazione pratica non è basata
sull'esperienza del passato, integrata con le osservazioni dell'ora presente. La stampa è una grande
forza nelle mani dei presenti Governi, i quali per suo mezzo controllano le menti popolari. La
stampa dimostra le pretese vitali della popolazione, ne rende note le lagnanze e talvolta crea lo
scontento nella plebe. La realizzazione della libertà di parola nacque nella stampa, ma i governi
non seppero usufruire di questa forza ed essa cadde nelle nostre mani. Per mezzo della stampa
acquistammo influenza pur rimanendo dietro le quinte. In virtù della stampa accumulammo l'oro:
ci costò fiumi di sangue ed il sacrificio di molta gente nostra, ma ogni sacrificio dal lato nostro,
vale migliaia di Gentili nel cospetto di Dio.
PROTOCOLLO III
Oggi vi posso assicurare che siamo a pochi passi dalla nostra mèta. Rimane da percorrere ancora
una breve distanza e poi il ciclo del Serpente Simbolico - emblema della nostra gente - sarà
completo. Quando questo ciclo sarà chiuso, tutti gli Stati Europei vi saranno costretti come da
catene infrangibili. La bilancia sociale ora esistente andrà presto in isfacelo, perché noi ne
alteriamo continuamente l'equilibrio, allo scopo di logorarla e distruggerne l'efficienza al più
presto possibile.
I Gentili credettero che tale bilancia fosse forte e resistente e confidavano di tenerla sempre
accuratamente in equilibrio, ma i suoi sostegni, cioè i capi degli Stati, trovano un impedimento nei
loro servitori i quali non giovano nulla ad essi, perché sono trascinati dalla loro illimitata forza
d'intrigo, causata dai terrori che prevalgono nelle Corti. Il Sovrano, siccome non ha i mezzi per
penetrare nel cuore del suo popolo, non può difendersi contro gli intriganti avidi di potere. Dacché
noi abbiamo scisso il potere vigile dal potere cieco della popolazione, entrambi hanno perduto il
loro significato, perché una volta divisi, sono spersi l'uno e l'altro come un cieco al quale manchi il
suo bastone. Per indurre gli amanti del potere a fare cattivo uso dei loro diritti, aizzammo tutte le
Potenze, le une contro le altre, incoraggiandone le tendenze liberali verso l'indipendenza. Abbiamo
fomentato ogni impresa in questo senso, ponendo così delle armi formidabili nelle mani di tutti i
partiti, e abbiamo fatto sì che il potere fosse la mèta di ogni ambizione. I governi li abbiamo
trasformati in arene dove si combattono le guerre di partito. Fra poco il disordine ed il fallimento
appariranno ovunque. Chiacchieroni irrefrenabili trasformarono le assemblee parlamentari ed
amministrative in riunioni di controversia. Giornalisti audaci, e sfacciati scrittori di opuscoli,
attaccano continuamente i poteri amministrativi. L'abuso del potere preparerà definitivamente il
crollo di tutte le istituzioni e tutto cadrà sotto i colpi della popolazione inferocita. Il popolo è
assoggettato nella miseria dal sudore della sua fronte in un modo assai più formidabile che non
dalle leggi della schiavitù. Da quest'ultima i popoli poterono affrancarsi in un modo o in un altro,
mentre nulla li potrà liberare dalla tirannide della completa indigenza. Ponemmo cura di inserire
nelle costituzioni molti diritti che per le masse sono puramente fittizi. Tutti i cosidetti "diritti del
popolo" possono esistere solo in teorie le quali non sono praticamente applicabili. Qual vantaggio
deriva ad un operaio del proletariato, curvato dalle sue dure fatiche ed oppresso dal destino, dal
fatto che un ciarlone ottiene il diritto di parlare, od un giornalista quello di stampare qualsiasi
sciocchezza? A che giova una costituzione al proletariato, se da essa non riceve altro benefizio che
le briciole che gli gettiamo dalla nostra tavola quale ricompensa perché dia i suoi voti ai nostri
agenti? I diritti repubblicani sono un'ironia per il povero, perché la dura necessità del lavoro
quotidiano gli impedisce di ricavare qualsiasi beneficio da diritti di tal genere e non fa che
togliergli la garanzia di uno stipendio fisso e continuo rendendolo schiavo degli scioperi, di chi gli
dà lavoro e dei suoi compagni. Sotto i nostri auspici la plebe ha completamente distrutto
l'aristocrazia, la quale sempre la sovvenne e la custodì per il vantaggio proprio, che era
inseparabile dal benessere della popolazione. Oggi giorno il popolo, avendo distrutto i privilegi
dell'aristocrazia, è caduto sotto il giogo di furbi sfruttatori e di gente venuta su dal nulla. Noi
abbiamo l'intenzione di assumere l'aspetto di liberatori dell'operaio, venuti per affrancarlo da ciò
che lo opprime, quando gli suggeriremo di unirsi alla fila dei nostri eserciti di socialisti, anarchici
e comunisti. Sosteniamo i comunisti, fingendo di amarli giusta i principii di fratellanza e
dell'interesse generale dell'umanità, promosso dalla nostra massoneria socialista. L'aristocrazia, la
quale - per diritto - spartiva il guadagno delle classi operaie, si interessava perché queste classi
fossero ben nutrite, sane e robuste. Il nostro scopo è invece l'opposto, vale a dire che ci
interessiamo alla degenerazione dei Gentili. La nostra forza consiste nel tenere continuamente
l'operaio in uno stato di penuria ed impotenza, perché, così facendo, lo teniamo assoggettato alla
nostra volontà e, nel proprio ambiente, egli non troverà mai la forza e l'energia di insorgere contro
di noi. La fame conferirà al Capitalismo dei diritti sul lavoratore infinitamente più potenti di quelli
che il legittimo potere del Sovrano potesse conferire alla aristocrazia.
Noi governiamo le masse mediante i sentimenti di gelosia ed odio fomentati dall'oppressione e
dalla miseria. Ed è facendo uso di questi sentimenti che togliamo di mezzo tutti coloro che ci
ostacolano.
Quando verrà il giorno dell'incoronazione del nostro Sovrano Mondiale, provvederemo con questi
stessi mezzi, e cioè servendoci della plebe, a distruggere tutto ciò che potrebbe ostacolare il nostro
cammino. I Gentili non sono più capaci di ragionare in materia di scienza, senza il nostro aiuto.
Per questo motivo essi non comprendono la necessità vitale di certe condizioni, che noi ci
facciamo un dovere di tener nascoste sino al momento in cui giungerà la nostra ora; specialmente,
che nelle scuole si dovrebbe insegnare la sola vera e più importante di tutte le scienze, e cioè la
scienza della vita dell'uomo e delle condizioni sociali, le quali richiedono entrambe la spartizione
del lavoro e conseguentemente la classificazione degli individui in caste e classi.
È indispensabile che tutti sappiamo che la vera eguaglianza non può esistere, data la natura diversa
delle varie qualità di lavoro; e che pertanto coloro i quali agiscono a detrimento di tutta una casta
incorrono in una responsabilità ben diversa, davanti alla legge, di quelli che commettono un delitto
nocivo soltanto al loro onore personale.
La vera scienza delle condizioni sociali, ai segreti della quale non ammettiamo i Gentili,
convincerebbe il mondo che il lavoro e gli impieghi si dovrebbero assegnare a caste ben distinte,
allo scopo di evitare insofferenze umane derivanti da una educazione non corrispondente al lavoro
che gli individui sono chiamati ad eseguire. Se essi studiassero questa scienza, il popolo si
sottometterebbe volontariamente ai poteri governativi e alle caste di governo classificate da essi.
Date le condizioni attuali della scienza, che segue una linea tracciata da noi, la plebe, nella sua
ignoranza, crede ciecamente nelle parole stampate e nelle illusioni erronee opportunamente
ispirate da noi, ed odia tutte le classi che crede più elevate della sua. Ciò perché essa non
comprende l'importanza di ogni singola casta. Questo odio diventerà ancora più acuto quando si
tratterrà di crisi economiche, perché allora arresterà i mercati e la produzione. Determineremo una
crisi economica universale con tutti i mezzi clandestini possibili coll'aiuto dell'oro, che è tutto
nelle nostre mani. In pari tempo getteremo sul lastrico folle enormi di operai, in tutta l'Europa.
Allora queste masse si getteranno con gioia su coloro dei quali, nella loro ignoranza, sono stati
gelosi sin dall'infanzia, ne saccheggeranno gli averi e ne verseranno il sangue. A noi non
recheranno danno, perché il momento dell'attacco ci sarà ben noto, e prenderemo le misure
necessarie per proteggere i nostri interessi. Siamo riusciti a persuadere i Gentili che il liberalismo
avrebbe dato loro il regno della ragione. Il nostro dispotismo sarà di questa specie perché avrà il
potere di sopprimere le ribellioni e di sradicare con giusta severità ogni idea liberale dalle
istituzioni.
Quando la plebe si avvide che in nome della libertà le venivano concessi diritti di ogni genere, si
immaginò di essere la padrona e tentò di assumere il potere. Naturalmente s'imbatté come un cieco
qualsiasi, in ostacoli innumerevoli. Allora, non volendo tornare al regime di prima, depose il suo
potere ai nostri piedi.
Ricordatevi della rivoluzione francese, che chiamiamo la Grande Rivoluzione: ebbene, tutti i
segreti della sua preparazione organica ci sono ben noti, essendo lavoro delle nostre mani. Da
allora in poi abbiamo fatto subire alle nazioni una delusione dopo l'altra, cosicché esse dovranno
perfino rinnegarci, in favore del Re Despota, uscito dal sangue di Sionne, che stiamo preparando al
mondo.
Nel momento attuale noi come forza internazionale siamo invulnerabili, perché quando siamo
assaliti da uno dei governi dei Gentili, altri ci sostengono. Nella loro immensa bassezza, i popoli
Cristiani aiutano la nostra indipendenza. Ciò fanno quando si prosternano davanti alla forza;
quando sono senza pietà per i deboli; crudeli per le colpe e indulgenti per i delitti; quando si
rifiutano di ammettere le contraddizioni della libertà; quando sono pazienti fino al martirio nel
sopportare la violenza di una tirannia audace.
Essi tollerano da parte dei loro attuali dittatori, Presidenti dei Consigli e Ministri, degli abusi per il
più piccolo dei quali avrebbero ucciso cento re. Come si spiega questo stato di cose? Perché le
masse sono tanto illogiche nel farsi un concetto degli avvenimenti? La ragione è che i despoti
persuadono il popolo, per mezzo dei loro agenti, che l'abuso del potere con evidente danno allo
Stato è compiuto per uno scopo elevato, vale a dire per ottenere la prosperità della popolazione e
per l'amore della fratellanza internazionale, dell'unione e dell'eguaglianza. Si capisce che questi
agenti non dicono al popolo, che tale unificazione può essere ottenuta soltanto sotto il nostro
dominio; di modo che vediamo la popolazione condannare gl'innocenti ed assolvere i colpevoli,
convinta che potrà sempre fare ciò che le pare e piace. La plebe, data questa sua condizione
mentale, distrugge tutto ciò che è stabile e crea lo scompiglio ovunque. La parola "libertà" porta la
società a lottare contro tutte le potenze, persino contro le potenze della Natura e di Dio. Questo è il
motivo per cui, quando noi arriveremo al potere, dovremo cancellare la parola "libertà" dal
dizionario umano, essendo essa il simbolo della forza bestiale che trasforma le popolazioni in
belve assetate di sangue. Occorre però tener presente che queste belve si addormentano appena
saziate di sangue e che in quel momento è facile affascinarle e ridurle in ischiavitù. Se non si
procura ad esse del sangue, non si addormenteranno ma lotteranno fra di loro.
PROTOCOLLO IV
Ogni Repubblica attraversa varie fasi. La prima fase è rappresentata dai primi giorni di furia cieca,
quando le turbe annientano e distruggono a destra e a sinistra. La seconda è il regno del demagogo
che promuove l'anarchia ed impone il potere assoluto. Questo dispotismo non è ufficialmente
legale ed è, pertanto, irresponsabile; esso è nascosto ed invisibile, ma nel medesimo tempo si fa
sentire. Esso è generalmente controllato da una organizzazione segreta la quale agisce dietro le
spalle di qualche agente ed è conseguentemente tanto più audace e senza scrupoli. A questa forza
segreta non importerà di mutare gli agenti che la mascherano. Questi mutamenti aiuteranno
persino l'organizzazione, la quale con questo mezzo si sbarazzerà dei suoi vecchi servitori, ai quali
avrebbe dovuto dare un forte premio, data la durata del loro servizio. Chi o che cosa può
detronizzare una potenza segreta? Ebbene tale è appunto il nostro Governo. La loggia massonica
in ogni parte del mondo agisce inconsciamente da maschera al nostro scopo. Ma l'uso che faremo
di questa potenza nel nostro piano di azione, come i nostri quartieri generali, restano
perpetuamente sconosciuti all'universo.
La libertà potrebbe non essere danno e sussistere nei governi e nei paesi senza pregiudicare il
benessere del popolo, se fosse basata sulla religione, sul timore di Dio e sulla fratellanza umana,
scevra da quei concetti di uguaglianza che sono in contraddizione diretta con le leggi della
creazione che hanno ordinato la sottomissione. Retto da una fede simile, il popolo sarebbe
governato dalle parrocchie e vivrebbe tranquillamente ed umilmente sotto la tutela dei suoi pastori
spirituali, sottomettendosi all'ordinamento da Dio stabilito sulla terra. Ed è perciò che dobbiamo
cancellare persino il concetto di Dio dalle menti dei Cristiani, rimpiazzandolo con calcoli
aritmetici e bisogni materiali. Allo scopo di stornare le menti Cristiane dalla nostra politica è
assolutamente necessario di tenerle occupate nell'industria e nel commercio. Così tutte le nazioni
lavoreranno incessantemente per il loro proprio vantaggio, ed in questa lotta universale non si
accorgeranno del nemico comune. Ma perché la libertà sconnetta e rovini completamente la vita
sociale dei Gentili, dobbiamo mettere il commercio sopra una base di speculazione. Il risultato di
ciò sarà che le ricchezze della terra, ricavate per mezzo della produzione, non rimarranno nelle
mani dei Gentili, ma passeranno, attraverso la speculazione, nelle nostre casseforti. La lotta per la
supremazia e la speculazione continua nel mondo degli affari, produrrà una società demoralizzata,
egoista e senza cuore. Questa società diventerà completamente indifferente e persino nemica della
religione e disgustata dalla politica. La bramosia dell'oro sarà l'unica sua guida. E questa società
lotterà per l'oro, facendo un vero culto dei piaceri materiali che esso può procacciarle. Allora le
classi inferiori si uniranno a noi contro i nostri rivali - cioè contro i Gentili privilegiati - senza
neppur fingere di essere animate da un motivo nobile, e neppure per amore delle ricchezze, ma
unicamente per il loro odio schietto contro le classi più elevate.
PROTOCOLLO V
Che genere di governo si può dare ad una società nella quale il subornamento e la corruzione sono
penetrate ovunque; dove le ricchezze si possono ottenere solamente di sorpresa o con mezzi
fraudolenti; dove il dissenso prevale in tutto, e la moralità si mantiene unicamente per mezzo del
castigo e di leggi severe, e non in conseguenza di principi volontariamente accettati; dove il
sentimento patriottico e religioso affoga nelle convinzioni cosmopolitane? Quale altra forma di
governo si può dare a simili società, fuorché quella despotica che vi descriverò ora?
Organizzeremo un governo fortemente centralizzato, in modo da acquistare le forze sociali per
noi. Per mezzo di nuove leggi regoleremo la vita politica dei nostri sudditi come se fossero tanti
pezzi di una macchina. Tali leggi limiteranno gradatamente tutte le franchigie e le libertà
accordate dai Gentili. In questo modo il nostro regno si svilupperà in un dispotismo così possente,
da essere in grado di schiacciare i Gentili malcontenti o recalcitranti in qualunque ora ed in
qualunque luogo.
Ci diranno che il genere di potere assoluto che suggerisco non si confà col progresso attuale della
civiltà, ma vi dimostrerò, invece, che è proprio vero il contrario. Allorquando i popoli
consideravano i loro sovrani come l'espressione della volontà di Dio, si sottomettevano
tranquillamente al dispotismo dei loro monarchi. Ma dal giorno in cui infondemmo nelle
popolazioni il concetto dei loro diritti, esse cominciarono a considerare i Re come semplici
mortali. Al cospetto della plebe la Santa unzione cadde dal capo dei monarchi, e quando ad essa
togliemmo anche la religione, il potere fu gettato sulla via come pubblica proprietà e venne
afferrato da noi. Oltre a ciò, fra le nostre doti amministrative contiamo quella di saper governare le
masse e gl'individui per mezzo di fraseologie astute, di teorie confezionate furbamente, di regole
di vita e di ogni altro mezzo d'inganno allettante. Tutte queste teorie, che i Gentili non
comprendono affatto, sono basate sull'analisi e sull'osservazione unite ad una così sapiente
argomentazione, che non trova l'uguale fra i nostri rivali, così come essi non possono competere
con noi nella costruzione di piani di solidarietà e di azione politica. L'unica società da noi
conosciuta che sarebbe capace di farci concorrenza in queste arti potrebbe essere quella dei
Gesuiti. Ma siamo riusciti a screditare i Gesuiti agli occhi della plebe stupida per la ragione che
questa società è un'organizzazione palese, mentre noi ci teniamo dietro le quinte, mantenendo il
segreto della nostra. Al mondo, in fin dei conti, importerà poco se diventerà suo padrone il capo
della Chiesa Cattolica, oppure un tiranno del sangue di Sionne. Ma per noi "popolo prediletto" la
questione non è indifferente. Per un certo periodo i Gentili potrebbero forse esser capaci di tenerci
testa. Ma a questo riguardo non abbiamo da temere perché siamo salvaguardati dall'odio
profondamente radicato che nutrono gli uni verso gli altri e che non si può estirpare. Abbiamo
messo in contrasto gli uni con gli altri tutti gli interessi personali e nazionali dei Gentili,
fomentandone tutti i pregiudizi religiosi e nazionali per quasi venti secoli. A tutto questo lavorìo si
deve il fatto, che nessun governo troverebbe appoggio nei suoi vicini, se si appellasse ad essi per
opporsi a noi, perché ognuno di essi sarebbe convinto che un'azione contro di noi potrebbe essere
disastrosa per la sua esistenza individuale. Noi siamo troppo potenti; il mondo intero deve fare i
conti con noi. I Governi non possono fare il più piccolo trattato senza il nostro intervento segreto.
"
Per me reges regunt" - i sovrani regnano per mezzo mio -. Leggiamo nella Legge dei Profeti, che
siamo prescelti da Dio per governare il mondo. Dio ci ha dato l'ingegno e la capacità di compiere
questo lavoro. Se vi fosse un genio nel campo nemico, egli potrebbe forse ancora combatterci, ma
un nuovo venuto non potrebbe competere con dei vecchi lottatori come noi, e il conflitto fra lui e
noi assumerebbe un carattere tale, che il mondo non ne avrebbe ancora visto l'eguale. Oramai è
troppo tardi per il loro Genio. Tutte le ruote del meccanismo statale sono messe in moto da una
forza che è nelle nostre mani: l'oro!
La scienza dell'economia politica studiata dai nostri grandi sapienti ha già dimostrato che la forza
del capitale supera il prestigio della Corona.
Il capitale per avere il campo libero, deve ottenere l'assoluto monopolio dell'industria e del
commercio. Questo scopo viene già raggiunto da una mano invisibile in tutte le parti del mondo.
Questo privilegio farà sì che tutta la forza politica sarà nelle mani dei commercianti, i quali col
profitto abusivo opprimeranno la popolazione.
Oggi giorno conviene disarmare i popoli piuttosto che condurli alla guerra. È più importante
sapersi servire per la nostra causa delle passioni ardenti che spegnerle. Incoraggiare le idee altrui e
farne uso pel piano nostro piuttosto che disperderle. Il problema principale per il nostro governo è
questo: come indebolire il cervello pubblico mediante la critica; come fargli perdere la facoltà di
ragionare che è fomite d'opposizione; come distrarre la mentalità del pubblico per mezzo di
fraseologie insensate.
In tutti i tempi le nazioni, al pari degli individui, hanno preso le parole per fatti, perché si
contentano di quello che odono e ben di rado si curano di verificare se le promesse siano state
adempiute, o pur no. Conseguentemente noi, soltanto per darla ad intendere, organizzeremo delle
istituzioni i cui membri dimostreranno e loderanno, con eloquenti discorsi, le loro contribuzioni al
"progresso".
Prenderemo un atteggiamento liberale per tutti i partiti e per tutte le tendenze e lo comunicheremo
a tutti i nostri oratori, i quali saranno talmente loquaci, da stancare il pubblico, il quale sarà stufo e
ristucco di qualunque genere d'eloquenza e ne avrà abbastanza.
Per impadronirci della pubblica opinione dovremo anzitutto confonderla al massimo grado
mediante la espressione da tutte le parti delle opinioni più contraddittorie, affinché i Gentili si
smarriscano nel labirinto delle medesime. Ed allora essi comprenderanno, che la miglior via da
seguire è quella di non avere opinioni in fatto di politica; la politica non essendo cosa da essere
intesa dal pubblico, ma riservata soltanto ai dirigenti gli affari. E questo è il primo segreto.
Il secondo segreto, necessario al successo completo del nostro governo, consiste nel moltiplicare
ad un punto tale gli errori, i vizi, le passioni e le leggi convenzionali del paese, che nessuno possa
vederci chiaro in simile caos. Quindi gli uomini cesseranno di comprendersi a vicenda. Questa
politica ci aiuterà pure a seminare la zizzania in tutti i partiti; a dissolvere tutte le forze collettive, a
scoraggiare ogni iniziativa individuale, la quale potrebbe in qualche modo intralciare i nostri
progetti. Non vi è nulla di più dannoso dell'iniziativa individuale: se è assecondata dall'intelligenza
essa ci può recare maggior danno dei milioni di esseri che abbiamo aizzato a dilaniarsi
vicendevolmente.
Dobbiamo dare all'educazione di tutta la società cristiana un indirizzo tale, che le cadano le
braccia per disperazione in tutti i casi nei quali un'impresa domandi dell'iniziativa individuale. La
tensione prodotta dalla propria libertà d'azione, perde di forza quando incontra la libertà d'azione
altrui. Ne conseguono le scosse morali, le disillusioni ed i fallimenti. Con questi mezzi
opprimeremo i Cristiani ad un tale punto, che li obbligheremo a chiederci di governarli
internazionalmente. Quando raggiungeremo una simile posizione, potremo immediatamente
assorbire tutti i poteri governativi del mondo e formare un Super-governo universale; al posto dei
governi ora esistenti, metteremo un colosso che si chiamerà l'"Amministrazione del
Supergoverno". Le sue mani si allungheranno come immense tanaglie e disporrà di una tale
organizzazione, che otterrà certamente la completa sottomissione di tutti i paesi.
PROTOCOLLO VI
Fra breve principieremo ad organizzare vasti monopoli - serbatoi di ricchezze colossali - nei quali
persino le grandi fortune dei Gentili saranno coinvolte in modo tale che crolleranno insieme al
credito del loro governo il giorno dopo che avrà avuto luogo la crisi politica [L'intenzione degli
Ebrei di ritirare il loro denaro all'ultimo momento è evidente. (Nota del T. inglese)].
Coloro fra gli astanti che sono economisti, calcolino l'importanza di questo progetto.
Dobbiamo adoperare ogni mezzo per sviluppare la popolarità del nostro supergoverno,
presentandolo come il protettore e il rimuneratore di tutti coloro che volontariamente si
sottometteranno a noi.
L'aristocrazia dei Gentili non esiste più quale potenza politica, di modo non dobbiamo
ulteriormente tenerne conto da questo punto di vista. Però essa, in quanto proprietaria di terreni,
costituisce sempre un pericolo per noi, giacché le sue rendite le assicurano l'indipendenza.
Pertanto è essenziale per noi di privare l'aristocrazia delle sue terre, a qualunque costo. Per
raggiungere questo scopo, il modo migliore è quello di aumentare continuamente le tasse e le
imposte, e con ciò il valore dei terreni si manterrà al più basso livello possibile.
Gli aristocratici dei Gentili, i quali, date le loro abitudini ereditarie, sono incapaci di accontentarsi
di poco, andranno presto in rovina.
Nel medesimo tempo dobbiamo dare con ogni impegno la massima protezione possibile alle
industrie ed al commercio e specialmente alla speculazione, il cui compito principale è di agire
come contrappeso alle industrie. Senza la speculazione, l'industria aumenterebbe il capitale privato
e tenderebbe a sollevare l'agricoltura, liberando le terre dai debiti e dalle ipoteche per gli anticipi
delle banche agricole. E' invece essenziale che l'industria prosciughi la terra di tutte le sue
ricchezze, e che la speculazione concentri nelle nostre mani tutte le ricchezze del mondo ottenute
con questi mezzi. In questo modo tutti i Gentili verranno ridotti nelle file del proletariato, ed allora
essi si piegheranno davanti a noi per ottenere il diritto di esistere.
Allo scopo di rovinare le industrie dei Gentili e di aiutare la speculazione, incoraggeremo l'amore
pel lusso sfrenato, che abbiamo già sviluppato. Aumenteremo i salari, ciò che non porterà
beneficio all'operaio, perché contemporaneamente accresceremo il prezzo delle sostanze più
necessarie, col pretesto dei cattivi risultati dei lavori agricoli. Con astuzia mineremo le basi della
produzione, seminando i germi della anarchia fra gli operai ed incoraggiandoli nell'abuso degli
alcoolici. Nel tempo stesso adopreremo tutti i mezzi possibili per iscacciare dal paese tutti i Gentili
intelligenti.
Per evitare che i Gentili realizzino prematuramente il vero stato delle cose, nasconderemo il nostro
piano sotto l'apparente desiderio di aiutare le classi lavoratrici alla soluzione dei grandi problemi
economici: questa nostra propaganda viene aiutata in tutto e per tutto dalle nostre teorie
economiche.
PROTOCOLLO VII
L'intensificazione del servizio militare, nonché l'aumento della polizia sono pure essenziali alla
riuscita dei progetti sovraindicati. Per noi è essenziale aggiustare le cose in modo, che oltre noi, in
tutti i paesi non siavi altro che un enorme proletariato, cioè altrettanti soldati e poliziotti fedeli alla
nostra causa.
In tutta l'Europa, e con l'aiuto dell'Europa, sugli altri continenti dobbiamo fomentare sedizioni,
dissensi e ostilità reciproche. In questo havvi un doppio vantaggio: in primo luogo, con tali mezzi
otteniamo il rispetto di tutti i paesi, i quali si rendono ben conto che abbiamo il potere o di
suscitare qualunque rivolta a piacer nostro, oppure di ristabilire l'ordine. Tutti i paesi hanno
l'abitudine di rivolgersi a noi per la necessaria pressione quando essa occorre. In secondo luogo, a
furia di intrighi imbroglieremo i fili tessuti da noi nei ministeri di tutti i Governi, non solo
mediante la nostra politica, ma altresì con i trattati di commercio e le obbligazioni finanziarie. Per
riuscire in quest'intento, dobbiamo usare molta astuzia e sottigliezza durante le trattative e gli
accordi; ma in quello che chiamasi "il linguaggio ufficiale", assumeremo la tattica opposta, vale a
dire avremo l'apparenza di essere onestissimi e disposti a sottometterci. Così i governi dei Gentili,
ai quali abbiamo insegnato a vedere solamente la parte pomposa degli affari, pel modo come glieli
presentiamo, ci terranno perfino in conto di benefattori e di salvatori dell'umanità. Dobbiamo
metterci in condizioni tali da poter rispondere ad ogni opposizione, con una dichiarazione di
guerra da parte del paese confinante a quello Stato che osasse attraversarci la strada; e qualora tali
confinanti alla loro volta decidessero di unirsi contro noi, dovremo rispondere promuovendo una
guerra universale.
Il principale successo in politica consiste nel grado di segretezza impiegato nel conseguirlo. Le
azioni di un diplomatico non devono corrispondere alle sue parole. Per giovare al nostro piano
mondiale, che si avvicina al termine desiderato, dobbiamo impressionare i governi dei Gentili
mediante la cosidetta pubblica opinione, che in realtà viene dovunque preparata da noi per mezzo
di quel massimo fra i poteri che è la stampa, la quale - fatte insignificanti eccezioni di cui non è il
caso tener conto - è completamente nelle nostre mani. In breve: per dimostrare che tutti i governi
dei Gentili sono nostri schiavi,
faremo vedere il nostro potere ad uno di essi per mezzo di atti di
violenza, vale a dire, con un regno di terrore [Notate lo stato attuale della Russia (Nota del T.
inglese)], e qualora tutti i governi insorgessero contro di noi, la nostra risposta sarà data dai
cannoni americani, cinesi e giapponesi.
PROTOCOLLO VIII
Dobbiamo impadronirci di tutti i mezzi che i nostri nemici potrebbero rivolgere contro noi.
Ricorreremo alle più intricate e complicate espressioni del dizionario della legge, allo scopo di
scolparci nella eventualità che fossimo costretti a pronunciare decisioni che potessero sembrare
eccessivamente audaci, oppure ingiuste. Perché sarà sommamente importante esprimere queste
decisioni in guisa così efficace, che si presentino alle genti come la massima manifestazione di
moralità, equità e giustizia. Il nostro governo deve essere circondato da tutte le forze della civiltà
in mezzo alle quali esso dovrà agire. Attirerà a sé i pubblicisti, gli avvocati, i praticanti, gli
amministratori, i diplomatici ed infine gli individui preparati nelle nostre scuole avanzate speciali.
Questi individui conosceranno i segreti della vita sociale; saranno padroni di tutte le lingue messe
insieme con le lettere e le parole politiche; avranno una perfetta conoscenza della parte intima e
segreta della natura umana, con tutte le sue corde più sensibili, che essi dovranno far risuonare e
vibrare secondo la loro volontà. Queste corde costituiscono l'insieme del cervello dei Gentili; delle
loro qualità buone o cattive, delle loro tendenze e dei loro vizi, nonché delle loro peculiarità di
caste e di classi.
S'intende che questi sapienti consiglieri della nostra potenza non saranno scelti fra i Gentili, che
sono abituati a fare il loro lavoro amministrativo senza tener presenti i risultati che devono
conseguire, e persino senza sapere lo scopo per cui tali risultati sono richiesti. Gli amministratori
dei Gentili formano i documenti senza leggerli e prestano servizio o per amore o per ambizione.
Circonderemo il nostro governo con un vero esercito di economisti. Questo è il motivo per cui si
insegna principalmente agli Ebrei la scienza dell'economia. Saremo circondati da migliaia di
banchieri, di commercianti e, cosa ancora più importante, di milionarii, perché, in realtà, ogni cosa
sarà decisa dal danaro. Nel frattempo, fintanto che non sarà prudente riempire gli incarichi di
governo con i nostri fratelli Giudei, affideremo i posti importanti a individui la cui fama e il cui
carattere siano così cattivi da scavare un abisso fra essi e la Nazione, ed anche a gente di tal risma,
che abbia timore di finire in galera se ci disobbedirà. E tutto questo allo scopo di obbligare costoro
a difendere i nostri interessi finché abbiano fiato in corpo.
PROTOCOLLO IX
Nell'applicare questi nostri principi dovete badare specialmente alle caratteristiche della nazione
nella quale vi trovate e nella quale .dovete operare. Non dovete aspettarvi di applicare
genericamente con successo i nostri principi, fino a che la nazione di cui si tratta non sarà stata
rieducata secondo le nostre dottrine. Procedendo con cautela nell'applicazione dei nostri principi,
vedrete, prima che siano passati dieci anni, cambiati i caratteri più ostinati, e noi così avremmo
aggiunto un'altra nazione alle file di quelle che ci sono già sottomesse.
Alle parole liberali della nostra divisa massonica: "libertà, uguaglianza e fratellanza", sostituiremo,
non quelle del nostro vero motto, ma bensì delle parole esprimenti semplicemente un'idea, e
diremo: "il diritto della libertà, il dovere dell'uguaglianza ed il concetto della fratellanza" e così
prenderemo il toro per le corna. In realtà noi abbiamo già distrutto tutte le forze di governo
fuorché la nostra, benché esistano ancora in teoria. Al momento attuale, se un Governo assume un
atteggiamento a noi contrario si tratta di una pura formalità; esso agisce essendo noi pienamente
informati del suo operato e col nostro consenso, accordato perché le dimostrazioni anti-semitiche
ci sono utili per mantenere l'ordine fra i nostri fratelli minori. Non amplierò di più questo
argomento, perché lo abbiamo già discusso molte altre volte.
Il fatto sta ed è, che non incontriamo ostacoli di sorta. Il nostro Governo occupa una posizione così
eccessivamente forte di fronte alla legge, che quasi possiamo, per designarlo, adoperare la potente
parola:
dittatura. Posso onestamente asserire che al momento attuale noi siamo legislatori;
giudichiamo e castighiamo, giustiziamo e perdoniamo; siamo, per così dire, il comandante in capo
di tutti gli eserciti e cavalchiamo alla loro testa.
Governiamo con una forza potentissima, perché abbiamo nelle mani i frammenti di un partito che
una volta fu forte ed è ora soggetto a noi. Abbiamo un'ambizione senza limiti, un'ingordigia
divoratrice, un desiderio di vendetta spietato ed un odio intenso. Siamo la sorgente di un terrore
che esercita la sua influenza a grande distanza. Abbiamo al nostro servizio individui di tutte le
opinioni e di tutti i partiti: uomini che desiderano ristabilire le monarchie, socialisti, comunisti, e
tutti coloro che aderiscono ad ogni genere di utopie. Tutti costoro sono aggiogati al nostro carro.
Ciascuno di essi mina, a modo proprio, i residui del potere cercando di distruggere le leggi tuttora
esistenti. Con questi procedimenti tutti i governi sono tormentati, urlano tranquillità e per amor di
pace sono disposti a qualunque sacrificio. Ma noi negheremo ad essi tranquillità e pace finché non
riconosceranno umilmente il nostro super-governo internazionale.
Le plebi proclamano a gran voce la necessità di risolvere il problema sociale, mediante
l'internazionale. I dissensi fra i partiti li danno nelle nostre mani, perché, per condurre
un'opposizione è essenziale aver del denaro, e questo lo controlliamo noi.
Temevamo che il potere esperimentato dei sovrani Gentili facesse alleanza con la potenza cieca
della plebe; ma abbiamo preso tutte le misure preventive necessarie per evitare che ciò avvenisse.
Fra queste due potenze abbiamo edificato una muraglia che consiste nel terrore che ambedue
nutrono l'una verso l'altra. Di modo che il potere cieco della plebe è diventato il sostegno del
nostro partito. Noi soli ne saremo i capi e lo guideremo verso l'adempimento del nostro scopo.
Perché la mano del cieco non si liberi dalla nostra stretta, dobbiamo tenerci costantemente in
contatto colle masse, se non di persona, per lo meno mediante i fedeli fratelli. Quando
diventeremo una potenza riconosciuta, arringheremo la popolazione di persona, nelle piazze, e la
istruiremo nella politica in quel modo e con quell'indirizzo che giudicheremo conveniente.
Come potremo verificare ciò che sarà insegnato al popolo nelle scuole di campagna? In ogni caso
le parole pronunciate dall'inviato governativo o dal sovrano stesso, saranno conosciute certamente
dall'intera nazione, perché le diffonderà la voce stessa del popolo.
Per non distruggere prematuramente le istituzioni dei Gentili, noi vi abbiamo posto sopra le nostre
mani esperte impadronendoci delle molle motrici dei loro meccanismi. Questi erano, una volta,
congegnati con severità e giustizia; ma noi abbiamo sostituito a tutto ciò amministrazioni liberali e
disordinate.
Abbiamo messo le nostre mani ovunque: nella giurisdizione, nelle elezioni, nell'amministrazione
della stampa, nel promuovere la libertà individuale, e, cosa ancor più importante, nell'educazione,
che costituisce il sostegno principale della libera esistenza.
Abbiamo corbellato e corrotto la nuova generazione dei Gentili, insegnandole principii e teorie di
cui conoscevamo la falsità assoluta, pur avendoli inculcati con assidua cura. Pur senza veramente
alterare le leggi in vigore, ma soltanto deformandone il significato ed interpretandole in senso
diverso da quello che avevano in mente coloro che le formularono, abbiamo ottenuto dei risultati
estremamente utili. Si è potuto ciò ottenere principalmente per il fatto, che l'interpretazione nostra
nascose il vero significato delle leggi, ed in seguito le rese talmente incomprensibili, che diventò
impossibile per i Governi il dipanare un codice di leggi così confuso. Da ciò ebbe origine la teoria
di non badare alla lettera della legge, ma di giudicare secondo la coscienza.
Ci si contesta, che le nazioni possono insorgere contro di noi qualora i nostri piani siano scoperti
prematuramente; ma noi, anticipando questo avvenimento, possiamo esser sicuri di mettere in
azione una forza talmente formidabile da far rabbrividire anche gli uomini più coraggiosi.
In quel tempo tutte le città avranno ferrovie metropolitane e passaggi sotterranei: da questi faremo
saltare in aria tutte le città del mondo, insieme alle loro istituzioni e ai loro documenti
[Probabilmente è una affermazione da intendersi al figurato, con allusione al bolscevismo (Nota
del T. inglese)].
PROTOCOLLO X
Oggi comincerò ripetendo ciò che è stato già detto e vi prego tutti di tener presente che i governi e
le nazioni si contentano, in politica, del lato appariscente di qualunque cosa.
E, dove troverebbero il tempo di esaminare la parte recondita degli avvenimenti se i loro
rappresentanti non pensano che a divertirsi?
Per la nostra politica è sommamente importante di tener presente il particolare sopradetto, perché
ci sarà di grande aiuto quando discuteremo taluni problemi, come ad esempio la distribuzione del
potere, la libertà di parola, di stampa e di religione, il diritto di fondare associazioni, l'eguaglianze
di fronte alla legge, l'inviolabilità della proprietà e del domicilio, la quistione della tassazione (il
concetto della tassazione segreta) e la forza retroattiva delle leggi. Tutti gli argomenti di questo
genere sono di tale natura, che non è prudente di discuterli apertamente in cospetto del pubblico.
Ma nel caso in cui saremo obbligati di farne cenno alla folla, gli argomenti non dovranno essere
enumerati bensì, senza entrare in particolari, si dovranno fare al popolo delle dichiarazioni circa i
principii del diritto moderno riconosciuti da noi.
L'importanza della reticenza sta nel fatto, che un principio il quale non sia stato palesato
apertamente, ci lascia una grande libertà d'azione; mentre il principio stesso, una volta dichiarato,
acquista il carattere di una cosa stabilita.
La Nazione tiene in considerazione speciale la potenza di un genio politico e tollera tutte le sue
prepotenze commentandole in questo modo: "Che tiro birbone, ma con che abilità lo ha eseguito!".
Oppure: "Che canagliata, ma come ben fatta, e con quanto coraggio!".
Noi speriamo di attirare tutte le nazioni a lavorare per mettere le fondamenta del nuovo edificio da
noi progettato. Per questa ragione, dobbiamo assicurarci i servizi di agenti audaci e temerarii,
capaci di abbattere qualunque ostacolo al nostro avanzare.
Quando faremo il nostro colpo di Stato, diremo al popolo: "Tutto andava in malora; tutto avete
sofferto, ma ora noi distruggiamo le cause delle vostre sofferenze; vale a dire le nazionalità, le
frontiere, e le monete nazionali. Certamente sarete liberi di condannarci, ma il vostro verdetto non
può esser giusto se lo pronunciate prima di esperimentare ciò che possiamo fare per il vostro
bene". Allora il popolo, esultante e pieno di speranza, ci porterà in trionfo. La potenza del voto, al
quale abbiamo addestrato i membri più insignificanti dell'umanità per mezzo di comizi organizzati
e di accordi prestabiliti, adempirà allora il suo ultimo compito. Questa potenza, che è stato il
mezzo con cui "ci siamo messi sul trono", ci pagherà l'ultimo suo debito nella sua ansia di vedere
il risultato delle nostre proposte, prima di pronunciare il suo giudizio in proposito. Per raggiungere
la maggioranza assoluta dobbiamo indurre tutti a votare senza distinzione di classe; una
maggioranza simile non si potrebbe ottenere dalle classi educate o da una società divisa in caste.
Dunque, avendo inculcato in ogni uomo il concetto della propria importanza, distruggeremo la vita
familiare dei Gentili e la sua influenza educatrice. Impediremo agli uomini di cervello di farsi
avanti, ed il popolo, guidato da noi, non solo li terrà sottomessi, ma non permetterà neppure ad
essi di manifestare i loro piani.
La turba è abituata a darci ascolto, perché la paghiamo per avere l'attenzione e l'obbedienza. Con
tutti questi mezzi creeremo una forza così cieca; che non sarà mai capace di prendere una
decisione senza la guida dei nostri agenti, incaricati di guidarla.
La plebe si sottometterà a questo stato di cose perché saprà che dal beneplacito di questi capi
dipenderanno i suoi salari, i suoi guadagni e tutti gli altri benefizi.
Questo sistema di governo deve essere il lavoro di una mente sola, perché sarebbe impossibile di
consolidarlo se fosse il lavoro combinato di molte intelligenze. Questo è il motivo per cui ci è
concesso soltanto di conoscere il piano d'azione, .ma non dobbiamo in nessuno modo discuterlo,
per evitare di distruggerne l'efficacia, il funzionamento delle sue singole parti ed il valore pratico
di ogni suo punto.
Tali piani, se fossero posti in discussione e modificati in seguito a successivi scrutini, essi
verrebbero deformati dall'insieme dei malintesi mentali, derivanti dal fatto che i votanti non ne
avrebbero penetrato profondamente il significato.
Pertanto è necessario che i nostri piani siano decisivi e logicamente ponderati. Questa è la ragione
per cui dobbiamo evitare ad ogni costo che l'opera grandiosa del nostro duce sia lacerata e fatta in
pezzi dalla plebe, o anche da una camarilla qualsiasi. Per ora questi piani non sconvolgeranno le
istituzioni esistenti; ne altereranno soltanto le teorie economiche e conseguentemente tutto il corso
delle loro procedure, che dovranno seguire inevitabilmente la via tracciata dai nostri piani.
In ogni paese esistono le stesse istituzioni, quantunque sotto nomi diversi, e sono le camere dei
rappresentanti del popolo, i ministeri, il senato, una qualunque specie di consiglio privato, nonché
tutti i dipartimenti legislativi e amministrativi.
Non occorre che io vi spieghi il meccanismo connettente tutte queste differenti istituzioni, perché
ne siete perfettamente al corrente. Notate solamente, che ciascuna delle sopraddette istituzioni
corrisponde a qualche importante funzione del governo. (Adopero la parola "
importante", non in
riguardo alle istituzioni stesse, ma bensì riferendomi alle loro funzioni). Tutte queste istituzioni si
sono ripartite le varie funzioni governative, vale a dire i poteri amministrativi, legislativi, ed
esecutivi. E le loro funzioni sono diventate simili a quelle dei singoli organi del corpo umano.
Se danneggiamo una qualunque parte del meccanismo governativo, tutto lo Stato ne soffrirà e ne
morirà, come accade per un corpo umano. Quando inoculammo il veleno del liberalismo
nell'organismo dello Stato, la sua costituzione politica cambiò; gli Stati diventarono infettati da
una malattia mortale: la decomposizione del sangue. Dobbiamo solo attendere la fine della loro
agonia. Il liberalismo fece nascere i governi costituzionali, che sostituirono l'autocrazia, l'unica
forma sana di governo dei Gentili. La forma costituzionale, come ben sapete, non è altro che una
scuola di dissensioni, disaccordi, contese e inutili agitazioni di partito: in breve, essa è la scuola di
tutto ciò che indebolisce l'efficienza del governo. La tribuna, come pure la stampa, hanno
contribuito a rendere i governanti deboli ed inattivi, rendendoli in tal modo inutili e superflui; ed. è
per questo motivo che in molti paesi vennero destituiti.
Allora l'istituzione dell'era repubblicana diventò possibile, ed al posto del Sovrano mettemmo una
caricatura del medesimo nella persona di un presidente, che scegliemmo nella ciurmaglia, fra le
nostre creature e i nostri schiavi.
Così minammo i Gentili, o piuttosto, le nazioni dei Gentili.
In un prossimo futuro faremo del presidente un agente responsabile. Allora non avremo più
scrupoli a mettere arditamente in esecuzione i nostri piani, per i quali sarà tenuto responsabile il
nostro "fantoccio". Cosa c'importa se le fila dei cacciatori d'impieghi s'indeboliscono; se
l'impossibilità di trovare un presidente genera delle confusioni che indeboliranno, in definitiva, il
Paese?
Per ottenere questi risultati predisporremo le cose in modo che siano eletti alla carica presidenziale
individui bacati, che abbiano nel loro passato uno scandalo tipo "Panama", o qualche altra
transazione losca e segreta. Un presidente di tale specie sarà un fedele esecutore dei nostri piani,
perché temerà di essere denunziato, e sarà sotto l'influenza di questa paura la quale si impadronirà
di colui il quale, salito al potere, è ansioso di conservarsi i privilegi e gli onori inerenti alla sua alta
carica. Il Parlamento eleggerà, proteggerà e metterà al coperto il presidente, ma noi toglieremo al
Parlamento la facoltà di introdurre nuove leggi, nonché di mutare le esistenti.
Questo potere lo conferiremo ad un presidente responsabile, il quale sarà una semplice marionetta
nelle nostre mani. Così il potere presidenziale diventerà un bersaglio esposto ad attacchi di vario
genere, ma noi gli daremo dei mezzi di difesa conferendogli il diritto di appellarsi al popolo
direttamente, al disopra dei rappresentanti della nazione, vale a dire, di appellarsi a quel popolo
che è nostro schiavo cieco: alla maggioranza della plebe.
Inoltre, daremo al presidente la facoltà di. proclamare la legge marziale. Spiegheremo questa
prerogativa col fatto, che il presidente, essendo il capo dell'esercito, deve averlo ai suoi comandi
per proteggere la nuova costituzione repubblicana, essendo questa protezione un dovere per il
rappresentante responsabile della repubblica.
Naturalmente, in simili condizioni, la chiave della situazione recondita sarà nelle nostre mani, e
nessuno all'infuori di noi controllerà la legislazione. Inoltre, quando introdurremo la nuova
costituzione repubblicana, col pretesto della segretezze di Stato toglieremo al Parlamento il diritto
di discutere l'opportunità delle misure prese dal governo. Con questa nuova costituzione ridurremo
al minimo il numero dei rappresentanti la nazione, diminuendo così di altrettanto le passioni
politiche, e la passione per la politica. Se malgrado ciò questi rappresentanti diventassero
ricalcitranti, li sostituiremo appellandoci alla nazione. Il Presidente avrà la facoltà di nominare il
presidente ed il vice presidente della Camera dei deputati e del Senato.
Alle continue sessioni parlamentari sostituiremo sessioni della durata di pochi mesi. Inoltre il
Presidente, quale capo del potere esecutivo, avrà il diritto di convocare e di sciogliere il
Parlamento, e, nel caso di scioglimento, di rinviare la convocazione del nuovo. Ma perché il
Presidente non possa esser tenuto responsabile delle conseguenze di questi atti - che, parlando con
precisione, sarebbero illegali - prima che i nostri piani siano maturati, noi persuaderemo i ministri
e gli altri alti funzionarii amministrativi che circondano il presidente, a contravvenire i suoi
comandi emanando istruzioni di loro iniziativa, ed in tal modo li obbligheremo a sopportarne la
responsabilità invece del Presidente. Raccomanderemo. specialmente che questa funzione venisse
assegnata al Senato, al Consiglio di Stato, oppure al Gabinetto, ma non mai a singoli individui.
Le leggi che possono essere interpretate in diverse maniere saranno interpretate a modo nostro dal
Presidente il quale, inoltre, annullerà le leggi quando lo riterremo utile, ed avrà anche il diritto di
proporne delle nuove temporanee, e persino di fare modificazioni nel lavoro costituzionale del
Governo, prendendo come pretesto le esigenze del benessere del paese. Provvedimenti di questa
specie ci metteranno in grado di sopprimere a poco a poco quei diritti e quelle concessione che
fossimo stati costretti ad accordare da principio, nell'assumere il potere. Tali concessioni dovremo
introdurre nella costituzione dei governi per mascherare l'abolizione graduale di tutti i diritti
costituzionali, quando giungerà il momento di cambiare tutti i governi esistenti sostituendovi la
nostra autocrazia. Può darsi che il riconoscimento del nostro autocrate avvenga prima
dell'abolizione delle costituzioni. Vale a dire che il riconoscimento del nostro regno avrà inizio dal
momento stesso che il popolo, scisso dai dissensi e dolorante per il fallimento dei suoi governanti
(e tutto questo sarà stato preparato da noi), griderà: "Destituiteli e dateci un autocrate che governi
il mondo, che ci possa unificare distruggendo tutte le cause di dissenso, cioè le frontiere, la
nazionalità, le religioni, i debiti dello Stato ecc., un capo che ci possa dare la pace ed il riposo che
non abbiamo sotto il governo del nostro sovrano e dei nostri rappresentanti".
Ma voi sapete benissimo, che allo scopo di ottenere che la moltitudine debba formulare a gran
voce una richiesta simile, è tassativamente necessario disturbare senza posa in tutti i paesi le
relazioni esistenti fra popolo e governo, promuovere ostilità, guerre, odii e persino il martirio,
mediante la fame, la carestia e l'inoculazione di malattie, in tale misura che i Gentili non vedano
altro modo per uscire da tanti guai, che un appello per la protezione al nostro denaro e alla nostra
completa sovranità. Però se diamo alla nazione il tempo di rifiatare, sarà difficile si ripresenti per
noi una circostanza ugualmente favorevole.
PROTOCOLLO XI
Il Consiglio di Stato accentuerà il potere del regnante. Nella sua posizione il corpo legislativo
ufficiale sarà, in certo qual modo, un comitato per la promulgazione dei comandi del regnante.
Eccovi dunque un programma della nuova costituzione che prepariamo al mondo. Faremo le leggi,
definiremo i diritti costituzionali, li amministreremo con questi mezzi: 1) decreti della camera
legislativa, suggeriti dal Presidente; 2) ordini generici, ordini del Senato e del Consiglio di Stato, e
decisioni del Consiglio dei Ministri; 3) quando il momento opportuno sarà giunto, promoveremo
un colpo di Stato.
Ora, avendo abbozzato il nostro piano d'azione, discuteremo quei particolari che potranno esserci
necessari allo scopo di compiere nell'organismo della macchina statale, la rivoluzione nel senso
che ho già indicato. Colla parola "particolari" voglio indicare la libertà di stampa, il diritto di
formare delle associazioni, la libertà di religione, l'elezione dei rappresentanti del popolo e
moltissimi altri diritti che dovranno svanire dalla vita quotidiana dell'uomo. Se non spariranno del
tutto, dovranno subire un cambiamento fondamentale dal giorno seguente l'annuncio della nuova
costituzione. Prima di quel momento preciso non sarebbe per noi utile di annunciare tutti i
cambiamenti che faremo e per la seguente ragione: tutti i cambiamenti percettibili potrebbero
riuscire pericolosi in qualunque altro momento se fossero applicati per forza esigendone
severamente ed indistintamente l'esecuzione, perché ciò potrebbe esasperare il popolo, che
paventerebbe nuovi cambiamenti nelle medesime direzioni. D'altra parte, se i cambiamenti
dovessero implicare delle tolleranze ancora maggiori, il popolo direbbe che riconosciamo i nostri
errori e ciò potrebbe menomare il vanto di infallibilità del nuovo potere. Il popolo potrebbe anche
dire che siamo stati spaventati e quindi obbligati a cedere; e se così fosse, nessuno ci sarebbe mai
riconoscente perché il popolo ritiene di aver il diritto di ottenere sempre nuove concessioni.
Sarebbe enormemente pericoloso per il prestigio della nuova costituzione, che l'una o l'altra di
queste impressioni si facesse strada nella mente del pubblico.
Per noi è essenziale, che dal primo momento della nuova proclamazione il popolo, mentre soffrirà
ancora le conseguenze del cambiamento repentino e sarà in uno stato di terrore e di indecisione,
realizzi che siamo così potenti, così invulnerabili, e così pieni di forza, che in nessun caso
prenderemo in considerazione i suoi interessi. Faremo capire al popolo, che non solo non ci
daremo nessun pensiero delle sue opinioni e dei suoi desiderii, ma altresì che saremo pronti in
qualunque momento ed in qualunque luogo a sopprimere con una mano forte qualsiasi espressione
o accenno di. opposizione. Faremo sì che il popolo capisca che essendoci impadroniti di tutto
quello che desideravamo non gli permetteremo mai, in nessun modo, di partecipare al nostro
potere. Ed allora esso, preso dallo sgomento, chiuderà gli occhi su tutto ed aspetterà pazientemente
lo svolgersi di ulteriori avvenimenti.
I Gentili sono come un branco di pecore, noi siamo i lupi. Sapete cosa fanno le pecore quando i
lupi entrano nell'ovile? Chiudono gli occhi. A questo saranno costretti anche i Gentili, perché
prometteremo loro la restituzione di tutte le loro libertà dopo che avremo soggiogato i nemici del
mondo e costretti tutti i partiti a sottomettersi. Non occorre che vi dica quanto tempo dovranno
aspettare per riavere queste loro libertà!
Per qual motivo fummo indotti a inventare la nostra politica e instillarla nelle menti dei Gentili?
Noi instillammo in essi questa politica senza permetter loro di comprenderne l'intimo significato.
Che cosa ci spinse ad adottare questa linea di condotta? Questo: che noi, razza dispersa, non
potevamo, come tale, conseguire il nostro scopo con mezzi diretti, ma soltanto con mezzi indiretti,
subdoli e fraudolenti. Questa fu la vera causa ed origine della nostra organizzazione massonica,
che questi porci di Gentili non riescono a scandagliare e di cui non sospettano neppure le mire.
Noi li prendiamo come lo zimbello delle nostre numerose logge, le quali hanno l'apparenza di
essere puramente massoniche, allo scopo di gettare la polvere negli occhi dei loro camerati.
Per grazia di Dio il suo Popolo prediletto fu sparpagliato, ma questa dispersione, che sembrò al
mondo la nostra debolezza, dimostrò di essere la nostra forza, che ci ha ora condotto al limitare
della Sovranità Universale.
Ci rimane da costruire ancora poco su queste fondamenta, per raggiungere la nostra mèta.
PROTOCOLLO XII
La parola libertà, suscettibile di diverse interpretazioni, sarà da noi definita nel modo seguente:
"La libertà è il diritto di fare ciò che la legge permette". Tale definizione ci servirà in questo senso,
che sarà in nostro arbitrio di dire dove potrà esserci libertà e dove no, per la semplice ragione che
la legge permetterà solamente quello che a noi piacerà.
Il nostro atteggiamento verso la stampa sarà il seguente: Che cosa fa la stampa attualmente? Essa
serve a suscitare nel popolo passioni furenti, oppure, talvolta, dissensi egoistici di partito; cause
entrambe che possono essere necessarie al nostro scopo. La stampa è spesse volte vana, ingiusta e
mendace, e la maggior parte della gente non ne capisce affatto le sue vere intenzioni. Noi la
barderemo e ne terremo fermamente in pugno le redini. Inoltre dovremo acquistare il controllo di
tutte le altre ditte editrici. Non ci servirebbe a nulla il solo controllo dei giornali se restassimo
esposti ad attacchi con opuscoli e libri. L'attuale costosa produzione libraria la trasformeremo in
una risorsa vantaggiosa per il nostro governo mediante una speciale tassa di bollo ed obbligando
gli editori ed i tipografi a versarci un deposito cauzionale, allo scopo di garantire il nostro governo
da qualunque forma di attacco da parte della stampa. E qualora questo si produca, imporremo
multe a destra ed a sinistra. Da questi mezzi: bolli, cauzioni e multe, il governo ricaverà una larga
sorgente di lucro. Naturalmente, i giornali di partito non si daranno pensiero di pagare delle multe
forti, ma noi li sopprimeremo senz'altro dopo un secondo loro serio attacco. Nessuno potrà
impunemente attentare al prestigio della nostra infallibilità politica. Per sopprimere qualunque
pubblicazione prenderemo un pretesto: diremo, per esempio, che eccita l'opinione pubblica senza
ragione e senza fondamento. Ma vi prego di tener presente, che fra le pubblicazioni aggressive ve
ne saranno anche talune istituite da noi apposta con tale intento. Ma esse attaccheranno solo quei
punti della nostra politica, che abbiamo l'intenzione di cambiare. Nessuna informazione giungerà
al pubblico senza essere stata prima controllata da noi. Stiamo già raggiungendo questo scopo
anche attualmente, per il fatto che tutte le notizie sono ricevute da poche agenzie, nelle quali sono
centralizzate da tutte le parti del mondo. Quando giungeremo al potere, queste agenzie ci
apparterranno completamente e pubblicheranno solo quelle notizie che noi permetteremo.
Se, date le condizioni attuali, siamo riusciti a controllare la società dei Gentili ad un punto tale che
essa vede gli affari mondiali attraverso le lenti colorate con le quali le copriamo gli occhi; se anche
ora nulla ci impedisce di conoscere i segreti di Stato, come stupidamente li chiamano i Gentili;
quale sarà la nostra posizione, quando saremo ufficialmente riconosciuti come governatori del
mondo nella persona del nostro Imperatore Universale?
Ritorniamo all'avvenire della stampa. Chiunque desidererà diventare editore, libraio o tipografo,
dovrà ottenere un certificato ed una licenza, che perderanno in caso di disubbedienza. I canali
attraverso i quali il pensiero umano trova la sua espressione, saranno con questi mezzi posti nelle
mani del nostro governo, che li userà come organi educativi, e così impedirà che il pubblico sia
messo sulla falsa strada mediante l'idealizzazione del "progresso", o con il liberalismo. Chi fra noi
non sa, che questo fantastico beneficio conduce direttamente all'utopia, da cui nacquero l'anarchia
e l'odio verso l'autorità? E ciò per la semplice ragione che il "progresso", o piuttosto l'idea d'un
progresso liberale, diede al popolo differenti concetti della emancipazione, senza mettervi alcun
limite. Tutti i cosiddetti liberali sono degli anarchici, se non per le loro azioni, certamente per le
loro idee.
Ognuno di essi corre dietro il fantasma della libertà, credendo di poter fare quello che vuole, vale a
dire, cadendo in uno stato di anarchia per l'opposizione che fa, unicamente per il gusto di farla.
Discutiamo ora la stampa editrice di libri ecc. Noi la tasseremo nello stesso modo della stampa
giornalistica, vale a dire per mezzo di bolli e cauzioni. Ma sopra i libri con meno di 300 pagine
metteremo una tassa doppia, li classificheremo fra gli opuscoli per far diminuire la pubblicazione
dei periodici, che costituiscono la forma più virulenta del veleno stampato. Queste misure
obbligheranno altresì gli scrittori a pubblicare delle opere così lunghe, che avranno pochi lettori e
principalmente a causa del loro prezzo alto. Noi stessi pubblicheremo delle opere a buon mercato
per educare la mente del pubblico e avviarla nella direzione da noi desiderata. La tassazione
determinerà una riduzione della letteratura dilettevole e senza scopo, e la responsabilità che
incontreranno di fronte alla legge darà tutti gli autori nelle nostre mani. Nessuno che desideri
attaccarci colla sua penna troverebbe un editore.
Prima di stampare qualsiasi genere di lavoro, l'editore o il tipografo dovrà chiedere alle autorità un
permesso speciale per pubblicare il detto lavoro. In questo modo conosceremo anticipatamente
qualsiasi congiura contro di noi, e potremo colpirla prevenendola e pubblicando una confutazione.
La letteratura e il giornalismo sono le due più importanti forze educative, e per questo motivo il
nostro governo si accaparrerà il maggior numero di periodici. Con questo sistema neutralizzeremo
la cattiva influenza della stampa privata ed otterremo un'influenza enorme sulla mente umana. Se
dovessimo permettere la pubblicazione di dieci periodici privati, noi stessi dovremmo pubblicarne
trenta e così via.
Ma il pubblico non deve avere il minimo sospetto di queste precauzioni; perciò tutti i periodici
pubblicati da noi, avranno apparentemente vedute ed opinioni contraddittorie, ispirando così la
fiducia e presentando un'apparenza attraente ai nostri non sospettosi nemici, che cadranno nella
nostra trappola e saranno disarmati.
In prima fila metteremo la stampa ufficiale. Essa sarà sempre in guardia per difendere i nostri
interessi, e perciò la sua influenza sul pubblico sarà relativamente insignificante. In seconda fila
metteremo la stampa semi-ufficiale, la quale dovrà attirare i tiepidi e gli indifferenti. In terza fila
metteremo quella stampa che farà finta di essere all'opposizione e che, in una delle sue
pubblicazioni, figurerà come nostra avversaria. I nostri veri nemici confideranno in questa
opposizione e ci mostreranno le loro carte. Tutti i nostri giornali sosterranno partiti diversi:
l'aristocratico, il repubblicano, il rivoluzionario e persino l'anarchico. Ma, naturalmente, questo
sarà solamente fino a quando dureranno le costituzioni. Questi giornali, come il dio indiano
Vishnu, avranno centinaia di mani, ognuna delle quali tasterà il polso della variabile opinione
pubblica.
Quando il polso batterà più forte, queste mani faranno inclinare l'opinione pubblica verso la nostra
causa, perché un soggetto nervoso è facile ad essere guidato e facilmente cade sotto un'influenza
qualsiasi. I chiacchieroni che crederanno di ripetere l'opinione del giornale del loro partito, in
realtà non faranno altro che ripetere la nostra opinione, oppure quella che desideriamo far
prevalere; nella convinzione di seguire l'organo del loro partito, costoro seguiranno in realtà la
bandiera che faremo sventolare d'innanzi ai loro occhi.
Perché il nostro esercito giornalista estrinsechi il concetto intimo di questo programma, avendo
l'apparenza di appoggiare i diversi partiti, dovremo organizzare la nostra stampa con la massima
cura. Col titolo di "Commissione Centrale della Stampa", organizzeremo delle riunioni letterarie,
alle quali i nostri agenti, senza farsene accorgere, daranno il segno di riconoscimento e la parola
d'ordine. I nostri organi discutendo e contrastando la nostra politica, sempre superficialmente,
s'intende, e senza toccarne i lati importati, faranno finta di polemizzare con i giornali ufficiali, allo
scopo di fornirci il pretesto di definire i nostri piani con maggior accuratezza di quanto avremo
potuto fare coi nostri programmi preliminari. Si capisce, però, che tutto questo sarà fatto quando
sia vantaggioso per noi. Questa opposizione da parte della stampa, servirà anche a far credere al
popolo che la libertà di parola esiste sempre. Essa darà ai nostri agenti l'opportunità di dimostrare
che i nostri
avversarii ci muovono accuse insensate, nell'impossibilità da parte loro di trovare un terreno solido
sul quale combattere la nostra politica.
Queste misure, che sfuggiranno all'attenzione pubblica, saranno i mezzi più proficui per guidare
l'opinione pubblica ed inspirare fiducia nel nostro governo.
Grazie a queste misure potremo eccitare o calmare l'opinione pubblica circa le quistioni politiche
quando ci occorrerà di farlo. Potremo persuaderla o confonderla stampando notizie vere o false,
fatti o contraddizioni, secondo quello che servirà al nostro scopo. Le informazioni che
pubblicheremo dipenderanno dal modo con cui il pubblico sarà in quel tempo propenso ad
accettare quel dato genere di notizie; e staremo sempre molto attenti, scandagliando il terreno
prima di camminarci sopra.
Le restrizioni che, come ho già detto, imporremo alle pubblicazioni private ci daranno la certezza
di sconfiggere i nostri nemici, perché essi non avranno a loro disposizione organi della stampa
mediante i quali dare veramente libero e pieno corso alle loro opinioni. Non ci occorrerà neppure
di contraddire ufficialmente le loro affermazioni. Se sarà necessario, le confuteremo semi
ufficialmente con dei "ballons d'essai", che faremo lanciare dalla nostra stampa di terza fila.
Esiste già nel giornalismo francese tutto un sistema di intese massoniche per darsi il contrassegno.
Tutti gli organi della stampa sono legati da segreti professionali reciproci, a modo degli antichi
oracoli. Nessuno dei suoi membri rivelerà mai di essere a conoscenza di un segreto qualora non
abbia ricevuto l'ordine di renderlo pubblico. Nessun singolo editore avrà il coraggio di tradire un
segreto confidatogli, per la ragione che nessuno è ammesso nel mondo letterario, il quale non
abbia preso parte a qualche losco affare nella sua vita passata. Pertanto, se qualcuno desse il
minimo segno di disubbidienza, il triste episodio del suo passato verrebbe palesato
immediatamente. Finché il passato losco di questi individui è conosciuto da pochi, il prestigio di
ogni giornalista attira l'opinione pubblica di tutto il paese. Il popolo lo segue e lo ammira.
I nostri piani si debbono estendere principalmente alle provincie. È per noi essenziale di creare
certe idee e di infondere tali opinioni nelle provincie, perché in qualunque momento possiamo
servircene lanciandole nella capitale come opinioni neutrali delle provincie. Naturalmente, la fonte
e l'origine delle idee non saranno alterate, ma le idee saranno nostre. Per noi è assolutamente
necessario, prima di assumere il potere, che le città siano qualche volta dominate dalle opinioni
delle provincie; vale a dire, che le città sappiano l'opinione della maggioranza, quale sarà stata
preparata da noi. È per noi necessario che le capitali, giunto il momento critico psicologico, non
abbiano il tempo materiale di discutere un fatto compiuto, ma siano obbligate ad accettarlo perché
è stato approvato da una maggioranza nelle provincie.
Quando poi arriveremo al periodo del nuovo regime - cioè durante il periodo transitorio che
precederà la nostra sovranità - non permetteremo alla stampa di pubblicare qualsiasi resoconto di
delitti, essendo essenziale che il popolo creda il nuovo regime talmente superiore, d'aver soppresso
perfino la delinquenza. I delitti che avverranno saranno conosciuti soltanto dalla loro vittima e da
gli eventuali testimoni oculari e da nessun altro.
PROTOCOLLO XIII
La necessità del pane quotidiano obbligherà i Gentili a tacere ed a rimanere nostri umili servitori
.
Quei Gentili che potremo impiegare nella nostra stampa, discuteranno, dietro i nostri ordini, quei
fatti che non sarebbe conveniente per noi di pubblicare nella nostra gazzetta ufficiale. E mentre
avranno luogo così discussioni e dispute d'ogni genere, noi promulgheremo le leggi che ci
occorrono e le presenteremo al pubblico quali fatti compiuti. Nessuno oserà chiedere che queste
leggi vengano revocate, specialmente perché faremo credere che il nostro scopo sia quello di
promuovere il progresso. Poi la stampa svierà l'attenzione del pubblico per mezzo di nuove
proposte (sapete bene che abbiamo sempre abituato le popolazioni a ricercare nuove emozioni).
Avventurieri politici senza cervello si affretteranno a discutere i nuovi problemi: la stessa razza di
gente che non comprende neppure ora nulla di quello di cui parla. I problemi politici non sono fatti
per essere compresi, dalla gente comune, ma solamente (come ho già detto) da quella classe di
governanti, che da secoli dirigono gli affari. Da tutto questo insieme di fatti potete concludere, che
quando useremo una certa deferenza all'opinione pubblica, di tanto in tanto, avremo lo scopo di
facilitare il funzionamento del nostro meccanismo. Vi accorgerete anche che cerchiamo di far
approvare le varie quistioni soltanto a furia di parole e non di fatti. Affermiamo continuamente,
che tutte le misure prese da noi sono ispirate dalla speranza e dalla certezza di aiutare il benessere
comune.
Allo scopo di distogliere la gente troppo irrequieta dalla discussione delle quistioni politiche, la
provvederemo di problemi nuovi; quelli cioè dell'industria e del commercio. Su questi problemi
potranno eccitarsi fin che vorranno. Le masse acconsentono di astenersi e di desistere da ciò che
credono sia l'attività politica, solamente se possiamo dar loro qualche nuovo svago; come, ad
esempio, il commercio. E tenteremo di dar da intendere ad esse, che anche il commercio è un
problema politico. Noi stessi inducemmo le masse a prender parte alla politica per assicurarci il
loro appoggio nella nostra campagna contro i governi Gentili.
Per impedire che il popolo scopra da sé una qualsiasi nuova linea d'azione politica, lo terremo
distratto con varie forme di divertimenti: ludi ginnici, passatempi, passioni di vario genere, osterie
e via discorrendo.
Fra poco principieremo a mettere degli avvisi nei giornali invitando il popolo a competere in ogni
genere di nuove imprese, come ad esempio alle gare artistiche, di sport, ecc.
Questi nuovi interessi distoglieranno definitivamente l'attenzione del pubblico dalle quistioni che
potrebbero metterci in conflitto con la popolazione. Il popolo, siccome perderà a poco a poco la
facoltà di pensare con la sua testa, griderà compatto insieme a noi, per l'unica ragione che saremo i
soli membri della società in grado di promuovere nuove linee di pensiero. Questi nuovi concetti
noi li metteremo avanti per mezzo di agenti che il popolo non sospetterà siano alleati nostri. La
funzione degli idealisti liberali cesserà repentinamente il giorno in cui il nostro governo sarà
riconosciuto. Fino allora essi ci renderanno dei buoni servizii. Per questa ragione cercheremo di
indirizzare l'opinione pubblica verso ogni specie di teoria fantastica che possa sembrare
progressiva, o liberale. Fummo noi che, col più completo successo, facemmo girare le teste
scervellate dei Gentili, colle nostre teorie di progresso, verso il socialismo. Non si trova fra i
Gentili una mente capace di intuire che in ogni occasione, dietro la parola "progresso" è nascosta
una deviazione della verità, eccezione fatta dei casi in cui la parola libertà si riferisce alla materia
delle scoperte scientifiche. Giacché esiste soltanto una vera dottrina ed in essa non vi è posto per il
"progresso". Il progresso, come qualunque altro falso concetto, serve a nascondere la verità,
affinché essa non sia palese ad altri che a noi, popolo prediletto da Dio, che Egli ha eletto a
custode della verità. Quando saremo al potere, i nostri oratori discuteranno i grandi problemi che
hanno agitato l'umanità, allo scopo finale e prefisso di condurre il genere umano sotto il nostro
governo benedetto.
Chi vorrà, quindi, sospettare che tutti questi problemi furono sollevati da noi, secondo un piano
politico prestabilito che nessun uomo ha compreso in tanti secoli?
PROTOCOLLO XIV
Quando ci stabiliremo come Signori della Terra, non ammetteremo altra religione che la nostra;
cioè una religione che riconosce il Dio solo, a Cui il nostro destino è collegato dall'averci Egli
eletto, e da Cui il destino del mondo è determinato.
Per questa ragione dobbiamo distruggere tutte le professioni di fede. Se il risultato temporaneo di
questa distruzione sarà di produrre degli Atei, ciò si frapporrà al nostro scopo, ma servirà come
esempio alle generazioni future, che ascolteranno i nostri insegnamenti sulla religione di Mosè, la
quale, con le sue dottrine risolute e ponderate, ci impose come un dovere il mettere tutte le nazioni
sotto i nostri piedi.
Inoltre insisteremo molto sulle verità mistiche degli insegnamenti Mosaici, sui quali, diremo, è
basata tutta la loro forza educativa.
Di poi, ad ogni momento pubblicheremo articoli paragonando il nostro governo benefico a quello
del passato. Lo stato di beatitudine e di pace che esisterà allora, servirà anche ad illustrare il
benefico effetto del nostro governo, sebbene sia stato ottenuto mediante disturbi secolari.
Dimostreremo con colori intensi gli errori amministrativi commessi dai Gentili. Provocheremo
con tutto ciò un tale sentimento di avversione per il regime precedente, che le nazioni preferiranno
uno stato di pace in condizioni di schiavitù, ai diritti della tanta lodata "libertà", che le ha così
crudelmente torturate, esaurendone perfino le fonti dell'esistenza umana, ed alla quale furono
trascinate da una folla di avventurieri che non sapevano quel che facevano. I cambiamenti inutili
di governo che abbiamo sempre suggerito ai Gentili, e che sono stati il mezzo col quale abbiamo
minato il loro edificio di Stato, avranno in allora talmente stancato le nazioni, che esse
preferiranno sopportare qualunque cosa da noi, piuttosto che ritornare ai tumulti ed alle disgrazie
attraversate. Attireremo specialmente l'attenzione su gli errori storici con i quali i governi dei
Gentili tormentarono l'umanità per tanti secoli, nella loro mancanza di comprensione per tutto ciò
che riguarda il vero benessere della vita umana, e nella loro ricerca di piani fantastici per la
prosperità sociale. Giacché i Gentili non si sono resi conto che i loro piani, invece di migliorare le
relazioni fra uomo e uomo, non hanno fatto altro che farle andare di male in peggio. E queste
relazioni sono la vera base dell'esistenza umana. Tutta la forza dei nostri principi e delle nostre
misure consisterà nel fatto, che saranno spiegati da noi quale un luminoso contrasto con le
condizioni sociali esistenti sotto l'antico regime da noi infranto.
I nostri filosofi dimostreranno tutti gli svantaggi delle religioni cristiane, ma nessuno potrà mai
giudicare la nostra religione nel suo vero significato, perché nessuno ne avrà mai una completa
cognizione fuorché i nostri che non si arrischieranno mai a svelarne i misteri.
Nei cosiddetti paesi dirigenti abbiamo fatto circolare una letteratura squilibrata, sudicia e
ripugnante. Per un breve periodo dopo il riconoscimento del nostro regno, continueremo a
incoraggiare questa letteratura, acciocché essa dimostri, più esplicitamente che mai, il suo
contrasto con le dottrine che metteremo in circolazione dal nostro seggio elevato. I nostri sapienti,
educati allo scopo di guidare i Gentili, faranno conferenze, concreteranno piani, scriveranno
appunti e articoli, per mezzo dei quali influiremo sugli spiriti degli uomini, piegandoli verso quella
scienza e quelle idee che ci converranno.
PROTOCOLLO XV
Quando, infine, avremo ottenuto il potere per mezzo di numerosi colpi di Stato, che saranno da noi
preparati in modo che abbiano luogo simultaneamente in tutti i paesi; e quando i governi di questi
saranno stati dichiarati ufficialmente incapaci di reggere la pubblica cosa (potrà trascorrere un
periodo di tempo considerevole prima che tutto ciò avvenga: magari un secolo): faremo ogni
sforzo per impedire che siano fatte delle congiure contro di noi. Per raggiungere questo intento
applicheremo la pena capitale, senza pietà, per coloro che prendessero le armi per impedire lo
stabilimento del nostro potere.
Sarà passibile della pena capitale la fondazione di qualunque nuova società segreta; scioglieremo,
mandandone i membri in esilio nelle parti più remote del mondo, le società segrete tuttora
esistenti, che ci sono ben conosciute e che servono ed hanno servito al nostro scopo. L'esilio sarà
la sorte di quei frammassoni Gentili che per avventura sapessero più di quello che a noi convenga.
E quei massoni che, per una ragione o per un'altra potremo perdonare, li terremo sempre nel
continuo timore d'essere esiliati. Decreteremo una legge per condannare tutti i preesistenti membri
delle società segrete all'esilio fuori di Europa perché quivi noi avremo il centro del nostro governo.
Le decisioni del nostro governo saranno definitive e nessuno avrà il diritto d'appellarsi. Per
mettere al dovere le società dei Gentili nelle quali abbiamo profondamente inculcato i dissidi ed i
dogmi della religione protestante, prenderemo provvedimenti spietati i quali dimostreranno alle
nazioni che il nostro potere non può essere violato. Non dobbiamo preoccuparci delle numerose
vittime che saranno sacrificate per ottenere una prosperità futura. Un governo il quale è convinto
che la propria esistenza dipende non solo dai privilegi di cui gode, ma anche dall'adempimento del
suo dovere, ha l'obbligo di conseguire la prosperità anche a costo di molti sacrifici. La condizione
principale della sua stabilità consiste nel rafforzamento del prestigio del suo potere, e questo
prestigio si ottiene soltanto per mezzo di una maestosa ed incrollabile potenza, che deve mostrarsi
inviolabile, nonché circondata da un potere mistico. Ad esempio, dimostrare che sussiste per
mandato divino. Questi sono i requisiti goduti finora dall'Autocrazia russa, l'unica nostra nemica
pericolosa, se non teniamo conto della Santa Sede. Ricordate che l'Italia. quando grondava sangue,
non toccò un capello di Silla: eppure egli era l'uomo che l'aveva dissanguata. Per la sua forza di
carattere, Silla diventò un Dio agli occhi della popolazione, ed il suo ritorno intrepido in Italia lo
rese inviolabile. La plebe non nuocerà mai all'uomo che la ipnotizza col suo coraggio e con la sua
superiorità mentale.
Fino a quando non avremo conseguito il potere, cercheremo di fondare e moltiplicare le logge
massoniche in tutte le parti del mondo. Alletteremo a farne parte coloro che possono diventare, o
sono di già, animati da amore per il pubblico bene. Queste logge saranno la fonte principale ove
attingeremo le nostre informazioni; saranno pure i nostri centri di propaganda. Centralizzeremo
tutte queste logge sotto una direzione unica, conosciuta a noi soli e costituita dai nostri uomini più
sapienti. Queste logge avranno anche i loro rappresentanti, per mascherarne la vera direzione.
Questa soltanto avrà diritto di decidere a chi spetti di parlare e di preparare l'ordine del giorno. In
queste logge annoderemo tutte le classi socialiste e rivoluzionarie della società. I piani politici più
segreti. ci saranno subito noti appena formulati e ne guideremo l'esecuzione. Quasi tutti gli agenti
della polizia internazionale segreta faranno parte delle nostre logge. È per noi sommamente
importante di assicurarci i servizi della polizia, perché essi possono mascherare le nostre imprese,
inventare ragioni plausibili per spiegare il malcontento delle masse, come pure colpire coloro che
rifiutano di sottomettersi a noi.
La maggior parte degli individui che entrano nelle società segrete sono avventurieri, i quali
desiderano di farsi strada in un modo o in un altro e non hanno serie intenzioni. Con gente simile,
ci sarà facile perseguire il nostro scopo: essi metteranno in moto il nostro meccanismo. Se il
turbamento diventerà mondiale, ciò significherà soltanto che era necessario per noi di produrre
questa agitazione, allo scopo di distruggere la troppo grande solidità del mondo. Se nasceranno
congiure nel suo seno, significherà che uno dei nostri agenti più fedeli è il capo di questa
cospirazione. E' naturale che noi dobbiamo essere gli unici a dirigere le imprese massoniche. Noi
soltanto sappiamo dirigerle. Noi conosciamo lo scopo finale di ogni azione, mentre i Gentili
ignorano la massima parte di ciò che riguarda la massoneria: essi non sono neppur capaci di
vedere i risultati immediati di quello che fanno. Generalmente essi considerano soltanto i vantaggi
immediati; si contentano se il loro orgoglio personale è soddisfatto per l'adempiersi del loro
intento; non si accorgono che l'idea originale era nostra e non loro.
I Gentili frequentano le Logge Massoniche per pura curiosità, o nella speranza di ricevere la loro
parte delle spoglie; alcuni di essi vi entrano pure per poter discutere le loro stupide idee davanti ad
un pubblico qualunque. I Gentili vanno alla ricerca delle emozioni procurate dal successo e dagli
applausi; noi glie ne diamo fin che ne vogliono. Questo è il motivo per cui permettiamo ad essi di
avere successi; cioè allo scopo di volgere a nostro vantaggio gli uomini che credono
orgogliosamente di valer qualche cosa, e che senza accorgersene s'imbevono delle nostre idee,
fiduciosi di essere infallibili e convinti di non andar soggetti alle influenze altrui. Non avete idea
di quanto sia facile ridurre anche il più intelligente dei Gentili in una condizione ridicola di
ingenuità
agendo sulla sua presunzione, e quanto, d'altra parte, sia fucile scoraggiarlo mediante il
più piccolo insuccesso, od anche semplicemente cessando di applaudirlo; oppure anche di ridurlo
in uno stato di servile sottomissione, allettandolo con la promessa di qualche nuovo successo. Per
quanto il nostro popolo disprezza il successo, bramando soltanto la realizzazione dei suoi piani,
altrettanto i Gentili amano il successo e sono disposti a sacrificare tutti i loro piani per
raggiungerlo. Questo lato del carattere dei Gentili rende facile di fare d'essi quello che ci piace.
Quelli che sembrano tigri, sono invece stupidi come pecore, ed hanno la testa assolutamente vuota.
Lasceremo che cavalchino in sogno il corsiero delle vane speranze di poter distruggere
l'individualità umana mediante idee simboliche di collettivismo. Essi non hanno ancora compreso,
e non comprenderanno mai, che questo sogno fantastico è contrario alla principale legge della
natura, la quale, fin dall'inizio del mondo, creò ogni essere, diverso da tutti gli altri, perché
ciascuno avesse un'individualità. Il fatto che fummo capaci di far concepire un'idea così errata ai
Gentili, è la prova lampante del meschino concetto che essi hanno della vita umana, paragonato a
quello che ne abbiamo noi. In questo consiste la maggiore speranza del nostro successo. Quanto
furono previdenti i nostri sapienti d'un tempo quando ci dissero che, pur di raggiungere uno scopo
veramente grandioso, dovevamo ricorrere a qualunque mezzo senza fermarci a contare le che si
dovessero sacrificare al successo della causa! E noi non abbiamo mai contato le vittime uscite dal
seme di quei bruti di Gentili, e pur avendo sacrificato molta gente nostra, abbiamo dato al nostro
popolo una posizione tale nel mondo, che esso non si sarebbe mai sognato di raggiungere. Un
numero relativamente piccolo di vittime da parte nostra ha salvato la nostra nazione dalla
distruzione. Ogni uomo deve inevitabilmente morire. E' preferibile affrettare la morte di coloro
che ostacolano la nostra causa, che di quelli che la promuovono. Noi facciamo morire i
frammassoni in maniera tale che nessuno, fuorché gli adepti, può averne il minimo sospetto.
Neppure le stesse vittime ne sospettano prima del tempo. Muoiono tutti, quando è necessario, di
morte apparentemente naturale. E neppure gli iniziati, conoscendo questi fatti, osano protestare!
Con questi mezzi abbiamo tagliato fino alle radici ogni velleità di protesta contro i nostri ordini
almeno per quanto riguarda i frammassoni. Predichiamo il liberalismo ai Gentili, ma d'altra parte
teniamo la nostra propria nazione in assoluta sottomissione. Per effetto della nostra influenza, le
leggi dei Gentili vengono osservate il meno possibile. Il prestigio delle loro leggi è stato minato
dalle idee liberali che vi abbiamo introdotto. Le più importanti quistioni, sia politiche, sia morali,
vengono decise dai Tribunali nel modo stabilito da noi. Il Gentile amministratore di giustizia,
esamina le cause in quel modo che a noi pare e piace. Questo risultato lo abbiamo ottenuto
mediante i nostri agenti e persone colle quali apparentemente non siamo in relazione, e per mezzo
di opinioni propagate con la stampa e con altri mezzi. Persino i senatori ed altri funzionari elevati
seguono ciecamente i nostri consigli. La mentalità dei Gentili essendo di natura puramente
bestiale, è incapace di osservare e di analizzare checchessia e più ancora di prevedere le
conseguenze alle quali può condurre una causa se presentata sotto una certa luce. Ed è
precisamente in questa differenza di mentalità tra noi e i Gentili, che possiamo facilmente
riconoscere di essere gli eletti di Dio nonché la nostra natura sovrumana, in paragone con la
mentalità istintiva e bestiale dei Gentili. Costoro non vedono che i fatti, ma non li prevedono e
sono incapaci di inventare qualsiasi cosa, eccetto le materiali. Da tutto questo risulta nettamente,
che la natura stessa ci ha destinato a guidare ed a governare il mondo. Quando verrà per noi l'ora
di governare apertamente, sarà giunto il momento di dimostrare la bontà del nostro governo.
Allora miglioreremo tutte le leggi. Le nostre leggi saranno brevi, chiare, e concise: non avranno
bisogno di interpretazioni; sicché tutti potranno conoscerle da cima a fondo, dentro e fuori. La
caratteristica predominante di queste leggi sarà l'obbedienza dovuta all'autorità; e questo rispetto
all'autorità sarà spinto al massimo grado. Allora cesserà ogni genere di abuso di potere, perché
ognuno sarà responsabile di fronte all'unico potere supremo, cioè a quello del sovrano. L'abuso di
potere da parte di chiunque, che non sia il sovrano, sarà così severamente punito, che tutti
perderanno la voglia di provare la loro forza in tale direzione.
Sorveglieremo molto da vicino ogni atto del nostro corpo amministrativo, da cui dipenderà il
funzionamento della macchina statale, perché se l'amministrazione diventa fiacca, il disordine
sorge dovunque. Non un singolo atto illegale, od abuso di potere rimarrà impunito. Tutti gli atti di
simulazione, o di volontaria trascuratezza da parte degli impiegati amministrativi, cesseranno dopo
che costoro avranno veduto i primi esempi di punizione.
La grandezza della nostra potenza esigerà che siano inflitte punizioni adeguate ad essa. Ciò vuol
dire che esse saranno durissime, anche nel caso del più piccolo tentativo di violare il prestigio
della nostra autorità allo scopo di lucro personale. L'uomo che soffrirà per le sue colpe, anche se
troppo severamente, sarà come un soldato che muore sul campo battaglia dell'amministrazione per
la causa del potere, dei principî e della legge, che non ammette alcuna deviazione dal sentiero
pubblico per un vantaggio personale, neanche per coloro che guidano il carro dello stato. Per
esempio, i nostri giudici sapranno che, cercando di essere indulgenti, violeranno la legge della
giustizia, la quale è fatta per infliggere punizioni esemplari agli uomini per le colpe che hanno
commesso, e non per dare ad un giudice l'occasione di mostrare la sua clemenza. Questa buona
qualità della clemenza dovrebbe essere esibita soltanto nella vita privata, e non nella qualità
ufficiale di giudice, che influisce su tutta la base dell'educazione del genere umano.
I membri della magistratura non serviranno più nei tribunali dopo i cinquantacinque anni di età,
per le seguenti ragioni:
1° Perché i vecchi sono più tenacemente attaccati alle idee preconcette e meno capaci di ubbidire
ai nuovi ordini.
2° Perché una tale misura ci metterà in grado di fare dei cambiamenti frequenti nel corpo della
magistratura, che conseguentemente sarà soggetta a qualunque pressione da parte nostra.
Chiunque desideri mantenere il suo posto dovrà, per assicurarselo, ubbidirci ciecamente.
Generalmente sceglieremo i nostri giudici fra uomini i quali capiscano che il loro dovere è di
punire e di fare rispettare le leggi, e non di permettersi il lusso di sognare il liberalismo, che
potrebbe recar danno al piano educativo del nostro governo, come succede ora con i giudici
Gentili. Il nostro progetto di mutare spesso i giudici, ci gioverà anche per impedire la formazione
di qualsiasi associazione fra essi; quindi lavoreranno soltanto nell'interesse del governo, ben
sapendo che da ciò dipende il loro avvenire. La futura generazione di giudici sarà educata in tal
modo, che preverranno istintivamente qualsiasi azione atta a danneggiare le relazioni reciproche
esistenti fra i nostri sudditi. Attualmente i giudici dei Gentili sono indulgenti verso tutti i
delinquenti, perché non hanno il giusto concetto del loro dovere, ed anche per il semplice fatto,
che i governanti, quando nominano i giudici, non imprimono in essi il concetto del dovere, come
sarebbe necessario.
I governanti dei Gentili, quando nominano i loro sudditi a cariche importanti, non si danno la pena
di spiegar loro l'importanza delle medesime, né per quale ragione dette cariche sono state istituite;
essi agiscono come le bestie quando mandano la loro prole in cerca dì preda. In questo modo i
governi dei Gentili vanno in pezzi per opera dei loro stessi amministratori. Dai risultati del sistema
adottato dai Gentili ricaveremo ancora un insegnamento morale e ce ne serviremo per migliorare il
nostro governo. Gradiremo le tendenze liberali di ciascuna delle importanti istituzioni di
propaganda nel nostro governo, dalle quali possa dipendere l'educazione di coloro che
diventeranno i nostri sudditi. Questi posti importanti saranno riservati esclusivamente a coloro che
furono da noi educati allo scopo prefisso per l'amministrazione.
Qualora si osservasse, che il mettere in ritiro troppo presto i nostri impiegati ci costerebbe troppo
caro, risponderei, che anzi tutto cercheremo di trovare una occupazione privata a questi pensionati,
per compensarli della perdita del loro posto governativo, ed in secondo luogo che il nostro
governo possiederà in ogni caso tutto il denaro del mondo, e perciò la spesa non va presa in
considerazione.
La nostra autocrazia sarà coerente in tutte le sue azioni, quindi il nostro alto comando sarà sempre
considerato con la massima deferenza e obbedito senza riserva, qualunque sia la decisione che gli
piacerà di prendere. Ignoreremo qualunque espressione di rammarico o di malcontento e puniremo
così severamente chiunque mostrasse di non essere soddisfatto, che gli altri, vedendo questo
esempio, si cheteranno. Aboliremo il diritto di appello, riservandolo per noi stessi; e ciò per la
ragione che non dobbiamo permettere al popolo di credere che i nostri giudici possano sbagliare
nelle loro decisioni. E, nell'eventualità di un giudizio che richiede la revisione, destituiremo
immediatamente il giudice che lo avrà emesso, castigandolo pubblicamente, affinché un errore
simile non abbia a ripetersi.
Ripeto quello che ho già detto, cioè che uno dei nostri principî fondamentali sarà l'attenta
sorveglianza dei nostri impiegati amministrativi: e questo si farà principalmente per soddisfare la
nazione, la quale ha pieno diritto di insistere che un buon governo abbia buoni impiegati
amministrativi.
Il nostro governo avrà l'aspetto di una fede patriarcale nella persona del suo sovrano. La nostra
Nazione ed i nostri sudditi considereranno il sovrano come un padre, il quale si cura di tutti i loro
bisogni, si occupa delle loro azioni, sistema le relazioni reciproche dei suoi sudditi, nonché quelle
di essi verso il governo. Così che il sentimento di venerazione per il regnante si radicherà tanto
profondamente nella nazione, che questa non potrà esistere senza le sue cure e la sua guida. Il
popolo non potrà vivere in pace senza il sovrano e finalmente lo riconoscerà come autocrate. Il
popolo nutrirà per il sovrano un sentimento di venerazione talmente profondo da avvicinarsi alla
adorazione, specialmente quando si convincerà che i suoi dipendenti seguono i suoi ordini
ciecamente e che egli solo regna su di essi. Il popolo si rallegrerà vedendoci regolare la nostra
esistenza come se fossimo genitori desiderosi di educare la propria prole in un sentimento
profondo del dovere e dell'ubbidienza.
Per quanto poi riguarda la nostra politica segreta, tutte le nazioni sono in uno stato d'infanzia ed i
loro governi pure. Come potete vedere da voi stessi, io baso il nostro dispotismo sul Diritto e sul
Dovere. Il diritto del governo di pretendere che la gente faccia il suo dovere è in sé stesso un
obbligo di chi regna, perché egli è il padre dei suoi sudditi. Il diritto della forza gli viene concesso
perché conduca l'umanità nella direzione stabilita dalle leggi naturali, vale a dire verso
l'ubbidienza.
Ogni creatura in questo mondo è in suggezione se non di un uomo, di qualche circostanza, oppure
della sua stessa natura: insomma di qualche cosa che è più forte di lei. Quindi noi dobbiamo essere
la forza assoggettatrice, pel bene della causa comune. Dobbiamo sacrificare senza esitazione
quegli individui che possono violare la legge esistente, perché la soluzione del grande problema
educativo sta nella punizione esemplare.
Il Re di Israele, nel giorno che porrà sul suo capo consacrato la corona che gli verrà presentata da
tutta l'Europa, diventerà il Patriarca Mondiale.
Il numero delle vittime che il nostro Re dovrà sacrificare, non sorpasserà mai quello delle vittime
che i sovrani Gentili hanno sacrificato nella loro ricerca di grandezza e per le loro rivalità
reciproche.
Il nostro sovrano sarà costantemente in contatto col popolo, al quale parlerà dall'alto delle tribune.
I suoi discorsi saranno immediatamente messi in circolazione in tutto il mondo.
PROTOCOLLO XVI
Allo scopo di distruggere qualunque specie di impresa collettiva che non sia la nostra,
annienteremo sul loro nascere le opere collettive; vale a dire, che trasformeremo le università e le
riedificheremo secondo i nostri piani.
I rettori delle università, nonché i professori di esse, saranno preparati in modo speciale per mezzo
di elaborati e segreti programmi d'azione, nei quali saranno istruiti e dai quali non potranno
deviare impunemente. La massima cura sarà posta nella loro scelta, e dipenderanno interamente
dal governo. Escluderemo dal nostro sillabo ogni insegnamento di diritto civile, nonché qualunque
altra materia politica. Queste scienze saranno insegnate soltanto a pochi uomini iniziati, scelti per
le loro abilità cospicue. Le università non potranno più lanciare nel mondo dei giovani inesperti,
imbevuti di idee circa nuove forme costituzionali, come se queste fossero commedie o tragedie;
oppure dediti ad occuparsi di questioni politiche che neppure i loro padri comprendevano. Quando
la massa del popolo ha delle idee politiche sbagliate, si volge a concezioni utopistiche con il
risultato di diventare un insieme di pessimi sudditi. Ciò potete giudicare da voi vedendo il sistema
educativo dei Gentili; abbiamo dovuto introdurre tutti questi principi nel sistema educativo allo
scopo di distruggere la loro struttura sociale: cosa che abbiamo fatto con pieno successo; ma
quando saremo al potere, toglieremo dai programmi educativi tutte le materie che potrebbero
turbare lo spirito dei giovani, e li ridurremo ad essere dei bimbi obbedienti, i quali ameranno il
loro sovrano ed in lui riconosceranno il sostegno principale della pace e del benessere pubblico.
Invece di far studiare i classici e la storia antica, che contengono più esempi cattivi che buoni,
faremo studiare i problemi del futuro. Dalla memoria degli uomini cancelleremo il ricordo dei
secoli passati, che potrebbe essere sgradevole per noi, ad eccezione di quei fatti che mostrano a
colori vivaci gli errori dei governi Gentili. La base fondamentale del nostro programma educativo
sarà l'insegnamento di ciò che si riferisce alla vita pratica, alla organizzazione sociale, alle
relazioni fra uomo e uomo; faremo pure conferenze contro i cattivi esempi egoistici, che sono
contagiosi e causa di mali; come anche su altre questioni simili relative all'istinto. Questi
programmi saranno tracciati in modo differente per le differenti classi e caste, perché l'educazione
di esse dovrà essere ben distinta. Importa moltissimo di insistere su questo punto, che ogni classe,
o casta, dovrà essere educata separatamente, secondo la sua speciale condizione ed il suo lavoro.
Eventualmente, un uomo di genio ha sempre saputo e saprà sempre penetrare in una casta più
elevata della sua; ma per amore di un caso affatto eccezionale, non conviene mescolare
l'educazione delle varie caste e ammettere gli uomini di basso ceto nelle classi più elevate, soltanto
perché occupino i posti di coloro che son chiamati dalla nascita ad occuparli. Sapete da voi che i
Gentili, quando cedettero all'idea assurda di non ammettere differenza fra le diverse classi sociali,
andarono incontro al disastro.
Affinché il sovrano abbia un posto sicuro nel cuore dei suoi sudditi, è necessario che, durante il
suo regno, siano insegnate nelle pubbliche scuole e nei pubblici ritrovi, l'importanza della sua
attività e la buona intenzione delle sue imprese. Aboliremo ogni specie di educazione privata. Nei
giorni di vacanza gli scolari ed i loro genitori avranno il diritto di intervenire nei loro collegi, come
se questi fossero dei "clubs", a riunioni nelle quali alcuni professori faranno delle conferenze,
apparentemente libere, parlando sulle quistioni dei rapporti reciproci fra gli uomini, delle leggi, dei
malintesi che generalmente sono la conseguenza di una concezione erronea intorno la posizione
sociale degli uomini. Infine essi faranno delle lezioni sulle nuove teorie filosofiche, che non sono
ancora state rivelate al mondo. Noi faremo di queste dottrine degli articoli di fede, servendocene
come di gradini per l'ascendere della Fede nostra.
Quando avrò finito di mettervi completamente al corrente del nostro programma, e quando avremo
finito di discutere i nostri piani per il presente e l'avvenire, vi leggerò lo schema di tale nuova
teoria filosofica. L'esperienza di molti secoli ci insegna che gli uomini vivono per le idee e ne sono
guidati e che la gente viene ispirata da tali idee soltanto per mezzo dell'educazione, che può essere
impartita con i medesimi risultati agli uomini di tutti i secoli, ma naturalmente con mezzi diversi.
Con una metodica educazione sapremo eliminare i residui di quella indipendenza di pensiero della
quale ci siamo serviti per i nostri fini da molto tempo. Abbiamo già istituito il sistema di
soggiogare la mente degli uomini col così detto metodo di educazione dimostrativa
(l'insegnamento oculare), il quale rende i Gentili incapaci di pensare indipendentemente, e così
essi - come animali ubbidienti - attenderanno la dimostrazione di un idea prima di afferrarla. Uno
dei nostri migliori agenti in Francia è il Bouroy; egli vi ha già introdotto il nuovo metodo
d'insegnamento dimostrativo.
PROTOCOLLO XVII
La professione il giureconsulto rende coloro che la esercitano freddi, crudeli ed ostinati, li priva di
tutti i principi e li obbliga a formarsi un concetto della vita che non è umano ma puramente legale.
Si abituano anche a vedere le circostanze soltanto dal punto di vista di quanto si può guadagnare
facendo una difesa, senza badare alle conseguenze che essa può avere sul bene pubblico.
Un avvocato non si rifiuta mai di difendere una causa. Egli farà di tutto per ottenere l'assoluzione a
qualunque costo, attaccandosi ai più meschini cavilli della giurisprudenza, e con questi mezzi egli
demoralizza il tribunale.
Perciò noi limiteremo la sfera d'azione di questa professione e metteremo gli avvocati sulla stessa
base dei funzionari esecutivi. Tanto gli avvocati patrocinatori, quanto i giudici, non avranno il
diritto di intervistare i loro clienti e riceveranno il loro mandato difensivo a seconda
dell'assegnazione che ne farà il tribunale [Vale a dire che i difensori saranno nominati d'ufficio e
non scelti dagli accusati. (N. d. T. inglese)]. Essi studieranno la causa esclusivamente attraverso i
documenti ed i rapporti, e difenderanno i loro clienti dopo che questi saranno stati interrogati in
tribunale dal pubblico ministero, basando la difesa di essi sui risultati di questo interrogatorio. Il
loro onorario sarà fisso senza tener conto se la difesa sia, o pur no, riuscita. Essi diventeranno dei
semplici relatori in favore della giustizia, agendo in senso opposto al pubblico ministero, il quale
sarà un relatore in favore dell'accusa. In questo modo la procedura legale sarà considerevolmente
abbreviata. Inoltre, con questi mezzi otterremo una difesa onesta ed imparziale, la quale non sarà
promossa dagli interessi materiali, ma bensì dalla convinzione personale dell'avvocato. Si avrà
inoltre il grande vantaggio di metter fine a qualunque forma di subornamento e di corruzione, che
all'epoca attuale può aver luogo nei tribunali di alcuni paesi.
Abbiamo messo molto impegno nello screditare il clero dei Gentili agli occhi del popolo, e siamo
così riusciti a nuocere alla sua missione che avrebbe potuto ostacolare molto il nostro cammino.
L'Influenza del clero sul popolo diminuisce di giorno in giorno.
Attualmente la libertà di religione prevale ovunque, e l'epoca che il Cristianesimo cadrà in
frantumi non è oramai troppo distante. Sarà ancora più facile per noi di distruggere le altre
religioni. Ma è prematuro per ora di discutere questo argomento.
Noi ridurremo il clero e le sue dottrine a tener così poco posto nella vita, e renderemo la loro
influenza così antipatica alla popolazione, che i loro insegnamenti avranno risultati opposti a quelli
che avevano una volta. Quando sarà arrivata l'ora di annientare la Corte papale, una mano ignota,
additando il Vaticano, darà il segnale dell'assalto. Allorquando il popolo, nella sua ira si scaglierà
sul Vaticano, noi ci atteggeremo a suoi protettori per evitare lo spargimento di sangue. Con questo
atto penetreremo fino al cuore di tale Corte, e nessuno potrà più scacciarcene finché non avremo
distrutto la potenza papale. Il Re di Israele diventerà il vero Papa dell'universo: il Patriarca della
Chiesa Internazionale.
Ma finché non avremo compiuto la rieducazione della gioventù per mezzo di nuove religioni
temporanee, per condurla alla nostra, non attaccheremo apertamente le Chiese esistenti, ma le
combatteremo con la critica, la quale ha già suscitato e continuerà a suscitare dissensi fra esse.
Genericamente parlando, la nostra stampa denuncierà i governi e le istituzioni dei Gentili, sia
religiose che d'altro genere, mediante articoli d'ogni specie spogli di qualunque scrupolo, allo
scopo di screditarli al massimo grado così come noi soli sappiamo fare.
Il nostro governo somiglierà al dio centimane Vichnu degli Indiani. Ognuna delle sue cento mani
terrà una delle molle della macchina sociale dello Stato.
Sapremo tutto senza l'aiuto della polizia ufficiale, che è stata così insidiosamente corrotta da noi,
da non servire ad altro che impedire ai governi dei Gentili di venire alla conoscenza dei fatti veri.
Il nostro programma persuaderà una terza parte della popolazione a sorvegliare il resto, per un alto
senso di dovere ed in base al principio del servizio governativo volontario. Allora non sarà più
considerato come un disonore, ma anzi come cosa lodevole il fare la spia. D'altra parte, chi porterà
notizie false sarà veramente punito, per evitare che l'alto privilegio del rapporto diventi un abuso. I
nostri agenti verranno scelti tanto fra le classi alte quanto fra le basse. Li prenderemo fra gli
amministratori, editori, stampatori, librai, impiegati, operai, cocchieri, lacchè ecc. Questa forza
poliziesca, non avrà nessun potere indipendente di azione e nessun diritto di prendere qualsiasi
misura di sua iniziativa; quindi il dovere di questa polizia impotente consisterà semplicemente nel
fare dei rapporti e delle testimonianze. La verifica dei suoi rapporti, e gli arresti, dipenderanno da
un gruppo di ispettori di polizia responsabili. Gli arresti saranno fatti da gendarmi e da guardie di
città. Qualunque persona, che avendone l'incarico, ometta di far rapporto d'una mancanza
qualsiasi, anche piccola, in fatto di politica, sarà punita per delittuoso nascondimento di delitto, se
potrà provarsi che ne è colpevole. Analogamente devono agire ora i nostri fratelli, devono cioè di
loro iniziativa denunziare alle autorità competenti tutti gli apostati, nonché tutte le azioni che
potrebbero essere contrarie alla nostra legge. Nel nostro Governo Universale, tutti i nostri sudditi
avranno il dovere di servire il nostro sovrano agendo nel modo suddetto.
Un'organizzazione come la nostra sradicherà ogni abuso di potere nonché le varie forme di
subornamento e di corruzione. Insomma, essa distruggerà tutte le idee con le quali abbiamo
contaminato la vita dei Gentili mediante le nostre teorie sopra i diritti sovrumani.
Come avremmo potuto riuscire al nostro intento di creare il disordine nelle istituzioni
amministrative dei Gentili, se non con mezzi simili? Fra i più importanti mezzi per corrompere le
loro istituzioni, vi è l'uso di quegli agenti che sono in grado - per la loro attività distruttiva
individuale - di contaminare gli altri, svelando e sviluppando le loro tendenze corrotte, quali
l'abuso del potere e l'uso sfacciato della corruzione.
PROTOCOLLO XVIII
Quando verrà per noi il momento di prendere delle misure speciali di polizia imponendo l'attuale
sistema russo dell'"Okhrana" (il più pericoloso veleno per il prestigio dello Stato) susciteremo dei
tumulti fittizi fra la popolazione, oppure la indurremo a mostrare una irrequietezza prolungata, al
che riusciremo con l'aiuto di buoni oratori i quali troveranno molti simpatizzanti, ciò che ci fornirà
la scusa di perquisire le abitazioni, nonché di sottoporre le persone a restrizioni speciali,
servendoci dei nostri dipendenti che contiamo nella polizia dei Gentili.
Siccome la più gran parte dei cospiratori sono spinti dalla passione che hanno sia per la congiura,
sia per le chiacchiere, non li toccheremo fin tanto che non li vedremo sul punto di mettersi ad agire
contro di noi, e ci limiteremo ad introdurre fra essi un - per così dire - elemento delatore.
Dobbiamo ricordarci che un potere perde di prestigio ogni qual volta scopre una congiura pubblica
diretta contro di esso. In simile rivelazione è implicita la presunzione della sua debolezza, nonché,
cosa ancora più dannosa, l'ammissione dei suoi errori. Dovete sapere che abbiamo distrutto il
prestigio dei Gentili regnanti, mediante numerosi assassini privati, compiuti dai nostri agenti,
pecore cieche del nostro gregge, che possono facilmente essere indotte a commettere un delitto
purché sia di carattere politico.
Obbligheremo i governanti a riconoscere la propria debolezza coll'introdurre apertamente delle
misure speciali di polizia, tipo "Okhrana", e così scuoteremo il prestigio del loro potere.
Il nostro sovrano sarà protetto da una guardia segretissima, giacché non permetteremo mai che si
possa credere possibile una congiura contro il nostro sovrano, che egli non sia in grado di
sventarla personalmente, o dalla quale egli sia costretto a nascondersi. Se permettessimo che
prevalesse un'idea simile, come prevale fra i Gentili, firmeremmo la condanna a morte del nostro
sovrano, e se non di lui personalmente, della sua dinastia.
Il nostro sovrano, osservando scrupolosamente le apparenze userà del suo potere soltanto per il
beneficio della nazione, e giammai per il suo bene personale, o della sua dinastia.
Con questo severo mantenimento del suo decoro, otterrà il risultato che la sua potenza sarà onorata
e protetta dai suoi stessi sudditi. Essi adoreranno la potenza del sovrano, ben sapendo che ad esso
è collegato il benessere dello Stato perché da esso dipende l'ordine pubblico. Far la guardia al Re
apertamente, equivale ad ammettere la debolezza del suo potere.
Il nostro sovrano sarà sempre in mezzo al suo popolo ed avrà l'apparenza di essere circondato da
una folla indiscreta di uomini e di donne, che per puro caso, in apparenza, occuperà sempre le file
più prossime a lui, tenendo così indietro il resto della gente, soltanto per conservare l'ordine.
Questo esempio insegnerà agli altri la padronanza di sé stessi. Nel caso che un supplicante fra il
popolo, volendo presentargli una domanda, arrivi a farsi strada attraverso alla folla, coloro che
sono nelle prime file prenderanno la sua petizione e la consegneranno al sovrano alla presenza del
supplicante stesso, acciocché ognuno sappia che tutte le petizioni giungono al Sovrano e che egli
stesso controlla tutti gli affari. Il prestigio del potere deve, per sussistere, occupare una posizione
tale che il popolo possa dire: "Se il Re solamente potesse sapere!" oppure: "Quando il Re lo
saprà!".
Il misticismo che circonda la persona del sovrano svanisce appena lo si vede attorniato da una
guardia di polizia. Quando viene fatto uso di una simile guardia, qualunque assassino con una
certa audacia, può considerarsi più forte della guardia e quindi, realizzando la sua forza, basta che
egli attenda il momento propizio e potrà assalire il re. Non predichiamo questa dottrina ai Gentili;
potete constatare da voi stessi il risultato che ha avuto il sistema di circondare di guardie visibili i
sovrani dei Gentili. Il nostro Governo arresterà tutti gli individui che più o meno giustamente
sospetterà di essere delinquenti politici. Non è prudente che, per il timore di giudicare
erroneamente qualcuno, si dia l'opportunità di fuggire alle persone sospette di tali delitti verso di
esse saremo spietati. Si potrà forse, in casi eccezionali, prendere in considerazione alcune
circostanze attenuanti a favore di delinquenti comuni, ma non vi possono essere attenuanti per un
delitto politico; vale a dire che non esiste giustificazione per un uomo che si lasci trascinare ad
occuparsi di politica, cosa che nessuno, fuorché il regnante, ha il diritto di comprendere. Ed invero
neppure tutti i governanti sono capaci di comprendere la vera politica.
PROTOCOLLO XIX
Sarà proibito a tutti di lasciarsi coinvolgere in faccende politiche; ma d'altra parte incoraggeremo
ogni genere di rapporti e di petizioni sottoponenti all'approvazione del Governo proposte relative a
miglioramenti della vita sociale e nazionale. Con questi mezzi conosceremo gli errori del nostro
governo e le aspirazioni dei nostri sudditi. Risponderemo a questi suggerimenti accettandoli,
oppure, se non saranno accettabili, confutandoli con validi argomenti per dimostrare che la loro
realizzazione è impossibile e basata sopra una concezione miope degli affari.
La sedizione non ha più importanza dell'abbaiare di un cane contro un elefante. In un governo
bene organizzato dal punto di vista sociale, ma non dal punto di vista della sua polizia, il cane
abbaia contro l'elefante senza comprenderne la forza, ma basta che l'elefante glie la dimostri
dandogli una buona lezione, perché tutti i cani smettano di abbaiare.
Per togliere al colpevole politico la sua corona di eroismo, lo metteremo al livello degli altri
delinquenti, alla pari con i ladri, gli assassini ed i più ripugnanti malfattori. Abbiamo fatto il
possibile per impedire ai Gentili di adottare questo sistema. Per raggiungere lo scopo ci siamo
serviti della stampa, di discorsi in pubblico e di libri scolastici di storia ingegnosamente compilati;
abbiamo così fatto nascere l'idea che ogni assassino politico sia un martire, morto per l'ideale del
benessere umano. Una "reclame" così estesa ha moltiplicato il numero dei liberali e ha ingrossato
le file dei nostri agenti di migliaia di Gentili.
PROTOCOLLO XX
Oggi mi occuperò del nostro programma finanziario, che ho riservato per la fine della mia
relazione, in quanto è il problema più difficile ed anche perché costituisce la clausola finale dei
nostri piani. Prima di discuterlo, vorrei rammentarvi ciò che vi ho già accennato, e cioè che tutta la
nostra politica si riduce ad una quistione di cifre.
Quando assumeremo il potere, il nostro governo autocratico eviterà, per il suo interesse personale,
di imporre al popolo delle tasse pesanti e terrà sempre presente la parte che deve rappresentare;
quella cioè, di un padre, di un protettore. Ma siccome l'organizzazione del governo assorbirà vaste
somme di denaro, sarà tanto più necessario di procacciare i mezzi necessari per mantenerla.
Quindi dovremo studiare e risolvere questo problema con la massima cura, procurando che il peso
delle imposte sia distribuito equamente.
Per mezzo di una finzione legale il nostro sovrano sarà proprietario di tutti i possedimenti dello
Stato (ciò si mette in pratica colla massima facilità). Egli potrà prelevare quelle somme di denaro
che saranno necessarie per regolare la circolazione monetaria del Paese. Quindi il metodo più
adatto per soddisfare le spese governative sarà la tassazione progressiva della proprietà. Così le
imposte saranno pagate senza l'oppressione e la rovina del popolo, e l'ammontare relativo
dipenderà dal valore di ciascuna proprietà individuale. I ricchi dovranno comprendere che hanno il
dovere di dare una parte della loro soverchia ricchezza al governo, perché questo garantisce loro il
possesso sicuro del rimanente, ed inoltre dà loro di diritto di guadagnare del denaro onestamente.
Dico onestamente, perché il controllo della società impedirà i furti sul terreno legale.
Questa riforma sociale deve essere la prima e più importante del nostro programma, essendo la
garanzia principale della pace. Essa non ammette indugi di sorta.
La tassazione dei poveri è l'origine di tutte le rivoluzioni e produce sempre un grave danno al
governo, perché questo, sforzandosi di estorcere denaro dal popolo, perde l'occasione di ottenerlo
dai ricchi. La tassazione del capitale farà diminuire le ricchezze dei privati, nelle cui mani le
abbiamo lasciate accumulare sino ad ora appositamente, perché i plutocrati agissero da
contrappeso ai governi dei Gentili e alle loro finanze. La tassazione progressiva applicata
proporzionalmente alle fortune individuali, produrrà assai più del sistema attuale di tassare tutti
egualmente. Questo sistema è, al momento attuale (1901) essenziale per noi, perché genera il
malcontento fra i Gentili [Si noti che questa conferenza fu tenuta nel 19O1. (Nota del T. inglese)].
Il potere del nostro sovrano si baserà principalmente sul fatto, che egli sarà garante dell'equilibrio
del potere e della pace perpetua del mondo. Quindi, per ottenere questa pace, i capitalisti dovranno
rinunciare ad una parte delle loro ricchezze, salvaguardando così l'azione del governo. Le spese
dello Stato devono essere pagate da coloro che sono meglio in grado di sostenerle e col denaro che
si potrà togliere ad essi. Tale misura farà cessare l'odio delle classi popolari per i ricchi, perché
esse vedranno in costoro i necessari sostegni finanziari del governo, riconosceranno in essi,
inoltre, i sostenitori della pace e del benessere pubblico. Le classi povere comprenderanno che i
ricchi forniscono i mezzi per i benefizi sociali.
Per evitare che le classi intelligenti, vale a dire i contribuenti, si lagnino soverchiamente del nuovo
sistema di tassazione, daremo ad esse dei resoconti particolareggiati, esponendo chiaramente il
modo come il loro denaro viene speso; eccettuato, si capisce, quella parte che sarà impiegata per i
bisogni privati del Sovrano e per le esigenze dell'amministrazione.
Il Sovrano non avrà alcuna proprietà privata, perché tutto ciò che è nello Stato gli apparterà. Se al
Sovrano fosse concesso di possedere privatamente, sembrerebbe che non è di sua proprietà tutto
ciò che è nello Stato.
I congiunti del Sovrano, eccettuato il Suo erede, il quale sarà anche mantenuto a spese del
governo, dovranno servire come funzionari governativi, oppure lavorare, allo scopo di conservare
il diritto di possedere: il privilegio di essere di sangue reale non concederà loro il diritto di vivere
alle spalle dello Stato.
Vi sarà una tassa di bollo progressiva su tutte le vendite e compere, nonché tasse di successione.
Qualunque contratto senza il bollo necessario sarà considerato illegale, ed il proprietario
antecedente sarà obbligato a pagare al Governo una percentuale sulla tassa dal giorno della
vendita. Ogni documento di garanzia del trasferimento di un diritto di una proprietà, ecc., da una
persona ad un'altra, dovrà essere portato ogni settimana all'ispettore locale delle tasse, unendovi
una dichiarazione con nome e cognome del possessore attuale e del precedente, nonché l'indirizzo
permanente di ambedue.
Simile procedura sarà necessaria per i trasferimenti sorpassanti un certo valore; eccedenti cioè
l'ammontare della spesa media giornaliera. La vendita delle cose più necessarie sarà soggetta
soltanto ad una marca da bollo di valore stabilito.
Calcolate quante volte il valore di una simile tassazione sorpasserà la rendita dei governi Gentili.
Lo Stato dovrà tenere in riserva una certa quota di capitale, e nel caso che la rendita proveniente
della tassazione venisse a sorpassare questa somma specificata, la somma risultante in più dovrà
essere rimessa in circolazione. Queste somme in eccesso saranno spese organizzando ogni sorta di
lavori pubblici.
La direzione di questi lavori dipenderà da un dipartimento governativo, e quindi gli interessi delle
classi operaie saranno strettamente collegati a quelli del governo e del loro Sovrano. Una parte di
questo denaro soverchio sarà destinato a premiare le invenzioni e le produzioni.
È di prima importanza d'impedire che la moneta rimanga inattiva nelle banche dello Stato, al
disopra di una somma specificata che possa essere destinata a qualche scopo speciale; perché il
denaro è fatto per circolare, e qualunque congestione di denaro ha sempre un effetto disastroso sul
corso degli affari dello Stato, giacché la moneta agisce quale lubricante del meccanismo statale, e
se il lubricante si condensa, il funzionamento della macchina si arresta in conseguenza. Il fatto che
le cartelle di rendita hanno sostituito la moneta in gran parte, ha creato una congestione simile a
quella ora descritta. Le conseguenze di questo fatto sono abbastanza evidenti.
Istituiremo pure un dipartimento per la revisione dei conti, sicché il Sovrano possa a qualunque
momento ricevere un rendiconto completo delle spese del governo e delle sue rendite. Ogni
rendiconto sarà tenuto rigorosamente al corrente, fuorché quelli del mese in corso e del
precedente. L'unica persona che non avrebbe alcun interesse a derubare la banca dello Stato è il
suo proprietario - il Sovrano -. Per questa ragione il suo controllo impedirà qualunque possibilità
di perdite o di spese non necessarie.
Saranno aboliti i ricevimenti di etichetta, che sciupano il tempo prezioso del Sovrano, e ciò per
dargli maggiori opportunità di attendere agli affari dello Stato. Sotto il nostro governo il Sovrano
non sarà circondato da cortigiani, i quali generalmente si pavoneggiano intorno alla sua persona
soltanto per vanità, e si preoccupano esclusivamente dei propri interessi, trascurando, come fanno,
il benessere dello Stato.
Tutte le crisi economiche da noi combinate con tanta astuzia nei paesi dei Gentili, sono state
determinate ritirando il denaro dalla circolazione. Lo Stato si è trovato nella necessità per i suoi
prestiti di fare appello alle grandi fortune che sono congestionate pel fatto che la moneta è stata
ritirata dal governo. Questi prestiti hanno imposto dei pesanti carichi sui governi, obbligandoli a
pagare interessi, e così sono legati mani e piedi.
La concentrazione della produzione nelle mani del capitalismo ha prosciugato tutta la forza
produttrice del popolo insieme alle ricchezze dello Stato. La moneta, al momento attuale, non può
soddisfare i bisogni della classe operaia, perché non è sufficiente per tutti.
L'emissione della moneta deve corrispondere all'aumento della popolazione, e bisogna considerare
i bambini come consumatori di moneta fino dal giorno della loro nascita. Una verifica della
moneta di tanto in tanto è una quistione vitale per il mondo intero.
Sapete, io credo, che la moneta aurea è stata la distruzione di tutti gli Stati che l'hanno adottata,
perché non poteva soddisfare ai bisogni della popolazione; tanto più che noi abbiamo fatto del
nostro meglio, perché fosse congestionata e tolta dalla circolazione.
Il nostro governo avrà una moneta basata sul valore della potenza di lavoro del paese; essa sarà di
carta, e magari anche di legno. Emetteremo una quantità di moneta sufficiente per ogni suddito,
aumentandone la quantità alla nascita di ogni bambino e diminuendola per la morte di ogni
individuo. I conti governativi saranno tenuti da governi locali separati e da uffici provinciali. Per
evitare ritardi nei pagamenti delle spese governative, il Sovrano in persona emetterà ordini
regolanti i termini di pagamento di dette somme, mettendo così fine ai favoritismi usati qualche
volta dai ministri delle finanze ad alcuni dipartimenti.
I resoconti degli introiti e delle spese dello Stato saranno tenuti insieme, perché si possa sempre
confrontarli.
I piani che faremo per la riforma delle istituzioni di finanza dei Gentili saranno applicati in
maniera tale che essi non se ne accorgeranno mai. Metteremo in evidenza la necessità di riforme,
come se siano dovute allo Stato disordinato raggiunto dalle finanze dei Gentili. Dimostreremo che
la prima ragione di questa cattiva condizione finanziaria, sta nel fatto che essi principiano il loro
anno finanziario facendo un calcolo approssimativo pel bilancio annuo governativo, l'ammontare
del quale aumenta di anno in anno, e per la ragione seguente: si riesce a stento a far durare le
somme assegnate al bilancio governativo annuale sino alla metà dell'anno; quindi si presenta un
nuovo bilancio governativo riveduto, e la somma relativa viene spesa generalmente in tre mesi.
Dopo questo viene votato un bilancio supplementare, e alla fine dell'anno i conti sono sistemati
mediante un bilancio di liquidazione.
Il bilancio di un anno è basato sulla spesa totale dell'anno precedente, quindi in ogni anno avviene
una deviazione di circa il 50 per cento sulla somma nominale, ed il bilancio annuo alla fine di un
decennio è triplicato. Grazie a simile procedura, tollerata dai Gentili negligenti, le loro riserve
sono state prosciugate. Quindi, quando giunse il periodo dei prestiti, questo periodo vuotò le
banche statali, portandole sull'orlo del fallimento.
Potete facilmente comprendere, che un'amministrazione delle finanze di questo genere, che
abbiamo indotto i Gentili a seguire, non può essere adottato dal nostro governo. Ogni prestito
dimostra la debolezza del governo e la sua incapacità a comprendere i suoi diritti. Ogni prestito,
come la spada di Damocle, pende sulla testa dei governanti, che invece di prelevare certe somme
direttamente dalla nazione per mezzo di una tassazione temporanea, vanno dai nostri banchieri col
cappello in mano.
I prestiti all'estero sono come sanguisughe che non si possono distaccare dal corpo del governo,
finché non cascano da sé, o finché il governo non riesce a sbarazzarsene. Ma i governi dei Gentili
non desiderano di togliersi di dosso queste sanguisughe; al contrario ne aumentano il numero, ed è
perciò che il loro Stato è destinato a morire dissanguato e per colpa loro. Perché, cosa è un prestito
all'estero se non un sanguisugo? Un prestito è una emissione di carta governativa che implica
l'impegno di pagare un interesse ammontante ad una certa percentuale della somma totale di
denaro preso in prestito. Se un prestito è al cinque per cento, in venti anni il governo avrà
inutilmente pagato una somma equivalente a quella del prestito per coprirne la percentuale. In 40
anni avrà pagato due volte ed in 60 anni tre volte la somma iniziale, ma il prestito resterà sempre
un debito non pagato.
Da questo calcolo è evidente che simili prestiti, dato l'attuale sistema di tassazione (1901),
toglieranno fino l'ultimo centesimo al povero contribuente per pagare gl'interessi ai capitalisti
stranieri, dai quali lo Stato ha preso in prestito il denaro invece di raccogliere dalla nazione, per
mezzo di tasse, la somma necessaria libera di interessi.
Fin tanto che i prestiti erano interni, i Gentili non facevano che trasferire il denaro dalle tasche dei
poveri in quelle dei ricchi; ma da quando riuscimmo, corrompendo chi di ragione, a far sostituire
prestiti all'estero a quelli all'interno, tutte le ricchezze degli Stati affluirono nelle nostre casseforti,
e tutti i Gentili principiarono a pagarci ciò che si può chiamare tributo.
A causa della loro trascuratezza nella scienza del governo, o a causa della corruzione dei loro
ministri, o della loro ignoranza in fatto di finanza, i sovrani Gentili hanno reso i loro paesi debitori
delle nostre banche ad un punto tale, che non potranno mai redimere le loro ipoteche. Dovete
comprendere quante fatiche e quante pene abbiamo sopportato per riuscire a produrre un simile
stato di affari.
Nel nostro governo avremo grande cura che non succeda una congestione di danaro e quindi non
avremo prestiti di Stato, eccezione fatta di buoni del Tesoro all'uno per cento, per impedire che il
pagamento della percentuale esponga il paese ad essere succhiato dalle mignatte.
Il diritto di emettere obbligazioni sarà concesso esclusivamente alle ditte commerciali, le quali non
avranno alcuna difficoltà a pagare le percentuali con i loro profitti, perché prendono in prestito il
denaro per imprese commerciali. Ma il governo non può trarre profitto da denaro preso in prestito,
perché si rende debitore unicamente per spendere ciò che si è fatto imprestare.
Il nostro governo compererà anche azioni commerciali, diventando così un creditore invece di
esser come ora un debitore e pagatore di tributi. Questa misura metterà fine all'indolenza e alla
negligenza, che ci furono utili fintanto che i Gentili furono indipendenti, ma sarebbero dannose al
nostro governo. La vacuità del cervello puramente animale dei Gentili è dimostrata dal fatto, che
quando prendevano denaro ad imprestito da noi con interessi essi non riuscirono a capire, che ogni
somma così ottenuta avrebbero dovuto in ultima analisi farla uscir fuori dalle risorse del loro
paese, insieme coi relativi interessi. Sarebbe stato assai più semplice di prelevare senz'altro tale
danaro dal popolo, senza doverne pagare gli interessi ad altri. Questo dimostra il nostro genio ed il
fatto che il nostro è il popolo eletto da Dio. Siamo riusciti a presentare ai Gentili il problema dei
prestiti sotto una buona luce così favorevole, che essi hanno persino creduto di ricavarne profitto.
I nostri conti presuntivi, che produrremo al momento opportuno, che sono stati elaborati
coll'esperienza dei secoli, e che ponderavamo mentre i Gentili governavano, differiscono da quelli
di costoro per la loro straordinaria lucidità, dimostreranno quanto siano benefici i nostri piani.
Questi metteranno fine ad abusi come quelli per mezzo dei quali siamo diventati i padroni dei
Gentili e che non possono essere permessi nel nostro regno. Il nostro bilancio governativo sarà
sistemato in modo tale che nessuno, dal regnante in persona all'impiegato più insignificante, potrà
stornarne la più piccola somma e servirsene per qualsiasi altro uso diverso da quello
primieramente prestabilito, senza essere scoperto. È impossibile governare con successo senza un
piano definitivamente prestabilito. Persino i cavalieri e gli eroi muoiono, quando prendono una
strada senza sapere dove conduca e quando partono per un viaggio senza essere bene equipaggiati.
I sovrani dei Gentili, che furono, anche col nostro aiuto, indotti a trascurare l'adempimento dei
loro doveri governativi per mezzo di rappresentazioni, divertimenti, pompe ed altri svaghi, non
furono altro che dei paraventi per nascondere i nostri intrighi.
Le relazioni dei nostri seguaci, che venivano mandati a rappresentare il Governo nei suoi doveri
pubblici, furono compilate dai nostri agenti. In ogni occasione queste relazioni riuscirono gradite
alle menti poco accorte dei Sovrani, perché erano sempre accompagnate dai vari suggerimenti per
future economie. Essi avrebbero potuto domandarsi come fosse possibile far economie mettendo
nuove tasse; ma essi non chiesero nulla.
Voi sapete in quali condizioni di caos finanziario si sono ridotti per colpa loro, con la loro
negligenza. Essi hanno finito per fallire malgrado le ardue fatiche dei loro sudditi.
PROTOCOLLO XXI
Aggiungerò ora qualche parola a ciò che vi dissi alla nostra ultima assemblea, e vi farò una
spiegazione dettagliata dei prestiti all'interno. Ma non discuterò ulteriormente i prestiti all'estero,
perché essi hanno riempito i nostri forzieri di denaro tolto ai Gentili ed anche perché il nostro
governo universale non avrà vicini esteri dai quali esso possa prendere a prestito.
Ci siamo serviti della corruzione degli amministratori e della negligenza dei sovrani Gentili per
raddoppiare e triplicare il denaro imprestato da noi ai loro governi e del quale in realtà non
abbisognavano. Chi potrebbe fare altrettanto a noi? Quindi mi occuperò soltanto dei prestiti
all'interno.
Quando il governo annunzia un prestito di questo genere, apre una sottoscrizione per i certificati
relativi. Questi, perché siano alla portata di tutte le borse, saranno di tagli piccolissimi. I primi
sottoscrittori possono comprare sotto alla pari. Il giorno seguente il prezzo dei titoli viene alzato,
per dare l'impressione che tutti desiderano comprarli.
Nel corso di pochi giorni le casseforti dell'erario sono colme con tutto denaro che è stato
sottoscritto in più. (Perché continuare ad accettare denaro per un prestito già soverchiamente
sottoscritto?). La sottoscrizione ha evidentemente sorpassato di molto la somma richiesta; in
questo consiste tutto il risultato; evidentemente il pubblico ha fiducia nel governo.
Ma quando la commedia è finita, rimane il fatto che vi è un grosso debito, e che per pagarne gli
interessi il governo deve ricorrere ad un nuovo prestito, il quale alla sua volta non annulla il debito
dello Stato; ma anzi lo aumenta. Quando la capacità governativa di prendere in prestito è esaurita,
gli interessi dei nuovi prestiti debbono essere pagati con nuove tasse; le quali non sono altro che
nuovi debiti contratti per coprirne altri.
Allora viene il periodo di conversione dei prestiti; ma dette conversioni non fanno che diminuire la
quantità dell'interesse da pagare, senza cancellare il debito. Inoltre si possono fare solamente col
consenso dei creditori. I Governi quando danno l'avviso di queste conversioni, accordano ai
creditori il diritto di accettarle, o di essere rimborsati dei loro denari se non desiderano di
accettarle; ma se ognuno reclamasse il proprio denaro, i Governi sarebbero presi nella propria rete
e non potrebbero rimborsare tutto il denaro. Fortunatamente i sudditi dei governi Gentili non si
intendono molto di finanza, ed hanno sempre preferito di subire un ribasso nel valore dei loro titoli
ed una diminuzione di interessi, piuttosto che rischiare un nuovo investimento. Così hanno spesse
volte dato la possibilità ai loro governi di sbarazzarsi di un debito, che probabilmente ammontava
a parecchi milioni.
I Gentili non oserebbero fare una cosa simile con i prestiti all'estero, ben sapendo che in tal caso
noi tutti richiederemo il rimborso del nostro denaro.
Con un'azione simile il governo dichiarerebbe apertamente il suo fallimento, e ciò dimostrerebbe
chiaramente al popolo che i suoi interessi non hanno nulla di comune con quelli del suo governo.
Desidero di fermare la vostra attenzione in modo speciale su quanto ho detto, ed anche sul
seguente fatto, che attualmente tutti i prestiti all'interno sono consolidati dai cosidetti prestiti
temporanei; vale a dire, da debiti a breve scadenza, formati dal denaro depositato nelle Banche
dello Stato e nelle Casse di Risparmio. Questo denaro, essendo a disposizione del Governo per un
periodo di tempo considerevole, serve a pagare gli interessi dei prestiti all'estero, ed il Governo
deposita nelle Banche, invece di esso, dei titoli di Stato, i quali coprono tutti i deficit nelle
casseforti statali dei Gentili.
Quando il nostro sovrano sarà sul suo trono mondiale, tutte queste scaltre operazioni finanziarie
svaniranno. Distruggeremo il mercato dei valori pubblici, perché non permetteremo che il nostro
prestigio sia scosso dal rialzo e ribasso dei nostri titoli, il cui valore sarà stabilito per legge alla
pari, senza possibilità alcuna di qualsiasi variazione di prezzo. Il rialzo origina il ribasso, ed è per
mezzo dei rialzi che abbiamo cominciato a discreditare i titoli pubblici dei Gentili.
Alle Borse sostituiremo enormi organizzazioni governative, che avranno il dovere di tassare le
imprese commerciali in quel modo che il governo crederà opportuno. Queste istituzioni saranno in
grado di gettare sul mercato milioni e milioni di azioni commerciali, o di comperarle in un sol
giorno. Quindi tutte le imprese commerciali dipenderanno da noi, e vi potete immaginare quale
forza sarà la nostra.
PROTOCOLLO XXII
Con tutto quello che ho detto sino ad ora, ho cercato di farvi un quadro dal vero del mistero degli
avvenimenti attuali nonché dei passati, i quali scorrono tutti nel fiume del destino, e se ne
vedranno le conseguenze nel futuro prossimo. Vi ho mostrato i nostri piani segreti, per mezzo dei
quali agiamo sui Gentili, nonché la nostra politica finanziaria: devo aggiungere ancora solo poche
parole.
Nelle nostre mani è concentrata la più grande potenza del momento attuale, vale a dire la potenza
dell'oro. In due soli giorni possiamo estrarre qualsiasi somma dai depositi segreti dei nostri tesori.
È ancora necessario per noi di provare che il nostro regno è voluto da Dio? È possibile che,
possedendo così vaste ricchezze, non riusciamo a dimostrare che tutto l'oro da noi ammassato in
tanti secoli, non aiuterà la nostra vera causa per il bene, cioè per il ripristinamento dell'ordine sotto
il nostro regime? Forse bisognerà ricorrere in certa misura alla violenza; ma tale ordine sarà
certamente ristabilito. Dimostreremo di essere i benefattori che hanno restituito la libertà e la pace
al mondo torturato. Offriremo al mondo questa possibilità di pace e di libertà, ma certamente ad
una condizione sola, e cioè che il mondo aderisca strettamente alle nostre leggi. Inoltre faremo
chiaramente comprendere a tutti, che la libertà non consiste nella dissolutezza, né nel diritto di fare
ciò che si vuole. Dimostreremo pure che né la posizione, né il potere, dànno ad un uomo il diritto
di propugnare principi perniciosi, come ad esempio la libertà di religione, l'uguaglianza, o idee
simili. Renderemo inoltre ben chiaro, che la libertà individuale non dà il diritto a chicchessia di
eccitarsi o di eccitare altri facendo dei discorsi ridicoli alle masse turbolenti. Insegneremo al
mondo che la vera libertà consiste unicamente nell'inviolabilità di persona, di domicilio e di
proprietà per chiunque aderisce onestamente a tutte le leggi della vita sociale. Insegneremo che la
posizione di un uomo sarà in relazione al concetto che egli ha dei diritti altrui, e che la sua dignità
personale deve vietargli fantasticherie circa sé stesso.
La nostra potenza sarà gloriosa, perché sarà immensa e regnerà e guiderà e certamente non darà
ascolto ai caporioni popolari, o a qualunque altro oratore vociferante parole insensate alle quali si
attribuisce l'altosonante titolo di "principii elevati", mentre non sono altro che utopie. La nostra
potenza sarà l'organizzatrice dell'ordine in cui consiste la felicità dei popoli. Il prestigio di questa
potenza sarà tale, che avrà l'adorazione mistica, nonché la soggezione di tutte le nazioni. Una
potenza vera non si piega ad alcun diritto, neanche a quello di Dio. Nessuno oserà avvicinarsi ad
essa allo scopo di toglierle sia pure un briciolo della sua forza.
PROTOCOLLO XXIII
Perché il popolo si abitui all'ubbidienza, deve essere educato alla modestia e alla moderazione;
quindi diminuiremo la produzione degli oggetti di lusso. Con questi mezzi introdurremo per forza
la moralità, che ora viene corrotta dalla continua rivalità nel campo del lusso. Patrocineremo le
industrie casalinghe, per danneggiare le fabbriche private. La necessità di tali riforme è anche nel
fatto che i padroni di grandi fabbriche private spesse volte incitano, forse anche inconsciamente, i
loro operai contro il governo.
La popolazione impiegata nelle industrie locali non conosce il significato delle parole:
"senzalavoro" ; e questo fa sì che essa è attaccata al regime esistente e la invoglia ad appoggiare il
governo. La disoccupazione è il più grande pericolo per il Governo; essa avrà servito al nostro
scopo appena, per mezzo suo, saremo giunti al potere.
L'ubriachezza sarà pure proibita e considerata un delitto contro l'umanità e come tale punita,
perché sotto l'influenza dell'alcool l'uomo somiglia alla bestia.
Le nazioni si sottomettono ciecamente soltanto ad una potenza forte che sia totalmente
indipendente da esse e nelle cui mani esse vedano scintillare una spada che serva come arma di
difesa contro tutte le insurrezioni sociali. Perché dovrebbero desiderare che il loro sovrano abbia
l'anima di un angelo? Anzi, esse devono vedere in lui la personificazione della forza e della
potenza. Deve sorgere un regnante che sostituisca i governi esistenti, viventi sopra una folla che
abbiamo demoralizzato colle fiamme della anarchia. Questo regnante dovrà anzitutto spegnere
queste fiamme, che senza tregua sprizzano da ogni lato. Per raggiungere questo scopo, egli dovrà
distruggere tutte le società che possono dar origine a queste fiamme, anche a costo di versare il suo
proprio sangue. Egli dovrà costituire un esercito bene organizzato, che lotterà energicamente
contro l'infezione anarchica che può avvelenare il corpo del governo.
Il nostro Sovrano sarà prescelto da Dio e consacrato dall'alto allo scopo di distruggere tutte le idee
influenzate dall'istinto e non dalla ragione, da principî brutali e non dall'umanità. Al momento
attuale questi concetti prevalgono con grande successo, e le conseguenze sono i furti e la violenza
compiuti sotto lo stendardo del diritto e della libertà.
Queste idee hanno distrutto tutte le organizzazioni sociali, conducendo così al regno del Re di
Israele. Ma la loro azione nefasta sarà finita appena il regno del nostro Sovrano comincerà. Allora
le spazzeremo via tutte, perché sulla strada del nostro Sovrano non possa esservi del fango.
Allora potremo dire alla nazione: "Pregate Iddio e prosternatevi a Colui che porta il segno della
predestinazione del mondo, di Cui Iddio in persona ha guidato la stella affinché nessuno fuorché
Lui potesse liberare l'umanità da ogni peccato".
PROTOCOLLO XXIV
Ora parlerò del mezzo di cui ci serviremo per rafforzare la dinastia del Re Davide, affinché essa
possa durare fino al giorno del giudizio finale.
Il nostro modo di render sicura la dinastia consisterà, in massima, nell'applicazione dei medesimi
principii che hanno posto il maneggio degli affari del mondo nelle mani dei nostri savi; cioè la
direzione e l'educazione dell'intera razza umana. Diversi membri del seme di David prepareranno i
Re ed i loro Successori, i quali saranno eletti non per diritto ereditario, ma per la loro capacità
individuale. Questi successori saranno iniziati ai nostri misteri segreti politici ed ai nostri piani di
governo avendo massima cura perché nessun altro possa averne conoscenza.
Queste misure saranno necessarie perché tutti sappiano che sono degni di regnare solamente gli
iniziati ai misteri dell'alta politica. Solo a tali uomini sarà insegnata l'applicazione pratica dei
nostri piani, servendosi dell'esperienza di molti secoli. Saranno iniziati alle conclusioni dedotte
dalle osservazioni sul nostro sistema politico ed economico, nonché a tutte le scienze sociali.
Insomma, apprenderanno il vero spirito delle leggi che sono state stabilite dalla natura stessa per
governare l'umanità.
I successori diretti del Sovrano saranno scartati, se durante la loro educazione daranno prova di
essere frivoli o di cuore mite, oppure qualora mostrino qualche altra tendenza che potrebbe essere
deleteria al loro potere, che potrebbe renderli incapaci di governare, o anche essere pericolosa al
prestigio della corona.
Solamente agli uomini capaci di governare con fermezza, benché forse con crudeltà, saranno
affidate le redini del governo dai nostri anziani.
In caso di malattia, o di perdita di energia, il nostro Sovrano sarà costretto a cedere le redini del
governo a quelli della sua famiglia che avranno dimostrato di essere più capaci di lui. I progetti
immediati del Re, e tanto più quelli per il futuro, non saranno conosciuti neanche dai suoi più
intimi Consiglieri. Solamente il nostro Sovrano ed i Tre che lo avranno iniziato, conosceranno il
futuro. Nella persona del Sovrano, che regnerà con una volontà incrollabile, controllando sé stesso
come l'umanità, il popolo vedrà - per così dire - il destino personificato e le sue vie umane.
Nessuno conoscerà i fini dei Sovrano quando emetterà i suoi ordini, quindi nessuno oserà
ostacolare il suo misterioso cammino.
S'intende che il Sovrano dovrà essere capace di eseguire i nostri piani. Quindi non salirà al trono
fino a che la sua intelligenza non sia stata accertata dai nostri savi.
Perché tutti i sudditi amino e venerino il loro Sovrano, egli dovrà spesso parlare in pubblico.
Questo farà armonizzare le due potenze, vale a dire, quella della popolazione e quella del regnante,
che abbiamo scisso nei paesi gentili, facendo sì che si temessero vicendevolmente questo noi
facemmo perché queste due potenze, una volta scisse, cadessero sotto la nostra influenza.
Il Re di Israele non deve essere sotto l'influenza delle sue passioni e specialmente di quelle dei
sensi. Egli non deve permettere agli istinti animali di avere il sopravvento sullo spirito. La
sensualità, più di qualunque altra passione, distrugge sicuramente tutte le forze mentali e di
preveggenza; essa distrae il pensiero degli uomini verso il lato peggiore della natura umana.
Il Sostegno dell'Universo nella persona del Regnante Mondiale, germogliato dal Seme Santo di
Davide, deve rinunciare a tutte le passioni personali per il bene del suo popolo.
Il nostro Sovrano deve essere irreprensibile.
Firmato dai rappresentanti di Sion
del 33° grado
.
EPILOGO DI SERGYEI NILUS
Questi appunti furono tolti clandestinamente da un grande libro di appunti per conferenze. Il mio
amico li trovò nella cassaforte del quartiere generale della società di Sionne che attualmente è in
Francia.
La Francia obbligò la Turchia a concedere vari privilegi alle scuole ed alle istituzioni religiose di
tutte le denominazioni, che saranno sotto il protettorato del corpo diplomatico francese in Asia
Minore. Naturalmente non sono comprese in queste le scuole e le istituzioni cattoliche, che furono
espulse dalla Francia dai governi passati. Questo fatto dimostra semplicemente che la diplomazia
della scuola di Dreyfus si preoccupa solamente di proteggere gli interessi di Sionne e lavora per la
colonizzazione dell'Asia Minore per mezzo di Ebrei francesi. Gli Ebrei hanno sempre saputo
raggiungere l'intento per mezzo di coloro che il Talmud chiama i loro "bruti lavoratori": parole che
indicano i Gentili in genere.
Secondo gli archivi del Sionismo ebraico segreto, Salomone ed altri dotti Ebrei, già sin dal 929
avanti Cristo studiarono in teoria un progetto per la conquista pacifica dell'intero universo da parte
di Sionne. Mentre la storia si svolgeva, questo progetto fu studiato in tutti i suoi particolari e
completato da uomini che erano successivamente iniziati a questo problema. Questi sapienti
decisero di conquistare il mondo per Sionne adoperando mezzi pacifici, e cioè coll'astuzia del
serpente simbolico, la cui testa doveva rappresentare gli iniziati ai piani dell'Amministrazione
Giudaica, ed il corpo il popolo ebraico. L'amministrazione fu sempre tenuta segreta, persino alla
stessa nazione ebraica.
Questo serpente, penetrando a mano a mano nel cuore delle nazioni che incontrava, scalzò e
divorò tutto il potere non Ebraico di questi Stati. È predetto che il serpente deve continuare il suo
lavoro seguendo strettamente il piano prestabilito, fino a che il cammino che deve percorrere non
sia chiuso col ritorno del suo capo a Sionne, finché, con questo mezzo, il serpente non abbia
completato il suo anello intorno all'Europa, e - dopo aver incatenato l'Europa - non abbia
accerchiato il mondo intero. Questo compito deve condurre a termine sforzandosi di soggiogare gli
altri paesi con la conquista economica. Il ritorno della testa del serpente a Sionne può aver luogo
solennemente quando il potere di tutti i Sovrani dell'Europa sia stato abbattuto; vale a dire quando,
per mezzo di crisi economiche e di distruzioni in massa, effettuate ovunque, sarà avvenuta la
demoralizzazione spirituale e la corruzione morale, principalmente coll'aiuto di donne ebree,
truccate da francesi, italiane, spagnuole. Queste sono le più sicure spargitrici di libertinaggio nella
vita degli uomini più in vista ed alla testa delle nazioni.
Le donne che sono al servizio di Sionne servono da attrattiva a coloro che, grazie ad esse, hanno
sempre bisogno di denaro, e quindi sono sempre pronti a vendersi per denaro, che in realtà è solo
imprestato dagli ebrei, perché ritorna, attraverso le stesse donne, nelle mani dei giudaismo
corruttore. Ma mediante queste transazioni, esso acquista schiavi per la sua causa.
È naturale che per la riuscita di un'impresa simile né i funzionarii pubblici, né gli individui privati,
debbano sospettare la parte rappresentata dalle donne impiegate dal Ghetto. Perché i direttori della
causa di Sionne formarono una specie di casta religiosa, costituita da ardenti seguaci della legge
mosaica e degli statuti del Talmud. Tutto il mondo credette che la maschera della legge di Mosè
fosse la vera regola di vita degli Ebrei. Nessuno pensò di indagare gli effetti di questa regola di
vita, specialmente perché tutti gli occhi erano rivolti all'oro che la casta poteva provvedere e che le
dava la più assoluta libertà per intrigare economicamente e politicamente.
Un abbozzo del percorso del serpente simbolico è il seguente: La sua prima tappa in Europa
avvenne nel 429 avanti Cristo, in Grecia, dove, all'epoca di Pericle, il serpente cominciò a divorare
la potenza di quel paese. La seconda fu a Roma, al tempo di Augusto, circa l'anno 69 a. C. La terza
a Madrid, al tempo di Carlo quinto, nel 1552. La quarta a Parigi, nel 1700 circa, al tempo di Luigi
XIV. La quinta a Londra dal 1814 in poi (dopo la caduta di Napoleone). La sesta a Berlino, nel
1871, dopo la guerra Franco Prussiana. La settima a Pietroburgo, su cui è disegnata la testa del
serpente con la data 1881.
Tutti questi Stati che il serpente ha attraversato, sono stati scossi nelle fondamenta delle loro
costituzioni, non eccettuato la Germania, malgrado la sua apparente potenza. Le condizioni
economiche dell'Inghilterra e della Germania sono state risparmiate, ma solo fino a quando il
serpente non sarà riuscito a conquistare la Russia, contro la quale tutti i suoi sforzi sono
concentrati attualmente (1905). La corsa futura del serpente non è segnata su questa carta, ma
delle freccie ci indicano il suo prossimo movimento verso Mosca, Kieff e Odessa.
Sappiamo ora perfettamente che queste ultime città costituiscono i centri della razza Ebraica
militante.
Su questa carta Costantinopoli è segnata come l'ultima tappa del corso del serpente, prima che
esso raggiunga Gerusalemme [Notate che questa carta fu disegnata molti anni prima della
Rivoluzione in Turchia. (Nota del T. inglese)].
Il serpente deve percorrere ancora un breve cammino per completare il suo corso, unendo la sua
testa alla sua coda.
Per facilitare il corso del serpente, Sionne prese le seguenti misure, allo scopo di rimodellare la
società e di convertire le classi operaie. Anzitutto la razza Ebraica fu organizzata in maniera tale,
che nessuno vi potesse entrare e quindi svelarne i segreti. Viene presupposto che Iddio stesso
abbia detto agli Ebrei che essi sono destinati a governare su tutta la terra in forma di un Regno
indivisibile di Sionne. È stato insegnato agli Ebrei, che essi sono la sola razza meritevole di essere
chiamata umana, tutte le altre essendo destinate a rimanere "bestie da lavoro" e schiavi degli Ebrei
e che lo scopo ebraico deve essere la conquista del mondo e l'erezione del Trono di Sionne
sull'universo (Cfr. Sanh. 91, 21, 1051).
A gli Ebrei venne insegnato che sono dei Super uomini e che si devono mantenere distinti dalle
altre nazioni. Queste teorie ispirò ad essi il concetto dell'autoglorificazione perché, per diritto,
sono i figli di Dio. (Cfr. Jihal, 67, I; Sanh. 58, 2).
La razza ebraica, vivendo separata dalle altre, aderisce strettamente al sistema del "Kaghal", il
quale fa obbligo ad ogni Ebreo di aiutare i suoi consanguinei indipendentemente dall'assistenza
che costoro ricevono dalle amministrazioni locali di Sion che portano diversi nomi: Kaghal,
Concistori, Commissioni d'affari ebraici, Uffici per esazioni di tasse ecc. Tutte queste
amministrazioni servono a mascherare il governo di Sio nne agli occhi dei governi di quegli Stati
Gentili, che alla loro volta difendono sempre vigorosamente il diritto degli Ebrei di governarsi da
sé, perché li considerano erroneamente come una comunità puramente religiosa. Le suddette idee
instillate negli Ebrei, ne hanno anche considerevolmente influenzato la vita materiale.
Quando leggiamo delle opere come il "Gobayon" 14, pag. 1; "Eben Gaizar", 44, pag. 81; "XXXVI
Ebamot", 98; "XXV Ketubat" 36; "XXXIV Sanudrip" 746; "XXX Kadushin", 68 A - che furono
tutte scritte coll'intento di glorificare la razza ebraica vediamo che esse trattano realmente tutti i
Gentili come se fossero delle bestie, create unicamente per servire gli Ebrei. Costoro credono che i
popoli, le proprietà di essi e persino le loro vite, appartengono agli Ebrei e che Iddio permette alla
sua razza prediletta di farne l'uso che vuole.
Secondo le leggi ebraiche, tutti i maltrattamenti fatti subire ai Gentili son perdonati nel giorno del
Capodanno ebraico, nel quale gli Ebrei ricevono anche il permesso di peccare nello stesso modo
durante l'anno entrante.
Per eccitare l'odio dei loro contro tutti i Gentili, i capi degli Ebrei agiscono da "agenti provocatori"
durante le agitazioni antisemitiche, permettendo ai Gentili di scoprire alcuni dei segreti del
Talmud. Le manifestazioni antisemitiche furono anche molto utili ai caporioni Ebrei, perché
destarono compassione nel cuore di alcuni Gentili verso un popolo il quale, apparentemente,
veniva maltrattato. Ciò servì ad accaparrare conseguentemente molte simpatie tra i Gentili per la
causa di Sionne.
L'antisemitismo, che si manifestò con la persecuzione degli Ebrei di basso ceto, ne aiutò i capi a
controllarli e tenerli in suggezione. Essi potevano permettere queste persecuzioni, perché al
momento opportuno intervenivano e salvavano i loro correligionari. Notate che i capi Ebrei non
soffrirono mai, né nei loro progressi, né nelle loro posizioni ufficiali di amministratori, durante le
agitazioni antisemitiche. Questo fatto non deve far meraviglia, perché furo no questi stessi capi che
aizzarono i "mastini cristiani" contro gli Ebrei più umili. I mastini mantenevano l'ordine nelle loro
greggi e perciò aiutavano a rafforzare la stabilità di Sionne.
Secondo la loro opinione, gli Ebrei hanno già raggiunto la posizi one di Super-governo mondiale
ed ora si tolgono la maschera. Naturalmente, la maggior forza di conquista degli Ebrei era
costituita dal loro oro; pertanto essi non dovevano far altro che lavorare per dargli un valore. L'alto
valore dell'oro dipende specialmente dal fatto che la moneta d'oro regola tutti gli scambi. La sua
accumulazione nelle mani degli Ebrei dipende dal fatto che essi hanno saputo approfittare di
qualunque crisi internazionale per monopolizzarlo. Di questo si ha la prova nella storia della
famiglia Rothschild, pubblicata a Parigi dalla "Libre Parole".
Per mezzo di queste crisi, fu stabilita la potenza del capitalismo sotto lo stendardo del liberalismo,
proteggendolo con teorie economiche e sociali astutamente congegnate. Gli Anziani di Sion
ottennero un successo straordinario dando un'apparenza scientifica a queste teorie.
Il sistema degli scrutinii di voto conferisce sempre agli Ebrei la possibilità di introdurre, per mezzo
della corruzione, quelle leggi che possono essere utili allo scopo loro. La forma di governo dei
Gentili che più corrisponde ai desideri degli Ebrei è la repubblicana, perché dove essa vige,
riescono con più facilità a comperarsi una maggioranza. Inoltre il sistema repubblicano conferisce
una libertà sconfinata ai loro agenti ed all'esercito di anarchici che hanno al loro soldo. Questo è il
motivo per cui gli Ebrei sono così ardenti sostenitori del liberalismo; ed i Gentili sciocchi, che essi
abbindolano, ignorano il fatto, già così evidente, che sotto una repubblica non vi è maggiore
libertà che sotto un'autocrazia, anzi si verifica il contrario, perché avviene che i pochi sono
oppressi dalla plebe la quale è sempre istigata dagli agenti degli Ebrei.
Secondo il testamento di Montefiore, Sionne non risparmia, né denaro, né mezzi, per riuscire a
questi intenti. Ogni giorno i governi di tutto il mondo, incoscientemente, o scientemente, sono
soggetti ai comandi di quel grande Super-governo che è Sionne, perché tutte le loro cartelle di
rendita sono nelle mani degli Ebrei e tutti i paesi sono talmente in debito con essi, da non
potersene mai liberare. Tutto il commercio, l'industria, come pure la diplomazia, sono in mano
degli Ebrei. Per mezzo dei suoi capitali il Ghetto ha rese schiave tutte le nazioni dei Gentili. A
forza di un' educazione materialistica intensiva, gli Ebrei misero delle pesanti catene a tutti i
Gentili e con queste li legarono al loro Supergoverno.
La fine delle libertà nazionali è prossima, e quindi anche la libertà individuale cesserà, perché la
vera libertà non può esistere dove la leva del denaro rende possibile al Ghetto di governare la
plebe e di regnare sulla parte più degna e più responsabile della comunità.
… .. "Coloro che hanno orecchi ascoltino"!
- - - - -
Fra poco saranno quattro anni che i "Protocol li degli Anziani di Sion" sono in mio possesso. Dio
solo sa quanto sono stati numerosi gli sforzi che ho fatto per portarli alla luce, ed anche per
mettere in guardia coloro che sono al potere rivelando loro le cause della tempesta che si addensa
sulla Russia apatica, la quale, disgraziatamente, sembra che abbia perso la conoscenza di ciò che le
sta succedendo intorno.
Solamente ora, e temo che sia troppo tardi, sono riuscito a pubblicare il mio lavoro, nella speranza
che potrò mettere sull'avviso coloro che ancora hanno orecchi per sentire ed occhi per vedere.
Non vi può essere alcun dubbio. Con tutta la potenza ed il terrore di Satana, il regno del Re
trionfatore di Israel si avvicina al nostro mondo non rigenerato; il Re nato dal sangue di Sionne,
l'Anti Cristo, si avvicina al trono della potenza universale.
Gli eventi nel mondo precipitano con vertiginosa velocità, i dissensi, le guerre, i rumori, le
carestie, l'epidemie, gli sconquassi, tutto ciò che fino a ieri era impossibile, oggi è compiuto. I
giorni volano, per così dire, a vantaggio del popolo prescelto. Non ho il tempo di esaminare
minuziosamente la storia dell'umanità dal punto di vista dei "misteri di iniquità" che sono già stati
messi a nudo, per dimostrare storicamente l'influenza nefasta che g li "Anziani di Israele" hanno
avuto sulle disgrazie dell'umanità; mi manca anche il tempo di predire il prossimo destino del
genere umano e di svelare l'atto finale della tragedia mondiale.
La luce di Cristo solamente, e quella della Sua Santa Chiesa Universale, possono penetrare negli
abissi Satanici e svelarne tutta l'estensione malvagia.
Nel mio cuore sento che l'ora è suonata per convocare l'ottavo Consiglio Ecumenico, nel quale,
dimentichi delle contese che li hanno divisi per tanti secoli, si raccoglieranno i pastori e i
rappresentanti dell'intero Cristianesimo per affrontare la venuta dell'Anticristo.
FINE