Scuola: Le risposte demagogiche alibi per non cambiare niente
martedì 14 ottobre 2008
(Paolo Benesperi*)
Sulla scuola e sulla formazione in generale si gioca il futuro di un Paese e di milioni di persone. Troppo importante il tema per essere lasciato a declamazioni ed improvvisazioni e non essere sottoposto ad una operazione verità.
La scuola italiana ha bisogno di un profondo processo riformatore per farla uscire dalla condizione nella quale è oggi, tale da far apprendere ben poco agli studenti, e per questo la sua spesa deve essere riqualificata verso gli investimenti a scapito delle eccessive spese di gestione.
La scuola italiana deve essere rimotivata e per questo i lavoratori della scuola devono essere valorizzati e premiati per quello che danno e cioè per le loro capacità ed i loro meriti.
La scuola italiana deve eliminare definitivamente le bardature burocratiche che l’hanno oppressa e dequalificata e diventare sempre più autonoma ma per questa anche seriamente valutata.
La scuola italiana deve uscire dal suo isolamento ed integrarsi, senza perdere la sua specificità ed autonomia, con il mondo che la circonda, quello sociale ed istituzionale, e con i luoghi attraverso i quali passano gli apprendimenti, dal mondo del lavoro a quello della formazione professionale.
La scuola italiana deve rilasciare apprendimenti in linea con la società della conoscenza che oggi già esiste e su cui punta l’Unione Europea e pertanto deve diventare sempre più europea negli obiettivi e negli apprendimenti.
Per questi motivi è giusto dire ciò che non va e ciò che va nelle proposte del Governo e soprattutto formulare proposte per la soluzione dei tanti problemi esistenti abbandonando il riposto pensiero che tutto possa rimanere come è attualmente.
Per questo, sui provvedimenti di cui si sta discutendo in questi giorni
1)non siamo d’accordo sul ripristino del maestro unico perché la sua motivazione, pressoché esclusivamente connessa alla necessità di risparmi nella spesa, può essere ugualmente raggiunta senza incrinare una concezione più moderna e sperimentata dell’insegnamento, dai moduli al tempo pieno, ma agendo sulla riduzione delle ore settimanali di lezione in alcuni indirizzi di studio e del numero delle materie, come del resto si era già cominciato a fare per gli istituti professionali,
2)non siano d’accordo sulla negazione del problema del precariato ma siamo d’accordo che esso vada affrontato e contemporaneamente approvato un sistema tale da non permettere la sua automatica riproduzione, come da tanti anni avviene, andando al rafforzamento delle autonomie scolastiche attraverso l’attribuzione ad esse anche delle funzioni di assunzione del personale attraverso le procedure tipiche del pubblico impiego,
3)siamo d’accordo che vengano aggiornati i piani regionale del dimensionamento scolastico, rispettando realmente i parametri approvati addirittura nel 1998, magari andando ad un confronto reale con le istituzioni regionali fatto di discussioni e decisioni nel segno della collaborazione e del rispetto scrupoloso delle decisione e degli standard stabiliti.
Su questo e su tante altre proposte vale la pena di discutere e di decidere con tutti coloro che hanno a cuore il futuro della scuola e dei giovani italiani e per questo riteniamo utili confronti e collaborazioni con tutti coloro che contemporaneamente non sono soddisfatti della situazione esistente e non si adeguano a proposte e risposte brutali e demagogiche che, come ci insegna l’esperienza di tanti anni, sono stati sempre l’alibi per non cambiare niente e per questo declinare.
* Responsabile nazionale scuola del PS




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