In questi giorni stiamo assistendo alla riscossa di John Maynard Keynes, uno degli economisti più influenti della storia, al pari forse di Alfred Marshall e Adam Smith, e senza dubbio il più "seguito" in maniera più o meno fedele nell'ultimo mezzo secolo.
Nobile, era barone di Milton, definito da chi lo conosceva come una persona educata e amabile, ha suscitato sentimenti positivi anche nei suoi più acerrimi avversari. Von Hayek disse che la vita era meno degna di essere vissuta ora che Keynes era morto il giorno della dipartita del grande economista.
Le sue politiche economiche, espresse in teoria nella monumentale "Teoria Generale dell'Interesse, dell'Occupazione e della Moneta" e nel "Trattato sulla Moneta", sono state prima ignorate, poi esaltate, poi criticate e infine bollate come sorpassate dalla storia.
Eppure oggi la storia ci dimostra che la visione di Keynes di un mercato imperfetto contrapposto al mercato perfetto dei Liberisti che dal 1980 hanno seppellito le sue riforme è la visione più adatta per muoversi nel campo dell'Economia.
Non solo, i governi di oggi hanno attuato manovre Keynesiane per arginare la crisi. L'Economist, di certo non una rivista vicina alle visioni di Keynes, ritiene che le misure attuate dai governi UE e USA siano in grado di contenere la crisi.
Non come nel 1929 dove si dovette aspettare il Marzo 1933 prima che qualcuno (Roosevelt) attuasse politiche Keynesiane per cercare di mettere in sesto l'economia.
I Governanti di oggi, perfino quelli di destra come Berlusconi o Sarkozy, invocano una nuova "Bretton Woods" ossia una delle più grandi "creature" di Keynes (la creazione di un sistema monetario mondiale basato su cambi fissi e la creazione di una Banca Mondiale).
Il ventennio Liberista è stato sconfitto ancora una volta dal vecchio Barone Inglese. Come negli anni '30 oggi la massima Keynesiana "La fine del Lasseiz Faire" (che da il titolo ad un suo famosissimo saggio) è più attuale che mai.
Quindi benvenuto Keynes anzi, bentornato.




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