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    Predefinito Nencini: PD + PS + UDC, un nuovo centrosinistra

    Prove di dialogo tra PD e PS. Nencini: asse riformista PD-UDC-PS per un nuovo progetto di governo
    Autocritica di Fassino. Di Lello:"Meglio tardi che mai"


    (da www.partitosocialista.it del 27/09/2008)

    «Riorganizzare il centrosinistra su un asse riformista Pd-Udc-Ps, a partire dalla campagna contro l'abolizione delle preferenze dalla legge per le Europee e dalle prossime elezioni amministrative del 2009».
    Lo ha detto Riccardo Nencini ad Orvieto all'assemblea annuale di "Libertà Eguale" nel corso della sessione sul tema "Riformisti al governo: operazione 2013". «È questo – ha spiegato Nencini - un percorso da rafforzare nella logica che qualche giorno fa ha portato Veltroni a dichiararsi a nostro fianco nella "battaglia" che ormai da mesi stiamo conducendo in tutta Italia e che dovrà costituire la base per un nuovo progetto per l'Italia, che si incardini sulla terna di valori "Merito, Inclusione, Rigore" da contrapporre al tremontiano "Dio, Patria e famiglia".
    «La mia proposta – ha detto Nencini – è quella di darsi appuntamento a Milano, cuore del riformismo socialista e cattolico democratico, per definire, fino dal prossimo novembre, la matrice di un moderno riformismo».
    Dopo Nencini è intervenuto Piero Fassino che, sia pure a denti stretti, ha riconosciuto l'errore compiuto dal PD nelle scorse elezioni, parlando di "passaggio infelice nelle ultime elezioni politiche".
    Tuttavia Fassino, nella sostanza, insiste nel definire il PD "la casa di tutti i riformisti" e si domanda il perchè "quella cultura riformista che si riconosce nei socialisti non debba essere nel partito".
    Gli risponde a stretto giro il Coordinatore della Segreteria nazionale del PS Marco Di Lello: "Meglio tardi che mai. Tuttavia –osserva Di Lello - occorre che Fassino, di cui riconosciamo l’onestà intellettuale, finalmente prenda atto che il PD non è la casa di tutti i riformisti. Non è per tigna ma giova ricordare che essere riformisti significa anzitutto saper scegliere. In questi mesi invece - sottolinea il dirigente socialista - il PD o, su temi dirimenti è rimasto in mezzo al guado senza scegliere, o addirittura ha compiuto opzioni sbagliate ed innaturali come quella del 13 aprile scegliendo il giustizialismo di Antonio Di Pietro e non il riformismo del PS. Le parole di Fassino, la sua riflessione autocritica specie su quest’ultimo tema possono essere interpretate come l’avvio di una fase che può riavviare un dialogo che spero fecondo tra i 2 partiti che - avverte Di Lello – comunque restano tra loro autonomi ma che, dopo le elezioni europee possono trovare insieme la loro naturale collocazione nel gruppo del PSE."

  2. #2
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  3. #3
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    I compagni in crisi e la rianimazione comunista

    Dal blog di Panorama

    Di Carlo Puca

    La sinistra è malata grave. Il tempo dirà se le cure saranno vane, ma tutto, proprio tutto l’ex Arcobaleno vive giorni di grandi fibrillazioni. Giorni di riorganizzazione. Prendiamo il Prc. Cianotico all’esterno, ipertrofico all’interno, il partito di bertinottiana memoria è un malato da terapia intensiva. Più che rifondazione sembra la rianimazione comunista. Il problema è che i medici sono tanti, ognuno con la sua personalissima ricetta. A partire dai primari: il segretario Paolo Ferrero e il governatore pugliese Nichi Vendola. Ma per la teoria dei due galli nel pollaio, uno dei due è destinato a soccombere, prima o poi. Per fortuna loro e di ciò che resta della sinistra il prima sta prendendo il sopravvento sul poi. I presunti assi stanno per essere calati: Ferrero dissimula interesse, ma è tentato dalla costituente comunista con il Pdci di Oliviero Diliberto; Vendola ha già pronto un nuovo partito (nome ipotetico: Rifondazione della sinistra), da costituire con la Sd di Fabio Mussi e Claudio Fava, una parte del Pdci e, forse, i Verdi di Grazia Francescato. A conferma dell’eterna storia della sinistra italiana, fatta di illusioni ma soprattutto di fusioni e scissioni. Poche fusioni e tante scissioni.
    E così i nemici di un tempo finiscono per diventare amici, e viceversa. Martedì 23 settembre, a Gubbio, Diliberto ha incontrato Ferrero sul palco della festa di Essere comunisti, la corrente di Claudio Grassi che ha permesso al segretario di battere Vendola all’ultimo congresso. Grassi è stato chiaro: “I motivi della scissione tra Rifondazione e Pdci non ci sono più. Oggi non ha alcun senso avere due partiti comunisti in Italia. Finiamola con questa storia dei fratelli separati”. Diliberto? Eccolo: “Noi siamo pronti da ieri. Vogliamo fare non dico un grande partito comunista, ma almeno uno piccolo”. Viva la sincerità. Quanto a Ferrero, da un lato frena, dall’altro è consapevole che una nuova legge elettorale per le europee con lo sbarramento al 5 per cento costringerebbe i simili a stare con i simili. Intanto dice che il suo primo obiettivo “è ricostruire il movimento operaio, non solo Rifondazione”. Un modo, insomma, per prendere tempo.
    In effetti quello del Prc è un percorso lento, più che faticoso. Il congresso di Chianciano è finito il 27 luglio, il partito si è costituito formalmente soltanto lunedì 22 settembre. Ci sono voluti quasi 2 mesi per comporre il quadro di “aree di lavoro” e “dipartimenti” nazionali, dopo estenuanti trattative che hanno condotto a risultati surreali. Per esempio, il celebre compagno Guido Cappelloni, ex tesoriere ultrasettantenne, uno per intenderci che con Armando Cossutta fece più di un viaggio nella ex Unione Sovietica a caccia di finanziamenti, guida adesso il settore Lavoro non salariato, altrimenti detto Ceto medio. Come Cappelloni sia arrivato a interessarsi di liberi professionisti rimane un giallo. Anzi, un mistero molto rosso. Per di più, causa divergenze, a Rifondazione mancano ancora i responsabili per il Mezzogiorno e la lotta alla mafia. Il che, per un partito che punta sul radicamento sociale, è perlomeno sorprendente. Tutto questo mentre le aree di lavoro sono diventate otto, i dipartimenti 51. Un’enormità organizzativa, per accontentare tutti e nessuno. Il Pci storico, con il 30 per cento dei voti, di dipartimenti ne aveva meno della metà. Rifondazione, al momento, vale meno del 2,5 per cento. Appunto: un partito anemico e ipertrofico allo stesso tempo.
    Nel frattempo, com’è noto, la corrente vendolian-bertinottiana va per conto suo: organizza manifestazioni e feste di corrente, ha un’altra linea politica, non è entrata in segreteria. In sintesi, si considera il “nuovo” rispetto a un segretario “vecchio”. E però non esita a cadere in antichi vizi. Lunedì 22, alla direzione nazionale, i bertinottiani si sono attardati a discutere per ore, contro i ferreriani, sul “campismo”. Fa nulla che l’italiano medio, e anche colto, non sappia cosa sia “la necessità di fare sempre e comunque una scelta di campo” (la definizione è di Liberazione, il quotidiano di Rifondazione). Nel caso della direzione del Prc, la battaglia politica era sulle responsabilità di russi e/o americani sulla crisi georgiana. La classe operaia, stremata, ringrazia sentitamente per il dibattito. Insomma, l’unica vera novità vendoliana all’orizzonte sembra l’accelerata imposta da Fabio Mussi, privatamente e pubblicamente, sul progetto di fusione con la Sinistra democratica e Unire la sinistra, la corrente del Pdci che fa capo a Katia Bellillo. Molto interessata è una parte consistente dei Verdi, quella guidata da Paolo Cento, mentre la leader Francescato è più attendista. Questa riedizione vendoliana dell’Arcobaleno risulterebbe più compatta rispetto a quella, fallimentare, delle politiche 2008. Soprattutto, sarebbe a vocazione governativa. Al punto che pure il segretario del Partito socialista, Riccardo Nencini, dopo un primo contatto non si è mostrato ostile. Considerando poi i rapporti di Vendola con Walter Veltroni e (soprattutto) Massimo D’Alema, il rassemblement diventerebbe di fatto la gamba sinistra del Partito democratico, compatibile persino con l’Udc. Un compromesso storico bonsai.
    Prima, però, ci saranno dei test. Anche importanti. Il primo è previsto per le elezioni regionali in Abruzzo del 30 novembre. In attesa di capire quale sarà il candidato governatore di riferimento, alcuni accordi sono già stati chiusi. E riflettono le strategie nazionali. La lista Sd-Verdi è cosa fatta, con i socialisti in trattativa attraverso il mediatore nazionale Lello Di Gioia; quella Prc-Pdci sta per chiudersi. E i vendoliani? Le voci di popolo, che in Abruzzo sono, dicono, la voce di Dio, raccontano di un disimpegno mascherato utile per dare una mano alla lista rosso-verde. Dovessero andare bene le elezioni, la scissione da Ferrero sarebbe questione di settimane. Anche se il sogno, nemmeno tanto segreto, rimane quello di destituire il segretario con un colpo di mano. La linea politica non cambierebbe di una virgola, ma con in mano la cassa di Rifondazione sarebbe tutto più facile. Pure a sinistra i soldi, talvolta, curano i malati.

    Speriamo bene, compagni, forse è la volta buona !! Vedi anche l'intervista nenciniana sul "rifondare la sinistra" di qualche giorno fa ...

  4. #4
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    Se si doveva finire nel PD bastava farlo prima
    La mia Libertà equivale alla mia Vita

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    Paradossale ma il PD con l'UdC è digeribile

    Ovviamente da Siciliano io ho sempre quella pregiudiziale...

  6. #6
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    meglio il PS dell'IDV

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da lucaBI Visualizza Messaggio
    meglio il PS dell'IDV
    Grazie al suo buoncuore

  8. #8
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    Sono daccordo con il segratario Nencini, ma la nostra identità non deve essere svenduta.
    E' il PD che deve guardare alle sue contraddizioni.
    Davide Zerillo

  9. #9
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    Da modestissimo giovane elettore di sinistra riformista che guarda con interesse tutto ciò che si muove in quest'area posso solo dire che una coalizione PD+PS+UDC non sarebbe da me votabile. A quel punto IDV tutta la vita!

  10. #10
    Ricostruire la sinistra
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    Ma con una coalizione del genere, la sinistra del centro-sinistra dove sarebbe???

 

 
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