OMNIA SUNT COMMUNIA

Fluttuazione della moneta e ripercussione sul sistema energetico



di Giuseppe Amata
1. L’attinenza al tema della conversazione non deve significare trascurare la trattazione del contesto più ampio caratterizzato dalla crisi economica, dall’utilizzazione delle fonti energetiche e dai problemi che ne discendono inerenti la trasformazione. Farò cenno di questi alla fine del mio intervento.
2. Indubbiamente gli sconvolgimenti monetari di questo momento storico sono rilevanti. Mai si era assistito ad un fenomeno così intenso e prolungato.
3. La moneta non è soltanto un mezzo di pagamento, è una forma di accumulazione della ricchezza, che con la liberalizzazione del mercato internazionale supera i confini di intervento della propria nazione.
4. Non si può comprendere l’odierna fluttuazione delle monete se non si fa riferimento al sistema monetario internazionale, al ciclo economico del mondo capitalistico, agli scambi internazionali.
5. Bretton Woods: 33 dollari l’oncia d’oro. Fine del gold standard, ascesa del dollaro come moneta internazionale di pagamento, riferimento delle altre monete con il dollaro: + o - 1%. Quindi cambi fissi con l’oro e variazioni delle monete nazionali rispetto al dollaro.
6. Ruolo della Federal Reserve nel II dopoguerra:
· riserve auree nel 1949 per 24,4 miliardi di dollari;
· nel 1959 per 19,5 M.
· tendenza decrescente.
7. Cosa succedeva nell’arena internazionale:
· gli “impegni” americani nel mondo, la guerra nel Vietnam, il deficit della bilancia dei pagamenti Usa;
· l’emissione di carta moneta Usa non garantita dall’oro;
· la ripresa dei paesi europei e del Giappone;
· la competizione con l’Urss e l’accordo con essa;
· il processo di indipendenza nel Terzo Mondo.
8. Il terremoto del 15 Agosto 1971:
· abolizione della conversione dei dollari in oro;
· la soprattassa sull’importazione;
· la svalutazione del dollaro.
9. Come reagiscono i paesi europei:
· le aree monetarie sollecitate da Carli nel ‘72;
· la seguente attuazione del serpente monetario: oscillazioni flessibili + o - 2,25%;
· il sistema monetario europeo (SME) varato da recente per arrivare alla moneta europea. Ecu + o - 2,25%; per l’Italia + o - 6%.
10. Le fluttuazioni dell’oro:
· impennata nel periodo ‘73-‘74;
· la recente scalata e la relativa flessione;
· la causa, non solo nei movimenti speculativi da parte degli sceicchi, ma anche dei capitalisti europei ed americani;
· la sfiducia nella carta moneta;
· l’oro è un bene-rifugio?
11. L’aumento dei tassi ufficiali di sconto nei diversi paesi per frenare la crescente inflazione. Ma aumentando il costo del denaro si riducono gli investimenti. Fine del keynesismo.
12. Fin qui abbiamo esaminato il sistema monetario, vediamo adesso il sistema energetico.

13 Diciamo subito che il petrolio è stato nel XX secolo la fonte energetica principale che ha permesso una rapida avanzata del processo d’industrializzazione, iniziato con l’utilizzazione del carbon fossile.
14. Chi controlla il petrolio esercita, quindi, una grande influenza sull’economia mondiale:
· le 7 sorelle nel 1955 controllavano il 56% della produzione del greggio, il 59% dell’industria di raffinazione, il 66% delle vendite;
· la storia del gattino che va a frugare nel catino: ebbene, salta nel 1958 il fifty-fifty con l’accordo tra l’Eni e la Società nazionale petrolifera dell’Egitto;
· l’entrata del Giappone supera l’accordo italo-egiziano;
· il processo di emancipazione dei popoli ed il controllo delle fonti energetiche con sistemi moderati o radicali;
· i prezzi del petrolio: 3 dollari al barile (1960); 6 d. (1973); 11 d. (1975); 11,50 d. (1977); 23-25 d. (1979);
· il petrolio come merce tipo, aumento del prezzo delle altre merci. Però il petrolio aumenta a partire dal ‘73. In termini reali si può dire che il suo prezzo, dal 1950 al 1972, diminuisce, assieme a quello di altre materie prime provenienti dal Terzo Mondo. Con indice 100 al 1950 si hanno i seguenti indici: 91 (1960); 96 (1970); 112 (1972);
· mentre i manufatti industriali in tale periodo aumentano sensibilmente: 100 (1950; 122 (1960); 144 (1970); 165 (1972);
· se guardiamo l’indice dei prezzi al consumo nei principali paesi occidentali, sempre in tale periodo, notiamo in assenza di aumento del prezzo del petrolio, un loro incremento: con indice 100 per il 1963, si hanno i seguenti indici negli anni 1970, 1971, 1972, 1973, a seconda dei diversi paesi:
Italia, 128, 134, 142, 165;
R.F.T., 121, 127, 134, 149;
U.S.A.,127, 132, 137, 151;
Giapp.144, 153, 160, 194.
· questo dimostra che non è stato l’incremento del greggio a dare origine al processo inflazionistico;
· l’incremento dell’indice della produzione industriale negli anni 1975, 1976, 1977, 1978 con base = 100 per il 1970 e l’indice dei prezzi al consumo sempre in questi anni hanno i seguenti andamenti per i diversi paesi: -tra parentesi l’indice dei prezzi al consumo-:
Italia, 109 (171,1); 122 (199,8); 123 (236,6); 126 (265);
R.F.T., 105 (134,7); 114 (140,8); 116 (146,3); 118 (150);
U.S.A.,109 (138,6); 122 (146,6); 129 (156,1); 136 (168);
Giapp.110 (172,4); 128 (188,4); 127 (203,6); 134 (211).
15. Dopo aver parlato del petrolio, un cenno al nucleare, la cui produzione energetica è ancora limitata e speriamo che rimanga tale. Il nucleare determina una proliferazione degli armamenti. Il nucleare non risolve la “crisi energetica”. I prezzi dell’ossido di uranio per libbra dal ‘73 ad oggi si sono quasi triplicati da 10 a 30 dollari.
16. Dalla mia esposizione si ricavano due conclusioni:
a) non è stato il prezzo del petrolio a dare inizio alla sfrenata fluttuazione monetaria, il prezzo del petrolio si è andato adattando ad essa, determinando allora una spirale;
b) altre sono le cause, dunque, di questa fluttuazione e si possono individuare analizzando i sistemi economici e le cause che danno origini alle crisi.
E’ mia convinzione che l’umanità non è assillata da una crisi energetica che pone i limiti dello sviluppo, come dicono quelli del M.I.T. (le cui ipotesi di studio: a crescita storica + 3,4% l’anno dei consumi energetici; a crescita razionalizzata + 1,9%; a crescita zero; sono eseguite non tenendo conto della trasformazione dei rapporti economico-sociali) in quanto le riserve energetiche sono ancora notevoli.
Se la crisi è ciclica e non energetica, il discorso cade sulle categorie economiche e precisamente sul saggio del profitto come molla degli investimenti per ottenere i valori di scambio.
Ed a mio avviso l’attualità dei temi energetici mette in risalto un’altra questione: l’economia mondiale nelle principali aree ha acquisito una base materiale di risorse, di conoscenze tecnologiche, di scoperte scientifiche, di elevazione del livello culturale delle masse che impone il cambiamento del modo di produzione: sempre meno valori di scambio, sempre più valori sociali.
I Fisici sostengono che i prossimi cent’anni saranno decisivi per l’umanità elencando una serie di problemi da risolvere:
a) l’inquinamento termico;
b) la relazione entropia-negaentropia ed il risparmio energetico;
c) nuovi equilibri biologici;
d) la produzione a ciclo chiuso e l’utilizzazione dell’energia solare in forma diffusa.
Ecco perché da economista propongo di parlare della categoria del “valore sociale”.
E’ veramente un futuro straordinario, può sembrare una grande immaginazione se pensiamo ai pericoli di guerra che continuamente si agitano nel mondo. Ma è questa l’essenza del divenire storico, sull’onda della tempesta ritorna il sereno, la contraddizione è la vita.


ARDITI NON GENDARMI