Piero Puschiavo - Sito Ufficiale
AGORA': UN CONTRIBUTO ALLA TRADIZIONE
Pur non essendo un frequentatore ed appassionato di cinema sono stato tra i sottoscrittori della petizione per la traduzione e la distribuzione in Italia del film sulla vita di Ipazia di Alessandria.
Visto che dopo la sua proiezione al Festival di Cannes è stato subito censurato, ho ritenuto opportuno aderire alla sua diffusione in quanto, ho immaginato che qualcosa di scomodo si nascodesse in questa insensata censura. Ritengo comunque che questo, benchè sia il minimo contributo verso una grandissima figura, possa essere un segnale di apertura verso una storiografia mai completamente libera sia dalla ricerca che dalla sua revisione. Di seguito pubblico un articolo apparso sul quotidiano "Il Giornale di Vicenza" che ne ha pubblicizzato la visione. Piero Puschiavo
Per la visione del trailer
http://www.youtube.com/watchv=Bbcc38...layer_embedded
PER IPAZIA DA LAICA
ERESIA. Donna, bella, scienziata, uccisa da «talebani» della cristianità
La diecimila firme raccolte on line hanno ottenuto lo scopo: il 23 aprile sarà in Italia, distribuito da Mikado, il discusso film di Alejandro Amenabar, Agorà, bloccato ai nostri confini dopo la presentazione al festival di Cannes.
È un film che tocca argomenti roventi, quelli che sempre si è trascinata dietro, ogni volta che è ricomparsa alla ribalta della storia, la figura della filosofa pagana e martire laica della ragione, Ipazia.
Nel marzo dell’anno 414 dopo Cristo nella città di Alessandria d'Egitto, Ipazia — giovane, bellissima, ma soprattutto donna sapiente, maestra di matematica, filosofia e astronomia — viene massacrata da un'orda di sgherri inferociti, i Parabolani, monaci guerrieri al servizio del vescovo di Alessandria, Cirillo.
Ci sono almeno tre buone ragioni perché questa storia, diventata film, faccia scalpore: Ipazia era una donna, era una scienziata, fu vittima del fondamentalismo cristiano. La politica favorevole ai cristiani dell'imperatore Teodosio, dopo che Costantino aveva proclamato il cristianesimo nuova religione dell'impero romano, favorisce un completo rivolgimento di poteri: i cristiani, prima perseguitati, sono ora i persecutori dei pagani e i pagani difendono una visione del mondo e del potere che appare più laica e tollerante rispetto al fanatismo dei nuovi adepti del verbo cristiano.
In perfetta sincronicità rispetto al nuovo clamore suscitato da questa resurrezione di Ipazia si colloca il libro recentissimo di Yussef Ziedan, Azazel, (Neri Pozza) dove la storia di un monaco alessandrino e dei suoi dubbi e tormenti interiori si incrocia con la rivolta in cui muore la filosofa pagana.
BEST SELLER; il nuovo successo di una casa editrice, la Neri Pozza, che dal lontano dopoguerra ha subito parecchie metamorfosi e che oggi sa conquistare ampie nicchie in un difficilissimo mercato (20mila copie prenotate per il libro su Ipazia) coltivando autori italiani e lanciando fuoriclasse d’importazione. È il caso dell’egiziano Ziedan, studioso accedemicvo della tradizione copta, che con il muso romanzo segue le orme di Umberto Eco, mescolando telogia, filosofia e giallo, come nel Nome della Rosa.
Il tema del romanzo di Ziedan, carico di risonanze e apportatore inevitabilmente di polemica, è il fondamentalismo cristiano.
«I Vangeli», spiega Giuseppe Russo, direttore editoriale di Neri Pozza, «annunciano l'essenza del cristianesimo. Dal primo al quinto secolo dopo Cristo avviene una sistemazione dottrinale che ha al centro il problema della umanità/divinità di Cristo e la domanda se la Madonna sia stata madre di Dio o sia solo madre di un uomo. In estrema sintesi, queasto è lo sfondo di anni cruciali, «che sono stati anche anni di violenza: all'interno della comunità cristiana, lacerata da diverse opinioni, e di violenze contro chi non accettava la nuova verità rivelata, i pagani».
Nel raccontare questi fatti, sostanzialmente luttuosi e succedutisi per molti anni, si potrebbe utilizzare l'equivalenza tra pagani e ragione, e tra cristiani, forti di una fede che si vuole divina, e violenza? Cristiani pronti a imporre con la forza la loro verità: talebani, Diremmo oggi?
Russo lascia all’autore del libro la responsabilità di una rispostya scomoda: «Secondo Abraham Burger le tre religioni monoteiste — Ebraismo prima, Cristianesimo poi e infine Islam — nel loro affernarsi necessariamente utilizzarono la violenza. Ma si pensi anche all’oggi, al cosiddetto fondamentalismo islamico».
Allora la vicenda di Ipazia si potrebbe interpretare come un episodio del secolare conflitto tra scienza e fede? «È questo un tema squisitamente contemporaneo», conclude Russo. «La globalizzazione mette in crisi le appartenenze, le identità, in primo luogo quelle religiose. Il ritorno al sentimento religioso va a inquadrarsi nel presagio della fine di un'appartenenza laica. Ecco perché c'è un ritorno al sentimento religioso».





