Che cosa può fare un sindacato responsabile durante una fase critica come quella attuale?
Molti pensano che dovrebbe aspettare che passi, senza “disturbare il manovratore”, ma naturalmente se si comportasse così lascerebbe campo libero solo alle spinte corporative, che tendono a sfogarsi nei settori meno esposti alle dinamiche di mercato, a cominciare naturalmente dal pubblico impiego.
Inoltre è proprio nelle fasi critiche che si ridisegnano le tendenze economiche.

Nel caso attuale il problema più acuto riguarda la crescita di produttività da realizzare nelle imprese che concorrono sul mercato internazionale, che richiede investimenti oltre che una modernizzazione delle relazioni industriali. Se dal sistema bancario in difficoltà non vengono sostegni agli investimenti soprattutto delle imprese piccole e medie, l’occupazione può subire colpi assai duri.
Nelle grandi imprese c’è qualche ammortizzatore come la cassa integrazione
che è raddoppiata negli ultimi mesi, in quelle piccole invece c’è sempre il rischio di chiusura. Non è il momento di scioperare in aziende che già vedono un calo degli ordinativi, ma ha senso una forte iniziativa, accompagnata se necessario da azioni di lotta, per garantire che l’effetto recessivo della crisi finanziaria sia contenuto al massimo e se possibile evitato.

Se invece si sceglie la via di minor resistenza insistendo nella difesa a oltranza del pubblico impiego si finisce, come è già accaduto al sindacalismo
francese, nell’irrilevanza.

editoriale su www.ilfoglio.it 15 10 08

saluti