Da Sante Pisani (Segretario del PDA)
Il piano anti crisi varato dall’Unione Europa riaccende la fiducia degli investitori sui listini del Vecchio Continente, dopo la settimana più nera della storia dei mercati finanziari. L’accordo (che è comunque flessibile, ovvero ogni Paese deciderà in concreto come porre in atto queste garanzie) prevede che i 15 Paesi della zona euro garantiscano i prestiti interbancari e la ricapitalizzazione delle banche in difficoltà.
Il PDA condivide la linea politica e l’interpretazione di Pier Ferdinando Casini sulle criticità contingenti.
Il piano d'azione “eccezionale e urgente” deve basarsi su solidi pilastri per stabilizzare i mercati finanziari mantenendo la solidita' delle banche e prevenire il loro fallimento con tutti i mezzi disponibili.
Le istituzioni finanziarie dovrebbero potere accedere a fonti di capitale pubblico e privato in modo da rassicurare i risparmiatori sulla sicurezza dei loro depositi.
Una mossa utile e necessaria per evitare panico fra gli investitori ed i correntisti titolari di azioni bancarie “a risparmio”.

Sul preoccupante tema riportiamo l’intervista del Leader UDC Pier Ferdinando Casini pubblicata su “Il Corriere della Sera”
Casini: “E’ l’ora dell’unità nazionale”
È un appello accorato, per il «bene del Paese», a nome di quegli italiani che «noi rappresentiamo, e che saranno sempre di più».
Ed è un appello rivolto sia a una maggioranza in preda a «deliri di autosufficienza», sia all'opposizione che si intestardisce in «manifestazioni di piazza»: «La drammaticità del momento dice Pier Ferdinando Casini è tale che non possiamo perderci dietro le nostre vecchie beghe nazionali. Nessuno invoca nuovi governi, ma oggi è il momento dell'unità nazionale».


Onorevole Casini, da leader dell'UDC sta proponendo una sorta dl grande coalizione per affrontare la crisi economica?

«Non mi interessano le formule politiche, ma gli intenti parlamentari. Giovedì ho apprezzato molto, ad esempio, che il ministro Tremonti abbia preteso che fosse cancellato lo scandaloso emendamento salvamanager che proprio noi avevamo chiesto di abolire. Al di là del merito, questo è il tipo di confronto franco tra governo e Parlamento da apprezzare».

Già, ma Berlusconi ribadisce che su un tema come la crisi finanziaria ed economica il rapporto maggioranza-opposizione «non c'entra niente», perché il livello delle decisioni è globale...
«E Berlusconi sbaglia, perché lo riguarderà eccome quando l'effetto della crisi cartacea si ripercuoterà drammaticamente sulla crisi dell'economia reale: senza voler fare allarmismi, ma la recessione in Italia è già arrivata».

Il premier ripete che non bisogna farsi prendere dal panico, che la situazione non è così drammatica...

«Ma la realtà è innegabile: il nostro Paese è più debole di altri per l'altissimo debito pubblico, e perché non cresce. Purtroppo, è facile prevedere uno spaventoso calo dei consumi e della produzione industriale, e di conseguenza una crisi forte nel tessuto sociale italiano, alla quale non si dovrà rispondere con un ritorno alle partecipazioni statali, ma con un alleggerimento della pressione fiscale partendo dai redditi più bassi. Dovranno essere prese decisioni importanti. per questo dico che, chi non sa calarsi nei panni di una responsabilità nazionale vera, dimostra la sua inadeguatezza ad affrontare il momento».

Il suo appello alla responsabilità è anche al PD?

«Nel PD colgo parole di responsabilità, ho trovato positivo l'intervento alla Camera di Bersani. Ma considero un'occasione persa il continuare ad agitare polemiche contro Berlusconi: non perché non se le meriti, ma perché così facendo non si coglie il senso del momento che stiamo vivendo. Qui sta cambiando tutto, nulla è più com'era dieci giorni fa».

E’ dunque un errore grave la manifestazione del PD contro il governo del 25 ottobre?

«Io rispetto le manifestazioni, e mi dispiace che chi allora le fece contro il regime mostri di scandalizzarsi oggi che le subisce. Ma io proseguirei sulla via indicata da Follini nella sua intervista al Corriere, la sua riflessione è quella giusta».

Insomma, il leader del PD dovrebbe fermarsi?

«Io ho molto rispetto per Veltroni, e dico al PD: andate avanti con coraggio, non date sponde a Berlusconi insistendo su un bipartitismo che non c'è, siate una novità rispetto agli stereotipi della sinistra. Non mi metto in cattedra, e non bacchetto nessuno, ma penso che, se oggi la manifestazione fosse sospesa, non ci sarebbe di che scandalizzarsi. Il PD non dovrebbe avere paura di prendere una decisione di questo tipo: era un evento nato in un altro contesto, la situazione è radicalmente cambiata e non per colpa loro».

Onorevole Casini, voi offrite «responsabilità» a Berlusconi anche se lui sembra non apprezzare, vi astenete sulla scuola, dite no alla piazza: non vi state riposizionando verso il Pdl?

«No, noi siamo esattamente equidistanti, e nei nostri comportamenti rispondiamo a chi ci ha votato. I nostri toni, il nostro senso di responsabilità non nascono dalla voglia di compiacere Berlusconi, ma dalla convinzione che sia questo atteggiamento che il Paese ci chiede oggi. E continuiamo a pensare, come avevo sussurrato in un incontro a Gianni Letta, che il premier avrebbe fatto bene a riunire attorno a un caminetto i principali leader dell'opposizione di fronte al precipitare della crisi. Ne sarebbe uscito accresciuto, in vista di una stagione che sarà difficile, e dura da affrontare».

Postato il 14.10.2008