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    Riflessioni critiche sul profilo teorico di Gianfranco La Grassa - di Costanzo Preve

    Abbiamo appena pubblicato le seguenti note critiche di Costanzo Preve sul pensiero di Gianfranco La Grassa. Vi invito a leggerle con attenzione.

    Riflessioni critiche sul profilo teorico di Gianfranco La Grassa

    di Costanzo Preve

    Conosco Gianfranco la Grassa da almeno trent’anni (1978-2008). Fra noi c’è amicizia personale, nonostante una sgradevole asimmetria nell’attenzione reciprocamente prestata. Da parte mia, una attenzione continua a molti scritti di analisi e di commento. Da parte sua, il nulla assoluto ed un disprezzo totale per il mio lavoro ed i miei interessi. Ci si chiederà come abbia potuto sopportare tutto questo senza interrompere l’amicizia. Credo che sia dovuto ad un fatto poco considerato: io penso che il lavoro intellettuale in quanto tale possa portare a forme di solipsismo vicino alla vera e propria follia (ovviamente, non esento neppure me stesso, ma devono essere gli altri a notarlo, perché non posso farlo da solo).


    Continua...

  2. #2
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    RISPOSTA DI LA GRASSA A PREVE

    UNA PERDITA DI TEMPO

    Premessa. Mi vergogno profondamente, in momenti come questi, a farmi trascinare in discussioni che mi ricordano, facendomi arrossire, quelle degli intellettuali “rivoluzionari” dei vari gruppetti nel ’68 e anni ’70, convinti di rappresentare tutto il mondo mentre erano solo delle minime, e scervellate, schegge di un movimento che aveva avuto ben altri momenti di grandezza. Questa è l’ultima volta che sarò costretto a sentirmi così meschino. Preve se vuole, poiché forse vive in un eremo ben protetto, può continuare ad “agitarsi” in modo così scomposto. Io non gli risponderò più un solo rigo; e anzi mi esimerò, per sempre, dal leggere i suoi sproloqui, in cui ripete ossessivamente critiche che hanno il sapore della giovinezza delle mie tartarughe, di oltre cent’anni. CONTINUA A LEGGERE


    Commenti


    #1 10 Ottobre 2008 - 221

    Non eh molto elegante intromettersi in polemiche personali, ma la discussione puo assumere caratteri definitivamente generali.
    E contribuisce a delineare il miserevole quadro della supposta e sedicente sinistra.

    Il testo di Preve si riassume esemplarmente in una lezione intellettualistica, sorta di masturbazione intellettuale.
    Staccata dal mondo e dalla realta la sinistra si eh relegata in un orticello protetto e autoreferenziale.
    Il livello delle analisi eh di tipo da processo del Biscardi, anzi inferiore, dato che ad infinitum si possono creare dibattiti per far passare il tempo e chiacchierare.

    La presunzione eh pero quella di essere importanti. E educare la massa con stupidaggini.

    Di fatto la sinistra incapace di comprendere l'evoluzione del capitalismo e di proporre una lettura intelligente del mondo, (e priva del cervello per leggere e capire Marx) si eh accontentata di aderire alle letture dominanti, e di proporle in una versione apparentemente piu accettabile, umana, buonista.
    Per praticae una tale linea politica, che si fondava sul ritorno di portafoglio (non il capm) ma personale un qualunque deficiente andava bene. E quella fu l'evoluzione della specie sinistrorsa, attenta al proprio ritorno finanziario.
    E si sono comportati da buoni parassiti e impiegati propinatori delle teorie dominanti per la massa, fino ad essere riconosciuti e sonoramente sconfitti alle elezioni.
    E adesso balbettano e cadono dalle nuvole davanti alla crisi, con i conservatori piu
    pragmatici e consapevoli e la popolazione disorientata dopo tante svanite promesse.

    Il Preve eh forse solo um derivativo da cui sono partito per allargare le considerazioni.




    utente anonimo


    #2 11 Ottobre 2008 - 103

    Primo: propongo che da ora in poi chi partecipa al blog anche come commentatore si firmi con nome e cognome, altrimenti il blog stesso rischia di diventare una chat asincrona o un muro da graffittare secondo l'estro e gli umori di chiunque passi per strada.

    Secondo: a Costanzo Preve si possono muovere molti appunti, dipendenti da differenti visioni politiche e filosofiche. L'unica critica che - in assoluto - non gli si può fare è che abbia cercato un ritorno di portafogli o di immagine mediatica. Questa è una pura e semplice volgarità.

    P. Pagliani






    #3 11 Ottobre 2008 - 125

    A me quello di Preve sembra uno scritto pieno di stima e affetto.
    Sul furore e il turpiloquio di La Grassa poi mi pare ci sia poco da negare. Io vorrei continuare a leggere tutti e due.

  3. #3
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    CARO PREVE, QUESTA VOLTA TI SBAGLI di G.P.

    Ho conosciuto il filosofo Costanzo Preve, qualche anno fa, in un incontro politico presso la sede dei comunitaristi. Ho subito avuto un' ottima impressione - avevo già letto molti suoi scritti, divorati forsennatamente per disintossicarmi da una militanza politica, iniziata forse troppo presto, che aveva completamente disseccato le mie capacità critiche, come conseguenza dell’intruppamento forzato nelle schiere bertinottiane di quella gioventù comunista volontarista, tanto cuore e poco cervello – poiché mi sembrava che l’uomo fosse almeno pari al livello della sua scrittura (e di questo sono ancora convinto), coincidenza nient’affatto scontata quando si tratta di intellettuali. Alcuni testi di Preve mi hanno aiutato a superare momenti difficili, tanto dal punto di vista politico che ideologico (filosoficamente sono restato il solito “testone” e la “medicina-Preve” ha fatto poco effetto, direi oggi quasi con fortuna) e di ciò gli sono profondamente grato.
    Tuttavia, con rammarico, sono costretto a dirgli, che è diventato davvero troppo difficile stargli dietro. La sua interpretazione di Marx, entro cardini pienamente idealistici e umanistici, comincia a diventare stucchevole oltre che totalmente fuorviante. Con questa operazione che trova larghi consensi nelle allegre brigate utopistiche del nostro tempo (decrescisti, umanisti, ambientalisti, buonisti di ogni risma ecc. ecc.) - e per favore si torni a leggere Il Manifesto per vedere come Marx trattava le combriccole del “socialismo sentimentale” che affollavano il panorama sociale ottocentesco, delle quali egli descrive, con la solita perspicuità, gli “effetti speciali” mistificatori: “la veste tessuta di ragnatela speculativa, ornata di fiori retorici da anime belle, imbevuta di rugiada sentimentale ebbra d'amore, questa veste d'esaltazione nella quale… avvolgevano un paio di scheletriche “verità eterne”non fece che moltiplicare lo spaccio della loro merce presso il grande pubblico”; o ancora, come quanto sta scritto nella Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico (testo giovanile di Marx) dove egli denuncia, chiaro e tondo, l’uso disinvolto delle categorie dell’alienazione dell’essere umano per nascondere l’incomprensione delle categorie economico-politiche (c’è qualcuno tra noi che si sente tirato in causa?) – il nucleo scientifico principale della teoria marxiana viene derubricato ad aspetto accidentale di un’impostazione utopistica primaria.
    E’ vero che non si può giudicare un autore dall’idea che egli ha di sé stesso, ma è altrettanto vero che non si possono fare le sedute spiritiche o i corsi accelerati di parapsicologia per mettergli in bocca cose che non ha mai detto. Ed, invece, Preve fa proprio questo quando insiste su un argomento indimostrabile che dà prova solo di un certo eclettismo intellettualistico, nel quale egli sta inesorabilmente sprofondando. Preve sostiene, per sé o per conto terzi (dico questo perché ho una memoria di ferro e ricordo che qualche “manina zelante” ha lasciato, come commento sul blog, la storia del radiologismo e dell’ “innesto” post-manchesteriano, evidentemente invogliato dallo stesso Preve) che la marxiana critica dell’economia politica si basa sull’innesto del concetto (economico) di valore sul concetto (filosofico) di alienazione “i quali, fusi dialetticamente insieme, danno luogo al “mondo rovesciato” chiamato “feticismo della merce”. Per me questo è un esempio di invocazione spiritistica che non ha nulla a che vedere con il testo marxiano. Non vado oltre perché Gianfranco ha già detto nel suo pezzo di ieri, in maniera molto più sobria, cosa rappresenta il feticismo delle merci per Marx [Il feticismo della merce, nell’argomentazione che svolge Marx, è soltanto un’ulteriore elaborazione del processo conoscitivo teso alla rivelazione del movimento reale celato da quello apparente, che sovrasta la vita degli “uomini” (in quanto maschere di rapporti sociali) e che quindi impone alla società la già più volte considerata “legge della sregolatezza…”]
    Ma Preve, che tanto accusa gli altri di non sentire da un orecchio le sue ragioni di filosofo, dovrebbe ascoltare meglio le motivazioni teoriche altrui, invece di tapparsi entrambe le orecchie per non essere distolto dal suo asserragliamento dottrinale, a difesa di non so quale bastione (in realtà lo so benissimo!), che gli sta facendo perdere letteralmente la bussola.
    Per questo ho parlato di filosofismo previano che non ha nulla a vedere con il radiologismo (stavolta il paragone è davvero fuori luogo), il quale è solo tecnica per fotografare e fornire immagini dell’interno del corpo umano. Adesso non vorrei che Preve, dopo essersela presa con Althusser per aver ridotto la filosofia ad epistemologia, sia invece disposto ad accettarne la riduzione a tecnica. Il filosofismo è, per me, una forma di autoreferenzialismo che, al pari dello storicismo o dell’economicismo, tenta di esaurire, teleologicamente, ogni prospettiva umana, nell’ambito del proprio campo disciplinare ricorrendo, per esempio, a verità eterne quanto indimostrabili. Certo Preve ha tutti i diritti di affermare che Marx era un idealista al 100% (del resto lo ha già fatto in molti saggi), ma noi abbiamo il sacrosanto dovere di dirgli che si sta sbagliano al 100%. Preve si assumerà la responsabilità delle sue tesi e dei danni immani che ne seguiranno, in termini di disconoscimento teorico e di isterilimento di qualsivoglia prospettiva politica antisistemica (è lui stesso che dice di non aver prospettive politiche, altro che scomparsa dei dominati in la Grassa!), e per di più in una fase che si preannuncia drammatica (rispetto alla quale finiremo ancora una volta per trovarci impreparati, perché troppo presi a discutere sull’ente naturale generico).
    Concludo, provocatoriamente, con le parole di Althusser: “Conoscete molti filosofi che hanno riconosciuto di essersi sbagliati? Un filosofo non si sbaglia mai” (e, aggiungo io, evadendo le sue responsabilità).
    Ps. Vorrei fare a Preve un appunto di metodo. Quando si sferrano colpi, anche bassi (sì, perché questa volta Preve ha colpito basso, con fraintendimenti dei pensieri altrui e accuse altrettanto pretestuose), soprattutto se la disfida avviene tra “affini”, è meglio che l’espressione del viso si adegui alla tensione del corpo. Non mi piace chi pugnala dopo aver cosparso l’ambiente d’incenso, questo si fa solo con i nemici che si vuole attirare in trappola.

  4. #4
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    #4 11 Ottobre 2008 - 14:06

    Al di là delle questioni personali che traspaiono dal "dibattito" (fallito, ma qui mi sembra che la "colpa" stia più dalla parte di Preve che di La Grassa), mi pare ci siano delle incomprensioni reciproche di fondo. E, visto che ne sono consapevoli entrambi gli interlocutori, ha sostanzialmente ragione La Grassa quando sostiene l'inutilità di siffatti dibattiti (e la sostiene da lungo tempo, almeno dal precedente botta e risposta tra loro). Con la mia formazione filosofica hegeliana, capisco perfettamente le questioni poste da Preve, tuttavia mi paiono inessenziali per il lavoro che sta svolgendo La Grassa. A mio parere si può sicuramente mantenere uno sfondo filosofico "idealistico" (debitamente aggiornato e modernizzato, più di quanto probabilmente non faccia Preve) con la scientificità dell'analisi di fase. Preve mi pare a volte affascinato da conclusioni affrettate dalle proprie premesse, in particolare per quanto riguarda la questione della comunità. Ne risulta che il dibattito non ha senso, si mischiano diversi piani e si torna a ridiscutere Marx in inutili termini scienza vs filosofia (ma appunto qui, nonostante riconosca diverse ragioni di Preve, ha ragione La Grassa).

    Ho letto anche l'articolo di Petrosillo e ho l'impressione che ci sia "dietro" qualcosa (parlando di "conto terzi" e altre cose che alludono a diversi soggetti oscuri). Mi pare non sia un buon atteggiamento l'allusione: o si spiegano le cose per intero, comprese le illazioni, oppure ci si toglie questo atteggiamento, tipicamente internettaro (direi quasi indymediano, non facendo certo un complimento) della dietrologia.

    Con grande stima per il vostro lavoro che leggo assiduamente.
    D.

    #5 11 Ottobre 2008 - 15:19

    Entrambi i nostri "duellanti" cadono in errore, secondo me.

    Sul progresso scientifico e tecnologico, questo ha sicuramente il merito di aver migliorato certi aspetti della nostra vita, ad esempio la vita media pare si sia allungata dal tempo della vita nelle campagne. Ma sarebbe un grave errore non criticare quella parte della scienza che diffonde organismi geneticamente modificati, clonazioni e simili, la pericolisità della chimica ecc.
    GLG non ha tutti i torti a criticare il decrescismo ma purtroppo cade nell'errore di essere troppo castrante!
    Io sono favorevole al progresso scientifico e tecnologico, ma prendo atto che alcuni sistemi e tecnologie ormai obsolete o pericolose devono essere eliminate. Prendo atto che forse una vita un pò più sobria non potrebbe altro che farci bene. Questo non significa tornare all'età della pietra.
    Servono nuove tecnologie che tutelino il più possibile l'ambiente. Bisogna prendere in seria considerazione i dastri ambientali commessi dall'uomo.
    Tornare al passato no, ma cambiare sistemi si.
    Sono favorevole alla necessità di un mondo ad assetto multipolare.

    V.Colombo

  5. #5
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    Ma qual è il senso di questa polemica? Da che cosa nasce? Che scopo ha?

    A me sembra tutto così sterile ed inutile.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandokan80 Visualizza Messaggio
    Ma qual è il senso di questa polemica? Da che cosa nasce? Che scopo ha?

    A me sembra tutto così sterile ed inutile.
    A critiche sensate è stato risposto a cazzo di cane...

  7. #7
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    #6 12 Ottobre 2008 - 09:02

    Faccio notare, per inciso, che alcuni siti – tipo Comunitarismo e Arianna – hanno messo il pezzo di Preve, ma non – finora – la mia risposta. Non vi dice nulla questo? Il nostro blog ha subito messo il pezzo contestato, per semplice correttezza.

    Dal 1996, anno della svolta, ho scritto 4-5 lettere a Preve di discussione delle sue posizioni che mi piacevano sempre meno (non solo, e anzi quasi per nulla, filosoficamente!); non le ho mai pubblicate da nessuna parte, sono rimaste privatissime. Sempre negli ultimi 12 anni ho telefonato a Preve tutte le settimane (specifico: gli ho telefonato sempre io). Solo negli ultimi sei mesi ho diradato le telefonate, il che significa che lo sentivo ogni 15-20 giorni, anche perché era un po’ noioso sentirsi ripetere per non meno di 5-6 volte a telefonata: “perché guarda che io sono un idealista assoluto, un filosofo integrale dell’Uomo; ma forse non lo capisci ancora: sono proprio così, la politica mi è ormai estranea, non mi interessa”. L’ultima volta che l’ho sentito è stato due settimane fa, forse meno; nessun accenno, che sia uno, a quello che aveva in corpo, e non venga a raccontare che non aveva ancora progettato le sue falsificazioni contro di me. Il 9 ottobre l’amico Andrea (membro del blog) mi invia il testo previano chiedendomi se non l’avevo ancora visto e dicendomi che l’aveva trovato nel sito di Comunitarismo. Dopo qualche ora il testo mi è arrivato da Riccardo di Comunitarismo; e appena più tardi sono stato avvertito che era stato (immediatamente) riportato in Arianna, portavoce di tutte le demenzialità latouchiane e dintorni. Ecco qual è stata l’operazione, preparata e congegnata da questi “farlocchi”, che qualcuno tratta da “spargere miele”. Questi sono esseri velenosi, veri serpenti, che preparano i loro colpi nell’ombra. D’altronde non mi aspetto altro da decrescisti, ambientalisti, catastrofisti. Sono degni seguaci degli Al Gore, dei Soros e di tutta la genia che sta impestando i poveri resti di una sinistra (e destra) nel caos mentale più completo, tanto per creare confusione e farsi un po’ di fama (il loro “referente” De Benoist è ormai collaboratore del Il Giornale; non l’avete mai letto? Non vi chiedete come mai simili personaggi arrivano a scrivere in media importanti e di larga diffusione? Forse Il Giornale è organo dei decrescisti o ambientalisti e gente simile? Sapete bene di no, che vi scrive in continuazione Battaglia). La moralità di certi individui, di cui essi si sciacquano la bocca, è assai elastica; tali torbidi e oscuri personaggi appaiono sempre in tutte le epoche di caos e di sbriciolamento sociale. Alla larga da simili contorti personaggi, degni eredi di Gano di Maganza. Per dirla all’indiana: hanno la lingua biforcuta.

    Al commentatore Colombo. Non scrivo in arabo, per favore. Non considero il progresso tecnico e scientifico un feticcio da adorare in sé. Si tratta sempre di un problema di fase storica. E’ ovvio che sarebbe indispensabile un cambiamento sociale profondo. Tuttavia, quello che molti pensavano essere la costruzione del socialismo si è rivelato un’altra cosa, forse meno disprezzabile di quanto credevamo fino a pochissimi anni fa, dati gli attuali esiti di opposizione al predominio Usa; tuttavia, non era il socialismo e adesso non abbiamo da proporre vere soluzioni alternative. Dunque, dobbiamo prendere atto della realtà e accettare intanto quello che c’è: appunto la possibilità della fase policentrica che, con l’acutizzarsi del conflitto interdominanti, potrebbe aprire un’epoca con caratteristiche simili – sempre mutatis mutandis – a quelle dei primi decenni del novecento. Non vi rendete conto che perfino un Panebianco è arrivato a conclusioni geopolitiche simili a quelle che traggo da anni, mentre lui sosteneva il contrario fino a poco tempo fa? Ci sono momenti storici in cui la “realtà” si impone malgrado la diversa, opposta, concezione teorico-ideologica. Mi dispiace sembrare presuntuoso, ma sto avendo ragione (non al 100%, è ovvio, ma almeno al 70-80) su una serie ormai lunga di mie previsioni.

    glg
    RIPENSAREMARX

    #7 12 Ottobre 2008 - 10:23

    Avevo appena finito di scrivere l’ultimo pezzo a commento dei commenti che esco a prendere i giornali e….cosa vedo sul Giornale come editoriale? Un pezzo di De Benoist (sapete cosa significa essere editorialista?). Un pezzo difficile (voglio proprio vedere il comune lettore del Giornale!); tutto sulla morale e poi la giustizia e ancora la vecchia morale dell’antichità fondata “nella comunione dell’essere”, mentre oggi vige quell’orrenda morale, anzi “logica del dover-essere di Max Weber” (non c’era di mezzo anche un certo Kant?). E poi giù con la frase di Pierre Legendre: “Sostituite la salvezza cristiana con la fede nel progresso, avrete il credo commerciale dell’Occidente globalizzato” (questo nel giornale di Berlusconi, riuscite a capire la finalità del nemico?). Ma non finisce qui. Vi è pure l’attacco all’illuminismo e ovviamente al progresso: “per John Gray, i Lumi riciclano [e lui che cosa sta riciclando?; nota mia] la convinzione che la storia racconti la salvezza dell’umanità: convinzione che affiora dal comunismo staliniano come dal neoconservatorismo americano [sic!], certo che alla società perfetta s’arrivi ‘liberando la magia del mercato’: ‘Nonostante le pretese di razionalità scientifica, il neoliberalismo si radica [….] come processo a scopo predeterminato, perciò – e per altro – somiglia al marxismo” [ancora sic! Allora avete ancora dubbi su chi sia costui e da che parte stia?]. Tralascio gli Excalibur e le Beatitudini, ecc. Chi vuole se lo va a leggere (si trova credo già adesso nel Giornale on line). Avete capito con chi tratta certa gente alla Preve? Non mi interessa fare commenti, perché capisco che alcuni stanno da quella parte. Faccio solo rilevare a coloro che stanno da questa dove si posiziona Preve e quale operazione stia portando avanti, fingendo di essere per la Verità. No, caro mio, ormai sei smascherato. A quando un tuo articolo su qualche giornale cui ti ha introdotto De Benoist e altri amichetti del genere? E vorrei che qualcuno prendesse atto che Berlusconi – che io non odio affatto visceralmente come fa demenzialmente certa sinistra – o Tremonti – che anche lui parla di etica nella finanza (sic!) – non sono per nulla contro la mentalità del progresso, del business, ecc. Ma sanno che è bene imbrogliare le carte, in quest’epoca di caos e in cui monterà la rabbia della povera gente, utilizzando questi viscidi personaggi che spargono nero di seppia per non far capire nulla e svilire ogni seria opposizione, poiché quest’ultima può nascere solo dalla lucidità dell’analisi delle strutture e dinamiche capitalistiche in questa fase storica. Chi non lo capisce, si dia all’ippica. Questi sono nemici; non importanti come gli altri (liberali e liberisti, riformisti “neokeynesiani”) ma più ipocriti, insinuanti, che si fingono ipercritici per meglio piazzare i loro colpi reazionari (comunismo staliniano come neoconservatorismo americano, neoliberismo che assomiglia al marxismo; roba da giocolieri). Gentaglia infida, vera immoralità di certa cultura dell’ambiguità; patrocinata dalla stampa sicuramente dei dominanti.

    glg
    RIPENSAREMARX

    #8 12 Ottobre 2008 - 11:04

    IN MERITO AD ALCUNI COMMENTI NEL BLOG

    Qui nel (e dal) blog nessuno accusa nessuno di prendere soldi da qualcuno. Anche se di coopta-zioni di ex “ultrarivoluzionari” di trenta e quaranta anni fa se ne potrebbero citare a iosa; senza ne-cessari pagamenti in denaro, e nemmeno bisogno che certi intellettuali cambino a 180 gradi la loro posizione. Si continua a non capire che bastano piccole sfumature per accentuare certi utopismi del tutto utili all’establishment (che non è un blocco unitario e sempre meno lo sarà con la crisi in cor-so) in quanto sviano e paralizzano le capacità potenziali di piccole forze, che tuttavia potrebbero coagularsi se esistesse un clima diverso. Con la crisi che avanza, vedrete quante altre cooptazioni da parte dei dominanti ci saranno, e sempre nello stesso senso e con le stesse finalità.
    Centosessant’anni fa, Marx attaccò duramente i socialisti utopisti dividendoli in feudali e picco-lo-borghesi. Noi del blog, centosessanta volte più piccoli di Marx, siamo talvolta costretti ad una sacrosanta polemica contro utopisti nemmeno socialisti; senza poi considerare che quelli criticati dal grande pensatore e rivoluzionario nel 1848 rappresentavano strati sociali in decadenza, mentre qui siamo, lo ripeto, alla pura azione di paralisi della critica all’attuale società sviando da una seria analisi delle sue strutture e dinamiche, azione che – senza bisogno di fare ricorso alle accuse di pa-gamento – distoglie forze, già non cospicue, dai compiti essenziali.
    Sfido chiunque a trovare un mio turpiloquio contro la filosofia. Ho riportato un brano da un mio impegnato articolo teorico che dimostra il contrario. Ci sarebbero altri cento passi da citare, ma in-taserei in modo orrendo il blog. Posso aver usato – e si dovrebbe accorgersi che lo faccio sempre meno – toni duri e offensivi contro certa sinistra. A parte che non ritengo di aver torto ad indignar-mi a fondo contro quest’ultima, ma si dovrebbe capire che la polemica e i toni usati contro determi-nate forze politiche non hanno nulla a che vedere con quello che uno scrive su un ramo – e che po’ po’ di ramo! – del sapere. L’accusa di Preve è che io ho insultato la Filosofia; e non una certa cor-rente, ma il “ramo” in sé, il che la dice lunga sulla megalomania di questa persona che crede di rap-presentarlo per intero. E comunque, non ho usato turpiloquio nemmeno contro questa corrente, che pur ritengo veramente pura “archeologia”. Preve vuol svilire Marx e ridurlo ad un banale filosofo umanitario. Questo mi conferma che non ha mai nemmeno letto (non dico studiato) Il Capitale. Ho forse io mai disquisito su Hegel e magari sulla Scienza della logica (pur avendola letta una volta, tanti anni fa)? No, perché chi ha un minimo di rigore non si mette a parlare di ciò che non conosce più che bene.
    Quanto all’affetto, mi permetto le seguenti obiezioni. Intanto, qui non si trattava di affetto o me-no ma di precise accuse del tutto demenziali e immotivate contro di me. In secondo luogo, non io ma ben altre persone mi hanno fatto più volte notare che, quando Preve parla di qualcuno (e non soltanto nel mio caso, che è semplicemente l’ultimo), parla solo e soltanto di sé. Ed è infatti impres-sionante – anzi, in altri casi è stato ancora più debordante che non in questo suo ultimo exploit (per-fino facendo recensioni a dati libri) – vedere come parla soltanto di sé. Inoltre, non ritengo manife-stazione d’affetto deformare le mie posizioni dopo che gliele ho chiarite mille volte anche a voce e perfino al telefono (e chiamavo io, non lui). Quando mai ho abbandonato la mia critica alla teoria dello sviluppo delle forze produttive? Intanto, lui non capisce – poiché è soltanto un filosofo attratto dall’eternità, e avulso dal riferimento a congiunture particolari – che quella teoria non era sempli-cemente economicismo, bensì “revisionismo” (come dicevamo allora) e opportunismo riformista, quello tipico del PCI, del PCF e altri (la maggioranza dei partiti comunisti).
    Quella teoria significava contrabbandare l’appoggio alle proprie “borghesie” (sempre come si diceva allora), sostenendo che tanto si sarebbe progressivamente passati al socialismo giacché lo sviluppo produttivo, oltre un certo limite, avrebbe provocato la trasformazione del capitalismo, i cui rapporti non potevano consentire di andare oltre un determinato livello di tale sviluppo. Io non sono divenuto opportunista com’è, a mio avviso, chi mente sulla questione dello Stato (accusando Marx di “quasi anarchismo”), ignorando gli apparati della “egemonia corazzata di coercizione” o “corpi speciali di uomini in armi”. Per me, non c’è alcuno sviluppo delle forze produttive che garantisca il cambiamento sociale in assenza di rivoluzione. Qui si aprirebbe un lungo discorso che non faccio certo adesso, ma che non ha comunque nulla a che vedere con l’idealismo assoluto e l’umanismo cui Preve aderisce, opportunismo puro e semplice esattamente come l’adesione alla teoria delle for-ze produttive; economicismo e umanismo sono le due facce – in antagonismo fasullo per quanto sempre violento al fine di ingannare i babbei – dell’opportunismo e dell’oggettivo appoggio ai do-minanti. Prendo solo atto che una rivoluzione – quella iniziata nel 1917 – non è semplicemente fal-lita (come si dice con troppa facilità), ma addirittura non c’è stata nei termini in cui era stata pensata per quasi un secolo (“breve”).
    D’altra parte, non vedo forze in grado di ripensarla immediatamente. Non lo fa chi si attiene an-cora all’ortodossia; e su questo non torno adesso a disquisire. Meno che meno lo fa chi s-ragiona nei termini umanistici di Preve che può solo contrabbandare il comunismo/comunitarismo, privo di qualunque valenza minimamente oggettiva; solo aspirazione etica e sogno ad occhi aperti. Se non si capisce questo è veramente inutile discutere. Per chi invece lo capisce, allora sostengo che – in mancanza di una prospettiva in tempi non secolari o più che secolari, ed esclusa ogni ripetizione del mero statalismo del “socialismo reale” – si deve puntare al multipolarismo, poiché è proprio l’unico modo di non abbandonare ogni prospettiva per i dominati (cioè non dominanti e non decisori, per motivi anche questi spiegati più di una volta). E allora non si può prescindere dallo sviluppo della potenza, ma nemmeno questo è semplicemente sviluppo delle forze produttive; l’esempio del cer-vello e del pensiero non è un’analogia abbastanza calzante? Non la si vuol capire? E’ tuttavia ovvia la necessità di un qualche sviluppo “materiale”; ma non perché induca alla trasformazione del capi-talismo e all’avvio del socialismo, solo per fornire la “base” alla potenza, che dipende poi dalle ca-pacità strategiche degli agenti capitalistici in conflitto (c’è ancora qualcuno che si ostina a non af-ferrare questo punto, proprio quello che Preve fa finta di non capire per offendere la mia intelligen-za, in realtà facendo lui la figura del fesso incapace di comprendere una questione così elementa-re?).
    Non fate gli struzzi; un’epoca è finita (già da un pezzo per la verità, oggi abbiamo i sussulti de-gli zombi). Non dico questo perché noi abbiamo adesso la possibilità di fare qualcosa di pratico; pe-rò, anche in assenza (grave) di forze dotate di strumenti e capacità rivoluzionari, si deve comunque combattere una battaglia culturale, che abbia anche valenze politiche (pur se indirette e lontane da una effettiva pratica dotata di effetti significativi), che serva ad un rinnovamento teorico, improntato però all’atteggiamento scientifico di Marx, che Preve vergognosamente (e basterebbe questo per “condannarlo” e squalificarlo come pensatore e come “critico del sistema”) riduce ad un meschino utopista umanista e comunitarista. E’ una chiara operazione culturale a favore dei dominanti – e non mi interessa se è fatta in buona o cattiva fede (pur se io sono sempre un po’ “andreottiano” a tal proposito) – i quali, pur divisi in tanti gruppi conflittuali, agiscono nell’insieme da buoni strateghi anche sul piano della cultura.
    Certamente le risorse maggiori si danno ai liberisti (e liberali) e ai keynesiani (e blandi riformi-sti), a seconda delle contingenze storiche; ma è sempre bene avere a disposizione gli utopisti finti critici “radicali” perché, lo ripeto, deviano le forze che potrebbero riavviare – ed l’operazione più difficile; quando il motore è avviato, la macchina deve solo ingranare la marcia – una effettiva e produttiva critica. Invece, largo a questi torbidi pensatori, via con coloro che distruggono – non fuo-riescono come faccio io – da Marx: il vero, e ancora unico, fondatore di una teoria effettivamente critica del capitalismo. Certamente, per i dominanti è un’operazione collaterale, minore, ma non senza importanza. Chi si presta a questi giochi – e ancora ripeto, non mi interessa il perché lo fac-cia! – è da rifiutare; non da combattere con la stessa energia da usare contro gli altri, perché non ha la stessa importanza, ma è un elemento negativo, a suo modo pericoloso (meno degli altri); non si può sempre soprassedere. Qualcuno scrive che Preve sparge miele, mentre si comprende benissimo che sta avvelenando le teorie altrui ben più realistiche e immerse nei tempi odierni delle sue; e lo sta facendo con incredibili falsificazioni fidandosi di quello che ha sempre sostenuto lui: “il trucco c’è, si vede, ma non gliene frega niente a nessuno” (solo che in tal caso ha a disposizione “seguaci” un po’ ingenui che nemmeno si accorgono delle falsità da lui propalate; e poco importa su me, ma su Marx). Ancor più urgente e deciso deve essere il rifiuto di questo mellifluo approccio “mieloso”. Egli fa finta di discutere, vuol...
    RIPENSAREMARX


    #9 12 Ottobre 2008 - 11:07

    invece semplicemente far perdere tempo a chi tenta nuove strade – da lui non percorribili con la cultura di cui è pregno – di una effettiva critica al mondo reale in questa fase storica.
    Siccome, però, ribadisco che non è interessante seguire questi meschini servizi resi ai dominanti – che servono nella sostanza solo a distogliere l’attenzione dai grandi servizi; ed è in fondo per que-sto che i dominanti utilizzano anche queste “battaglie di diversione” (esse fanno parte, pur se in po-sizione secondaria, delle loro strategie di lotta per la supremazia) – lascio perdere i vari umanisti utopisti, invitando tutti i pochi veri critici oggi all’opera ad unirsi in una attenta disamina della si-tuazione odierna e a farsi promotori di un’unione delle loro, certo non omogenee e perfettamente convergenti, analisi in modo da riavviare una battaglia sia teorica che culturale, non avulsa affatto da un suo sbocco nella politica.

    PS I Faccio notare, per inciso, che alcuni siti – tipo Comunitarismo e Arianna – hanno messo il pezzo di Preve, ma non – finora – la mia risposta. Non vi dice nulla questo? Il nostro blog ha subito messo il pezzo contestato, per semplice correttezza.

    PS II Sembra che io scriva in arabo. Non considero il progresso tecnico e scientifico un feticcio da adorare in sé. Si tratta sempre di un problema di fase storica. E’ ovvio che sarebbe indispensabi-le un cambiamento sociale profondo. Tuttavia, quello che molti pensavano essere la costruzione del socialismo si è rivelato un’altra cosa, forse meno disprezzabile di quanto credevamo fino a pochis-simi anni fa, dati gli attuali esiti di opposizione al predominio Usa; tuttavia, non era il socialismo e adesso non abbiamo da proporre vere soluzioni alternative. Dunque, dobbiamo prendere atto della realtà e accettare intanto quello che c’è: appunto la possibilità della fase policentrica che, con l’acutizzarsi del conflitto interdominanti, potrebbe aprire un’epoca con caratteristiche simili – sem-pre mutatis mutandis – a quelle dei primi decenni del novecento. Non vi rendete conto che perfino un Panebianco è arrivato a conclusioni geopolitiche simili a quelle che traggo da anni, mentre lui sosteneva il contrario fino a poco tempo fa? Ci sono momenti storici in cui la “realtà” si impone malgrado la diversa, opposta, concezione teorico-ideologica. Mi dispiace sembrare presuntuoso, ma sto avendo ragione (non al 100%, è ovvio, ma almeno al 70-80) su una serie ormai lunga di mie previsioni.

    RIPENSAREMARX

    #10 12 Ottobre 2008 - 12:43

    Riprendo il commento 4.

    Quello che sembra non capire Preve: dal trascendentale hegeliano non è possibile dedurre un modello di società (sia esso anche il modello comunitario), ma soltanto criticare razionalmente, avendo fiducia nella razionalità. In questo senso sembra ripetere addirittura un errore pre-aristotelico.

    Quello che sembra non capire La Grassa: egli stesso (sì, egli stesso, Gianfranco La Grassa) è un “filosofo dell'Uomo”, egli stesso svolge la sua ricerca mosso da un senso di giustizia (e, voglia concedercelo, la giustizia è campo primariamente filosofico). In questo senso, e solo in questo senso, a mio avviso, è possibile definire Marx un “idealista”, poiché soltanto grazie al trascendentale hegeliano si può criticare la realtà sociale (ammetto che il ragionamento appena fatto poggia su un argomento trascendentale, che tuttavia è l'unico che possa farci credere razionalmente nella possibilità della critica). E criticarla anche tramite la scienza, come fa in maniera eccellente La Grassa, e prima di lui certamente Marx. Ha ragione Preve quando dice che ciò non era possibile con Kant (in cui le azioni venivano misurate moralmente), né con la distruzione della ragione (hegeliana), almeno non in termini forti. Ha ragione Preve quando rileva che con una “scienza sociale” neutra non si può criticare alcunché; e quella di La Grassa non è per nulla neutra, è una scienza pienamente “politicizzata” ed “eticizzata” (ovviamente non nel senso dello “stiamo attenti a non far del male a nessuno, a non inquinare, ecc...”, ma nel senso filosoficamente suddetto). Ha torto Preve quando tenta di dedurre un modello di società da quel trascendentale. Qui, a questo livello di discorso, ha una superiorità schiacciante La Grassa, e lo dimostrano la fecondità delle sue analisi, i suoi lavori di ricostruzione di una teoria critica libera. Trattasi di ordini del discorso diversi.

    (Peraltro non mi piace l'avvicinamento idealismo-decrescita)

    Consiglio però a La Grassa di lasciar perdere la “denuncia” di cooptazioni presunte di Preve negli ambienti dominanti, per quanto oggettivamente. Leggere De Benoist su Il Giornale fa ridere, in effetti, ma non dimentichiamo che lì c'è sempre stato un piccolo gruppo fuoriuscito dalla nuova destra e che porta avanti una riflessione geopolitica non trascurabile (possiamo ricordare Maurizio Cabona, una delle poche voci contro l'aggressione alla Serbia, e il suo volume Ditelo a Sparta, non certo un volume di puro e viscerale antiamericanismo), a mio avviso, pur in presenza della zavorra della teoria della decrescita. E' vero, si tratta di sfumature, quindi non si può fare una teoria dello scivolamento all'interno degli ambienti dei dominanti: si tratta di sfumature, appunto. Il tempo mostrerà il livello di corruzione di certe idee.

    Si dovrebbe continuare a lavorare senza queste inutili diatribe (ha ragione La Grassa) e, sì, sembra anche a me che oltre a tutto l'affetto ci fosse una buona dose di provocazione nell'intervento di Preve.

    Con l'augurio che continuiate entrambi i vostri seri studi, senza sconfinare troppo dai rispettivi campi, pratica che è fonte sempiterna di fraintendimenti.
    D.

    #11 12 Ottobre 2008 - 18:10

    ovviamente non insisto più perché è defatigante vedersi non capiti. Comunque non sono un filosofo dell'Uomo; e non si tratta di una questione solo filosofica, ma proprio politica (certo di politica culturale e di battaglia ideologica). A questo punto ha ragione Bourdieu (spero vengano messi i due pezzi annunciati); è inutile perdere tempo in discorsi di impostazione; meglio proseguire le proprie analisi. Però, lo ripeto, è grave questa regressione della comprensione del marxismo. Nessuno che non conosca più Marx, che abbia perso l'orientamento in proposito, sarà in grado di seguire il sottoscritto nella sua fuoriuscita da Marx; capirà Roma per Toma e ne uscirà una confusione pazzesca. Comunque, io parlo per quelli che hanno compreso che sono uno scienziato sociale e non un filosofo dell'uomo. Ringrazio gli altri, e me vado per la mia strada.
    glg

  8. #8
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    Interessanti tutti e due i testi.
    Purtroppo tutta la polemica offre interessantissimi spunti di analisi ma che sono come dei piccoli sassolini in mezzo ad un torrente di questioni personali.

    Ma esiste un testo summatoria delle analisi di GLG? no perché ho iniziato forse a comprendere che cosa intende per geopolitica dei dominanti.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Palvesario Visualizza Messaggio
    Interessanti tutti e due i testi.
    Purtroppo tutta la polemica offre interessantissimi spunti di analisi ma che sono come dei piccoli sassolini in mezzo ad un torrente di questioni personali.
    Effettivamente la diatriba personale non mi interessa, soprattutto perché il testo di Costanzo non conteneva insulti o accuse di chissà che genere, mentre lo stile di GLG e dell'amico GP stavolta è davvero sceso e mi dispiace! Sicuramente hanno interpretato malissimo dei punti, ma non mi pare questo il modo di rispondere.

    Ma esiste un testo summatoria delle analisi di GLG? no perché ho iniziato forse a comprendere che cosa intende per geopolitica dei dominanti.
    Sicuramente gli ultimi 3 o 4 possono esserti d'aiuto: Contro, Il gioco degli specchi, Finanza e Poteri, Gli strateghi del capitale.

  10. #10
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    PER PREVENIRE ALTRE PROVOCAZIONI di Giellegi

    Poiché ho avuto sentore che i “soliti” vogliono nuovamente provocare con un’ulteriore invio di polemiche da “gruppetti” anni ’60 e ’70, desidero prevenire e mettere in rete questa lettera inviata al sito che si presta a queste manovrette. Così è chiaro che non accetterò più altre perdite di tempo. E vi è anche un altro sito, capofila dei decrescisti, che si è immediatamente reso disponibile nel tener bordone a “questi qui”, fra l’altro nemmeno pubblicando la mia risposta. Si dimostra così che siamo in presenza di gente scorretta che vuol solo provocare; per quanto mi riguarda, se insistono in questo loro atteggiamento, sono cancellati da ogni e qualsiasi attenzione da parte mia. Per me non esisteranno. E’ bene essere chiari. Da adesso in poi scrivo di cose serie e mi relaziono con persone serie. Questa la lettera (i destinatari li ometto):

    a scanso di equivoci, non intendo essere più disturbato da perdite di tempo; mi sono già vergognato abbastanza di aver dovuto rispondere all’ultima “cosa”. D'ora in poi non leggerò più nulla del genere e non risponderò per nulla. Ho già abbastanza vissuto l’"epopea" dei gruppetti. Se non vi siete accorti che un’epoca è cambiata, non so che farci. Preciso inoltre che non ho fatto attacchi personali, ma detto solo che non si discute con chi è come un muro di gomma; e inoltre che nessun cenno mi era stato fatto di quello scritto finché non l’ho ricevuto da Andrea B., membro del blog, e solo dopo da voi, pur con tutte le telefonate fatte a P., in cui già era ossessivo nel ripetere che lui è un filosofo idealista e umanista assoluto. Per cui, adesso ho già dato fin troppo del mio tempo a queste storie per me ridicole. Non è che questo implichi rotture di rapporti personali, ma questi debbono d’ora in poi esigere il massimo silenzio su questioni su cui il dialogo è quello famoso “tra sordi”. Con amici e conoscenti non parlo in pratica mai di problemi teorici e in modo superficiale di argomenti politici. Insistere su questi temi porta poi all'irritazione. Questo è tutto. Spero di essere stato chiaro. Qualsiasi testo riceverò, verrà cancellato. Sono impegnatissimo in mille altre cose (anche personali). Saluti
    glg

 

 
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