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    Predefinito Fondi aree svantaggiate FAS ridotto di 7 miliardi. Da lì i soldi per Catania.

    Il Cipe concede 640 milioni a Roma e Catania

    di Alessandro Arona e Massimo Frontera

    |
    1 Ottobre 2008





    Il Cipe concede una boccata d'ossigeno ai bilanci dei Comuni di Catania e Roma, indispensabile nel primo caso per evitare la bancarotta e nel secondo per supportare il piano di rientro del debito presentato dal sindaco Gianni Alemanno.
    Il Governo ha assegnato un contributo a fondo perduto di 140 milioni di euro per il capoluogo etneo e 500 milioni per la Capitale. Le risorse attingono dal Fas, il fondo statale per le aree svantaggiate (ridotto dal Dl 112/2008 da 64 a 57 miliardi) di cui l'85% al Sud. La manovra estiva ha deciso una riprogrammazione di 15 miliardi, ma la delibera di ieri non va a toccare questa quota, bensì le «riserve di programmazione». Il Cipe ha assegnato formalmente i fondi a lunghi elenchi di piccole opere pubbliche, ma di fatto le risorse serviranno nell'immediato a coprire fabbisogni di cassa più urgenti dei due Comuni.
    Era stato lo stesso sindaco di Catania, Raffaele Stancanelli (Pdl) a chiedere nei giorni scorsi a Berlusconi «un'anticipazione sui trasferimenti» per garantire i pagamenti ai fornitori e gli stipendi ai dipendenti. Anche per Roma, che ha già avuto 500 milioni come anticipazione ai trasferimenti, i fondi sono un tassello del piano di rientro del debito del sindaco Alemanno (Pdl) e servono per esigenze di cassa a breve termine, salvo poi spostare introiti futuri alle opere indicate nella delibera.
    Contro questa decisione si è schierato il sindaco di Sesto San Giovanni, Giorgio Oldrini che in una nota chiede al Governo che aiuti finanziari siano assegnati anche ai Comuni con bilanci sani.
    Il Cipe ha poi confermato i vincoli espropriativi sulle aree interessate dal Ponte sullo Stretto di Messina, un passaggio tecnico che però per il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli «è un ulteriore tassello della riattivazione dell'opera».
    «Entro la fine dell'anno – spiega Pietro Ciucci, presidente della Stretto di Messina Spa – puntiamo a rivedere insieme al Governo il piano finanziario. I costi dei lavori sono saliti molto dal 2003, da 4,1 miliardi ai 5,5 attuali, ma le ampie riserve che avevamo previsto ci consentono di confermare i 6,1 miliardi totali (compresi oneri finanziari). L'obiettivo è realizzare la progettazione definitiva nel 2009 e avviare i lavori nel 2010. Certo il Governo deve garantire, per allora ma se possibile prima, i 2,2 miliardi della quota pubblica».
    Per quanto riguarda il piano casa, l'esame del Cipe si è esaurito con un rapido passaggio formale, nel quale il Comitato «ha preso atto favorevolmente di una prima informativa del ministero delle Infrastrutture, riservandosi una valutazione più approfondita in sede di esame del piano complessivo». L'informativa si è concentrata pressoché esclusivamente sull'assegnazione di una prima tranche di 150 milioni destinati al cosiddetto sistema dei fondi immobiliari.
    La bozza di Dpcm prevede infatti un fondo nazionale, partecipato dalla cassa depositi e prestiti, a sostegno di vari strumenti finanziari a livello locale, promossi soprattutto dalle Fondazioni bancarie. L'agenda del piano casa prevede il confronto con Regioni e Comuni. «La prossima settimana chiederemo la convocazione della Conferenza unificata», ha confermato il sottosegretario alle Infrastrutture, Mario Mantovani.

    http://www.ilsole24ore.com/art/SoleO...lesView=Libero



    Se le cose stanno così, ed il meridione paga per gli sprechi dei loro compatrioti, niente da dire.

  2. #2
    Mai l'altra guancia
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    Predefinito

    Regioni all'attacco: i nostri fondi usati come tappabuchi

    È di nuovo scontro tra Regioni e governo. Dopo aver scoperto giovedì che se entro il 30 novembre non avessero tagliato le scuole dei piccoli comuni sarebbero state commissariate, le Regioni venerdì ne hanno scovata un’altra. Si tratta, spiegano i tecnici, del «continuo e improprio ricorso da parte del governo al fondo per le aree sottoutilizzate (Fas), che mette a serio rischio le politiche del Mezzogiorno». In sostanza «senza alcun consulto» con gli interessati, il governo ha attinto dalle casse del Fas, che è destinato per l’85 per cento alle Regioni del Sud.

    Zitto zitto il governo ha già fatto fuori più di 11 miliardi, del totale di 64 che costituiscono il Fondo. Li ha usati, senza consultarsi con le Regioni, per coprire la manovra triennale (più di 7 miliardi), per la crisi dei rifiuti in Campania (450 milioni di euro), per coprire il taglio dell’Ici (un miliardo) e i buchi, ad esempio nella Sanità, che ne sono derivati. Altri 500 milioni sono andati in favore del Comune di Roma, altri 140 per salvare quello di Catania.

    Al di là della scorrettezza istituzionale, il punto è che quei soldi servono alle Regioni svantaggiate per le strade, le infrastrutture, i rifiuti, le scuole, gli asili nido, l’assistenza domiciliare agli anziani. E, in alcuni casi, sono già stati impegnati. A rischio, infatti, non è solo la fase di programmazione, i Por, per il 2007/2013, ma anche la chiusura in bilancio dei Por 2000/2006. Molte regioni, infatti, hanno acceso mutui per la realizzazione di opere rientranti negli obiettivi Fas, e potrebbero non riuscire più a pagarli: non a caso in alcuni casi stanno già «disponendo l'impugnativa delle disposizioni normative innanzi alla Corte Costituzionale».

    Ma oltre al danno economico, alle Regioni non va giù nemmeno la logica che sta dietro a questo “furto”: con i tagli al Fas, spiegano ancora i tecnici, «si finanziano spese di gestione correnti, spesso a copertura di buchi di amministrazioni locali, e non le politiche addizionalo per lo sviluppo». Insomma, si tampona e non si aiuta a crescere: «L'esatto opposto della finalità del Fas e dell'impostazione della programmazione unitaria. Si assiste – spiegano – ad un saccheggio costante e senza indirizzo strategico del fondo, per le esigenze più disparate ed occasionali, con rischio di incostituzionalità per violazione indiretta dell'art. 119, v comma della Costituzione». Quell’articolo prevede che le risorse aggiuntive siano destinate allo sviluppo per il riequilibrio territoriale. Usarle per tappare i buchi dei sindaci “amici” o per finanziare misure propagandistiche come il taglio dell’Ici, quindi, è «in contrasto con un principio costituzionalmente riconosciuto».
    (Da QUI)
    Non solo hanno tagliato ma anche iniziato a saccheggiare.



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    (G. B. Shaw)

 

 

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