Wolfgang Amadeus Mozart
(Salisburgo, 1756 - Vienna, 1791)
L'opera è legata alla controversa vicenda della sua morte, avvenuta il giorno successivo al completamento del Dies Irae.
Stendhal, in Vite di Haydn, Mozart e Metastasio (1815), parla di un anonimo committente che incarica Mozart, malato e caduto in miseria, di comporre in quattro settimane una messa da requiem, dietro compenso di cinquanta ducati.
Secondo l'ipotesi avanzata da Stendhal, Mozart tentò di scoprire chi fosse il misterioso committente, ma quando le forze cominciarono a mancargli per il duro lavoro, non riuscendo ad identificare l'uomo, si convinse che la messa che stava componendo sarebbe stato il requiem del suo funerale.
Inoltre, allo scadere delle quattro settimane l'uomo si presentò per ritirare la composizione, che però Mozart non aveva ancora completato. Così, nonostante i sospetti del musicista, gli offrì altri cinquanta ducati e altre quattro settimane di tempo: inutili, poiché Mozart morirà di febbre e insufficienza renale lasciando l'opera incompiuta.
Oggi è certo che il committente fosse il conte Franz Walsegg-Stuppach, un nobile con velleità musicali che andava commissionando opere a compositori di professione, tramite degli intermediari, facendole poi passare per proprie. Nella fattispecie, il Requiem sarebbe divenuto un omaggio alla defunta moglie.
Secondo una seconda versione, sarebbe stato l'antagonista in musica Antonio Salieri - invidioso per il prestigio acquisito da Mozart, a suo discapito, presso la corte austriaca - a forzare il deperimento del già malato collega. È ciò che affermano Aleksander Puškin nel suo racconto Mozart e Salieri (1830), il drammaturgo Peter Shaffer in Amadeus (1978) e il regista Milos Forman (su sceneggiatura di Shaffer) in Amadeus (1984). È da sottolineare come questa versione sia del tutto romanzata e non vi sia alcun elemento che possa correlare la morte di Mozart con le azioni di Salieri.
La vedova di Mozart, Constanze, delegò il completamento del Requiem (furono rinvenute decine di spartiti alla rinfusa sulla scrivania del compositore) a tre allievi del marito, per meglio avvicinarsi agli intenti originari: Joseph Eybler, Franz Freistädler e, infine (nel 1800), Franz Xaver Süssmayr, che diede l'apporto più rilevante all'opera finale.
Il mito vuole che la messa venisse eseguita il giorno del funerale di Mozart, a cui parteciparono solo pochi amici che, a causa dell'incessante pioggia, si dileguarono prima dell'arrivo al cimitero della carrozza funebre. Quando Constanze si recò in visita alla tomba, senza trovarne traccia, scoprì che Mozart era stato seppellito in una fossa comune.
La verità è che la messa fu eseguita in una funzione commemorativa organizzata dal suo amico
Emanuel Schikaneder il
10 dicembre: non si conoscono tuttavia i frammenti eseguiti in tale occasione. Cronache del tempo affermano oltretutto che il giorno del funerale non piovesse affatto e che semplicemente nessuno seguì la bara al cimitero. Sua moglie Constanze si recò solamente 17 anni più tardi a cercare la tomba e per ovvi motivi non riuscì ad identificarla.
Solamente l'Introitus è stato interamente scritto da Mozart; per ciò che riguarda le sezioni dal Kyrie all' Hostias è di Mozart soltanto la parte vocale mentre la strumentazione si deve all'allievo
Süssmayr. Del Lacrimosa Mozart scrisse solo le prime 8
battute.