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    Predefinito Perchè il Cav. vince all'estero

    Ha avuto ragione anche in tema di pacca sulle spalle.
    l tempo è stato gentiluomo con Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio ed editore di questo giornale (spiace ogni tanto parlarne bene).
    George W. Bush gli ha detto «buongiorno!» in italiano, scoppiando in una risata calda e infantile insieme a tutto il pubblico del prato verde della Casa Bianca, e gli ha riservato un’accoglienza di baci e abbracci, allegrie e cordialità ottocentesche, bande coccarde teatralità italianismi, e Berlusconi ha avuto quell’istinto generoso e passionale di riconoscersi amico del presidente americano, e suo estimatore, anche nel momento del tramonto politico dell’amministrazione.

    Berlusconi sembrava il premier delle gaffe, delle approssimazioni, delle improvvisazioni. A lui e ai suoi, quando è stato ad interim alla guida diretta della politica estera italiana, e per tutti gli anni del suo governo, era riservata la diffidenza tipica di chi è certo, certissimo, del fatto che la preparazione a governare è una tecnica e solo una tecnica, e che non la si può avere imparata costruendo palazzi e imperi televisivi, insomma facendo soldi a palate nella società civile.
    Diffidenza per ogni suo discorso, ogni sua dichiarazione, ogni sua iniziativa, ogni sua costante operativa (come il rapporto amichevole con la Russia di Vladimir Putin o la necessità di legare diplomazia e affari come fanno tutti, dismettendo l’eccesso di gilet e di autosufficienza burocratica di parte del nostro esercito diplomatico).
    Ma, soprattutto, una boriosa e altezzosa sicumera: Berlusconi, a forza di personalizzare la politica estera, e di trattarla in termini di amicizia e buonumore, aveva condotto il prestigio aulico della nazione nell’area erratica dell’insensatezza.

    Non è stato così.
    Non è stato così in Europa, dove pure di errori Berlusconi ne ha fatti, ma senza mai perdere il contatto con le correnti profonde della politica messa su tra Bruxelles, Parigi, Berlino e Londra.
    La battaglia con Gerhard Schröder e Jacques Chirac, fissata anche simbolicamente nella famosa lettera proamericana degli otto, che saldava un asse Roma-Londra-Madrid-Varsavia alla vigilia della guerra in Irak, Berlusconi l’ha vinta.
    Lui è al potere, la sua funzione è rilevante nelle questioni poste dalla crisi finanziaria mondiale, e ha un ruolo di cerniera e di testimonianza nel momento di passaggio tra classi dirigenti e generazioni, oggi in atto; i due vecchi marpioni delle cancellerie europee, che guardavano dall’alto in basso il buonuomo, sono l’uno in pensione e l’altro impiegato di Putin alla Gazprom, non suo amico e interlocutore.

    Ma non avrebbe senso adesso analizzare con il mediocre metro della gara tra diplomazie quell’elemento anomalo ma a suo modo efficiente, fattivo, alacre e volitivo imposto dalla personalità bizzarra e pop di Berlusconi alla politica internazionale.
    Sta di fatto che se si pensa all’Europa dell’Est, all’area caucasica, alla gestione delle materie prime e dell’energia o alla funzione di sfondamento concordato della nuova Nato a est, dietro certe scelte che autorevolmente maturano e alla fine si dispiegano, c’è sempre uno zampino o una pacca di Berlusconi sulle spalle di qualcuno.

    Non è vero che la preparazione alla politica sia un privilegio di casta per specialisti del ramo. Questo è il tratto di piccolo elitismo, di reverenza verso tutti gli establishment, di disprezzo per la politica democratica, che Berlusconi smentisce e cancella con la sua storia personale, consapevolmente o no, a disegno o fortunosamente.
    Come dimostrano quelle accoglienze tra festa di San Gennaro e Columbus day che hanno travolto quel leader italiano, funny e abile.

    Giuliano Ferrara www.ilgiornale.it

    saluti

    ps: non è che in casa le cose siano molto diverse.
    Un paio di esempi?
    Il caso "Orlando".
    Il caso "Di Pietro".

  2. #2
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  3. #3
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    Predefinito L'Euro Cav. ci ha preso gusto

    Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi,
    sta prendendo gusto alla politica
    europea, che in passato gli provocava
    soltanto noia e fastidio. Sarà anche
    perché la crisi internazionale costringe
    le sonnacchiose istituzioni del
    Vecchio continente a darsi una mossa,
    il che porterebbe a riesumare l’antica
    battuta: “Quando il gioco si fa duro, i
    duri incominciano a giocare”. Oppure
    la spiegazione potrebbe venire dalla
    convinzione di Berlusconi, noto per
    avere come obiettivo quello di “rivoltare
    come un calzino” la politica italiana,
    che quell’obiettivo è ormai minimale, e
    che quindi bisogna porsene uno anche
    più impegnativo, insomma è un po’ come
    passare dal campionato alla Champions
    League.

    In Europa, come d’altronde nel G8, Berlusconi esercita la
    funzione di “decano”, grazie anche alle
    sue ormai lunghe consuetudini con i
    grandi della terra si può permettere di
    gigioneggiare un po’ con i colleghi arrivati
    più tardi, la diplomazia delle pacche
    sulle spalle sarà pure originale, ma
    funziona eccome.
    Per giunta alla Commissione europea, che ai tempi di Romano
    Prodi si presentava con il volto
    arcigno del censore, ha assegnato il
    ruolo di intendenza che seguirà, pare con un certo successo.
    Per l’Italia la nuova passione europea del suo premier rappresenta un’opportunità per tornare a esercitare un
    ruolo negli affari internazionali e di far
    sentire il peso dei suoi interessi, invece
    di limitarsi a registrare passivamente
    le decisioni dei tecnocrati di Bruxelles
    e di Francoforte.

    Sarà bene approfittare del momento per rendere un po’ più strutturale l’attualmente effimera presenza italiana nelle strutture europee, ma intanto il cambio di passo del Cav. ha già mutato il panorama.
    E’ successo sul patto di stabilità, sull’immigrazione,
    succederà su Alitalia succederà sull’ambiente.
    Tutti sanno che la posizione italiana contro la cabala verde europea 20-20-
    20, cioè la riduzione del 20 per cento delle emissioni inquinanti entro il 2020,
    è sensata (perché quei vincoli sono inattuabili) e appoggiata, anche se non
    ufficialmente, da altre cancellerie, per esempio da Parigi.
    Dunque il Cav. fa bene ad andare dritto per la sua strada, l’Europa lo seguirà.

    Giuliano Ferrara www.ilfoglio.i 19 10 08

    saluti

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles Visualizza Messaggio
    Dite quello che volete: a me questo me fa 'mpazzi'! Si cita come fosse il primo giudice della corte suprema, senza riuscire a capire che non se l'incula nessuno. e solo Dio sa quanto gli piacrebbe


  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Dottor Zoidberg Visualizza Messaggio
    Dite quello che volete: a me questo me fa 'mpazzi'! Si cita come fosse il primo giudice della corte suprema, senza riuscire a capire che non se l'incula nessuno. e solo Dio sa quanto gli piacrebbe

    ---------------------
    Con il tuo permesso (dite quello che volete) eccomi per dirti di lasciarlo perdere.

    saluti

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da mustang Visualizza Messaggio
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    Con il tuo permesso (dite quello che volete) eccomi per dirti di lasciarlo perdere.

    saluti
    Consiglio, come sempre, ben accetto. E preso in seria considerazione.

  7. #7
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    Con il tuo permesso (dite quello che volete) eccomi per dirti di lasciarlo perdere.

    saluti

 

 

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