
Originariamente Scritto da
vescovosilvano
La tradizione romano-cattolica ha veicolato, specie ai livelli di chi mastica poco di teologia, una dottrina assai dubbiosa sull'Eucaristia, relativa alla presenza reale. Certamente il Cristo nel suo Corpo e Sangue è realmente presente nei sacri Doni consacrati e mutati ad opera dello Spirito. Ma questa presenza non va intesa come una presenza materiale, quasi fisica, come se il Signore fosse in piedi sull'altare. Questa sensibilità contraddirebbe il dogma della Ascensione. La presenza del Signore nei Sancta è una presenza mystica ossia in mysterio, ovverosia relativa al "sacramentum".
Ora il sacramentum ha un suo fine, come ogni sacramento. Se il fine remoto, ultimo, del sacramento eucaristico è l'incorporazione a Cristo e la deificazione per conseguire immortalità e vita, il fine prossimo, diremo strumentale a quello ultimo è la manducazione, la comunione ai Sancta.
Ora il Signore ha detto "prendete, mangiate ", "prendete, bevete": a questo consegue che quando i Sancta sono conservati e non vengono utilizzati per il fine prossimo che va verso quello ultimo, il Corpo ed il Sangue sacramentali, mysterici, del Cristo sono sì presenti realmente, ma in modo per così dire "potenziale", ovverosia pronto a manifestarsi nella sua pienezza quando ci si comunica ad essi. Ecco perchè nella chiesa antica non è mai stato tributato ai Sancta alcun culto al di fuori di quando essi erano dati in Comunione. Il culto romano-cattolico degli elementi è posteriore al mille, quindi non tardivo, ma molto tardivo, e, a dir poco, fuorviante.