1° FESTA REGIONALE DEL PDLIl 2-3-4-5 ottobre presso Piazzale Lotto a Milano si è tenuta la Prima Festa Regionale del P.d.L.
tratto da www.impegnosociale.eu
Bisogna ammettere che tale evento ha riscosso non poco successo: sia nella giornata di apertura che nella serata di sabato il numero di spettatori è stato rilevante e la nota positiva di tutto ciò è che non si trattava solo ed esclusivamente di militanti e addetti ai lavori, ma vi è stato un buon riscontro da parte della popolazione lombarda. Questo non può che far piacere perché si è evinto un riavvicinamento da parte dei cittadini ai partiti, alla politica ed alle istituzioni.
Grandi nomi dal On. Ignazio Larussa che ha inaugurato l’evento insieme al Sindaco Moratti e al Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, nella giornata di venerdì il Sindaco della Capitale Gianni Alemanno, mentre la giornata di sabato era “dipinta di rosa”: grandi donne come On. Mariastella Gelmini, On. Giorgia Meloni, il Ministro Mara Carfagna, l’On. Paola Frassinetti e, in qualità di Responsabile nazionale del Dipartimento per le Pari Opportunità di Allenaza Nazionale, l'On. Barbara Saltamartini.
Se proprio vogliamo trovare una nota stonata alla Festa è corretto affermare che gli spazi dedicati agli interventi e ai dibattiti non erano sufficientemente ampi per ospitare il pubblico e anche l’audio, a volte, ha ceduto.
Notevole riscontro l’ha ricevuto un tema piuttosto caro ai partecipanti: l’intervento dell’On. Mariastella Gelmini sulla “nuova scuola” ha ottenuto numerosi applausi. Ed è corretto affermare che tali applausi sono stati meritati.
L’Onorevole decide in primis di rispondere alla troupe di giornalisti della trasmissione di Santoro “Anno Zero” che l’hanno accusata di “aver percorso la via meno tortuosa” per sostenere l’esame di Stato per l’abilitazione alla professione di Avvocato. Risposta eccellente chiara, sintetica e senza nota di polemica; parole che hanno trovato l’accordo di tutto il pubblico presente a Piazzale Lotto e certamente di una buona parte, se non tutta, della popolazione italiana.
Sì perché tali esami sono per un buon numero di laureanti un grande ostacolo. È corretto affermare che in buona parte del Paese meritocrazia, bravura, sacrifici e studio non vengono premiati, ma si tende a far “passare” un cospicuo numero di ragazzi che non costituiranno mai, o lo saranno in minima parte, concorrenza e possibile ostacolo. Quindi si tende a promuovere figli di, nipoti di ecc…E allora che male c’è a provare un’altra strada? Non si tratta percorre una scorciatoia, o di ottenere il titolo senza aver lavorato, il fatto di sostenere l’esame di Stato al di fuori della propria città è solo un possibilità di esercitare una professione per cui si è studiato e per cui si sono fatti dei sacrifici, possibilità che nel proprio comune di residenza spesso non è data.
E poi l’argomento scuola.
Gli obiettivi che si pone il Governo attuale sono stati esposti ed esplicati in maniera comprensibile, chiara ed efficace.
Quindi un ritorno al maestro unico nelle scuole elementari, valutazione della condotta, il ritorno ai voti e l’abbandono dei giudizi, la sperimentazione dell’insegnamento di educazione civica (“Cittadinanza e Costituzione”), la disposizione che i testi scolastici "durino" almeno cinque anni (salvo che per la pubblicazione di eventuali appendici di aggiornamento) evitando continue riedizioni spesso inutili (soprattutto per alcune materie) e certamente onerose pe le famiglie.
Punti che non possono non trovare esito positivo da parte della popolazione. E' forse errato recuperare delle misure che in passato hanno prodotto buoni frutti? E' molto di moda il remake di film, di generi musicali, il vintage, perché non può esserlo anche di presupposti ed obiettivi scolastici? Se ciò ha funzionato una volta perché non può funzionare ancora? In una società come la nostra fondata sul consumismo, sull'egocentrismo, sull'apparenza, sul raggiungere posizioni con il minimo sforzo, un ritorno alle origini, hai valori del passato non può che far bene.
La reintroduzione dell'educazione Civica è un'ottima base di partenza: solo insegnando i pregi, le virtù, i meriti e l'imporatanza del nostro Paese e delle nostre tradizioni si può ottenere una maggiore attenzione al territorio e a chi ci sta accanto e si potrà attendere un maggior rispetto delle regole oltre che un avvicinamento alla nostra cultura da parte dei cittadini extracomunitari residenti nei nostri Comuni.
Che dire dell'utilizzo del grembiule? Ottima scelta: in questo modo potrà vigere un principio di eguaglianza e parità e anche un maggior decoro, cosa che in questi ultimi anni viene meno. Non si va a scuola a fare una sfilato o a mettere in mostra il proprio corpo, l'obiettivo e lo scopo dell'insegnamento va oltre all'immagine. Tutto ciò ritornerà utile anche alle mamme che avrenno meno lavatrici da fare e meno capi di abbigliamento rovinati.
E poi il ritorno al maestro unico. Ricordate il libro "Cuore" di De Amicis? E senza andare troppo lontano i propri anni trascorsi alle elementari? Me li ricordo e come! La mia maestra era piuttosto temuta in quanto severa; ricordo ancora i numerosi compiti che ci assegnava e le bacchettate sulle mani, ma il pomeriggio buona parte di noi andava a casa sua a mangiare la torte di mele. E il regalo che fece a tutta la classe per la Prima Comunione? E quando si commesse l'ultimo giorno di scuola in 5^ elementare. La sua figura è stata d'esempio per molti di noi, una guida, una madre, un punto di riferimento. Ci ha insegnato il rispetto, in primis di noi stessi, ci ha insegnato l'uguaglianza, il valore di ciò che ci sta intorno, dei soldi, delle tradizioni e l'educazione; l'importanza dello studio e di realizzare i propri sogni e i propri obiettivi con onestà e serietà. Nella mia classe vigeva la meritocrazia, che in quegli anni non riusci a comprendere e vedevi solo come un'ingiustizia e un torto, ma col senno di poi ringrazi ancora la maestra Emilia per averti punito.
E allora il ritorno al maestro unico non è forse così sbagliato. E' necessario vedere tutto ciò nell'ottica dei nostri figli: in un'età così delicata, in cui vi è il primo distacco dalla famiglia, la figura di un unico maestro può servire a tutelare e a salvaguardare la serenità dei più piccoli. Per carità, non si vuole affermare che più insegnanti scovolgano e turbino la mente dei bambini, ma un passaggio graduale è decisamente meglio.
L'obiettivo che si pone il Ministro Gelmini e il Governo tutto non è quello di discriminare il corpo insegnanti o una parte di questo, lo scopo è di rendere la scuola italiana al pari di quelle europee e mondiali, di rendere i nostri figli delle persone colte, istruite, in grado di svolgere il proprio lavoro e di essere competitivi, limitando la "fuga dei cervelloni all'esteo". Lo scopo è quello di dare un valore aggiunto all'istruzione italiana che, possiamo dire, lascia al quanto a desiderare. Quindi maggiori controllo, anche del corpo insegnante. Siamo sempre valutati, giudicati, in famiglia, nella società, e allora che male c'è a essere esaminati in ambito lavorativo? (Da tener presente che i lavoratori dipendenti - non inseriti quindi nell'Amministrazione Pubblica - sono valutati tutti i giorni). Si ha forse la coda di paglia? Se ci si ritiene dei bravi lavoratori, dei bravi docenti, non è forse prestigioso e motivo d'orgoglio essere sottoposti a valutazione?
Per carità la polemica è giusta, ed è compito dell'Opposizione, ma lasciamo trascorrere un adeguato lasso di tempo, lasciamo lavorare e poi potremo giudicare senza problemi e con degli elementi in più.
tratto da www.impegnosociale.eu




Rispondi Citando
