Risultati da 1 a 10 di 10
  1. #1
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    Predefinito Chi è Gaetano Pecorella

    Il voto segreto rinforza la memoria?



    Tra memoria negata, memoria ripudiata e memoria corta, lo schieramento destro della politica italiana ormai non conosce rivali. Il tempo passa ed i tentativi di dimenticare, di giustificare, di sminuire, addirittura di negare, crescono a dismisura. Allora, è utile che qualcuno si trasformi in dose massiccia di ‘memoril’ perché il tempo non cancelli le azioni ed i pensieri degli uomini politici con un semplicistico colpo di spugna. Appunto perciò SPIGOLI saluta con gioia la ‘trombatura’ di Gaetano Pecorella - fortemente voluto dal Cavaliere come giudice della Corte Costituzionale - e, ‘obtorto collo’, un sentito ringraziamento va ad Antonio Di Pietro ed agli ex ‘compagni’ dell’avvocato-parlamentare di Forza Italia.
    Non tanto, o non solo, perché il suo percorso politico, prima di approdare alla ‘corte berlusconiana’, risulta alquanto originale. Nella Milano degli anni ’70, era un simpatizzante del Movimento studentesco, ha quindi lambito gli ambienti di Potere operaio, collaborando col servizio giuridico di Soccorso Rosso che prestava aiuto legale e finanziario ai ‘compagni vittime della repressione’, infine fu candidato alle regionali lombarde con Democrazia proletaria.
    Chi era in quegli anni Pecorella lo raccontava il Corriere della Sera: «Assai vicino al Movimento studentesco, ne condivide le idee, firma manifesti e proteste, ma evita di issare cartelli e striscioni durante le manifestazioni di piazza… indossa la toga e difende quelli che nei cortei agitano i pugni chiusi. Ci sono gli avvocati di Soccorso rosso, di cui è punta avanzata Giuliano Spazzali e c’è il gruppo degli ‘avvocati democratici’: Pecorella detto ‘Nino’, Marco Janni, Luca Boneschi, Gigi Michele Mariani, Michele Pepe» (1).
    Il sincero ringraziamento all’attuale opposizione parlamentare è motivato soprattutto da un episodio che risulta impossibile cancellare dalla memoria di chi ha vissuto o conosciuto l’antifascismo militante. Siamo nel 1987 al Tribunale di Milano, dopo ben 12 anni si svolge il processo agli assassini di Sergio Ramelli, militante del Fronte della Gioventù milanese ammazzato da militanti di Avanguardia operaia a colpi di chiave inglese ‘hazet 36’, proprio quella lunga ‘appena’ quaranta centimetri. Gaetano Pecorella è l’avvocato difensore di Saverio Ferrari, imputato - e condannato a 5 anni e 6 mesi - per un’aggressione collegata all’omicidio Ramelli, che aveva visto come co-protagonisti alcuni assassini di Sergio, ed aveva causato il grave ferimento di tre ragazzi: Fabio Ghilardi (due operazioni, coma, polmone d’acciaio, epilessia permanente), il 16enne Giovanni Maida (quattro fratture alla mandibola ed una alla spalla) e Bruno Carpi (doppio sfondamento della calotta cranica).
    Durante l’arringa, il penalista - forte del suo passato politico ed ancora lontano dai banchi parlamentari azzurri - si lasciò andare appassionatamente, come raccontato dalla cronaca giudiziaria di una fonte insospettabile come “l’Unità”: «Quando i diritti fondamentali di una comunità non vengono realizzati, come la messa al bando del MSI, la comunità ha il diritto di riappropriarsi di quei diritti… Togliere agibilità politica e spazi di aggregazione ai fascisti non è un reato, ma la legittima applicazione di un principio costituzionale» (2).
    Frase che un decennio dopo, Pecorella - folgorato sulla via di Arcore con la sua prima candidatura al Parlamento - ha negato, forse anche perché nel collegio uninominale erano necessari anche i voti degli elettori di Alleanza nazionale: «Una frase che sicuramente non ho mai detto. Primo perché non mi riconosco in quei concetti e in quei termini, secondo perché da avvocato, avrei reso un pessimo servizio al mio assistito» (3).
    Eppure, Ignazio La Russa - in quel processo avvocato della famiglia Ramelli - appena due anni fa confermava: «Lui fu uno dei pochi che nell’arringa finale ribadì che uccidere un fascista era meno grave. Invece gli avvocati Giuliano Spazzali e Giuliano Pisapia misero da parte la militanza e fecero prevalere le loro capacità giuridiche» (4).
    Chissà, se tra le decine di voti che questa mattina - nel segreto dell’urna - sono mancati a Pecorella ci saranno state anche le schede del Ministro della difesa e di tanti altri ex missini ed ex camerati di Sergio. Mi piace crederlo…
    Faber


    1) Corriere della Sera, 22 giugno 1998
    2) l’Unità, 6 maggio 1987

    (articolo citato nel volume “Sergio Ramelli: una storia che fa ancora paura”
    curato da Guido Giraudo - Sperling & Kupfer Editori)
    3) Corriere della Sera, 3 giugno 1998
    4) Magazine Corriere della Sera, 9 febbraio 2006





    http://www.spigoli.info/archives/206

  2. #2
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    Pecorella è un personaggio squallidissimo, degno esempio di voltagabbana, di opportunista che si vende...

  3. #3
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    quoto assolutamente pecorella è un candidato indecente

    a) è avvocato di parte in causa sull'eventuale costituzionalità del lodo alfano
    b) è indagato a brescia
    c) è una persona che viene dalla sinistra ed ha una flessibilità morale assoluta come dimostrano quelle frasi
    _
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  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Wallace81 Visualizza Messaggio
    Il voto segreto rinforza la memoria?



    Tra memoria negata, memoria ripudiata e memoria corta, lo schieramento destro della politica italiana ormai non conosce rivali. Il tempo passa ed i tentativi di dimenticare, di giustificare, di sminuire, addirittura di negare, crescono a dismisura. Allora, è utile che qualcuno si trasformi in dose massiccia di ‘memoril’ perché il tempo non cancelli le azioni ed i pensieri degli uomini politici con un semplicistico colpo di spugna. Appunto perciò SPIGOLI saluta con gioia la ‘trombatura’ di Gaetano Pecorella - fortemente voluto dal Cavaliere come giudice della Corte Costituzionale - e, ‘obtorto collo’, un sentito ringraziamento va ad Antonio Di Pietro ed agli ex ‘compagni’ dell’avvocato-parlamentare di Forza Italia.
    Non tanto, o non solo, perché il suo percorso politico, prima di approdare alla ‘corte berlusconiana’, risulta alquanto originale. Nella Milano degli anni ’70, era un simpatizzante del Movimento studentesco, ha quindi lambito gli ambienti di Potere operaio, collaborando col servizio giuridico di Soccorso Rosso che prestava aiuto legale e finanziario ai ‘compagni vittime della repressione’, infine fu candidato alle regionali lombarde con Democrazia proletaria.
    Chi era in quegli anni Pecorella lo raccontava il Corriere della Sera: «Assai vicino al Movimento studentesco, ne condivide le idee, firma manifesti e proteste, ma evita di issare cartelli e striscioni durante le manifestazioni di piazza… indossa la toga e difende quelli che nei cortei agitano i pugni chiusi. Ci sono gli avvocati di Soccorso rosso, di cui è punta avanzata Giuliano Spazzali e c’è il gruppo degli ‘avvocati democratici’: Pecorella detto ‘Nino’, Marco Janni, Luca Boneschi, Gigi Michele Mariani, Michele Pepe» (1).
    Il sincero ringraziamento all’attuale opposizione parlamentare è motivato soprattutto da un episodio che risulta impossibile cancellare dalla memoria di chi ha vissuto o conosciuto l’antifascismo militante. Siamo nel 1987 al Tribunale di Milano, dopo ben 12 anni si svolge il processo agli assassini di Sergio Ramelli, militante del Fronte della Gioventù milanese ammazzato da militanti di Avanguardia operaia a colpi di chiave inglese ‘hazet 36’, proprio quella lunga ‘appena’ quaranta centimetri. Gaetano Pecorella è l’avvocato difensore di Saverio Ferrari, imputato - e condannato a 5 anni e 6 mesi - per un’aggressione collegata all’omicidio Ramelli, che aveva visto come co-protagonisti alcuni assassini di Sergio, ed aveva causato il grave ferimento di tre ragazzi: Fabio Ghilardi (due operazioni, coma, polmone d’acciaio, epilessia permanente), il 16enne Giovanni Maida (quattro fratture alla mandibola ed una alla spalla) e Bruno Carpi (doppio sfondamento della calotta cranica).
    Durante l’arringa, il penalista - forte del suo passato politico ed ancora lontano dai banchi parlamentari azzurri - si lasciò andare appassionatamente, come raccontato dalla cronaca giudiziaria di una fonte insospettabile come “l’Unità”: «Quando i diritti fondamentali di una comunità non vengono realizzati, come la messa al bando del MSI, la comunità ha il diritto di riappropriarsi di quei diritti… Togliere agibilità politica e spazi di aggregazione ai fascisti non è un reato, ma la legittima applicazione di un principio costituzionale» (2).
    Frase che un decennio dopo, Pecorella - folgorato sulla via di Arcore con la sua prima candidatura al Parlamento - ha negato, forse anche perché nel collegio uninominale erano necessari anche i voti degli elettori di Alleanza nazionale: «Una frase che sicuramente non ho mai detto. Primo perché non mi riconosco in quei concetti e in quei termini, secondo perché da avvocato, avrei reso un pessimo servizio al mio assistito» (3).
    Eppure, Ignazio La Russa - in quel processo avvocato della famiglia Ramelli - appena due anni fa confermava: «Lui fu uno dei pochi che nell’arringa finale ribadì che uccidere un fascista era meno grave. Invece gli avvocati Giuliano Spazzali e Giuliano Pisapia misero da parte la militanza e fecero prevalere le loro capacità giuridiche» (4).
    Chissà, se tra le decine di voti che questa mattina - nel segreto dell’urna - sono mancati a Pecorella ci saranno state anche le schede del Ministro della difesa e di tanti altri ex missini ed ex camerati di Sergio. Mi piace crederlo…
    Faber


    1) Corriere della Sera, 22 giugno 1998
    2) l’Unità, 6 maggio 1987

    (articolo citato nel volume “Sergio Ramelli: una storia che fa ancora paura”
    curato da Guido Giraudo - Sperling & Kupfer Editori)
    3) Corriere della Sera, 3 giugno 1998
    4) Magazine Corriere della Sera, 9 febbraio 2006





    http://www.spigoli.info/archives/206
    C...o, mho lo votano PD e IdV.
    Non dovevi pubblicarla.

  5. #5
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    Dinacci - racconterà De Biase - era stato chiaro: "Previti mi ha detto che bisogna distruggere Di Pietro e mi ha fatto capire che Gorrini è stato pagato".
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    Citazione Originariamente Scritto da Occhio di lince Visualizza Messaggio
    C...o, mho lo votano PD e IdV.
    Non dovevi pubblicarla.
    Ma quando mai, l'IDV si è sempre opposta a Pecorella.

    RAI-CONSULTA: DI PIETRO, SCAMBI IMMORALI, NO A PECORELLA



    (ANSA) - ROMA, 15 OTT - ''E' uno scandalo immorale e incivile scambiare un atto dovuto come il voto di Orlando alla Vigilanza Rai con il voto di Pecorella alla Corte Costituzionale'': cosi' il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro commenta l'ipotesi di uno 'scambio' fra le opposizioni e la maggioranza circa la presidenza della Vigilanza Rai e la nomina di un giudice della Corte Costituzionale. ''Noi non possiamo votare Pecorella perche' - spiega Di Pietro - e' sotto processo ed e' anche uno degli avvocati del premier''. Dal momento che il giudice dovrebbe esprimersi ''sulla costituzionalita' del Lodo Alfano - dice ancora Di Pietro - c'e' un evidente conflitto di interessi''. Insomma, conclude il leader dell'Idv ''le due cose non sono in alcun modo unite e noi diciamo no alla logica della spartizione delle poltrone, perche' noi siamo coerenti''.
    RAI-CONSULTA: DI PIETRO, IL NOSTRO CANDIDATO RESTA ORLANDO (ANSA) - ROMA, 15 OTT - ''Anche se il Pd ha deciso di dire 'no' al candidato del Pdl per la Consulta Gaetano Pecorella, sul fronte della commissione di Vigilanza per noi non cambia niente: il candidato era Orlando e da li' non ci muoviamo''. Il leader dell'Idv Antonio Di Pietro commenta cosi' la notizia che il Pd, nel corso della riunione del coordinamento del partito, ha deciso di dire no alla candidatura di Pecorella per la Corte Costituzionale. ''Che la candidatura di Pecorella per l'Alta Corte non fosse opportuna noi dell'Italia dei Valori lo abbiamo detto subito. Il Pd e' arrivato alla nostra stessa conclusione, ma ci ha messo molto piu' tempo. Non vedo perche' - prosegue - le candidature di Pecorella e di Orlando siano state collegate. Secondo me, sono due cose completamente diverse. A metterle sullo stesso piano era stato il Pd che lo aveva posto come una sorta di ricatto. Ma noi ai ricatti non ci stiamo e quindi continueremo per la nostra strada: il candidato per la Vigilanza Rai, per noi, resta Orlando. Non c'e' nessuna ragione di fare un passo indietro. Ognuno dovra' assumersi le proprie responsabilita'''. Di Pietro poi continua ad attaccare anche il metodo che si sta seguendo per arrivare all'elezione del giudice della Consulta visto che, afferma, ''trovo profondamente sbagliato che sia il presidente del Consiglio a scegliere il giudice costituzionale esautorando cosi' completamente il Parlamento. Trovo assurdo che il premier abbia tentato non solo di scegliere il candidato per la Corte Costituzionale, ma di indicare a questo alto ruolo il suo avvocato, nonche' la persona che aveva difeso a spada tratta il Lodo Schifani dichiarato poi incostituzionale dalla stessa Corte''.



    http://www.italiadeivalori.tn.it/hom...=464&Itemid=34

  6. #6
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    Il voto segreto rinforza la memoria?



    Tra memoria negata, memoria ripudiata e memoria corta, lo schieramento destro della politica italiana ormai non conosce rivali. Il tempo passa ed i tentativi di dimenticare, di giustificare, di sminuire, addirittura di negare, crescono a dismisura. Allora, è utile che qualcuno si trasformi in dose massiccia di ‘memoril’ perché il tempo non cancelli le azioni ed i pensieri degli uomini politici con un semplicistico colpo di spugna. Appunto perciò SPIGOLI saluta con gioia la ‘trombatura’ di Gaetano Pecorella - fortemente voluto dal Cavaliere come giudice della Corte Costituzionale - e, ‘obtorto collo’, un sentito ringraziamento va ad Antonio Di Pietro ed agli ex ‘compagni’ dell’avvocato-parlamentare di Forza Italia.
    Non tanto, o non solo, perché il suo percorso politico, prima di approdare alla ‘corte berlusconiana’, risulta alquanto originale. Nella Milano degli anni ’70, era un simpatizzante del Movimento studentesco, ha quindi lambito gli ambienti di Potere operaio, collaborando col servizio giuridico di Soccorso Rosso che prestava aiuto legale e finanziario ai ‘compagni vittime della repressione’, infine fu candidato alle regionali lombarde con Democrazia proletaria.
    Chi era in quegli anni Pecorella lo raccontava il Corriere della Sera: «Assai vicino al Movimento studentesco, ne condivide le idee, firma manifesti e proteste, ma evita di issare cartelli e striscioni durante le manifestazioni di piazza… indossa la toga e difende quelli che nei cortei agitano i pugni chiusi. Ci sono gli avvocati di Soccorso rosso, di cui è punta avanzata Giuliano Spazzali e c’è il gruppo degli ‘avvocati democratici’: Pecorella detto ‘Nino’, Marco Janni, Luca Boneschi, Gigi Michele Mariani, Michele Pepe» (1).
    Il sincero ringraziamento all’attuale opposizione parlamentare è motivato soprattutto da un episodio che risulta impossibile cancellare dalla memoria di chi ha vissuto o conosciuto l’antifascismo militante. Siamo nel 1987 al Tribunale di Milano, dopo ben 12 anni si svolge il processo agli assassini di Sergio Ramelli, militante del Fronte della Gioventù milanese ammazzato da militanti di Avanguardia operaia a colpi di chiave inglese ‘hazet 36’, proprio quella lunga ‘appena’ quaranta centimetri. Gaetano Pecorella è l’avvocato difensore di Saverio Ferrari, imputato - e condannato a 5 anni e 6 mesi - per un’aggressione collegata all’omicidio Ramelli, che aveva visto come co-protagonisti alcuni assassini di Sergio, ed aveva causato il grave ferimento di tre ragazzi: Fabio Ghilardi (due operazioni, coma, polmone d’acciaio, epilessia permanente), il 16enne Giovanni Maida (quattro fratture alla mandibola ed una alla spalla) e Bruno Carpi (doppio sfondamento della calotta cranica).
    Durante l’arringa, il penalista - forte del suo passato politico ed ancora lontano dai banchi parlamentari azzurri - si lasciò andare appassionatamente, come raccontato dalla cronaca giudiziaria di una fonte insospettabile come “l’Unità”: «Quando i diritti fondamentali di una comunità non vengono realizzati, come la messa al bando del MSI, la comunità ha il diritto di riappropriarsi di quei diritti… Togliere agibilità politica e spazi di aggregazione ai fascisti non è un reato, ma la legittima applicazione di un principio costituzionale» (2).
    Frase che un decennio dopo, Pecorella - folgorato sulla via di Arcore con la sua prima candidatura al Parlamento - ha negato, forse anche perché nel collegio uninominale erano necessari anche i voti degli elettori di Alleanza nazionale: «Una frase che sicuramente non ho mai detto. Primo perché non mi riconosco in quei concetti e in quei termini, secondo perché da avvocato, avrei reso un pessimo servizio al mio assistito» (3).
    Eppure, Ignazio La Russa - in quel processo avvocato della famiglia Ramelli - appena due anni fa confermava: «Lui fu uno dei pochi che nell’arringa finale ribadì che uccidere un fascista era meno grave. Invece gli avvocati Giuliano Spazzali e Giuliano Pisapia misero da parte la militanza e fecero prevalere le loro capacità giuridiche» (4).

    Chissà, se tra le decine di voti che questa mattina - nel segreto dell’urna - sono mancati a Pecorella ci saranno state anche le schede del Ministro della difesa e di tanti altri ex missini ed ex camerati di Sergio. Mi piace crederlo…
    Faber




    1) Corriere della Sera, 22 giugno 1998
    2) l’Unità, 6 maggio 1987
    (articolo citato nel volume “Sergio Ramelli: una storia che fa ancora paura”
    curato da Guido Giraudo - Sperling & Kupfer Editori)
    3) Corriere della Sera, 3 giugno 1998
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    motivi in più per dire che pecorella è un pessimo candidato per consulta.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Ronnie Visualizza Messaggio
    quoto assolutamente pecorella è un candidato indecente

    a) è avvocato di parte in causa sull'eventuale costituzionalità del lodo alfano
    b) è indagato a brescia
    c) è una persona che viene dalla sinistra ed ha una flessibilità morale assoluta come dimostrano quelle frasi
    Quella che tu chiami "flessibilità morale", io la chiamo indecenza assoluta politica, etica e morale. Ed è quello che rappresenta il centro destra italiano oggi, totalmente travisato dal centro sinistra della prima repubblica (DC-PSI). Ed è il male assoluto che ha fatto Berlusconi: rilanciare e reinserire in politica tutto il marcio che c'era all'epoca. An & Bossi hanno abdicato totalmente in cambio del potere. Probabilmente lo stesso Berlusconi, si fosse candidato da liberale (per davvero) e con gente pulita, l'avrebbero fatto fuori...

    Purtroppo c'è un detto che dice pressapoco "dagli amici capisco chi sei"... e Pecorella è uno di questi...

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Ronnie Visualizza Messaggio
    quoto assolutamente pecorella è un candidato indecente

    a) è avvocato di parte in causa sull'eventuale costituzionalità del lodo alfano
    b) è indagato a brescia
    c) è una persona che viene dalla sinistra ed ha una flessibilità morale assoluta come dimostrano quelle frasi
    E' il Giuliano Ferrara degli avvocati,un Bondi più intelligente.

  9. #9
    vae victis
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    Stamani Bocchino ad Omnibus:"Se non passa Pecorella non c'è nessuna speranza per Orlando alla Vigilanza".

    Ricattatori spudorati !
    Si accorderanno comunque,c'è da eleggere pure Violante mi pare.

  10. #10
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    fu anche il legale di parte civile nel processo Pasolini, magistralmente interpretato da Giulio Scarpati nel film "Pasolini - un delitto italiano"

 

 

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