Il post inserito da Gioan Padan merita un suo 3d a parte.


Federalismo col trucco

Il Sud riceve meno soldi del Nord per la sanità, però li usa male. Con la riforma potrebbe riceverne di più. Ma, pur di far passare il progetto Calderoli, la Lega digerisce tutto: soldi a Catania, a Roma, al Lazio... Snaturerà il suo sogno politico.

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Dacché se ne parla, ossia da una quindicina di anni, il federalismo non incontra molte simpatie nel Mezzogiorno. I cittadini delle regioni meridionali temono di avere tutto da perdere da una riforma che, promettendo efficienza, responsabilità, lotta agli sprechi e all'assistenzialismo, pare destinata a interrompere o inaridire il fiume di denaro che, specie in campo sanitario, ha finora sostenuto le regioni meridionali. Per analoghe e opposte ragioni il federalismo è popolare al Nord, in particolare fra gli elettori della Lega. E tuttavia c'è un errore di base in questo ragionamento. La spesa sanitaria pro capite del Sud (escluso il Lazio) è, sia pure di un soffio, inferiore a quella del Nord: 1.733 euro per abitante, contro i 1.748 del Nord (dati 2007): se il Sud è sprecone, non è perché spende troppo, ma perché usa male, anzi malissimo, le risorse che riceve.

Tutti i dati disponibili, da quelli di soddisfazione soggettiva fino a quelli della mobilità ospedaliera (farsi curare in altra regione), mostrano che i servizi erogati nel Mezzogiorno non sono commisurati alle spese sostenute e che la sanità meridionale spreca circa un terzo delle risorse che riceve. Insomma, la credenza che il federalismo porrà un argine al fiume di denaro che inonda il Sud non sta in piedi semplicemente perché non è vero il suo presupposto, ossia che il Sud riceva più del Nord.

Ma allora, se le regioni meridionali spendono come quelle settentrionali, perché mai il federalismo dovrebbe far paura al Sud? Il dubbio deve essere venuto anche ai governatori delle regioni meridionali, visto che nel giro di poche settimane, fra agosto e settembre, sono diventati tutti federalisti. E hanno perfettamente ragione:se fatto in un certo modo, il federalismo può addirittura essere conveniente per il Mezzogiorno. Vediamo dove sta il trucco.

Una delle poche cose chiare del federalismo è che il finanziamento dei servizi gestiti da regioni, province e comuni non avverrà più sulla base della spesa storica bensì in base ai costi standard, ossia in modo (tendenzialmente) uniforme in tutt'Italia. Ma come si decide il costo standard? Secondo i «rigoristi», il costo standard è la spesa pro capite dei territori più virtuosi: nel caso della sanità la Lombardia (1.659 euro a cittadino). Adottando questo metro la sanità nazionale risparmierebbe 6,4 miliardi l'anno, di cui 1,5 sottratti al Sud. Secondo i «lassisti», il costo standard andrebbe fissato usando come modello (benchmark) non già la regione più virtuosa, ma una regione (o gruppo di regioni) virtuosa, sì, ma non «secchiona» come la Lombardia: per esempio l'Emilia-Romagna o la Toscana.

Scegliendo la Toscana (ossia la più costosa delle regioni virtuose), la spesa sanitaria nazionale aumenterebbe di 650 milioni all'anno e ben 11 regioni su 20 sarebbero rifinanziate, ossia riceverebbero più soldi di prima (perché spendono meno della Toscana). Nel Sud, in particolare, solo i governatori di Abruzzo e Molise dovrebbero ragliare qualcosina (70 milioni in tutto), mentre tutti gli altri ci guadagnerebbero: 20 milioni in più affluirebbero in Basilicata, 82 in Calabria, 173 in Campania, 174 in Sardegna, 274 in Puglia, 268 in Sicilia (grafico). Ecco perché il federalismo potrebbe anche essere un affare per le regioni meridionali.

Ma perché i governatori si sono convinti che lo sarà effettivamente? È semplice, perché hanno ottenuto garanzie (chi avesse dei dubbi legga l'intervista del ministro Roberto Calderoli al Corriere della sera, 29 settembre). E le hanno avute perché ormai, pur di far passare il disegno di legge sul federalismo, la Lega è disposta a digerire tutto: il salvataggio del Comune di Catania, i finanziamenti a Roma capitale, le erogazioni alla sanità del Lazio, ma anche, ahimè, lo snaturamento del sogno federale.